Riassunto di Economia ed Organizzazione Aziendale
Alberto Giacalone
Politecnico di Milano
15 luglio 2019
2
Preambolo
In qualità di riassunto questo documento si pone come supporto complementare alle slide fornite dal
docente, e non come documento sufficiente al superamento dell’esame. Si consiglia vivamente una
attenta lettura delle slide. In particolare per il capitolo 2 si suggeriscono le video-lezioni di “NIBI
formazione d’impresa” su Stato Patrimoniale e Conto Economico, mentre per le esercitazioni si
suggerisce il libro “Economia Aziendale”, F. Bertoni, S. Vismara, Maggioli Editore (dal quale molti degli
esercizi proposti dal docente sono estratti). Nel caso vi fossero errori, refusi di stampa o precisazioni da
fare, potete comunicarlo all’autore all’indirizzo mail: alberto.giacalone@hotmail.com .
Ultima versione: 15 luglio 2019 - Note: Approfondito il paragrafo sulla catena di valore.
Sommario
0. Introduzione: Pensare da economisti 3
1. L’impresa e il contesto 7
2. Contabilità esterna 9
3. Contabilità interna 12
4. Decisioni di breve periodo 14
5. Budget e analisi delle varianze 16
6. Decisioni di lungo periodo 17
7. Strategia d’impresa 20
3
0. Introduzione: Pensare da economisti
Che cos’è l’Economia?
Economia: Scienza sociale che studia l’individuo e le sue forme organizzative attraverso il metodo
scientifico. Risorse: Terra, Lavoro, Capitale. Possono essere aggiunte anche Informazione ed Energia.
Economia di mercato: Scambio di una sola informazione, il prezzo.
- Si produce ciò che è richiesto dal consumatore.
- In quantità massima da evitare perdite.
- Da chi può farlo in maniera più efficiente.
Economia pianificata: Pianificazione centralizzata (dallo stato) di prezzo e produzione.
- Difetto: richiede un enorme mole di informazione.
I principali oggetti d’indagine dell’economia sono:
- / Micro-economia \
Decisioni individuali (1, 2, 3, 4)
- / \
Interazione tra gli individui (5, 6, 7)
- / Macro-Economia \
Forze che influenzano il sistema economico (8, 9, 10)
I 10 principi dell’Economia
1. Gli individui devono affrontare scelte alternative.
Dal punto di vista economico, ogni scelta comporta la rinuncia a un’alternativa e quindi si può
vedere in termini di costi/benefici.
2. Costo opportunità è ciò a cui si deve rinunciare per avere una cosa.
Costo del mancato sfruttamento di un opportunità concessa al soggetto, oppure l’equivalente
︎
monetario dell’utilità che si otterrebbe dal miglior impiego alternativo di una risorsa. Nelle loro
decisioni i soggetti valutano il CO delle alternative.
3. Gli individui razionali pensano al margine.
Nelle scelte di acquisto l’individuo ragiona in termini di variazioni marginali, ossia di quale costo o
beneficio aggiuntivo deriva dall’acquisto di un'unità in più (oltre a quelle che ha) di un bene.
4. Gli individui sono razionali, ossia decidono confrontando costi e benefici.
Tutti i costi e i benefici delle scelte possibili costituiscono pertanto degli incentivi impliciti, nel
senso che quando esiste un’opzione che garantisce un’utilità netta maggiore di un’altra, questa
funziona per l’individuo come un incentivo a compierla.
5. Lo scambio può essere vantaggioso per tutti.
Lo scambio consente a individui, imprese e paesi di specializzarsi nelle attività che sanno fare
meglio, ottenendo che collettivamente si produca utilizzando meglio le risorse.
6. I mercati sono (di solito) uno strumento efficace per organizzare l’attività economica.
Concetto di mano invisibile: scambiando beni sui mercati i soggetti perseguono il proprio
interesse, e la loro interazione appare produrre (spontaneamente) risultati vantaggiosi a livello
collettivo attraverso il meccanismo dei prezzi. I Prezzi sono la sintesi delle informazioni
necessarie alle decisioni di produzione e acquisto di un bene, infatti riflettono il costo che le
imprese sostengono per produrlo e il valore che i consumatori gli attribuiscono.
7. L’intervento dello stato può migliorare il risultato dei mercati.
In un’economia di mercato, lo Stato deve fare 4 cose: stabilire e tutelare i diritti di proprietà,
correggere i fallimenti del mercato, garantire l’efficienza dei mercati e redistribuire la ricchezza.
8. Il benessere di un paese dipende dalla sua capacità di produrre beni e servizi.
Le differenze tra i paesi della produttività dei cittadini spiegano una parte importante delle
differenze del reddito degli stessi.
9. Se lo stato stampa moneta i prezzi aumentano.
Inflazione: crescita generalizzata dei prezzi in un sistema economico. La crescita di quantità di
moneta fa crollare il valore della stessa, quindi serve più moneta per acquistare uno stesso bene
e il prezzo del bene aumenta.
10. Nel breve periodo i sistemi economici sono costretti a scegliere fra inflazione e disoccupazione.
Se l’inflazione aumenta la disoccupazione diminuisce, e viceversa (curva di Phillips).
4
Come si determina il prezzo in un mercato?
Il prezzo di mercato è la quantità di denaro che il consumatore è disposto a scambiare per ottenere un
bene o servizio e che l’impresa è disposta a scambiare per cederlo.
L'utilità di ogni singolo bene si assume crescente con la quantità. Tuttavia, l’utilità cresce con il consumo,
ma in modo decrescente. Ovvero l’utilità marginale è decrescente.
Per comprendere come si determina il prezzo in concorrenza dobbiamo introdurre 4 concetti:
1. Utilità e domanda individuale
Per ciascun consumatore i e ciascun bene x, potremmo individuare
una funzione di domanda individuale (DI) del bene x, che esprime la
disponibilità del consumatore a pagare per le unità di x.
Asse x: quantità.
Asse y: disponibilità a pagare per quella quantità.
La DI dipende da:
- Prezzo (Beni ordinari: legge della domanda, relazione inversa tra p e q. Beni di Giffen: q cresce con p).
- Preferenze.
- Reddito (Beni normali: il consumo aumenta con il reddito. Beni inferiori: il consumo diminuisce con il
reddito).
- Esistenza e prezzo di beni sostituiti e complementari (Sostituti: Beni che soddisfano bisogni simili.
Complementari: Beni che tendono a essere consumati insieme a x perché solo il consumo congiunto
soddisfa un unico bisogno).
2. Domanda di mercato
La domanda di mercato (D) del bene x, dipende da:
- Prezzo del bene x.
- Preferenze dei consumatori.
- Redditi degli N consumatori e loro distribuzione.
- Prezzi di tutti gli altri beni (complementari o sostituti).
3. Elasticità al prezzo
L’elasticità è la misura di quanto i consumatori reagiscono alla variazione del prezzo di un bene data una
modifica della quantità consumata.
L’elasticità della domanda è sempre negativa per i beni ordinari, quindi in genere si calcola in modulo e si
q = a − bp
esprime in valori positivi. Data un’equazione della curva di domanda lineare si definisce
elasticità:
∂q p bp
ε = | ⋅ | =
x ∂p q a − bp
ε > 1
se si parla di domanda elastica.
x
ε < 1
se si parla di domanda anelastica.
x
E’ intuitivo dire che la domanda di un bene con pochi sostituti è poco
elastica (acqua), mentre un bene con molti sostituti è molto elastica
(quotidiani).
Il concetto di elasticità del mercato ci suggerisce quando è più opportuno modificare un prezzo: se noi
aumentassimo il prezzo di un bene elastico questo ridurrebbe i nostri ricavi (in quanto la risposta è meno
che proporzionale). I ricavi aumenterebbero solamente nel caso di domanda anelastica. Infatti lo stato
tassa beni con domanda anelastica (tabacco). 5
4. Offerta di mercato
La somma delle offerte individuali costituisce l’offerta di mercato per il bene x, ovvero la quantità di x che
le imprese desiderano produrre e vendere.
Le decisioni di offerta delle imprese dipendono da:
- Prezzo del bene (la curva di offerta tende ad essere crescente con il prezzo).
- Tecnologia (intesa come una funzione di produzione, che trasforma gli input -capitale K e lavoro L- in
output -quantità di beni prodotti Q-).
- Costi dei fattori produttivi (possono essere fissi o variabili rispetto alla quantità prodotta).
- Condizioni del mercato in cui l’impresa opera (forme di mercato).
Approfondiamo ora i diversi costi dei fattori produttivi e alcune forme di mercato, in particolare quella
della concorrenza perfetta.
I Costi dei fattori produttivi C V(q)
C T (q) = C V(q) + CF
Costi totali C V Me(q) =
Costo variabile medio
C T (q) C V(q) CF q
CMe(q) = = +
Costi medi CF
q q q CFMe(q) =
Costo fisso medio q
I CF sono costanti, quindi il CFMe diminuisce sempre all’aumentare della
quantità prodotta. Nelle economie di scala è quindi molto piccolo.
I CV tendono a crescere in modo proporzionale e i CVMe tendono ad avere un
andamento ad U, in quanto oltre un certo livello di produzione i fattori (K, L)
producono in modo decrescente (legge della produttività marginale decrescente).
I CMe si ottengono come la somma dei due indicatori precedenti, quindi anche
loro hanno un andamento a U.
∂C T (q) ∂C V(q)
CM(q) = =
Costo marginale ∂q ∂q
I Costi Marginali CM sono l’incremento dei costi totali ed avranno un andamento
alla lunga crescente, perché la produttività marginale è decrescente. Si noti che i
CM tagliano la curva dei CMe e CVMe nel loro punto di minimo.
Nel lungo termine le imprese scelgono di posizionarsi sempre al minimo dei loro
costi, collocandosi sulla curva a costo più efficiente (investendo via via sulla
tecnologia, o sul lavoro). Infatti la curva dei CMe nel lungo periodo si costruisce
come inviluppo inferiore delle diverse curve dei CMe nel breve periodo.
Le Forme di mercato
- Concorrenza perfetta: infinite imprese che producono beni perfetti sostituti (grano).
- Concorrenza monopolistica: numero limitato di imprese che producono beni poco differenziati
(panetteria).
- Oligopolio: poche imprese che producono beni omogenei o differenziati (telefonia).
- Monopolio: unica impresa che produce un bene che non ha sostituti (alcool). Possono essere naturali
o forzati (stato). 6
La Concorrenza perfetta è un caso estremo ed ideale di concorrenza, e si definisce come mercato in cui
si verificano le seguenti condizioni:
1. Esiste un numero infinito di imprese, quindi nessuna ha speranza di far variare i prezzi di mercato.
2. Tutte le imprese producono un solo bene indifferenziato, quindi i consumatori reagiscono solo a
differenze nel prezzo offerto.
3. Ogni compratore ha informazioni perfette sui prezzi di mercato praticati da tutti i venditori.
4. C’è libertà di entrata e di uscita dal mercato senza costi.
Come conseguenza dei primi tre punti, ciascuna impresa è price taker, ossia non ha potere sufficiente per
imporre il prezzo che vuole, ma deve accettare il prezzo di equilibrio che il mercato offre come dato. Le
imprese scelgono la sola quantità prodotta q che massimizza il profitto.
π = r icavi − cost i = p ⋅ q − CT (q) Curva di profitto
∂π = 0 ⇒ p = CM(q)
Condizione del 1° ordine Individua un punto stazionario generico
∂q
2
∂ π < 0 ⇒ CM(q) > 0
Condizione del 2° ordine Individua un punto di masismo
∂ q
2 p = CM
L’impresa in CP massimizza sempre il profitto producendo la quantità q tale che sostenuto per
produrla (I ordine). Inoltre produce nel tratto crescente della curva dei CM (II ordine). Quindi, in
generale, per massimizzare il profitto, si usa la condizione costo marginale = ricavo marginale.
CMe < q
Nel lungo termine, solo le imprese con i hanno convenienza a stare nel mercato. Infatti, per il
quarto punto, le imprese prendono decisioni di entrata e di uscita tenendo in considerazione solo i costi
di produzione:
- p > CMe
Se (le imprese realizzano extra-profitti) nuove imprese entreranno fino a che l’extra-
p = CMe
profitto si annulla ( ).
- p < CMe p = CMe
Se le imprese in tale posizione escono dal mercato fino a quando .
Pertanto il prezzo di equilibrio si determina come incontro tra le curve di domanda e di offerta.
7
1. L’impresa e il contesto
Definizione di impresa
Imprenditore: chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione
o dello scambio di beni o di servizi.
Impresa: attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di
beni o di servizi.
- Professionale (non necessariamente ripetuta, effettuata con continuità temporale o in esclusiva).
- Economica (fine produttivo).
- Organizzata ai fini della produzione e dello scambio (non implica fine di lucro).
Si definiscono:
- Azienda: complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell’impresa (uffici, brevetti).
- Società: impresa organizzata con una forma giuridica societaria (s.n.c., s.p.a.).
- Ditta: nome dell’impresa scelto dall’imprenditore (Google).
- Industria: insieme di tutte le imprese che producono beni o servizi di una stessa categoria (industria
tessile).
- Marchio: segno usato per distinguere i propri prodotti (bene intangibile).
L’impresa e i suoi obiettivi
Gli obiettivi di un’impresa possono essere molteplici. Si noti che nessuna di questa è necessaria perché si
parli di impresa:
- Profitto (non nelle imprese no-profit).
- Soddisfazione dei bisogni degli stakeholders (occupazione, generazione di ricchezza).
- Crescita (aumento di fatturato o dipendenti, espansione su nuovi mercati).
- Leadership (posizione dominante sul mercato).
- Innovazione.
Si differenziano inoltre:
- Shareholders: i proprietari dell’impresa, letteralmente coloro che Shareholders
possiedono le azioni (shares) dell’impresa.
- Stakeholders: coloro che hanno qualsiasi genere di interesse (stake) nei
confronti dell’impresa (impiegati, fornitori, banche). Stakeholders
Rischio di impresa e regimi di responsabilità/autonomia
Il rischio d’impresa è rischio di realizzare perdite e può essere causato da fattori temporali (si prendono
decisioni oggi i cui risultati si vedranno in futuro) oppure da mutamenti del contesto.
Per limitare il rischio d’impresa si introducono due diversi regimi di responsabilità:
- Responsabilità illimitata: l’imprenditore risponde con tutto il suo patrimonio personale.
Pro: scritture contabili molto più semplificate, tassazione unica sul reddito personale (e quindi
agevolata).
Contro: in caso di fallimento, l’imprenditore risponde con t
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