Appunti di Vittorio Triassi & Maria Laura Bennato
Capitolo 1 – Il concetto di organizzazione e di azienda.
1.1 L’attività economica
L’attività economica è quella svolta dall’uomo per soddisfare i propri bisogni illimitati
pur avendo a disposizione dei beni limitati economici (in quanto possiedono la
caratteristica dell’utilità. L’attività economica prevede quattro fasi principali:
La Produzione: consiste nel combinare tra loro diversi fattori produttivi per
ottenere nuovi beni e/o servizi oppure per accrescere l’utilità di beni già
esistenti. Ad esempio, un panettiere che, con il proprio lavoro, mescola
ingredienti per preparare il pane che cuoce nel forno, svolge un atto di
produzione.
Il Consumo: è la principale di tutte le attività economiche. Consiste
nell’utilizzare risorse (beni e servizi) per soddisfare i propri bisogni. Si noti che,
al contrario del linguaggio comune dove “consumare” è spesso sinonimo di
“sprecare”, nel linguaggio economico questa fase dell’attività economica non
solo non ha alcuna accezione negativa, ma anzi costituisce il momento più
importante ed il “motore” del sistema economico.
Il Risparmio: consiste nel rinunciare ad un consumo presente (oggi) in vista di
un (maggiore) consumo futuro (domani). Si ha risparmio quando si decide di
non utilizzare alcune risorse al momento presente per utilizzarle in futuro.
L’Investimento: è l’impiego a scopi produttivi di quanto precedentemente
risparmiato. Si noti che normalmente, nel linguaggio comune, si intende con
“investimento” il solo investimento “finanziario”. In realtà, il contadino che
rinuncia a consumare parte del grano raccolto (risparmio) al fine di seminarlo
l’anno successivo per produrre altro grano svolge una attività di investimento,
cioè di impiego a scopo produttivo di risorse precedentemente risparmiate.
1.2 Il concetto di azienda
Per azienda si intende un insieme di elementi che collaborano per raggiungere un fine
economico che, altrimenti senza la partecipazione di tutti, non potrebbe essere
conseguito. Anche se esistono molte definizioni di azienda, ne analizziamo in
particolare due, ossia: Azienda vista come Istituto Economico, Azienda vista come
Ordine economico dell’istituto. Nello specifico:
Azienda vista come Istituto economico: L’Azienda è un istituto economico
destinato a perdurare che, per il soddisfacimento dei bisogni umani, ordina e
svolge in continua coordinazione la produzione, o il procacciamento e il
consumo della ricchezza. Possiamo inoltre affermare che possono essere definiti
aziende gli istituti in cui l’attività economica è rilevante, le finalità dell’azienda
sono di natura economica, vincolati dalla sua natura sociale. L’azienda inoltre
tende ad essere vista come soggetto autonomo, dotato di propria vita e proprio
obbiettivi.
Azienda vista come Ordine economico dell’istituto: L’Azienda è vista come
l’ordine strettamente economico dell’istituto, più precisamente possiamo dire
che l’azienda è una categoria concettuale astratta che identifica il profilo
economico dell’istituto, inoltre, a differenza della prima definizione, tutti gli
istituti sono osservabili come aziende anche se l’attività economica non è
P a g . 1 | 20
Appunti di Vittorio Triassi & Maria Laura Bennato
rilevante. Infine le finalità dell’azienda coesistono e condizionano le scelte al
pari delle finalità etiche, sociali, politiche di ogni istituto.
Quindi infine possiamo affermare che l’azienda non è la fabbrica dove si realizza
l’attività produttiva, ma essa consiste nel sistema di relazioni che si instaurano tra:
fattori ad essa destinati e vincolati e l’insieme vasto e complesso delle condizioni e
circostanze interne ed esterne. L’essenza dell’azienda non è l’atto produttivo bensì
l’idea di essa che si esprime nel sistema degli assetti che la caratterizzano.
1.3 Il concetto di organizzazione
L’organizzazione è un insieme di elementi che condividono una finalità comune. Se
l’obiettivo ha per oggetto un’attività economica si parla di azienda. In
un’organizzazione ogni elemento ha un proprio ruolo grazie ad una precisa
suddivisione del lavoro che rende necessaria la coordinazione tra le persone e la
gestione delle interdipendenze che esistono tra quelle persone. All’interno di
un’azienda è fondamentale decidere l’assetto organizzativo (struttura organizzativa
dell’azienda) che caratterizza ogni singola azienda e la differenza dalle altre.
Capitolo 2 – Caratteri di aziendalità, possibili classificazioni
delle aziende.
2.1 Caratteri di aziendalità
I requisiti necessari affinché un’organizzazione possa chiamarsi azienda sono: la
coordinazione sistemica, l’economicità e l’autonomia.
La coordinazione sistemica implica che tutte le risorse (lavoratori, materie
prime, strumenti, mezzi, fondi etc.) debbano essere coordinati in modo
sistemico, essere sinergici e co-finalizzati.
L’economicità implica la necessità che l’intera attività economica
dell’organizzazione sia ispirata alla logica dell’efficacia strategia e dell’efficienza
operativa (suoi principi di fondo). L’efficienza attiene alle risorse e indica la
capacità di non disperdere risorse, minimizzare lo spreco ed ottenere lo stesso
risultato in quanto le risorse sono scarse in natura. L’efficacia attiene all’uso
delle risorse. I lavoratori devono essere in grado di raggiungere un certo livello
qualitativo dell’output prodotto, di raggiungere l’obiettivo con il massimo livello
di qualità possibile. Questi due concetti devono essere misurati attraverso dei
parametri.
L’autonomia esiste in un’azienda se il soggetto economico (colui che prende le
decisioni nell’azienda) coincide con il proprietario (soggetto giuridico: titolare
dei diritti e delle obbligazioni derivanti dall’attività). L’autonomia può, quindi,
essere intesa come potere di decidere il proprio destino, ossia come autonomia
progettuale che implica libertà di decisione a livello strategico e consente ai
centri di produzione e di sviluppo di realizzare le proprie idee anche in presenza
di condizionamenti esterni.
2.2 La classificazione delle aziende
Le aziende possono essere classificate in base a vari criteri e parametri:
1. L’oggetto e la destinazione della produzione. P a g . 2 | 20
Appunti di Vittorio Triassi & Maria Laura Bennato
2. Il soggetto giuridico.
3. Lo scopo.
4. La dimensione.
Considerando l’oggetto e la destinazione della produzione, le aziende si dividono
in: Aziende di produzione: producono beni e servizi che collocano sul mercato e
che vendono sulla base di un prezzo remunerativo (copre i costi di produzione e
consente anche un guadagno).
Aziende di erogazione: il loro output viene erogato nel mercato: al bene o al
servizio viene fissata una tariffa imposta da enti esterni (per esempio la regione
o lo Stato).
Andando a definire i punti 2 e 3:
Secondo la natura del soggetto giuridico possiamo dividere le aziende in
pubbliche e private.
In base allo scopo le contraddistinguiamo in for-profit (profitto di cui se ne
appropriano i titolari), no-profit (il fondatore non ha come scopo quello di
realizzare un profitto, ma esso viene reinvestito completamente).
L’ultimo criterio di classificazione delle aziende è quello in base alla
dimensione:
Micro impresa (10 persone, fatturato totale di bilancio annuo < 2 milioni
di euro)
Piccola impresa (50 persone, fatturato totale di bilancio annuo < 10
milioni di euro)
Media impresa (250 persone, fatturato totale di bilancio annuo compreso
tra i 43 ed i 50 milioni di euro).
Capitolo 3 – Efficienza, efficacia ed economicità.
3.1 Concetti di efficienza, efficacia ed economicità
L’economicità è la capacità dell’azienda di raggiungere gli obiettivi prefissati con
l’utilizzo razionale delle risorse e comprende i concetti di efficienza ed efficacia.
L’azienda si dice:
Efficiente quando utilizza in maniera economica le risorse a propria
disposizione ed è quindi la capacità di conseguire un dato risultato con il minimo
consumo di fattori (rapporto tra l’output e l’input) si divide in:
Efficienza tecnica o produttiva o interna: riguarda il modo in cui le
o risorse, che chiamiamo fattori produttivi, vengono impiegati nel processo
produttivo ed indica la capacità dell’azienda di produrre più unità fisiche
di output dato un certo ammontare di input ed una certa tecnologia.
Efficienza gestionale o allocativa o esterna: ha a che fare con la
o relazione che l’azienda sviluppa con l’esterno (grazie ai risparmi ottenuti
P a g . 3 | 20
Appunti di Vittorio Triassi & Maria Laura Bennato
sul mercato per l’acquisto degli input, l’azienda ottiene, a parità di prezzi
monetari, più risorse).
Efficace quando ha raggiunto con successo gli obiettivi prefissati e si divide in:
Efficacia interna o gestionale: capacità di raggiungere un certo
o obiettivo, l’azienda prova ad eguagliare il risultato conseguito e
l’obiettivo programmato).
Efficacia esterna o sociale: capacità dell’azienda di soddisfare i
o bisogni, si riferisce al livello di gradimento dell’output da parte dei
consumatori.
3.2 I principali indicatori di efficienza ed efficacia
Gli indicatori di efficienza vengono distinti in quelli che riguardano l’efficienza
tecnica o produttiva e quelli dell’efficienza allocativa o gestionale. La prima
può essere, per esempio, misurata attraverso la produttività del lavoro (quantità di
output/ore lavoro, la risorsa che viene considerata è il lavoratore), o mediante la
produttività degli impianti (quantità di output/ore macchina, quante ore la macchina
deve essere in funzione per ottenere l’output). La seconda si misura, ad esempio,
grazie all’economicità del fattore lavoro (prezzo pagato per fattore/ore lavoro)
l’azienda è efficiente se riesce ad aumentare gli output ottenuti poiché paga meno i
suoi lavoratori. Poiché l’azienda, ciclicamente, fissa degli obiettivi da raggiungere, la
sua efficacia si può valutare confrontando il risultato ottenuto (valutazione ex post)
con l’obiettivo prefissato (pianificazione ex ante). Si divide l’obiettivo principale in una
serie di sub-obiettivi e si valuta il raggiungimento di questi ultimi; in caso contrario si
usa il feedback (azione correttiva utilizzata per orientare il comportamento dei
lavoratori, renderli più produttivi e indurli al raggiungimento dell’obiettivo prefissato).
Capitolo 4 – Approccio studio azienda. La progettazione
organizzativa
4.1 Le forme di interdipendenza
Le interdipendenze sono generate dalla divisione del lavoro e necessitano di essere
governate dai meccanismi di coordinamento; le attività dipendono una dall’altra. Vari
sono i tipi di interdipendenze:
Transazionali semplici (sequenziali): la transazione implica un passaggio di
risorsa ed è sequenziale quando c’è uno scambio di una risorsa tra un
lavoratore ed un altro, tra un’attività ed un’altra (è ad una via come, ad
esempio, la catena di montaggio).
Transazionali complesse (reciproche): c’è sempre lo scambio di una risorsa
ma quest’ultimo è bidirezionale (a due vie).
Associative semplici (risorse comuni): implicano una collaborazione (ad
esempio aziende che dipendono tutte da una stessa risorsa e che uniscono gli
sforzi per raggiungere un comune scopo).
Associative complesse (da azione comune): le aziende collaborano perché
decidono di svolgere insieme delle attività (si creano i consorzi).
4.2 Il posizionamento verticale P a g . 4 | 20
Appunti di Vittorio Triassi & Maria Laura Bennato
Per spiegare il concetto di integrazione verticale è fondamentale introdurre quello di
filiera produttiva che indica il flusso produttivo dai materiali grezzi, passando
attraverso varie fasi, al prodotto finito e poi alla sua vendita. Ogni impresa ha la
propria supply chain (insieme di imprese che collaborano per produrre l’output finale),
la cui struttura, determina il ruolo che l’impresa stessa decide di giocare all’interno
della sua filiera produttiva e, cioè, il suo grado di specializzazione verticale: quanto e
cosa l’impresa decide di fare all’interno, di comprare dal mercato e di vendere
all’esterno. Maggiore è il numero di fasi della filiera produttiva incorporate
nell’impresa, maggiore sarà il suo grado di integrazione verticale. Vari sono i tipi di
integrazione verticale:
Integrazione pura/totale: tutte le attività vengono svolte all’interno
dell’azienda.
Quasi integrazione o integrazione a monte: si creano delle collaborazioni a
lungo termini con i fornitori e quindi esercito un potere.
4.3 Il posizionamento orizzontale
Il posizionamento orizzontale riguarda i rapporti tra l’impresa ed i suoi concorrenti.
Esistono varie strategie:
Strategia di diversificazione: implica l’aggiunta di una o più linee di prodotti,
rispetto a quelle già presenti nell’impresa, con il conseguente avvio dell’attività
in nuovi business. Si divide, a sua volta in:
Correlata: vengono prodotti più output che hanno, però, qualcosa in
o comune.
Non correlata: mercati totalmente diversi.
o
Strategia di leadership di costo: l’azienda presenta sul mercato il prodotto
ad un prezzo più basso, quindi, inferiore rispetto a quello dei concorrenti.
Strategia di differenziazione: consiste nel produrre beni o servizi che i clienti
percepiscono come differenti, rispetto a quelli della concorrenza, aumentando la
loro disponibilità a pagare (viene innalzato il valore dell’offerta mediante il
design, la qualità del prodotto, l’ampliamento della gamma di offerta,
l’innovazione di prodotto).
4.4 La progettazione organizzativa
La progettazione organizzativa è un processo che in base alle scelte relative al campo
dell’azione organizzativa, è finalizzato alla definizione della forma organizzativa. La
progettazione organizzativa non si riduce ad una singola decisione ma si articola in
una serie di fasi, di attività volte a garantire o a migliorare la capacità dell’azienda
nella realizzazione dei suoi obiettivi, pur avendo una razionalità limitata e dovendo
raggiungere dei risultati sempre coerenti. Queste scelte derivano dal fatto che è
possibile raggiungere lo stesso obiettivo partendo da condizioni iniziali diverse, con
risors
-
Riassunto esame Economia aziendale, Prof. Fazzari Amalia Lucia, libro consigliato Economia Aziendale vol. I (IV Edi…
-
Riassunto esame organizzazione aziendale, prof. Guzzo, libro consigliato Appunti di economia aziendale, Cavalieri E…
-
Riassunto esame Economia aziendale, Prof. Di Carlo Emiliano, libro consigliato Economia Aziendale - Attività aziend…
-
Riassunto esame Economia aziendale, Prof. Alvino Federico, libro consigliato Economia aziendale, Enrico Cavalieri