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CAP I

Le imprese sono un motore fondamentale dello sviluppo economico di ogni paese,

nonché strumento primario per l’esercizio dell’attività economica e meccanismi di

creazione e propagazione di ricchezza, valore economico e occupazione.

Quando le imprese entrano in crisi, i mercati soffrono. Varie le cause e gli indicatori di

tale crisi. Probabilmente talvolta è perché è entrato in crisi un certo modo di fare

impresa. È entrata in crisi la visione funzionalista dell’impresa, la quale aveva

dominato per diversi decenni gli studi economico-manageriali. In sostanza, l’impresa

veniva vista come un insieme di funzioni e attività, che, benché omogenee, erano però

distinte le une dalle altre. In sostanza si trattava di un modello a compartimenti stagni,

ognuno dei quali era specializzato. Tale visione è dovuta a due fattori: 1. Storico,

riflette i principi di divisione del lavoro; 2. Pratico, viene preferita la specializzazione

Tale visione funzionalista risulta dunque essere superata, in quanto le imprese sono

cambiate e perché in molti ambiti del sapere tende ad affermarsi un approccio

interdisciplinare.

Viene proposto un nuovo modello, cd CPC (CAPACITA’ – PROCESSI – COMPETITIVITA’) il

quale è idoneo a spiegare i cambiamenti cui è andata incontro l’impresa nel corso del

tempo. Tale modello prescinde dalla dimensione dell’impresa (grande, media, piccola,

micro). Si adatta inoltre in modo efficace ad un recente fenomeno che ha colpito le

imprese, quello della terziarizzazione.

1. CAPACITA’ IMPRENDITORIALI. Sia in caso di imprenditoria diretta (dove è il

proprietario che governa direttamente l’impresa) sia in caso di imprenditoria

delegata (dove sono i manager a gestire l’impresa di proprietà degli azionisti).

Si tratta delle capacità di ricercare, cogliere e creare nuove opportunità. Più la

capacità di lettura nel contesto esterno in cui l’impresa opera.

2. PROCESSI. Tali processi dovrebbero essere svincolati da una logica di

gerarchia, comando e subordinazione. Nelle micro e piccole imprese, questi

processi sono nelle mani del proprietario; man mano che l’impresa cresce vanno

a coinvolgere diversi livelli di responsabilità.

3. COMPETITIVITA’. Nell’accezione di vantaggio competitivo. È il fine cui tende

l’attività di qualsiasi impresa.

Tale modello rispecchia tre caratteri fondamentali dell’economia e della società

contemporanee:

1. Flessibilità nella sua implementazione

2. Frugalità e parsimonia degli elementi coinvolti

3. Immediatezza e chiarezza nella comprensione

______________________________________________________________________________________

SISTEMA D'IMPRESA

È un insieme interrelato di parti e sub sistemi tra loro differenti indirizzati al

raggiungimento di un proprio fine nel proprio ambiente di riferimento.

ci sono 4 condizioni necessarie per potere avere nell’impresa un sistema:

1. Differenziazione del lavoro. Al crescere delle dimensioni dell’impresa,

aumenta la divisione del lavoro, con la relativa separazione tra soggetto

economico che ha prerogativa di governo e il management che adotta scelte

strategiche, tattiche e operative. Nella fase di creazione l’impresa è un sistema

molto elementare. Ma man mano che cresce il sistema aziendale diventa

differenziato al suo interno, strutturato secondo un proprio ordine, orientato al

perseguimento di un fine aziendale. Distinguiamo i diversi tipi di impresa sotto

l’aspetto quantitativo:

a. Media impresa. > 250 dipendenti

b. Piccola impresa. > 50 dipendenti

c. Micro impresa. > 10 dipendenti

Secondo l’approccio qualitativo, vengono valutate le condizioni tecnico-organizzative

2. Struttura organizzativa. Preordina il processo decisorio perché plasma regole

e procedure necessarie ai fini dell’efficienza e dell’efficacia aziendali. I modelli

organizzativi sono 2:

a. Modelli meccanistici: caratterizzati da un’elevata formalizzazione di

responsabilità e autorità che induce ad avere una struttura gerarchica rigida,

con un elevato grado di centralizzazione delle decisioni

b. Modelli organici: adatti a situazioni di elevato dinamismo ambientale; le

relazioni e i compiti sono definiti in modo specifico per permettere maggior

capacità di adattamento

3. Integrazione. È l’armonizzazione delle varie relazioni tra sub sistemi, costituiti

da persone, risorse, processi e unità. È il risultato dell’attività imprenditoriale

verso l’interno, tesa a dare unità alla diversità.

4. Finalizzazione. Il fine dell’impresa è la sua sopravvivenza e continuità nel

tempo. È un fine generale, atemporale, con influenza in termini di economicità e

razionalità. In ogni caso non esiste mai un singolo fine, data la complessità

aziendale-.

RISORSE: fattori produttivi posseduti dall’impresa

La loro coordinazione porta allo sviluppo delle competenze. Alcune competenze

diventano distintive delle imprese nel senso che sono espressione di alcune attività in

cui l’impresa riesce a fare la differenza rispetto ai concorrenti.

Le risorse sono varie e solitamente le si distingue in:

Tangibili: costituite dalle risorse finanziarie e fisiche. Sono facilmente valutabili

 e trovano una loro espressione nel Bilancio d’esercizio, spesso considerate al

loro costo storico

Intangibili: costituite reputazione (marchi, relazioni, cultura) e dalla

 conoscenza tecnologica (segreti industriali, brevetti).

Umane: le risorse umane fanno riferimento al know-how e alla tacita

 conoscenza dei dipendenti.

L’importanza delle risorse è stata proposta da Barney nel 1991, secondo cui l’impresa

è una collection of resources. È una data qtità di risorse a rendere l’impresa

competitiva.

Una volta acquisito il vantaggio competitivo, esso va mantenuto nel tempo e ciò

dipende dalla durata, dalla trasferibilità e replicabilità delle risorse.

Per creare il differenziale competitivo sono anche necessarie le competenze distintive.

Secondo la teoria della learning organization, l’impresa è concepita come un sistema

che mette in atto processi di apprendimento che ampliano il know-how tecnico-

scientifico, mediante le quali l’impresa risponde e si adatta ai mutamenti ambientali.

Dynamic capabilities: capacità dell’impresa di integrare, costruire e

 riconfigurare competenze interne ed esterne per fronteggiare i rapidi

cambiamenti ambientali.

Tale approccio pone enfasi al concetto di realizzare le attività secondo i tempi

dettati dal dinamismo ambientale e all’interazione fra le decisioni strategiche prese

dal top management e i meccanismi selettivi dell’ambiente.

Al fine di un approccio simile è implicita la necessità di livelli di capacità:

Capacità imprenditoriali: abilità di un soggetto nell’attivare processi di

 creazione e appropriazione del valore, monitorando costantemente il fit tra

mercato e sistema

Capacità manageriali: abilità di un soggetto nel valutare e promuovere le

 condizioni organizzative più idonee ad attivare le capacità imprenditoriali.

Da ciò:

- Le risorse da integrare potrebbero anche essere esterne all’impresa l’impresa

deve individuarle

- I processi di integrazione e coordinamento vanno oggi oltre l’impresa: es.

network

- La riconfigurazione del rapporto risorse/ competenze porterà a nuovi percorsi

strategici e nuovi modelli di business

LE CAPACITA’ IMPRENDITORIALI

Sono quelle capacità finalizzate alla creazione del valore per mezzo dell’innovazione e

implicano la capacità di creare nuove imprese, capacità di sviluppo di nuovi prodotti e

servizi e di riconfigurare i processi organizzativi esistenti

LE CAPACITA’ MANAGERIALI

Sono quelle che consentono di implementare efficacemente le opportunità individuate

e di promuovere al contempo forme di sperimentazione di nuove modalità per

svolgere alcuni processi, ampliare la varietà dei comportamenti organizzativi e dotare

l’impresa di un certo grado di flessibilità strategica.

EFFETTI SUL PATRIMONIO DI RISORSE

PATRIMONIO DI RISORSE: è lo stock potenziale che l’impresa può idealmente

acquisire, in termini di differenziale competitivo

I PROCESSI INTERPRETATIVI PER L’ANALISI DEL CONTESTO COMPETITIVO

Le condizioni spazio-temporali in cui le imprese operano portano un insieme di variabili

che sono in grado di influenzare il modo in cui le imprese stesse perseguono livelli

superiori di competitività. Tali variabili sono solitamente di tipo demografico,

economico, ambientale e socioculturale, etc ovvero il cd MACROAMBIENTE.

ES. la variabile ‘ecologico’ ha fatto si tante imprese si specializzassero nel settore

delle fonti rinnovabili.

L’ambiente esterno gioca dunque un ruolo fondamentale per l’introduzione e la

definizione di nuovi business; studiare e analizzare il macroambiente è però molto

costoso, arduo. Da ciò è preferibile un’analisi del microambiente, costituito dalle

variabili che agiscono direttamente con una data impresa. Esso riguarda

principalmente il mercato in cui opera l’impresa, il settore e il business ove essa si

posiziona. luogo concettuale di riferimento per lo studio delle relazioni fra

microambiente:

domanda e offerta di un bene/servizio, delle relazioni impresa-clienti e impresa-

fornitori, nonché delle relazioni fra l’impresa e i suoi concorrenti.

Come interpretare il microambiente? Sono necessari modelli interpretativi capaci di

illustrare le caratteristiche essenziali di un sistema competitivo e spiegare la realtà e

semplificarla, per dare informazioni precise ai manager delle imprese su come agire.

MERCATO, SETTORE E BUSINESS.

Secondo lo schema di Derek Abell queste tre concettualizzazioni scaturiscono dalla

combinazione di tre questioni:

1. What? Quale è la funzione d’uso del prodotto offerto dall’impresa? cd.

CUSTOMER VALUE PROPOSITION . Attiene al perché un dato prodotto/servizio

dovrebbe essere acquistato

2. Who? Quale è il segmento target di consumatore cui l’impresa rivolge la

propria offerta?

3. How? Quale tecnologia l’impresa adotta per creare valore per i clienti?

MERCATO: luogo di confronto tra domanda e offerta di un bene o servizio. Il mercato

identifica l’insieme degli scambi che avvengono fra produttori e un gruppo di clienti di

un dato bene, a prescindere dalla similarità fra le tecnologie impiegate per la

produzione e commercializzazione di essi.

Ci sono 4 diverse forme di mercato:

1. Concorrenza perfetta: forma di mercato caratterizzata da un elevato numero

di imprese (n- imprese) che producono un unico bene indifferenziato. Dal

momento che ogni impresa è una piccola parte di tale mercato concorrenziale,

essa non è in grado di decidere il prezzo del prodotto, cd price-taker. Qui, tutti

gli operatori dispongono degli stessi fattori produttivi e della stessa tecnologia.

Tutti (imprese e consumatori) hanno una perfetta conoscenza delle informazioni.

Da ciò, il prezzo di equilibrio ottimale è dato da P=CM (prezzo= costi marginali,

cioè costo sostenuto per produrre un’ unità in più di prodotto)

2. Monopolio: situazione opposta alla concorrenza perfetta, ove una sola impresa

produce e vende un dato bene. Il monopolista è price-maker

Monopolio legale:

a. in cui una sola impresa detiene il diritto esclusivo di

Es. tabacchi

produzione e vendita di un dato bene.

Monopolio delle risorse: Es.

b. una sola impresa detiene una risorsa chiave.

coca-cola

Monopolio naturale:

c. in cui una sola impresa è in grado di fornire all’intero

mercato un bene o servizio a costi più bassi di quelli che affronterebbero due

Es. autostrade

o più imprese.

3. Oligopolio: struttura di mercato nella quale sono presenti pochi venditori. Se le

imprese sono due duopolio

4. Concorrenza monopolistica: struttura di mercato intermedia fra monopolio e

concorrenza perfetta, ma diversa dall’oligopolio. Si caratterizza per l’elevato

numero di imprese, le quali offrono un prodotto differenziato e c’è libertà di

entrata delle imprese nel mercato. Se le imprese realizzano profitti, nuove

imprese saranno spinte a entrare nel mercato, favorendo un abbassamento di

prezzi. Ma è sempre consentito alle imprese di essere price maker, data la

differenziazione dei prodotti.

SETTORE: unità intermedia fra impresa e sistema economico, consiste nell’aggregare

in un dato insieme le informazioni riguardanti singole imprese accomunate da quale

omogeneità; nonché luogo economico del confronto fra le imprese accomunate dalla

stessa tecnologia principale

Definire i confini di un settore significa riconoscere concretamente chi sono i

competitori dell’impresa nel breve periodo e chi potrebbe divenirlo. Per stabilire i

confini nel breve, è necessario calcolare l’elasticità incrociata fra due prodotti. Ma tale

soluzione comporta problemi di tipo pratico, dunque si tratta di adottare un altro

criterio, come quello di individuare le forme di omogeneità frale imprese dello stesso

territorio competitivo e quindi dello stesso settore.

Le omogeneità possono riguardare:

1. I bisogni chele imprese intendono soddisfare

2. Le tecnologie che le imprese usano nella produzione

3. I materiali impiegati

4. La struttura commerciale

La diversa combinazione delle variabili introdotte da Derek Abell consente di

individuare i concetti di mercato, settore e business. In tale prospettiva, il prodotto o

servizio rappresenta una manifestazione fisica dell’applicazione di un particolare

tecnologia tesa al soddisfacimento di una particolare funzione di un gruppo di

consumatori. in sostanza, il prodotto/servizio in chiave strategica è la conseguenza

di queste scelte

Business: contraddistingue le imprese con lo stesso gruppo di clienti serviti con

un’unica tecnologia impiegata per soddisfare la medesima funzione d’uso. Quindi è

una combinazione specifica delle tre variabili di Abell, combinazione

prodotto/mercato/tecnologia. Il business è anche l’ASA (AREA STRATEGICA DI

AFFARI) in cui l’impresa opera e secondo la quale essa si segmenta in termini

business di tipo strategico

strategici e si struttura in termini organizzativi. 

organizzativo .

ASA: sottoinsieme di impresa che coincide con un business specifico.

Un’impresa che opera in ASA diverse si rivolgerà a mercati e clienti diversi per

ciascuna delle sue ASA.

Un’ASA è costituita da una o più combinazioni di prodotto/mercato/tecnologia, si

configura come una unità di sintesi con responsabilità di reddito, dotata di una propria

struttura.

Per quanto riguarda il mercato si colgono due uniformità (stesso target di

consumatori e stessa funzione d’uso del prodotto) mentre le tecnologie sono

eterogenee.

Per quanto riguarda il settore si colgono due eterogeneità, cioè si è in presenza di

diversi segmenti di clientela e diverse funzioni d’uso del prodotto, mentre la tecnologia

è di norma condivisa.

Per quanto riguarda il business ci sono 3 tipologie di uniformità relative, in termini di

clienti, funzione d’uso e tecnologia. ↓

SETTORE MERCATO BUSINESS

CONSUMATORI Diversi segmenti di Stesso target Stesso target

clientela

FUNZIONE D’USO Prodotti con diverse Prodotti con la Prodotti con la

f. di uso stessa f. di uso stessa f. di uso

TECNOLOGIA La stessa Diverse tecnologie La stessa

LA CONCORRENZA DEI PRODOTTI SOSTITUTIVI

PRODOTTI SOSTITUTIVI: beni o servizi che soddisfano lo stesso bisogno dei prodotti

realizzati all’interno di un settore, ma con un diverso grado di soddisfazione del

consumatore.

Rappresentano una forte minaccia per l’impresa. Tale minaccia dipende da due

condizioni:

1. La pressione concorrenziale, dovuta al fatto che il compratore riesce facilmente

a confrontare prezzi, qualità e prestazioni dei vari prodotti sostitutivi

2. I costi che i clienti devono sostenere per passare da un prodotto all’altro, dai

quali dipende la maggiore o minore intensità della forza competitiva

Tali condizioni implicano un tetto di prezzo dei prodotti nel settore che dipende dalla

presenza di prodotti sostitutivi e che limitano i profitti delle imprese.

MINACCIA DI NUOVI ENTRANTI

contendibile

Un settore è perfettamente quando non esistono barriere all’entrata o

all’uscita, cioè le imprese possono liberamente entrare e uscire dal settore senza

sostenere costi fissi non recuperabili (cd. Sunk cost).

L’identificazione di nuovi potenziali entranti è fondamentale, dal momento che il loro

ingresso minaccia la quota di mercato detenuta dalle imprese esistenti.

Le fonti di barriere all’entrata sono:

Fabbisogni di capitale. Rappresentano l’ammontare delle risorse finanziarie che

 gli entranti necessitano per affermarsi all’interno di un settore. Se sono

significativi scoraggiano gli entranti

Economie di scala.

 Le imprese che risiedono stabilmente in un settore possono

beneficiare delle economie di scala: si genera una riduzione di costo unitario di

produzione in funzione del maggior rendimento della funzione di produzione al

crescere della qtità prodotta. Le nuove entranti non possono beneficiare di tali

economie.

Vantaggi assoluti di costo.

 Sono quei vantaggi di costo che le imprese già

presenti nel settore hanno solo per il semplice fatto che sono entrate prima. (es.

materie prime a basso costo)

Differenziazione di pro

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lennyx di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Peirone Dario.
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