Counselling – Sommario
- 1. La funzione terapeutica della consultazione
- 1.1 Obiettivi della consultazione
- 1.2 Promuovere il cambiamento nei genitori
- 2. Il sostegno alla funzione genitoriale
- 2.1 Sostenere la funzione riflessiva e potenziare gli aspetti positivi
- 2.2 Elaborare il conflitto di genitorialità
- 3. Pensare in modo transculturale: uno strumento per il lavoro clinico nella società multietnica
- 3.1 Il concetto di involucro culturale
- 3.2 Il concetto di trauma migratorio
- 4. Modello Tavistock e Brent
- 4.1 Definizione di counselling e delle professioni di counselling
- 4.2 La Tavistock Clinic
- 4.3 Il Brent Consultation Centre
- 4.4 Differenze tra psicoterapia psicoanalitica e counselling psicodinamico
- 5. Adolescenza
- 5.1 Da adolescenti ad adulti: il periodo di transizione
- 5.2 Problemi in adolescenza
- 6. Famiglia
- 6.1 Famiglia e funzioni familiari
- 6.2 Tipologie di famiglia
- 6.3 Famiglie non tradizionali
- 7. Genitorialità
- 7.1 La nascita psicologica dell’individuo nella famiglia
- 7.2 Il ciclo vitale della famiglia
- 7.3 Fasi del ciclo di vita
- 7.4 La transizione alla genitorialità
- 7.5 Investimento narcisistico e investimento oggettuale
- 7.6 Scenari della genitorialità
- 7.7 Modalità tecniche dell’intervento breve
- 7.8 Conflitti di genitorialità
- 8. I fantasmi nella stanza dei bambini
La funzione terapeutica della consultazione
La consultazione, che talvolta si identifica con l’intervento terapeutico breve, ha due obiettivi: il recupero delle competenze genitoriali e lo sblocco delle potenzialità di sviluppo del figlio, sulla base di una concezione che considera lo sviluppo come un prodotto di interazioni dinamiche continue tra il bambino con le sue caratteristiche temperamentali e le esperienze relazionali. A tutte le età il funzionamento dei figli continua ad essere profondamente influenzato dalla qualità delle risposte e del rispecchiamento dei genitori; rimane quindi in tutti i casi indispensabile cogliere nel corso della consultazione la dinamica interpersonale, oltre che intrapsichica, connessa ai sintomi e la rilevanza delle proiezioni genitoriali nel sostenerli.
Promuovere il cambiamento nei genitori
Il setting della consultazione ha di per sé un potenziale terapeutico, in primo luogo nei confronti dei genitori: l’ascolto interessato e non giudicante del terapeuta permette un primo e fondamentale contenimento degli aspetti di sofferenza che ingombrano la relazione con il figlio. Quando gli affetti ostili e le ansie possono essere comunicate e affidate al terapeuta, perdono parte del loro potere patogeno e persecutorio, e i genitori possono ritrovare la fiducia nella possibilità di essere maggiormente adeguati per il proprio figlio: avviene così un’importante riqualificazione della propria immagine di genitori. Talvolta il lavoro con la coppia è così importante che prolungare i lavori di consultazione con i soli genitori e rimandare l’osservazione diagnostica con il figlio può essere di grande utilità, specialmente se si ha l’impressione che questo permetta di esplorare aree che possono influenzare in modo significativo le capacità genitoriali e tradursi in un’interazione disturbante con il figlio.
Il sostegno alla funzione genitoriale
La consapevolezza dell’impatto della qualità delle cure sullo sviluppo di problemi nei figli, del ruolo inconscio che i sintomi di un figlio svolgono nella dinamica delle relazioni familiari, e l’attenzione all’origine e alla funzione interpersonale, oltre che intrapsichica, delle difese modifica sostanzialmente l’approccio terapeutico ai problemi dell’età evolutiva, a partire dalla consultazione, che diventa l’occasione per ricollocare il problema del figlio nel contesto del funzionamento familiare complessivo e individuare la via d’ingresso di volta in volta più opportuna per favorire lo sviluppo di capacità riparative. Per facilitare trasformazioni nella relazione genitori-figlio è necessario indirizzare il lavoro terapeutico alla genitorialità in modo focale, attraverso quegli interventi a cui ci si riferisce frequentemente con il termine di “sostegno alla funzione genitoriale”.
Si tratta di una modalità specifica di trattamento che richiede una conoscenza approfondita dei processi psicodinamici attivi nella relazione genitori-figli, in particolare per quanto riguarda i processi psichici che si attivano nella fase di transizione alla genitorialità, oltre alla conoscenza dei bisogni fase-specifici dei figli che i genitori devono poter riconoscere e soddisfare. L’intervento può essere rivolto alla coppia genitoriale o al singolo genitore, ma va differenziato sia dalla psicoterapia individuale che da quella di coppia: il focus è sulla genitorialità, mentre gli aspetti problematici che riguardano i genitori come individui o come coppia coniugale vanno evidenziati ma trattati solo per l’impatto che possono avere sulla relazione con il figlio, ed eventualmente rimandati ad una terapia dedicata in altro setting e con un altro psicoterapeuta. L’obiettivo è quello di attivare o riparare aspetti della genitorialità in crisi, affinché i genitori possano attribuire un senso alle difficoltà del figlio, comprendere il significato emozionale delle sue comunicazioni comportamentali o sintomatiche e rispondere con maggiore adeguatezza ai suoi bisogni.
Sostenere la funzione riflessiva e potenziare gli aspetti positivi
La funzione riflessiva si attiva quando il genitore può immaginarsi, senza sentirsi in pericolo grazie al contenimento esercitato dallo psicoterapeuta, gli stati mentali propri e del bambino in una nuova relazione tra loro, in modo da poter comprendere gli scambi relazionali e recuperare i fraintendimenti. La funzione di contenimento delle ansie e delle emozioni dei genitori è un aspetto cruciale di questo intervento. I genitori che mostrano difficoltà nel prestare ascolto all’esperienza interna propria ed altrui hanno sperimentato una storia personale di carenza di contenimento: spesso hanno vissuto nell’infanzia relazioni insoddisfacenti, disorganizzate o traumatizzanti.
Appare inoltre importante riconoscere e potenziare da subito gli aspetti di competenza che i genitori mostrano, evidenziando le loro risorse in modo da contrastare i vissuti di inadeguatezza che possono esitare in un’attitudine depressiva rinunciataria. La valorizzazione degli aspetti positivi e gratificanti della relazione con il figlio contribuisce a connotare la funzione del clinico come supportiva, con il risultato di consolidare l’alleanza terapeutica e la fiducia nel potenziale evolutivo: l’esperienza di sentirsi capiti e la condivisione di emozioni positive – tra genitori e figlio come tra terapeuta e paziente – svolge una funzione protettiva nel sostenere l’autostima e rafforza la relazione reciproca.
Un approccio mirato a promuovere la capacità riflessiva e a sottolineare le risorse positive porta ad una riduzione delle difese, in particolare della proiezione, dell’identificazione proiettiva, della dissociazione e del diniego, e si accompagna a un livello più ampio di funzioni dell’Io e di difese e a enormi cambiamenti nelle rappresentazioni e nelle relazioni oggettuali.
Elaborare il conflitto di genitorialità
Un aspetto cruciale del lavoro con i genitori consiste nell’aiutarli a riflettere in modo dinamico sulle connessioni tra passato e presente per rendere comprensibili i collegamenti tra la propria esperienza attuale di genitori e la propria esperienza infantile con le proprie figure genitoriali. Inoltre, quando le condizioni lo consentono, e in ragione del grado di vulnerabilità dei genitori e della presenza di un transfert positivo verso il terapeuta, è possibile lavorare esplicitamente sulle identificazioni proiettive sui figli allo scopo di liberare il funzionamento psichico del bambino dal sovraccarico delle proiezioni e dei conflitti genitoriali che contribuiscono alla produzione dei sintomi. Tuttavia, non viene utilizzata l’interpretazione.
Pensare in modo transculturale: uno strumento per il lavoro clinico nella società multietnica
Il concetto di involucro culturale
Si parla di involucro culturale per definire l’ambito all’interno del quale si struttura l’identità delle persone che condividono la medesima lingua, le tradizioni, le rappresentazioni e, in una parola, i riferimenti culturali. Fanno parte della costruzione dell’involucro culturale anche elementi legati al contesto geografico (come la luce e la vegetazione) e la storia e la mitologia. Il clinico deve sempre saper prendere le distanze dal proprio involucro per entrare nella prospettiva dell’altro: tale posizione, definita decentramento culturale, costituisce uno dei fondamenti dell’approccio clinico transculturale.
Il concetto di trauma migratorio
La migrazione costituisce un’esperienza traumatica nel senso che, anche se avviene in condizioni ottimali, mette le persone di fronte alla rottura del proprio involucro culturale. L’impatto con una nuova cultura determina una fragilizzazione delle proprie competenze nel far fronte al mondo esterno e un vissuto di disarmonia, di mancanza di efficacia, di inadeguatezza e di messa in discussione della propria identità. In alcuni casi la situazione traumatica si risolve nel corso del tempo, attraverso nuovi apprendimenti e adattamenti e con l’individuazione di risorse proprie e dell’ambiente di accoglienza che assumono una funzione di accompagnamento alla transizione.
Altre volte, il trauma migratorio attiva meccanismi difensivi che non ne favoriscono il superamento: in questi casi, la sofferenza causata dalla rottura dei legami e il vissuto di solitudine e di non appartenenza vengono affrontati attraverso meccanismi di tipo scissionale, che apparentemente portano un sollievo da vissuti dolorosi, ma sono costosi dal punto di vista dell’equilibrio psichico e degli investimenti affettivi. Altre volte si verificano reazioni più chiaramente depressive, con espressioni ansiose e isolamento. Talvolta, nel lavoro con le famiglie si evidenzia come i meccanismi di tipo scissionale, messi in atto dalla generazione che ha compiuto la migrazione, trasmettano ai figli messaggi ambivalenti o non chiari rispetto alle emozioni presenti nella famiglia e rispetto ai progetti di vita attesi.
Moltissimi elementi non espressi esplicitamente e legati alla storia familiare producono messaggi inconsci che rendono difficile la costruzione identitaria dei figli, dalle condizioni di solitudine all’aspettativa di successi scolastici dei figli come compensazione delle fatiche che i genitori hanno dovuto affrontare, fino all’ingiunzione ambivalente di crescere adeguandosi al mondo d’accoglienza mantenendo nello stesso tempo i principi e le abitudini del mondo d’origine. Tale fenomeno prende il nome di trasmissione del trauma. Attraverso il racconto della storia migratoria, gli elementi di trasmissione inconscia del trauma migratorio possono venire alla luce e ne rendono possibile l’elaborazione.
Counselling – Modello Tavistock e Brent
Definizione del counselling e delle professioni di counselling
Il counseling può essere considerato: d’aiuto;
- Una professione indipendente, un tipo particolare di relazione
- Un insieme di abilità, chiamate counseling skills, che possono essere applicate ad altre professioni (ad esempio, l’insegnamento o l’assistenza sociale)
- Un corpo di conoscenze che si situa in interscambio diretto con la psicologia (counseling psicologico)
A questi tre punti corrispondono tre operatori con diversa formazione, applicazione e regolamentazione:
- Counselor professionale
- Altri professionisti che applicano le counseling skills alla loro professione
- Il counselor psicologico
La Tavistock Clinic
Il Servizio di Counselling per giovani presso la Tavistock Clinic di Londra dipende, dal punto di vista amministrativo, dal Reparto Adolescenti.
-
Riassunto esame Counseling psicosociale, Prof. Marchetti Igor, libro consigliato Abilità di counseling. Manuale per…
-
Riassunto per l'esame di Counseling riabilitativo
-
Riassunto esame Counseling Psicologico Clinico, prof Giangrasso, libro consigliato: Il Counselling Psicologico
-
Riassunto esame Psicologia clinica, Prof. Spatola Chiara, libro consigliato Il colloquio di counseling , Vincenzo C…