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Primo discorso e introduzione

Il primo discorso è stato scritto come risposta al bando del concorso indetto dall’accademia di Dijone, così come il secondo discorso (che è sempre una risposta al bando dell’accademia). Secondo Rousseau, il regime dell’Ancien Régime è una società di casta moderna e arcaica, in quanto la disuguaglianza è di essa costitutiva.

La terza inattuale: Nietzsche 1874

Una delle quattro considerazioni inattuali, chiamate tali non perché prive di verità interne, ma perché queste sono disconosciute dal suo tempo.

Argomento: vengono individuati tre approcci all’uomo moderno rispetto alla storia. In particolare, l’uomo del radicalismo della critica viene chiamato l’uomo di Rousseau. (Nota bene: riconoscimento dato al filosofo francese nonostante il negativo giudizio di valore dato da Nietzsche nei suoi confronti; a distanza di un secolo l’identità critica di Rousseau vive ancora.) Umiliato, oppresso, alienato, si richiama alla natura, antitesi della condizione sociale, allo scopo di delegittimarla. Egli non obietta un elemento specifico costitutivo della società, ma rinnega la sua appartenenza ad essa in tutti i suoi aspetti corrotti e mendaci, riconoscendosi in un ente di natura e dichiarando la sua fuoriuscita dalla storia. Questo porta allo scardinamento delle condizioni socialmente e storicamente determinate.

Primo discorso

Si articola in sette tesi:

  • Necessaria distinzione tra lettere e arti da una parte e scienze dall’altra: se le prime sono inutili, le seconde mai meritarono la denominazione di scienza. Ne segue che buona parte della cultura non è altro che un mascheramento, deformazione della realtà, che comporta falsa coscienza.
  • Le pretese forme di conoscenza e arricchimento spirituale non generano altro che corruzione e vizio (dimensione morale del discorso rousseauiano).
  • Queste forme del “sapere” sono al contempo alimento e conseguenza della corruzione.
  • Esse sono inutili e in larga misura dannose (critica radicale del progresso).
  • Esse sono strettamente legate all’ingiustizia della società e alle profonde disuguaglianze che la attraversano.
  • Le accademie devono comunque essere lodate: sono benigne in quanto istituzioni sane che permetterebbero di arginare la corruzione, e maligne poiché coinvolgono troppa gente comune.
  • La scienza è di per sé utile e necessaria e gli scienziati sono maestri del genere umano. Hanno capacità per natura superiori agli altri.

Contratto sociale

Economia politica è il terzo discorso ed è il presupposto del contratto sociale. Il terzo discorso viene considerato come un testo di cerniera: in esso si concentra tanto il tema critico dei discorsi quanto quello costruttivo del contratto.

Vi sono dei desideri inutili. Vi è una polarità tra vera necessità e bisogni inutili. Rousseau si scaglia contro il modello contrattualistico come se fosse una violenza legittimata.

Parte III: testo ironico nei confronti degli autori del contrattualismo. Non è scontato, oltretutto, che vi sia consenso all’interno del contratto. Qui la proprietà individuale è elaborata come il più sacro tra tutti i diritti, contrariamente al secondo discorso. Questa va difesa ora poiché costituisce il mezzo più efficace per la lealtà dei cittadini nei confronti degli altri e delle istituzioni. Il fine è lo stare bene, il mezzo è la proprietà. Vi è un rovesciamento mezzo-fine. Fine: mantenimento del governo, finalità verso cui i singoli patrimoni devono essere considerati degli strumenti.

Altro tema fondamentale: libertà. Come faccio a costringere gli altri a difendere la mia libertà senza che questo limiti quella degli altri? La libertà convive con la costrizione. L’unica condizione per essere liberi è essere insieme, ma liberi. Fino a che punto lo si è? Dove cadono i limiti?

Conflitto tra prospettiva individuale e quella comunitaria: tema del contratto sociale. È possibile risolverlo? No. Locke e Hobbes: noi siamo individui dotati di interesse, ma riusciamo a salvaguardare i beni fondamentali (sicurezza per Hobbes, e libertà per Locke). Per Rousseau invece è rovinoso se non in particolari condizioni: il mettersi insieme cosa produce? A noi interessano: libertà, la proprietà e l’uguaglianza. Ma riusciamo a tutelarli se ci uniamo? No, è la risposta finale di Rousseau. La difesa della proprietà implica l’attacco alla stessa. Per difenderla devi suscitare il suo contrario. Vi sono dunque evidenti contraddizioni.

Elemento centrale del contratto: la legge. Contraddizioni risolte grazie alla legge, che da problema diviene vera e propria risoluzione. Prima: libertà vs costrizione, ora: libertà = costrizione, grazie alla legge. La sua teoria assume ora un onere grandissimo, siamo in una teoria del contrattualismo in cui l’assoggettamento equivale alla liberazione, grazie alla legge. Nello scrivere il contratto Rousseau dialoga con i contrattualisti, ma tra giusnaturalismo e contrattualismo vi è una relazione sinergica fortissima, poiché per passare dallo stato naturale alla società civile bisogna non eliminare lo stato naturale. Rousseau parla maggiormente con Hobbes e Locke. Il passaggio dallo stato naturale alla società civile è dato dal contratto sociale. Tema della tensione tra individuo e collettività; in quest’ultima che ne è dell’individuo? Nello stato di natura si è in uno stato di anomia: senza norme. E come si esce da questo stato? Hobbes e Locke: riducendo la libertà. (le persone sono cattive per natura). Rousseau: cambiando le persone, prima ancora della condizione in cui le metti. (Le persone sono la loro storia). Rousseau mette in discussione il paradigma individualistico; afferma che bisogna recuperare una condizione umana, caratterizzata da pietà ed amore di sé.

Il contratto sociale non è nient’altro se non la metafora della vicenda storica cui c’è una crisi prima e si ristabilisce la pace poi. Pace: XV sec.: società pre-moderna → crisi = guerra → pace: XVI sec.: società moderna. Dalla crisi alla pace c’è il contratto sociale che ristabilisce la pace.

Ritornando alle due soluzioni nei confronti dello stato di anomia, troviamo appunto che Rousseau propone il cambiamento delle persone quindi una mutazione antropologica. Noi siamo sia cittadini che sovrani, che sudditi. Tutta la stipulazione del contratto riguarda la razionalità dell’uomo, poiché comprendono che si sta meglio nella società civile che nello stato naturale.

Principi generali della filosofia politica del contratto: razionalismo, utilitarismo, realismo. L’ordine è legittimo se non viola le libertà.

Dove è finito il Rousseau innatista? Come conciliare una teoria innatistica? 1- L’uomo in sé e per sé, a priori, come naturale → qui bastano i principi della natura. 2- Diverso è l’uomo alle prese con la complessità attorno a lui → qui occorrono leggi.

Rousseau nel contratto sociale contrae nei confronti dei suoi lettori una sfida titanica: lui infatti dice che non c’è legittimazione del potere politico sovrano se non rispetta le libertà e le uguaglianze individuali: non bisogna violare questi due vincoli.

Cittadino come suddito e sovrano, nel contratto sociale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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