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Riassunto del contratto sociale e appunti professor Burgio Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia della filosofia moderna sul contratto sociale basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Burgio dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, Facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della filosofia moderna docente Prof. A. Burgio

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Rousseau mete in discussione il paradigma individualistico; aferma che bisogna recuperare una condizione

umana, caraterizzata da pietà ed amore di sé.

Il contrato sociale non è nient’altro se non la metafora della vicenda storica cui c’è una crisi prima e si

ristabilisce la pace poi.

Pace: XV sec: società pre moderna→ crisi = guerra → pace : XVI : soc moderna. Dalla crisi alla pace c’è il

contrato sociale che ristabilisce la pace.

Ritornando alle due soluzioni nei confronti dello stato di anomia, troviamo appunto che R propone il

cambiamento delle persone quindi una mutazione antropologica.

Noi siamo sia citadini che sovrani, che sudditi. Tuta la stipulazione del contrato riguarda la razionalità

dell’uomo, poiché comprendono che si sta meglio nella SC che nella SN.

principi generali della filosofia politica del contrato: razionalismo, utilitarismo, realismo. l’ordine è legitimo se

non viola le libertà.

dov’è finito il rousseau innatista? Come conciliare una testro innatistico?:

1- l’uomo in se e per se, a priori, come naturale→ qui bastano i principi della natura

2-diverso è l’uomo alle prese con la complessità atorno a lui→ qui occorrono leggi

Rousseau nel contrato sociale contrae nei confronti dei suoi letori una sfida titanica: lui infati dice: non c’è

legitimazione del potere politico sovrano se non rispeta le libertà e le uguaglianze individuali: non bisogna

violare questi due vincoli.

Citadino come suddito e sovrano, nel contrato sociale.

Sembra che vi sia un paradosso, sfida complicatissima:

1- poiché dobbiamo conservare tuto, come uguaglianza e libertà e beni, dobbiamo liberarci di tuto.

=> l’alienazione coincide con la preservazione di questi beni altretanto inseparabili. l’idea di questo paradosso

vive l’assunto: l’alienazione totale preserva tuto perché cambia radicalmente le persone. (vedremo solo

successivamente come questa metamorfosi in realtà non accadrà.

TAPPE CONTRATTO SOCIALE: (la sua dificoltà consiste nella collocazione varia di questi temi nel contrato)

1- alienazione totale come salvezza della libertà, dell’uguaglianza e dei beni. Perché? Cambia le persone.

2- non riuscita del cambiamento: permane infati il particolarismo(proprio della società moderna): egoismo per

cui ci si separa dagli altri.

3- comunque ce la possiamo fare.

1) la perdita nell’alienazione in realtà è un guadagno: devi alienare tuti i tuoi diriti per la società di cui fai

parte. Ma questi non vengono dati a qualcun altro, ma essi vanno alla società.

I argomento: se tuti dessero tuto saremmo tuti uguali. l’alienazione totale ci rende tuti euguali e ciascuno è

associato e non ha piu niente da dare, ognuno è uguale. Tuti sono di tuti, tuto alla comunità, niente piu del

singolo. Si riceve tuto cio che si è dato ed in piu si ha la forza degli altri. È nato dunque un soggeto colletivo. Il

corpo sovrano non puo nuocere né al singolo né al colletivo. Si acquista dunque piu forza e piu libertà,

divenendo parte essenziale del tuto.

Piccolo sunto: R dice che il contrato sociale si risolve nell’alienazione totale che conserva la libertà e

l’uguaglianza poiché il destinatario dell’uguaglianza siamo noi stessi. (DALL’IO INDIVIDUALE A UNO

COLLETTIVO).

2)MA , II fase: l’alienazione non riesce a mutare l’uomo.

Legge come ato di sovranità, legitima, solida, utile.

Il punto del contrato : tuti i problemi sono dichiarati. Prima: funziona,

dopo: non funzione. Perché l’alienazione e la metamorfosi antropologica che doveva riportarci all’epoca del

bene comune e della solidarietà, non funziona? Per due motivi: o non si verifica proprio o avviene ma non

comporta più le stesse persone.

Rimane il particolarismo. La politica se non vi sono dei presupposti di etica non risolve nulla. La critica della

politica nel nome del primato dell’etica. Anche a valle del pato sociale sono rimasti molti free riders quindi

l’alienazione non si è compiuta. Vediamo che non solo non è avvenuta la modificazione antropologica ma essa

fa nascere la figura del magistrato che ha addiritura persino tre tipi di volontà diverse e prima o poi userà il

suo vantaggio a proprio favore.

Tema della volontà: a volte ci inganniamo riguardo ai nostri voleri, infati non sappiamo cosa vogliamo.

Distinzione di due tipi di volontà:

-singola→ capriccio

-oggetiva→ razionale

R quindi cerca di otenere nient’altro che volontà razionali, ch’è ciò che conta efetivamente.

Processo: Ciascuno che prima era carico di egoismo particolarismo si trasforma in una parte armonica di un

tuto. E si libererebbe di quella prospetiva aggressiva ed egoistica.

Generazione di una strutura statuale rispetosa dei diriti. Le posizioni di altri contratualisti violano i diriti

naturali.

Il problema: persistenza del particolarismo: quindi alla mancata trasformazione delle persone, quale avrebbe

dovuto realizzarsi in forza di quella alienazione totale che il contrato sociale presiede.

Qindi R è costreto a riconoscere che in ciascuno ci sono almeno due volontà: particolare generale. “Vorrei il

bene comune ma sono troppo direto alla mia volontà” (exemplio free riders)

Gli uomini quindi sono rimasti quelle beste che la degenerazione della natura aveva prodoto.

Qindi R come procede ora?

3 soluzioni per cercare di cavarsela dinanzi a questo enigma che egli stesso ha costituito:

I SOLUZIONE: francamente paradossale se vogliamo: R dice: “c’è questo problema del persistere di questo

particolarismo ma che ne sappiamo se facendo appello proprio a questo egoismo confidando nella

loro razionalità possiamo risolvere questi problemi”. c’è una forma razionale di egoismo che potrebbe

essere la soluzione. Due tipi di egoismo: della ragione e stolto. È proprio perché ognuno pensa a se stesso che

ognuno farà il proprio bene,e quindi il bene di tuti.

Qindi questa prima soluzione sta solo nel problema. Cioè si cerca di creare una volontà che è = volontà

particolare per tante persone quante lo sono i citadini. (volontà particolari*n), ma questo perseguire il bene

concepito come singoli e non quindi bene colletivo.

In realtà l’egoismo non è o potrebbe solo lontanamente essere razionale, ma di norma non lo è.

Retrospetivamente posso dire: mi sono sbagliato i miei efetivi interessi, non era quello che realmente volevo.

La volontà di noi tuti come unico soggeto considera solo interesse comune, ma trascura quelle individuale.

Diverse volontà in ciascuno di noi, non soltanto: la mia volontà è diversa dalla tua, ma anche in me stesso ho

piu volontà, diverse tra di loro. Siamo oltretuto sia citadini che individui. Se fossimo solo citadini allora è vero

che l’insieme delle nostre volontà unite si potrebbe definire generale, correlata, quindi finalizzata al bene

colletivo. Ma noi non siamo, purtroppo, anche miserabili, greti, non solo quindi uomini come citadini ma

anche come individui. E unendo le volontà si fate si ha un’accozzaglia, il bene comune in essa può esserci o no.

II SOLUZIONE: R dice: va bene, non ci possiamo illudere che l’egoismo ci salvi, poiché tanti sono egoisti in

maniera stupida. Ma c’è qualcosa che ci può salvare ed è proprio il fato che una volontà efetivamente

se 60 persone stanno insieme un bene comune ci deve essere, quindi ci deve essere una volontà correlata al

bene comune qui. Ex: noi siamo il popolo, se noi siamo insieme, per il fato stesso che esiste questo popolo, deve

esserci il bene di questo popolo. (interesse generale, bene comune,..). se esiste questo bene , deve esserci la

volontà che gli corrisponde. Il problema sarà individuarla e farla parlare ma sappiamo che c’è: basta

considerarla come il fondamento dello stato. Inizialmente consideravamo la volontà generale come scopo, ora

rovesciamo il rapporto: prima volontà e POI stato.

=> bene di tuti→ volontà, ora: volontà→ bene di tuti. Capovolgimento. Volontà: fondamento di legitimità di

tuto quanto. Qesta volontà ci dice: volontà generale che vuole il bene generale reale, vero, oggetivo.

La volontà generale in primo luogo è sempre costante, inalterabile,pure. Perché? Poiché a definirla tale è il referente

oggetivo, quindi rimane agganciata lì, l’abbiamo definita come la volontà che vuole il bene quindi non possiamo

avere dubbi sulla sua bontà, non è volubile, è assolutamente inalterabile fissa sul bene colletivo. Non è la volontà del

soggeto, ma dell’oggeto (=bene di tuti). Kant prenderà questa idea volontà per parlare del suo contratualismo. Se

hai una dimensione civica allora hai anche la volontà generale. Il problema è saperla riconoscere. Ma nella misura in

cui sei citadino ce l’hai. c’è il bene della colletività? Si, quindi c’è una volontà che gli corrisponde? Si. Chi ce l’ha? Il

citadino. Peccato che siamo anche gli uomini, e quindi abbiamo volontà particolari. R sta lavorando su questo tema,

r da una risposta interessante poiché proprio del consenso. Se parto dal bene generale,posso arrivare a dire che chi

dissente dalla volontà generale sta sbagliando poiché rinuncia anche al proprio bene colletivo. Qindi il consenso in

questa prospetiva diventa un banale errore. Cosi come la scelta sbagliata si configura come un errore così si

configura anche il dissenso dalla volontà generale. Poiché quello che tu veramente vuoi lo vuoi come citadino.

Pg 196: chi sceglie diversamente sono coloro che ascoltano l’interesse particolare, e non sapendolo scelgono altro da

ciò che in realtà lo volevano. Tuti dicono blu, tre vogliono giallo. Coloro che vogliono giallo si sbagliano nono solo

perché scelgono giallo, ma perché in realtà, come citadini scelgono blu anche loro. Solo che in quel momento prevale

l’interesse particolare, la volontà generale, loro sono però anche citadini. Conseguenza: io volevo giallo, prevale il

contrario al mio, io dovrei essere arrabbiatissimo, ma in realtà devo solo pensare che non avevo capito quello che

volevo. Tortuoso ragionamento ma in sintesi: atenzione a cosa tu dici di volere perché ti potresti sbagliare e tra un

anno ti potresti pentire. Atenzione a capire ciò che veramente vuoi dentro di te. I criteri di giudizio atraverso cui

prendiamo scelte sono spesso inadeguati. Debbo quindi nella mia morte riconoscere la mia volontà.

Ma è sicuro che i soli tre sbagliano ? No. Siamo solo QUASI sicuri che essi si sbagliano, ma con questo “quasi”

scopriamo che l’unanimità risorge quando i citadini sono caduti in schiavitù. Il numero conta? Si. Garantisce? no. È

una bussola che spesso fallisce. p.102

Volontà generale: vuole il bene, tendenzialmente è quella più difusa ma non ne abbiamo alcuna certezza. non è il

numero che garantisce la QUALITA’ della volontà. Come la riconosciamo dunque? È che vuole il bene di tuti.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caterinarossi3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Burgio Alberto.

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