Martino Bernasconi USI – Contabilità (SA 2017)
Lezione 1: Introduzione
Il principio della completezza del conto annuale
La completezza del rendiconto richiede l’esposizione nel bilancio di tutti i valori dell’attivo e di tutti i debiti, la registrazione completa e cronologica dei fatti di gestione rilevanti dal punto di vista contabile come pure la delimitazione di costi e ricavi a carico dell’esercizio di competenza.
Il principio della chiarezza e dell’essenzialità dei dati
Questo principio richiede che il conto annuale non debba indurre in errore o ingannare il lettore dotato di media cultura contabile, cioè il conto annuale deve essere “leggibile” per quelle persone che possiedono le nozioni contabili necessarie per comprendere come si è formato il reddito (conto economico) e qual è il valore del patrimonio dell’azienda (bilancio). Il principio della chiarezza si persegue rispettando la forma, la struttura e il contenuto dei prospetti contabili previsti dalle disposizioni legali e dalle altre norme integrative. L’essenzialità richiede invece che tutti i fatti essenziali debbano essere considerati, mentre i fatti non essenziali possono essere trascurati.
Il principio della prudenza
Questo principio obbliga l’azienda a costituire i relativi accantonamenti nei casi di rischi probabili o imminenti perdite. In base a questo principio, gli accantonamenti e le diminuzioni di valore vanno iscritte dal momento che esse sono note (addirittura anche se conosciuti dopo la chiusura dell’esercizio). In altre parole, questo principio richiede di escludere dalla formazione del reddito i ricavi che alla data di chiusura dell’esercizio non sono realizzati, mentre induce a far partecipare alla formazione del reddito anche quei costi che, alla data di chiusura dell’esercizio, sono incerti o soltanto probabili. Inoltre, la valutazione degli attivi, in modo particolare delle scorte e dell’attivo fisso, va fatta adottando valori prudenziali: ad esempio la merce va valutata al prezzo di costo (di vendita se questo è più basso del prezzo di costo) e sugli attivi fissi vanno eseguiti adeguati ammortamenti. In ogni caso è illecita la sopravalutazione di attivi (vedi art. 960 e 669CO).
Il principio della continuità dell’esercizio (going concern principle)
Secondo questo principio, la valutazione degli attivi va fatta di regola secondo il principio della continuità dell’esercizio. Si presuppone dunque che l’azienda continui nella sua attività anche negli anni a venire, escludendo ipotesi di liquidazione o di cessione.
Il principio della continuità nell’articolazione e nella valutazione
I metodi di valutazione e la presentazione dei conti devono rispettare delle regole di continuità; ciò significa che, non si possono modificare la presentazione dei conti tutti gli anni o i criteri di valutazione da un esercizio all’altro (per esempio passare da un sistema LIFO ad un sistema FIFO).
Il principio del divieto di compensare attivi e passivi, come pure ricavi e costi
È basato sul principio dell’esposizione al lordo, ciò significa che costi e ricavi (ad esempio i costi telefonici ed i ricavi incassati per l’uso di un telefono in un albergo) non possono venire iscritti in un unico conto di costi (o ricavi). Lo stesso vale per attivi e passivi (un debitore che è, nel medesimo momento, anche creditore).
Il principio della competenza economica di costi e ricavi
Secondo questo principio il risultato dell’esercizio va determinato attribuendo i costi ed i ricavi all’esercizio cui si riferiscono e non a quello in cui hanno avuto la loro manifestazione finanziaria (data di pagamento per i costi, data dell’incasso per i ricavi).
Lezione 4: Contabilità in partita doppia
Apertura dei conti
- Attivi a Bilancio di apertura
- Bilancio di apertura a Passivi
Chiusura dei conti
- Bilancio di chiusura a Attivi
- Passivi a Bilancio di chiusura
- Conto economico a Costi
- Ricavi a Conto Economico
Lezione 5: I finanziamenti
Tipi di finanziamento
Tramite capitale di terzi- Debiti finanziari (conti correnti, prestiti bancari, ipotecari e obbligazionari, leasing finanziario, prestiti degli azionisti etc.)
- Debiti di funzionamento (debiti per forniture e prestazioni, altri debiti, anticipi dei clienti etc.)
- Apporti dei proprietari (Aumento CP) alla costituzione e eventuali aumenti di capitale successivi (entrambi conferibili in contanti o in natura)
- Autofinanziamento dell’azienda tramite la capitalizzazione degli utili realizzati (che non sono distribuiti, ma mantenuti in azienda)
Costituzione di una società anonima (SA)
- Sottoscrizione azioni: sottoscrivendo le azioni al prezzo d’emissione, gli azionisti diventano debitori della società. Il prezzo d’emissione può essere uguale al valore nominale (alla pari) o superiore (aggio).
- Azionisti (prezzo emissione) a Capitale azionario (valore nominale)
- a Aggio (prezzo emissione – valore nominale)
- Liberazione delle azioni (pagamento da parte degli azionisti):
- Banca (c/c bloccato)
- Vari conti (per i vari apporti)
- Capitale az. non liberato (parte non liberata) a Azionisti
- Spese di costituzione: vengono pagate col capitale liberato. Esse possono essere coperte con l’aggio o devono essere esposte come costi nel primo esercizio (non si possono attivare):
- Costi di costituzione a Banca c/c bloccato
- Aggio a Costi di costituzione
- Destinazione aggio netto: aggio diminuito delle spese di emissioni può essere usato per fare ammortamenti supplementari, devoluto al fondo di previdenza o accreditato a RL.
- Aggio a Riserve legali da capitale
Impiego del risultato
Un utile si può sia distribuire (attribuirlo completamente alle riserve o ai ML) che capitalizzare (sotto forma di dividendi agli azionisti). Se RL < 20% del capitale azionario, il 5% dell’UN va attribuito a RL. Se i dividendi > 5% del capitale azionario, il 10% (dividendi - 5% c.azionario) va attribuito a RL.
Registrazioni
Capitalizzazione
- “Spostare” l’UN: Conto economico a Utile riportato
- Attribuzione a RL: Utile riportato a Riserve legali
- Distribuzione dei dividendi: Utile riportato a Dividendi a Riserve legali (super-dividendo se > 5% C.AZ.)
Conto "privato"
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