Geografia economica
Concetti fondamentali
Di cosa si occupa la geografia? La geografia è l'insieme delle relazioni che legano oggetti sulla Terra; lo spazio geografico è l'insieme di tutte queste relazioni, ed è visto come un modello astratto; lo spazio geoeconomico, invece, è l'insieme delle relazioni che hanno un carattere economico. Queste relazioni possono distinguersi in orizzontali e verticali: le prime indicano relazioni di scambio e di circolazione tra un luogo ed un altro, come lo scambio di merci o lo spostamento di persone; le seconde invece legano un determinato oggetto con le caratteristiche strutturali del luogo (ad esempio città mineraria e miniera, città turistica e paesaggio). Un determinato luogo è caratterizzato dalle interrelazioni tra dimensione orizzontale e verticale (ad esempio, il cambio del sistema dei prezzi nell’estrazione mineraria può far chiudere la miniera e influenzare la città stessa).
Paradigmi interpretativi: possibilismo e determinismo
- Con il determinismo si vuole dichiarare che le nostre società sono fortemente condizionate dalle condizioni ambientali, quindi si stabilisce che la natura impone una certa organizzazione territoriale. La teoria del determinismo tuttavia non può descrivere qualsiasi luogo: ad esempio non spiega come alcune isole del Mediterraneo siano apprezzate per il turismo ed altre per la pesca.
- Con il possibilismo invece si afferma che una società è anche il frutto di condizioni storiche e culturali: la natura propone, ma cultura e tecnologia sono determinanti (la natura diventa quindi meno condizionante per la società).
Più in generale: con il determinismo si tentano di stabilire alcune leggi generali, con il possibilismo invece si tenta di comprendere le diversità tra una società e l’altra.
Il ruolo fondamentale della posizione
Nell’economia, la posizione ha un ruolo fondamentale. Con il termine “economie esterne” si indicano tutti i vantaggi legati al dove opera un attore economico, vantaggi che non sono prodotti dalle azioni dell’attore, ma piuttosto dal fatto di essere localizzato in un certo posto.
Si possono distinguere due tipi di economie esterne:
- Le economie esterne di agglomerazione attribuiscono vantaggi alle imprese che si localizzano vicino ad altre imprese;
- Le economie esterne di urbanizzazione attribuiscono vantaggi ad imprese che si localizzano in aree urbane dove gli scambi sono semplificati, situate cioè vicino ad infrastrutture primarie, con presenza più fitta di manodopera, infrastrutture sociali e dotate di servizi per privati e imprese.
Soprattutto nelle economie di urbanizzazione, lo Stato svolge un ruolo essenziale unito alla spesa pubblica per investimenti.
Le economie esterne danno un valore maggiore al suolo: questo infatti produce una rendita (rendita urbana) aggiuntiva rispetto alla rendita standard che avrebbe se non si tenesse conto del ruolo della posizione (rendita agraria). L’azione dello Stato e della spesa pubblica nel favorire l’espansione di economie esterne, permettono al mercato e al capitale privato di appropriarsi di utilità socialmente prodotte.
La regione come categoria interpretativa della diversità della Terra
Con il termine “regione” si vuole indicare un insieme di luoghi contigui (vicini) che hanno relazioni o caratteristiche comuni tali da distinguerli in modo più o meno netto dagli altri luoghi circostanti.
Una regione può essere individuata con criteri diversi, ad esempio regioni climatiche, economiche, politiche, e possono distinguersi quattro tipologie di regioni:
- Le regioni formali sono aree omogenee contraddistinte da un elemento economico in comune individuato attraverso degli indicatori (es. regioni risicole, del vino, industriali);
- Le regioni funzionali presentano invece relazioni orizzontali molto intense (hinterland di un porto, area di attrazione turistica);
- Le regioni complesse sono al tempo stesso formali e funzionali (es. un porto crea una regione industriale);
- Le regioni programma sono regioni complesse frutto di un processo di programmazione da parte di un organo di governo (es. zone economiche esclusive, zone di sviluppo economico in Asia e in Paesi emergenti).
La dinamica del cambiamento: polarizzazione vs depolarizzazione
Le economie esterne possono dar vita a processi di agglomerazione che accelerano la crescita di una città: questo processo è detto polarizzazione: un esempio di regione polarizzata è la Francia, dove Parigi svolge il ruolo di polo principale.
La struttura polarizzata crea uno squilibrio territoriale tra regione centrale e periferia. Oltre ad un certo limite si creano delle diseconomie che si avvertono soprattutto nei servizi pubblici che sono sempre più costosi da gestire. Questo fenomeno crea un tendenziale spostamento dell’area di interesse dal centro alla periferia: è questo il fenomeno detto depolarizzazione. La depolarizzazione crea strutture territoriali policentriche che sono oggi le più adatte a favorire lo sviluppo delle aree forti, concentrando gli investimenti pubblici in aree più estese (es. trasporti).
La depolarizzazione può avvenire per motivi demografici, quando ad esempio famiglie più numerose preferiscono spostarsi dal centro alla periferia, oppure per motivi tecnologici, quando ad esempio un sistema di trasporto più efficiente permette di raggiungere le aree centrali in minor tempo.
Lo sviluppo locale, la risorsa locale e l'attore collettivo
Uno degli effetti della globalizzazione economica è quello di rendere i territori in continua competizione tra loro per attirare imprese, residenti, organizzazioni, turisti. Ciascun territorio è valorizzato dalle proprie risorse locali, ovvero risorse che non sono riproducibili altrove in tempi brevi (monumenti, cibi, turismo musicale). L’insieme di queste risorse è indicato con il termine milieu, ovvero un contesto, un insieme delle caratteristiche culturali e paesaggistiche che caratterizzano un luogo.
La valorizzazione di un luogo può avvenire inoltre per fattori esogeni (es. riscoperta opere di Rossini per Pesaro). Per valorizzare un territorio deve esistere un attore collettivo (comune, agenzia, università) ossia una rete locale di attori che cooperano e condividono un progetto di sviluppo volto alla valorizzazione della risorsa locale.
Globalizzazione e scambi
Globalizzazione
Con globalizzazione si intende un processo economico, culturale, sociale che si nutre di espansione, accelerazione, interconnessione. Dal punto di vista geografico la globalizzazione si traduce in un cambiamento di scala, inteso come riproduzione dei fenomeni, estesa al di fuori dei confini dello Stato. In questo senso inoltre si riduce l’importanza della distanza (a seconda della rete tecnologica utilizzata) anche se ciò non significa un annullamento dello spazio (es. migranti, face to face).
La globalizzazione è un processo politico, sociale ed economico che si costruisce nello spazio: questo processo avanza in modo squilibrato (a diverse velocità, in quanto alcuni luoghi sono più interconnessi di altri). Al giorno d’oggi la globalizzazione è vista come un fattore positivo solamente per i Paesi emergenti, che fanno perno sull’innovazione tecnologica per progredire. È una fondamentale esperienza personale e sociale e un processo in costruzione in cui il ruolo della politica è essenziale.
- Dimensioni: economia, finanza, ambiente, sapere scientifico e tecnologico, cultura, geopolitica.
- Carenze: politica, cittadinanza, capacità di regolazione.
- Attori fondamentali: la globalizzazione non è un processo naturale, spontaneo, e nemmeno inevitabile, ci sono degli attori importanti che ne favoriscono la diffusione, tra cui: WTO, IMF, WB (Accordi di Bretton Woods), Washington Consensus (politiche neoliberiste che hanno portato al processo di globalizzazione negli anni 80-90), agenzie di rating.
La rete degli scambi mondiali
- I flussi di scambio tra Nord America ed Europa possono considerarsi equilibrati; all’opposto quelli tra Europa e Asia, e Nord America e Asia sono decisamente squilibrati, con un flusso prevalente di merci esportate dall’Asia.
- Russia ed Africa esportano prevalentemente materie prime, ma nel complesso questi due continenti, assieme al Medio Oriente (che esporta soprattutto idrocarburi), sono prevalentemente importatori.
- Il mercato Europeo è il più grande mercato interno del mondo.
- Globalmente si osserva un’assenza di scambi “sud-sud”.
- L’Africa commercia soprattutto con l’Europa e con i paesi Asiatici: la Cina infatti ha costruito nel tempo un rapporto privilegiato con questo Continente dovuto al fatto che ha sempre promosso movimenti anticolonialisti e che segue una politica di non-interferenza negli affari interni degli altri Paesi.
Rapporti ecosistemi – Società
Avanzamento tecnologico e impatti ambientali
L’avanzamento tecnologico ha come risultato la recessione della natura: questo ci consente sì di essere indipendenti dalle condizioni ambientali, ma produce risultati come il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità e la diffusione di nuove malattie. I problemi ambientali hanno natura globale: in questo senso si dicono transfrontalieri (non rispettano i confini: come piogge acide, incidenti nucleari, inquinamento del mare). La questione ambientale emerge negli anni 60-70 grazie ad associazioni di denuncia.
Si assiste nel tempo al cosiddetto “Decoupling” con il quale si richiedono più materie con la stessa quantità di risorse: questo è un punto chiave che cerca di promuovere il green economy.
Global change
Con “impronta ecologica” si intende quanto chiediamo alla Terra per mantenere il nostro livello di consumo: questo indicatore assume valori diversi a seconda dei Paesi. Il cambiamento climatico prodotto dall’inquinamento è messo in discussione dal fatto che alcuni esperti ritengono che sia necessario valutare i cambiamenti nel clima in una scala temporale più ampia di quella di cui disponiamo (circa 120 anni). Secondo questa visione l’innalzamento delle temperature potrebbe essere dovuto al fatto che ci troviamo in quella determinata fase del ciclo climatico. Ciò non toglie che l’aumento dell’effetto serra provocato dall’emissione di inquinanti sia indiscutibilmente un fattore accelerativo del surriscaldamento globale.
Sviluppo sostenibile
È lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri (da notare che questa definizione non fa nessun cenno al problema ambientale) SLOGAN: Abbastanza, per tutti, per sempre.
Si basa su tre (+1) pilastri:
- Decoupling: crescita economica produce meno inquinamento o utilizza meno risorse (Curva di Kuznets).
- Ecosistemi: cambia il focus delle politiche ambientali; se prima i governi guardavano alla protezione generale, ora mirano alla continuità dell’ecosistema.
- Equità sociale: dev’essere intra-generazionale, ovvero attuale che risolve la povertà e la disparità delle ricchezze, e intergenerazionale, che guarda al futuro, con l’obiettivo di lasciare la terra abitabile.
- Governance: sviluppare forme di governo innovative.
Lo sviluppo sostenibile non è un concetto scientifico, ma ha natura politica; secondo alcuni i due termini sono considerati come un ossimoro, intendendo che non ci può essere al contempo un progresso con sostenibilità.
SOSTENIBILITÀ: esistono due versioni della visione sostenibile, una forte e una debole che prendono in considerazione il capitale naturale e umano: il primo è diminuito nel tempo, il secondo invece si è sviluppato grazie al progresso tecnologico e scientifico. La qualità della vita è indubbiamente migliorata, ma varrà anche per il futuro? Secondo la visione forte esiste una soglia critica di degrado oltre la quale si entra in un sistema incognito: non tutto può essere fatto attraverso la green economy, bisogna tenere un comportamento diverso anche dal punto di vista dei valori. Per riassumere, la visione forte dà una risposta più orientata al pessimismo, mentre la versione debole adotta un approccio fiducioso rispetto al futuro. (+ rapporto Stern)
Tappa fondamentale per lo sviluppo sostenibile è la Conferenza di Rio del 1992, nella quale prendono forma alcuni documenti essenziali tra cui l’AGENDA 21, un documento indicante gli obiettivi che la politica a livello mondiale e nazionale dovrebbe perseguire per avvicinarsi alla sostenibilità; altri documenti sono la convenzione sulla biodiversità e il documento sulla protezione delle foreste.
Principi risultanti della conferenza di Rio del 1992
- Diritto allo sviluppo: importante per i Paesi poveri.
- Equità intra e intergenerazionale.
- Integrazione della questione ambientale nelle politiche di settore.
- Responsabilità comune ma differenziata.
- Scambio di know-how.
- Trasparenza, partecipazione.
- Precauzione, cercare di anticipare piuttosto che di riparare.
- Chi inquina paga: principio accettato ma di difficile applicazione.
I progetti dell’agenda 21 assumono concretezza nel 1997 con il PROTOCOLLO DI KYOTO che si pone come obiettivo la riduzione di CO2 del 5.2% entro il 2012.
ESITI DEL PROTOCOLLO: il sistema dell’ETS ha funzionato soprattutto in Europa; l’Italia ha rispettato gli obiettivi (grazie alla crisi del 2008); gli Stati Uniti hanno ritirato la firma perché non hanno accettato il fatto che la Cina fosse considerata come un Paese senza obbligo di riduzione e perché comunque credono poco ai meccanismi di governance internazionale.
La Green Economy
Si basa sul concetto di decoupling, sull’economia circolare e sul diverso design di processi produttivi che rendono i prodotti più riciclabili. La stanno guidando soprattutto i Paesi dell’Asia Orientale, tra cui Taiwan, Korea del Sud, Singapore e Giappone.
COP 21 di Parigi: un nuovo accordo che riguarda la governance climatica, tutti i Paesi rappresentati si impegnano a fare qualcosa. I contributi dei Paesi sono già formalmente assunti dai propri governi. La Cina tra gli altri, si è impegnata ad anticipare il picco di emissioni al 2030 anziché il 2050.
Si istituisce inoltre il fondo per i Paesi in via di sviluppo: 100 miliardi all’anno dai Paesi ricchi a quelli poveri per avviare politiche di mitigazione (riduzione CO2) e politiche di adattamento (alle conseguenze negative del cambiamento climatico).
Debolezze: l’obiettivo è di limitare il surriscaldamento globale a 2 gradi entro la fine del secolo, ma con gli impegni assunti dai Paesi questo obiettivo non sarà comunque rispettato; gli Usa
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