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DINAMICHE INDUSTRIALI

Cos’è la dinamica industriale? La dinamica industriale è lo studio dell’evoluzione dei settori

(industries) in termini di struttura di mercato, ingresso e uscita delle imprese, R&S, innovazione.

La dinamica industriale, per effettuare questo studio, ricorre all’analisi descrittiva (descrive cioè

un fatto e cerca di capire da cosa questo derivi statistiche descrittive), ma anche allo studio

delle determinanti dell’evoluzione dei settori (non studia solo la descrizione di cosa succede ma

anche quali sono stati i driver che l’hanno causato regressioni).

Quali sono gli strumenti e gli obiettivi? Richiede la capacità di legare l’osservazione della

realtà con la teoria economica. Fatti stilizzati e regolarità empiriche sono tutte frutto

dell’osservazione che devono essere spiegati attraverso il modello teorico, il cui successo dipende

da quanto si avvicina ai fatti stilizzati stessi, ossia da quanto riesce a predire il verificarsi dei fatti.

Ma a partire dagli anni Novanta, l’oggetto di studio è cambiato: si è passati dallo studio

dell’evoluzione dei settori all’analisi dell’eterogeneità delle imprese. Distribuzioni, code, medie

e varianze ecc.

ESEMPIO: La dinamica industriale viene usata come lente per capire i fenomeni più disparati. Un

caso è lo studio dell’EBOLA.

Nel 2014, in un villaggio africano, un bambino, il “paziente zero”, mangia un frutto

precedentemente morso da un pipistrello e contaminato con ebola. Si registra quindi un

importante outbreak che genera la morte di un elevato numero di persone in Senegal, Sierra

Leone, Mali, Guinea, Liberia e Nigeria mentre il caso del Congo non ha alcuna correlazione con il

paziente zero. Questo outbreak ha un picco a Novembre, dopodiché si dissolve lentamente fino a

quando nel 2015 molti di questi Paesi vengono decretati ebola free.

Perché noi occidentali ce ne occupiamo in ritardo? Un cittadino americano, originario della Sierra

Leone, Patrick Sawyer, nel 2014, manifestando già i sintomi di ebola, si reca in Nigeria infettando

le persone che lo assistono all’aeroporto e le infermiere. Alcuni specialisti di simulazione hanno

cercato di capire quanto fosse probabile che alcuni passeggeri (quelli provenienti da Sierra Leone,

Guinea etc.) portassero ebola in altri continenti tra cui Europa e Stati Uniti. Il mondo occidentale

inizia a preoccuparsi di ebola non solo per contenere l’infezione ma anche per trovare un vaccino.

Cosa succede? Nel settore del pharma, le imprese investono ingenti capitali per creare un vaccino;

per fare ciò effettuano una ricerca che brevettano, al fine di ottenerne l’esclusiva. Mediante i

brevetti (IPR), la conoscenza prodotta viene distribuita (nel senso che tutti possono venirne a

conoscenza) ma gli altri per utilizzarla devono pagare delle royalties ed ottenere una licenza.

Dunque, il brevetto è importante perché il costo di un farmaco è elevatissimo a causa dell’attività

di Ricerca & Sviluppo c’è uno sbilanciamento tra la produzione materiale che è poco costosa e

la ricerca per individuare il principio attivo. Quando un’impresa scopre un principio attivo che

brevetta e con il quale crea un nuovo farmaco, tende a vendere quest’ultimo ad un prezzo elevato

in modo da recuperare gli ingenti costi di R&S. Scaduto il brevetto, però, un’altra impresa può

utilizzare la stessa formula del principio attivo vendendo il farmaco ad un prezzo più basso in

quanto non deve coprire i costi di ricerca ma solo quelli di produzione. La prima impresa può

quindi contare esclusivamente sul proprio marchio.

Il settore del Pharma ha una struttura complessa in quanto è costituito da:

Pubblico;

➢ Big Pharma (imprese che investono nel settore solo se vi sono consumatori che hanno la

➢ possibilità di pagare e conseguentemente di far rientrare i costi di R&S);

Biotech startup, che svolgono un ruolo di fondamentale importanza.

Per creare un farmaco occorre, infatti, effettuare dei test per conoscere gli effetti del farmaco

stesso, quindi occorre testarlo molte volte e per gradi. Se invece si potesse sapere almeno un

minimo di queste interazioni, non ci sarebbe bisogno di effettuare un elevatissimo numero di test.

Dunque, parte delle conoscenze può essere scorporata dal Big Pharma e fatta portare avanti da

piccole compagnie molto sviluppate scientificamente che non devono porre in essere molti clinical

tries ma elaborare le conseguenze teoriche di fondamenti già scoperti.

Dunque, la struttura del settore è cruciale per capire come si muove l’occidente al fine di trovare

un vaccino per ebola.

Oggi esiste un vaccino con 100% di efficacia, realizzato da privati nel Luglio 2015, su licenza

esclusiva di quanto elaborato inizialmente dal Public Health Agency of Canada’s National

Microbiology Laboratory :

Merck Big Pharma

➢ →

New Link Genetics Biotech startup.

➢ →

STRUTTURA DI MERCATO: Teoria ed evidenza empirica

OGGETTO DI STUDIO: I SETTORI

L’oggetto di studio sono i settori. Il concetto di settore è molto ampio concettualmente. Vuol dire

che dobbiamo andare a studiare quei luoghi dove le imprese competono. Per farlo ci serviamo di

classificazioni empiriche, che sono diverse a seconda del luogo di dove vengono redatte. Esistono

schemi ufficiali di classificazione industriale. Gli uffici statistici nazionali raccolgono, classificano e

diffondono informazioni relative a una molteplicità di industrie definite in modo da essere

comparabili; Questa informazione è diffusa sulla base di sistemi di classificazione standardizzati

delle attività delle imprese all’interno delle industrie:

in Europa usiamo la classificazione NACE;

➢ negli Stai Uniti utilizzano il SIC;

➢ e poi c’è una classificazione internazionale che è l’ISIC.

In Italia, lo schema di classificazione delle attività economiche è elaborato dall’ISTAT e prende il

nome di ATECO. La classificazione ATECO definisce settori e sottosettori e ha un impatto anche

sulle decisioni che vengono prese a livello manageriale perché quando si cerca di definire la

propria arena competitiva è in base a questa struttura che si ragiona.

Occorre capire cosa rende le imprese diverse all’interno del settore e cosa rende il nostro settore

diverso dagli altri settori. Questo soprattutto in fase di creazione di start-up o di finanziamento

delle stesse. Bisogna capire quindi le differenze che esistono tra i vari settori. Non è mai così ovvio

il posizionamento di un’impresa, poiché all’interno della stessa ci saranno delle linee di

diversificazione, che faranno sì che l’impresa stessa possa posizionarsi su diversi settori.

Una ragione di questo continuo interesse nella struttura di mercato è che è una delle poche aree

dove si incontrano regolarità empiriche molto forti e precise anche all’interno di settori ristretti.

I settori sono molto diversi tra di loro e le tecnologie hanno reso i confini sempre più labili tra uno

e l’altro settore. Data la grande diversità tra i vari settori ciò che va ricercato sono i FATTI

STILIZZATI, ossia quei fatti che si ripropongono similmente in quasi tutti i settori e che ci

permettono di costruire una regola facilmente standardizzabile.

FATTI STILIZZATI

Un fatto stilizzato è una regolarità legata alla concorrenza tra imprese che sono altamente

robuste. Un fatto stilizzato è un fatto ricorrente e in dinamiche industriali cerchiamo di riprodurre

dei modelli e delle teorie che cerchino di spiegare il perché di tali fatti.

Un esempio di fatto stilizzato: Crowdfunding

Tramite il crowdfunding ognuno può proporre ad un ampio pubblico un proprio progetto al fine di

essere finanziato per la realizzazione dello stesso. La peculiarità è che ci si rivolge ad una folla: ci

sono delle piattaforme online sulle quali presentare il proprio progetto e chiedere a chi è

interessato di versare dei fondi a titolo di donazione, o come prestito. Si tratta di cifre piccole,

quindi tantissime persone raggiungibili tramite il web che versano quantitativamente poco.

Tale pratica ha avuto molto successo negli ultimi anni. Si è osservato che molto spesso moltissimi

dei progetti proposti su piattaforme di crowdfunding non ricevono niente, mentre altri ricevono

parecchi fondi: questo fa proliferare i progetti anche più strampalati.

Un esempio è KUNG-FURY. Sandberg, il regista, necessita di circa 200mila euro per completare il

suo film. In 1 giorno arrivano i 200mila euro, in 1 mese 630mila euro: un successo eclatante

attraverso il crowdfunding. Ma come ha fatto Sandberg a raccogliere così tanti fondi con questo

progetto? Sicuramente non si tratta di un prodotto di bassa qualità, ma rimane comunque un film

con una qualità molto simile a quella di altri progetti.

Il meccanismo dietro questi siti di crowdfunding (ad esempio Kikstarter) è che molti progetti

ottengono visualizzazioni un po’ per fortuna, un po’ per il livello di qualità superiore rispetto agli

altri. Poi c’è un punto in cui uno di tali progetti supera una certa soglia oltre la quale si innesca un

meccanismo di feedback positivo ci sono molte persone che ne parlano e il progetto entra nei

top ranking del sito così che viene visto da ancora più persone che a loro volta contribuiscono

quindi a far posizionare il progetto ancora più in alto.

Da qui in poi si crea un meccanismo di crescita endogena che funziona da sola e che fa sì che solo

un progetto esploda mentre tutti gli altri restano al di sotto.

Il risultato che si ottiene alla fine è che un progetto vince moltissimo, mentre molti progetti

vincono molto poco e il motivo per cui ciò accade è ancora ampiamente sconosciuto; non si tratta

di una mera differenza di qualità: ciò che conta molto sono le condizioni iniziali che sono soggette

a regole non basate necessariamente sull’intrinseca qualità del prodotto, o del network.

Questa stessa regola la si riscontra quasi sempre nei mercati digitali (apps, youtube, blogs, open

source software) dove il meccanismo di auto-generazione del successo deriva principalmente da:

Dipendenza dalle condizioni iniziali

➢ Preferential attachment

➢ Coda lunga

Si osserva dunque un fatto stilizzato: una distribuzione molto asimmetrica in cui si hanno

moltissimi progetti con pochissimi sviluppatori e pochissimi progetti con tanti sviluppatori. Tale

distribuzione si chiama distribuzione paretiana.

STRUTTURA DI MERCATO: TEORIA ED EVIDENZA EMPIRICA

Ci sono due meccanismi che determinano la struttura di mercato:

1) La concorrenza sui prezzi spinge fuori dal mercato chi ha curve di costo troppo inefficienti.

C’è quindi un collegamento tra il livello di concentrazione del mercato e la concorrenza sui

prezzi. Chi ha curve di costo troppo inefficienti viene spinto fuori dal mercato dalla

concorrenza sui prezzi. Tuttavia, il prezzo viene determinato soprattutto dalla tecnologia in

dotazione, perciò se la tecnologia si diffonde vuol dire che i concorrenti adegueranno la

curva dei prezzi e resteranno sul mercato.

2) In quei settori dove la R&S e la pubblicità giocano un ruolo significativo, le imprese

possono investire per:

Far sì che i consumatori siano disposti a pagare un prezzo più alto per il prodotto

o (qualità e significato)

Abbattere i costi di produzione (tecnologia) aumentando le quantità vendute a

o parità di prezzo.

Tale meccanismo favorisce l’alta concentrazione in quanto chi investe di più in R&S e

marketing per aumentare la significatività del prodotto spesso acquisisce quote di

mercato più alte. Il prodotto, dunque, caricato di significato, acquisisce valore. I

consumatori sono disposti a pagare un prezzo più alto per disporre di tale prodotto. →

Esempio Apple.

L’approccio Struttura-Condotta-Performance (SCP) si chiede quali siano i fattori alla base del potere di

mercato. La performance di un mercato o di un settore dipende dalla condotta delle imprese che vi

operano all’interno, la quale è determinata a sua volta dalla struttura del mercato.

Si tratta di un modello descrittivo e non analitico secondo il quale le tre dimensioni (struttura-condotta-

performance) hanno un antecedente comune che sono le condizioni di base:

➢ Condizioni di base:

Risorse, tecnologia, economie di scala, domanda, regolamentazione

o

➢ Struttura:

la dimensione delle imprese rispetto alla domanda del mercato;

o la distribuzione dimensionale

o la presenza di barriere all’entrata e all’uscita

o l’elasticità della domanda

o

➢ Condotta:

Prezzi, investimenti, marketing, acquisizioni, lobbying

o

➢ Performance:

Profitti, Market share

o

Man mano che scendiamo sulla tabella diminuisce la possibilità di entrata di altre imprese.

Il potere di mercato aumenta quando diminuisce il numero di imprese presenti sul mercato.

Quindi la struttura di mercato si snoda attraverso questi livelli, dalla concorrenza al monopolio e

ovviamente man mano che ci spostiamo abbiamo delle situazioni in cui può salire il profitto e il

potere di mercato al diminuire del numero di imprese.

Questa tabella possiamo leggerla anche al contrario. Cioè man mano che ci spostiamo verso l’alto

possiamo notare un’erosione dei profitti, uno schiacciamento dei prezzi, un aumento del surplus

dei consumatori.

Quasi tutti gli esempi di analisi Struttura-Condotta-Performance sono basati su dati cross-section:

BANCHE: studiate dalla FED, analizzando gli effetti di una maggiore concentrazione su

➢ alcuni indicatori di performance delle banche. Negli Stati Uniti si è notato che i prezzi

praticati per i servizi bancari e i tassi di interesse sui prestiti sono lievemente più alti

quando la concentrazione è alta.

FERROVIE: sempre negli Stati Uniti, il mercato ferroviario è peculiare: servono ingenti

➢ investimenti. Mac Donald (1978) stima che avere due vettori ferroviari invece che uno solo

farebbe diminuire il prezzo del trasporto del 18%. Di un ulteriore 11% con 3 concorrenti.

QUESTIONI APERTE SU S-C-P

Questo modello tuttavia lascia aperte una serie di questioni.

1) La definizione di settore è molto complessa perciò si è deciso di utilizzare una

classificazione empirica (ATECO in Italia). Anche definire un mercato non è semplice.

2) Il terzo punto è quello legato alla geografia, quindi ci si interroga su come si possa tenere in

considerazione il commercio internazionale.

3) Inoltre, parlando di grandi imprese è probabile che queste siano imprese multiprodotto e

diversificate. La diversificazione va presa in considerazione nel modello S-C-P.

4) Endogenità delle variabili strutturali. La struttura non determina la condotta, ma la

condotta ha degli effetti importanti sulla struttura. E’ la condotta ad influenzare la

struttura. Ad esempio se un’impresa fa una politica di prezzi aggressiva in un mercato, può

ridurre i profitti dei concorrenti in misura tale da indurli a lasciare quel mercato.

5) Se c’è libertà di entrata, le imprese entreranno fino a quando i profitti al netto dei costi di

entrata sono zero. Tuttavia, ciò porta ad un risultato paradossale in quanto un prezzo

maggiore determina un aumento del numero di imprese. Il paradosso si spiega con il fatto

che in questo modello il grado di competizione è esogeno mentre la struttura è endogena.

6) Aggregation bias: viene fatta inferenza ad un livello sulla base di quanto visto ad un livello

più aggregato.

7) La relazione tra condotta e struttura dipende da alcune caratteristiche non osservabili.

Non si riesce a dimostrare che una certa relazione tra struttura e risultati economici sia

valida per tutte le industrie.

8) Un altro problema è dato dall’interpretazione dei meccanismi. Ci sono due ipotesi

contrapposte che il modello S-C-P non scioglie.

La prima ipotesi è quella della collusione in cui la concentrazione è qualcosa di

o negativo perché accresce il potere di mercato delle imprese a scapito del surplus

del consumatore. Le fusioni potrebbero accrescere il potere di mercato in modo

pregiudizievole per i consumatori. Tuttavia, nel momento in cui grazie a questa

fusione si creano economie di scala o sinergie che permettono di ridurre i costi

marginali, si parla di una più alta efficienza.

Da qui nasce anche l’ipotesi dell’efficienza. Supponiamo un oligopolio simmetrico e

o supponiamo che un’impresa riduca il costo marginale con un aumento di

concentrazione e potere di mercato; in questo caso il guadagno di efficienza viene

trasferito ai consumatori.

CORRELAZIONE E CAUSALITA’

Per ogni due eventi correlati, A e B, sono possibili le seguenti relazioni:

A causa B; (causalità diretta)

➢ B causa A; (causalità inversa)

➢ A causa C che causa B (causalità indiretta);

➢ A causa B e B causa A (simultaneità);

➢ A e B sono conseguenze di una common cause, ma nessuno dei due causa l’altro;

➢ A e B in realtà non sono correlate! La correlazione osservata è solo una coincidenza.

Negli studi empirici è fondamentale distinguere relazioni spurie e reali. Ovviamente non basta che

vi siano andamenti simili per dire che ci sono delle correlazioni.

ESEMPIO Autismo e vaccini. Si ha una correlazione troppo bassa anche se alcuni studi hanno

dimostrato l’esistenza di una relazione tra i due fenomeni. Se ci fermiamo alla sola correlazione,

tanti fenomeni potrebbero spiegarsi come correlati. Ad esempio negli USA la spesa per scienze e

tecnologie è correlata col numero di suicidi oppure divorzi e margarina oppure mozzarelle e

numero di dottorati in ingegneria civile.

LA DISTRIBUZIONE DIMENSIONALE DELLE IMPRESE

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danielez19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dinamiche industriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Rullani Francesco.
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