I dati della macroeconomia
Martedì 14 marzo 2017 09:58
La misura del valore dell'attività economica: il PIL (Prodotto Interno Lordo)
Il PIL ha l'obiettivo di riassumere in un unico numero il valore monetario dell'attività economica in un dato periodo di tempo. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti nell'ambito di un sistema economico in un dato periodo di tempo.
Il PIL rappresenta simultaneamente:
- Il reddito totale di tutti coloro che partecipano al sistema economico
- La spesa totale per l'acquisto dei beni e servizi finali prodotti dal sistema economico
Le due definizioni coincidono poiché, per l'economia nel suo complesso, il reddito è uguale alla spesa. Poiché in ogni transazione ci sono un compratore e un venditore, ogni centesimo di spesa dei compratori corrisponde ad ogni centesimo di reddito dei venditori.
Calcolo del PIL
Somma dei beni diversiPer calcolare il valore totale di beni e servizi diversi, la contabilità nazionale ricorre ai prezzi di mercato, dato che questi prezzi riflettono la disponibilità degli individui a pagare per un bene o servizio. Il PIL quindi è dato dalla somma delle quantità Q moltiplicate per i prezzi di mercato P.
Beni usatiIl PIL misura il valore dei beni e servizi di produzione corrente. La vendita di un'auto usata rappresenta il trasferimento di un patrimonio, non un aumento del reddito del sistema economico. Dunque, la vendita di beni usati non rientra nel computo del PIL.
Trattamento delle scorteSe un'impresa aumenta le scorte, l'investimento in scorte viene considerato una spesa dei proprietari dell'impresa. La produzione che va a finire in magazzino, quindi, fa aumentare il PIL tanto quanto la produzione che viene venduta. Una vendita di beni a magazzino, invece, essendo una combinazione di spesa positiva (acquisto da parte del consumatore) e negativa (diminuzione delle scorte) non influenza il PIL. Il PIL, quindi, comprende sempre e solo i beni e servizi di produzione corrente.
Beni intermedi e valore aggiuntoIl PIL comprende solo il valore del bene finale perché il valore del bene intermedio è incorporato nel prezzo di mercato del bene finale che concorre a produrre. La somma di tutto il valore aggiunto è pari al valore di tutti i beni e servizi finali. Il PIL, quindi, è definibile anche come il valore aggiunto totale di tutte le imprese che operano in un sistema economico. Il valore aggiunto di un'impresa è uguale al valore del suo prodotto meno il valore dei beni intermedi che ha dovuto acquistare per realizzarlo. Il valore aggiunto, quindi, è l'incremento di valore del bene intermedio durante il processo produttivo. Esso è creato maggiormente dal lavoro.
Le abitazioni e altri valori di imputazioneAlcuni beni e servizi non vengono scambiati in un mercato e, perciò, non hanno un prezzo di mercato. Per fare in modo che il PIL includa anche il valore di tali beni e servizi, se ne deve stimare il valore. La stima viene detta valore di imputazione. Le imputazioni sono particolarmente importanti per determinare il valore dei servizi abitativi e alcuni servizi offerti dallo Stato. Nei casi di beni e servizi prodotti da un individuo per il consumo proprio o in ambito familiare, e quindi non scambiati in un mercato, il valore di imputazione di tali beni e servizi non viene incluso nel PIL. Poiché i valori di imputazione necessari per il corretto computo del PIL sono approssimativi, e dato che alcune tipologie di beni e servizi non vengono incluse nel computo, il PIL è una misura imprecisa dell'attività economica. Tuttavia, quando questa imprecisione è più o meno costante nel tempo all'interno di uno stesso paese, il PIL rimane una statistica efficace per valutare l'evolversi dell'attività economica da un anno all'altro.
PIL reale e PIL nominale
Il PIL può essere considerato una misura efficace del benessere economico? Se per PIL intendiamo la somma dei prodotti tra prezzi e quantità, sicuramente non è una misura accettabile del benessere economico perché non riesce ad esprimere la capacità dell'economia di soddisfare la domanda degli individui, delle imprese e della pubblica amministrazione. Se tutti i prezzi raddoppiassero e non variesse la produzione, il PIL raddoppierebbe, ma sarebbe sbagliato affermare che la capacità dell'economia di soddisfare la domanda raddoppierebbe anch'essa, perché la quantità prodotta rimarrebbe invariata.
Il PIL nominale è il valore totale dei beni e dei servizi misurato a prezzi correnti. Il PIL reale, invece, è il valore dei beni e servizi calcolato a prezzi costanti. Esso illustra cosa accadrebbe alla spesa se cambiassero le quantità, ma non i prezzi. Si seleziona un insieme di prezzi, detti prezzi dell'anno base. Poiché i prezzi vengono tenuti costanti, il PIL reale varia di anno in anno solo nella misura in cui variano le quantità prodotte. Dato che la capacità di una società di soddisfare i desideri e i bisogni dei propri membri dipende dalla quantità di beni e servizi che riesce a produrre, il PIL reale rappresenta una misura migliore del benessere economico rispetto al PIL nominale.
Tuttavia, calcolando il PIL reale sulla base dei prezzi di un anno base che non viene mai modificato col tempo, i prezzi diventerebbero sempre più obsoleti. Per risolvere tale problema, si aggiornavano periodicamente i prezzi utilizzati. Ogni 5 anni si sceglieva un nuovo anno base. Tale sistema veniva utilizzato anche quando sul mercato comparivano nuovi beni, per i quali non si potevano applicare i prezzi dell'anno base perché precedentemente quei beni non esistevano ancora. Oggi si ricorre a indicatori concatenati del PIL reale. L'anno base viene cambiato continuamente. I prezzi medi del 2012 e del 2013 vengono utilizzati per misurare la crescita reale tra 2012 e 2013. Quelli del 2013 e del 2014 per misurare la crescita del PIL reale tra il 2013 e il 2014 e così via. I tassi di crescita così calcolati, anno dopo anno, formano una catena a cui si fa riferimento per confrontare la produzione aggregata di beni e servizi tra due date qualunque.
Il deflatore del PIL
Il deflatore del PIL si definisce come il rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale. Esso è un indicatore dell'andamento del livello generale dei prezzi in un sistema economico. Il PIL nominale misura il valore monetario corrente della produzione aggregata dell'economia. Il PIL reale misura il valore della produzione aggregata a prezzi costanti. Il deflatore del PIL misura il prezzo della produzione aggregata in rapporto ai prezzi dell'anno base. Esso viene utilizzato per deflazionare (cioè depurare dall'inflazione) il PIL nominale e ottenere così il PIL reale.
| Anno | PIL Nominale | PIL Reale | Deflatore del PIL | Var % rispetto all'anno 0 |
|---|---|---|---|---|
| 2010 | ||||
| 2011 | ||||
| 2012 |
Il Deflatore del PIL serve anche per riportare i consumi nominali in termini reali:
| Anno | Consumi Nominali | Consumi Reali |
|---|---|---|
| 2010 | 80 | |
| 2011 | 90 | |
| 2012 | 100 |
Altre misure del reddito
PNL - Prodotto Nazionale Lordo
Se il PIL misura il reddito aggregato prodotto all'interno di un determinato Paese, il PNL misura il reddito aggregato dei residenti nel Paese.
PNN - Prodotto Nazionale Netto
Per ottenere il PNN si sottraggono al PNL l'ammortamento del capitale, cioè la stima della perdita di valore dello stock di impianti, attrezzature e fabbricati residenziali verificatasi nel corso dell'anno. Gli ammortamenti sono anche chiamati consumo di capitale fisso. Sottraendo gli ammortamenti si evidenzia il risultato netto dell'attività produttiva del Paese.
La destagionalizzazione
Il PIL reale e gli altri indicatori del Reddito hanno un andamento stagionale. Quando gli economisti studiano le fluttuazioni del PIL reale e delle altre variabili economiche, spesso desiderano eliminare quella parte di fluttuazione dovuta a prevedibili movimenti stagionali. La destagionalizzazione significa che i dati vengono corretti in modo da eliminare le fluttuazioni stagionali regolari.
L'indice dei prezzi al consumo
L'indice dei prezzi al consumo (IPC) è un indicatore del livello generale dei prezzi. L'IPC trasforma i prezzi di una molteplicità di beni e servizi in un unico indicatore che misura il livello generale dei prezzi. Le agenzie statistiche nazionali attribuiscono un peso differente a diversi beni e servizi calcolando il prezzo di un paniere di beni e servizi acquistato dal consumatore medio: l'IPC è il prezzo relativo di questo paniere rispetto al prezzo del medesimo paniere nell'anno base. L'indice dei prezzi alla produzione, invece, misura il prezzo del paniere medio di beni acquistato dalle imprese.
IPC e deflatore del PIL
- Il deflatore del PIL misura il livello dei prezzi di tutti i beni e i servizi prodotti nel sistema economico, mentre l'IPC misura il livello dei prezzi di tutti i beni e servizi acquistati dai consumatori.
- Il deflatore del PIL comprende solo i beni e i servizi prodotti all'interno dei confini nazionali. I beni importati non fanno parte del PIL ma vengono invece computati dall'IPC.
- L'IPC assegna un peso fisso ai prezzi di beni differenti, mentre il deflatore del PIL assegna pesi variabili. L'IPC è calcolato sulla base di un paniere fisso di beni, mentre il deflatore del PIL fa variare la composizione del paniere in funzione della variazione della composizione del PIL.
Indice di Laspeyres = indice dei prezzi calcolato su un paniere fisso di beni
Indice di Paasche = indice dei prezzi calcolato su un paniere variabile.
Il reddito nazionale
Martedì 14 marzo 2017 09:59
Le componenti della spesa
Il PIL è suddiviso in tre grandi categorie di spesa:
- Spesa per consumi finali
- Formazione lorda di capitale
- Esportazioni nette
Spesa per consumi finali = spesa per beni e servizi finalizzata al consumo. Essa viene ulteriormente suddivisa sulla base del soggetto che effettua la spesa:
- La spesa per consumi delle famiglie è ulteriormente suddivisa in:
- Beni non durevoli: beni che hanno durata limitata
- Beni durevoli: beni che possono essere utilizzati ripetutamente per un periodo superiore a un anno e hanno un prezzo più elevato degli altri beni
- Beni semidurevoli: beni con vita attesa superiore a un anno, ma inferiore a quella dei beni durevoli e hanno un prezzo tendenzialmente inferiore rispetto a questi ultimi
- Servizi: includono il lavoro svolto da individui e imprese a favore dei consumatori
- Le ISP sono molto simili alle famiglie in quanto non hanno un obiettivo di profitto. Esse consumano per conto dei nuclei familiari (università, sindacati, chiese)
- I consumi delle amministrazioni pubbliche includono la spesa delle amministrazioni locali e centrali. In questa categoria di spesa non sono inclusi i trasferimenti verso i cittadini (prestazioni pensionistiche o sussidi di disoccupazione) in quanto i trasferimenti ridistribuiscono un reddito già formato e quindi non sono computati nel PIL.
Formazione lorda di capitale = investimento totale, cioè quella parte della spesa che ha come finalità la produzione o il consumo futuri. Essa si suddivide in due sottocategorie:
- L'investimento fisso lordo che si suddivide ulteriormente in:
- Investimento fisso delle imprese, che corrisponde all'acquisto di nuove fabbriche e nuove attrezzature produttive da parte delle imprese.
- Investimento fisso delle amministrazioni pubbliche che comprende la costruzione di scuole, autostrade e altre infrastrutture da parte delle amministrazioni centrali e locali.
- Investimento residenziale, che è dato dall'acquisto di nuovi immobili per uso abitativo da parte di famiglie o soggetti privati
- L'investimento in scorte, che è pari all'aumento delle scorte delle imprese.
Esportazioni nette = valore dei beni e dei servizi esportati in altri paesi, meno il valore dei beni e dei servizi importati da altri paesi. Il valore delle esportazioni nette è positivo se il valore delle esportazioni è maggiore del valore delle importazioni. È negativo in caso contrario.
La contabilità nazionale
- Non vi è distinzione tra IPC e famiglie, in quanto hanno comportamenti simili.
- La spesa netta derivante dal turismo risulta inclusa nelle esportazioni nette.
- La spesa delle amministrazioni pubbliche viene separata dalle altre voci.
- Ai fini dell'analisi macroeconomica si definiscono 4 categorie:
- Consumo
- Investimento
- Spesa pubblica
- Esportazioni nette
C - Consumo = spesa delle famiglie per consumi finali + spesa per consumi finali delle ISP. Raccoglie i consumi finali delle famiglie, sia diretti sia per tramite di associazioni, istituzioni benefiche e altri soggetti senza scopo di lucro.
I - Investimento = investimento delle imprese + investimento residenziale + investimento in scorte. Include l'investimento delle imprese e delle famiglie.
G - Spesa pubblica = spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche + spesa per investimento delle amministrazioni pubbliche. Comprende la spesa per consumi finali e per investimento delle amministrazioni pubbliche a tutti i livelli.
NX - Esportazioni nette = esportazioni - importazioni + saldo dei consumi afferenti al turismo. Includono anche il saldo dei consumi afferenti ai flussi turistici.
Dunque, il PIL corrisponde alla somma di consumo, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette. Tale uguaglianza è un'identità, in quanto necessariamente soddisfatta ed è detta identità contabile del reddito nazionale.
Cosa determina la produzione aggregata di beni e servizi?
La produzione di beni e servizi di un sistema economico, cioè il suo PIL, dipende da:
- La quantità di fattori di produzione di cui l'economia dispone
- La capacità di trasformare questi fattori di produzione in beni e servizi, come rappresentato dalla funzione di produzione.
Fattori di produzione
I fattori di produzione vengono utilizzati per produrre beni e servizi. Essi sono:
- Capitale: costituito da tutti gli attrezzi e gli utensili che i lavoratori utilizzano con finalità produttive
- Lavoro: costituito dal tempo che gli individui dedicano ad attività direttamente produttive
Ipotizziamo che i fattori di produzione siano disponibili in quantità fissa e che siano pienamente utilizzati, cioè che nessuna risorsa vada sprecata.
Funzione di produzione
La funzione di produzione descrive la tecnologia disponibile per trasformare capitale e lavoro in beni e servizi. La tecnologia di produzione disponibile determina il volume della produzione che si ottiene per ogni data quantità di capitale e lavoro. Y è la produzione aggregata, e quindi il PIL, che è dunque una funzione della quantità di capitale e lavoro.
Una funzione di produzione ha rendimenti di scala costanti se a un aumento di eguale percentuale di tutti i fattori di produzione corrisponde un aumento di pari percentuale della produzione.
Come si distribuisce il reddito nazionale tra i fattori di produzione?
La produzione aggregata è uguale al reddito aggregato. Poiché i fattori di produzione e la funzione di produzione, insieme, determinano la produzione aggregata di beni e servizi, determinano anche il reddito nazionale.
Teoria neoclassica della distribuzione
Teoria basata sull'idea che i prezzi si aggiustino in modo da garantire l'uguaglianza tra domanda e offerta. La domanda di ciascun fattore di produzione dipende dalla produttività marginale del fattore stesso.
I prezzi dei fattori
La distribuzione del reddito nazionale è determinata dai prezzi dei fattori. I prezzi dei fattori sono le somme corrisposte per la remunerazione dei fattori di produzione. In un sistema economico nel quale i due fattori di produzione sono capitale e lavoro, i prezzi dei fattori sono:
- I salari percepiti dai lavoratori
- Le rendite percepite dai proprietari del capitale
Il prezzo pagato per un fattore di produzione dipende dalla domanda e dall'offerta dei suoi servizi. Avendo ipotizzato che l'offerta dei fattori sia fissa, la curva di offerta è una retta verticale. La curva di domanda ha pendenza negativa. L'intersezione della curva di domanda e della curva di offerta determina il prezzo di equilibrio del fattore.
Le decisioni dell'impresa concorrenziale
Un'impresa concorrenziale è piccola rispetto ai mercati in cui opera, al punto che le sue decisioni non sono in grado di influenzare i prezzi di mercato. L'impresa media produce un bene e lo vende al prezzo di mercato e può venderne qualunque quantità senza provocare una caduta del prezzo di mercato, o può cessare di venderlo senza provocare un aumento del prezzo, proprio perché le imprese che producono questo bene sono numerose. L'impresa media, allo stesso tempo, non può influenzare il salario dei lavoratori, perché nel mercato del lavoro sono presenti molte altre imprese.
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