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Rudolph Carnap

I tre tipi di concetti della scienza

I concetti della scienza possono essere divisi in tre gruppi: classificatori, comparativi, quantitativi.

 Concetti classificatori: si tratta di un concetto che colloca un oggetto in una classe. Si tratta di concetti che

possono essere di carattere più generale o più specifico, a seconda della specificità della classe. Dire che un

oggetto “è caldo” risulta dare poche informazioni in merito all’oggetto. Dire che un oggetto “è un organismo”

risulta già più ricco di informazioni, e così si procede alla classificazione sempre più efficace: “è un animale”

“è un vertebrato” “è un cane”. Sono i concetti a noi più familiari, che si apprendono sin da bambini.

 Concetti comparativi: un concetto del genere ci dice in che relazione (in termini di più e di meno) si trovi un

oggetto con un altro. Si tratta di concetti molto importanti, utilizzati soprattutto in quelle discipline nelle quali

ancora non si sono potuti identificare con precisione concetti quantitativi. La differenza principale con i

concetti classificatori è che i concetti comparativi sono fortemente vincolati da una struttura logica di

relazioni. Questo loro peculiare carattere li rende anche “immuni” dalle accuse dei convenzionalisti.

 Concetti quantitativi: in merito a questo tipo di concetti si apre una discussione riguardante il linguaggio: vi è

distinzione fra linguaggio qualitativo e linguaggio quantitativo? Sì, poiché il primo fa riferimento unicamente

ai predicati dell’oggetto, mentre il secondo si serve di simboli che hanno valori numerici. Fra i metodi

quantitativi il più basico e fondamentale è il conteggio. Esso è in grado di darci il numero cardinale di una

classe di eventi consecutivi, come i battiti di un orologio, e di eventi simultanei, come le sedie in una stanza. È

il modo con cui il bambino impara a contare: egli tocca le sedie nella stanza e ripete il numero, anche se

l’attività di conteggio che sta svolgendo non è tanto riferita agli oggetti stessi quanto agli eventi del toccare.

Allo stesso modo, nel momento in cui ci si chiede di contare degli alberi da una certa distanza, qualora questi

ultimi siano in un numero non immediatamente identificabile, l’operazione che compierebbe un qualsiasi

adulto consisterebbe nello spostare lo sguardo da un albero all’altro, contando nel processo. Anche in questo

caso, dunque, non si conta la classe quanto il numero cardinale degli eventi del “guardare il singolo albero”.

Attraverso questo ragionamento, tuttavia, è possibile dimostrare l’isomorfismo fra eventi e oggetti, e affermare

dunque la corrispondenza fra il numero cardinale degli eventi e il numero cardinale della classe.

È innegabile che, nella scienza, i grandi progressi che vi sono stati non sarebbero stati possibili senza

l’applicazione del metodo quantitativo. Uno dei vantaggi minori che emergono dall’utilizzo di tale metodo è

un aumento dell’efficienza del nostro vocabolario. Ci basta pensare a quanti termini di tipo qualitativo

sarebbero necessari per descrivere ogni singolo grado quantitativo (immaginiamo che, ad esempio per la

temperatura, esistesse un termine qualitativo a descrivere ogni singolo grado).

Ma il vantaggio principale del metodo quantitativo è che permette di formulare leggi quantitative, come la

banale equazione della retta y=mx+q. Il vantaggio consiste proprio in questo: il metodo quantitativo consente

di formulare leggi matematiche che ci permettano di formulare previsioni precise ed efficaci.

Una delle critiche rivolte al metodo quantitativo è che causi un’eccessiva meccanicizzazione del mondo; ma è

chiaro che, senza il suo utilizzo, non sarebbe per noi possibile pensare ad automobili, aerei, telefoni e ogni

specie di innovazione tecnologica.

Da questa critica ne scaturisce un’altra: il metodo quantitativo ci aiuta davvero a comprendere la natura? Una

critica di questo tipo fu fatta da Goethe, che non fu solo poeta ma anche grande biologo e interessato alla

teoria dei colori. La trattazione di Goethe sui colori è piuttosto sistematica, e da essa emerge un grande

contrasto con Newton. Il punto di disaccordo si trovava nello studio dei fenomeni naturali: Goethe affermava

che essi andassero studiati nel loro ambito di appartenenza, quindi in natura. Newton, invece, ricreava le

situazioni artificialmente, studiando i fenomeni in condizioni controllate. Da questo punto di vista è

emblematico lo studio della luce bianca del sole, che Newton scoprì (attraverso l’esperimento del prisma)

essere formata da tutti i colori.

L’idea di Goethe venne condivisa anche da Arthur Schopenhauer, che in particolare considerava le

dimostrazioni matematiche come “dimostrazioni a trappola”.

Causalità

Uno dei compiti principali dei filosofi della scienza consiste nell’indagine della causalità, un elemento fondante

dell’indagine scientifica. In merito alla causalità si era espresso David Hume, che ne aveva delineato una generale

condanna, soprattutto del suo aspetto legato alla necessità.

Fra cosa esiste una relazione causale? Spesso in merito al discorso sulla causalità si ha a che fare con processi piuttosto

che con oggetti. La crescita delle piante non è dovuta direttamente dal sole, ma piuttosto dalla radiazione luminosa che

viene emessa da quest’ultimo. Non tutti i processi, poi, sono dinamici. Facendo l’esempio di un tavolo che, per un certo

periodo, mantenga la sua condizione del tutto inalterata, questa sua costanza è determinata da un processo causale di

tipo statico.

Le condizioni, dunque, diventano elementi determinanti nel discorso sulla causalità. Facendo l’esempio di un incidente

stradale avvenuto fra due automobili in autostrada, ci rendiamo conto che, per attuare un’analisi completa della

situazione e per poter determinarne la causa, è necessario fare riferimento non solo alle condizioni variabili, ma anche a

quelle stabili (la condizione della strada, il sole ecc.). Questo discorso porta con sé il problema del punto di vista; un

ingegnere stradale potrebbe dire che, avendo precedentemente attuato dei test e verificato che quel particolare tipo di

asfalto fosse pericoloso per un’autostrada, l’incidente sia una ulteriore conferma della sua affermazione. Uno psicologo

potrebbe aver determinato che l’incidente sia stato causato da un particolare stato di ansia di uno dei conducenti.

Insomma, ogni persona tenderà a isolare, secondo il proprio punto di vista, una determinata condizione che sia stata

“causa” dell’incidente.

Da questo discorso emerge, quindi, che la vera causa di un dato evento sia data dall’insieme totale delle situazioni che

gli sono precedute. Ovviamente non è possibile per l’uomo essere a conoscenza di tutti i dettagli della situazione; se egli

lo fosse, tuttavia, sarebbe in grado di predire l’incidente.

Determinismo e libero arbitrio

Ci si è resi conto che, in sostanza, il mondo segua una struttura causale. In merito al discorso viene introdotta la nozione

di “determinismo”. Si tratta di un particolare tipo di struttura causale che afferma che la causalità del mondo sia così

forte che, data una descrizione intera del mondo in un dato istante di tempo, e conoscendo le leggi, può essere calcolato

ogni evento passato o futuro. Si tratta dunque di una condizione meccanicistica secondo la quale ogni avvenimento è

necessario, non potrebbe che essere così per via della struttura causale del mondo.

Il problema del determinismo è sempre stato collegato a quello del libero arbitrio. Secondo Reichenbach e Laplace

ogni azione che noi compiamo ha il carattere illusorio di libertà, mentre si tratta di qualcosa che sia stato determinato

unicamente da condizioni precedenti, addirittura da prima che noi nascessimo. L’obiezione di Carnap consiste nel

distinguere due diversi significati del determinismo: determinazione in senso teorico, secondo cui un evento è

determinato da un altro evento precedente conformemente a una legge, e costrizione. La concezione di Laplace sembra

affermare che, in qualche modo, l’uomo sia costretto a compiere azioni determinate. Carnap pone l’esempio del suo

amico appassionato di Bach che, invitato dal filosofo stesso a un concerto di Bach molto esclusivo, accetta volentieri

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher biciogiovanardi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Dorato Mauro.
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