La Repubblica (Platone)
Libro I
Il primo libro della Repubblica è differente dagli altri nove, per lo stile e per il modo in cui vengono affrontati gli argomenti; esso infatti costituisce quasi, un dialogo a parte, probabilmente intitolato “Trasimaco”, infatti compaiono alcuni personaggi (Trasimaco, Cefalo, Polemarco) che non interverranno più nel corso dell’opera. Inoltre, la tecnica di confutazione che appare in questo libro, è tipica dei dialoghi della gioventù di Socrate.
Durante le feste Bendide, Socrate si reca con Glaucone e altri in casa di Cefalo; inizia qui, con quest’ultimo, una discussione sui vantaggi e sugli svantaggi della vecchiaia, trovandosi entrambi concordi sul fatto che le ricchezze aiutano l’uomo a sopportare l’età senile e a comportarsi in modo giusto.
A questo punto il discorso si incentra sull’essenza della giustizia; prende il posto del padre, nella discussione intrapresa, Polemarco che sostiene che la definizione più corretta sarebbe “fare il bene degli amici e il male dei nemici”; si presenta come il “dire la verità e restituire le cose ricevute”, mostrando quindi i paradossi: la necessità di distinguere i veri amici e i veri nemici da coloro che sembrano tali ma non lo sono, chi danneggia rende sempre peggiore il danneggiato e quindi questo non può essere l’obiettivo del giusto.
Sono infatti le persone competenti, e non i “giusti”, a fare il bene dell’oggetto della loro scienza. È proprio qui che interviene il sofista Trasimaco, criticando il metodo socratico e la mancanza di una definizione, e aggiungendo che la vera giustizia consiste nell’interesse del più forte, cioè di chi detiene il potere.
Socrate quindi inizia con una serie di obiezioni: dimostrando che, tendendo l’ingiusto a “soverchiare tutti, giusti ed ingiusti”, si ritroverà senza alleati, amici, e le stesse parti della sua anima saranno divise; infatti, un tale uomo, sarà sicuramente infelice ed avrà vita breve a causa dell’odio che lo circonda e della profonda spaccatura nella sua anima.
Socrate afferma quindi che non si può attribuire all’ingiustizia la sapienza e la virtù, poiché in tutte le attività chi è competente cerca sempre di prelevare sull’incompetente. L’ingiustizia indebolisce l’azione dell’uomo, rendendo gli uomini discordi tra loro e invisi agli dei; la virtù propria dell’anima è appunto la giustizia, quindi solo l’anima giusta è felice. In questo libro emerge una dura critica ai sofisti per la loro arroganza; ma viene anche sottolineato il fatto che le argomentazioni usate da Socrate sono insufficienti.
Libro II
Socrate analizza la giustizia nell’ambito più ampio dello Stato e descrive una città semplice e primitiva, costituita da contadini, artigiani e commercianti e basata su una precisa suddivisione dei compiti. A tale proposito Glaucone reclama uno Stato più ricco, il che però comporta un ampliamento della città; ciò implica l’esercizio della guerra, e di conseguenza la creazione della classe dei guardiani, dedita alla difesa della città.
Ponendo come unica limitazione che ogni uomo possa svolgere correttamente un solo mestiere, si crea uno Stato aggregando in un piccolo territorio dei nuclei di popolazione per soddisfare ogni bisogno:
- 1° nucleo: agricoltori, muratori, sarti, calzolai.
- 2° nucleo: carpentieri, fabbri, artigiani, pastori.
- 3° nucleo: commercianti, marinai.
- 4° nucleo: negozianti, mercenari.
- 5° nucleo: poeti, musicisti.
- 6° nucleo: servi.
- 7° nucleo: pastori, medici.
- 8° nucleo: guardiani, filosofi.
I guardiani devono essere miti e animosi a seconda delle circostanze, nonché amanti del sapere. Si pone quindi il problema della loro educazione, che sarà innanzitutto musicale e ginnica.
Quanto all’educazione musicale, è importante eliminare dalla città tutte le opere poetiche che danno un’immagine distorta di dei ed eroi, presentandoli immersi nei vizi e nella malvagità. La divinità, essendo buona e perfetta, può compiere solo azioni buone e non subisce metamorfosi.
Libro III
Poiché i guardiani vanno educati al coraggio e alla temperanza, bisogna rigettare i miti che suscitano paura della morte e offrono rappresentazioni sconvenienti e mendaci di dei ed eroi; solo i governanti hanno il diritto di mentire ai sudditi a fin di bene. L’educazione musicale dei guardiani deve mirare a un ideale di bellezza attraverso il ritmo e l’armonia.
Il successivo esame dell’educazione ginnica evidenzia i rapporti tra essa e la medicina e permette un confronto tra i medici e i giudici: i primi, curando il corpo con l’anima, devono avere esperienza delle malattie, mentre i secondi, curando l’anima con l’anima, devono avere l’anima incorrotta. L’educazione ginnica deve sviluppare più la forza morale che quella fisica e deve pertanto andare di pari passo con l’educazione musicale.
L’alimentazione adeguata è povera di pesce e di carni lesse, ma ricca di carni arrostite (come Omero nei suoi banchetti). Per esporre i criteri di scelta dei guardiani Socrate ricorre al “mito della nascita” degli uomini della terra e della loro distinzione in tre classi:
- Aurea (governanti)
- Argentea (guerrieri)
- Bronzea (prestatori d’opera)
Tali classi sono flessibili, si appartiene ad esse per meriti, non solo per nascita. Per i guardiani vi è la comunione dei beni e delle donne, non esiste la proprietà privata affinché l’amore pe