Psicologia dei processi mnestici e motivazionali
Modulo 1: Le fasi dei processi di memoria
Le fasi dei vari processi di memoria sono tre: codifica/acquisizione, mantenimento e recupero. Questo schema resta simile per tutti i tipi di memoria (breve e lungo termine, semantica, episodica, implicita-procedurale) ed ogni fase deve essere eseguita in modo corretto per evitare errori. Non dedicare la giusta attenzione durante l’acquisizione, possibili interferenze durante il mantenimento o l’incapacità di utilizzare efficienti strategie di recupero possono provocare la “perdita” dell’informazione. Di solito una difficoltà nel recupero può essere dovuta ad un’elaborazione superficiale nelle fasi iniziali, tuttavia può verificarsi anche in casi in cui l’acquisizione ed il mantenimento siano stati effettuati correttamente, come avviene nel caso dei lapsus (sostituzione del termine voluto con un altro che condivide col termine target alcuni attributi semantici o percettivi).
Per comprendere bene questo fenomeno è utile comprendere il funzionamento della memoria semantica. Al suo interno, infatti, i concetti sono organizzati in una rete immaginaria nella quale le parole costituiscono dei nodi in connessione tra di loro. In questo modo, il sistema è più rapido nel selezionare concetti o parole utili in un discorso in cui si cita una determinata parola target. Tra le operazioni per selezionare la parola giusta vi è l’inibizione del rumore di fondo, che in condizioni di ansia elevata può causare delle difficoltà.
Lo studio dei processi di consolidamento e recupero è dovuto principalmente al contributo delle neuroscienze. Celebre è il caso del paziente HM, il quale, in seguito a una lesione nelle strutture temporo-mesiali, sviluppò un deficit di consolidamento di nuove informazioni. Egli presentava un pattern tipico di disturbi della memoria episodica. Da quest’informazione, emerse come ippocampo e talamo siano coinvolti nei processi di consolidamento. Questi ultimi causano una mancata acquisizione delle informazioni mentre i disturbi di recupero provocano difficoltà di accesso al materiale. In entrambi i casi si riscontrano prestazioni negative ai test neuropsicologici.
Negli studi sperimentali, uno dei più utilizzati è il FCSRT, questo test prevede due fasi: una di studio nella quale si cerca di indurre il soggetto ad adottare una buona strategia di codifica e acquisizione, ed una fase di test in cui si esamina il recupero degli stimoli sia immediatamente dopo la fase di studio sia dopo un intervallo di 15 minuti, attraverso le modalità di free recall (richiamo libero) e cued recall (richiamo guidato). In questo modo chi ottiene un punteggio basso al FR, e che non ha deficit di consolidamento, potrebbe trarre vantaggio dal CR. Al contrario, in un soggetto con questo tipo di deficit non vi saranno differenze sostanziali tra i due test. A tal proposito, si può citare la ricerca condotta da Costa e collaboratori nella quale vengono presi in esame un gruppo di persone con malattia di Parkinson associata ad MCI (“declino cognitivo lieve”, condizione borderline tra invecchiamento e demenza), un gruppo con MCI di tipo amnesico ed un gruppo di soggetti sani.
Funzione mnesica e criteri temporali
La funzione mnesica si differenzia in base a vari fattori: temporale, caratteristiche del ricordo, momento dell’acquisizione e livello di consapevolezza. In base al criterio temporale si distinguono MBT e MLT. La prima consente di mantenere attiva una piccola quantità di informazioni per circa 20’’, la seconda invece è permanente. Una distinzione importante si ha dalle modalità di codifica: la MBT utilizza processi connessi con le caratteristiche fisiche degli stimoli ed è influenzata dall’effetto recency, la MLT si avvale di processi semantico-associativi ed è influenzata dall’effetto primacy. Modello seriale di Atkinson e Shiffrin: (spiegare il percorso dell’informazione attraverso i processi di memoria). Il materiale viene prima registrato tramite processi senso-percettivi che ne consentono il mantenimento per pochissimo tempo, successivamente accede alla MBT nella quale saranno eseguiti processi di ripetizione e monitoraggio. Infine, grazie a questi meccanismi avviene il passaggio nella MLT.
Modulo 2: MLT e MBT
All’interno della MLT si trovano vari sistemi tra cui quelli della memoria esplicita, che comprende la memoria semantica e la memoria episodica (prospettica, retrospettiva), e la memoria implicita. Quest’ultima comprende i fenomeni di condizionamento, la memoria procedurale e il priming. Questo fenomeno consiste nel facilitare il processamento di uno stimolo dovuto all’aver fatto esperienza di stimoli ad esso associati in precedenza. Graf e Schacter definiscono la memoria implicita un sistema che consente il recupero delle informazioni in modo inconsapevole. Altri sistemi presenti nella MLT sono la memoria anterograda e retrograda. La MBT invece include al suo interno processi passivi (mantenimento) e attivi (aggiornamento) e si differenzia al suo interno in base alle caratteristiche dello stimolo (verbale, visivo, spaziale).
Caratteristiche qualitative dei processi mnesici
La memoria comprende meccanismi di registrazione ed elaborazione degli stimoli, ossia è in grado sia di “fotografarli” che di astrarre i loro contenuti semantici. Il modo in cui vengono percepiti dipende sia dalle caratteristiche dello stimolo che dalle caratteristiche cognitivo-affettive del soggetto. Dall’esperimento di Bransford e Franks (frasi in successione) si ipotizza che le informazioni acquisite assumono una forma astratta mentre le nuove vengono integrate con le precedenti in uno schema mentale strutturato dal soggetto. Bartlett definiva gli schemi delle strutture flessibili in grado di modulare il comportamento in base alla situazione. Infatti, si può definire il memorandum come il risultato di una costruzione attiva da parte del sistema in funzione delle proprie caratteristiche. Un metodo che facilita la memorizzazione è creare associazioni tra le informazioni (mappe concettuali), questo tipo di strategie infatti facilita anche i processi di recupero.
Modelli della memoria
Il primo modello (Bernecker, Martin e Deutscher, Patihis e coll.) sostiene che nelle tracce di memoria è immagazzinata la maggior parte delle info relative ad un episodio vissuto, il secondo (Michaelian) afferma che la memoria è costituita da un insieme di processi che contribuiscono a costruire il ricordo. Tuttavia, secondo Cheng e coll. la traccia base può avere un grado di accuratezza variabile e per questo il recupero dei dettagli può avvenire grazie all’utilizzo di informazioni generali in nostro possesso (memoria semantica). Secondo Klein invece le tracce di memoria non sono episodiche in quanto possono essere recuperate come semantiche nel caso in cui sia stata elaborata come non correlata al vissuto diretto. In sostanza è possibile astrarre il contenuto di un episodio indipendentemente dal contesto spazio-temporale.
Teoria delle tracce di memoria multiple (Hintzman): secondo questa teoria, ogni volta che si ripete un evento nel tempo, l’individuo ne registra alcune tracce che si integrano con le info degli eventi precedenti che hanno qualità in comune con le ultime. In questo modo l’evento viene memorizzato in termini più astratti e ogni volta che si ripresenta uno stimolo con caratteristiche simili nel soggetto si riattivano le rappresentazioni mentali di quell’evento.
Modulo 3: La memoria episodica
Caratteristiche della memoria episodica: sistema che si occupa dell’acquisizione, ritenzione e rievocazione sia dell’informazione che delle sue coordinate spazio-temporali al momento dell’acquisizione. I deficit della memoria episodica caratterizzano il quadro dell’amnesia su base organica e alcune condizioni neurologiche come l’AD. Tra i test per lo studio dei processi della memoria episodica vi sono il FCRST, l’auditory verbal learning test (lista di 15 parole), il test di memoria di prosa (breve racconto). Entrambi valutano la memoria episodica anterograda, ma il secondo è considerato più accurato poiché non richiede l’utilizzo di altri sistemi cognitivi.
Memoria autobiografica
Acquisizione, mantenimento e recupero di informazioni relative alla propria vita personale, ma in essa vanno comunque distinti contenuti episodici e contenuti semantici. Eustache e coll. hanno evidenziato come vi siano aree cerebrali che si attivano in maniera differenziata quando vengono rievocati aspetti semantici o episodici (aree episodiche posteriori rispetto alle semantiche), inoltre esistono anche aree comuni di attivazione. Test per l’analisi della memoria autobiografica sono il test di Kopelman e il test di rievocazione guidata di Crovitz-Schiffman. Conway propose una spiegazione riguardo l’architettura della memoria autobiografica. Secondo lui, quest’ultima procede dalla formazione di una conoscenza autobiografica generale strutturata in termini semantico-episodici; da questa base verrà poi ricostruito l’episodio nel momento della rievocazione.
Per Conway, la memoria autobiografica avrebbe una struttura di tipo gerarchico. Infatti, vi è una suddivisione in “temi generali” che costituirebbero la storia autobiografica dell’individuo. Questi temi si articolano in intervalli temporali ai quali si associano vari eventi connessi a loro volta con attività, luoghi, persone ecc. procedendo in questo modo si giunge ad episodi sempre più specifici.
Test di riconoscimento
Vengono presentati una serie di stimoli tra cui quelli mostrati in precedenza, ma con l’aggiunta di alcuni nuovi, chiedendo al soggetto di riconoscere quali siano quelli vecchi. Questi test richiedono un dispendio minore di risorse attentive e di strategie per il recupero, per questo vengono usati per valutare se un disturbo di memoria è dovuto a disturbi di memoria specifici (confronto tra prova di free recall e riconoscimento).
In questa tipologia di test si può chiedere al soggetto se è certo di aver visto lo stimolo in precedenza o se ne ha l’impressione. Nel primo caso si chiede di esprimere un giudizio di recollection, mentre nel secondo si chiede un giudizio di familiarity. Questi giudizi riflettono modalità di funzionamento della memoria episodica. Al momento, sono due le teorie più accreditate sulle differenze tra i meccanismi cognitivi che ne sono alla base. Secondo l’ipotesi single process vi è una differenza di tipo quantitativo, ossia l’esperienza soggettiva della recollection è caratterizzata da una maggior intensità delle tracce mnesiche che consente l’accesso a informazioni dettagliate, al contrario del processo di familiarità.