Estratto del documento

Paradigmi sperimentali del cognitivismo nello studio dello sviluppo

Dal punto di vista metodologico, i neopiagetiani usano l'analisi del compito per identificare i processi mentali utilizzati dal bambino nella risoluzione di specifici compiti cognitivi. L'obiettivo è di dimostrare che il superamento di un compito implica una serie di abilità distinte e spesso eterogenee, alcune delle quali possono non essere parte integrante della capacità di ragionamento che il compito si propone di accertare.

Una serie di ricerche di Bryant e Trabasso, che seguiva la prospettiva della teoria dell'elaborazione delle informazioni, ha dimostrato che in un compito atto a testare la capacità di inferenza transitiva sono coinvolte anche risorse di tipo attentivo e mnestico. Siegler, analizzando le risposte corrette e sbagliate nel compito piagetiano della bilancia, ha identificato quattro regole che vengono utilizzate in diverse età: a 5 anni osservano soltanto il numero di pesi; a 9 anni osservano il numero di pesi e, se questi sono uguali, la distanza; dopo i 9 anni osservano il numero di pesi insieme alla distanza, ma solo se concordi; a 17 anni, osservano il numero di pesi insieme alla distanza.

Sviluppo comunicativo-linguistico

Il linguaggio è una forma di comunicazione parlata, scritta o a gesti, basata su un sistema di simboli, ed è caratterizzato da:

  • Arbitrarietà, poiché il significato non può essere ricavato dal suono;
  • Creatività e generatività, poiché il parlante può produrre un numero infinito di frasi a partire da un numero finito di parole;
  • Referenzialità, poiché i segni linguistici si riferiscono ad oggetti ed eventi esterni al linguaggio stesso.

Per studiare come si sviluppa il linguaggio è necessario considerarne le diverse componenti:

  • La fonologia è il sistema dei suoni, i fonemi, e delle loro relazioni, governate da regole fonotattiche;
  • La morfologia è il sistema delle unità di significato, i morfemi, all'opera nella formazione delle parole, secondo regole morfologiche;
  • La sintassi è il sistema che influisce sul modo in cui le parole sono combinate per formare frasi accettabili, i sintagmi, secondo regole sintattiche;
  • La semantica è il sistema che riguarda il significato di parole e frasi;
  • La pragmatica è il sistema che regola un uso appropriato del linguaggio a seconda del contesto.

Per imparare a usare il linguaggio in modo efficace il bambino deve:

  • Segmentare il flusso del parlato identificando le unità costituenti la lingua;
  • Articolare i movimenti per produrre i fonemi e le sequenze di fonemi;
  • Acquisire e ampliare il vocabolario;
  • Padroneggiare le regole morfo-sintattiche per combinare le parole in frasi;
  • Imparare a usare le funzioni comunicative del linguaggio in base al contesto e all'interlocutore.

Non si può parlare di sviluppo del linguaggio senza considerarlo all'interno di un più ampio sviluppo comunicativo. Lo sviluppo comunicativo pre-linguistico precede e prepara la comparsa del linguaggio, attraverso lo sviluppo di gesti comunicativi e vocalizzazioni. Con i gesti e le vocalizzazioni nasce l'intenzionalità comunicativa:

  • Dai 0 agli 8 mesi, la comunicazione è pre-intenzionale;
  • Dagli 8 ai 12 mesi, la comunicazione è intenzionale pre-linguistica;
  • Dai 12 mesi, la comunicazione è linguistica.

L'intenzionalità comunicativa è resa possibile da: abilità cognitive (Piaget) che permettono la distinzione tra mezzi e fini e dunque lo sviluppo dalle forme richiestive alle forme dichiarative; abilità sociali (Bates) che permettono la consapevolezza dell'efficacia dei propri segnali comunicativi. Si definiscono gesti comunicativi tutte le azioni corporee che sono usate con intenzione comunicativa, sono convenzionali e si riferiscono a un oggetto o evento esterno. L'intenzione di comunicare è segnalata dallo sguardo visivo: lo sguardo è rivolto all'interlocutore prima, durante e/o dopo l'emissione del gesto.

Intorno ai 9-12 mesi, vengono prodotti i gesti deittici, gesti performativi che esprimono l'intenzione comunicativa del bambino e che vengono usati per riferirsi a oggetti o eventi esterni, mentre il referente di tale comunicazione è dato interamente dal contesto in cui è inserito. Tali gesti possono avere due differenti funzioni: funzione dichiarativa, che compare tra gli 8-9 mesi, o funzione richiestiva, che compare tra i 10-12. Un importante gesto performativo è il pointing e anch'esso può avere funzione dichiarativa e funzione richiestiva. Gli studiosi del linguaggio ritengono che il pointing sia un indice molto importante degli aspetti sociali del linguaggio. Esso inizialmente avviene senza sguardo rivolto verso l'adulto, dopodiché, tra i 12 e i 18 mesi, con lo sguardo che si alterna tra l'adulto e l'oggetto indicato grazie all'emergere dell'attenzione condivisa. La mancanza di pointing è considerata un indicatore importante di problemi nel sistema comunicativo del bambino.

I gesti referenziali, ossia gesti rappresentativi che hanno un referente specifico indipendente dal contesto e il cui contenuto semantico non varia al variare del contesto, compaiono invece tra i 12 e i 18 mesi. Questi hanno origine sociale, nascono all'interno di routine sociali o di giochi con l'adulto e vengono appresi per imitazione. I gesti referenziali fanno da ponte per l'apprendimento del linguaggio perché hanno natura convenzionale, ma siccome hanno portata esplicativa limitata per la loro natura iconica scompaiono lasciando posto alle parole. All'aumentare del vocabolario diminuisce il numero di gesti, fino a quasi scomparire quando il bambino possiede un vocabolario di circa 50 parole. Sembra che non solo l'uso di gesti comunicativi (in particolare il pointing), ma anche la comprensione di quelli usati dall'adulto, siano predittivi del successivo sviluppo linguistico.

Sviluppo fonologico

Lo sviluppo fonologico del bambino riguarda la produzione di suoni linguistici e segue un percorso simile per neonati di tutto il mondo, qualunque sia il loro contesto linguistico. Le vocalizzazioni seguono una frequenza precisa nel 1º anno di vita:

  • Pianto e suoni prepianto (sbadigli, ruttini, gorgoglii), nel 1º mese di vita;
  • Tubazione, ossia emissioni di suoni in «uu», tra il 1º e il 2º mese di vita;
  • Imitazioni vocaliche, tra il 2º e il 3º mese;
  • Vocalizzazioni non di pianto che si inseriscono tra i turni verbali del genitore (protoconversazioni), tra il 3º e il 6º mese;
  • Lallazione canonica, ossia ripetizioni di sequenze sillabiche consonante-vocale, tra il 6º e il 7º mese di vita;
  • Lallazione variata, ossia ripetizioni di sequenze sillabiche complesse (protoparole), tra il 10º e il 12º mese di vita.

Le ricerche più recenti evidenziano come il bambino utilizzi, nel formare le prime parole, le sequenze fonetiche già sperimentate nella lallazione, sottolineando dunque una continuità tra la produzione dei primi suoni, le protoparole, e le prime vere parole.

Sviluppo lessicale

Lo sviluppo lessicale comprende la produzione delle prime parole, che generalmente avviene tra gli 11 e i 13 anni, e la costruzione del vocabolario. Questo processo avviene in due fasi:

  • Nella fase del lessico emergente, tra i 12-16 mesi, il bambino conosce all'incirca 50 parole;
  • Nella fase dell'esplosione del vocabolario, tra i 18-24 mesi, c'è una brusca impennata nell'acquisizione di nuove parole.

Lessico emergente

Le prime 50 parole apprese possono essere nomi concreti e riferirsi a persone e oggetti familiari o elementi dell'ambiente di facile individuazione; possono riferirsi ad azioni abituali o essere usate per commentare o descrivere quello che sta succedendo; possono servire a interagire con le persone. Tali parole non hanno carattere referenziale.

Vengono apprese in contesti interattivi, in cui l'adulto fornisce indizi contestuali che aiutano il bambino a individuare le corrispondenze tra elementi linguistici e non linguistici, o vengono apprese in modo indiretto, attraverso la semplice esposizione a interazioni comunicative tra parlanti attraverso le quali il bambino inferisce la relazione tra nome e oggetto. Secondo Clark, sono importanti le somiglianze percettive: i significati delle parole si costruiscono a partire dall'individuazione delle caratteristiche percettive che qualificano l'oggetto e sono tentativi di generalizzare il nome che possono portare a errori. Invece Nelson ritiene che i significati delle parole si formino a partire dall'individuazione di proprietà dinamico-funzionali estratte dalle ripetute interazioni col medesimo oggetto. I bambini usano entrambe le modalità di categorizzazione e, di solito, passano dall'uso di criteri funzionali a criteri di natura percettiva.

Durante il periodo del lessico emergente, le 50 parole conosciute sono di livello base e i bambini compiono alcuni errori lessicali:

  • Errore di sovraestensione: utilizza una parola di livello base per riferirsi a un concetto superordinato;
  • Errore di sottoestensione: utilizza una parola di livello base per riferirsi a un concetto subordinato;
  • Errore di sovrapposizione: utilizza una parola di livello base per riferirsi a un concetto distinto.

Esplosione del vocabolario

All'inizio della fase di esplosione del vocabolario, il bambino capisce che ogni cosa ha un nome. Compare l'uso referenziale delle parole, esse vengono spontaneamente estese ad esemplari diversi di una stessa categoria e il linguaggio si decontestualizza, si sgancia dal contesto extra-linguistico da cui ha avuto origine. Viene raggiunta la proprietà della arbitrarietà. In parallelo gli ambiti di attribuzione categoriale di una parola si restringono progressivamente ai referenti adeguati.

Sviluppo della grammatica (morfo-sintattico)

Tra i 18 e i 24 mesi, i bambini solitamente passano dall'olofrase, o frase monorematica, all'utilizzo delle espressioni a due parole. Già a partire dai 16 mesi, il bambino produce combinazioni parola-gesto, ossia combinazioni trasmodali, che possono distinguersi in:

  • Combinazioni equivalenti: gli elementi portano lo stesso significato;
  • Combinazioni complementari: gli elementi si riferiscono allo stesso referente, ma uno di questi è un elemento deittico;
  • Combinazioni supplementari: uno degli elementi aggiunge informazioni all'altro, sia riferendosi allo stesso referente che riferendosi a referenti distinti.

I criteri necessari per poter parlare di combinazioni vere e proprie sono: concatenamento temporale, relazionalità semantica e legame strutturale unificante (es. l'intonazione). Se i criteri non sono del tutto soddisfatti, si hanno delle forme transizionali come le parole concatenate: due parole dette in stretta successione temporale che insieme non rappresentano un significato nuovo oppure due parole costituite da un vocativo di richiamo e dalla parola relativa all'oggetto o evento su cui il bambino vuole attirare l'attenzione.

Un altro caso di forma transizionale sono le espressioni formulaiche come l'espressione «Che cos'è?» che il bambino potrebbe usare solo perché le ha sentite pronunciare dagli adulti. Anche quando soddisfano i criteri, le espressioni a due parole tralasciano varie parti del discorso e sono succinte, cioè il modo di combinare le parole è telegrafico. Il discorso telegrafico (che non è circoscritto a quello a due parole) consiste nell'uso di parole brevi e precise senza elementi grammaticali quali articoli, verbi ausiliari e congiunzioni. I bambini che raggiungono lo stadio delle espressioni a due parole passano velocemente alle combinazioni di tre, quattro, cinque parole. Il passaggio da frasi semplici che esprimono una singola proposizione a frasi più complesse avviene tra i 2 e i 3 anni d'età e continua fino agli anni della scuola materna.

Non solo diventano più lunghe le frasi che il bambino è in grado di combinare, ma queste diventano più complete anche dal punto di vista morfo-sintattico: i bambini utilizzano l'accordo soggetto-verbo, ossia la morfologia verbale, entro i 3 anni di età; sempre entro i 3 anni, compare la morfologia nominale, ossia l'accordo di genere e numero relativo ai nomi; entro i 4 anni, sorge anche la morfologia pronominale con l'utilizzo dei pronomi personali; tra i 4 e i 5 anni, si ha la comparsa di enunciati complessi, definiti sulla base della presenza di due verbi, e il primo connettivo appreso è la congiunzione «e», dopodiché appaiono anche «dopo», «quando», «perché» e «ma».

Sviluppo della pragmatica

Cambiamenti nell'area della pragmatica sono anch'essi tipici dello sviluppo linguistico dei bambini. Secondo Piaget, il linguaggio tra i 2 e i 7 anni è egocentrico, ma in realtà i bambini già a 3 anni adattano il loro stile di conversazione all'interlocutore. Inoltre, a 3 anni i bambini migliorano la loro capacità di parlare di cose che non sono qui e ora. In età prescolare, fino a circa 8 anni, i bambini comunicano efficacemente quando il referente da descrivere è semplice o familiare ma falliscono quando il referente è complesso, insolito, ambiguo. In età scolare, tra gli 8 e i 9 anni, la pragmatica si sviluppa pienamente.

Sviluppo della consapevolezza metalinguistica

La consapevolezza metalinguistica si riferisce alla conoscenza del linguaggio che permette ai bambini di pensare al linguaggio e definirlo. Il metalinguaggio è incluso nella categoria generale della metacognizione e la consapevolezza metalinguistica include quattro aree specifiche: la consapevolezza fonologica, la consapevolezza della struttura dei segni, la consapevolezza della struttura frasale e la consapevolezza pragmatica.

La consapevolezza fonologica può essere presente fin dai 3-4 anni e si sviluppa prima e indipendentemente dall'apprendimento della lingua scritta: in età scolare il bambino diventa capace di trattare le forme del linguaggio come oggetto di analisi, considerarle per se stesse piuttosto che come veicolo di significati. La consapevolezza fonologica è un prerequisito fondamentale per l'acquisizione della lettura e della scrittura.

Imparare a leggere

Prima di imparare a leggere, i bambini devono essere in grado di usare il linguaggio per parlare di oggetti assenti (pragmatica), imparare cosa sia una parola e riconoscere e parlare dei suoni (consapevolezza metalinguistica). Al momento, il dibattito sui metodi di insegnamento della lettura si concentra su due approcci:

  • Approccio olistico al linguaggio;
  • Approccio fondato sulle abilità di base e sulla fonologia.

Secondo diverse ricerche i due approcci sono piuttosto complementari che alternativi.

Imparare a scrivere

I bambini iniziano a scarabocchiare intorno all'età di 2-3 anni. In genere le loro abilità motorie si sviluppano abbastanza da permettere loro di scrivere lettere in stampatello durante la seconda infanzia. La maggior parte dei bambini a 4 anni sa scrivere il proprio nome in stampatello maiuscolo. Quelli di 5 anni sono in grado di copiare lettere e parole brevi. Gradualmente imparano a distinguere le caratteristiche principali delle lettere, per esempio se le linee sono diritte o curve, aperte o chiuse.

Gli errori sono all'ordine del giorno quando i bambini cominciano a scrivere: nei primi anni di scuola elementare molti bambini continuano a invertire lettere speculari come b e d, p e q. La consapevolezza fonologica è considerata cruciale, oltre che per il compito di lettura, anche per l'apprendimento della scrittura.

Le teorie dello sviluppo linguistico

Le principali teorie dello sviluppo linguistico sono:

  • Le teorie innatiste
  • Le teorie dell'apprendimento sociale
  • Le teorie interazioniste-cognitive

Le teorie innatiste

Alcuni linguisti vedono le grandi affinità nella modalità di acquisizione del linguaggio dei bambini in tutto il mondo, a fronte delle grandi differenze di input linguistici ricevuti, come segno evidente che il linguaggio ha delle basi biologiche.

La teoria innatista di Chomsky

Il linguista Chomsky sosteneva che gli esseri umani sono biologicamente predisposti a imparare il linguaggio in un determinato momento e modo nel corso della loro vita. Secondo Chomsky, i bambini vengono al mondo dotati del dispositivo di acquisizione del linguaggio (LAD), una dotazione biologica dell'uomo che permette al bambino di acquisire le caratteristiche e le regole del linguaggio. Il LAD presiede allo sviluppo del linguaggio e, a partire da un numero limitato di principi contenuti nella grammatica universale (UG), guida il bambino nell'elaborazione e nella verifica di ipotesi sulla forma che il linguaggio può assumere nella propria lingua madre. Questo dispositivo agisce in modo autonomo e indipendente dallo sviluppo contemporaneo di altre capacità di natura cognitiva dell'individuo.

Le teorie dell'apprendimento sociale

Il linguaggio non si acquisisce in un vuoto sociale. Il sostegno e il coinvolgimento forniti da chi si prende cura dei bambini e dagli insegnanti favoriscono in grande misura l'apprendimento linguistico di un bambino. Nello specifico, la ricerca ha dimostrato che la crescita del vocabolario del bambino...

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 34
Riassunti per secondo parziale di Psicologia dello Sviluppo Pag. 1 Riassunti per secondo parziale di Psicologia dello Sviluppo Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per secondo parziale di Psicologia dello Sviluppo Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per secondo parziale di Psicologia dello Sviluppo Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per secondo parziale di Psicologia dello Sviluppo Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per secondo parziale di Psicologia dello Sviluppo Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per secondo parziale di Psicologia dello Sviluppo Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per secondo parziale di Psicologia dello Sviluppo Pag. 31
1 su 34
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher s.martinmerlo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Macchi Cassia Viola.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community