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Sviluppo fonologico

Lo sviluppo fonologico del bambino riguarda la produzione di suoni

linguistici e segue un percorso simile per neonati di tutto il mondo,

qualunque sia il loro contesto linguistico.

Le vocalizzazioni seguono una frequenza precisa nel 1º anno di vita:

pianto e suoni prepianto (sbadigli, ruttini, gorgoglii), nel 1º mese di vita;

• tubazione, ossia emissioni di suoni in «uu», tra il 1º e il 2º mese di vita;

• imitazioni vocaliche, tra il 2º e il 3º mese;

• vocalizzazioni non di pianto che si inseriscono tra i turni verbali del

• genitore (protoconversazioni), tra il 3º e il 6º mese;

lallazione canonica, ossia ripetizioni di sequenze sillabiche consonante-

• vocale, tra il 6º e il 7º mese di vita;

lallazione variata, ossia ripetizioni di sequenze sillabiche complesse

• (protoparole), tra il 10º e il 12º mese di vita.

Le ricerche più recenti evidenziano come il bambino utilizzi, nel formare le

prime parole, le sequenze fonetiche già sperimentate nella lallazione,

sottolineando dunque una continuità tra la produzione dei primi suoni, le

protoparole, e le prime vere parole.

Sviluppo lessicale

Lo sviluppo lessicale comprende la produzione delle prime parole, che

generalmente avviene tra gli 11 e i 13 anni, e la costruzione del vocabolario.

Questo processo avviene in due fasi:

nella fase del lessico emergente, tra i 12-16 mesi, il bambino conosce

• all'incirca 50 parole;

nella fase dell'esplosione del vocabolario, tra i 18-24 mesi, c'è una brusca

• impennata nell'acquisizione di nuove parole.

Lessico emergente

Le prime 50 parole apprese: possono essere nomi concreti e riferirsi a

persone e oggetti familiari o elementi dell'ambiente di facile individuazione;

possono riferirsi ad azioni abituali o essere usate per commentare o

descrivere quello che sta succedendo; possono servire a interagire con le

persone. Tali parole non hanno carattere referenziale.

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Vengono apprese in contesti interattivi, in cui l'adulto fornisce indizi

contestuali che aiutano il bambino a individuare le corrispondenze tra

elementi linguistici e non linguistici, o vengono apprese in modo indiretto,

attraverso la semplice esposizione a interazioni comunicative tra parlanti

attraverso le quali il bambino inferisce la relazione tra nome e oggetto.

Secondo Clark, sono importanti le somiglianze percettive: i significati delle

parole si costruiscono a partire dall'individuazione delle caratteristiche

percettive che qualificano l'oggetto e sono tentativi di generalizzare il nome

che possono portare a errori.

Invece Nelson ritiene che i significati delle parole si formino a partire

dall'individuazione di proprietà dinamico-funzionali estratte dalle ripetute

interazioni col medesimo oggetto.

I bambini usano entrambe le modalità di categorizzazione e, di solito,

passano dall'uso di criteri funzionali a criteri di natura percettiva.

Durante il periodo del lessico emergente, le 50 parole conosciute sono di

livello base e i bambini compiono alcuni errori lessicali:

• errore di sovraestensione utilizza una parola di livello base per riferirsi a

un concetto superordinato;

errore di sottoestensione utilizza una parola di livello base per riferirsi a

• un concetto subordinato;

• errore di sovrapposizione utilizza una parola di livello base per riferirsi

ad un concetto distinto.

Esplosione del vocabolario

All'inizio della fase di esplosione del vocabolario, il bambino capisce che

ogni cosa ha un nome.

Compare l'uso referenziale delle parole, esse vengono spontaneamente

estese ad esemplari diversi di una stessa categoria e il linguaggio si

decontestualizza, si sgancia dal contesto extra-linguistico da cui ha avuto

origine.

Viene raggiunta la proprietà della arbitrarietà.

In parallelo gli ambiti di attribuzione categoriale di una parola si restringono

progressivamente ai referenti adeguati.

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Sviluppo della grammatica (morfo-sintattico)

Tra i 18 e i 24 mesi, i bambini solitamente passano dall'olofrase, o frase

monorematica, all'utilizzo delle espressioni a due parole.

Già a partire dai 16 mesi, il bambino produce combinazioni parola-gesto,

ossia combinazioni trasmodali, che possono distinguersi in:

• combinazioni equivalenti gli elementi portano lo stesso significato;

combinazioni complementari gli elementi si riferiscono allo stesso

• referente, ma uno di questi è un elemento deittico;

• combinazioni supplementari uno degli elementi aggiunge informazioni

all'altro, sia riferendosi allo stesso referente che riferendosi a referenti

distinti.

I criteri necessari per poter parlare di combinazioni vere e proprie sono:

concatenamento temporale, relazionalità semantica e legame strutturale

unificante (es. l'intonazione).

Se i criteri non sono del tutto soddisfatti, si hanno delle forme transizionali

come le parole concatenate: due parole dette in stretta successione

temporale che insieme non rappresentano un significato nuovo oppure due

parole costituite da un vocativo di richiamo e dalla parola relativa all'oggetto

o evento su cui il bambino vuole attirare l'attenzione.

Un altro caso di forma transizionale sono le espressioni formulaiche come

l'espressione «Che cos'è?» che il bambino potrebbe usare solo perché le ha

sentite pronunciare dagli adulti.

Anche quando soddisfano i criteri, le espressioni a due parole tralasciano

varie parti del discorso e sono succinte, cioè il modo di combinare le parole

è telegrafico. Il discorso telegrafico (che non è circoscritto a quello a due

parole) consiste nell'uso di parole brevi e precise senza elementi

grammaticali quali articoli, verbi ausiliari e congiunzioni.

I bambini che raggiungono lo stadio delle espressioni a due parole passano

velocemente alle combinazioni di tre, quattro, cinque parole.

Il passaggio da frasi semplici che esprimono una singola proposizione a frasi

più complesse avviene tra i 2 e i 3 anni d'età e continua fino agli anni della

scuola materna. 44 di 71

Non solo diventano più lunghe le frasi che il bambino è in grado di

combinare, ma queste diventano più complete anche dal punto di vista

morfo-sintattico: i bambini utilizzano l'accordo soggetto-verbo, ossia la

morfologia verbale, entro i 3 anni di età; sempre entro i 3 anni, compare la

morfologia nominale, ossia l'accordo di genere e numero relativo ai nomi;

entro i 4 anni, sorge anche la morfologia pronominale con l'utilizzo dei

pronomi personali; tra i 4 e i 5 anni, si ha la comparsa di enunciati complessi,

definiti sulla base della presenza di due verbi, e il primo connettivo appreso

è la congiunzione «e», dopodiché appaiono anche «dopo», «quando»,

«perché» e «ma».

Sviluppo della pragmatica

Cambiamenti nell'area della pragmatica sono anch'essi tipici dello sviluppo

linguistico dei bambini.

Secondo Piaget, il linguaggio tra i 2 e i 7 anni è egocentrico, ma in realtà i

bambini già a 3 anni adattano il loro stile di conversazione all'interlocutore.

Inoltre, a 3 anni i bambini migliorano la loro capacità di parlare di cose che

non sono qui e ora.

In età prescolare, fino a circa 8 anni, i bambini comunicano efficacemente

quando il referente da descrivere è semplice o familiare ma falliscono

quando il referente è complesso, insolito, ambiguo.

In età scolare, tra gli 8 e i 9 anni, la pragmatica si sviluppa pienamente.

Sviluppo della consapevolezza metalinguistica

La consapevolezza metalinguistica si riferisce alla conoscenza del

linguaggio che permette ai bambini di pensare al linguaggio e definirlo.

Il metalinguaggio è incluso nella categoria generale della metacognizione e

la consapevolezza metalinguistica include quattro aree specifiche: la

consapevolezza fonologica, la consapevolezza della struttura dei segni, la

consapevolezza della struttura frasale e la consapevolezza pragmatica.

La consapevolezza fonologica può essere presente fin dai 3-4 anni e si

sviluppa prima e indipendentemente dall'apprendimento della lingua scritta:

in età scolare il bambino diventa capace di trattare le forme del linguaggio

come oggetto di analisi, considerarle per se stesse piuttosto che come

veicolo di significati. 45 di 71

La consapevolezza fonologica è un prerequisito fondamentale per

l'acquisizione della lettura e della scrittura.

Imparare a leggere

Prima di imparare a leggere, i bambini devono essere in grado di usare il

linguaggio per parlare di oggetti assenti (pragmatica), imparare cosa sia una

parola e riconoscere e parlare dei suoni (consapevolezza metalinguistica).

Al momento, il dibattito sui metodi di insegnamento della lettura si

concentra su due approcci:

approccio olistico al linguaggio;

• approccio fondato sulle abilità di base e sulla fonologia.

Secondo diverse ricerche i due approcci sono piuttosto complementari che

alternativi.

Imparare a scrivere

I bambini iniziano a scarabocchiare intorno all'età di 2-3 anni. In genere le

loro abilità motorie si sviluppano abbastanza da permettere loro di scrivere

lettere in stampatello durante la seconda infanzia. La maggior parte dei

bambini a 4 anni sa scrivere il proprio nome in stampatello maiuscolo. Quelli

di 5 anni sono in grado di copiare lettere e parole brevi. Gradualmente

imparano a distinguere le caratteristiche principali delle lettere, per esempio

se le linee sono diritte o curve, aperte o chiuse.

Gli errori sono all'ordine del giorno quando i bambini cominciano a scrivere:

nei primi anni di scuola elementare molti bambini continuano a invertire

lettere speculari come b e d, p e q.

La consapevolezza fonologica è considerata cruciale, oltre che per il compito

di lettura, anche per l'apprendimento della scrittura.

Le teorie dello sviluppo linguistico

Le principali teorie dello sviluppo linguistico sono:

• le teorie innatiste

• le teorie dell'apprendimento sociale

• le teorie interazioniste-cognitive 46 di 71

Le teorie innatiste

Alcuni linguisti vedono le grandi affinità nella modalità di acquisizione del

linguaggio dei bambini in tutto il mondo, a fronte delle grandi differenze di

input linguistici ricevuti, come segno evidente che il linguaggio ha delle basi

biologiche.

La teoria innatista di Chomsky

Il linguista Chosmky sosteneva che gli esseri umani sono biologicamente

predisposti a imparare il linguaggio in un determinato momento e modo nel

corso della loro vita. Secondo Chosmky, i bambini vengono al mondo dotati

del dispositivo di acquisizione del linguaggio (LAD), una dotazione

biologica dell'uomo che permette al bambino di acquisire le caratteristiche e

le regole del linguaggio. Il LAD presiede allo sviluppo del linguaggio e, a

partire da un numero limitato di principi contenuti nella grammatica

universale (UG), guida il bambino nell'elaborazione e nella verifica di ipotesi

sulla forma che il linguaggio può assumere nella propria lingua madre.

Questo dispositivo agisce in modo autonomo e indipendente dallo sviluppo

contemporaneo di altre capacità di natura cognitiva dell'individuo.

Le teorie dell'apprendimento sociale

Il linguaggio non si acquisisce in un vuoto sociale. Il sostegno e il

coinvolgimento forniti da chi si prende cura dei bambini e dagli insegnanti

favoriscono in grande misura l'apprendimento linguistico di un bambino.

Nello specifico, la ricerca ha dimostrato che la crescita del vocabolario del

bambino è proporzionale alla quantità di conversazione offerta dai genitori e

che la quantità di conversazione è legata a sua volta allo status economico-

sociale della famiglia.

Una delle situazioni particolari in cui spesso si trovano genitore e bambino e

a partire dalla quale si inizia a strutturare la capacità di parlare e di raccontare

è la lettura di libri di figure.

Una caratteristica interessante del contesto linguistico del bambino piccolo è

quella del baby talk, quella lingua parlata con toni più alti del normale e con

parole o frasi semplici.

Il baby talk è del tutto automatico per i genitori e ha la funzione importante

di catturare l'attenzione del bambino e mantenere la comunicazione.

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Altre strategie per l'ottimizzazione dell'acquisizione del linguaggio nel

bambino sono:

• rimodellamento (recasting) la riformulazione di ciò che è stato detto dal

bambino, per esempio capovolgendo la domanda;

espansione (expanding) la riaffermazione, in una forma linguisticamente

• raffinata, di ciò che è stato detto dal bambino;

• denominazione (labeling) l'individuazione dei nomi degli oggetti.

I genitori usano queste strategie in modo del tutto naturale all'interno di

conversazioni con il bambino.

Il comportamentismo nello studio dello sviluppo linguistico

I comportamentisti pensavano che il linguaggio fosse una catena di risposte

acquisite attraverso meccanismi di rinforzo. Un bambino, per esempio, che

comincia a balbettare la parola «ma-ma», riceve in cambio abbracci e sorrisi

da parte della madre e quindi continua a dire «mamma» sempre di più.

Questo approccio ha però vari punti problematici: primariamente esistono

prove che i bambini imparano la sintassi della loro madrelingua anche se non

vengono rinforzati nel farlo; secondariamente la teoria comportamentista

non riesce a spiegare il grande ordine tipico del linguaggio —poiché ogni

bambino ha la sua personale storia di rinforzi.

La prospettiva comportamentista non è più considerata una possibile

spiegazione di come i bambini acquisiscono il linguaggio.

Le teorie interazioniste-cognitive

I bambini sono biologicamente predisposti a imparare a parlare,

ciononostante vi sono variazioni culturali nel tipo di supporto dato ai bambini

nel corso dell'apprendimento linguistico. La prospettiva interazionista ritiene

che ci sia complementarietà tra biologia e ambiente e riconoscono che ci sia

sì una predisposizione innata per acquisire il linguaggio ma che è l'ambiente

a guidare l'attivazione di questa predisposizione. Tale interazione tra biologia

e ambiente può essere osservata nelle variazioni dell'acquisizione del

linguaggio. Tutti i bambini condividono le medesime tappe evolutive, ma le

raggiungono attraverso ritmi e strategie differenti.

Le teorie interazioniste-cognitive si fondano inoltre sull'assunto che lo

sviluppo linguistico viene preceduto dallo sviluppo cognitivo, ma che la

relazione tra i due è bidirezionale. 48 di 71

Esistono diversi stili individuali attraverso i quali i bambini imparano a

parlare; Nelson, analizzando le prime 50 parole, ne individua due:

• stile referenziale il vocabolario è composto prevalentemente da nomi

a 2-3 anni lo sviluppo lessicale avviene più rapidamente

• stile espressivo il vocabolario è composto prevalentemente da

pronomi, nomi propri e formule per regolare l'interazione sociale a

2-3 anni lo sviluppo sintattico avviene più rapidamente

I diversi stili, referenziale ed espressivo, sono una manifestazione di differenti

stili cognitivi:

lo stile referenziale è manifestazione di un orientamento verso gli oggetti,

• di intenzioni dichiarative, di scarsa varietà di atti linguistici e di un

approccio riflessivo alla risoluzione dei problemi;

lo stile espressivo è manifestazione di un orientamento verso le persone, di

• intenzioni richiestive, di alta varietà di atti linguistici e di un approccio

impulsivo alla risoluzione dei problemi.

I diversi stili, referenziale ed espressivo, sono determinati anche dalle

caratteristiche temperamentali:

i bambini che sviluppano lo stile referenziale sono generalmente di

• temperamento più riflessivo;

i bambini che sviluppano lo stile espressivo sono generalmente di

• temperamento più impulsivo.

I diversi stili, referenziale ed espressivo, sono determinati anche

dall'interazione madre-bambino:

i bambini che sviluppano lo stile referenziale hanno generalmente madri

• che nominano gli oggetti e li commentano ai bambini;

i bambini che sviluppano lo stile espressivo hanno generalmente madri che

• coinvolgono i bambini in giochi e routine.

I diversi stili, referenziale ed espressivo, sono determinati anche dalle

variabili socio-demografiche:

i bambini che sviluppano lo stile referenziale sono generalmente femmine,

• primogeniti e di livello socio-economico elevato;

i bambini che sviluppano lo stile espressivo sono generalmente maschi,

• secondogeniti e di livello socio-economico più basso.

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Bruner sottolinea il ruolo dei genitori e degli insegnanti nella costruzione di

ciò che egli chiama il sistema di supporto per l'acquisizione del

linguaggio (LASS), ossia l'insieme di scambi sociali e comunicativi, che è

concettualizzato come motore dello sviluppo linguistico.

Lo sviluppo del linguaggio, secondo questa tesi, è quindi un processo a basi

neurobiologiche, dinamico e mediato da interazioni sociali e comunicative di

routine.

Le interazioni con le altre persone, di cui Chosmky aveva negato

l'importanza, qui diventano veri e propri precursori interattivi del linguaggio.

SVILUPPO EMOTIVO-RELAZIONALE

L'emozione è un costrutto psicologico complesso nel quale intervengono

diverse componenti: la valutazione cognitiva dello stimolo, l'esperienza

soggettiva, l'attivazione fisiologica, l'impulso all'azione —motivazione— e il

conseguente comportamento.

Le emozioni: hanno uno specifico e distinto substrato neurale; sono

collegate ad una distinta e specifica configurazione di movimenti facciali;

derivano da un processo biologico-evoluzionistico, ovvero sono

innate e universali; hanno proprietà organizzative e motivazionali che sono

finalizzate all'adattamento, ovvero hanno funzioni adattive; sono collegate ad

una precisa esperienza emotiva che raggiunge la consapevolezza.

La capacità degli infanti di dimostrare angoscia, eccitazione e rabbia riflette

la comparsa precoce di sistemi emozionali cerebrali biologicamente radicati.

Man mano che i bambini si sviluppano, la maturazione della corteccia

cerebrale permette un decremento nei cambiamenti d'umore repentini e un

incremento nell'autoregolazione delle emozioni.

Il carattere adattivo delle emozioni si riverbera su cosa significhi essere

emotivamente competenti.

La competenza emotiva si riferisce all'abilità di affrontare in maniera

funzionale le proprie emozioni e quelle degli altri nell'ambito della vita

quotidiana, mantenendo o modificando in modo adeguato e socialmente

appropriato gli scambi con l'ambiente.

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Secondo Denham, la competenza emotiva riguarda fondamentalmente tre

dimensioni:

• l'espressione delle emozioni, ossia l'abilità di comunicare gli stati

emozionali attraverso il linguaggio verbale e non verbale;

• il riconoscimento e la comprensione delle emozioni, ossia la capacità di

individuare e dare significato a eventi emotivi;

• la regolazione delle emozioni, ossia il controllo o l'attenuazione efficace

del proprio stato di arousal per adattarsi all'ambiente.

Espressione delle emozioni

In generale, le tappe di sviluppo dell'espressione delle emozioni sono:

• 0-2 mesi reazioni emotive innate riflesse, regolate da processi biologici

fondamentali per la sopravvivenza, prive di un effettivo valore

comunicativo, che includono reazioni alla stimolazione gustativa, ai forti

rumori, alla stimolazione dolorosa, al volto umano sorriso endogeno o

riflesso, trasalimento, disgusto, sconforto

• 2-12 mesi ha origine l'intersoggettività e compaiono le emozioni

fondamentali, attraverso l'interazione sociale l'espressività infantile

acquista significato e viene interpretata come espressione emotiva di uno

stato interno corrispondente, i comportamenti espressivi inizialmente non

intenzionali assumono un progressivo valore comunicativo sorriso

esogeno e sorriso sociale, sorpresa, rabbia, tristezza, gioia, paura

• 12-36 mesi emergono le emozioni sociali o autoconsapevoli, frutto di

autoriflessione, autoconsapevolezza e competenza sociale vergogna,

imbarazzo, colpa, invidia

Uno strumento impiegato nella codifica dei movimenti del volto coinvolti

nell'espressione delle diverse emozioni è il Baby FACS (Facial Action Coding

System), che ha contribuito all'intensificarsi dello studio della competenza

emotiva in età preverbale.

In età verbale invece, svolge un ruolo importante nell'espressione delle

emozioni lo sviluppo del lessico emotivo: tra i 2 e i 4 anni, i bambini

aumentano considerevolmente il numero di termini che utilizzano per

descrivere le emozioni, anche se la verbalizzazione delle emozioni ha le sue

radici evolutive già nel periodo preverbale.

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Riconoscimento e comprensione delle emozioni

L'attenzione precoce per il volto tipica dei bambini favorisce il processo di

differenziazione e di comprensione delle espressioni emotive. Infatti, con la

tecnica della preferenza visiva, è stato mostrato come i neonati preferiscano

un volto felice rispetto a un volto che esprime paura.

Il riconoscimento delle emozioni precede l'effettiva comprensione del loro

significato. Utilizzando la tecnica dell'abituazione visiva, è stato dimostrato

che i bambini dai 4 mesi discriminano tra felicità e paura e rispondono in

modo congruo alle espressioni di gioia, tristezza e collera, inoltre mostrano

disagio se esse non sono adeguate al ritmo dell'interazione.

Tronick, tramite il suo paradigma dello still-face, ha dimostrato che i

bambini già a 2-3 mesi anticipano l'emozione attesa sul volto della madre e

reagiscono negativamente se l'emozione espressa è diversa da quella attesa.

La comprensione delle emozioni si manifesta nell'empatia e nel fenomeno

del riferimento sociale.

L'empatia è un processo di risonanza emotiva, per cui si riconosce e si

condivide lo stato emotivo di un'altra persona. Essa va dal contagio emotivo

ai comportamenti di vera e propria empatia cognitiva, ossia la capacità di

assumere la prospettiva dell'altro capendone i bisogni e di attivarsi

emotivamente di conseguenza.

Il riferimento sociale è la capacità di avvalersi delle emozioni altrui per

orientare il proprio comportamento. Già verso i 9-12 mesi, i bambini

tendono a verificare l'espressione emotiva della loro mamma prima di agire;

è a partire dall'osservazione delle reazioni emotive delle altre persone che

essi traggono informazioni sulle situazioni, sugli oggetti o sulle persone di

cui hanno una conoscenza incerta.

Fenomeni importanti che prevedono la comprensione delle emozioni sono:

• la differenziazione realtà-finzione, che emerge a 18-24 mesi;

• il senso di Sé, che compare anch'esso a 18-24 mesi ed è indispensabile

per le emozioni auto-consapevoli;

• la Teoria della Mente, che sorge a 4 anni;

• l'ambivalenza, ossia la capacità di comprendere la presenza simultanea di

emozioni contrastanti, che emerge a 9 anni.

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Regolazione delle emozioni

I processi di regolazione emotiva possono essere esterni al soggetto, per cui

la regolazione è attribuita a un'altra persone —in genere il caregiver— o

interni al soggetto, attraverso processi di autoregolazione. I neonati fanno

soprattutto affidamento su stimoli esterni per regolare le emozioni: durante il

primo anno di vita, i genitori calmano i bambini quando sono agitati, li

cullano, li accarezzano, cercano di distrarli.

Tra i 3 e i 6 anni i bambini imparano le regole di esibizione del proprio

contesto culturale e, con lo sviluppo di competenze sempre maggiori, sono

in grado di impegnarsi nell'autoregolazione delle proprie emozioni:

• adottando strategie cognitive come il pensare a situazioni sotto una luce

positiva, l'evitamento cognitivo, lo spostamento e la focalizzazione

dell'attenzione;

• controllando il proprio grado di arousal emotivo;

• scegliendo e gestendo contesti e relazioni in modi utili a ridurre le

emozioni negative;

• adottando strategie di coping.

Teorie dello sviluppo emotivo

La teoria della differenziazione emotiva

Secondo Sroufe, ogni emozione di base emerge da un'eccitazione

indifferenziata, diversa a seconda del grado di attivazione e della capacità

del bambino di modulare tale tensione. Il contesto nel quale la tensione è

generata, che passa da essere contesto fisico a contesto psicologico —ossia

la valutazione che il bambino fa della situazione stessa— concorre ad

attribuire un significato cognitivo a tale eccitazione. Intorno ai 3-4 mesi le

eccitazioni indifferenziate si evolvono in reazioni emotive puntuali.

Le diverse emozioni emergono gradualmente lungo tre diversi percorsi:

• sistema piacere-gioia il sorriso endogeno evolve a 3 mesi in sorriso

sociale e selettivo, a 4 mesi in riso attivo e gioia determinati da oggetti o

eventi, a 8 mesi in riso e gioia determinati dal significato dell'evento

• sistema circospezione-paura il trasalimento per stimoli molto intensi e

il pianto per stimolazione prolungata sono i precursori della paura, che si

differenzia a 7 mesi

• sistema frustrazione-rabbia le limitazioni al movimento provocano una

reazione generalizzata di disagio e frustrazione, precursore della rabbia,

che compare dopo i 6 mesi in risposta all'interruzione di un'azione

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In questo processo, la relazione tra bambino e caregiver assume un ruolo

critico perché influenza la valutazione degli eventi da parte del bambino ed è

la base/modello per lo sviluppo delle procedure per modulare la tensione.

La teoria differenziale delle emozioni

Secondo Izard, il neonato possiede fin dalla nascita un certo numero di

emozioni di base che sono innate, universali e caratterizzate da uno specifico

valore adattivo.

Alcune emozioni primarie si manifestano da subito attraverso configurazioni

di movimenti del volto ed espressioni vocali specifiche, le quali ne

consentono il riconoscimento. Questa corrispondenza innata e biunivoca tra

espressione facciale ed esperienza emotiva garantisce l'effettiva

comunicazione sociale tra bambino e caregiver.

Le emozioni secondarie compaiono successivamente, in rapporto

all'emergere della consapevolezza di Sé, dalla fine del 1° anno di vita.

In particolare, le tappe di sviluppo per Izard sono:

• 0-2 mesi reazioni sensoriali-affettive, reazioni fisiologiche che

comunicano i bisogni e stabiliscono un contatto con il caregiver

• 3-9 mesi reazioni percettivo-affettive con attenzione più specifica

verso persone e oggetti sorpresa, collera e paura

• 9-24 mesi reazioni cognitivo-affettive con maggior consapevolezza di

Sé e dell'ambiente timidezza, colpa, vergogna

• da 24 mesi regolazione delle emozioni in accordo con le regole sociali

La teoria funzionalista

Campos sottolinea la natura funzionale delle emozioni nella regolazione

delle interazioni tra individuo e ambiente:

• funzione biologica per la sopravvivenza disgusto

• funzione comunicativa negli scambi sociali riferimento sociale

• funzione informativa con il soggetto stesso circa il raggiungimento di

desideri e scopi

Un'implicazione dell'approccio funzionalista è che le emozioni sono

fenomeni relazionali piuttosto che strettamente interni e intrapsichici.

Una seconda implicazione dell'approccio funzionalista è che le emozioni

sono collegate in molti modi agli obiettivi individuali.

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Le emozioni sono il centro delle nostre relazioni con gli altri, tra queste

relazioni riveste un ruolo importante nello sviluppo l'attaccamento.

Il termine attaccamento indica il legame affettivo, intimo, costante e

duraturo che unisce il bambino al caregiver in modo da garantirne

vicendevolmente vicinanza, protezione e sicurezza. L'attaccamento si basa

sulla tendenza a cercare una base sicura e, se interrotto, provoca ansia da

separazione.

Le teorie dell’attaccamento

La teoria psicanalitica dell'attaccamento

Freud riteneva che i neonati si attaccassero alla persona o all'oggetto che

forniva loro soddisfazione orale —generalmente la madre.

Il comportamentismo nello studio dello sviluppo relazionale

Anche per il comportamentismo, l'attaccamento al caregiver deriva dalla

soddisfazione dei bisogni primari. Secondo le leggi del condizionamento

classico di Pavlov, la soddisfazione di un bisogno primario come la fame

costituisce un rinforzo primario e rinforzanti sono anche gli eventi ad essa

associati. Poiché la madre provvede al nutrimento per il bambino, un rinforzo

secondario e ugualmente appreso è il bisogno della sua vicinanza.

La teoria dell'attaccamento di Bowlby

Secondo la teoria di Bowlby, la relazione di attaccamento si fonda non sulla

soddisfazione del bisogno di nutrimento, ma sulla soddisfazione del bisogno

di contatto e conforto.

Bowlby ritiene che la specie umana sia dotata alla nascita di sistemi

comportamentali specie-specifici. Essi non dipendono dall'apprendimento

osservativo, infatti sono presenti anche nei bambini ciechi o sordi. Tra questi,

il sistema comportamentale di attaccamento, che comprende azioni pre-

programmate messe in atto dal bambino e dall'adulto per conquistare e

mantenere prossimità e contatto.

I comportamenti di attaccamento si dividono in due gruppi sulla base della

funzione che svolgono:

• funzione di avvicinamento all'adulto, possono essere distali seguire,

gattonare, piangere oppure prossimali succhiare, sorridere, aggrapparsi

• funzione di segnalazione pianto, sorriso, vocalizzi

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Il sistema comportamentale di attaccamento si configura nell'adulto come la

sensibilità al baby schema —aspetto tipico dei cuccioli, la capacità di

discriminare tipi diversi di pianto e la reazione automatica al sorriso.

Il sistema comportamentale di attaccamento del bambino, il sistema

comportamentale di attaccamento dell'adulto e la tendenza umana a

prestare attenzione ai volti conducono tra i 6 e i 9 mesi allo sviluppo di un

legame di attaccamento tra il bambino e uno o più adulti specifici.

L'ipotesi che la relazione di attaccamento sia indipendente dal

soddisfacimento di bisogni primari è suffragata da studi etologici.

Gli studi di Lorentz avevano mostrato che in alcune specie animali può

svilupparsi un forte legame nei confronti di una specifica figura senza

l'intermediazione del cibo. Tale processo è detto imprinting ed è

caratterizzato da alcuni aspetti: è dato dal primo oggetto con cui l'animale

entra in contatto; è caratterizzato dall'esistenza di un periodo sensibile; è

irreversibile.

Harlow tolse alla nascita dei neonati di scimmia Rhesus alle loro madri; per 6

mesi furono allevati da della madri surrogato costruite o con cavi elettrici o

con stoffa; metà dei neonati di scimmia veniva nutrita dalle madri di cavi

elettrici, metà dalle madri di stoffa. Il tempo trascorso dai cuccioli con le

diverse madri ha mostrato che non importava quale madre li nutrisse perché

in ogni caso i neonati passavano molto più tempo con la madre di stoffa.

Bowlby crea la sua teoria basandosi sull'osservazione degli effetti patologici

della deprivazione di cure materne sullo sviluppo della personalità. Egli

conclude che un attaccamento sociale precoce tra neonato e caregiver è

cruciale per uno sviluppo normale e che la mancanza di una figura

permanente di attaccamento, ossia la deprivazione materna, ha effetti

negativi sullo sviluppo.

Per potersi formare, il legame di attaccamento deve rispettare particolari

limiti temporali, compresi tra i 6 mesi e i 3 anni:

• 0-2 mesi pre-attaccamento comportamenti di segnalazione e di

avvicinamento senza discriminazione della persona

• 3-6 mesi primo attaccamento comportamenti di segnalazione e di

avvicinamento diretti verso il caregiver, ma accettazione di cure e

attenzione da chiunque 56 di 71


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DESCRIZIONE APPUNTO

Materiale necessario al superamento del secondo parziale dell’aa 2017/2018 di Psicologia dello Sviluppo: elaborati personali in seguito allo studio delle slides della prof.ssa Del Giudice (turno B, ma le slides sono le stesse del turno A di Macchi Cassia) e allo studio dei libri «Psicologia dello Sviluppo» di Santrock e «Lo sviluppo della mente umana» di Macchi Cassia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher s.martinmerlo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Macchi Cassia Viola.

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