Estratto del documento

Economia e gestione delle imprese internazionali

Materiale

  • Libro di testo
  • Slide e appunti
  • Dispense

Indice argomenti

  • Capitolo 1 - La globalizzazione dei mercati
  • Capitolo 2 - Impresa e strategie internazionali
  • Capitolo 3 - Rischi e assicurazioni
  • Capitolo 4 - L'esportazione
  • Capitolo 5 - L'insediamento produttivo all'estero
  • Capitolo 6
  • Capitolo 7 - Gli accordi di collaborazione internazionale
  • Capitolo 9 - La politica del prodotto
  • Capitolo 10 - La politica dei prezzi
  • Capitolo 11 - La politica di comunicazione
  • File 2, la filiera
  • File 3, articolazione della filiera internazionale
  • File 5: il controllo delle imprese, nei gruppi e nelle reti internazionali
  • Dispense Allegato: Countertrade

Domande

  • Libro “Marketing internazionale”

Capitolo 1 - La globalizzazione dei mercati

1.1 Introduzione

La globalizzazione è la tendenza dell’economia ad assumere una dimensione sovranazionale. In senso economico, significa un processo di integrazione crescente delle economie delle diverse aree geografiche del mondo, eliminando gli ostacoli. Ad oggi infatti la distanza geografica non è più un fattore determinante di protezione contro la concorrenza, perché ogni impresa deve confrontarsi con l’economia mondiale in termini di sbocchi commerciali, canali di approvvigionamento, fonti finanziarie, conoscenze, tecnologie ecc. Ciò significa che i processi competitivi avvengono ormai a livello sovranazionale.

L’integrazione dei mercati porta all’aumento della tensione concorrenziale, la globalizzazione infatti per un’impresa significa una concorrenza più intensa nel suo paese di origine, ma allo stesso tempo offre opportunità di sbocchi internazionali. La globalizzazione penalizza le imprese che rimangono concentrate nel proprio mercato di origine. L’apertura internazionale porta le imprese a confrontarsi con nuovi clienti e nuove regole di competizione, causato dall’aumento delle opzioni di scelta a disposizione della domanda.

In terzo luogo, avviene una ridefinizione della divisione internazionale del lavoro, con le imprese che delocalizzano, differenziano la produzione e dimettono produzioni minacciate da forti pressioni competitive. Cambiando la geografia economica mondiale, accresce il numero di paesi in competizione per attrarre flussi di investimento, si sta disegnando al fine di favorire gli investimenti, un unico grande mercato dei capitali sempre più integrato e con regole comuni. Un’ultima conseguenza è l’indebolimento del ruolo dello stato nazionale.

Le determinanti (cause ed effetti) della progressiva integrazione dei mercati sono quindi attribuibili a:

  • L’evoluzione degli stessi mercati, che hanno permesso anche la riduzione delle barriere all’entrata
  • Di natura istituzionale: sostegni ed incentivi all’internazionalizzazione
  • Progresso tecnologico e comportamento delle imprese: il sapere scientifico, quindi il progresso tecnologico, è transnazionale e di conseguenza è spesso interaziendale, perché è difficile che una singola impresa possa disporre da sola di tutte le conoscenze, competenze e risorse necessarie. Va inoltre considerato che la maggiore rapidità dei cicli dell’innovazione tecnologica, oltre a fornire benefici (comunicazioni e trasporti su tutti) obbliga le imprese a dover tener conto dei sempre più corti tempi di obsolescenza dei prodotti.
  • Comportamento di consumo: che da un lato tende all’omogeneizzazione (frutto della standardizzazione dei processi produttivi); ma dall’altro lato spinge verso la varietà, l’innovazione e la qualità dei servizi
  • Norme tributarie e societarie

1.2 Evoluzione e tendenze in atto nell’integrazione dei mercati

L’economia mondiale ha vissuto 3 fasi di globalizzazione: 1870-1914, 1945-1980, fine secolo-ora. Il processo di globalizzazione non è irreversibile.

1.2.1 La prima fase

Iniziò nel 1870, grazie ai nuovi mezzi di trasporto più veloci, all’apertura del canale di Suez e all’invenzione del telegrafo. I mezzi di trasporto più veloci e la conseguente riduzione dei dazi doganali permisero un’accelerazione dei flussi commerciali internazionali, i flussi migratori e i movimenti di capitale.

Con lo scoppio della prima Guerra Mondiale nel 1914, si interruppe il processo, che non venne recuperato subito al termine del conflitto. Nonostante ciò, nei primi anni '20 gli USA, Germania e Francia attraversarono un periodo di prosperità, basato sui flussi finanziari di fondi americani alla Germania. Con la crisi del 1929, gli investimenti americani in Europa vennero bloccati, generando una crisi globale. Gli stati adottarono quindi politiche più protezionistiche, che portarono al crollo del commercio internazionale e la crisi finanziaria globale divenne la Grande Depressione. Roosevelt nel 1934 iniziò a introdurre misure di riduzione dei dazi doganali, ma nel 1939, scoppiò la seconda guerra mondiale (WW2).

1.2.2 La seconda fase

Mentre la guerra era ancora in corso (1944), le Nazioni Unite convocano a Bretton Woods una conferenza sui problemi monetari e finanziari tra i paesi (esclusi gli sconfitti della guerra). Grazie all’influenza esercitata da Keynes, vengono posti i capisaldi per la seconda fase della globalizzazione: libero scambio, e deregolamentazione per eliminare le barriere di circolazione. Viene costituita la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale e viene data la base per la futura costituzione del GATT cioè l’attuale Organizzazione Mondiale del Commercio.

Grazie alla costituzione del piano Marshall e l’abolizione dei debiti tedeschi, gli USA permettono una rapida ripresa all’Europa post-bellica. Parallelamente, altre economie come quella del Giappone attuano una crescita tale da diventare negli anni '60 la seconda potenza economica del mondo, grazie alla propria struttura, alle innovazioni tecnologiche e alla solida alleanza tra imprese e governo. Similmente Singapore, Corea del Sud e Taiwan.

Nella seconda metà del XX secolo si svilupparono anche le potenze del Medio Oriente grazie ai giacimenti di petrolio, costituendo l’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, alla quale aderiscono stati che producono un terzo del petrolio mondiale. Nel 1973, sull’onda della quarta guerra arabo-israeliana, l’OPEC aumentò il prezzo del petrolio, penalizzando le economie in via di sviluppo. L’America Latina subisce gli shock degli aumenti dei prezzi del petrolio, trovandosi ai margini dello sviluppo economico. Anche l’Africa rimane ai margini dello sviluppo economico, a causa della sua eterogeneità e dei suoi conflitti interni.

Per chiudere il periodo 1945-80, la sostanziale diminuzione delle barriere grazie agli accordi internazionali ha portato un forte aumento del commercio estero, ma la liberalizzazione degli scambi non è completa per tutti i paesi e per tutti i prodotti. Infatti, i dati della seconda fase mostrano che le barriere eliminate dagli stati sviluppati nei confronti di quelli in via di sviluppo sono per i beni primari non in concorrenza. In questa fase i paesi in via di sviluppo non prendono parte all’aumento di scambi di beni industriali e di servizi, rimanendo vincolati allo scambio di beni primari. I paesi sviluppati sono quelli che hanno giovato di più da questa seconda fase.

1.2.3 La terza fase

Parte nel 1980, grazie a una maggiore apertura delle economie nazionali negli scambi che hanno sempre più peso nel PIL; crescita degli investimenti diretti esteri favorita dall’aumento del peso delle grandi multinazionali. I paesi in via di sviluppo acquisiscono importanza ed incentivano flussi di investimento estero, soprattutto nel settore manifatturiero, per imprese che frammentano la produzione in paesi in cui conviene di più. I paesi in via di sviluppo, sfruttando l’abbondanza della loro forza lavoro partecipano maggiormente ai mercati globali.

Gli scambi sono agevolati anche dalla dematerializzazione dei flussi commerciali e alla crescita degli scambi di servizi veri e propri (viaggi, telecomunicazioni, servizi finanziari).

1.3 Le determinanti dell’integrazione dei mercati

Fattori della globalizzazione:

  • Progressi nelle ICT: comunicazione veloce e quasi gratuita.
  • Sviluppo scientifico e tecnologico: che diventa transnazionale e interaziendale, molto importante la condivisione di know-how, ma che riduce i tempi di obsolescenza dei prodotti tecnologici.
  • Diffusione dell’economia di mercato: a seguito della rottura dei blocchi politici militari della guerra fredda con la caduta del Muro di Berlino (1989), avviene la diffusione dell’economia di mercato, libera e privatizzata a discapito delle economie di piano, diretta dallo Stato. Questo ha favorito lo sviluppo dei paesi Ex-URSS. Anche in estremo oriente, la Cina (definita come “economia socialista di mercato“) su tutti, le politiche si sono orientate verso modelli di mercato, anche sfruttando il loro basso costo della manodopera che ne ha favorito lo sviluppo.
  • Riduzione barriere artificiali: grazie agli accordi internazionali, GATT, Kennedy Round e Uruguay Round, che ha definito il passaggio da un sistema di accordi internazionali basati su prezzi e tariffe (GATT) a un nuovo accordo caratterizzato da un apposito organismo internazionale autonomo in grado di regolare controversie, cioè l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), esso riduce le barriere artificiali, promuove la concorrenza leale e la crescita dei paesi in via di sviluppo. Un secondo aspetto riguarda le aree regionali plurinazionali come l’UE dove vengono abbattute le barriere.

Accordi di cooperazione ed integrazione economica internazionale

  • Aree di libero scambio: eliminazione delle barriere tra stati per le merci prodotte nell’area. Esempi sono la NAFTA (USA, Canda, Messico), AFTA (Sud est asiatico).
  • Unioni doganali: sono uno stadio di passaggio verso accordi più strutturati, in quanto riducono o eliminano le barriere interne e mettono tariffe esterne comuni su prodotti importati da paesi terzi.
  • Mercati comuni: oltre agli accordi tariffari beneficiano della libera circolazione dei servizi (incluso lavoro) e di capitali.
  • Unioni politiche: servono a raggiungere meglio gli obiettivi economici, monetari e sociali. Queste inteso però vanno a frazionare i mercati in blocchi e coalizioni discriminanti.

1.4 I nuovi protagonisti della globalizzazione

I tassi di crescita dei paesi occidentali hanno subito un rallentamento a favore delle economie in via di sviluppo. Si ritengono emergenti quei mercati caratterizzati dalla compresenza di alcuni fattori come: bassa ricchezza pro capite, arretratezza del mercato dei capitali, forte prospettiva di crescita. L’Asia orientale è divenuta l’area più dinamica del pianeta. I paesi in via di sviluppo dell’Estremo Oriente hanno più che raddoppiato la loro incidenza sul PIL mondiale dal 1950 ad oggi.

1.4.1 La Cina

Rappresenta il caso sicuramente più dirompente, la sua svolta avvenne nel 1978 alla morte di Mao Zedong, che basò l’economia cinese per 30 anni sulla chiusura assoluta ed un’economia collettivista ed autosufficiente. Deng Xiao Ping, da il via alla modernizzazione della Cina, basata sulla valorizzazione graduale dell’iniziativa privata e l’apertura verso l’esterno. Nonostante il mancato progresso in termini di libertà politica e democrazia, la cosiddetta modernizzazione socialista ebbe i suoi frutti, ampliando le esportazioni verso l’occidente, sfruttando l’afflusso di capitali ad Hong Kong e Taiwan e facendo leva sulle condizioni del proprio mercato interno caratterizzato da un’altissima manodopera a bassissimo prezzo.

La Cina diventò la fabbrica del mondo, diventando la seconda potenza mondiale in termini di PIL e la prima potenza commerciale in termini di esportazioni. Sfruttando gli ingenti flussi di investimenti diretti, la Cina diventa inoltre l’economia con le maggiori riserve finanziarie al mondo.

1.4.2 L’India

È un altro gigante dell’Asia, che a differenza della Cina è riuscita a costruire la più grande democrazia al mondo, nonostante la propria diversità di cultura e religione interna. L’India si basa più sul mercato interno che sulle esportazioni, sui consumi più che sugli investimenti, sui servizi ad alta tecnologia più che l’industria manifatturiera (nonostante l’incremento negli ultimi anni del settore tessile, delle automotive e farmaceutico). Anche in India la spinta è stata data dalla politica, che sulle pressioni del Fondo Monetario Internazionale, dal 1991 inaugurò un corso di importanti riforme per la crescita economica.

Le azioni politiche si mossero verso tre direzioni: la privatizzazione, riduzione della spesa pubblica, favorire massicci investimenti esteri. Al momento Cina ed India costituiscono un’area di mercato pari al 40% della popolazione ed il 20% del PIL mondiale. Nonostante i due paesi, soprattutto l’India, abbiano ancora forti differenze culturali e carenza di infrastrutture logistiche e commerciali, che ostacolano le aziende estere nell’ingresso in questi mercati. I modelli basati anche sul consumo interno stanno permettendo lo sviluppo non solo quantitativo, ma anche qualitativo delle produzioni.

1.5 Imprese italiane nella competizione internazionale

L’Italia ha un tasso di crescita del PIL inferiore alla media già non brillante dell’area euro. Le esportazioni, in seguito alla flessione causata dalla crisi del 2008, sono in crescita e l’Italia è uno dei primi dieci esportatori al mondo e secondo dopo la Germania in Europa. Tuttavia, confrontando la quota dell’Italia sull’export mondiale di merci è scesa dal 4,5 del 1995 al 2,9% del 2016 a fronte dell’espansione delle economie emergenti. Il sistema industriale italiano, a causa della sua specializzazione settoriale e alla forte diffusione di piccole imprese che non riescono a competere a livello internazionale, subisce maggiormente la concorrenza dei paesi emergenti.

1.5.1 La specializzazione settoriale

L’Italia è il secondo paese manifatturiero dell’UE, grazie a due grandi raggruppamenti di settori: i settori tradizionali e i settori a offerta specializzata, ai quali fanno riferimento le 4A dell’eccellenza manifatturiera del paese: alimentari, abbigliamento, arredo, automazione. La competitività italiana non si basa sui volumi di produzione, quanto sui fattori di stile ed eccellenza, che però stanno subendo la competizione in particolare del Sud-Est asiatico, soprattutto nelle fasce di prezzo medio-basso dove sono inarrivabili per tecnologie e volumi. L’Italia manifesta debolezza nei settori basati sulla scienza ed in quelli a forti economie di scala produttiva e commerciale.

1.5.2 La struttura dimensionale

La maggior parte delle imprese nel sistema manifatturiero è caratterizzata da imprese di piccole dimensioni. Nonostante la diffusione del commercio elettronico che può permettere l’internazionalizzazione anche di imprese di minore dimensione, è stato necessario l’adozione di strumenti come la rete d’impresa, come leva strategica per favorire lo sviluppo anche internazionale delle piccole imprese.

1.5.3 Gli investimenti diretti all’estero

L’attività internazionale di un’economia locale non è data solo dall’estensione dei confini proprietari delle imprese, ma anche dalla crescita oltre frontiera della rete produttiva governata delle imprese industriali e di servizi ubicate nel sistema locale stesso, tramite integrazione verticale o orizzontale. Nell’attuale contesto l’internazionalizzazione non si esaurisce con la sola esportazione, ma per radicarsi all’estero da insider, le imprese devono ricercare modalità per garantire la propria presenza diretta in modo tale da coltivare clienti e mercati. Se si considerano gli investimenti diretti all’estero, la posizione italiana appare debole. C’è una stretta correlazione tra la “capacità di affare affari” di un paese ed i suoi tassi di crescita.

1.5.4 Il sistema istituzionale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese

Anche l’Italia dispone di un sistema istituzionale per l’internazionalizzazione delle imprese, al fine di abbattere le barriere ed agevolare l’ingresso nei mercati esteri. Il Governo italiano è però vincolato a livello sovranazionale dagli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e concorre alla formazione di una politica comune in ambito comunitario.

Per quanto riguarda il fronte nazionale ci sono una serie di organismi:

  • Le regioni dispongono di competenze in tema di politiche di internazionalizzazione e di promozione dello sviluppo locale. Alle regioni si aggiunge il sistema delle camere di commercio (in Italia ed estere) che beneficiano delle risorse pubbliche. La condivisione di competenze nazionali e locali aiuta l’attrazione di investimenti esteri, che sono coordinate da un apposito comitato interministeriale, a cui partecipano i rappresentanti delle regioni.
  • L’attuale assetto pone al vertice il Ministero dell’Economia e Finanza, Ministero degli Affari esteri.
Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 113
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 1 Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 113.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti per l'esame di Economia e gestione delle imprese internazionali Pag. 91
1 su 113
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabio.riassunti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Banihashemi Hooman.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community