Narrazione e ascolto
Capitolo 3 – La struttura del processo narrativo autobiografico
L’autobiografia si configura come un processo dinamico e di trasformazione da parte di un narratore che prevede sempre un oggetto sul quale narrare. Considerando l’autobiografia dal punto di vista dei codici linguistici usati, si può dire che la narrazione scritta può avere una forte valenza emancipatoria in quanto l’uso della scrittura comporta una distinzione strutturale nel pensiero perché accentua la bi-locazione cognitiva, cioè un individuo ha la possibilità di gestire, modificare e riconnotare in senso cognitivo aspetti o eventi della propria storia. Il linguaggio orale procede per giustapposizione di eventi e/o per aggregazioni in blocchi significativi ed è fortemente situazionale. Bisogna sottolineare anche che il testo scritto dà la possibilità di fare correzioni, di eliminare eventuali incongruenze.
3.1 Le forme narrative del genere autoreferenziale
Se si considera la narrazione di sé dal punto di vista delle sue caratteristiche formali si può distinguere:
- Narrativa autoreferenziale orale:
- Autologia: esercizio della riflessione interiore chiamato anche pensiero endofasico che si sviluppa in un discorso tra sé o in un linguaggio articolato mentalmente il cui scopo ha la qualità di essere autoriflessivo. (Es. una catena associativa che si genera quando un soggetto, pensando tra sé e sé, collega fatti ed emozioni al di fuori di uno schema logico-paradigmatico ma sulla base di una coerenza emotiva che ha un senso soggettivo e non ha una primaria valenza comunicativa)
- Autobiologia: riorganizzazione mentale di momenti, passaggi, salienze della propria vita. È una sorta di pensiero autobiografico che fornisce una precognizione su alcuni aspetti significativi della vita del soggetto.
- Pensiero autobiografico: rioganizzazione, rivisitazione mentale dell’esperienza soggettiva in tutta la sua completezza. Esso differisce dall’autobiologia per la continuità con cui tale lavoro retrospettivo è svolto grazie ad un allontanamento quotidiano come se fosse un esercizio riflessivo applicato a se stessi.
- Narrativa autoreferenziale scritta:
- Autografia: produzione di brevi testi scritti di sé.
- Autobiografia: resoconto con registri intimistici, cronistici, impressionisti, sequenziali della propria vita trascorsa o in atto.
Lejenne considera lo scritto autobiografico come la più completa e articolata forma narrativa autoreferenziale, indicando una serie di generi ad esso affini. I sotto generi della forma narrativa autobiografica sono:
- Memoriale: racconto di un’esperienza prolungatasi nel tempo anche trascritta sotto forma di appunti o abbozzi.
- Romanzo personale: narrazione di una vicenda in cui si compie una dissociazione fittizia o figurale tra l’istanza autoriale, narratoriale e attoriale. Affrontando la lettura di questi testi si può intuire che il protagonista sia il narratore ma il tipo di narrazione adottata prevede che il narratore funga di non essere egli stesso il protagonista.
- Poema autobiografico: forma narrativa in cui la storia che l’autore racconta è trasfigurata ma principalmente attraverso una mitizzazione delle esperienze e degli accomodamenti in gesti ed eventi eroici.
- Diario intimo: narrazione quasi quotidiana che riguarda tutto ciò che l’autore nota, osserva, considera e pensa quotidianamente.
- Autoritratto: testo prevalentemente descrittivo e riflessivo attraverso cui l’autore si raffigura ricercando i tratti allo specchio o attribuendoli a sé alla luce del giudizio o dello sguardo altrui.
- Romanzo autobiografico: scritto autoreferenziale la cui struttura romanzesca approfondisce vicende o momenti drammatici nella vita del narratore-autore.
- Quaderno autobiografico: scritto sospeso tra la forma lirica e la narrazione tipica del romanzo.
- Epistola intimistica: scritto rivolto a un reale o solo ipotetico destinatario, la cui funzione principale è l’espressione ed esternazione del proprio pensiero e delle più intime emozioni.
Considerando gli aspetti strutturali, il racconto verbale possiede una struttura momentanea e occasionale, mentre la scrittura autobiografica permette all’autore di farsi tessitore delle vicende della propria vita. Lavinio rileva che a livello morfosintattico le produzioni scritte presentano frasi e periodi di maggiore lunghezza e complessità. Nel parlato si ha una presenza maggiore di paratassi rispetto alla ipotassi, mentre lo scritto si contraddistingue per un’elevata frequenza di proposizioni subordinate. Inoltre, sostiene che nella scrittura è presente un’ampia gamma di modi e tempi verbali ed è più ricca l’aggettivazione e il lessico, mentre nel parlato le forme verbali si semplificano. La scrittura deve affidarsi alle risorse della lingua e da ciò ne deriva la sua grammaticalità sintetizzata nel concetto di semantica deliberata.
I generi narrativi autoreferenziali, quali l’autobiologia, il discorso orale, il soliloquio e il monologo difficilmente raggiungono il grado di complessità della scrittura di sé che si rende indispensabile per:
- Rivisitare luoghi, tempi, accadimenti lontani lungo la dimensione spazio-temporale permettendo all’autore di rivalutare e riformulare ipotesi e rispettive conclusioni.
- Proiettarsi nel futuro coltivando speranze e aspettative.
Per quanto riguarda la funzione che per un soggetto può rivestire un discorso orale o una narrazione scritta si può dire che la scrittura di sé e la stesura delle proprie emozioni sono mosse con fatica da un’esigenza consapevole e profonda che richiede all’autore di riproporsi e riconciliarsi con se stesso e con le proprie memorie. All’oralità si ricorre in risposta ad una sollecitazione esterna.
3.2 Narrazione e narrato
Narrare una storia significa raccontare qualcosa di dinamico che si collega all’idea di movimento e dal punto di vista psichico significa possibilità di trasformazione se collocata all’interno di un contesto comunicativo-relazionale. La narrazione può essere distinta dal narrato. Un racconto o un testo di letteratura sono narrazioni perché in esso è presente un movimento e sono trasmessi in modo aperto, invece un postulato o un assioma sono dei narrati perché sono dati e non sono trasformabili. Nella narrazione è possibile costruire delle ipotesi costruendo in itinere una ristrutturazione del campo cognitivo-emotivo del soggetto narrante. Nel narrato predomina la descrizione il più oggettiva possibile dell’evento accaduto.
Uno degli obiettivi dell’intervento autobiografico, collocato nella dimensione comunicativo-relazionale, può essere quello di riuscire a convertire un narrato in narrazione. Essendo il narrato il luogo in cui predominano le difese e la narrazione il luogo in cui predomina il conflitto, è evidente che nel caso di situazioni emotivamente pesanti o di eventi traumatici, un soggetto elevi delle barriere difensive e parli di sé utilizzando per lo più dei narrati.
Narrazione e narrato fanno riferimento a due modi diversi di organizzare il pensiero:
- La narrazione attiene ad un pensiero discorsivo e dialogico.
- Il narrato attiene ad un pensiero logico-matematico che non presuppone una discorsività ma una logica stringente che conduce da un’ipotesi alla dimostrazione di una tesi.
Inoltre, corrispondono due livelli di narrazione:
- Una logica causa-effetto tipica del bambino quando comincia a narrare.
- Una logica intenzionale tipica dell’adulto quando perviene ad un livello di astrazione e elaborazione della narrazione più complesso in cui all’azione subentra sempre un’intenzione.
Questi livelli corrispondono al doppio scenario (Bruner). Il resoconto narrativo da un lato presenta una sequenza temporale e di causa-effetto fra gli eventi accaduti e dall’altro il mondo interno del soggetto che commenta questi eventi mettendo in gioco i propri stati d’animo. L’individuo, se si trova all’interno del primo scenario, può utilizzare nella comunicazione dei narrati, se invece si trova nel secondo scenario produce delle narrazioni. Inoltre, se è predominante la componente cognitiva il narratore riesce a trasmettere i propri stati d’animo, se è predominante quella emotiva può accadere che un possibile interlocutore non capisca completamente ciò che il narratore gli vuole trasmettere in quanto la componente emotiva non sempre permette la comprensione.
Esiste anche una distinzione tra il narrare e l’enunciare. Mentre la narrazione possiede un aspetto dinamico e conoscitivo in cui esiste la possibilità che tale conoscenza sia trasformabile, invece l’enunciato è simile al narrato ed è stato e la conoscenza che produce non è trasformabile. Il narratore implica la comunicazione di un messaggio articolato in forma comprensibile che per essere tale deve comprendere due caratteristiche imprescindibili:
- La transitività (si narra qualcosa).
- La finalità (si narra per qualcosa).
Il narratore può raccontare qualcosa per far conoscere se stesso → funzione emotiva. Può produrre una conoscenza sulla realtà esterna → funzione referenziale. Può fornire una conoscenza sul destinatario, facendo in modo che quest’ultimo concentri la sua attenzione su determinati aspetti di sé → funzione conativa. Questa terza funzione è la più complessa perché implica sempre una dinamica che chi narra cerchi di produrre una conoscenza sul comportamento dell’altro che sia inseribile all’interno del proprio paradigma di equilibrio cognitivo.
Una vera narrazione dovrebbe contenere tutte e tre queste componenti:
- Le componenti interne a sé
- Le componenti dell’altro
- Le componenti al dato di realtà
La narrazione, per essere tale, deve avere una matrice cognitiva e una matrice relazionale-affettiva. La prima la ritroviamo nella funzione rappresentativa: il racconto dell’evento, la seconda nella funzione emotiva: parte del racconto inerente a sé, e conativa → parte del racconto relativo alle aspettative e alle emozioni nei confronti del destinatario. La nostra storia personale è organizzata secondo una catena sequenziale.
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