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Dizionario del servizio sociale

Deontologia professionale

Definizione: il termine “deontologia” trae origine dal greco: deontos = ciò che va fatto, dovere; e logos = discorso. La deontologia professionale è considerata la dottrina che tratta dei doveri da compiere da parte di una determinata categoria. Essa è il complesso dei doveri e delle regole di comportamento eticamente fondati, espressi in forma sintetica e chiara, generalmente raccolti in codici etici e/o deontologici che impegnano una professione e i suoi professionisti nei confronti della società e delle persone con le quali entrano in relazione.

La deontologia professionale ha valore giuridico e consente l’esercizio della potestà disciplinare da parte degli organismi rappresentativi della professione, qualora le regole non vengano rispettate. È l’espressione di una professione in un determinato momento storico e della sua evoluzione storica. Contribuisce alla formazione dell’identità professionale.

La deontologia e i codici deontologici delle professioni sono e devono essere collegati all’evolversi dei cambiamenti normativi e sociali, allo sviluppo delle conoscenze specifiche della professione e di quelle legate più in generale allo sviluppo scientifico e tecnologico.

Cenni storici

Gli studi più recenti sulle origini del servizio sociale e della professione dimostrano che i fondatori del servizio sociale e i primi teorici del servizio sociale hanno posto attenzione a indicare le linee di comportamento da tenersi nei rapporti con i poveri. Nel 1917 Mary Richmond, nel suo primo trattato di servizio sociale, ha disegnato il primo codice deontologico degli assistenti sociali; i suoi contenuti hanno ispirato i codici della professione fino ai nostri giorni, mettendo in risalto il valore della persona e avviando l’elaborazione dei valori e dei principi su cui poggiano la teoria del servizio sociale e la sua pratica.

Bisogna ricordare “Il credo dell’assistente sociale” elaborato negli anni ’30 da Swift, i cui contenuti si possono trovare in tutti i codici etici e deontologici della professione.

Inoltre, due tappe influenzarono il percorso storico della deontologia professionale:

  • Nel 1947 la pubblicazione del “Codice generale o internazionale di morale del servizio sociale” conosciuto anche come codice Heylen (dal nome del suo autore).
  • La pubblicazione della “Guida internazionale di morale ad uso degli assistenti sociali cattolici” scritta da White.

In ambito internazionale, il 1976 è stato l’anno della pubblicazione del “Codice internazionale di etica professionale degli assistenti sociali” che fissa gli elementi essenziali di un’etica condivisa da assistenti sociali provenienti da paesi e culture diversi. In Italia nel 1990 sono iniziati i seminari della Fondazione Zancan di Padova sulla deontologia professionale dell’assistente sociale, perseguiti per oltre tre anni in collaborazione con la Fondazione Moneta di Milano. Nel 1992 fu pubblicato, dall’Associazione Nazionale assistenti sociali, il “Codice deontologico dell’assistente sociale”.

Basi teoriche

La deontologia professionale degli assistenti sociali è connessa con l’etica. Etica = dottrina filosofica delle ragioni e delle regole che guidano i comportamenti dell’uomo secondo determinati principi e valori, che rispondono alla coscienza personale e sono guidate positivamente dagli altri. Dagli anni ’70 la deontologia professionale ha allargato i contatti con le scienze umane e sociali, soprattutto con l’antropologia e la politica sociale, con le dottrine giuridiche ed economiche e negli ultimi anni si è confrontata con l’ecologia, l’informatica e le nuove tecnologie applicate ai servizi delle persone, non rimanendo estranea ai temi della bioetica.

Codice deontologico dell’assistente sociale

Il processo di personalizzazione dell’assistente sociale in ambito italiano può considerarsi concluso con l’emanazione del “Codice deontologico dell’assistente sociale” (18/04/1998) da parte del primo consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali. Esso è stato revisionato nel 2002 e nel 2009. Il codice del 2009 è articolato in sette articoli:

  • Definizione e potestà disciplinare
  • Principi
  • Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della persona utente e cliente
  • Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della società
  • Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti dell’organizzazione del lavoro
  • Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della professione
  • Sanzioni disciplinari e procedimento

I principi e i valori dichiarati in questo codice sono i seguenti:

  • La professione si fonda sul valore, sulla dignità e sull’unicità di tutte le persone, sul rispetto dei loro diritti universalmente riconosciuti e sull’affermazione dei principi di giustizia ed equità sociali.
  • La professione è al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo; ne valorizza l’autonomia, la soggettività e la capacità di assunzione di responsabilità; li sostiene nel processo di cambiamento, nell’uso delle risorse proprie e della società nel prevenire e affrontare situazioni di bisogno o di disagio e nel promuovere ogni iniziativa atta a ridurre i rischi di emarginazione.
  • L’assistente sociale considera ogni persona portatrice di una domanda, di un problema e la colloca nel suo contesto di vita, di relazione e di ambiente inteso sia in senso antropologico-culturale che fisico.
  • L’assistente sociale svolge la sua azione professionale senza discriminazione di età, sesso, stato civile, etnia, nazionalità, religione, condizione sociale, ideologia politica, di minoranza fisica o psichica.
  • L’esercizio della professione si basa su fondamenti etici e scientifici, sull’indipendenza di giudizio e sulla scienza e coscienza dell’assistente sociale.

Questi articoli richiamano: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea e i principi presenti nella Costituzione italiana. Rispetto al codice del 1998, i successivi presentano differenze e accentuazioni suggerite dai cambiamenti normativi che hanno modificato la fisionomia giuridica degli assistenti sociali, dai cambiamenti nel welfare, dagli impegni derivanti da nuove leggi. Tutti i titoli del codice sono caratterizzati dal termine “responsabilità”.

Dibattito attuale e prospettive

È in corso un dibattito sia tra gli studiosi sia tra i professionisti sui dilemmi etici e deontologici su cui la professione sta riflettendo. Sul piano interno i dilemmi riguardano:

  • Segreto e riservatezza
  • Aiuto e controllo
  • Doppio mandato
  • Informazione e consenso informatico
  • Conflitto di interessi
  • Possibile contrasto tra valori del cliente e valori del professionista e tra norma deontologica e norma giuridica

I problemi riguardano:

  • Distanza fra ampiezza dei bisogni delle persone e delle famiglie e la possibilità di risposte efficaci
  • Inadeguatezza degli spazi, dei mezzi, della strumentazione messi in atto dalle amministrazioni pubbliche, private e dal privato sociale

Principi del servizio sociale

Premessa: sotto il profilo etico i principi possono definirsi delle modalità di concretizzazione dei valori, delle indicazioni di comportamento che assicurano azioni coerenti su quei valori. Sul piano empirico essi utilizzano le diverse conoscenze sull’uomo e la società che si sviluppano nel tempo. Sul piano operativo i principi assumono particolare pregnanza in quanto i fini delle azioni concrete e i mezzi per raggiungerle sono uniti.

Definizione: i principi etico-operativi possono essere definiti come posizioni generali che orientano i contenuti del lavoro e la metodologia operativa e indicano delle prospettive verso cui tendere.

Cenni storici

In Italia le prime traduzioni di testi stranieri hanno diffuso l’illustrazione sistematica dei principi del servizio sociale originari. I principi si ispiravano a valori che erano in conflitto con le norme che regolavano atteggiamenti e comportamenti nella vita quotidiana della società. Dalla fine degli anni ’70 l’attenzione della professione si è spostata più su obiettivi di tipo politico, risentendo dei cambiamenti istituzionali e culturali di quegli anni. Negli anni ’90 il dibattito ebbe il suo apice nell’emanazione del Codice deontologico dell’assistente sociale che costituisce la fonte primaria dei valori e dei principi della professione.

Principi

I principi acquisiscono senso solo se strumentali alla realizzazione dei valori e se coerenti con le conoscenze scientifiche. Dal valore della dignità e integrità di ogni essere umano deriva il principio del rispetto della persona. Rispettare significa prendere in considerazione in quanto la persona è un valore a sé, a prescindere dalle sue condizioni fisiche, psichiche, sociali, dalle sue caratteristiche etniche, di genere, di religione. A questo principio sono collegate una serie di altre norme di comportamento:

  • Accettazione e il non giudizio. Accettare la persona = trattare il “diverso” in quanto persona. L’accettazione non è un passivo accondiscendere a qualsiasi azione o comportamento ma cercare di comprendere i motivi del comportamento della persona, i suoi bisogni, le sue risorse attive o attivabili per uscire dal...
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Naliab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi e metodi del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bini Laura.
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