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I miti sono contenuti narrativi incentrati su una figura o una vicenda oggetto di molteplici versioni.

I topoi sono complessi tematici consolidati dalla tradizione culturale, quindi luoghi comuni della letteratura e

della civiltà.

• Temi e motivi

Il tema si compone di elementi concreti ed evidenti: i motivi. La concretezza del motivo è costituita da un

oggetto, una situazione o un evento che ricorre in associazione al tema e consente di riconoscerlo con una

certa evidenza. Il tema si può riconoscere dal ricorrere di un simbolo, un elemento.

I temi universali si trovano nella letteratura e comprendono gli affetti e i sentimenti umani (amicizia, amore,

gelosia), le problematiche dell’esistenza (morte, bene, male) e gli ambienti naturali (mare, montagna,

campagna). Es. il tema dell’amore a prima vista è ricorrente in associazione al tema dell’innamoramento.

I temi particolari, ossia caratteristici del vissuto di determinati autori e di una certa epoca storica. L’adulterio è

tema particolare del romanzo ottocentesco.

Altri temi sono quelli simbolici.

• I miti

A differenza dei temi, contenuti astratti, i miti sono contenuti narrativi. Ogni mito è un racconto che può

presentarsi in varie versioni.

Brunel spiega che il contenuto narrativo dei miti assolve due funzioni: esplicativa ed esemplare. Il mito ha

funzione esplicativa in quanto il racconto da cui è costituito fornisce spiegazioni che veicolano un certo

sapere sul mondo. Ha funzione esemplare in quanto racconta le vicende di figure rappresentative dell’intera

umanità, della sua condizione, delle sue inclinazioni e desideri.

La funzione esplicativa è evidente nel mito dell’età dell’oro, che spiega la storia del mondo ponendo le

origini in un’epoca di lontana perfezione; alla quale segue una progressiva corruzione della storia e nostalgia

per essa.

Nei miti i protagonisti sono figure particolarmente rappresentative cui emerge la funzione esemplare.

L’eroe del mito riconosce di non essere nessuno, ma essendo rappresentativo di noi tutti, noi tutti siamo

nessuno, l’esistenza di noi tutti resta un enigma.

• I topoi

I topoi per quanto possano variare restano sostanzialmente identici. Sono complessi tematici che sono

divenuti luoghi stabili e comuni contenuti in opere di letteratura. Son i costituenti che assicurano la continuità

e la memoria della letteratura europea. Essi sono ad esempio il topos dell’invocazione alle Muse. In tutti i

topoi si riconosce un’eredità, un vero e proprio patrimonio degli uomini.

• Il canone

I topoi caratterizzano l’identità di una tradizione culturale. Alcune opere sono più determinanti di altre per la

coscienza civile e culturale; stabilire quali è compito del canone. Esso è una sorta di lezione delle opere e

degli autori di maggior valore, un indice dei classici della letteratura.

- LETTERATURA E ALTRO

In questo campo lo studio letterario si confronta con le ricerche riguardanti altre forme artistiche, altre

discipline e altri fenomeni culturali.

• Le altre arti e i soggetti letterari

Un’opera letteraria può costituire il soggetto di una melodia, di un quadro, di un film. In tal caso una forma

artistica diversa dalla letteratura rielabora e adatta un soggetto letterario. Il cinema ne è un esempio.

Immagini piuttosto statiche quali la pittura, possono trasporre con maggior difficoltà il dinamismo di opere

letterarie particolarmente drammatiche.

• La letteratura e le tematiche artistiche

Quando descrizioni di quadri, disegni, incisioni o sculture si trovano in un’opera letteraria costituiscono

tematiche artistiche.

• Arti diverse e analogie formali

Quando le forme letterarie e quelle di una o più arti diverse risultano analoghe si può parlare di analogie

formali. Uno studio comparato che coglie analogie formali è quello di Fraisse. Indaga sulle analogie tra la

costruzione narrativa di Alla ricerca del tempo perduto di Proust e quella delle cattedrali gotiche del

Medioevo, grazie alla passione dello scrittore per l’architettura gotica.

• I talenti plurimi

I talenti plurimi sono gli autori che hanno espresso la loro arte in più forme artistiche e le cui opere sono

spesso oggetto di studio comparato. Caso celeberrimo è Leonardo da Vinci, pittore, architetto, scrittore e

scienziato. Altro esempio è Michelangelo Buonarroti.

• Letteratura e scienze varie

Gli studi rivolti alla letteratura e alle scienze sono particolarmente favoriti dalla spiccata interdisciplinarietà

della comparatistica nei tempi recenti. Molte ricerche trattano problematiche di letteratura e scienze varie:

matematica, scienze naturali, mediche, politiche, economiche e umane.

La questione della letterarietà della scienza è affrontata dai vari lavori riguardanti la qualità letteraria dei

discorsi scientifici e in particolare la qualità narrativa e metaforica di tali discorsi.

White sostiene che la scienza storica è narrazione e che le trame narrative ricostruite dagli storici non si

limitano a spiegare il passato, ma lo interpretano e ne colgono il senso.

La questione della letteratura come scienza riguarda il sapere offerto dalla letteratura. Esso è custodito dai

romanzi, racconti, versi o quant’altro e si rivela allo studio o alla semplice lettura dei testi.

Il romanzo non educa all’altruismo perché necessariamente vi fa riferimento esplicito, la poesia non educa

all’uguaglianza perché i suoi versi apertamente ne parlano. Essi insegnano l’etica perché producono nel

lettore esperienze di altruismo e uguaglianza.

• Letteratura e paraletteratura

Il prefisso “para” significa sia “vicino a” sia “opposto a”. La dimensione paraletteraria è al contempo affine e

opposta a quella letteraria: è qualcosa di distinto rispetto alla letteratura propriamente detta. Per

paraletteratura si intendono prodotti culturali di massa o di consumo. Le caratteristiche fondamentali della

paraletteratura sono due. La prima è una spiccata vocazione commerciale: i prodotti paraletterari sono

essenzialmente per vendersi in quantità, per raggiungere il più vasto pubblico possibile. La seconda è una

funzione di evasione: i prodotti paraletterari sono fatti principalmente per intrattenere il pubblico, non per

informarlo o istruirlo. I prodotti paraletterari si impongono sul mercato dell’industri culturale. I personaggi

coinvolti nella trama sono rigidi, stereotipati e coerenti.

JUKEBOX ALL'IDROGENO – GINSBERG

Quando Allen Ginsberg si affacciò alla scena letteraria leggendo la sua poesia Urlo

davanti al pubblico elettrizzato di San Francisco, nel 1956, la cronaca si impadronì del

nuovo poetea creandone un personaggio, un personaggio che ispirò la cosiddetta beat

generation (rappresenta una scelta di protesta giovanile verso la società, non

aggressiva ma passiva che si manifesta nella rinuncia di beni tipici della “società dei

consumi” e nel rifiuto dell'impegno politico-ideologico, il tutto accompagnato dall'uso

di sostanze stupefacenti) che a volte ne imitò gli atteggiamenti esteriori non sempre

individuandone le vere qualità di poeta e umanista. Solo la recente critica lo ha rivalutato

come una delle voci più rivelatrici della poesia americana contemporanea. Le poesie di

questa raccolta, Jukebox all'idrogeno, spesso polemiche, sempre imperniate su

drammatiche realtà sociali e personali, rivelano da un lato le innovazioni recate da

Ginsberg alla prosodia americana e dall'altro le esperienze più significative del poeta

quali si sono svolte in America o nei paesi sottosviluppati dove la civiltà del consumo non

ha ancora soffocato la comunicazione fra gli uomini o nei manicomi occidentali dove si

conclude a volte la tragedia dell'alienazione moderna o nei luoghi dove il poeta ha

potuto provare le sostanze allucinogene nell'intento di superare il condizionamento umano

e raggiungere una sfera psichica libera dalle sovrastrutture imposte dalla società

contemporanea.

[La nascita del movimento letterario della beat generation ufficiale è datata 1957,

quando Allen Ginsberg pubblica il poema Howl, L'Urlo, che in seguito ebbe un'eco

ritardata anche in Italia, con la traduzione della Pivano e relativi problemi di censura. La

beat generation, con Kerouac e con Ginsberg, ha teorizzato un tipo di linguaggio che ha

una stretta attinenza con il produrre musica. Nel 1975 questa continuità tra beat

generation e beat è stata in qualche modo ufficializzata con una famosa grande tournèe

negli States che vedeva insieme Dylan, Joan Baez, Ginsberg, Peter Orlowski e Roger

McGuinn dei Byrds.

Ferlinghetti mette insieme Ginsberg, Dylan e i Beatles; e lo fa nella nota introduttiva alla

sua raccolta di parti poetico-grafici in terra italica, in cui si interroga sulla funzione dell

poesia e sul ruolo del poeta nella società contemporanea.]

Allen Ginsberg, umanista raffinato, intellettuale nel midollo, nasce da una famiglia

ebraica, sua madre era malata mentalmente ma lu iaveva un profondo rapporto con lei e

si arrabbiò moltissimo con il padre quando questi la portò in manicomio. Durante gli anni

del liceo Ginsberg cominciò a leggere le poesie di Walt Whitman e fu grandemente

ispirato da questa sua appassionata lettura. Durante gli anni in cui era matricola alla

Columbia University, Ginsberg conobbe Lucien Carr, un compagno di università che lo

presentò a un certo numero di scrittori beat, tra cui Jack Kerouac, William S. Burroughs . E

proprio lì, a NY, nel '43-44, inizia ad avvicinarsi a questo modo di vivere, vivendo

avventure estreme e ribelli, sperimentando droghe e rivelandosi un disadattato

anche nella cura del proprio aspetto ed abbigliamento. Aveva però idee così precise

sull'intento tecnico della sua poesia (trasformazione della prosodia, scrittura come

improvvisazione spontanea e tendenze jazzistiche) e sul suo mondo poetico (visioni

piegate ad accelerare le mutazioni delle specie umane...) che non gli parve possibile

vedere tutto ignorato, vedere che soltanto il contenuto più superficiale e esteriore dei

suoi versi veniva preso in considerazione e cristallizzato nella formula della rivolta

ed anarchia. Così, quando accadde che migliaia di ragazzi in America si facevano

crescere barba e capelli, si ammantavano di maglioni non lavati, si proclamavano

omosessuali e si vantavano di fumare marijuana ed avere “visioni”, Ginsberg si sottrasse

al loro stereotipo e si mise a girare il mondo perfettamente rasato e quasi rapato;

finchè in India si sottrasse al nuovo stereotipo e si fece crescere barba e capelli a piacere,

dormì all'addiaccio, andò in giro in un pigiama arancione di ispirazione hindu, passò 2

giorni e 2 notti dormendo nel Taj Mahal durante la grande gara musulmana di

improvvisazione di poesia.....

Lungo il cammino ha incontrato un uomo di nome Carl Solomon, un poeta che decise di

compiere la scelta secondo lui dadaista di farsi volontariamente internare nel

manicomio di Rockland. E proprio lì, nella sala d'aspetto dell'ospedale psichiatrico

incontrò Allen Ginsberg, in visita alla madre malata. Ginsberg immortalò Carl Solomon

nella sua prima raccolta di poesie, Urlo (Howl), dedicandola proprio a lui. I primi versi

dell'omonima poesia sono probabilmente un manifesto dell'ideologia delle avanguardie

dell'epoca: "Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia,

affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa

[...]". Ginsberg così rese noto Solomon al grande pubblico; la loro amicizia durò fino alla

vecchiaia.

Howl è il poema che sancisce la nascita, nel 1957, della Beat Generation. Howl è un urlo

di sconfitta, contro quella società capitalista americana, contro le mode e tutto ciò che

era conformista. Perfino la punteggiatura è peculiare nella sua sregolatezza, nei suoi

periodi lunghi e nelle improvvise chiusure di proposizioni // Kerouac non usava

praticamente mai punteggiatura. E' Poema più famoso di Ginsberg, diviso in 3 parti. Fu

recitato per la prima volta nel 1955 e fu subito riconosciuto come espressione massima

della poesia del 900. Fu pubblicata nel 56 ma accusata di essere stata volgare. Quando

uscì la traduzione italiana di Fernanda Pivano nel 65 fu censurata. Solo nella seconda

edizione uscì con le parole normali. Solo una parola resto censurata perché era stata auto

censurata da Ginsberg. Esiste una nuova versione di Luca Fontana che accusa la Pivano

di non averci capito niente, ma lei si è consultata con Ginsberg. Carl Solomon era un

poeta cui Ginsberg fece visita quando era in manicomio. Neil Casady era l’amante di

Kerouac, di cui Ginsberg era innamorato. Testo scritto col verso lungo;

anaforizzazione del Who, ampio uso di allitterazioni, parziale distruzione della sintassi

che porta ad un accostamento di parole apparentemente senza senso, il ritmo vuole

riprodurre le modalità musicali del jazz. Urlò contro la società capitalista americana degli

anni 50, i cui effetti di alienazione dell’individuo erano evidenti. Lo accusa di cose, di aver

distrutto la individualità, di aver contribuito a creare la paura del diverso, di aver distrutto

qualsiasi forma di misticismo, di poesia, di valori religiosi. Mette insieme buddismo e

ebraismo. Tira fuori i temi della beat con droghe e be boop. Inizia con “I saw…” I forma

di individualismo. Risente anche della dialettica dei surrealisti. Sono illuminazioni

istantanee che lui ha sotto l’effetto della lsd. Si descrive la periferia delle grandi metropoli,

dove viveva in soffitta senza acqua calda, sporchi, che contemplavano il jazz. Come se

fosse adorazione, fonte di ispirazione, essendo il jazz il risultato dell’ispirazione. Avevano

le allucinazioni. Erano accusati di essere dei pazzi perché la pensavano diversamente.

Bruciavano il denaro mettendosi contro la logica capitalistica. Si opponeva al rider’s digest

(rivista sulla famiglia perfetta) con una rivista che parlava di sesso, droga, gay, neri. Alle

canzoni sdolcinate contrapponevano le orge e le sbronze. Peyote: la Lophophora

Williamsii è la pianta da cui è tratta una delle droghe più potenti al mondo. Le

prende non per autodistruggersi ma per ampliare la conoscenza è per vedere il

volto di dio. Ginsberg era credente, assumeva le droghe quindi proprio per avvicinarsi a

Dio e conoscerlo. In Lisergic Acid tutto questo raggiunge il culmine con i versi

“Grazie a Dio non sono Dio!”

La soma era come la benzedrina, un eccitante, che prendevano per restare svegli la notte.

Il peyote era un allucinogeno. Immagini sovrapposte, connessione logica delle grandi

metropoli che ti viene addosso. Il jukebox all’idrogeno è fonte di musica, in

opposizione alla bomba atomica. La società capitalista non comunicava, loro invece

erano dei grandi conversatori, dei filosofi che magari non avevano neanche studiato, ma

erano in grado di parlare per 70h di fila di tutto ciò che la società capitalistica americana

non voleva parlare. A Newmark c’e stata la più grande ribellione dei neri. Giravano per ore

e ore la notte tra i binari abbandonati dove potevano nascondersi, dove decidevano dove

andare senza lasciare rimpianti e persone. Preferivano la telepatia alla televisione.

Andavano alla ricerca degli indiani che erano visionari perché drogati come loro. La droga

va accostata alla follia, poiché molti di loro erano matti, a causa delle droghe e dell’alcol.

La follia introduce nella mente una logica diversa, si può dire e fare tutto quello che si

vuole, quindi è una forma di libertà. Adoravano i matti perché rompono gli schemi

mentali. Se non rompi gli schemi sei omologato. La sintassi viene infranta, perché

credono nella compresenza e sovrapposizione delle immagini (come sogni). Come se le

parole si accumulassero rompendo tutti i confini tra le esperienze allucinatorie. Realtà che

sj sottrae alla logica del prima e del dopo. Dissezionamento degli oggetti. Si dice che

Kerouac abbia scritto sulla strada in un unico foglio sotto l’efferro della benzenina. Non è

vero ciò, ma è vero che Proust scrisse le recherche incollando pezzi di carta uno sopra

l’altro che la badante trascriveva. Kerouac era per la prosa spontanea. Viaggio fuori dal

tempo. Romanzo che parla di un viaggio all’interno della scrittura americana, crea un

nuovo ritmo di scrittura. Parola orale vs parola scritta. Africa vista come luogo di libertà,

di rottura degli schemi. Sono loro che indagano sull’fbi distribuendo volantini scritti in

inglese incomprensibile, perché parlavano con uno slang che l’americano medio non

capiva e perché scritti sotto effetto di droghe e con stile e ritmo diverso. Il capitalismo ti

annebbierebbe il cervello come il tabacco. È una droga che il capitalismo ti dà e non

protesti, sei felice, fino a quando non muori di tumore, ti dà sempre le stesse cose facendo

finta di darti chissà cosa annebbiandoti il cervello. Contrappongono manifesti super

rivoluzionari all’estabilishment. Negli anni 50 si afferma dunque la best generation,

prodotto dalla volontà di ribellione alle delusioni provocate dalla II guerra mondiale.

È caratterizzata dalla cultura non sbandierata, Non erano ignoranti, avevano studiato

nelLe migliori scuole, misticismo di tipo sincretistico, mescolanza di religioni, come

risposte al materialismo, ricorso all’uso di droghe, ascolto del be bop, una variante del

jazz, che rompeva gli schemi. Sbandierare la propria omosessualità, forma di

comunicazione surreale (telepatia) e pensano che ciò sia grazie alle droghe, innocenza

della fanciullezza.

2 parte: più breve e violenta, con musicalità, ritmo, omoteleuti, allitterazioni , stile nominale,

frasi senza verbi, che danno un senso dell’oppressione della città che li distrugge. Moloch è

sintomo di grande città moderna in cui l’individuo è annullato o conta solo per i soldi. Nella città

c’e l’anonimato, tu non sei nessuno, nessuno si cura di te. Anni 60: arte psichedelica per sfuggire

Alla realtà alienante per cercare una realtà spirituale più utile. Droghe: unica soluzione per avere

un contatto diverso con la realtà. “Sfinge” da soffocare, strozzare, uno dei simboli mitici più

conosciuti, enigma, sfinge del capitalismo. Mente: meccanismo artificiale. Grattacieli che

sostituiscono dio. Spersonalizzazione dell’uomo e non personificazione della fabbrica. Nebbia:

smog. Inserisce un’appendice, cambia tono. Ripetizione parola santo, tutto è santo. Denuncia

all’arrivismo, al capitalismo opposto all’arte pacifista della beat generation. Droga

allucinogena come tentativo di ricerca, superare i limiti. Dio gaio: dio felice di aver creato il mondo,

è neutro, asessuato ma si identifica nelle sue creature. Droga come esperienza artistica che apre

la mente e ti fa vedere cose nuove.

Nel 1957 Lawrence Ferlinghetti fu arrestato a San Francisco per aver commesso il reato di

aver pubblicato la raccolta di versi Howl di Ginsberg; furono pochi i letterati progressivi d'America

che non si mossero al riscatto di Ferlinghetti – che reagì pubblicando un'edizione completamente

nuova tale da escludere ogni possibile rivendicazione da parte degli uffici doganali – e alla difesa

della poesia di Ginsberg: il processo fu una schiacciante prova di stima di intellettuali di varie

generazioni, ai quali lo Stato oppose come esperti un assistente universitario e una maestra

privata di dizione.

La poesia di Ginsberg venne fortemente influenzata dal modernismo, dal ritmo e dalle cadenze

del jazz, dalla sua fede Buddhista e dal suo retroterra Ebraico. Inoltre, Ginsberg formò un ponte

ideale tra il movimento beat degli anni cinquanta e gli Hippy degli anni sessanta, stringendo

amicizia con William Burroughs, Jack Kerouac, Neal Cassady e Bob Dylan (con il cantautore ha

collaborato in occasione dell'album discografico Desire e della Rolling Thunder Revue immortalata

dal film Renaldo and Clara), tra gli altri. L'amicizia con William Burroughs fu notoriamente e

dichiaratamente omosessuale.

Il suo lavoro principale, Urlo (Howl), ispirato e scritto principalmente durante visioni indotte

dal peyote, venne considerato scandaloso all'epoca della sua pubblicazione a causa della

crudezza del linguaggio, che era spesso esplicito. Nel componimento, che risente dell'influenza

di Whitman ed è scritto con un verso ritmato che ha la cadenza della lingua parlata, il poeta rivive

le sue crude esperienze, dal ricovero in un ospedale psichiatrico, all'uso delle droghe e

all'omosessualità. Tra le altre opere principali di Ginsberg troviamo Kaddish, una meditazione sulla

morte di sua madre, Naomi Ginsberg (questa scritta sotto l'effetto di anfetamine), Hadda be Playin'

on a Jukebox, un poema che ruota attorno a eventi degli anni sessanta e settanta, Plutonian Ode,

poema contro gli armamenti nucleari, Empty mirror (Lo specchio vuoto) del 1961.

Negli anni settanta, consapevole della devastazione che conduceva l'imperialismo americano,

scrisse The fall of America (La caduta dell'America) e, dopo un deciso rifiuto nei confronti della

società occidentale, si convertì al buddhismo e nel 1978 scrisse Mind breaths (Respiri mentali)

dove espresse la sua lotta interiore. Degna di nota è inoltre la raccolta Cosmopolitan

greetings (Saluti cosmopolitani) per la quale fu finalista per il Premio Pulitzer e di grande interesse

sono i diari, Poems 1986-1992, che vennero pubblicati in Italia con il titolo Diario beat. La

diffusione della poesia di Ginsberg in Italia deve molto all'opera di divulgazione e traduzione svolta

da Fernanda Pivano.

CONFESSIONI DI UN OPPIOMANE – THOMAS DE QUINCEY

De Quincey benestante, borghese, conoscitore del greco. L’oppio costava poco, lo assume

per una ventina d’anni. Dimensione sociale del consumo della droga che in Ginsberg non

esiste. De quincey era un intellettuale, un filosofo. Il piacere è l'annullamento delle

sofferenze. Fame porta le allucinazioni a causa del calo di zuccheri. Digiuno stesso effetto

della droga. Il vino porta la nausea, l’oppio no, è un’esperienza controllata di follia.

La scoperta dell'oppio come scorciatoia per giungere alle vette di Parnaso e della creatività

letteraria ha una data:1822, anno di pubblicazione delle Confessioni di un mangiatore d'oppio,

titolo inesatto perchè allora l'oppio si somministrava in forma liquida; non è però da escludere che

nel titolo originale vi fosse un'intenzione di paradosso e di iperbole e il fatto che l'oppio si poteva

assumere anche in forma solida, di piccoli pezzi // come nell'episodio del viandante malese che

capita a Grasmere, nel cottage dello scrittore, ricevendone in dono “per compassione della sua vita

solitaria” 3 pezzetti d'oppio e inghiottendoli seduta stante. Confessioni di un oppiomane è

l'autobiografia sincera e sconcertante di un autore che, con la sua predilezione per gli aspetti

fantastici e grotteschi della realtà quotidiana, anticipò il gusto del decadentismo e fu

intensamente ammirato da Baudelaire.

Più della metà del libro è occupata dalla narrazione delle vicende degli ultimi scorci del

soggiorno del giovane Tom alla Grammar School di Manchester; mentre ai “piaceri e le pene

dell'oppio” sono dedicate la seconda e la terza parte dell'opera: nella seconda troviamo una

specie di crescendo positivo della consuetudine e l'elogio della droga, che è da preferirsi alla

più obnubliante e degradante sudditanza all'alcool; nella terza dovremo aspettarci un crescendo

nel senso opposto ma non c'è una vera e propria condanna dell'oppiomania, e il nostro

inconsapevole pretenderla è condizionato dalla connotazione negativa che il termine “droga” ha

assunto ai nostri giorni. Fra le “pene dell'oppio” sarebbero anche i sogni, gli incubi: per lo

scrittore essi diventano però un ghiotto materiale di descrizione e certamente alcune delle pagine

più significative sono dedicate all'istruzione di quei notturni “spettacoli d'uno splendore

ultraterreno” che col tempo si facevano per lui sempre più difficili da sostenere ed affrontare.

Poche citazioni suggeriscono almeno un'idea di quell'esperienza: “Ogni notte mi sembrava di

scendere non metaforicamente, ma letteralmente in voragini e abissi senza sole” “Il senso dello

spazio e il senso del tempo furono entrambi gravemente colpiti: edifici, paesaggi si mostravano in

proporzioni più grandi di quel che l'occhio umano sia atto a ricevere” “I più piccoli avvenimenti

dell'infanzia o scene dimenticate di anni più vicini erano spesso risuscitati”. La memoria come

riconquista di immagini. Non per nulla la sua opera più compiuta è un'autobiografia; egli tenta di

stabilire corrispondenze apologetiche fra le sue vicende di fanciullo e di adolescente e la

viziosa abitudine dell'adulto. Poeta della memoria dunque, De Quincey è anche poeta della

morte: ne ha paura, ha orrore della sua sofferenza, della sua immagine incarnata per lui negli

assorti cadaveri delle piccole sorelle. E' in questo inseguire e sfuggire il senso del disfacimento e

del riposo, in questa funebre madelaine proustiana (estate e morte) anticipata, che l'estroso

oppiomane riesce con la scrittura a dare il meglio di sé. Si ha l'impressione, leggendo De Quincey,

di essere incappati nelle spire di un insopportabile seccatore che ci incatena per farci ascoltare

le sue chiacchiere; così ci costringe a dargli retta fino al limite dell'asfissia. Ma quando

riprendiamo fiato è possibile che siamo noi stessi a riandarne in cerca per ritrovare, in

condizione libera, quel filo d'oro di poesia che c'è.

PASTO NUDO – WILLIAM S. BURROUGHS

Con questo romanzo, ebbe a dire Norman Mailer, Burroughs rivelò di essere “l'unico romanziere

americano vivente a cui si possa plausibilmente attribuire genio”. Scavando nelle proprie ferite con

l'acume della paranoia e un'acrobatica inventiva stilistica, in Pasto nudo Burroughs disegna,

sfrontato e perentorio, un ritratto dell'America dell'acido fenico.

Un capolavoro assoluto realizzato dallo scrittore e saggista statunitense William S. Burroughs è

“Pasto Nudo“. Il romanzo fu pubblicato nel 1959 a Parigi dalla Olympia Press. In seguito ne seguì

un’altra edizione statunitense pubblicata da Grove Press, nel 1962. In ultimo, nel 2002, grazie al

prezioso contributo degli scrittori James Grauerholz e Barry Miles, il testo “Pasto Nudo” venne

risistemato. Vennero aggiunti brani che fino allora risultavano mancanti.

Appunti dall’inferno

Inizialmente, il libro di Burroughs fu oggetto di un importante processo per oscenità e di

innumerevoli censure. Dapprima, venne riconosciuto solo come un ritratto dall’inferno. Poi

fortunatamente gli editori vinsero la causa a Boston e il romanzo, nel 1962, venne pubblicato

anche negli USA.

Pasto Nudo viene definito una raccolta di appunti dall’inferno, che rimarrà impresso nelle nostri

menti. Lo scrittore si sofferma sul tema della “Malattia”, quello della tossicodipendenza, che non

lascia inizialmente scampo al protagonista del romanzo. Il protagonista è il suo Doppio Lee, che

vive in un clima di sconforto, di indifferenza e di solitudine.

Il romanzo è autobiografico perché anche lo stesso autore fu afflitto da questo problema per ben

quindici lunghi anni. Al termine di questo “inferno”, riordinò i bozzetti definiti da lui stesso “deliranti”.

Infine li pubblicò in un romanzo dal senso compiuto.

Nel libro, Burroughs dispone i capitoli in maniera disordinata. Segue solamente la libera

rappresentazione dei pensieri di una persona, così come compaiono nella mente (ovvero

il flusso di coscienza). Adotta molto spesso una brusca interruzione dei passaggi. Il libro non è

certo caratterizzato da forme di sentimentalismo. E l’humor americano usato dalla scrittore è

spesso molto duro e pungente.

Il titolo

Il titolo del romanzo, “Pasto Nudo”, gli fu suggerito dal suo amico scrittore e poeta

statunitense Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del

XX secolo. Con il titolo “Pasto Nudo”, si vuole indicare l’istante, raggelato, in cui si vede quello

che c’è sulla punta della forchetta.

Sento sul collo il fiato caldo della Legge, li sento che fanno le loro mosse, piazzano

pupe diaboliche come informatori e canticchiano davanti al cucchiaino e al contagocce

che butto via alla fermata di Washington Square, salto un cancelletto girevole, scendo a

precipizio due rampe di scale di ferro, prendo la metropolitana in direzione uptown…

(INCIPIT)

Riassunto di “Pasto Nudo”

Il libro narra delle vicende e della vita di un tossicodipendente che vive la sua vita tra il

bisogno di dipendenza dalla droga e il continuo sfuggire da poliziotti e spacciatori. Nella

prima parte del romanzo, viene descritto il mondo sommerso di Lee, il Doppio dello

scrittore. Egli trascorre le sue giornate in preda ai sintomi di astinenza dall’eroina e il

desiderio di fuga tra USA, Messico e l’Interzona, ovvero Tangeri. Vengono così narrate

le sue deliranti esperienze visionarie.

Lo scrittore, nel libro, ci offre un ritratto diverso della società americana di fine anni

Cinquanta, fatta di casa e famiglia e buoni propositi e ci presenta, in questo caso, uno

spaccato dell’America all’acido fenico e assoggettata dalla volontà dello Stato.

In questo particolare contesto, anche gli altri protagonisti del libro si inseriscono in un

clima diverso rispetto a quello della classica America anni Cinquanta. Risultano tutti

soppressi, emarginati e inquadrati in una cospirazione di più ampio respiro. Tale

cospirazione coinvolge in modo significativo tutti gli ambienti della politica, della

medicina, arrivando perfino al terrorismo internazionale.

Nella seconda parte del libro, invece, l’autore si sofferma sulla figura chiave

del Dottor Benwey. Egli è a capo del Centro di Ricondizionamento nella Repubblica

della Libertà, luogo caratterizzato da persone deviate come tossicodipendenti e

criminali. L’uomo viene descritto come un personaggio manipolatore e coordinatore

di sistemi, di simboli. E’ uno scienziato esperto di tutti gli aspetti dell’interrogatorio, del

lavaggio del cervello e del controllo.

Lo scienziato, infatti, utilizza le proprie competenze per la creazione di sistemi di

controllo della personalità più efficaci ma che, alla fine, non riescono a risolvere i

reali problemi dei protagonisti.

Anche Tangeri, la città in sui si svolgono gli altri avvenimenti, è condizionata da una

sorta di controllori che manipolano il muoversi dei loro bisogni fisici per accrescere

solamente il proprio potere. Il messaggio che passa è che l’umanità è in parte

succube di tale situazione. La colpa è attribuibile in parte ad una società sbagliata.

Temi trattati

Tra i temi fondamentali descritti da Burroughs troviamo, oltre quello della

tossicodipendenza, quello relativo al controllo delle menti che lo Stato compie di

sovente sugli individui e quello relativo all’uso della telepatia come unico mezzo di

salvezza per sfuggire e superare questa particolare situazione.

Commento all’opera

Il libro, con il tempo, ottenne un notevole successo tanto che furono numerose le

traduzioni del romanzo. Fu perfino realizzato un film omonimo dal titolo: “Il Pasto Nudo“,

nel 1991. A realizzarlo fu il regista e produttore cinematografico David Cronenberg con

la straordinaria partecipazione di Julian Sands, Peter Weller, Ian Holm, Judy Davis.

Sontuoso.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunti di tutto il materiale per il programma da 9 CFU ottenuti mediante lo studio autonomo dei testi consigliati dal Prof. Vitacolonna:

- Lopopolo, M., Che cos’è la letteratura comparata

- Baudelaire, Ch., Paradisi artificiali

- De Quincey, Th., Confessioni di un oppiomane

- Ghelli, F., Viaggi nel regno dell’illogico, Napoli, Liguori, 2003)

- Ginsberg, A., Jukebox all’idrogeno, Parma, Guanda, 1992 (“Howl”, “Mescalina e “Lysergic acid”)

- Burroughs, W.S., Pasto nudo, Milano, Adelphi, 2012.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alex1395 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Vitacolonna Luciano.

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