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Geografia economica

Capitolo 1: Le categorie geografiche nel contesto della globalizzazione dell'economia

La geografia economica è la scienza di analisi nello studio dei microspazi, ma persegue la sintesi nello studio dei macrospazi. La geografia economica è la scienza che ha per oggetto i fenomeni economici in quanto essi appaiono differenziati e distribuiti sulla superficie terrestre e in quanto si coordinano nell'insieme del mondo economico e negli insiemi spaziali parziali.

Ci sono due principali metodi di indagine in tale scienza: il ragionamento induttivo (è l'osservazione dei fenomeni, della loro distribuzione e delle loro dinamiche evolutive per giungere alla formulazione di ipotesi generali) e il ragionamento deduttivo (si fonda su ipotesi generali e, verificandole nella loro reale manifestazione, perviene all'individuazione dei fenomeni).

Innanzitutto, nell'ultimo secolo e mezzo, si possono evidenziare alcuni momenti, ossia il determinismo, il possibilismo, il volontarismo e la teoria generale dei sistemi. Per quanto riguarda il determinismo, esso si è affermato nel secolo XIX (1800) e ha tra gli assertori convinti Carl Ritter e Friedrich Ratzel. Esso si fonda sull'assoluta predominanza dei fattori fisico-naturali nella regolazione delle azioni umane. Con l'affermarsi dell'industria si affermò successivamente il possibilismo.

Esso è stato teorizzato nei primi decenni del XX (1900) secolo dal geografo Paul Vidal de la Blache. Il possibilismo si fonda sulla convinzione che l'ambiente naturale fornisce una serie di opportunità, che però saranno tradotte in effettive soltanto dall'azione dell'uomo, il quale sarà influenzato dalla propria cultura e dalla propria preparazione tecnica. Per quanto riguarda il volontarismo, esso riconosce la predominanza assoluta dell'azione umana. Infatti, esso pone al centro dell'attenzione l'attività dell'uomo, rappresentando l'ambiente come un insieme di condizionamenti da superare.

Infine, abbiamo la teoria generale dei sistemi, sviluppatasi grazie alle analisi delle conseguenze derivanti dal deterioramento dell'ambiente naturale. Tale teoria, nata grazie a Bertalanffy, si fonda sul concetto di ecosistema e cioè su un'interpretazione sistemica delle varie parti che compongono il mondo, dove sistema sta ad indicare un complesso di strutture interagenti tra loro, mosse da uno stesso processo. In questa teoria, al principio di causa effetto si sostituisce quello di feedback, secondo il quale il mutamento di qualsiasi elemento del sistema va a ripercuotersi su tutti gli altri, provocando quindi una serie di reazioni e retroazioni. Infine, il termine ecosistema ha subito nel tempo un mutamento, perdendo la sua originaria connotazione naturalistica, per approdare dunque a un significato molto più esteso concernente sia il sistema ecologico (cioè gli elementi fisico-naturali) sia il sistema socio-economico.

L'ambito di indagine, ossia l'oggetto, della geografia economica sono i fenomeni economici. Essi, in tale ambito, sono esaminati nell'ottica della loro distribuzione sulla superficie terrestre, delle dinamiche dei processi di localizzazione, delle loro modificazioni sia di natura quantitativa che qualitativa e del modellamento della superficie terrestre. Nell'attuale ottica della concezione sistemica i fattori economici sono investigati nelle loro interrelazioni con gli altri componenti del sistema stesso. Molto importante nella geografia economica non è solo l'oggetto d'indagine ma anche il luogo. Il luogo è fondamentale nel linguaggio geografico fin dall'antichità poiché sta a indicare la porzione della superficie terrestre i cui caratteri geografici si vogliono descrivere, quindi rappresenta l'unità elementare.

Tra i termini che derivano da "luogo", uno dei più rilevanti in materia è la localizzazione. La localizzazione è il processo con il quale si colloca qualcosa su un punto della superficie terrestre. Tale processo non riguarda soltanto l'uomo nella sua azione di posizionamento, ma anche le attività dell'uomo. Altro termine molto importante è quello di localismo. Il localismo è il riconoscimento e la valorizzazione di specificità locali. In ogni caso, il luogo rappresenta l'unità elementare per due concetti fondamentali di ogni indagine geografico-economica, ossia lo spazio e il territorio. Lo spazio è una entità illimitata e indefinita. Nella geografia economica, ciò che costituisce il vero oggetto primario di investigazione è l'organizzazione naturale dello spazio e come questa viene trasformata dall'uomo in spazio umanizzato.

Per quanto concerne, invece, il territorio, esso rappresenta il complesso di rapporti orizzontali e verticali presenti nei diversi luoghi. Dunque esso non rappresenta solamente l'area nella quale uno Stato è in grado di esercitare la propria sovranità in quanto esso ha un significato molto più ampio: assume dunque importanza la comunità di persone insediate in quell'area. Questa comunità esprime l'organizzazione del territorio in merito ai fatti economici fondamentali della produzione e del consumo e le sue specificità a livello culturale e di coesione sociale. Dunque si riconosce, nel termine "territorio", un complesso di rapporti non solo orizzontali, ma anche verticali, che si interconnettono tra gli individui e l'ecosistema naturale, tra i luoghi e la cultura che in essi si esprime.

Il dibattito sull'interpretazione da assegnare al territorio in geografia è divenuto più serrato a partire dal passaggio dal pensiero determinista a quello possibilista. È con il possibilismo che infatti si radica il paradigma città-campagna, ossia il complesso dei rapporti tra aree urbane e aree rurali dai quali dipende la struttura del territorio. Successivamente, con l'affermazione delle attività industriali, al paradigma città-campagna si sostituì il paradigma città-regione, ossia il complesso dei rapporti che si instaurano tra centri urbani. Con l'affermarsi dell'impostazione sistemica (teoria sistemica), infine, il territorio e la sua organizzazione vengono individuati in una rete di nodi e linee e il territorio presenta anche spazi prevalentemente agricoli e rurali. Dunque si afferma il sistema territoriale.

Molto importante nella geografia economica è anche il termine di regione. La regione è un sistema spaziale composto da elementi fisici e umani. La regione è il risultato di un processo definito regionalizzazione (ossia il modo con cui si organizzano effettivamente, su un determinato territorio, i flussi di beni e di persone, nonché le reti infrastrutturali e insediative in un rapporto di reciproca interazione con gli ecosistemi naturali. In parole povere, la regionalizzazione è il processo che conduce alla individuazione della regione).

I processi di regionalizzazione hanno dato origine a quelle che sono state definite: la regione naturale (che coincide con la fase del determinismo ambientale), la regione omogenea (che coincide con il possibilismo), la regione funzionale (che coincide con il volontarismo) e la regione sistemica (che coincide con la teoria dei sistemi). La regione naturale è il risultato di processi di regionalizzazione basati sulle condizioni naturali e integrati poi con le implicazioni storiche e con la ripartizione amministrativa. La regione omogenea è quella con il carattere della staticità nell'organizzazione delle attività umane, cioè la staticità della frequenza di flussi di beni e persone e dell'informazione e comunicazione tra gruppi.

I due caratteri fondamentali della regione omogenea sono il genere di vita (ossia l'insieme delle pratiche economiche e sociali, nonché dei comportamenti territoriali che tendono a permanere quasi immutati nel tempo) e il paesaggio (inteso come insieme di fattezze visibili e sensibili che caratterizzano i luoghi e che esprimono una forte coesione e stratificazione storica dei rapporti tra ambiente naturale e azione modellatrice dell'uomo). La regione funzionale costituisce una costruzione nella quale l'interazione città-città supera completamente quella città-campagna, con quest'ultima che non scompare ma che assume un ruolo complementare. La regione funzionale si afferma con la nascita e lo sviluppo delle attività industriali e, a causa del dinamismo delle attività industriali, tale regione è caratterizzata dalla velocizzazione dei flussi di beni e di persone.

Per lo studio della regione funzionale molto importanti sono i concetti di gravitazione e di polarizzazione. La gravitazione è la base dei fenomeni di polarizzazione e tende a spiegare i fenomeni di interazione fra più centri, dei quali uno è un polo. La polarizzazione è a fondamento della natura stessa della regione funzionale, infatti nella regione polarizzata si individuano quei poli che esercitano una forza di attrazione maggiore degli altri e sui quali gravitano una serie di processi socio-economici, provenienti dalla cosiddetta area di gravitazione. La gravitazione verso il polo economico si determina a causa del fatto che il suo centro è in grado di produrre e offrire occupazione e una certa quantità e qualità di funzioni in misura eccedente alle quote necessarie ai residenti.

La regione sistemica segna infine una fase di evoluzione della regione funzionale, dove ha giocato un ruolo fondamentale la terziarizzazione che ha aggiunto ai flussi di beni, servizi e persone crescenti flussi di informazione. Con riferimento alla teoria generale dei sistemi, dunque, la regione può essere assunta come un sistema spaziale aperto, ovvero un ecosistema organizzato. In questa nuova visione della regione, l'oggetto principale della ricerca non è più la regione, bensì la regionalizzazione, vista dinamicamente e studiata attraverso i processi di formazione e di trasformazione di sistemi spaziali e territoriali.

Al momento attuale si fa riferimento specifico ai processi di regionalizzazione che danno luogo alla regione sistemica. Poiché la regione è un sistema spaziale aperto, ossia un insieme di elementi interagenti mossi da uno stesso processo, particolare importanza assumono i sistemi territoriali, ossia delle unità territoriali complesse, la cui costituzione è di rilevanza strategica ai fini dello sviluppo economico e sociale delle popolazioni. L'evoluzione dei sistemi territoriali poggia su una persistente attenzione alla trasformazione delle strutture produttive e sociali, e quindi territoriali.

In altri termini, il processo di territorializzazione, ossia il processo di trasformazione e di identificazione delle strutture economiche e sociali che rafforzano la coesione. Tuttavia, sono possibili anche percorsi inversi, definiti di deterritorializzazione (ossia il processo di indebolimento dei rapporti di coesione), che si possono verificare qualora venga meno la coesione tra le diverse forze del sistema territoriale, che perdono l'originaria capacità di aggregazione e di organizzazione, sia per cause interne che per eventi esterni.

Competizione nella globalizzazione

Il processo di globalizzazione della produzione e del mercato ha determinato una forte spinta alla competizione. La capacità competitiva non si sviluppa soltanto nell'ambito delle imprese. Infatti, sono coinvolte tutte le forze sociali ed economiche, in quanto gli interventi necessari a far acquisire la capacità competitiva di un sistema territoriale riguardano gli adeguamenti strutturali, la ricerca e l'innovazione, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, l'imprenditorialità, l'istruzione e la formazione e una rinnovata conoscenza della concorrenza.

Diversi territori possono presentare gradi diversi di competitività o di vulnerabilità. La competitività è la capacità di aumentare il livello gerarchico nella scala globale, mentre la vulnerabilità rappresenta i vari livelli di rischio che deprimono la capacità competitiva di un Paese. In ogni caso, la capacità competitiva di un Paese poggia e si sviluppa su tre diverse componenti in grado di generare vantaggi competitivi, ossia la dotazione di risorse tecnologiche, organizzative e territoriali.

Capitolo 2: Geografia delle attività agricole e dell'economia rurale

Le attività agricole formano, nel loro complesso, il settore primario. Esse sono presenti e diffuse molto più che non le attività industriali e i servizi. Il nucleo dell'indagine geografico-economica concernente le attività agricole risiede nello studio dello sviluppo del settore agricolo, inteso quale soggetto che agisce in sinergia con altri soggetti e nella consapevolezza della necessità di soluzione di talune emergenze. Nelle connessioni tra agricoltura e organizzazione del territorio, è di fondamentale importanza chiarire che esiste un presupposto generale di riferimento, che si fonda sul passaggio da un'organizzazione dello spazio agricolo (quest'ultimo rappresenta un'estensione di luoghi, un ambito attraversato da flussi materiali e immateriali dove è prevalente l'uso agricolo del suolo) a un'organizzazione del territorio (è il complesso di rapporti verticali e orizzontali presenti nei diversi luoghi) sul quale l'agricoltura interagisce con altri settori economici.

Questo passaggio a una visione sistemica dell'organizzazione del territorio pone l'accento sulle forti interconnessioni con l'ecosistema naturale. Parliamo dei fattori determinanti per l'attività primaria. Per far fronte all'obiettivo minimo di garantire la sopravvivenza, le attività agricole si basano sullo sfruttamento di risorse in modo da produrre la quantità di cibo sufficiente alle richieste di alimentazione degli individui, ripetute per l'intero arco di vita.

Il geografo Umberto Toschi, nel 1959 individuava i fattori condizionanti l'attività agricola dividendoli in interni ed esterni. Tra i fattori esterni annoverava quelli che agivano all'esterno del processo produttivo e facevano parte delle risorse naturali e cioè l'ambiente atmosferico (clima), il suolo (fertilità), le condizioni biosferiche (interconnessioni tra vegetali e animali). A questi affiancava i fattori interni, che erano fortemente influenzati dall'attività dell'uomo e delle comunità e che erano la conquista delle terre, l'irrigazione, gli strumenti di lavorazione del suolo e il fattore organizzativo rappresentato dai sistemi di produzione e dai sistemi di conduzione.

Abbiamo poi una interpretazione data da John Harris Paterson, che individuò due famiglie di condizionamenti: i fattori naturali e le remore socio-economiche. Tra i primi annoverava i condizionamenti dovuti alla temperatura, alla umidità, al rilievo e al suolo. Tra le seconde annoverava l'ignoranza e i pregiudizi, la struttura della proprietà fondiaria, la mancanza di organizzazione e la mancanza di capitali. In entrambe le interpretazioni (di Paterson e di Toschi) emerge un ruolo congiunto che hanno le risorse fisico-naturali (o caratteristiche degli ecosistemi naturali) e le risorse tecnico-economiche (le quali si fondano sulle scelte operate dalle comunità e dagli individui) nell'organizzazione del proprio sistema socio-economico.

Sono stati elaborati alcuni modelli interpretativi che cercano di dare conto di quali siano le scelte razionali da compiere per individuare la distribuzione territoriale della produzione, con lo scopo di ottimizzare l'esito economico (ossia la rendita). Solitamente, per interpretare le forme di utilizzo del suolo agricolo ci si riferisce al modello teorico-deduttivo di Johann Heinrich von Thunen. Il modello è costruito sulla base dell'ipotesi di un'agricoltura già trasformata, indirizzandosi prevalentemente verso il mercato.

Il modello, elaborato nel corso del XIX secolo, è stato posto alla base delle analisi spaziali, specialmente geografiche, soltanto durante il XX secolo, divenendo la base per discussioni ulteriori sull'uso del suolo agricolo. Presupposto di tale modello è l'individuazione di scelte razionali da parte di operatori nel settore agricolo che destinano i loro prodotti a un mercato (città). Il modello ha alcune ipotesi di partenza: l'esistenza di uno stato isolato, dominato da una grande città con funzioni di unico mercato, verso cui gli agricoltori indirizzano i prodotti agricoli; tale città si trova in una pianura indifferenziata, dove non esistono difformità di fertilità dei suoli e dove gli spostamenti sono facili e uniformi in tutte le direzioni; gli agricoltori hanno quale atteggiamento razionale la massimizzazione del profitto e quindi adattano le loro scelte produttive alle esigenze del mercato (città).

I coltivatori procederanno nelle loro scelte sulla base della massimizzazione della rendita. Tale rendita è assicurata dal prezzo dei beni sul mercato, diminuiti del costo di ottenimento e del costo di trasporto. La rendita di posizione della coltura, che è alla base del modello, è RP = R(p - c) - Rdt, dove RP = rendita di posizione per unità di superficie, R = resa unitaria, p = prezzo di mercato per unità di prodotto, c = costo di produzione per unità di prodotto, t = tariffa di trasporto per unità di distanza, d = distanza dal mercato. Ogni bene agricolo avrà la sua rendita di posizione.

Numerose critiche sono state mosse contro questo modello. Le più importanti riguardano le ipotesi introdotte nel modello. Al di là delle critiche, il modello di von Thunen va comunque interpretato come linea di tendenza. Passiamo ora allo sviluppo del settore agricolo. È tradizione della geografia economica affrontare i temi del settore primario. Nella fase...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LorUni95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Morelli Paola.
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