Capitolo 1
La geografia economica studia le interconnessioni fra uomo, natura e ricchezza. La geografia del ventesimo secolo è stata influenzata da:
- La teoria generale dei sistemi (Von Bertalanffy), che si basa principalmente sul concetto di sistema aperto, secondo il quale vi è un complesso di elementi integrati fra loro e mossi da un processo comune; il complesso è aperto a relazioni esterne, quindi il cambiamento di qualsiasi elemento si ripercuote su tutti gli altri provocando azioni e retroazioni.
- La teoria dei paradigmi (Thomas Kuhn), secondo la quale si alternano periodi di crescita della conoscenza, periodi di crisi e periodi di sconvolgimento che modificano il paradigma, e quindi il modo di intendere i concetti.
Da qui, il paradigma positivista o determinismo ambientale (Ratzel) del diciannovesimo secolo, secondo il quale l’ambiente influenza l’insediamento, la vita e lo sviluppo dell’uomo, che venne sostituito poi nel ventesimo secolo dal paradigma storicista o funzionale (Paul Vidal de la Blanche), secondo cui l’uomo e l’ambiente si influenzano reciprocamente. L’ambiente naturale offre molte risorse da cui derivano opportunità offerte alle attività umane. Si raggiunge un nuovo equilibrio dove nell’omogeneità ambientale (paesaggio+ambiente) l’insediamento umano, le attività economiche e i fenomeni urbani assumono sempre più importanza.
Modelli e paradigmi aprono la strada alla geografia moderna, la New Geography, che ha come obiettivo: l’interpretazione dei problemi del mondo reale, l’affermazione geo esplicativa e l’analisi funzionale (funzionalismo: studio delle funzioni del territorio). L’analisi funzionale prevede l’utilizzo del metodo deduttivo (attraverso l’osservazione e l’intuizione, l’osservatore formula una spiegazione razionale della realtà –DAL GENERALE AL PARTICOLARE-), che si affianca a quello induttivo (dall’osservazione di fenomeni particolari si deducono leggi generali ed universali –DAL PARTICOLARE AL GENERALE-) e degli isomorfismi, vengono cioè utilizzati strumenti utilizzati in altre discipline.
Dalla metà del ventesimo secolo si apre la fase della geografia post moderna, caratterizzata dal cambiamento dell’economia, dalla glocalizzazione (sviluppo economico globale che coinvolge capitali e imprese con lo sviluppo di nuovi sistemi locali), dallo sviluppo tecnologico, delle comunicazioni, dell’informazione e quindi del settore terziario.
Capitolo 3
L’immigrazione è un fenomeno ampliatosi tra gli anni ’80 e ’90 subordinata dal nuovo processo di globalizzazione economica e culturale. Vi sono delle teorie che spiegano il fenomeno migratorio:
- Approccio funzionalista – Teoria Push-Pull - secondo la quale la migrazione è dovuta a fattori politici, economici (salari bassi, diversa distribuzione della ricchezza), sociali.
- Prospettiva individualista – Teoria economica neoclassica - secondo la quale la migrazione punta a una massimizzazione del reddito, a diversi salari e opportunità lavorative.
- Approccio strutturalista sostiene che vi sia un legame del processo migratorio alla globalizzazione economica.
- Modello centro-periferia che denuncia l’ineguaglianza del sistema economico. Il centro che è più ricco e detiene il controllo dell’economia, viene definito core; mentre la periferia, il ring, è un’area più povera dove la migrazione rappresenta uno strumento d’inserimento.
- Teoria dei sistemi migratori che crea i presupposti per l’affermarsi di uno spazio sociale transnazionale, dove vengono rotti i confini fra 2 o più stati-nazioni per creare un unico spazio sociale. Gli emigrati mantengono la loro cultura, ma allo stesso tempo si legano al paese di arrivo creando spazi deterritorializzati, dove vengono sfruttati i vantaggi di operare in due paesi.
Il tema dell’integrazione, inteso come inserimento degli immigrati nella società è molto complesso ed è possibile distinguere fra politiche e processi di integrazione; le prime non sono altro che interventi pubblici volti alla gestione e governo dell’immigrazione, mentre i secondi si occupano di integrazione a livello economico, religioso, culturale e territoriale. Vi sono 3 diversi modelli di integrazione:
- Modello pluralista (Gran Bretagna): l’integrazione è intesa come uguaglianza. Gli immigrati si integrano mantenendo la propria cultura (politica di differenza e accettazione della diversità).
- Modello assimilazionista (Francia): l’integrazione è intesa come somiglianza. Vengono rimosse tutte le differenze culturali, religiose e riconosciuto un unico contratto sociale con il quale lo stato riconosce diritti e doveri.
- Modello funzionalista (Germania): gli immigrati sono considerati stranieri precari, da rimpatriare alla prima occasione e sfruttati per il fabbisogno interno.
Negli Stati Uniti, si è prima sviluppato il melting pot, cioè un abbandono da parte degli immigrati della loro cultura per omogenizzarsi con una più ricca e nuova, e successivamente il salad bowl, dove gli immigrati si integrano mantenendo la loro cultura. In Italia nel 1998 viene riconosciuta la funzione economica dell’immigrazione e posti i principi per l’integrazione, con la legge n°40 Turco-Napolitano. La legge 198/2002 Bossi-Fini, introduce una politica di contenimento, cioè l’immigrazione viene tollerata fin quando risulta funzionale all’economia italiana.
L’immigrazione è un fenomeno sociale che investe soprattutto gli ambienti urbani. Le città favoriscono o ostacolano l’integrazione di questi individui. Con il termine multiculturalismo, si esprime la compresenza di molteplici comunità e quindi etnie; il monoculturalismo, secondo Amartia Sen, non è altro che una minaccia da parte delle culture straniere verso la società di accoglienza; il multiculturalismo, secondo Baumann, è l’accettazione della diversità culturale da parte della società ma non l’amalgamazione con essa.
La scuola di Chicago si concentra sulle dinamiche spaziali delle popolazioni urbane con un approccio ecologico, secondo il quale, la società si adatta all’ambiente. All’interno della realtà urbana si sviluppano le segregazioni, conseguenza della divisione delle classi sociali ed etniche. Essa è intesa come fase di passaggio che si conclude con l’assimilazione. Se la fase di assimilazione non viene completata, verranno costituiti dei quartieri etnici.
Il Mediterraneo nel corso della storia è sempre stato caratterizzato da flussi migratori, i quali provenivano soprattutto da paesi sud orientali, poveri e caratterizzati da squilibri politici. A causa della cosiddetta fortezza europea, molti emigrati sono costretti a rimanere nei paesi di transito; oggi con l’esagerato flusso dei nuovi poveri, che invade il nostro paese in cerca di ricchezza, è necessaria una nuova politica che argini questo fenomeno talvolta pericoloso.
Capitolo 4
Il fine della produzione industriale è lo scambio, e quindi la vendita del bene. Proprio per questa ragione, l’industria mostra parecchia attenzione al mercato degli acquirenti, dei fornitori e ai cambiamenti sociali. Gli economisti classici studiano l’impresa, l’imprenditore e il mercato; infatti, secondo l’economista Adam Smith, l’equilibrio generale di uno spazio si ottiene con la naturale distribuzione dei mercati e dei lavoratori specializzati, in ogni città. Questo modello di sviluppo si basa quindi sull’urbanizzazione e sulla distribuzione degli investimenti.
La teoria economica neoclassica, che studia i comportamenti dell’impresa e dell’imprenditore affinché ottengano il massimo profitto, considera lo spazio dato ininfluente sull’agire umano.
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