RIASSUNTI FARMACOLOGIA
Per cominciare
La farmacologia studia i farmaci e le interazioni tra questi e gli organismi viventi. Per farmaco si intende
ogni sostanza capace di provocare in un organismo modificazioni funzionali mediante un’azione chimica o
fisica. Queste modificazioni possono essere sfruttate in modo positivo e portare a risultati utili in terapia o
possono invece produrre effetti negativi e tossici.
La farmacologia è vicinissima alla fisiologia, in quanto si occupa dei mezzi chimici che modificano le funzioni
fisiologiche, e legata alla patologia generale, in quanto capace di interpretare le cause chimiche che stanno
alla base delle variazioni patologiche.
La farmacodinamica studia i meccanismi d'azione dei farmaci e i vari effetti farmacologici sugli organismi
viventi. Effetto e azione di un farmaco sono due termini sui quali bisogna fare chiarezza. L'effetto del
farmaco è ciò che esso produce, invece, l'azione del farmaco è il meccanismo con il quale viene raggiunto
tale effetto. Per rendere il tutto più comprensibile facciamo un esempio: i farmaci antiipertensivi hanno
l'effetto di ridurre la pressione sanguigna, ma lo fanno con meccanismi d'azione diversi, con un
meccanismo di vasodilatazione dei vasi sanguigni o con una riduzione dell'attività cardiaca. Due farmaci
possono quindi essere entrambi antiipertensivi e produrre lo stesso effetto finale, ma avere azioni diverse
nell'agire contro l'ipertensione (uno interviene sulla dilatazione dei vasi, l'altro sulla riduzione del lavoro del
cuore).
Tutti i farmaci possono essere classificati in due categorie ASPECIFICI e SPECIFICI. I farmaci aspecifici sono
tutti quei medicinali che vanno un pò ovunque nel nostro organismo e non hanno dei particolari target. È il
caso di un blando antiacido, il bicarbonato di sodio, che può essere preso occasionalmente per alleviare il
bruciore di stomaco. Il sodio bicarbonato non ha un bersaglio particolare, ciò vuol dire che una volta
introdotto nel nostro corpo non va solo a modificare il pH gastrico, ma va anche a modificare il pH di tutti i
distretti del nostro organismo. Tutte le sostanze aspecifiche, per avere un effetto terapeutico, devono
raggiungere una determinata concentrazione nella zona da curare; questa concentrazione è garantita solo
se i dosaggi sono elevati, perché trattandosi di sostanze aspecifiche tendono a disperdersi in tutto il nostro
corpo. I medicinali specifici sono sostanze che una volta somministrate vanno ad agire e riconoscere un
particolare sito bersaglio, che può essere intra-‐ o extracellulare. I farmaci specifici hanno dosaggi ben
minori rispetto ai precedenti, perché vanno a localizzarsi su di un particolare bersaglio. Il sito d'azione è il
punto dove il farmaco deve espletare il suo effetto farmacologico. Il sito d'azione può essere un tessuto, un
organo o la cellula sulla quale il farmaco agisce. Questo sito d'azione viene chiamato
RECETTORE, che è una
proteina della cellula che riconosce il farmaco.
Una volta che il medicinale assunto si è legato al recettore, espleta la sua attività farmacologica con degli
effetti che possono essere classificati in effetti:
LOCALI: come per esempio l'anestetico lidocaina che ha effetto solo sul punto di applicazione.
SISTEMICI: come per esempio l'Aspirina che ha effetto a livello centrale.
REVERSIBILI: come per esempio i broncodilatatori, il cui effetto cessa quando il farmaco non interagisce più
con i recettori. Fintanto che il farmaco interagisce con i recettori c'è broncodilatazione, con conseguente
sollievo dall'attacco asmatico. L'effetto permane ed è reversibile fino a quando il farmaco è presente
nell'organismo. Il legame tra farmaco e sito d'azione si può scindere consentendone l'eliminazione.
IRREVERSIBILI: come per esempio gli esteri organofosforici, utilizzati soprattutto in campo agricolo come
fitofarmaci, il cui effetto permane anche terminata l'esposizione. L'effetto permane perché queste
molecole si legano irreversibilmente al sito d'azione, andando a provocare un continuo effetto 1
farmacologico. Infatti tutti gli operatori che maneggiano queste sostanze pericolose devono attenersi a
particolari regolamenti. Le sostanze in questione sono particolarmente lipofile, quindi basta anche il solo
contatto con la pelle per garantire l'assorbimento, provocando effetti dannosi e portando anche alla morte
dell'individuo se non si interviene con il giusto tempismo.
IMMEDIATI: come per esempio il Diazepam (benzodiazepina-‐ipnotico) il cui effetto è molto rapido dopo
anche una singola esposizione. Questi farmaci vengono assorbiti molto velocemente e si ricerca un effetto
immediato per aver un sollievo dal dolore (analgesici) o per dormire (ipnotici).
RITARDATI: come per esempio gli antidepressivi, il cui effetto si manifesta dopo un certo periodo
dall'esposizione. I farmaci antidepressivi, come ben si sa, non danno effetto immediato ma insorgono
mediamente dopo quindici giorni circa.
Il concetto di recettore
Per generare il loro effetto biologico, la maggior parte dei farmaci deve interagire con macromolecole
specifiche, per lo più di natura proteica, presenti sulla superficie o all’interno della cellula, definite con il
termine generico di recettori. Un farmaco quindi non crea un effetto ma modula una funzione preesistente
alterando lo stato funzionale del suo recettore.
Tuttavia, è importante ricordare che non tutti i farmaci richiedono un recettore per esplicare la loro azione:
è il caso dell’acqua ossigenata dalla proprietà disinfettante dovuta alle sue caratteristiche ossidanti. Ancora
esistono farmaci che devono le loro azioni a proprietà osmotiche (certi lassativi) o surfattanti (disinfettanti).
In altri casi, molti farmaci possono anche legarsi, oltre che a recettori specifici, anche a componenti tissutali
e a componenti plasmatiche senza indurre effetti biologici; in questo caso i siti di legame possono avere
funzioni di deposito o di trasporto del farmaco.
Un farmaco F o un recettore R da soli non possono esplicare la loro azione farmacologica, mentre, tale
azione si manifesta solo quando il farmaco lega il recettore nel complesso F-‐R, modificando la
conformazione di quest’ultimo tale da scatenare un evento biochimico che porterà ad un effetto finale.
La produzione di una risposta biologica comporta anche, nel caso di molti recettori, la formazione
intermedia di un secondo messaggero o la variazione nella concentrazione di uno ione.
Affinché il contatto tra un farmaco e il suo recettore persista per un tempo significativo, e sufficiente a
generare l’effetto biologico, occorre che il numero di legami sia elevato. Inoltre, poiché i legami chimici
deboli si formano solo se gli atomi coinvolti giungono in stretta vicinanza fra di loro, è necessario che la
superficie della molecola di farmaco e quella del recettore siano complementari l’una all’altra. Questa
complementarietà farmaco-‐recettore è alla base della selettività dell’interazione farmacologica. Tuttavia,
va ricordato che il farmaco può riconoscere siti complementari anche su recettori diversi da quello
principale su cui agisce; per esempio, i beta2agonisti sono in grado di attivare specificatamente i recettori
adrenergici beta2 presenti sulla muscolatura bronchiale, ma a dosi più elevate, anche i beta1 presenti sul
tessuto cardiaco. Questo accade perché, se si aumenta la concentrazione del farmaco, si aumenta la
probabilità di interazione farmaco-‐recettore. Quindi, la selettività di un farmaco nei confronti di sottotipi
dello stesso recettore è anche funzione della sua concentrazione.
I principali parametri che caratterizzano l’interazione di un farmaco con i suoi siti di legame specifici sono
generalmente determinati attraverso gli studi di binding (legame), che valutano l’interazione fra un ligando
radioattivo ed una preparazione contenente il recettore, permettendo così di ottenere informazioni
quantitative sull’affinità e sulla densità dei recettori in esame.
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Tali parametri sono:
Costante di dissociazione
• Densità dei siti
• Costanti cinetiche
•
La formazione del complesso farmaco-‐recettore é una reazione reversibile, e come tale possiede una
costante di equilibrio: Ka= [RF]/[R][F]
dove [RF] é la concentrazione del complesso farmaco-‐recettore all'equilibrio, e [R] e [F] rappresentano
rispettivamente le concentrazioni di recettore e di farmaco liberi all'equilibrio. Ka viene definita "costante
di associazione o di affinità" e indica quanto la reazione é spostata verso la formazione del complesso.
Pertanto è correlata alla forza del legame chimico fra il farmaco ed il r
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