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L’ECONOMIA: “deve studiare il presente alla luce del passato, per gli

Il grande economista

scopi del futuro; deve essere concentrato sugli obiettivi da raggiungere,

pensare ed agire in maniera oggettiva” (Keynes).

L’economia si occupa del comportamento degli uomini nella società, dal punto

di vista economico, in rapporto alla DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA. Questo

perché nella società non ci sono mezzi sufficienti per soddisfare i bisogni di

tutti.

L’economia è una scienza, in quanto si basa sul metodo scientifico

(formulazione di teoria e verifica di questa). La teoria nasce dall’osservazione

della realtà.

COS’E’ L’ECONOMIA?

L’economia è lo studio del modo in cui gli individui e la società decidono di

impiegare risorse produttive scorse per produrre beni nel tempo e distribuirli al

consumo. Essa analizza costi e benefici per migliorare modelli di ALLOCAZIONE

delle risorse.

OBIETTIVO ECONOMIA

In rapporto all’obiettivo, l’economia si distingue in:

- ECONOMIA CLASSICA prezzi e salari flessibili. L’economia opera in

equilibrio per eliminare qualsiasi accesso di domanda o offerta;

- ECONOMIA MARGINALISTA i marginalisti si occuparono del consumo

e dell’utilità. Secondo l’economia classica è la quantità di lavoro che

definisce il valore di un prodotto. Secondo l’impostazione marginalista,

invece, è il valore del prodotto che definisce il valore dei fattori produttivi,

tra cui il lavoro;

- ECONOMIA KEYNESIANA contrariamente all’economia classica,

quella keynesiana si basa sulla rigidità dei prezzi e dei salari. A causa di

ciò, non esiste meccanismo economico che permette di ripristinare

velocemente la piena occupazione nonché la piena capacità produttiva.

La scienza economica si divide in 2 branche principali:

1) TEORIA ECONOMICA (O ECONOMIA) studia le leggi dell’economia ed

il funzionamento dei mercati;

2) POLITICA ECONOMICA è lo studio dell’intervento pubblico. Lo stato

utilizza gli strumenti a disposizione, per correggere le imperfezioni nel

mercato.

LA DIVISIONE DELL’ECONOMIA

Si articola in:

- MICROECONOMIA studia il comportamento del singolo consumatore,

della singola impresa e del singolo mercato, studiando il funzionamento

del sistema economico nella sua interezza mettendo insieme i singoli

risultati.

- MACROECONOMIA studia i fenomeni relativi al sistema economico nel

suo insieme (livello generale dei prezzi, tasso di disoccupazione) ed

rapporti reciproci tra i vari mercati. Monitora anche il reddito nazionale,

consumi, risparmi ed investimenti.

LA TEORIA ECONOMICA

La teoria economica studia:

a) come gli individui formulano le proprie decisioni;

b) come gli individui interagiscono tra loro;

c) le forze e le tendenze che influenzano l’economia nel suo complesso;

I punti a e b sono oggetto di studio della microeconomia.

Il punto c è oggetto di studio della macroeconomia.

I 10 PRINCIPI DELL’ECONOMIA

Secondo G. Mankiw i principi che servono per spiegare l’economia sono 10, di

cui i primi 7 si riferiscono alla microeconomia.

I primi 4 riguardano il punto a); gli altri 3 riguardano il punto b); gli ultimi 3

(principi 8-9-10) riguardano il punto c).

1) le persone devono affrontare scelte alternative, ossia per ottenere qualcosa

bisogna rinunciare a qualcos’altro.

2) Il costo di qualcosa è ciò a cui si deve rinunciare per ottenerlo;

3) Gli individui razionali pensano al margine;

4) Gli individui rispondono agli incentivi;

5) Lo scambio può rappresentare un vantaggio per tutti;

6) I mercati sono uno strumento efficace per organizzare le attività

economiche;

7) L’intervento pubblico a volte può migliorare il risultato del mercato;

8) lo stile di vita di un Paese dipende dalla sua capacità di produrre beni e

servizi;

9) i prezzi aumentano quando lo Stato stampa troppa moneta;

10) nel breve periodo i sistemi economici affrontano delle alternative (trade-off)

tra inflazione e disoccupazione.

LE SENSAZIONI

Le sensazioni, nascenti da una reazione del corpo o dalla mente a stimoli

esterni, si traducono in sensazioni gradevoli (piaceri) o sgradevoli (sofferenze).

Le sensazioni sono:

- le sensazioni soggettive, dovute a sollecitazioni esterne di pari entità,

provocano sensazioni di identità diversa nei singoli individui, e per lo stesso

individuo variano secondo le circostanze.

- le sensazioni graduabili ciascun individuo stabilisce un ordine

crescente/decrescente. E’ possibile stabilire un rapporto quantitativo (più o

meno) tra più sensazioni. E’ sufficiente che le sensazioni siano graduate perché

sorga l’azione economica.

I BISOGNI

Il bisogno è il desiderio di disporre di un mezzo ritenuto idoneo a far cessare

una sensazione spiacevole, oppure a prevenirla, a conservare una sensazione

piacevole o anche a provocarla.

Il concetto economico di bisogno è uno stato d’animo del soggeto.

Affinché il desiderio diventa bisogno, in senso economico, occorre che

l’individuo pensi che esiste qualcosa idonea a soddisfarlo, ma non

necessariamente la cosa deve essere capace, è sufficiente che l’individuo

reputi che quella sia adatta.

CARATTERISTICHE DEI BISOGNI

I bisogni sono situazioni di necessità che ci spingono a procurarci i mezzi per

soddisfarle.

I caratteri dei bisogni sono:

- ILLIMITATEZZE cioè se ne generano continuamente di nuovi;

- SAZIABILITA’ cioè possono essere soddisfatti;

- RISORGENZA cioè si ripresentano nel tempo;

- SOGGETTIVITA’ cioè sono diversi da persona a persona;

- VARIABILITA’ cioè cambiano nel tempo;

- COMPARABILITA’ cioè non si misurano ma si possono confrontare su una

scala dei bisogni.

I Bisogni si possono suddividere per categorie:

- IMPORTANZA primari e secondari;

- STILE DI VITA CHE LI PROVOCANO individuali e collettivi;

- MODI DI SODDISFARLI privati e pubblici;

- PERIODICITA’ continui e discontinui, quest’ultimi a loro volta si

suddividono ulteriormente in occasionali e periodici.

I BENI ECONOMICI

Un bene è un mezzo idoneo, o ritenuto idoneo, a soddisfare un bisogno.

N.B.

Perché un mezzo sia bene economico occorre:

- Che esista un bisogno da soddisfare con quel mezzo o determinato bene;

- Che quel mezzo sia idoneo o presunto idoneo a soddisfare quel bisogno;

- Che il mezzo sia accessibile ossia fruibile o in maniera onerosa o in modo

gratuito.

Un bene per essere economico, oltre alle precedenti condizioni ne deve

soddisfare una quarta:

- Che sia disponibile in quantità limitata (scarsa) rispetto al fabbisogno

totale del gruppo di individui considerato.

CLASSIFICAZIONE DEI BENI ECONOMICI

I beni economici si possono classificare:

- secondo la destinazione e possono essere

beni di consumo perché esauriscono la loro utilità;

mezzi di produzione

- secondo la durata

beni a fecondità semplice che rientra nella voce come spese cioè acquisto il

bene e lo utilizzo;

beni a fecondità ripetuta che sono beni nei quali io ne faccio uso per 5-30

anni.

- secondo la natura

Beni materiali reali

Beni immateriali o servizi che a loro volta si suddividono in (se forniti

personali

da cose) e (se forniti da persone)

- secondo il momento di disponibilità

Beni presenti

Beni futuri

- secondo i rapporti di uso tra i beni

Beni indipendenti cioè il grado di soddisfazione d’uso è indipendente dalla

disponibilità degli altri;

Beni succedanei o surrogabili o fungibili e si hanno quando un bene può

sostituire un altro cioè soddisfano in modo uguale lo stesso bisogno

Beni complementari sono quei beni che devono andare per forza in coppia

(motoretta e benzina)

L’UTILITA’ MARGINALE (LEGGI)

Le leggi sulle sensazioni furono ideate da W.S. Gossen che postulò la prima

legge sull’utilità marginale decrescente.

Queste leggi dicono che:

1) il piacere diminuisce con il prolungarsi della durata della sensazione (es: i

bambini che hanno appena ricevuto un giocattolo sono felicissimi ma dopo un

po’ perdono interesse);

2) il piacere procurato da uno stimolo esterno è tanto minore quanto più breve

è l’intervallo di tempo intercorrente fra uno stimolo ed il successivo (es: il

piacere procurato a un bambino da un giocattolo nuovo, subito dopo gli

regaliamo un altro giocattolo, l’intervallo di tempo è stato breve quindi il

piacere provato dal primo giocattolo è brevissimo);

è misura della soddisfazione personale, ed è un concetto che

L’UTILITA’

utilizzano gli economisti per comprendere il modo in cui i consumatori

ripartiscono le risorse.

LEGGE DELL’UTILITA’ DECRESCENTE

La teoria secondo la quale specifici bisogni possono essere appagati da uno

stesso bene è espressa dalla legge dell’utilità marginale decrescente che

afferma che quantità successive di uno stesso bene hanno, per ciascuno

individuo, utilità decrescente.

Si definisce utilità globale quella che si può ottenere dall’uso contemporaneo di

più beni che sono disponibili nella quantità A e B.

-L’uso della sola quantità A fornisce un’utilità totale pari a UA;

-L’uso della sola quantità B fornisce un’utilità totale pari a UB;

-L’uso contemporaneo della quantità A e B può fornire un’utilità globale (Ua,b)

tale che possono verificarsi le seguenti 3 relazioni:

1) Ua,b=Ua+Ub beni indipendenti

2) Ua,b < Ua+Ub beni succedanei questo deriva dalla legge dell’ut.

mar. dec

3) Ua,b > Ua+Ub beni complementari

CURVA DELL’UTILITA’ DECRESCENTE DI UNO STESSO BENE PER UNO

STESSO INDIVIDUO (copiare dagli appunti)

Dosi successive di uno stesso bene, nel medesimo intervallo di tempo, hanno

per uno stesso individuo utilità decrescente.

Per x tendente a 0, la dose non è più rappresentabile come area deltaX, ma si

può rappresentare con la sua ordinata ed un punto sull’asse delle ascisse.

L’ UTILITA’ MARGINALE di un bene è l’aumento di utilità che il consumatore

trae dalla fruizione (godimento) di una unità addizionale di quel bene. La

maggior parte dei beni ha utilità marginale decrescente: tanto maggiore è la

quantità di bene a disposizione del consumatore, tanto minore è l’utilità che

egli trae da una unità addizionale di quel bene.

RENDITA DEL CONSUMATORE

UTILITA’ DIFFERENZIALE O (curva

dell’utilità marginale, totale e differenziale) guardare grafico del mio

quaderno e di vivienne

L’utilità fornita da un bene economica erogato in dosi uguali e successiva può

essere distinta in iniziale, marginale e totale.

La conoscenza del significato di utilità marginale consente di comprendere il

concetto di rendita del consumatore o utilità differenziale .

- Nella figura che segue sono evidenziati l’utilità INIZIALE, MARGINALE, TOTALE

e DIFFERENZIALE o rendita del consumatore.

L’utilità differenziale è costituita dall’utilità totale meno il prodotto tra le

quantità <<x>> e la sua utilità marginale, pari a “C0 o BD”.

L’utilità differenziale così come ottenuta non è altro che l’eccedenza dell’utilità

totale di fronte a quelle che si avrebbe se l’utilità della dose <<x> qualsiasi

fosse sempre a quella marginale.

Questo grafico ci fa capire come l’utilità cambia al variare delle dosi. Nel

grafico specifico, ci riferiamo a 8 bottiglie di acqua acquistate, e vediamo come

l’utilità varia, è man mano più bassa sino ad arrivare all’utilità marginale che è

positiva sino a quando non eguaglio il prezzo pagato.

Il consumatore consegue il massimo di utilità quando distribuisce le quantità di

reddito disponibile fra i beni vari in modo tale che le utilità marginali siano

uguali tra di loro.

L’utilità marginale è l’utilità che il soggetto riceve dal consumo di ogni singola

porzione. L’utilità marginale del bene decresce all’aumentare delle dosi

consumate.

L’utilità marginale ponderata è l’utilità marginale di un bene economico in

rapporto al prezzo del bene economico stesso

UM(q1)/p1= UM(q2)/p2

Noi sappiamo che dosi successive di un bene hanno utilità marginale

decrescente all’aumentare delle dosi del bene consumato.

Se aumenta il prezzo diminuiscono le quantità acquistabili. Con l’aumento delle

dosi del bene l’utilità ponderata tende a diminuire.

CURVE DI INDIFFERENZA DEL CONSUMATORE

A proporre le curve di indifferenza per spiegare le sclete del consumatore è

stato l’economista Pareto, la cui teoria è nota come efficienza paretiana o

ottimo paretiano.

Il vincolo di bilancio si basa su dati “oggettivi” riguardanti reddito e prezzi.

Di contro le curve di indifferenza riflettono informazioni “soggettive” sulle

preferenze del consumatore nei confronti dei beni A e B.

Una curva di indifferenza indica tutte le possibili combinazioni dei prodotti A

(alimenti) e B (vestiario) che assicurano al consumatore lo stesso grado di

utilità o soddisfazione.

Genericamente una curva d’indifferenza assume la forma riportata nel grafico.

LINEA DI BILANCIO (possibilità di consumo del consumatore)

Introduciamo il concetto di linea di bilancio o della possibilità di consumo.

Richiamiamo due principi:

1) il consumatore ha un reddito fisso “Y”;

2) i prezzi dei due beni (alimenti e vestiario) siano “p1” e “p2”.

Il consumatore è libero di spendere il suo reddito acquistando i due beni in

libera combinazione, restando all’interno del reddito disponibile “Y”, compresa

nell’ambito dell’area “OAB”.

La linea di bilancio è espressa matematicamente dall’equazione:

(Y)= p1 x X1 + p2 x X2 pendenza costante,

La linea di bilancio, in quanto retta, ha motivo per cui

all’aumento della quantità di un bene diminuisce la quantità dell’altro.

pendenza

Nella linea di bilancio la indica il rapporto tra i prezzi dei due beni,

tale rapporto è detto “saggio marginale di trasformazione (SMT)” dato dal

rapporto tra:

Aumento della quantità del primo bene / diminuzione della quantità del

secondo

quindi

SMT=p1 / p2 IN FUNZIONE DEL PREZZO

VARIAZIONE DELLA LINEA DI BILANCIO

La pendenza (AB) rimane costante se i prezzi dei due beni (X1 e X2) non

variano. varia anche la pendenza.

Al variare del rapporto tra i prezzi dei due beni,

Così all’aumentare del prezzo di X1, la linea di bilancio diventa AC, viceversa se

il prezzo diminuisce la linea di bilancio diventa AD.

IN BASE AL REDDITO

VARIAZIONE DELLA LINEA DI BILANCIO

Se varia il reddito del consumatore, invece dei prezzi dei beni, la linea di

parallela

bilancio diventa una all’originale linea “AB”.

Così se il reddito aumenta si ha una nuova linea di bilancio “CD”, più lontana

dall’origine degli assi.

Se il reddito diminuisce si ha una nuova linea di bilancio “EF”, più vicina

all’origine degli assi

POSIZIONE DI OTTIMO EQUILIBRIO PER IL CONSUMATORE

Per definire la posizione ottimale del consumatore bisogna sovrapporre la linea

di bilancio e la mappa delle curve di indifferenza.

La sovrapposizione dei due grafici evidenzia che il consumatore è libero di

muoversi in qualunque punto della linea “AB”. Tutte le posizioni a destra di AB

non sono accessibili con il suo reddito e tutte quelle a sinistra non gli

interessano perché al di sotto del suo reddito “Y”.

Il consumatore tende alla curva d’indifferenza più elevata consentita della linea

di bilancio. La posizione ottimale si ottiene nel punto “T”, punto di tangenza

della curva “C2” con la linea di bilancio AB.

In corrispondenza del punto “T” la curva di indifferenza “C2” e la linea di

bilancio “AB” hanno la stessa pendenza, quindi si può affermare che il

consumatore abbia raggiunto un equilibrio ottimale quando il “saggio

marginale di sostituzione” e il “saggio marginale di trasformazione” sono

uguali.

SMS = SMT

SMS = delta X1 / delta X2 = Um1 / Um2

SMT = p1 / p2

Quindi:

Um1 / Um2 = p1 / p2 Um1 / p1 = Um2 /p2

L’eguaglianza indica che il consumatore raggiunge un ottimo equilibrio quando

le utilità marginali considerate dei diversi beni si eguagliano.

PREZZO

EFFETTO DI UNA VARIAZIONE DI SULL’EQUILIBRIO DEL

CONSUMATORE

A parità di reddito, un aumento di prezzo degli alimenti obbliga il consumatore

ad acquistarne una minore quantità.

Per questo la linea di bilancio non passerà più da “B” ma si sposterà in “ B’ ”

più vicino all’origine.

Il nuovo equilibrio di tangenza è nel punto “ T‘ ”.

REDDITO

EFFETTO DI UNA VARIAZIONE DI SULL’EQUILIBRIO DEL

CONSUMATORE

diminuzione del reddito

Una sposta parallelamente a se stessa la linea di

bilancio.

Il nuovo equilibrio si realizzerà più vi

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/01 Economia ed estimo rurale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GS1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia generale ed agraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Timpanaro Giuseppe.
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