Estratto del documento

Lezione 1: introduzione al corso

Interazioni economia-ambiente

Il concetto di sviluppo sostenibile e la storia delle relazioni tra economia, ecologia ed economia ambientale è fondamentale per capire i legami tra le varie discipline ed il dibattito corrente sui temi ambientali e di politica ambientale. È di fondamentale importanza, per la comprensione dell’economia dell’ambiente, riconoscere che il nostro sistema economico richiede per poter funzionare il supporto di sistemi ecologici costituiti da piante, animali e dalle loro interrelazioni (conosciute come "biosfera"), mentre non è vero il contrario.

L’economia dell’ambiente vede l’economia reale come un sistema aperto. Ciò significa che per poter funzionare (fornire cioè beni e servizi), l’economia deve estrarre risorse dall’ambiente, lavorarle trasformandole in prodotti finiti destinati al consumo e riallocarle nell’ambiente sotto forma di rifiuti. Questa prospettiva dell’economia è detta "bilancio dei materiali".

Scuole di pensiero economico

Ci sono 5 scuole di pensiero economico che incorporano concetti di ambiente e natura sorte in Europa durante il periodo della Rivoluzione Industriale:

  • Economisti classici: pensavano che a mano a mano che l’economia si sviluppava, la crescita della popolazione avrebbe superato la crescita dei mezzi di sussistenza e che il risultato finale inevitabile sarebbe stato una situazione di miseria, lo stato stazionario (Malthus e Mill). Ricardo poneva invece l’attenzione sui limiti posti dall’aumento dei costi a mano a mano che le risorse migliori (cioè il terreno migliore, i depositi minerali più ricchi ecc.) che sono sfruttate per prime, si esauriscono e devono essere sostituite da risorse di qualità progressivamente inferiori e con costi di sfruttamento che aumentano al diminuire del livello qualitativo. Marx invece poneva l’attenzione su un altro tipo di limite rappresentato da agitazioni sociali, politiche e della società in generale. Gli economisti classici quindi imponevano dei limiti alla crescita; questi limiti erano dati dalla terra che era in quantità fisse. C’era poi una legge fondamentale che era la legge dei rendimenti decrescenti in agricoltura, dove il valore del prodotto agricolo diminuisce nel tempo: laddove uno o più fattori della produzione vengono mantenuti fissi (es. terra), ci sarà un punto (nella produzione) oltre il quale un’unità in più di prodotto, ottenuta con una unità in più di fattore produttivo, tenderà a diminuire; il focus è incentrato sulla scarsità assoluta delle risorse e sulla teoria della crescita economica legata alla popolazione.
  • Economisti neoclassici: non consideravano l’ambiente, il fattore terra, la natura. La visione era che consideravano assolutamente date le risorse: il prodotto è ottenuto dal mix ottimale di capitale e lavoro. Si cominciano a fare confronti tra beni, il concetto di prezzo diventa fondamentale indicatore di scarsità; questa è una scarsità relativa, messa in relazione col prezzo di un altro bene. Si parla di efficienza allocativa (dato il livello di reddito, è una situazione dove la combinazione di beni prodotti e venduti rende massima la soddisfazione dei bisogni di ogni consumatore) e di prezzo relativo (il prezzo di un bene rapportato al prezzo di un altro bene, ad esempio: il prezzo del libro di economia ambientale è il doppio del prezzo del CD dei MUSE).
  • Economisti del benessere: introducono i primi concetti di funzioni del benessere e di fallimento del mercato.
  • Economisti della crescita: ribaltano i concetti keynesiani, non hanno rilevanza sull’ambiente, siamo nel dopoguerra, occorre ricostruire con una visione di lungo periodo; si parla di equilibrio di stato stazionario (del reddito nazionale) ossia dell’equilibrio di lungo termine del reddito nazionale raggiunto attraverso livelli ottimali di investimento ottenuti da combinazioni ottimali capitale-prodotto.
  • Ecologisti ed economisti ambientali: analizzano il rapporto tra economia ed ambiente come sistema chiuso, dove trovano spazio la sostenibilità (processo attraverso il quale si provvede al meglio per gli individui e la natura per un tempo indefinito) e la resilienza (indicatore a cui il sistema ritorna ad uno stato stazionario inseguito da una perturbazione). Essi aggiungono inoltre concetti di correzione del fallimento del mercato.

Sostenibilità della crescita economica

È sostenibile la crescita economica? Per rispondere a questa domanda dividiamo gli economisti in due gruppi:

  • Pessimisti: dicono di no, se si continua a utilizzare risorse con questo tasso esse prima o poi si esauriscono. Il collasso del sistema economico è dovuto allo sfruttamento delle risorse naturali, alla crescita della popolazione, e all’inquinamento. Secondo loro quindi l’ambiente impone dei limiti alla crescita.
  • Ottimisti: dicono di sì, la società attuale è in grado di rispondere alle pressioni ambientali grazie alle nuove tecnologie e soluzioni alternative (es. progresso tecnico e uso di risorse rinnovabili).

C’è comunque un continuo dibattito tra pessimisti e ottimisti molto intenso. Entrambi i punti di vista sono supportati da produzioni scientifiche ed evidenza empirica.

Relazioni tra economia e ambiente

Nell’equilibrio del sistema economico ci sono coloro che affermano che l’ambiente sia fondamentale per i produttori e i consumatori. Esso fornisce risorse alla produzione e servizi estetici ai consumatori oltre ad avere la capacità di assimilare i residui/rifiuti. Nel momento in cui si superano le soglie di capacità assimilativa ci possono essere problemi di salute, inquinamento. Legato a questo argomento troviamo la prima legge della termodinamica (l’energia/la materia non può essere creata o distrutta, ciò implica che i residui/rifiuti sono accumulati nel sistema ambiente) e la seconda legge della termodinamica (conversione dell’energia non avviene interamente, questo implica che l’ottenimento delle risorse dai flussi di residui, ad esempio attraverso il riciclo è minore del 100%).

Caratteristiche dello studio dell’economia ambientale e dei beni ambientali sono:

  • Interdisciplinarietà (etica, scienza, politica, regolamentazione, etc).
  • Conoscenza trasversale: incertezza e rischio.
  • Mercati trasversali: non-mercato, non-prezzo, non-possesso.
  • Transfrontalieri: richiedono soluzione collettiva legata ad altre tematiche come ad esempio povertà globale, inquinamento globale, etc.
  • Trans-generazionali: giustizia intergenerazionale.

Tra i documenti/atti importanti troviamo:

  • World Conservation Strategy (IUCN/UNEP/WWF 1980), pone le basi della sostenibilità ecologica o la conservazione delle risorse (poca attenzione alle tematiche politiche, economiche o sociali).
  • World Commission on Environment and Development (WCED 1987), conosciuto come Rapporto Brundtland.
  • Agenda 21 (UNCED 1992 Earth Summit), considerevole attenzione alle tematiche politiche, ambientali, economiche, sociali dello sviluppo sostenibile.

Definizioni di sviluppo sostenibile

La letteratura ha proposto e discusso molte definizioni di sviluppo sostenibile. La definizione di sostenibilità più conosciuta è quella della Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo (WCED detta Commissione Brundtland). La commissione ha definito lo sviluppo sostenibile come uno sviluppo che soddisfa le esigenze del presente senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni.

La definizione di sviluppo sostenibile del WCED si basa sui principi fondamentali di equità intergenerazionale (garantire a tutte le generazioni un livello minimo di reddito e accesso alle risorse per soddisfare bisogni fondamentali) e di equità intragenerazionale (l’equità è applicata tra le nazioni e le comunità all’interno della stessa generazione). Brundtland enfatizza due caratteristiche essenziali del nesso povertà-ambiente: la prima riguarda il fatto che il danno ambientale è più severo nei paesi più poveri e nei Paesi in via di sviluppo; la seconda riguarda le tematiche nord-sud (i Paesi del Nord consumano molto più dei Paesi del Sud; occorrerebbe un consumo sostenibile ovvero usare i beni e servizi attraverso un consumo minimo di risorse naturali, di materiali tossici e di emissioni sull’intero ciclo di vita dei prodotti, che non comprometta i bisogni delle generazioni future).

Altre parole chiave che troviamo nella definizione di sviluppo sostenibile della Brundtland sono: bisogni (che tipo di bisogni dobbiamo soddisfare all’interno della stessa generazione?) e preservare le opportunità di sviluppo alle generazioni future (determinati da un mix di fattori). Non bisogna fare confusione tra crescita (concetto/indicatore di breve periodo) e sviluppo (concetto di lungo/lunghissimo periodo). Lo sviluppo contiene un insieme di capitali:

  • Capitale naturale (qualsiasi capitale fornito dalle risorse naturali).
  • Capitale fisico (infrastrutture, impianti, capitale accumulato grazie agli investimenti attuali).
  • Capitale umano ('stock’ di qualsiasi abilità umana come caratteristica essenziale intrinseca di ogni individuo).
  • Capitale intellettuale ('stock’ della conoscenza e dell’attuale progresso tecnico, considerato come quello più importante siccome deve essere passato tra generazioni ma soprattutto ai paesi del Sud del mondo).

Tipi di sostenibilità

La sostenibilità può essere:

  • Molto debole: lo stock di risorse umane ed ambientali rimane costante nel tempo.
  • Debole: il capitale naturale ed umano hanno un debole legame di sostituzione; l’ambiente ossia il capitale naturale, non necessita di un trattamento particolare, dato che esso rappresenta semplicemente un’altra forma di capitale. È possibile trasmettere una quantità di capitale ambientale inferiore fintantoché sia possibile compensare questa perdita con l’aumento dello stock di strade e di macchinari o di altro capitale fisico prodotto dall’uomo. In alternativa, è possibile trasferire meno strade e meno industrie a condizione di prevedere una compensazione basata su una quantità maggiore di zone umide, di boschi misti o di istruzione.
  • Forte: l’uso di qualsiasi risorsa naturale deve essere compensato attraverso processi quali ad esempio il riciclo. Non è corretto assumere una perfetta sostituibilità fra le diverse forme di capitale. Certi elementi dello stock di capitale naturale non possono essere sostituiti da capitale costruito dall’uomo.
  • Molto forte: forme radicali dove l’ambiente non si può sostituire al capitale/lavoro.

Lo stock di capitale è dato dalla seguente formula: K = Km + Ku + Kn

  • K: stock di capitale totale.
  • Km: capitale manufatto.
  • Ku: capitale umano.
  • Kn: capitale naturale.

Teorie e modelli di sviluppo sostenibile

Solow afferma che la variazione dello stock di capitale totale che assicura il capitale costante nel tempo è positiva. La regola di sostenibilità à la Solow si basa sul concetto che la società migliora i suoi stili di vita mediante lo sfruttamento delle risorse naturali ed ambientali a condizione che si utilizzano i profitti di tale sfruttamento per costituire lo stock di altri beni (o altri capitali). Il limite della regola di Solow è il fatto che non tiene conto del progresso tecnico. Se il tasso di progresso tecnico è minore del tasso di crescita della popolazione, lo sviluppo sostenibile risulta impossibile.

Il progresso tecnico ha dato luogo alle seguenti modifiche strutturali dell’economia: deindustrializzazione dei sistemi produttivi, dematerializzazione del PIL, separazione tra politiche per la crescita e politiche per l’ambiente. Il principio di sostenibilità forte invoca la compensazione per l’uso delle risorse naturali. Questa ‘compensazione’ è alla base del ‘Principio Precauzionale’ (anche detto di ‘chi inquina paga’).

È stata proposta una alternativa al modello di Solow e cioè un modello di sostenibilità laddove sia necessario garantire un livello minimo di capitale naturale alle generazioni future. Il capitale naturale critico deve essere minore/uguale alla soglia minima da non superare. I limiti di questo concetto riguardano essenzialmente la misurazione del livello minimo e il valore da utilizzare.

Implicazioni di politica economica

Implicazioni di politica economica per garantire un percorso di sviluppo sostenibile includono:

  • Migliorare il ruolo del mercato attribuendo un prezzo alle risorse.
  • Assicurare e migliorare il progresso tecnologico, aumentando l’efficienza delle risorse.
  • Politiche ambientali più efficienti ex-ante policies.
  • Integrazione delle politiche ambientali ed economiche.
  • Cooperazione internazionale alle politiche ambientali.
  • Verso un nuovo sistema di contabilità economica ed ambientale.

Lezione 2: sviluppo sostenibile

Indicatori di sostenibilità ambientale

La crescita economica è l’incremento in termini reali dei beni e servizi prodotti da un paese nel lungo periodo. Il PIL è l’indicatore di crescita economica che si riferisce al valore di mercato di tutti i beni e servizi prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo (1 anno). Il PIL non ci dà una misura di sostenibilità siccome non contiene variabili ambientali. Per tale ragione ci sono altri indicatori che si sono aggiunti e sostituiti al PIL; alcuni di essi hanno delle limitazioni e non sono stati considerati accettati.

L’ISEW (Indice di benessere economico sostenibile) è una misura di sostenibilità di benessere nel lungo periodo che tiene in conto, oltre le ineguaglianze di redditi, anche dei danni ambientali, e delle risorse naturali ed ambientali. Le variabili che considera l’ISEW sono distinguibili in variabili economiche, che comprendono:

  • Distribuzione del reddito (il fattore assume 5 valori: -0.5, 0, 0.8, 1.6 e 2.5, cioè: molto basso, basso, in media, alto, molto alto).
  • Servizi derivanti dal lavoro domestico, che esprime i servizi connessi con il lavoro domestico (es. cucinare, lavare, mantenimento della casa, cura dei bambini, etc) che non è incluso nelle statistiche ufficiali. Viene valutato sia applicando un tasso costante (che rifletta il valore di mercato domestico) o applicando un tasso medio di produttività a livello nazionale.
  • Salute ed educazione, che è la frazione delle spese pubbliche su salute ed educazione che non sono incorporate nelle statistiche ufficiali. Le percentuali assumono valore del 50% e/o del 100%.
  • Servizi da uso di beni di consumo durevoli (es lavatrici), i cui valori che si considerano sono 0, 50 e 100% che riflettono rispettivamente un’assenza di benessere, 50% del benessere o il 100% del benessere relativo all’anno di acquisto dei beni.

E variabili ambientali che comprendono:

  • Inquinamento atmosferico, idrico, acustico che include i costi di danno ambientale per tonnellata relativi a 5 inquinanti: Ossidi di nitrogeno, Diossido di zolfo, monossido di carbonio, PM10, etc.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher king1992 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e politiche per lo sviluppo e l'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Foggia o del prof De Lucia Caterina.
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