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Storia contemporanea

La situazione tra fine '800 e inizio '900

La società di massa e il nazionalismo di fine '800

Nei paesi europei industrializzati, sia nelle campagne che nelle fabbriche, i salari di contadini e operai crebbero più rapidamente dei prezzi e, in alcuni casi, come nei ceti medi impiegatizi, questi redditi furono anche più alti.

Le maggiori disponibilità di risorse stimolarono la propensione al consumo di individui e famiglie e, per questo, alcuni imprenditori organizzarono i primi grandi magazzini: luoghi in cui si espongono merci a prezzi accessibili e che diventarono anche luogo di aggregazione e di incontro.

L’aumento del reddito portò anche alla nascita e alla diffusione di divertimenti di massa come spettacoli sportivi (tra cui il calcio e i primi contratti di sponsorizzazione).

Nella formazione della famiglia si impose l’idea dell’amore romantico (i futuri sposi devono prima conoscersi e amarsi) e dei matrimoni all’interno della stessa cerchia sociale di appartenenza.

Tuttavia, in questo periodo si registrò un calo generalizzato del tasso di natalità per via del desiderio di migliorare il tenore di vita della propria famiglia limitando il numero di gravidanze.

Questa scelta effettuata da gran parte delle famiglie venne tuttavia interpretata in maniera errata dalle scienze mediche, in quanto alcuni importanti studiosi dell’epoca accusarono le donne di avere perso il proprio istinto materno e la poca “inclinazione” all’attività sessuale, attribuendola invece agli uomini.

Attraverso iniziative nazional-patriottiche, come scuola, esercito e rituali, l’élite diffonde l’idea di Nazione tra le masse.

Si diffonde così l’idea dell’importanza della guerra per la difesa della patria, facendo utilizzo di programmi scolastici mirati, forme organizzative degli eserciti e rituali nazionalisti con al centro il valore di sacrificio patriottico.

Nel tardo Ottocento, il discorso nazionalista si intreccia con l’elaborazione di teorie razziste che pretendono di avere fondamento scientifico, partendo dall’idea di una natura biologica delle razze e della loro gerarchizzazione.

La gerarchia delle razze

Nella gerarchia delle razze, secondo alcuni studiosi, il vertice era occupato dai bianchi, soprattutto dai bianchi dell’Europa germanica, mentre ai gradini più bassi venivano collocati gli afroamericani e gli ebrei, che da gruppo religioso iniziarono ad essere considerati come una razza biologica.

Contro neri ed ebrei si registrarono le più pesanti pratiche discriminatorie ed aggressive e proprio nell’Ottocento, negli Stati Uniti, si vararono leggi introducendo un regime di effettiva discriminazione.

In Russia le comunità ebraiche, oltre ad essere prive di diritti, furono spesso sottoposte a pogrom (massacri tollerati).

Nel resto dell’Europa, seppur precedentemente emancipati e considerati cittadini da fine '700 a metà '800, il discorso nazionalista e razzista di fine Ottocento identifica gli ebrei come nemici della nazione e, anche nell’Europa centro-occidentale, riprendono le aggressioni verbali (ma non ancora fisiche).

In considerazione dell’incerto esito della precedente emancipazione, Theodor Herzi, giornalista ebreo, nel 1897 propone la formazione di uno Stato ebraico e nel 1897 si costituisce l’Organizzazione sionista mondiale che, dopo la morte del suo ideatore nel 1904, prende in considerazione l’idea di fondare uno Stato ebraico in Palestina.

La politica in Occidente

La formazione di una società di massa induce le élite conservatrici e liberali a riformare le istituzioni politiche, ampliando il diritto di voto a suffragio maschile (da cui restano ancora escluse le donne), intervenendo sulla legislazione sociale (sistema pensionistico e miglioramento delle condizioni di lavoro) e laicizzando le istituzioni statali alle quali si oppose la Chiesa cattolica.

Gli Stati Uniti

  • La formazione del movimento populista, a partire da fine '800, spinge i capi del Partito repubblicano a intraprendere la strada delle riforme e Roosvelt (presidente repubblicano dal 1901 al 1909) sostiene l’introduzione di leggi antitrust, norme per la moralizzazione della vita politica e disposizioni a favore dei lavoratori.
  • La stessa strada verrà ripresa anche dal successore Wilson, democratico, che fonderà la Federal Reserve, introdurrà la tassa sui redditi, nuove norme a favore di lavoratori e sindacati e l’elezione diretta dei senatori.

Il Regno Unito

  • Alle elezioni del 1906 i liberali trionfano e inaugurano una grande stagione di riforme, approvando leggi a favore dei lavoratori e introducendo una legge finanziaria che prevede un prelievo fiscale sui redditi e patrimoni più alti e che provocherà un duro conflitto politico (che terminerà con un ridimensionamento della Camera dei Lords).
  • Il movimento suffragista formatosi ad inizio '900, tuttavia, non riesce ad ottenere il diritto di voto per le donne.
  • Fallisce inoltre il tentativo del governo di riconoscere l’autonomia all’Irlanda prima della fine della Grande Guerra.

La Francia

  • I governi della Terza repubblica francese (sostenuti da maggioranze radicali e repubblicane) attuano una politica di decisa laicizzazione mentre risulta più incerta la legislazione sociale, contraddetta da diverse misure repressive.
  • Dopo la caduta del governo guidato da Combes segue il breve governo di Clemenceau che risponde con l’esercito alla grande ondata di scioperi del 1907-1909, ma questi governi repubblicani fanno fatica a controllare questa realtà così frammentata e piena di conflitti.
  • All’inizio del Novecento si spegne la possibilità di ricomporre un nuovo “blocco delle sinistre” e il quadro politico vede da una parte nascere confederazioni operaie e dall’altra forze di estrema destra e conservatrici.

La Germania

  • Il nuovo “corso politico” introdotto dall’imperatore Guglielmo II punta all’espansione coloniale della Germania in Africa e al rafforzamento dell’esercito e della marina.
  • Il Partito socialdemocratico è il partito con la più grande rappresentazione, ma i governi imperiali continuano a poggiarsi su maggioranze composite di conservatori e liberali.

L'Austria-Ungheria

  • Una prima frattura politica interna vede il conflitto tra Partito socialdemocratico, che col suo Movimento pangemico è favorevole al confluire della parte tedesca della nazione nell’Impero tedesco, e il Partito cristiano-sociale, che porta avanti un progetto di democrazia conservatrice e paternalistica connotata da un ampio antisemitismo.
  • In Ungheria la seconda frattura politica vede il Parlamento (in maggioranza di etnia ungherese, cioè magiara) negare diritti alle minoranze etniche e assegnare il diritto di voto solo ai più ricchi (per la maggior parte ungheresi).

La Russia

  • Il punto di rottura politico arriva nel 1905 con una prima rivoluzione durante l’andamento negativo della guerra col Giappone, che vede una rivolta di milioni di contadini e proprietari terrieri stanchi dei continui prelievi fiscali.
  • In questo clima si formano organismi di rappresentanza degli operai (soviet).
  • La rivoluzione costringe lo zar alla convocazione di un Parlamento elettivo (la Duma) che delibererà una riforma agraria in grado di formare uno strato di medi proprietari terrieri capaci di innovare i sistemi di produzione.
  • Queste riforme, tuttavia, non placheranno la tensione.

In Cina, nel 1900, scoppia la Guerra (o rivolta) dei Boxers.

La rivolta dei Boxers

La cruenta ribellione scoppiata in Cina nel 1900, nota come Rivolta dei Boxers, trova le sue radici in diversi avvenimenti del secolo precedente, come la “Guerra dell’oppio”.

La “Guerra dell’oppio” fu scatenata dalla Gran Bretagna nel novembre del 1839, poiché l’imperatore cinese Tau Juang aveva tentato di stroncare l’afflusso della droga in Cina promosso dagli Inglesi.

Nell’agosto del 1842 i cinesi furono costretti ad arrendersi e a firmare il Trattato di Nanchino, che li obbligava, fra l’altro, a cedere all’Inghilterra il porto di Hong Kong e ad aprire cinque porti al commercio estero e le clausole di questo trattato furono inasprite nel 1858 quando la Cina fu costretta a sottoscrivere il Trattato di Tianjin (agli stranieri venivano aperti undici porti).

Per due anni la Cina tentò di resistere alla ratificazione del trattato, ma alla fine, dovette cedere.

Tra il 1894 e il 1895, la Cina fu sconfitta dal Giappone in una guerra scoppiata a proposito del dominio sulla Corea e nell’aprile del 1895 fu costretta a firmare la pace di Shimonoseky che la obbligava a pagare un’ingente indennità di guerra e a cedere diversi territori al Giappone.

Alla fine dell'800, in Cina, si era formata un’associazione segreta, la Società dei Pugni e dell’Armonia, i cui membri vennero definiti dagli Occidentali Boxers poiché si dedicavano alle arti marziali.

I loro obiettivi erano quelli di difendere i contadini contro il feudalesimo dei grandi signori cinesi e salvaguardare le tradizioni nazionali cinesi contro la crescente influenza occidentale.

La penultima imperatrice cinese, Tzu-Hsi, fomentò l’odio dei Boxers nei confronti degli Occidentali e moltissimi Europei e Cinesi convertiti al Cristianesimo furono violentemente massacrati, senza risparmiare i bambini, e fu la stessa imperatrice, il 20 giugno 1900, a spingere i Boxers ad attaccare il quartiere delle ambascerie di Pechino (in quest’occasione fu ucciso il barone e ministro tedesco Von Kettler).

Guglielmo II, ultimo imperatore di Germania e Re di Prussia, dopo questo avvenimento, chiese che Pechino venisse rasa al suolo.

Il corpo di spedizione che giunse in Cina era composto da soldati provenienti da Germania, Austria, Francia, Italia, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti e Giappone, che raggiunsero Pechino il 14 agosto 1900.

Nel frattempo lo stesso governo imperiale che aveva istigato i Boxers alla violenza era fuggito a Xian e aveva iniziato a prendere contatti con gli invasori, mostrandosi intenzionato a combattere con loro contro i Boxers per sedare la rivolta. I Boxers, allo sbaraglio e senza più alcun punto di riferimento, furono così costretti alla resa.

Il 7 settembre 1901 il governo cinese sottoscrisse i Protocolli dei Boxers con i quali si impegnava a placare ogni movimento che eventualmente si fosse creato contro gli stranieri, a pagare una notevole indennità e ad accogliere guarnigioni straniere a Pechino e in altre città dell’impero.

L'Italia giolittiana

Nel 1896 l’Italia fu sconfitta ad Adua (in Etiopia), evento che comportò la caduta di Crispi.

Negli anni seguenti, la tensione sociale e politica raggiunse livelli elevatissimi, che culminò nel 1898 con l’esercito che a Milano spara sui dimostranti che protestano per l’aumento dei prezzi del pane.

In parlamento si cerca di far passare leggi che limitino la libertà di stampa e di associazione, ma sono bloccati dall’ostruzionismo dei liberal-progressisti.

Il 29 luglio del 1900 il re Umberto I viene ucciso in un attentato e gli succede Re Vittorio Emanuele III, che affida il governo a Giolitti.

Giolitti, in questi anni:

  • Apre a tutti i partiti lasciandovi un minimo di potere
  • Migliora le condizioni di lavoro
  • Compie degli interventi socio-economici e sostiene le industrie attraverso commesse per conto dello Stato
  • Cerca di affrontare la questione meridionale introducendo una legislazione speciale per favorire attività agricole e industriali ma non interverrà per estirpare fenomeni criminali e per questo verrà pesantemente criticato.

Tra il 1911 e il 1912 Giolitti favorirà un’azione militare contro l’impero ottomano per la conquista della Libia e introduce nella riforma elettorale il suffragio universale maschile.

Nel 1913 una tensione tra liberali, cattolici e socialisti induce Giolitti alle dimissioni e il nuovo governo verrà affidato a Salandra, che resterà a lungo in carica.

L'imperialismo

A partire dal 1914 si inizia a parlare di imperialismo.

A differenza del Colonialismo, che prevedeva solo la conquista dei territori, l’Imperialismo si caratterizza per lo sfruttamento dei territori e delle popolazioni colonizzate.

Kipling ci parla di “fardello dell’uomo bianco” riferendosi alla necessità da parte dei paesi occidentali di imporre la propria civiltà sui territori conquistati, considerando quella originale come inferiore.

Questo contesto vede però diverse tensioni:

  • Germania e Francia tentano entrambe di colonizzare il Marocco e continuano a contendersi l’Alsazia e la Lorena (che al momento sono tedesche).
  • La Russia e l’Impero Austroungarico si contendono il dominio su Erzegovina, Bosnia, Montenegro e Bulgaria.
  • Germania e Regno Unito, in quanto i tedeschi ambiscono ad una flotta come quella inglese.

La Germania, per isolare la Francia, si allea con l’Impero Austroungarico e con la Russia.

Russia e Germania, però continuano ad avere una situazione di conflitto per poi raggiungere un accordo di pace con la “Conferenza di Berlino” del 1884.

Questo periodo vede il formarsi della Triplice Alleanza, formata da Germania, Impero Austroungarico e Italia per contrastare la Francia.

Le potenze rimanenti, ovvero Francia, Russia e Regno Unito, formano invece la Triplice Intesa.

In questo contesto si attua una corsa al riarmo e gli effetti psicologici sono che tutti credono nella sicurezza del proprio paese.

In questo periodo crolla però l’Impero Austroungarico a causa di lotte interne (armeni e curdi) e si smembra il Regno di Bulgaria, Creta viene annessa alla Grecia, Bosnia e Erzegovina si uniscono e del vecchio Impero Austroungarico rimane un piccolo pezzo di Austria-Ungheria.

Oltreoceano, il Sud America riesce ad emanciparsi dalle potenze europee grazie anche all’aiuto degli USA.

Gli USA aiutano Cuba a distaccarsi dall’Europa esercitandone, peró, in seguito controllo (come la costruzione del carcere americano di Guantanamo in territorio cubano) e pensano anche ad un espansionismo verso ovest (Oceano Pacifico).

Gli USA in questo periodo si affermano come potenza economica mondiale grazie alla Seconda Rivoluzione Industriale (ma è ancora presto per un’affermazione politica e a livello mondiale hanno ancora maggiore importanza gli Stati europei).

Le colonie in Africa sono possedute principalmente da Francia, Gran Bretagna e Germania, mentre qualche territorio è posseduto anche da Italia, Spagna e Portogallo.

La Cina, a causa della “Guerra dell’oppio” e alle disposizioni internazionali successive alla Rivolta dei Boxer, porta ad un suo rimpicciolimento.

In questo contesto geo-politico il centro del mondo è ancora l’Europa (e principalmente la Gran Bretagna), nonostante inizino ad affermarsi gli Stati Uniti.

La prima guerra mondiale e il dopoguerra

La prima guerra mondiale (1914-1918)

Nel 1914 uno studente serbo uccide l’Arciduca Ferdinando a Sarajevo. L’Austria-Ungheria si aspetta delle scuse, che tuttavia non arriveranno mai, e per questo dichiara guerra alla Serbia.

Questa dichiarazione di guerra produce un “effetto domino”:

  • La Germania dichiara guerra alla Serbia per accordi e odio verso la Russia
  • La Russia dichiara guerra all’Austria-Ungheria e alla Germania
  • La Germania dichiara guerra alla Francia e occupa il Belgio per attaccarla
  • L’Inghilterra dichiara guerra alla Germania e all’Austria-Ungheria
  • La Francia dichiara guerra all’Austria-Ungheria
  • L’Italia rimane neutrale fino al 1915, avviando trattative segrete con Alleanza e Intesa (la quale fa un’offerta migliore promettendo i territori di Trento, Trieste e la Dalmazia) per poi dichiarare guerra all’Austria-Ungheria, venendo poi sconfitta a Caporetto

Si pensava che sarebbe stata una guerra breve, ma gli eserciti si equivalgono e si lotta scavando nelle trincee.

Le forze in campo:

  • Alleanza:
    1. Austro-Ungheria
    2. Germania
  • Intesa:
    1. Francia
    2. Serbia
    3. Inghilterra
    4. USA
    5. Giappone
    6. Italia

La Russia uscirà dal conflitto nel 1917 a causa della rivoluzione bolscevica che porterà all’abdicazione dello zar.

Gli spazi geografici dell’Alleanza sono molto minori rispetto all’Intesa e, a fronte di questa asimmetria di forze in campo, questa riesce a reggere grazie alla potenza militare ed economica della Germania, nonostante la prevedibile sconfitta.

La Germania, infatti, tra '800 e '900 registrò la più grande crescita economica, militare e scientifica (le università tedesche furono prese da esempio da tanti altri stati).

Per la prima volta, oltre agli Stati, partecipano anche le rispettive colonie (fornendo capitale umano e contribuendo all’economia di guerra).

Cause reali politico-economiche dello scoppio della Prima Guerra Mondiale:

  • Groviglio di culture e pulsioni derivanti dal colonialismo
  • Rivoluzione industriale che causò una concentrazione di forze economiche e politiche
  • Idea di “mondo globale” e spinte economiche che portarono all’imperialismo
  • Situazioni interne e crisi globali degli stati:
    • Non tutti godono di diritti politici e si organizzano in mobilitazioni e associazioni
    • L’élite dirigente necessita di distogliere l’attenzione proponendo l’estensione coloniale come soluzione ai problemi
    • Guerra proposta come possibilità di miglioramento delle condizioni di tutti
  • Il nazionalismo e il mito della nazione per distogliere l’attenzione
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Loril90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Rapini Andrea.
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