Diritto costituzionale: che cosa è la società? (parte prima)
1. L'etologia
Gli uomini non sono gli unici esseri che vivono in società, ossia in una rete di rapporti che li accomuna nel soddisfacimento delle loro esigenze essenziali. Infatti, anche molte specie di animali hanno le loro società. Esistono certamente delle differenze, ma più l'etologia, ossia la scienza che studia i comportamenti animali e umani soprattutto attraverso la loro comparazione, compie ricerche approfondite, più appaiono somiglianze numerose ed impressionanti. Nonostante ciò, gli uomini, con troppa leggerezza, si sono convinti di essere i padroni dell'universo ed hanno così creato un solco invalicabile tra l'umanità e tutti gli altri esseri viventi. Le conseguenze di ciò sono state incalcolabili, basti pensare al disprezzo umano per la vita animale ed al consumo esagerato delle risorse che la terra offre a disposizione di tutti. Questo atteggiamento non può che essere sensato, infatti l'uomo è parte della natura ed è una specie come le altre, anche se più evoluta.
2. L'evoluzionismo
La grande maggioranza dei biologi ha accettato l'ipotesi evoluzionistica di Charles Darwin, composta intorno al diciannovesimo secolo. Secondo questa visione, gli esseri più evoluti derivano da quelli più semplici e li comprendono in sé stessi. Lo sviluppo delle forme di vita ha alla base innumerevoli processi di differenziazione e di adattamento. Tra tutte queste forme di vita vi è anche la specie umana, che si può considerare essere sul piano più alto delle evoluzione. Nonostante ciò, le somiglianze con i primati antropomorfi (gorilla e scimpanzè) sono impressionanti (creazione di legami affettivi, competizione per il comando, suddivisione della società in base al sesso, etc). A loro volta, i primati presentano somiglianze anche con specie ''inferiori''.
3. Gli avversari dell'ipotesi evoluzionista
Per molto tempo, i nemici della teoria evoluzionista hanno sostenuto che, secondo questa spiegazione naturale, l'uomo non fosse altro che una scimmia, ma ciò non può che risultare inesatto. Infatti, l'uomo sì deriva dalla scimmia ma ha anche caratteristiche in più. Per questa ragione, alla fine del settecento, il filosofo e biologo Johann G. Herder si chiese ''Che cosa è mancato alla scimmia affinché diventasse uomo?''
4. Le due qualità dell'uomo
Per rispondere a questa domanda, l'etologo Lorenz ha indicato due qualità proprie solo dell'essere umano:
- La conoscenza delle proprie azioni (il rapporto tra l'agire e il capire);
- La curiosità (l'atteggiamento esplorativo).
Si può dire che l'uomo ha la capacità di progredire coscientemente, infatti, solo l'uomo ha la capacità di controllare il proprio destino ed è padrone di sé stesso.
5. La spiegazione scientifica dei caratteri distintivi dell'essere umano
La comprensione scientifica dei passaggi tra i diversi gradi dell'essere è, oggi, all'orizzonte delle possibilità delle ricerche biologiche. Infatti, i ritrovamenti di fossili umani e preumani hanno permesso di capire alcuni anelli del progressivo mutamento biologico.
6. L'enigma della coscienza
Comunque, il passaggio che separa gli animali dall'uomo dal punto di vista spirituale è ancora un enigma: l'enigma della coscienza. Il rapporto tra anima e corpo è, come se fosse interrotto da una parete divisoria. Ciò non permette di capire se anche la coscienza si sia sviluppata, anch'essa, secondo cause puramente naturali (evoluzionismo) o secondo cause soprannaturali (creazionismo).
7. Scientismo e anti-scientismo
Il problema di questa spiegazione è visto come falso problema dagli scientisti, cioè coloro che ritengono che tutta la realtà sia scientificamente spiegabile mediante leggi naturali e che ciò che non sia così spiegabile non può che non esistere. Per chi invece, non ragiona in questi termini, allora il problema è aperto: alcuni confidano nelle capacità della scienza, mentre altri negano l'onnipotenza della scienza e, ad essa, contrappongono spiegazioni sovrannaturali per cui l'uomo non potrà mai avere coscienza della propria coscienza poiché cadrebbe in contraddizione.
8. La capacità degli esseri umani di costruire le proprie società
L'uomo e solo l'uomo dispone della capacità di dare un senso cosciente alle sue azioni, ragion per cui influisce sulla società in cui vive e la modifica secondo progetti coscienti, non solo per soddisfare le necessità vitali ma anche per scopi diversi da quelli biologici.
9. Società aperte e società chiuse
Gli esseri umani e le loro società, dunque, possono aprirsi al cambiamento mentre le società animali sono portate al cambiamento solo a causa di circostanze esterne. Per queste ragioni la società dell'uomo può definirsi aperta, mentre quella degli animali chiusa. La libertà e, rispettivamente, la necessità, sono ciò che differenziano questi due tipi di società.
10. La società aperta e la libertà umana
La società aperta deve essere conquistata dagli uomini. Infatti, nei casi in cui prevale la pressione dei bisogni biologici elementari prevale, conseguentemente, nell'uomo la sua animalità e la libertà creatrice non ha modo di operare. Non vi è alcuna differenza con il regno animale. Oggi, è possibile osservare società più o meno evolute, cioè più o meno lontane dai caratteri animali.
11. Instabilità delle società umane
Nonostante ciò, nelle società umane più chiuse la libertà creatrice è sempre pronta a mettersi in movimento, così come nelle società più aperte incombe sempre la possibilità di involuzioni e chiusure, soprattutto quando viene minacciato il soddisfacimento dei bisogni primari. I nemici delle società aperte, dunque della libertà, operano sempre diffondendo paura perché, da questa, nascerà una richiesta di ordine. Così operarono fascismo e nazismo, ma la storia umana è, comunque, una continua oscillazione tra chiusure e aperture. Chi vive in una società aperta deve fare in modo che non vengano meno le sicurezze spirituali e materiali per poterla mantenere.
12. I rischi delle società chiuse
Proprio l'esistenza di nuove e grandi minacce per l'umanità rende necessaria e pressante l'esigenza della libertà e il dovere della libertà. Infatti, l'esercizio della libertà illimitato e incosciente è all'origine di molte e gravi difficoltà. Per porre rimedio a ciò non si può fare altro che esercitare responsabilmente la libertà stessa. Infatti, ora abbiamo invaso la terra, sfruttandola e inquinandola. Grandi decisioni saranno sempre più necessarie. Il futuro sta in mano a queste società aperte che hanno il potere ed il dovere di progettare il futuro al meglio.
13. La libertà come esigenza collettiva
La libertà, dunque, non è solo un imperativo morale individuale ma anche un'esigenza collettiva che vale come premessa per la ricerca di strade che conducano fuori gli esseri umani dai guai in cui si sono cacciati.
14. L'alveare, modello di società organica
La società chiusa, si rappresenta, solitamente, come un organismo. Questa rappresentazione è detta, nelle teorie politiche, organicismo. Questo importante concetto può essere spiegato con l'esempio dell'alveare. L'alveare è necessario alle api, senza di esso l'ape solitaria è destinata a soccombere. Nell'alveare ogni singola ape ha un compito che permette all'alveare intero di sopravvivere. La vita delle api si svolge secondo una legge naturale inflessibile che non è stabilita ma subita dalle api. Questo tipo di società è ritrovabile anche in alcuni processi storici, basta pensare a quando, nel diciannovesimo secolo, per combattere le idee rivoluzionarie individualiste si riportarono in vita i tre ''ordini'' naturali e necessari (il re, l'esercito e i lavoratori) che servivano a garantire l'unità del gruppo e la sua continuità nel tempo.
Nonostante ciò, la teoria organicistica più nota è l'apologo di Menenio Agrippa (raccontato dallo storico Tito Livio nell'Ab urbe condita). Si narra che, la plebe, stanca dello sfruttamento dei patrizi, si rifugiò sul colle Aventino, rifiutandosi di collaborare (secessione dell'Aventino). Lì, fu inviato il senatore Menenio Agrippa che pronunziò una famosa similitudine tra la società ed il corpo umano, infatti, le braccia (plebei) che non portavano più cibo alla bocca ed al ventre (patrizi), sarebbero state anch'esse destinate a soccombere. Questa concezione, espressa in modi meno ingenui, è presente anche nella Politica del filosofo greco Aristotele.
16. I caratteri fondamentali delle società fondate sugli organicismi
L'organicismo non ritiene semplicemente che l'organismo sia una semplice somma delle parti, bensì è un'unità che ha esistenza propria e che può pretendere tutto ciò che serve alla propria vita. Analiticamente, le caratteristiche delle società organiche sono:
- La società è necessaria alla vita individuale;
- L'individuo vive in funzione della società;
- La società è un'organizzazione differenziata (tutti sono destinati a compiti specifici);
- Il compito delle componenti della società è obbligato e non può essere scelto, né modificato, né scambiato dai singoli;
- La vita è regolata da una legge naturale, oggettiva, necessaria e non stabilita dagli uomini.
Questo tipo di società è più facilmente comprensibile se comparata con l'individualismo, il suo opposto poiché rovescia il rapporto tra il tutto e le parti, attribuendo a queste ultime il primato sulla società.
17. Le società fondate sugli individui
Alla concezione organicistica si contrappone la visione atomistica, ovvero quella in cui gli individui precedono le realtà più complesse. La società, di conseguenza, non è che la somma dei rapporti tra gli individui. È una struttura artificiale. Questo concetto importante può essere spiegato con l'esempio dell'orologio. L'orologio è fatto di ingranaggi collegati tra loro in vista di uno scopo ben preciso e qualche elemento funzionale male può essere, eventualmente, modificato o sostituito. Gli uomini, nell'individualismo, non sono solo ridotti a delle parti prive di libertà e volontà, ma in questa caratteristica di primato dell'uomo sta anche un grande rischio: l'egoismo. La società, secondo questa concezione, è un meccanismo, non un organismo. Questa concezione è presente anche ne Il Leviatano del filosofo inglese Thomas Hobbes.
18. Le differenze rispetto all'organicismo
Sono due tipi di società diversi pressoché in tutto, infatti, le caratteristiche della società individualista sono:
- La società non è indispensabile alla vita individuale;
- La società vive in funzione degli uomini;
- La società è un'organizzazione libera;
- Gli uomini scelgono i loro compiti sociali;
- La società si basa su una legge artificiale, astratta e che, quando occorre, può essere mutata.
Che cosa è il diritto?
Le norme giuridiche
1. Che cosa è il diritto
In un primo momento si può dire che il diritto è un insieme di norme importanti per la vita delle società umane e che ne riflettono i caratteri. Questa definizione, però, riguarda il diritto oggettivo, da distinguere da quello soggettivo. Si può dire, come diceva un motto antico, "Ubi societas, ibi ius". Le società sono tessiture di rapporti tra le parti che le compongono ed il diritto è la trama di queste tessiture. Infatti, se gli individui vivessero separati non esisterebbe il diritto. A questo proposito Aristotele citò il racconto dell'Odissea dell'Isola dei Ciclopi oppure Robinson Crusoe, l'eroe dell'omonimo romanzo di Daniel Defoe, non aveva la necessità del diritto in quanto viveva da solo in un'isola deserta. Oggi, esistono alcuni che scelgono di troncare i rapporti con gli altri individui per non sottostare al peso delle leggi, sono i cosiddetti homeless (fuggiaschi dalla civiltà).
Se, ognuno agisse sempre e solo secondo le proprie motivazioni non sarebbe possibile costituire alcun ordine sociale. Quest'ultimo, allora, esige che gli esseri umani si coordinino tra loro per determinare norme valide per tutti. Queste norme formano il diritto. Il diritto è vario tanto quante sono varie le società. Il diritto sostituisce l'autonomia (norma posta da sé) con l'eteronomia (norma posta da altri). Se il diritto non esistesse la società si dissolverebbe nella anomia cioè nel disordine e nei tentativi di sopraffazione. Bisogna ricordare, però, che non tutti i rapporti sociali sono giuridici, infatti, nella vita vigono rapporti personali non basati sul diritto ma sull'amore, sulla stima, ecc. Se e solo se questa convivenza degenerasse nell'odio vi sarebbe la necessità del diritto. Dunque, si può evidenziare l'aspetto sussidiario del diritto, che entra in garanzia solo contro la degenerazione dei rapporti sociali che, normalmente, non hanno bisogno di norme giuridiche. Tuttavia, il diritto non ha solo questo importante compito di conservazione, ma può anche rivolgersi alla trasformazione, cioè che il diritto è anche strumento di riforma sociale così come si può vedere dall'articolo 3 comma 2 della Costituzione dove viene indicato che il compito della Repubblica è la rimozione delle ineguaglianze sociali.
2. Diritto e morale
Le sanzioni rappresentano lo strumento con il quale, il diritto, reagisce contro gli atti e gli autori degli atti che lo hanno violato. In ciò consiste la capacità di coercizione del diritto, ovvero che la sanzione può essere obbligata anche con l'uso della forza. Tuttavia, il diritto non è l'ultimo orizzonte dell'agire umano, al di sopra del diritto stanno le leggi morali e che il diritto non può annullare nella coscienza individuale. In questo caso si parla di diritto ingiusto, nel quale si pone il problema di una disobbedienza in nome di una legge più alta. Si parla di disobbedienza civile, per distinguerla da quella dettata da mere ragioni personali. Nonostante ciò, la disobbedienza civile va, comunque, distinta dalla resistenza, infatti la prima va contro la legge ingiusta per denunciarla e cambiarla mentre la seconda va contro il tiranno per combatterlo ed abbatterlo. La disobbedienza civile, dunque, è quella che si assume colui che afferma la superiorità della legge di coscienza sulla legge giuridica. Il progresso del diritto deriva proprio da questo atteggiamento. Chiunque compie atti di disobbedienza civile lo fa a viso aperto e, dunque, non ha nulla a che vedere con i vili comportamenti di coloro che violano di nascosto la legge, ossia il tipico comportamento del parassitario. In alcuni casi è il diritto stesso a prevedere al suo interno delle brecce nei quali si possano inserire le valutazioni morali individuali, è il caso delle obiezioni di coscienza (accade oggi nel caso dell'aborto, la donna può scegliere di abortire ma i medici e le infermiere non sono obbligati a partecipare alle pratiche abortive poiché si oppongono alle loro convinzioni morali).
3. Diritto positivo e diritto naturale
Per comprendere la radice del problema precedentemente esposto è necessario effettuare una distinzione. Con il termine diritto positivo si intende quello stabilito dal legislatore, mentre con diritto naturale si intende quello che non è posto da nessuno ma che è insito nell'ordine naturale delle cose. Da queste due concezioni sono derivate due ''scuole giuridiche: il positivismo giuridico e il giusnaturalismo. Il positivismo giuridico ritiene che l'idea di diritto sia formale, ossia che è valido il diritto prodotto secondo le procedure previste. Il giusnaturalismo, invece, ha un'idea del diritto materiale, ossia che è valido solo il diritto il cui contenuto corrisponde alla ''natura delle cose''. Come si può evincere, per il giusnaturalismo, allora, il diritto positivo che contrasta con quello naturale non può che essere invalido. I contenuti del diritto naturale, comunque, sono ancora oggetto di discussione, ad esempio prima si riteneva che si nascesse o liberi o schiavi mentre la Dichiarazione d'indipendenza americana (1776) proclamò che gli uomini sono tutti uguali e tutti liberi. Si può allora dire che il diritto naturale non è che la proiezione nel mondo delle coscienze morali che si sviluppano all'interno dell'essere soggettivo. Nonostante ciò, il diritto naturale compare più e più volte nel corso della storia ed, in particolare, in tutti i casi in cui occorre reagire alla corruzione e degenerazione del diritto positivo. Esso, dunque, rappresenta uno strumento critico nei confronti del diritto positivo e può contrastarne.
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