TECNICHE CENTRIFUGATIVE
La sedimentazione è un processo mediante il quale le particelle solide sospese in un
fluido si depositano sul fondo ma il loro depositarsi sul fondo è dettato dalla presenza
di alcune forze che le spingono sul fondo. Nella sedimentazione per gravità grazie
alla forza di gravità queste particelle si depositano sul fondo(es soluzione di acqua e
sabbia). Per particelle particolarmente grandi e/o pesanti, il tempo necessario perché
sedimentano è relativamente più breve, al contrario per particelle più piccole e quindi
di massa inferiore il tempo necessario perché possano sedimentare è talmente lungo
da non essere utilizzabile ai fini laboratoristici. Per cui quello che si fa è di non sfruttare
la forza per gravità ma utilizzare la forza centrifuga. Quindi sulla stessa soluzione
(acqua e sabbia) si applica una forza centrifuga, una forza aggiuntiva che muove le
particelle in sospensione. Esistono degli strumenti che sono appunto le centrifughe
che permettono di creare un campo di forze che
e agiscono sulle particelle in sospensione e che permette loro di sedimentare in tempi
ragionevoli. I parametri che sono in gioco sono l’intensità del campo di forza, le
particelle che hanno una propria densità, forma e dimensione. Quando parliamo di
tecniche di centrifugazione abbiamo 2 categorie: PREPARATIVE e ANALITICHE.
Quella Analitica deve dare informazioni sulla particella e quindi con scopo diagnostico,
quelle Preparative invece permettono di lavorare con dei volumi maggiori di soluzioni o
omogenati per andare ad isolare le particelle e purificarle. Nel caso in cui non vi sia
una sospensione omogenea di alcune particelle la presenza di una campo di forza
gravitazione permette di ottenere 2 FASI: un sopranatante e un pellet (o sedimento).
Lo scopo di questa sedimentazione sia essa per effetto di una gravità o di un campo
centrifugo, è quella di separare le due fasi ma fare questo mi serve per andare via via
a purificare la mia soluzione da tutto quello che non mi interessa rispetto a tutto quello
che mi interessa. Per esempio se immaginiamo di rompere delle cellule dentro quelle
cellule ci sarà DNA,RNA, Proteine, membrane ecc e quindi se io voglio studiare il DNA
è importante rendere il mio campione pulito perché tutto quello che non è la mia
molecola di interesse potrebbe interferire con l’analisi che vado a fare su quella
molecola. Per cui l’esigenza di utilizzare varie tecniche per poter via via rimuovere da
questa sospensione eterogenea di tante molecole soltanto un gruppo di molecole , è
quello di avere un campione più puro su cui poter fare delle analisi sempre più fini.
Nelle tecniche centrifugative c’è un’asse di rotazione, una velocità di rotazione che è
l’asse di rotazione
la velocità angolare, una provetta che sposta perpendicolarmente e
dall’asse di rotazione. La forza che agisce sulla particella
posta ad una certa distanza
sarà tanto maggiore quanto maggiore è la velocità angolare ma è anche dipendente
dalla distanza dall’asse di rotazione; quanto più è grande la distanza dall’asse di
rotazione tanto più sarà intenso il campo di forza che agisce a parità di velocità
angolare sulla particella. Esistono a tal proposito centrifughe di varie dimensioni con
dei rotori di dimensioni variabili e con distanze dall’asse di rotazioni e capacità in
termini di velocità massima differenti. Di conseguenza, rotori più grandi permettono di
avere alloggiamenti più grandi quindi volumi di materiale biologico maggiori ma non è
solo un capacità di volumi ma anche capacità di ottenere delle velocità più spinte e
quindi la possibilità di isolare particelle sempre più piccole. Una particella più piccola,
infatti, avrà bisogno di un campo di forza maggiore per poter sedimentare rispetto ad
una particella più grande e più pesante. Esistono due modi per calcolare, leggere la
velocità di rotazione nelle centrifughe: rpm che sta per rivoluzione per minuto ovvero
quanti giri completi che il rotore compie per ogni minuto; ma secondo il tipo di rotore e
quindi dalla distanza della particella dall’asse quanto maggiore sarà la distanza tanto
maggiore sarà il campo centrifugo applicato e quindi a parità di velocità a seconda del
rotore posso avere una forza applicata differente. Siccome i protocolli sperimentali
hanno il compito di permettere a chiunque voglia fare una determinata operazione di
poterla ripetere con successo, non ha senso che si faccia un protocollo che vada bene
soltanto nel mio laboratorio ma devo mettere in condizione anche gli altri di poter
effettuare le stesse operazioni con le loro strumentazioni. Esistono delle tabelle di
conversione per ogni centrifuga che ci permettono di risalire dal valore di rpm al valore
dei cosiddetti RCF
= mω r/mg = ω
2 2
RCF = F /F r/g che sta per campo centrifugo relativo, esso esprime
c g
il rapporta tra il campo centrifugo applicato e la forza di gravità e quindi il risultato è
quante volte quel campo di forza applicato è rispetto alla forza di gravità , se è 2RCF
significa che il campo di forza applicato e due volte quello della gravità(0.5 è metà
della gravità ma questo è un valore universale che come riferimento ha la forza di
gravità). Quindi, chiunque conoscendo i parametri e quindi i valori di RCF potrà
ripetere la stessa operazione con la sua macchina. Utilizzando rpm io devo sapere con
quale macchina ho lavorato, ho fatto quell’operazione e se ho tutte le informazioni
posso ricavare il campo di forza applicato quindi RCF e utilizzare gli stessi valori trovati
con la mia centrifuga. Le macchine moderne adesso esprimono i valori di
dall’uno all’altro
centrifugazione sia in rpm che in RCF quindi facilmente si può passare
ma è importante scrivere i protocolli riportando le informazioni di RCF o rpm ma
specificando il tipo di macchina. Quando leggiamo un protocollo dove è riportato rpm
bisogna sapere che non è la stessa cosa dell’RCF e che se non conosciamo la
macchina con cui è stata fatta quell’operazione non possiamo essere sicuri che il
campo di forza applicato a parità di rpm sia lo stesso.
VELOCITA’ DI SEDIMENTAZIONE
Velocità con la quale le particelle raggiungono il fondo della provetta e questo
dipende chiaramente dal campo centrifugo, tanto maggiore è il campo centrifugo tanto
è maggiore la velocità con cui si muoverà questa particella all’interno della soluzione.
Non solo questo, ma anche la forma e la dimensione della particella come anche il
mezzo hanno un’influenza importante. Una particella che si muove in un mezzo andrà
incontro ad un’ opposizione in termini di attrito del suo movimento. Anche la densità è
un elemento fondamentale per il movimento di una particella in un fluido. I parametri
sperimentali con cui ci troveremo a lavorare sono la velocità di rotazione, il tempo di
rotazione e il mezzo di separazione. Molto spessi i mezzi di separazione sono mezzi
acquosi per cui i parametri che entrano in gioco sono fondamentalmente il tempo e la
velocità; normalmente più tempo si centrifuga tanto maggiore è la velocità di avere la
sedimentazione della mia particella. La particella si trova ad essere soggetta ad una
forza che è quella centrifuga che spinge la particella verso il basso ma ci sono anche
altre forze che entrano in gioco è che sono sia l’attrito che si oppone al movimento sia
la spinta di Archimede che agisce in direzione opposta a quella del movimento della
particella stessa. La forza d’attrito è tanto maggiore quant’è maggiore la viscosità del
mezzo e chiaramente tanto maggiore è il raggio della particella tanto maggiore è la
forza d’attrito che subisce la particella. Per quanto riguarda la forza a cui è soggetta
una particella idealmente sferica immersa in un mezzo con una densità p(ro)vm
abbiamo :
Pp=Pm
Pp-Pm=0; quando la densità della particella è uguale a quella del mezzo, la velocità
di sedimentazione è 0 quindi v=0 la particella non si muove. In base a questo la
densità della particella deve essere superiore a quella del mezzo altrimenti la particella
non si muove e questo viene sfruttato in alcune condizioni per far bloccare alcune
particelle e far rallentare altre modificando il mezzo in cui si trovano le particelle. Le
particelle che si muovono in un mezzo avranno velocità differenti a secondo della
forma, massa, dimensione e della viscosità del mezzo in cui sono immerse. Quindi, io
posso sia sfruttare il tempo di sedimentazione per isolare da una miscela di tante
particelle solo alcune particelle sapendo che alcune hanno una velocità di
sedimentazione molto maggiore di altre e quindi so che in un certo intervallo di tempo
con quel campo centrifugo applicato io potrò avere nel pellet una grande quantità delle
mie particelle e lasciare in sospensione le altre oppure in alcuni casi posso utilizzare il
livello di sedimentazione che si esprime però con dei gradienti. Sfruttando i gradienti io
posso avere che le particelle si dispongono in tanti strati a seconda della loro densità e
quindi si muoveranno a partire dalla parte apicale della provetta a velocità differenti e
quindi, dopo un certo intervallo di tempo avrò delle zone discrete all’interno delle quali
ci sarà un arricchimento di determinate particelle che hanno velocità di sedimentazione
simile. Per quando riguarda la velocità di sedimentazione, ci sono dei coefficienti di
che esprimono quel’è la velocità di sedimentazione di una particella a
sedimentazione
parità di campo centrifugo applicato. Questo è importante perché per determinare le
proprietà delle particelle che in determinate condizioni hanno una certa velocità di
sedimentazione e quindi mi permettono di sapere che tipo di esperimento devo fare
per permettere la sedimentazione di alcune particelle. Anche la temperatura è un
elemento importante nella centrifugazione come anche viscosità e densità. Per quanto
riguarda il coefficiente di sedimentazione ci sono quelli standard che sono a 20°(slide);
tipo di coefficiente di sedimentazione è quello di Svedberg che equivale a 10^-13s. Il
all’altra, quella di un enzima è
tempo di sedimentazione varia da una componente
molto più bassa rispetto ad una molecola con una struttura molto più grande.
CENTRIFUGA
La centrifuga è uno strumento che ha lo scopo di produrre le forze centrifughe che mi
permettono di separare i vari componenti di una miscela e chiaramente, la forza
centrifuga applica è superiore alla forza di gravità. La centrifuga è formata da un
apparecchio al cui interno c’è un motore con i massimi di rotazione, un rotore per gli
alloggiamenti che si chiude con un coperchio e che una volta avviata produce per
effetto della rotazione intorno all’asse un certo campo centrifugo e quindi applico una
certa forza alle particelle. Esistono vari tipi di centrifughe(slide) da quelle più semplici
con dimensioni ridotte a quelle ultracentrifughe che lavorano con delle velocità molto
veloci e queste velocità dipendono anche dal fatto che hanno dei motori più potenti. Un
elemento importante che hanno le centrifughe è la capacita di essere refrigerate
ovvero la capacità di lavorare a freddo quindi a temperature basse e quindi anche la
centrifugazione farla avvenire a temperature basse in modo tale da preservare l’
integrità del materiale biologico. Il materiale biologico, è vero che negli organismi è
presente a 35°quindi è stabile, ma è stabile in condizioni particolari; è isolato da altre
molecole tipo il DNA è insieme all’RNA e agli enzimi che vanno a degradare il DNA.
Quindi, tutto è molto controllato; si lavora in degli ambienti in cui la salinità, la
presenza di determinate proteine e quindi i livelli di organizzazione strutturale sono
complessi e quindi il materiale biologico in quelle condizioni lavora bene. Nel momento
in cui lo isoliamo, esponiamo non soltanto le molecole al contesto cellulare differente
ma anche a tutto quello che è il materiale circostante(saliva, batteri, ecc). Inoltre, è
importante saper manipolare il materiale biologico per evitarne la sua degradazione.
Le centrifuga da banco sono ad angolo fisso e hanno dei rotori molto piccoli e
possiedono degli alloggiamenti per le cosiddette eppendorf che sono delle provettine
da 2ml. Da queste si passa a centrifughe morandi che hanno degli alloggi per
300/400 ml di materiale (vedere dalle slide i vari tipi di centrifughe). Esistono
centrifughe che hanno 3 tipi di rotori: a braccio oscillante, ad angolo fisso e ad
alloggiamento verticale. Quelle con cui ci troveremo a lavorare sono quelle ad angolo
fisso e a braccio oscillante, quelle con gli alloggiamenti verticale sono usate molto
meno. Come dicevamo prima, la forza esercitata sulla particella dipende dalla distanza
della particella stessa dall’asse di rotazione ed è maggiormente evidente in quella a
braccio oscillante dove se la mia provetta è disposta perpendicolarmente all’asse di
rotazione, la forza centrifuga che si applica a particelle che sono sulla parte superiore
della provetta sono diverse da quelle che si trovano al centro o sul fondo; in particolare
sul fondo la forza sarà maggiore. Quindi in genere per calcolare la forza si considera il
centro della provetta e quindi la distanza media. Quella a braccio oscillante è molto più
in uso per la parte di biologia cellulare, in particolare, se andiamo ad inserire il nostro
campione nella provetta all’interno di un alloggiamento verticale , per effetto della
rotazione questo alloggiamento si dispone perpendicolarmente all’asse di rotazione e
nel momento in cui la centrifuga finisce il suo corso la provetta ritorna nella sua
posizione verticale. È importante tener presente quando lavoriamo in laboratorio vari
aspetti: tipo di campione, tipo di provetta da utilizzare, tipo di centrifuga e quindi tipo di
materiale (cloroformio o fenolo) da poter aggiungere nel mio campione.
Le tecniche centrifugative, come abbiamo già visto, vengono utilizzare per sapere
delle molecole biologiche; in particolare parleremo di due tipi di centrifugazione:
differenziale e quelle di gradienti di densità che si divide a sua volta in zonale e
isometrica. Per poter separare delle particelle a partire da un tessuto o da una cellula
è necessario rompere le cellule, la cosiddetta Lisi. Questo può essere realizzando
partendo da una serie di metodiche che vanno da quelle meccaniche quindi di stress
ad ultrasuono a quelle con una forzatura meccanica delle cellule attraverso un foro
molto piccolo oppure all’utilizzo di detergenti che sono dei composti che solubilizzano
la membrana biologica e quindi permettono al contenuto biologiche di disperdersi
nell’ambiente di reazione oppure c’è un meccanico che ruotando va a disgregare
meccanicamente le cellule liberandole, questa procedura si chiama di
OMOGENIZZAZIONE dove come risultato ottengo una soluzione in cui tutto il
contenuto delle cellule viene liberato nella mia miscela di reazione.
Molto comune è l’utilizzo di una Lisi di tipo chimico quindi utilizzando dei detergenti
oppure un altro metodo di lisi è quello di utilizzare delle soluzioni che hanno differente
osmolarità e quindi una pressione osmotica differente; in particolare se io metto delle
cellule in un ambiente in cui la concentrazione salina è molto bassa, le cellule
tenderanno ad incanalare acqua fino a scoppiare. A seconda dell’esigenze, posso
scegliere alcune procedure tenendo conto che gli stress meccanici posso andare
anche a rovinare le mie molecole d’interesse. In particolare, il DNA genomico è
sensibile agli stress di natura meccanica e quindi andare ad utilizzare un cestello ad
alta rotazione non solo produce un riscaldamento della soluzione ma anche uno stress
Detto questo abbiamo l’omogenasi.
meccanico che frammenta le molecole di DNA.
Nella centrifugazione differenziale si sfrutta la differenza di velocità di
sedimentazione delle particelle. Quindi cosa si fa? Si prende un campione e si
sottopone ad un campo centrifugo x e dopo un certo intervallo di tempo avrò ottenuto il
pellet; prendo il sopranatante e lo trasferisco in un’altra eppendorf. Faccio una nuova e
successiva centrifugazione questa volta però invece di sottoporre le particelle ad una
campo centrifugo x aumento il campo centrifugo e quindi sottopongo le particelle ad
una forza centrifuga superiore 2x. Ottengo di nuovo un pellet, predo il sopranatante e
faccio la stessa cosa utilizzando un campo centrifugo ulteriormente più alto. Quindi, la
differenziale non è altro che una sequenza in serie di centrifugazioni applicando dei
campi centrifughi sempre più spinti. Normalmente non posso andare a ridurre il campo
centrifugo perché già applicando quello massimo ottenendo la sedimentazione delle
particelle più piccole. Quindi, la prima centrifugata deve essere quella che ha un
campo centrifugo più basso via via che procedo con i tempi successivi aumento
progressivamente il campo centrifugo. Questo per ottenere nella prima frazione del
pellet le particelle che sedimentano x e nel secondo pellet le più leggere e quindi
quelle che sedimentano con un campo centrifugo 2x. Quindi posso ottenere man mano
delle particelle sempre più piccolo e quindi dei campioni sempre più puri.
Nella centrifugazione in gradiente di densità devo chiaramente avere un gradiente
quindi creare un gradiente, carica
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