RIANIMAZIONE
INSUFFICIENZA RESPIRATORIA ACUTA: OSSIGENOTERAPIA E
VENTILAZIONE MECCANICA
Si parla di insufficienza respiratoria (IR) quando il polmone non è in grado di
provvedere ad un'adeguata ossigenazione del sangue arterioso o non è in grado
di prevenire la ritenzione di CO2.
L'insufficienza respiratoria può essere ipossiemica o ipercapnica. Se è
ipercapnica, a meno che non somministri ossigeno al pz, avrò anche un certo
grado di ipossiemia.
In base alla modalità di insorgenza avremo quadri acuti, cronici o cronici
riacutizzati.
IPOSSIEMIA CRONICA: a lenta insorgenza con minore severità del quadro
clinico. Può essere ippossiemica o ipossiemica ed epercapnica, in questo caso si
osserva in genere a un aumento dei bicarbonati plasmatici e un ph vicino alla
norma (per il compenso renale). La paO2 è inferiore a 55 mmhg ; la pacO2 è
superiore a 45 mmhg; il ph è superiore a 7,35 (compensato).
IPOSSIA CRONICA RIACUTIZZATA: se in un pz con IR cronica interviene un
aumento rapido della PacO2 che non riesca ad essere compensato da
meccanismi cronicamente già impegnati, si ha riduzione del ph e compare il
quadro dell'IR riacutizzata.
IR ACUTA: si instaura in tempi molto brevi, con quadri di severa entità.
Può essere ipossiemica o ipossiemica ed ipercapnica: in questo caso si associa
sempre il quadro dell'acidosi respiratoria scompensata, in quanto i meccanismi
di compenso renale richiedono tempi prolungati per instaurarsi. Pao2 inferiore a
65; paco2 superiore a 45; ph inferiore a 7.35 (non compensato).
SEGNI E SINTOMI
Il rientramento al giugulo è un tipico segno dell'IR, poi si presenta cianotico,
sudato. È presente tachipnea, respiro paradosso, tachicardia, segno di Hoover,
attivazione della muscolatura accessoria (sternocleidomastoideo, trapezio,
addominali espiratori).
IPOSSIA: turbe coordinazione, turbe capacità critica, agitazione, aggressività,
delirio, tachicardia, ipertensione arteriosa, vasocostrizione cutanea.
IPERCAPNIA: sonnolenza, disorientamento, confusione, tremori, coma, edema
papillare, sudorazione cefalea, vasodilatazione cutanea.
MECCANISMI FISIOPATOLOGICI DELL'IPOSSIEMIA (Cause
dell'ipossiemia)
1-Alterazione della diffusione : ritenuta la causa principale di ipossiemia. È
l'ispessimento della membrana che fa si che l'ossigeno non passi all'alveolo. In
condizioni normali a riposo la PO2 dei capillari polmonari raggiunge quasi
quella alveolare dopo circa 1/3 del tempo totale di contatto (¾ di secondo). In
alcune patologie la membrana può essere ispessita e la diffusione ne risulta cosi
rallentata, contribuendo all'instaurarsi dell'ipossiemia. Le patologie posso
essere: asbestosi, sarcoidosi, fibrosi polmonare idiopatica, polmonite
interstiziale, sclerodermia, artrite reumatoide.
2-Squilibrio Va/Q (ventilazione/perfusione): ventilazione e perfusione non sono
accoppiate in diverse regioni polmonari, con il risultato che la diffusione gassosa
diventa inefficace. Tutti i polmoni presentato un certo quilibrio tra ventilazione e
perfusione. Nel polmone normale di un soggetto in posizione eretta, il rapporto
ventilazione-perfusione decresce dall'apice verso la base.
Quando ho alterazione della diffusione e squilibrio Va/Q , bisogna fare ossigeno
terapia. L'ossigeno può essere somministrato in vari modi, il più comune in
ospedale è l'ossigeno gassoso, invece a domicilio non si usa l'ossigeno gassoso ma
quello liquido. L'ossigeno gassoso è contenuto all'interno di cilindri senza
giunture cioè in lega di acciaio, in cui l'ossigeno viene stra compresso. I
dispositivi per somministrare ossigeno possono essere a basso flusso (cannule
nasali e maschere semplici o con reservoir) o sistemi ad alto flusso (maschera di
venturi).
3-ipoventilazione alveolare
4-shunt
Quando ho ipoventilazione alveolare e shunt utilizzo ventilazione meccanica.
MONITORAGGIO
Esecuzione di osservazioni o misurazioni ripetute o continue del paziente, delle
sue funzioni fisiologiche e del funzionamento delle attrezzature... con il proposito
di guidare il processo decisionale.
Scopi del monitoraggio: aiutare il processo decisionale sia per la diagnosi che per
la terapia; valutare le risposte terapeutiche e definire la prognosi; mettere in atto
allarmi in grado si allertare il personale sanitario in caso di variazioni
significative del quadro clinico.
Il monitoraggio può essere sia clinico che strumentale.
Monitoraggio degli scambi gassosi:
emogasanalisi arteriosa (invasivo)
pulso-ossimetria: il pulsosimmetro è lo strumento che consente il monitoraggio
della spo2; due fasci di luce a lunghezza d'onda diversa rossa e infrarossa
capnometria e capnografia: misura e rappresentazione numerica della pressione
parziale di co2 durante inspirazione ed espirazione.
Transcutanea
CONTROLLO DELLE INFEZIONI IN T.I.
Precauzioni:
lavaggio mani
– mascherina
– raccomandazioni
– aspirazione a circuito chiuso
– isolamento
– barriere
– RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE DI BASE
Operatori sanitari: medici e personale infermieristico
Operatori laici: oss e personale di supporto
Livello di formazione:
quando non c'è attività elettrica del cuore, noi dobbiamo sostituirla
massaggiando il prima possibile. A seconda dell'operatore che abbiamo davanti
si applicano protocolli diversi: nel momento in cui abbiamo un laico, quindi
senza esperienza, l'unica cosa che deve fare è il massaggio cardiaco, senza
ventilazione o altro. Man mano che aumenta l'esperienza, la capacità e il livello
di professionalizzazione dell'operatore si aumenta il livello di bls.
La catena della sopravvivenza:
Chiamare i soccorsi: se siamo a casa 118, se siamo in ospedale si chiama il
– personale. Per fare la chiamata è fondamentale capire qual'è la situazione
che si presenta davanti a noi, che il pz è in arresto cardiaco, quindi
RAPIDO RICONOSCIMENTO DEL PROBLEMA E RAPIDA
RICHIESTA DI SOCCORSO.
Rianimazione cardiopolmonare di base: il massaggio per quanto riguarda
– un soccorritore laico, mentre per quanto riguarda il soccorritore avanzato
si fanno tutte le manovre anche con la ventilazione.
Defibrillazione precoce
– Ambulanza: l'arrivo dei soccorsi
– Gestione emodinamica del problema, o gestione in terapia intensiva,
– rianimazione
è importante però che se non vengono realizzati bene i primi anelli, quando
arrivano dalla rianimazione nell'ultimo anello non serve a nulla, è importante
che il lavoro iniziale venga svolto bene, se no non ha senso applicare gli ultimi
anelli.
Arresto cardiorespiratorio: l'arresto respiratorio se non trattato
immediatamente evolve ad arresto cardiaco in 3-4 minuti.
Algoritmo universale di gestione dell'arresto cardiaco:
(da parte del laico)
davanti a noi abbiamo un pz che apparentemente è sdraiato per terra e non si
muove; la prima cosa che un soccorritore laico deve fare è controllare la
sicurezza della scena. Una volta che la scena è considerata sicura, ci si approccia
al pz stabilendo se è cosciente e se respira: lo si scuote e contemporaneamente
con gli occhi si valuta se ci sono delle espansioni toraciche, solo osservando. Nel
caso in cui il pz è incosciente e non respira, a quel punto bisogna allertare
immediatamente i soccorsi e dire che il pz è incosciente e non respira, (nel caso
in cui si ha un patentino di defibrillazione si chiede di avere il defibrillatore).
Ora si inizia il massaggio cardiaco (SENZA CONTROLLARE IL POLSO
PERCHE' SI PARLA DI SOCCORRITORE LAICO E QUINDI NON E'
CAPACE E PERDEREBBE SOLO DEL TEMPO).
Si inizia il massaggio e si interrompe nel momento in cui il defibrillatore mi dice
di interromperlo. Il defibrillatore farà l'analisi e chiederà di allontanarsi dal pz.
(da parte dell'operatore professionista)
pz incosciente che non respira, si allerta il sistema di emergenza, si chiede il
DAE e valuta il polso. Il polso si valuta per 10 secondi.
Se il polso è assente allora c'è un arresto cardiaco.
Se presente allora c'è un arresto respiratorio.
Nel caso in cui ci sia un arresto cardiaco, si inizia il massaggio con 30
compressioni alternate da 2 ventilazioni, questo ciclo viene ripetuto per 5 volte o
2 minuti.
Nel momento in c