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al Littara (Hennensis Historia) venne costruita da Federico II d’Aragona verso il 1300.

Stando

Anche Mothes e Lo Menzo assumono la stessa data di fondazione. Enlart e con lui Bertaux

attribuiscono l’opera a Federico II di Svevia. L’antico cronista Jamsilla afferma che un fortizio

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federiciano sarebbe andato distrutto durante una ribellione e poi riedificato a partire dal 1258 da

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Manfredi.

Ultimamente alcuni studiosi (Di Stefano, Bottari, Wagner-Rieger) hanno ipotizzato una

committenza tardo sveva attribuendola a Manfredi. L’esame delle strutture, condotto

Agnello, allontana l’ipotesi aragonese riproponendo quella

magistralmente anche da Giuseppe

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sveva. 1.2 Documentazione sveva

Nei documenti Svevi si evince che, il fiume Grande a nord (Imera Settentrionale) e il fiume Salso a

sud (Imera Meridionale), segnarono il confine amministrativo dell'isola già al tempo dei romani.

Tale Confine segna le due principali giurisdizioni: citra flumen Salsum e ultra flumen Salsum.

Nel 1239 Federico nomina Giovanni Vulcano di Napoli provveditore dei castelli siciliani, citra

flumen Salsum e della Calabria fino a Roseto, e a Guerriero de Franco dei castelli siciliani ultra

flumen Salsum.

Il documento attesta che il sistema difensivo della Sicilia aveva due specifiche aree: quella orientale

legata alla Calabria e occidentale.

La suddivisione non è solo amministrativa ma anche strategica. C'è nella mente di Federico di

aggregare la parte orientale dell'isola all'Italia meridionale in un'unica regione militare.

Federico cura particolarmente la parte orientale della Sicilia, fortificandola mediante la costruzione

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di castelli e torri e ripristinando quelli esistenti.

1.2.1 Maschi e palazzi-torre

Castelli e torri fortificate erano il visibile simbolo del potere ai suoi vertici laici e religiosi; erano a

un tempo, messaggi di forza e segno di indiscusso dominio verso i sudditi e verso i nemici.

Nel regno v'era tutta una serie di costruzioni fortificate, basate sul fondamentale tipo di edificio-

torre, il quale offriva una gamma di variazioni dovute principalmente all'uso che prevaleva in

ciascuno di esso.

Il tipo di costruzione più semplice è il "maschio", chiamato a costruire il punto di forza e di difesa

estrema di un luogo recintato e fortificato. Esso è in genere posto sull'orlo del recinto, nella parte

più alta e ha un uso esclusivamente militare. Talvolta è posto a difesa dell'ingresso di una fortezza,

come nel caso della Torre pentagonale del castello di Augusta.

Tale tipo di costruzione affidava la capacità di resistenza al notevole spessore dei muri, all'esiguità

dei vani delle finestre (spesso solo feritoie), e talvolta l'accesso alla torre non era diretto dal piano

terra, ma la porta d'ingresso si trovava al primo piano, per mezzo di scale esterne, che potevano

essere facilmente rimosse.

15 ivi

16 G. Di Stefano, L’architettura gotico-sveva in Sicilia, Palermo 1935

17 G.M. Amato, Inventario dei siti turistici, Enna 2001

18 G. Bellafiore, Architettura dell’età Sveva in Sicilia 1194-1266, Arnaldo Lombardi Editore, Palermo 1993

La torre ottagonale di Castrogiovanni forse era destinata a funzioni abitative, forse per brevi

soggiorni, quale solacioum, ma per le caratteristiche costruttive rimase sostanzialmente un maschio,

che può desumersi dallo spessore dei muri di oltre tre metri, posta al centro e non ai margini di un

recinto anch'esso ottagonale, non soltanto per ragioni di simmetria ma anche perché aderiva a un

cocuzzolo montagnoso di regolare convessità in tutto il suo sviluppo circolare.

La torre di Castrogiovanni introduce una grossa variante rispetto alle altre torri, pur nel rispetto

dell'assialità verticale, innalza il suo volume non più sulla tradizionale pianta quadrangolare ma su

un tipo di pianta più complessa quale è quella ottagonale.

L'uso di forme prismatiche ottogonali in questo periodo non è specifico di talune regioni europee

ma appartiene a quell'ordine delle forme che si diffonde nel mondo medioevale occidentale, su

sollecitazioni teoriche provenienti dal mondo islamico, dove il quadrato e le forme derivate per

rotazione di 45 gradi, quali la stella a otto punte e l'ottagono, erano alla base del linguaggio

architettonico. Non è da escludere la valenza astrologica di questo edificio in un luogo, Enna, che

“ombelico dell'isola”.

nella letteratura antica è denominato 2. Architettura della torre

La torre in passato aveva una via di accesso che è scomparsa, ma oggi troviamo la moderna strada

che immette nell’ingresso principale dell’antica recinzione. Il carattere strategico della costruzione

non poteva trascurare quelle elementari ragioni di sicurezza alle quali, nel medioevo, erano persino

ispirate le più modeste fabbriche civili; difatti tre lati, dalla base alla sommità, sono perfettamente

ciechi, tre sono ravvivati nel pianterreno dal taglio di tre finestre che si assottigliano in forme di

verso l’esterno, mentre solo in corrispondenza del primo piano, ad una altezza che rendeva

feritoie

sicuri da ogni tentativo di aggressione, si aprono due finestre rettangolari. Una stretta porticina

ogivale, unica che permette il collegamento con l’interno, accresce il carattere di severità militare e,

con facili mezzi di chiusura, permetteva il completo isolamento.

Lo spessore murario, che si mantiene costantemente di 3,5 m dalla base alla sommità, ha permesso

alla torre di sfidare l’urto di tanti secoli e di tanti sconvolgimenti, senza presentare tracce di

e all’altro immediatamente superiore, ne esiste un

alterazioni statiche. Oltre al pianterreno terzo

parzialmente superstite, che con la minore elevazione serviva da coronamento dell’intero edificio.

L’accesso ai piani superiore era dato da una meravigliosa scala a chiocciola, distrutta nel Settecento

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a causa dello zelo di un austero sacerdote, il Fidotta, che a causa dello stato di abbandono della

torre, voleva impedire che i piani superiori fossero utilizzati per indegni ritrovi. La scala è stata

costruito negli ultimi anni, ma il secondo piano del monumento resta ancora scoperto e in preda al

rovinoso logorio delle acque, che corrodono incessantemente la pietra calcarea e la ricoprono

d’incrostazioni oscurano la tonalità dell’apparato originario.

che 2.1 Pianterreno

La porta d’ingresso 20

al pianterreno, molto alta in rapporto alla sua larghezza (1,12 m), è chiusa

superiormente da un ventaglio di conci ad ogiva. Attraverso quest’unica porta si accede al

19 Walter Leopold, Architettura del medioevo in Sicilia, Editore Il Lunario, Enna 2007

20 B.E. Wolff, L’architettura dell’età Sveva a Enna, Palermo 1990-91

pianterreno, vasto ambiente ottagono, superiormente chiusa da volta slanciata con otto possenti

costoloni. Caratteristica è la tenue luce che fanno passare dall’esterno tre finestre a feritoia.

Dalla base alla sommità, le pareti sono rivestite di conci calcarei, disposti orizzontalmente. Dagli

angoli dell’ottagono di dipartono i costoloni a 21

capitello o a semiconi tronchi rovesciati, smussati,

ricadenti in basso su mensole e raccordati in alto da una chiave centrale priva di decorazione.

Degno di nota è la diversa decorazione delle mensole: quattro con superficie rivestita da

Quest’ultime sono caratterizzate da

decorazione baccellata e quattro prive di decorazione. scozia fra

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due tori, listello, abaco e peduccio.

Nel centro è scavata un’apertura circolare la quale, secondo alcuni, segna l’accesso ad un’antica

prigione sotterranea, mentre, per altri, rappresenta l’inizio di un grande condotto, che collega la

torre al castello di Lombardia. Secondo Amato la torre era munita di ampia cisterna sotterranea, di

latrina con lungo cunicolo, all’occorrenza utilizzabile come via di fuga, che porta fuori dalla

vano E’ certo che lungo il declivio della collina su cui sorge la torre, si sono

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cinta muraria esterna. esplorare per l’ingombro delle

trovate alcune derivazioni del sotterraneo, che non è stato possibile

macerie e per l’abbondante filtrazione delle acque di scolo.

2.2 Primo piano e scala

Sulla sinistra dell’ingresso di apre una porticina che mette in comunicazione, mediante scala a

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chiocciola (98 gradini), il pianterreno con i piani sovrastanti. Nel muro esterno della scala sono

tagliate, a uguale distanza, sette finestre di forma rettangolare, distanziate da nove filari di conci e

con taglio obliquo all’interno; all’esterno si vedono invece sette fenditure longitudinali con un arco

brevemente accennato. Tra la seconda e la terza la simmetria è rotta da una porticina architravata,

recinta da una serie di conci ad ogiva. La scala, oltre che dalle finestre, viene anche illuminata dal

cono circolare formato dai cerchi concentrici della scala che, partendo con un diametro di 2,10 m e

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finendo a 0,66 m, formano un pozzo luce. Tale cono è chiuso da grossi conci lapidei sovrapposti

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concentricamente fino a creare al vertice un oculo per l'aerazione e la luce.

A metà dell’altezza la scala dà accesso al primo piano, che è simile al sottostante. La differenza

principale deriva dall’impiego di semicolonne 27

con basi ioniche, che sorreggono le vele della volta,

rettangolari situate nei due lati opposti dell’ottagono. Le

e dalla variazione di due grandi finestre

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prime, con semplici basi attiche, si staccano dalla parete ricevendo il peso dei costoloni e il

capitello caliciforme si articola in una ricca varietà di motivi decorativi. Purtroppo non tutti i

oggi sono rimasti intatti, a causa dell’azione atmosferica, che qui opera con conseguenze

capitelli

disastrose per la mancata protezione delle finestre. Sono ancora ravvisabili quattro tipi di capitello,

contraddistinti dalla varietà della foglia ornamentale, che si ripiega in tre di essi a grappa semplice,

con coronamento terminale di palmetta e con rosoncino, mentre nel quarto manca la grappa e il

calice del capitello è circondato da un duplice giro di palmette.

21 Walter Leopold, Architettura del medioevo in Sicilia, Editore Il Lunario, Enna 2007

22 Regione Siciliana, Castelli medievali di Sicilia, Arti grafiche Renna, Palermo 2001

23 G.M. Amato, Inventario dei siti turistici, Enna 2001

24 G. Bellafiore, Architettura dell’età Sveva in Sicilia 1194-1266, Arnaldo Lombardi Editore, Palermo 1993

25 B.E. Wolff, L’architettura dell’età Sveva a Enna, Palermo 1990-91

26 G. Bellafiore, Architettura dell’età Sveva in Sicilia 1194-1266, Arnaldo Lombardi Editore, Palermo 1993

27 Regione Siciliana, Castelli medievali di Sicilia, Arti grafiche Renna, Palermo 2001

28 Walter Leopold, Architettura del medioevo in Sicilia, Editore Il Lunario, Enna 2007

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Le due grandi finestre (3,78 x 1,60 m) sono caratterizzate da un triplice giro di cornice cordonata

che accompagna e chiude il taglio dell’architrave. Le due sezioni, inferiore e superiore, della

cornice presentano un intimo legame con i capitelli, che costituiscono l’integrazione naturale di uno

stesso quadro decorativo. Con capitelli a goccia si chiude la cordonatura superiore. Esse appaiono

come posteriori e debbono mettersi in rapporto ai restauri che furono fatti nel 1457 a spese del

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nobile Pietro Matrona. Le finestre sono, inoltre, sormontate da un arco tondo che funziona da arco

di scarico. Gli intagli delle finestre e dei capitelli, così come altri elementi architettonici e scultorei,

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sono in stile gotico.

Le due porte del primo piano sono rettangolari e chiuse in alto da una trave circondata da una

cornice a bastone che si ripiega ai lati a 90°. Una di esse da accesso alla scala, l’altra al vestiboletto

Quest’ultima è delimitata da

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di uno speciale condotto, probabilmente per i servizi igienici. due

semicolonne e immette nel piccolo vano della latrina, ricavata nel grosso del muro; nel pavimento

s'apre la bocca di un condotto verticale per lo smaltimento dei rifiuti organici. Questi giungevano

per caduta ai piedi della torre e venivano smaltiti attraverso la bocca d'uscita ad arco acuto, tutt'ora

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esistente, con pavimento a scivolo.

Scalanature evidenti sulla sommità del coronamento murario potrebbero essere servite in parte

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come spalla per la costruzione del tetto, in parte per lo scolo delle acque.

2.3 Secondo piano

Allo stato attuale la torre appare priva della parte superiore. Un vasto ambiente ottagonale e simile

ai sottostanti per dimensioni e forma, ma mancante di volta e ingombro di macerie. Sui quattro lati

non contigui dell’ottagono si staccano ancora, con evidente risalto, quattro grandi mensole, con

relativi innesti costolonati. Mensole e costoloni hanno un profilo molto corroso, che riprendono la

sagoma delle membrature corrispondenti del pianterreno: mensole a goccia, costoloni a sezione

rettangolare con angoli smussati.

Se il secondo piano fosse chiuso dall’altezza attuale, l’armonia della vasta sala sarebbe stata rotta

dal soffocamento del soffitto gravante.

Mensole e capitelli, obbedendo alle stesse regioni estetico-costruttive del pianterreno e, con la

variazione delle semicolonne, ci portano al riconoscimento della volta, la quale non doveva

conservare lo slancio delle due sottostanti. La dimostrazione di ciò troviamo nella riduzione, da otto

a quattro, delle mensole, nella loro impostazione che qui è di soli 1,20 metri dal pavimento della

sala, mentre nel pianterreno sono sospese ad un’altezza di oltre 4 metri.

L’adozione della volta depressa va ricercata e messa in rapporto con la statica dell’edificio. La

creazione di un altro piano, uguale nello slancio delle volte ai due sottostanti, avrebbe condotto la

torre ad un’altezza eccessiva L’Agnello

e tale forse da comprometterne la statica generale.

riferendosi ai lavori del prof. Carta, trae la conclusione che la volta di copertura doveva avere

29 M. Di Dino, I monumenti medievali di Enna, Università degli Studi di Catania 1945-46

30 G. Di Stefano, L’architettura gotico-sveva in Sicilia, Palermo 1935

31 E. Sinicropi, Enna nella storia nell’arte e nella vita, Palermo1957

32 B.E. Wolff, L’architettura dell’età Sveva a Enna, Palermo1990-91

33 G. Bellafiore, Architettura dell’età Sveva in Sicilia 1194-1266, Arnaldo Lombardi Editore, Palermo 1993

34 Walter Leopold, Architettura del medioevo in Sicilia, Editrice Il Lunario, Enna 2007


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DETTAGLI
Esame: Restauro
Corso di laurea: Architettura
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher conoscenza90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Kore Enna - Unikore o del prof Versaci Antonella.

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