Cos'è il restauro
Il restauro serve a mantenere l’aspetto originale di un manufatto ed è un tipo di intervento dedicato a edifici storici di tipo monumentale volto alla conservazione. Il termine deriva dal latino restaurare (rendere solido) quindi il suo fine è quello di rimettere a nuovo. È stato variamente inteso e diversamente attuato a seconda delle concezioni estetiche dei diversi periodi. Il recupero, invece, ha il fine della rifunzionalizzazione; la manutenzione e la conservazione sono mezzi per mantenere in efficienza il manufatto.
Storia del restauro
Antichità
L’attività di restauro era prevalentemente intesa come semplice manutenzione oppure come aggiornamento dell’opera dettato dal gusto del tempo o da motivazioni ideologiche. Le opere artistiche ricevevano interventi di restauro in nome dei loro pregi estetici, fideistici o di pregio politico: tali interventi erano diretti esclusivamente a trasmettere nel tempo i suddetti valori mantenendo in buone condizioni il significato dell’opera e la sua leggibilità. Per le opere di particolare pregio si riteneva opportuno conservarne la memoria, mentre per le opere di scarso valore si preferiva distruggerle per farne materiale da riutilizzare.
Il '700 e l'800
Verso la fine del '700 si ha la nascita dello studio storico-archeologico dei beni del passato, avvenuta in seguito agli scavi di Pompei ed Ercolano, alla riscoperta delle antichità greche ed alla scoperta di quelle egizie avvenuta con la campagna d’Egitto di Napoleone. Tutto ciò porta all’individuazione dell’Età dell’arte di Winckelmann nel 1764:
- Età Arcaica (Fino a Fidia)
- Età del Sublime (Fidia e Prassitele)
- Età del Bello (Prassitele e Lisippo)
- Età dell’Imitazione (Ellenismo)
Questo passaggio fondamentale della conoscenza dell’arte antica porta ad un concetto di conservazione delle opere del passato, con la nascita del restauro modernamente inteso. In questo periodo noto come Neoclassicismo (1789-1830) abbiamo:
- Riconoscimento del valore dei monumenti antichi;
- Studi, incisioni, edizione di repertori e ricerche sull’antichità;
- Esplorazioni archeologiche;
- Studi specialistici sui diversi tipi di arte;
- Si studiano i caratteri degli edifici classificandoli sistematicamente creando modelli, tipi e comunque caratteri universalmente validi;
- Metodo stratigrafico: si ricavano i vari strati del foro romano in modo da poterli leggere tutti (prima si è cercati di arrivare direttamente al livello augusteo magari demolendo edifici medievali);
- Si riproducono i canoni e i modelli dell’arte classica ricercando un modello antico da rifarsi, riproducendolo in modo stigmatizzato (modello unico per eccellenza – bello ideale).
Durante la Rivoluzione Francese (1789) saltano le teste di statue e i bassorilievi delle opere d’arte degli edifici. Anche la chiesa si muove a favore della conservazione antica dei monumenti con una serie di norme che vietavano gli scavi clandestini, le esportazioni, la rimozione dei materiali dagli edifici antichi e norme che regolavano i ritrovamenti fortuiti e le collezioni private. Con Papa Pio VII inizia una campagna di scavi (inizi del 1800) ad Ostia antica, conosciuta come lo “Statuario” per la ricca presenza di “calcaree” (forni per la calce). Nei primi anni dell'800 c’è una maturazione del concetto di restauro e una situazione di presa di coscienza del patrimonio.
Restauro archeologico e archeologia
L’archeologia è una scienza che studia le civiltà antiche attraverso l'analisi dei monumenti e dei reperti, ottenuti specialmente per mezzo di scavi. È un metodo di studio e il principale usato è il metodo stratigrafico. La definizione “restauro archeologico” identifica, nelle accezioni più comuni, interventi conservativi di manufatti e reperti mobili provenienti per lo più da operazioni di scavo. Il restauro archeologico tende ad assumere, per sua stessa natura, connotazioni complesse arrivando ad identificarsi sempre più con un ambito realmente interdisciplinare nel quale le singole competenze interagiscono nel rispetto e valorizzazione delle singole competenze. Un ruolo importante, talvolta determinante, è svolto dall’architetto-restauratore anche se soltanto da poco, e con molta fatica, si riesce a definirne le competenze e le responsabilità.
Una delle singolarità che il restauro archeologico presenta è legata alla condizione dinamica in cui gli interventi avvengono e alla variabilità costante delle condizioni in cui i manufatti si troveranno a vivere. La difficoltà di conservazione di manufatti edili archeologici non dipende tanto dal fatto di essere stati per molto tempo sotto terra quanto piuttosto dai bruschi cambiamenti delle condizioni a cui sono soggetti durante lo scavo (con una forte differenziazione dei livelli di recupero anche a seguito dei metodi e delle strategie di scavo adottate), alla variabilità delle condizioni ambientali che troveranno in seguito e al frequente stato di abbandono in cui verranno spesso lasciati prima di interventi che diventeranno, pertanto, inadeguati. Nella pratica gli interventi più ricorrenti si riducono alla protezione delle creste dei muri e alle integrazioni delle lacune.
Alois Riegl (1858-1905)
1886 Museo Austriaco Industriale settore tessuti
1893 Kunstwollen (Questioni di stile) prima formulazione del concetto di volontà artistica sovraindividuale propria di un’epoca; storia delle forme e non storia degli artisti
1897 Insegnamento di Storia dell’arte all’Università di Vienna (barocco, pittura olandese, arti minori)
1901 Industria artistica tardoromana
1903 Soprintendente della Commissione centrale per la conservazione dei monumenti storici e artistici (viene scritto “Il Culto Moderno dei Monumenti – il suo carattere e i suoi inizi”, ossia un testo introduttivo per la tutela dei beni museali austriaci)
Riegl attribuisce al valore dell’antico la massima importanza in quanto concetto del tutto moderno con grandi possibilità di sviluppo futuro. Rivela come si sia profondamente modificata l’importanza dei valori in quanto memoria: dal “valore intenzionale” (antichità classica fino al medioevo), al “valore storico” (sorto nel Rinascimento italiano e consolidatosi nell’ottocento), fino al “valore dell’antico” il quale, frutto della nostra epoca, avanza delle pretese sul futuro.
A queste tre classi fa corrispondere altrettante di monumenti: Monumenti Internazionali quelle opere che, con volontà del loro creatore, devono far ricordare un preciso momento del passato; Monumenti Storici il cerchio si estende a quelli che si riferiscono ancora a un preciso momento, la cui scelta dipende dalla nostra volontà soggettiva, infine i Monumenti Antichi ciascun’opera della mano dell’uomo. In questa ultima categoria cadono la maggior parte delle opere pertanto è il “valore dell’antico”, la sua importanza deriva dall’evoluzione nel tempo del valore storico.
Come l’800 fu il secolo del valore storico, il 900 sembra diventare il secolo del valore dell’antico. Riegl afferma che il valore dell’antico consiste “in un’imperfezione, in una mancanza di originalità, in una tendenza al degrado della forma e dei colori”, il tutto dovuto all’azione distruttiva della natura. Se è questo il valore dell’antico, allora il solo intervento ammissibile su quei monumenti sarà necessariamente la manutenzione; l’uomo ha quindi il dovere di proteggere il monumento da un’estinzione prematura, di evitarne le manomissioni, ma non di opporsi alle naturali distruzioni dovute al trascorrere del tempo.
Esiste anche un’ultima categoria di monumento ossia quella del monumento involontario ossia quel tipo di monumento di cui l’autore non sapeva che la sua opera avrebbe lasciato un segno ai posteri. Il culto di monumento involontario in antichità non esisteva.
Cos'è un monumento?
L’etimologia della parola monumento deriva da monere ossia dal latino ricordare, «Con nel senso più originale ed antico del termine, si intende un'opera dell'uomo, creata allo scopo di conservare sempre presenti e vivi singoli atti o destini umani ... nella coscienza delle generazioni avvenire»
«Si chiama storico tutto ciò che è stato e che oggi non esiste più. Secondo i più moderni concetti noi colleghiamo ciò con un ulteriore modo di vedere: quello che è stato una volta non può più essere di nuovo e tutto ciò che è stato rappresenta l'anello insostituibile e inamovibile di una catena di sviluppo; oppure, in altre parole: tutto quello che ha avuto luogo dopo è condizionato da ciò che è stato prima e non avrebbe potuto verificarsi – così come è avvenuto in realtà – senza l'anello precedente» (idea di sviluppo).
Continuità, distanza, conoscenza – tre usi dell'antico
Alle rovine viene riconosciuto uno status identitario durante la seconda metà del ‘700 facendo nascere quella che è l’idea di Rovina Antica. In antichità non si restaurava in quanto non esistevano monumenti storici visto che i monumenti erano solo quelli “Intenzionali”, quindi o si rifacevano i monumenti sostituendoli ai precedenti o altrimenti le tracce del passato venivano distrutte o lasciate deperire.
Continuità (Medioevo)
I monumenti nel Medioevo sono in continuità d’uso e sono quindi un qualcosa di ancora vivo (una fra tutte è Villa Adriana). In questo periodo vi è un grandissimo reimpiego di colonne in quanto il reimpiego non ha solo valore estetico ma rimanda all’edificio originario e alla città di Roma.
Distanza (Rinascimento)
Nel Rinascimento c’è sempre un voler guardare verso l’antico per riappropriarsi di quello che è stato l’antico stesso. Il ‘400 è infatti il momento del cambiamento radicale in quanto nascono le prime collezioni bibliche, nasce il concetto di museo modernamente inteso (La donazione di Sisto IV al popolo romano nel 1471 delle 4 sculture in bronzo comprendenti la Lupa, Spinario, Camillo, testa di Costantino, V a.C.; lo forse I a.C.; I d.C.; la IV d.C.), ma soprattutto nel 1462 Papa Pio II Piccolomini emanò una Bolla con la quale proibiva di demolire in tutto o in parte o di trasformare in calce gli edifici antichi e i loro resti.
Conoscenza (Nostra Epoca)
Da questo momento in poi l’antico va ripulito e per la prima volta si immagina di separare i luoghi dell’antico dalle sue riutilizzazioni. Il ‘700 è il secolo dei grandi cambiamenti in quanto per la prima volta l’antico è oggetto di restauro, per la prima volta l’architettura viene disegnata allo stato di rudere, nasce lo scavo stratigrafico (per l’attività dell’archeologo è di fondamentale importanza capire come si è formato lo strato che sta scavando, o quanto meno saper formulare una ragionevole ipotesi sulla sua origine. Nella costruzione edilizia, il momento di formazione dello strato coincide in massima parte con lo svilupparsi dell’attività costruttiva. Il cantiere è il luogo di questa attività, ne scandisce i tempi e ne condiziona i modi. Dunque per l’archeologo dell’architettura la conoscenza delle tecniche di produzione del cantiere edilizio nel tempo è necessaria sia per riconoscere i modi di deposizione dello strato che per identificare lo strato stesso come entità definita. Lo scavo stratigrafico costituisce il metodo elaborato dall'archeologia per raccogliere e documentare i dati, disponibili in un determinato sito, riguardo alle attività umane che vi hanno avuto luogo e all'ambiente con cui hanno interagito), Giacomo Boni indica come si fa uno scavo archeologico (I scavo sul campanile di S. Marco a Venezia), il ‘900 è il secolo del Fascismo (Mussolini e Munoz) con il quale si inaugura l’immagine inedita ed inventata dei fori.
La Curia Senatus
Curia Julia
La Curia Julia era l'antica sede del Senato romano, posta al culmine del lato breve del Foro di Cesare. Si tratta di un grande edificio in mattoni posto all'angolo tra l'Argileto (la strada che la separa dalla basilica Emilia) e il Comizio. Il Restauro archeologico della Curia risale agli anni ’30 del secolo scorso. Lo scavo archeologico è sia distruttivo che creativo. Con il restauro di Bartoli venne demolita e rasa al suolo nel giro di pochi giorni sia la chiesa barocca sia la chiesa precedente di epoca Medievale risalente al XII secolo all’interno della Curia. Continuando con le demolizioni apparve anche il recinto della Scola Cantorum.
Giacomo Boni nel 1901 pubblica un testo su come si esegue un restauro. Nel 1937 Amedeo Maiuri critica il restauro di Bartoli della Curia. Nel 1963 Bartoli pubblicò il suo lavoro del quale però riuscì a vedere solo le bozze e non il lavoro finale. L'edificio deve il suo nome alle assemblee dei "curiati", cioè dei cittadini ponderati in base al censo, che si svolgevano nel Comizio; qui si affacciava la prima curia di Roma, la Curia Hostilia, edificata secondo la leggenda da Tullo Ostilio, terzo re di Roma. Dopo essere stata danneggiata da un incendio venne demolita da Silla e ricostruita, ma poco dopo Giulio Cesare iniziò i lavori di realizzazione del Foro di Cesare, che interessarono tutta quest'area del Foro: la Curia venne ricostruita in posizione più scenografica, con impianto più monumentale ma soprattutto in modo coerente rispetto al nuovo foro (la prima curia si pensa che sia sotto la chiesa dei SS. Luca e Martina).
Cesare non inaugurò la Curia, questa fu inaugurata da Ottaviano che la celebra tramite una moneta commemorativa dalla quale ancora oggi possiamo capire la sua conformazione originale. La Curia fu restaurata nel 94 a.C. da Domiziano (sui Plutei Traianei si dovrebbe vedere la Curia dopo il restauro). Alla fine del III secolo (283 circa) la curia venne distrutta da un incendio e ricostruita da Diocleziano. Negli anni ’30 del ‘500 è l’ultima volta di cui si parla della curia. 90 anni dopo con Papa Onorio I si arrivò alla costruzione della prima chiesa all’interno della Curia assumendo il nome di Sant'Adriano al Foro ed inaugurando così la stagione della continuità (i senatori ancora si riunivano all’interno della Curia). In seguito Adriano I eseguì delle modifiche all’interno della chiesa e nell’VIII secolo con la Scola Cantorum i Senatori cominciarono a riunirsi in Campidoglio.
Nel corso dei secoli la quota di campagna dei fori sale di circa 3m e per poter entrare all’interno della chiesa era necessario scendere. Per ovviare a questo problema nel XII secolo si decise di alzare la pavimentazione sulla quale furono posizionate delle colonne di spolio con le quali la chiesa diventò a 3 navate con le due navate laterali più basse rispetto a quella centrale. Pirro Ligorio studia l’edificio e tramite dei suoi disegni restituisce un ipotetico completamento dell’edificio antico. Nel XVI secolo Giovanni Colonna disegnò le statue presenti sul tetto (oggi per noi indizio molto importante perché sta ad indicare gli elementi ancora presenti all’epoca). Al periodo Barocco la quota dei Fori si era alzata di circa 6m. Martino Longhi con il suo intervento occulta con dei pilastri le colonne di spolio appartenenti alla chiesa precedente. La porta Bronzea della Curia viene invece recuperata da S. Adriano venendo riadattata da Borromini il quale la ampliò e aggiunse decorazioni appartenenti alla famiglia Panphili e fasce con delle stelle. Bartoli in seguito con il suo restauro decise di rimodificare la porta.
Già nel 1883 Rodolfo Lanciani affermò che sotto la chiesa di S. Adriano si trovava la Curia Senatus. In facciata sono visibili i fori di alloggio delle travi del portico e la cornice che si vede della porta è quella inventata dal restauro di Bartoli. Bartoli fece 3 proposte per l’intervento da effettuare:
- Lasciare intatto il piano di calpestio della chiesa e creare una cripta;
- Demolire S. Adriano lasciando la curia così senza ricostruirla;
- Demolire S. Adriano e ricostruire la Curia dov’era e com’era.
Il tetto venne ricostruito senza sapere come fosse in origine (forse ispirato alla basilica di Costantino realizzata in c.a.), si completarono le nicchie e si ripristinò la pavimentazione. L’edificio, realizzato completamente in laterizio poggia su fondamenta in travertino risalenti in parte dell’edificio originale. La facciata principale era ricoperta da lastre di marmo, nella metà inferiore, e da uno stucco bugnato con effetto marmo, nella parte alta. La porta principale era in bronzo: l’attuale è una riproduzione. Sulla parete di fondo, tra le due porte, si vedono i resti del basamento della presidenza, dietro il quale, a ridosso della parete, era la base su cui era collocata la statua della Vittoria.
Il paesaggio dei fori tra riusi e restauri
Fondamentale per la comprensione di Roma antica è stato il Plastico di Italo Gismondi della Roma costantiniana in scala 1:250 realizzato nel 1937 avendo a disposizione frammenti della Forma Urbis Severiana e la Forma Urbis di Rodolfo Lanciani del 1893. Il periodo compreso tra il 312 e il 1308 sono il millennio di cristianizzazione della città di Roma. Il 28 ottobre del 312 Costantino divenne imperatore per volere di Diocleziano e per scelta politica la Roma di Costantino non sarà visibilmente cristiana. Durante questo periodo vengono fatte delle spoliazioni simboliche e selettive e Roma ha un tessuto molto fitto, quindi possiamo dire che la Roma ereditata da Costantino è una città al suo massimo splendore. Nel 313 Costantino firma l’editto di Milano con il quale si sanci...
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