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Relazioni Internazionali - prof. Caffarena Anna - Appunti

Appunti di Relazioni internazionali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Caffarena dell’università degli Studi di Torino - Unito, facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea in scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Relazioni internazionali docente Prof. A. Caffarena

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fondamentale. In base alla situazione in cui un Paese si trova e alla sua identità, i suoi

interessi mutano.

L’identità può essere corporate o sociale. L’identità corporate definisce la natura

dello Stato: lo Stato moderno si identifica attraverso il principio di sovranità.

All’identità “stato sovrano” sono intrinsecamente legati 4 interessi:

1) Sicurezza;

2) Prevedibilità del rapporto con il mondo, quindi desiderio di identità sociali stabili;

3) Riconoscimento;

4) Espansione delle proprie capacità.

Invece l’identità sociale è il ruolo dello Stato, un insieme di significati, che varia a

seconda del contesto e del tempo in cui l’attore si trova. Il costruttivismo è una

costruzione sociale della realtà internazionale. Per sistema decentralizzato si intende

un sistema dove manca un terzo sopra le parti. Secondo i costruttivisti, l’anarchia

porta al dilemma della sicurezza e quindi al pensare a una comunità di sicurezza: essa

è una struttura sociale che ripudia la guerra, vuole rinunciare ad essa per la

risoluzione delle controversie. Nella comunità di sicurezza il clima che si respira è di

fiducia perché credo che l’altro attore abbia integrato i miei interessi nei suoi: questo

porta a una reciprocità diffusa(sicurezza collettiva). Il problema della fiducia è che

c’è presunzione di inimicizia.

Secondo i costruttivisti dunque, la realtà è data da un processo sociale che va

spiegato; esso è fatto di idee che diventano fatti sociali. Secondo i costruttivisti la

struttura è endogena: le parti costituiscono, formano la struttura. Quella di Waltz

invece era esogena, vi era il principio ordinatore delle parti: la struttura non è un

insieme delle sue parti, della realtà internazionale. Gli agenti, attori(Stati) e le

strutture(endogena per i costruttivisti) si trovano in un rapporto di pari costituzione.

La realtà internazionale è complessa e va per questo semplificata. Analizzando dei

dati e sistemandoli, potrò formulare una teoria, ovvero la spiegazione di un certo

fenomeno che riflette una determinata sistemazione dei dati. Una valida teoria è

quella che ha la capacità euristica, ovvero di dare delle spiegazioni convincenti della

realtà: bisogna però verificare se la teoria sia in grado o meno di fare questo.

La valutazione si può fare secondo alcuni criteri:

- condivisibilità dei presupposti;

- coerenza interna;

- chiarezza e linearità;

- ampiezza esplicativa;

- profondità esplicativa.

La realtà non si può spiegare immediatamente perché è estremamente complessa.

30

Prima di creare una teoria si fanno due operazioni:

1) Ridurre la complessità del reale, scegliendo un livello di analisi: individuo, Stato,

sistema internazionale, sistema globale;

2) Adotto un certo punto di vista per osservare l’oggetto scelto.

Riguardo al punto 1: l’individuo e lo Stato sono livelli sostanziali(concreti), materiali

mentre invece gli altri due sono livelli immateriali, astratti. Riguardo l’individuo, si

possono analizzare i tratti comuni degli esseri umani e il singolo soggetto

particolarmente rilevante. Riguardo allo Stato, ci si chiede se esso sia il livello di

analisi più efficace; la cosa certa è che è il vero e prevalente attore sulla scena

internazionale. Il sistema internazionale è un modo per organizzare la realtà a fini

analitici, per spiegare la struttura delle relazioni tra gli attori: in altre parole il sistema

viene usato per spiegare la realtà, che non è un sistema. Il concetto di sistema globale

si è sviluppato in seguito rispetto agli altri, può essere inteso come “contenitore” delle

relazioni internazionali.

Ci sono più livelli di concettualizzazione:

- teorico;

- storiografico;

- sociologico; questi sono dei livelli cumulabili

- economico;

- politologico;

- valutativo.

Quest’ultimo per la sua qualità è diverso dagli altri: con esso si danno dei giudizi sui

livelli precedenti.

Si parte da una tabella, quella dei livelli di analisi e dei livelli di concettualizzazione,

formata dunque da caselle ognuna delle quali contiene un concetto: di questi, il

concetto più importante è la teoria dell’ordine internazionale. Le caselle dal punto di

vista valutativo sono le più convincenti. Dalla tabella si passa in seguito ad una

struttura piramidale, al vertice della quale è presente il concetto di teoria dell’ordine

internazionale, essendo la più importante e sotto di essa si trovano tutti gli altri

concetti.

Descrivo di seguito i temi più importanti.

Psicoanalisi

Tale disciplina, la psicologia sociale, mette al centro della trattazione l’individuo, la

sua aggressività, la sua personalità; egli è la struttura di costruzione sociale delle

etnie(ricordiamo il problema della “pulizia etnica”).

30

Agente-struttura

Il problema è il rapporto tra gli agenti(coloro che agiscono ovvero l’individuo e lo

Stato) e le strutture(la burocrazia, ecc.). Ci sono 2 elementi da considerare:

1) La natura delle strutture;

2) Il grado di libertà e il condizionamento dei soggetti.

Riguardo alla prima, la struttura può essere esogena(secondo Waltz, neorealista

strutturale) oppure endogena(secondo Alexander Wendt, neoliberale istituzionalista,

costruttivista).

Palla da biliardo

Non è una vera e propria teoria, è un’immagine degli aspetti reattivi della politica

estera: questi sono le “reazioni a catena” o “effetti domino” ovvero delle reazioni

automatiche, naturali.

Decision-making

E’ una teoria formatasi nei primi anni ’50 che analizza come vengono prese le

decisioni. Esistono anche le non-decisioni, ovvero le scelte di non decidere, di non

fare determinate scelte. Ciò che è scientifico, riconosciuto viene messo in

discussione.

Anarchia

Può essere intesa in due modi:

1) Caos, disordine, conflittualità, imprevedibilità;

2) Concezione più neutra: decentralizzazione(mancanza del terzo sopra le parti).

Vi è il detto ”might is right”(il diritto del più forte): la politica di potenza la si

raggiunge anche socialmente.

Che rapporto intercorre tra ordine e anarchia? Secondo alcuni studiosi, ordine e

anarchia sono agli opposti durante il corso del tempo; secondo altri invece questi due

elementi convivono(nel mondo ci sarebbero entrambi, a “macchia di leopardo”). Il

rapporto ordine/anarchia è quindi ambiguo: ci sono più punti di vista a riguardo.

Stabilità egemonica

Dai primi anni ’50 alla fine degli anni ’70 gli Usa più dominavano e più sarebbero

state collaborative le relazioni internazionali. Gli Stati hanno bisogno di produrre una

certa quantità di “beni pubblici” che però costano molto quindi se ne produce di

meno.

I “beni pubblici” hanno due caratteristiche:

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1) La collegialità dell’offerta(un bene pubblico è ad es. l’illuminazione pubblica: che

passino una o cento macchine, il costo è sempre lo stesso);

2) Il principio della non esclusione: nessun soggetto viene escluso dal poter usufruire

dei beni pubblici.

In che cosa consiste il free-riding? Il free rider è colui che usufruisce dei beni

pubblici senza pagare il corrispettivo, ovvero le tasse per i servizi. Egli è difficile da

individuare, più ce ne sono e peggiore sarà la situazione economica. A livello

internazionale la figura dell’autorità pubblica che sanziona il free-rider per

disincentivarlo al free-riding non esiste, quindi se il free-riding aumenta, non si

riuscirà più a produrre una quantità essenziale di beni pubblici. L’egemone più è

dominante, più avrà un atteggiamento collaborativo; da tale egemone si creeranno

forti rapporti di dipendenza(si parla in tal caso di egemonia benevola).

Equilibrio

E’ una parola chiave del lessico internazionalista, di stampo realista: è un principio di

buon senso. Con la pace di Utrecht, alla fine della guerra di secessione spagnola, si

definisce l’equilibrio come la migliore situazione di fiducia reciproca. Il

bilanciamento rende efficace la dissuasione, quindi la prudenza, e dunque rende

possibile la pace. La guerra si verifica quando c’è un vuoto di potenza che crea uno

squilibrio; la pace invece quando vi è equilibrio di potenza, concetto dalle

interpretazioni e significati diversi. I concetti di equilibrio e ordine sono differenti: il

primo è quello delle potenze militari, il secondo fa riferimento all’assetto della

politica internazionale.

Guerra costituente

Mette in relazione la guerra e la strutturazione dei rapporti interstatali: è una guerra

che modifica le relazioni tra Stati. Si tratta di un conflitto particolarmente

significativo, non è né limitato(la posta in gioco è alta) né marginale. Ci sono vari tipi

di guerre: globale, egemonica, generale e infine quella per procura, che però non è

una guerra costituente. Nella vita internazionale vi è sempre il tema della guerra: è un

argomento centrale! La guerra costituente porta alla fine del vecchio assetto

internazionale pre-conflitto e all’inizio di uno nuovo(ha quindi una capacità

generativa). Le guerre costituenti sono rare, in media una al secolo; nel XX secolo ce

ne furono addirittura due(le due mondiali, delle quali la prima venne considerata un

tentativo fallito). Il 1989 costituisce un’anomalia; ora siamo in una fase di

deperimento della situazione del dopoguerra del 1945, e purtroppo ci stiamo

avvicinando verso una nuova guerra costituente.

30

Ordine internazionale

Un certo ordine nasce sempre da una guerra costituente; per ordine intendiamo un

insieme di regole generali che orientano il comportamento degli attori e consentono

loro di raggiungere gli obiettivi minimi propri di ogni collettività. La società

internazionale assomiglia alla società pratica; la prima fissa inizialmente dei requisiti

minimi per partecipare al “gioco”(della sovranità), poi il “gioco” diventa competitivo.

Vi è la regola di non-interferenza fra i sistemi interni degli Stati.

L’ordine internazionale ha determinate funzioni:

- governare i problemi, mediare i conflitti;

- autolegittimarsi;

- includere gli sconfitti;

- ottenere consenso;

- favorire l’evoluzione pacifica del sistema;

- prevenire le tensioni.

Se l’ordine non svolge con efficacia le sue funzioni, va in crisi: ci sarà quindi a quel

punto una nuova guerra costituente per la formazione di un nuovo ordine

internazionale. Guardando all’ordine internazionale attuale, per BRIC si indicano i

Paesi emergenti(Brasile, Russia, India, Cina, soprattutto quest’ultima).

Globalismo - Istituzionalismo

Il globalismo riflette il processo sociale di globalizzazione attraverso il quale:

- i vincoli di natura spaziale sugli aspetti sociali si allentano;

- la gente ha sempre più consapevolezza del punto precedente.

Tale dinamica comporta una riconcettualizzazione della politica internazionale.

Teoria dei regimi

Essa critica il filone neorealista circa le prospettive della cooperazione; tale teoria

rientra nel filone neoliberale istituzionalista. Qui rientra il “dilemma del prigioniero”.

30

Seconda parte del corso: parte monografica

Ci sono 7 ipotesi sulla teoria dell’ordine internazionale:

1) Il principio gerarchico;

2) Autorità sulla scena internazionale;

3) Guerra costituente;

4) Assunzione dei ruoli;

5) Determinazione delle regole del gioco;

6) Formazione del regime del sistema internazionale;

7) Declino del principio di ordine.

Ovvero:

1) Gli Stati si collocano, in un certo momento storico, secondo una quasi spontanea

linea gerarchica; i rapporti fra essi sono inevitabili;

2) Quando c’è la pace, il rapporto interstatale continua e produce forme di autorità(di

fatto); i concetti di potere e autorità sono fra loro diversi: il secondo ha la

legittimazione di agire, rimanda a un potere riconosciuto;

3) La guerra costituente è un conflitto combattuto al fine di modificare l’assetto

politico internazionale, ovvero i ruoli degli Stati e le regole del gioco. La guerra

costituente è un evento raro, essa modifica la “costituzione” ovvero la struttura, il

telaio delle relazioni internazionali, al fine di creare un nuovo ordine internazionale.

Esempi di guerre NON costituenti sono quella di secessione americana(Usa) e quella

civile spagnola. Per multilateralismo si intende un processo di organizzazione dei

rapporti internazionali. Vi è l’ipotesi che il 1989 abbia rappresentato un’anomalia nel

secolo scorso;

5) Ordine può essere di bilanciamento oppure egemonico: il primo è quello della

Guerra Fredda(Usa-Urss), il secondo consiste nelle relazioni tra gli Stati e il Paese

egemone. Ci sono delle regole da rispettare, in che misura vengano rispettate

consente di valutare lo “stato di salute” dell’ordine e la sua tenuta, stabilità;

7) Nel passato vediamo che qualsiasi ordine, per quanto fosse stato solido, ha sempre

avuto un termine. E’ importante per gli internazionalisti la variabile del tempo perché

rende l’idea dell’andamento degli ordini, dalla nascita al collasso e infine alla

sostituzione.

Per trattare il concetto di ordine internazionale è fondamentale fare riferimento al

libro “Liberal leviathan” di John Ikenberry: non si sa bene se questo ordine

internazionale si sia formato nel 1945 o nel 1989. Altro testo di riferimento è “La

società anarchica. L’ordine nella politica mondiale” di Hedley Bull. Tale ordine viene

perseguito per promuovere alcuni scopi o valori: secondo un certo criterio posso

raggiungere certi obiettivi ma non altri; la priorità è comunque la sicurezza fisica.

L’ordine internazionale non esiste senza un principio ordinatore delle parti, un criterio

30

in base al quale ordinare gli elementi: tale criterio è il multilateralismo. A causare il

rispetto delle norme è la minaccia di sanzioni.

Ikenberry in “Liberal leviathan” parla della variante dell’ordine liberale

internazionale che va aggiornato e riorganizzato. Per status quo si intende la

situazione di fatto che si vuole mantenere. L’ordine è sempre una questione di

quantità di interessi e norme, e di rispetto più o meno grande per esse da parte degli

Stati. La componente valoriale - normativa(ovvero il valore, l’importanza delle

norme) è fondamentale per garantire il raggiungimento degli interessi comuni.

Secondo Hedley Bull, per fare il ragionamento è necessario tenere presente 3

dimensioni:

1) Lo Stato;

2) Il sistema internazionale;

3) La società internazionale: un insieme di Stati che sanno di dover rispettare un

insieme di regole comuni.

Per raggiungere degli obiettivi comuni è necessario conformare il comportamento

degli Stati.

Da un lato avviene il cambiamento nella distribuzione del potere nel sistema

internazionale(il cosiddetto power shift) e dall’altro avviene un cambiamento nelle

regole del gioco(la cosiddetta grand transition): la domanda che ci poniamo quindi è

se questi cambiamenti avverranno simmetricamente. Le nazioni si occupano di

trattare il tema del “power shift”, senza però preoccuparsi delle conseguenze. Nelle

relazioni internazionali il tema del multilateralismo(si tratta di un’istituzione) è stato

scarsamente trattato, nonostante sia un concetto fondamentale.

Per multilateralismo intendo la pratica di coordinare le politiche nazionali in gruppi

di tre o più Stati(non solo due perché altrimenti saremmo nel caso del bilateralismo),

si intende un vero e proprio progetto di organizzazione delle relazioni tra Stati. Nel

concetto di multilateralismo NON è importante la quantità dei Paesi coinvolti, ma il

tipo di relazione tra essi esistente(principio dell’universalismo: l’inclusività, la non

discriminazione tra Stati).

Il multilateralismo presenta alcune caratteristiche:

- sono in esso presenti delle norme generali di condotta in modo da diminuire la

discrezionalità degli Stati; norme necessarie per garantire la sicurezza collettiva: se si

verifica un’aggressione a uno Stato da parte di un altro, gli Stati della comunità sono

obbligati a intervenire. Il concetto di sicurezza collettiva iniziò a essere impiegato

dopo la 1° Guerra Mondiale, ma si affermò solo nel 1945 dopo la fine della 2° Guerra

Mondiale;

- i membri del gruppo sono fra loro indivisibili: ad esempio il bene o c’è per tutte le

nazioni, o altrimenti non c’è per nessuno; 30

- la reciprocità “diffusa”: si distingue da un semplice scambio, barattoperchè in essa

ci sono anche delle aspettative di ottenere dei benefici collettivamente.

La comunità internazionale ha delle problematiche grandi da risolvere, come ad

esempio il terrorismo. Prima della nascita del concetto di multilateralismo, i problemi

internazionali venivano risolti per concertazione: gli Stati, senza operare a livello

istituzionale, si riunivano per cercare una soluzione ai problemi. Si iniziò a pensare

che la comunità internazionale non funzionasse bene. L’identità degli Stati non viene

spiegata soltanto attraverso la sovranità, ma anche con le relazioni fra i Paesi(per

mezzo dell’interdipendenza e del processo di democratizzazione). Sul tema

dell’ordine internazionale sono stati pubblicati molti libri, tra cui il più importante fu

“After victory”(dopo la vittoria) di John Ikenberry. Caratteristiche degli ordini

costituzionali:

- la legittimità di principi fondanti e di regole del gioco;

- la presenza di norme e istituzioni che pongano dei limiti al potere;

- la durevolezza dell’ordine costituzionale, che è stato quindi creato per durare nel

tempo: esso deve dunque saper resistere ai cambiamenti. La durevolezza è uno dei

grandi valori degli ordini costituzionalizzati. In passato vi è stato l’interesse ad

ampliare il multilateralismo sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo. Ogni

Stato ha il diritto e il dovere di attuare l’interesse dei cittadini, tenendo conto però del

contesto in cui si trovano gli Stati: la comunità internazionale. Ci sono due criticità al

multilateralismo:

- una è endogena al concetto stesso;

- l’altra è esogena.

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Lezione sulla privatizzazione e globalizzazione con Fabio Armao

Fernand Braudel parla di alcune date importanti:

- 1689: dovrebbe essere la guerra dei 9 anni o guerra dell’Alleanza;

- 1789: rivoluzione francese e poi quella Usa(inizio dell’ “età dei diritti”);

- 1989: fine dell’ “età dei diritti”. Avviene l’apertura dei mercati cinese e sovietico();

passaggio dall’economia di Stato a economia di mercato(processo di privatizzazione)

e il patrimonio pubblico viene trasformato in privato: attualmente in Russia è

presente di fatto un’oligarchia che detiene l’8% del PIL.

Molti hanno considerato il 1989 come la fine della storia, la fine del bipolarismo, ecc;

pochi invece l’hanno visto come un inizio ad es. la nascita di un nuovo disordine

internazionale. Durante la Guerra Fredda i due blocchi(Usa a Occidente e Urss a

Oriente) cercavano di inglobare nel proprio blocco i Paesi in via di sviluppo. Dell’89

si è parlato in termini di caos, disordine. Nel corso degli ultimi 20 anni il divario

30

mondiale nord - sud sotto l’aspetto della ricchezza è peggiorato enormemente; il ceto

medio sta scomparendo sempre più, la forbice ricchi - poveri si allarga in

continuazione. La democratizzazione sta fallendo, mentre ha ottenuto sempre più

successo l’economia di mercato. Esiste anche il processo di de-democratizzazione,

processo finalizzato alla distruzione della democrazia: per attuarla è sufficiente la

presenza di un’elite. Al centro della gestione di uno Stato vi sono le risorse di tipo

militare, burocratico e amministrativo. Il pagamento delle tasse è fondamentale

perché garantisce allo Stato la possibilità di svolgere la propria funzione.

In passato le relazioni fra i diversi potentati venivano gestite per coercizione(uso

della forza) o per cooptazione: metodo col quale un organo collegiale sceglie

l’individuo che entrerà a far parte dello stesso. Secondo Fabio Armao, l’attore “Stato”

sta attraversando una nuova fase evolutiva nella quale avviene una rinascita della

privatizzazione. Negli Usa il sistema carcerario è privato ed è gestito da delle

corporations(corporazioni); le forze armate pagano le corporations per addestrare i

propri soldati, la fanteria. Il fenomeno della privatizzazione è così vasto da esserci

radicato anche nella politica estera. Se c’è un vuoto di potere, esso verrà

automaticamente colmato dal Paese con maggiore potere militare ed economico. La

privatizzazione ha effetti molto negativi sulla democratizzazione.

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Lezione sulla politica estera italiana con Vicini

La politica estera italiana è stata il prodotto della combinazione di diversi fattori e

tale politica cambiò nel tempo: dall’Unità d’Italia, al Fascismo, ecc.

Essa ha alcuni elementi fondamentali:

- fattori attivi: le domande che ci si è posti nella storia:

a) Italia monarchica(domaine reservè);

b) Italia liberale(competizione);

c) Italia fascista(status);

d) Italia repubblicana(multilaterale).

- fattori passivi: gli aspetti geografici.

Importante è quindi la proiezione geostrategica:

a) Balcanica - est europea;

b) Mediterranea;

c) Mediorientale;

d) Euroatlantica.

- fattori limitativi: le costanti di debolezza strutturale:

a) l’insicurezza;

b) l’incerto rango; 30

c) le alleanze asimmetriche, dovute all’incerto rango come la Germania durante il

Fascismo;

d) il deficit di strumenti;

e) il disinteresse, la scarsa sensibilità al tema della politica estera.

- fattori contingenti(non necessari): sono le variabili odierne che consistono in

determinanti, esterne ed interne. Le prime sono i mutamenti nel quadro

internazionale, la trasformazione delle minacce alla sicurezza, il ruolo dell’economia

e la richiesta di partner strategici. Le seconde sono invece le determinanti politico-

ideologiche, strutturali(gli strumenti), finanziarie(come gli squilibri tra nord e sud

Italia) e l’opinione pubblica.

L’Italia è una combinazione di:

- forza - debolezza;

- responsabilità regionale - sovranità limitata;

- centralità - marginalità.

Dal G7 al G20 l’Italia ha avuto un peso inferiore, mentre gli Usa hanno avuto un peso

maggiore. Oggigiorno vi sono alcune ideologie di stampo nazionalista, altre invece

sono spinte integraliste. Ci sono state ogni tanto delle ideologie che hanno influenzato

la politica estera degli Stati. L’Italia la possiamo considerare una media potenza, non

sappiamo se sia l’ultima dei primi(Stati) o la prima degli ultimi; essa viene definita

come “la grande portaerei”. Molti Stati hanno basato le loro speranze sul nostro

Paese, il bel Paese. L’Italia è uno Stato a sovranità oggettiva limitata, cioè a livello di

potere regionale esso deve chiedere aiuti ad altri Stati per risolvere le sue

problematiche. Per essere considerato uno Stato di media potenza, l’Italia deve:

- avere un ruolo e/o uno status;

- seguire il modello delle alleanze per garantire la sicurezza;

- la preponderanza(il peso) della politica interna. Quest’ultima e quella estera sono tra

loro collegate, a differenza di come invece la pensano i politici di oggi. Nel nostro

Paese la politica estera è un bene fondamentale ma viene scarsamente considerato.

L’Italia ha avuto difficili rapporti con l’estero, in particolar modo con la Germania.

Nel settore militare sono stati fatti molti investimenti, soprattutto in Afghanistan.

L’obiettivo è di tornare ad un multilateralismo efficace, scopo da raggiungere in

tutto il mondo. Riguardo alla partecipazione italiana nelle relazioni internazionali, la

nostra politica estera è caratterizzata da:

- l’appartenenza all’alleanza atlantica;

- europeismo;

- ruolo nel CdS(Consiglio di Sicurezza) del’ONU.

Altri elementi di politica estera sono: 30

- i mutamenti sul quadro internazionale;

- le minacce alla sicurezza;

- la richiesta di partner strategici.

A livello interno invece influiscono:

- determinanti politico-ideologiche;

- determinanti strutturali;

- determinanti finanziarie;

- l’opinione pubblica.

Nelle missioni internazionali l’Italia opera nell’ONU, nella Nato e nell’Unione

Europea; il nostro Paese ha delle competenze civili che consistono in competenze

molto variegate per risolvere situazioni multiculturali insicure. L’Italia dovrebbe

pensare ad agire strategicamente.

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Lezione sull’Unione Europea con Coralluzzo

Dalla fine della Guerra Fredda, l’Unione Europea ha 3 sfide:

1) Interna;

2) Estera: di allargamento territoriale, inclusione di nuovi Stati;

3) Globale.

Gli strumenti per affrontare le 3 sfide sono:

- la moneta unica;

- l’allargamento;

- l’approfondimento.

Le posizioni sono generalmente di due tipi:

1) Positivista(ottimista) che pensa alla comunità di sicurezza;

2) Pessimista(realista) che sottolinea le manchevolezze, ciò che non si è riusciti a

fare.

Riguardo alla moneta unica, la Germania era una nazione molto stabile(e lo è ancora

adesso) e sembrava essere il Paese più adatto alla guida dell’Unione Europea, e così

fu: la Germania si pose alla guida dell’UE e in cambio dovette rinunciare alla sua

moneta, il franco. Furono proposti 3 modelli di accordi:

1) Intergovernativo(è fallito);

2) Federalista(che presuppone il superamento delle sovranità nazionali per il

raggiungimento di un’unione politica);

3) Funzionalista(è fallito).

Fra i vari accordi, quello federalista sembra essere l’unico possibile, anche se però è

molto difficile da attuare; secondo Coralluzzo bisognerebbe creare gli Stati Uniti

d’Europa. 30

Precedentemente all’UE era stata creata la CECA(comunità economica del carbone e

dell’acciaio) e la CEE(comunità economica europea). L’UE è nata senza avere

un’identità politica comune, manca la governance ovvero un apparato di Stati che

gestisce la cooperazione internazionale. Il processo di integrazione europea nasce alla

fine della 2° Guerra Mondiale, per trasformare i nemici di guerra in buoni vicini.

L’Unione Europea non funziona bene perché non è in grado di mantenere le promesse

che aveva fatto all’inizio. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha effettuato molte

operazioni all’estero in campo sia civile sia militare.

Si è pensato ad un’Europa a più velocità, o ad un’Europa di “serie A” e una di “serie

B”, essendo che in essa sono presenti Stati con economie differenti: da un lato

abbiamo Paesi forti come la Germania, il Benelux(Belgio, Olanda e Lussemburgo),

ecc. e dall’altra ahimè abbiamo Stati con economie molto più deboli come l’Italia, la

Grecia, la Spagna, ecc.(è stato creato l’acronimo PIGS che significa “maiali” in

inglese, ovvero il Portogallo, l’Italia, la Grecia e la Spagna). L’idea è quindi quella di

suddividere i Paesi dell’Ue in Paesi più forti e meno forti.

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Lezione sull’evoluzione del conflitto con Stefano Ruzza

Gli Stati sono gli attori centrali e la guerra è l’unico metodo per la risoluzione delle

controversie(studiando la storia, questo è quanto ci ha insegnato). Lo Stato moderno

corrisponde allo Stato sovrano. Il monopolio weberiano della forza(concezione di

monopolio secondo Weber) è la somma dell’efficacia da un lato, e della

legittimazione dall’altro. Le guerre jugoslave furono combattute in modo irregolare,

con tecniche irregolari. Lo Stato può continuamente subire un’erosione sia dall’alto

che dal basso: dall’alto perché la comunità internazionale può mettere in discussione

la legittimità di quel determinato Paese, e dal basso quando il Paese in questione vive

una crisi di identità o quando ci sono minacce da parte di organizzazioni criminali.

Per attività paramilitare si intende un’attività militare svolta da un individuo che non

è un militare, ma un civile.

Ci sono nuovi attori e nuovi mezzi di violenza:

- formazioni paramilitari, milizie, guerriglieri;

- terroristi;

- organizzazioni criminali;

- aziende di sicurezza privata.

In passato venivano fatte delle distinzioni importanti, distinzioni che oggi però non

sono più valide:

- interno - esterno;

- pubblico - privato; 30

- civile - militare;

- guerra - pace.

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Lezione sul mondo orientale, la Cina con Giovanni Andornino

Nel G7 era diffuso molto l’eurocentrismo, ossia la tendenza a concepire il mondo in

funzione di ciò che siamo noi europei. Riguardo alla questione commerciale, l’Italia

esporta molti prodotti verso la Cina soprattutto i beni di investimento; ciò in cui il

nostro Paese va forte e per il quale ne dobbiamo essere fieri è la customizzazione, la

creazione di beni su misura.

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Lezione sulle sorprese della globalizzazione con Giuseppe Gabusi

Giuseppe Gabusi insegna la disciplina di International Political Economy e in questo

intervento si è occupato dell’economia politica internazionale dell’Asia, in special

modo la Cina. La sua disciplina nasce nel 1971, ha analizzato il declino

dell’Occidente e l’ascesa dell’Oriente; nella letteratura a riguardo su questo tema

ricordiamo “The end of history and the last man” di Francis Fukuyama. Due

momenti sono stati significativi:

- la crisi dello SME(Sistema Monetario Europeo);

- la crisi messicana.

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Lezione sugli USA con Tuccari

La politica estera statunitense è una potenza di primissimo piano senza rivali. Dal

1776(indipendenza dagli inglesi) gli Usa hanno sviluppato, esteso la propria potenza,

isolandosi dal resto del mondo: praticarono l’isolazionismo. Dal 1945 in poi la

politica estera passa da un comportamento isolazionista ad uno internazionalista -

interventista. Per internazionalismo Usa intendiamo il desiderio americano di

plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza, esportando la democrazia.

Questi due furono i comportamenti adottati dagli Usa in quanto costoro avrebbero un

complesso di superiorità per il quale si sentirebbero migliori rispetto al resto del

mondo, si credono gli eredi del popolo d’Israele. In ordine cronologico, sullo scenario

internazionale abbiamo osservato il formarsi di un ordine vestfaliano, seguito da uno

bipolare della Guerra Fredda per poi arrivare a oggi in cui non si capisce quale ordine

ci sia. 30


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marco Marquino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Caffarena Anna.

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