Relazioni internazionali: lezione 11º modulo
Istituzione: conoscere la politica mondiale
La disciplina delle relazioni internazionali nacque nel 1919 nel Galles, la prima cattedra fu di Zimmern. Egli scrisse in chiave politologica un libro sulle Nazioni Unite. Riteneva che il controllo sulla democrazia avrebbe aiutato gli Stati a non agire violentemente tra loro.
La teoria di Kagan
Kagan, neoconservatore americano, pubblica un saggio nel 2003, intitolato “Of Paradise and Power”. Egli riflette sui rapporti tra Europa Occidentale e Stati Uniti, perché per la prima volta c’è una divergenza tra questi (questione NATO).
Cit. SLIDE -> UE e USA vivono nel mondo che vedono.
- L’UE è una potenza civile (ovvero non militare) che si allontana dal potere.
- Gli USA sono una potenza militare. Questi sono un diverso tipo di potenza proprio per la diversa visione che essi hanno del mondo. Es. USA: vedono gli altri Stati come una minaccia, necessitano di armi per difendersi. Es. UE: rapporto diplomatico con gli altri Stati, no violenza.
Idea di Kagan: totale incomunicabilità tra UE e USA.
Da che cosa derivano le diverse visioni del mondo?
- In UE si è instaurata la necessità di sfuggire al potere militare dopo la I e la II Guerra Mondiale. Questa necessità ha prodotto una visione condivisa in Europa. L’UE rinuncia dunque allo strumento della forza, diventando una potenza civile. Partecipa comunque a missioni militari in ambito umanitario.
- Gli USA hanno una visione del mondo minacciosa. Es. potere militare Romney, repubblicano. Questa visione giustifica importanti spese militari.
Nascono due filoni dalle relazioni internazionali:
- l’idealismo (Kant, Grozio) -> visione più rosea
- il realismo politico -> visione più grigia
Il discorso di Kagan dimostra che la politica internazionale è interpretata in diversi modi, i quali influenzano la nostra visione del mondo e la condotta degli attori (policy makers). È necessario conoscere le diverse interpretazioni, perché queste non sono oggettive e pertanto non possono spiegare in modo oggettivo la realtà. Questi discorsi, come quello di Kagan, sono a volte utilizzati dagli attori per giustificare la loro condotta - es. Guerra USA/Iraq – e anche per manipolare l’opinione pubblica.
Articolo: "Our obsession with Iran obscures the bigger threat"
It is funny what people choose to worry about. The west is obsessed with stopping Iran getting nuclear weapons. By contrast, Pakistan’s nuclear programme is not much discussed. And yet, by any sensible measure, Pakistani nukes are much more worrying.
Start with the obvious: Pakistan already has nuclear weapons – probably more than 100 of them – and is thought to be increasing production. Iran has still to assemble a single nuclear weapon. The prospect of an Iranian bomb is said to be unthinkably dangerous because of the country’s connections to terrorist groups, its hostility to the west and Israel, the risk it will spread nuclear technology and the prospect of a regional arms race. And yet, almost all these considerations apply even more forcibly to Pakistan.
Analisi articolo del 25/06/12
1ª frase: le persone scelgono di cosa aver paura? Questa narrativa si costruisce intorno alla questione del nucleare iraniano, mettendo di fatto in secondo piano il nucleare di altri Paesi limitrofi all’Iran.
Public diplomacy
Far entrare nel circuito determinate informazioni piuttosto che altre. Negli USA in particolare, la gente è indotta ad aver paura di ciò su cui viene informata. La realtà internazionale è una realtà sociale. Es. una realtà sociale come quelle delle Olimpiadi di Pechino è vista anche sul fronte politico (Cina potenza emergente a livello mondiale). La politica di potenza spesso viene associata al realismo politico, visto come prodotto di quest’ultimo.
La teoria di Huntington
Huntington (essenzialmente un realista) definisce le interpretazioni, le teorie, mappe. Egli è celebre per aver scritto nel 1993 “Lo scontro tra le civiltà” e “La terza ondata”. Nella terza ondata egli parla dei processi di democratizzazione imitati a “ondate”, su base empirica. In poche parole egli ha analizzato in che modo si sono succedute le democrazie nel corso della storia, ricavandone che esse si concentrano tutte a periodi, a ondate, come per effetto di un contagio.
Nello scontro tra le civiltà chiama le teorie -> mappe (una sorta di cartina stradale). Egli usa questo termine per indicare una rappresentazione grafica in scala di una realtà; dev’essere una riproduzione fedele. Mappa perché vuole dare il senso dell’oggettività.
Una mappa delle relazioni internazionali non può essere il prodotto di una semplice riduzione in scala: è il frutto di una selezione. Non c’è niente di oggettivo nelle interpretazioni, ognuno di noi ne ha una diversa. La selezione può essere fatta su parametri giustificabili, come no. Questo dà origine ad una mappa da cui ne deriverà un’interpretazione. Adottare una mappa significa accettare i criteri utilizzati da chi l’ha formulata.
Dinamiche di potere: principali nel punto di vista realista
In altri punti di vista altre dinamiche sono più importanti.
Come costruire una mappa
Secondo Huntington dopo il 1993 i Paesi si faranno la guerra a causa di fattori culturali e religiosi. Egli dà importanza allo Stato e attribuisce alle civiltà carattere di Stato. Egli conclude dicendo che i conflitti si scateneranno lungo le linee di faglia (dove due civiltà si incontrano) -> molto discutibile perché chi può affermare dove due civiltà si incontrano? Vanno considerati diversi fattori quali territorio, religione, provenienza ecc.
Analisi critica sulle teorie di Huntington
- I fattori culturali e religiosi sostituiscono davvero il calcolo politico nel determinare le scelte degli Stati (antagonismi e alleanze)?
- I fattori culturali e religiosi sono un collante così forte da consentire di ragionare sulle civiltà come se fossero attori unitari con una “politica estera”?
- Le civiltà sono così chiaramente delineate sotto il profilo geografico e così omogenee al loro interno da consentire di individuare delle linee di faglia?
Obiettivo: come ciascuna mappa è costruita e come può essere de-costruita.
Relazioni internazionali: lezione 2
La teoria di Anne Marie Slaughter
Occupò una carica politica nel primo mandato di Obama. È stata coordinatrice di un progetto sulla politica estera americana dopo l’amministrazione Bush. Si occupa di diritto internazionale. Ha scritto “A New World Order”.
La Slaughter guarda alle relazioni internazionali con un occhio diverso rispetto al passato, teorizza una “networkizzazione” delle relazioni internazionali.
Network transnazionali
Ad esempio le organizzazioni criminali che si organizzano con altri Paesi, terroristi, trafficanti di persone ecc. (ecomafie -> traffico rifiuti tossici).
Per far fronte a questa networkizzazione gli Stati hanno preso ad interagire tra loro attraverso delle agenzie interne (che sono ministeri diversi rispetto a quello degli esteri). Es. la regione Piemonte ha un consigliere diplomatico per le relazioni internazionali.
Si diceva che lo Stato fosse un attore unitario, non si pensava che lo Stato agisse in modo disaggregato -> ovvero formato da enti che si occupano autonomamente delle relazioni internazionali e neanche in modo così coordinato. La Slaughter afferma che essi agiscono in modo disaggregato e attraverso i network -> i network diventano una delle modalità più frequentate per affrontare i problemi che i Paesi si ritrovano a dover risolvere. Dice che proprio per effetto di questa networkizzazione si avrà di riflesso un nuovo ordine mondiale (a new world order).
Analisi critica sulle teorie della Slaughter
- Quanto pesa la politica interstatale-tradizionale rispetto alla nuova politica transnazionale-globale-networked? HARD POLITICS: si occupa della sicurezza. LOW POLITICS: si occupa di lavoro, sanità ecc.
- L’attività dei network non ha bisogno di un quadro normativo di riferimento che soltanto gli Stati possono produrre attraverso accordi? Il nuovo ordine è alternativo a quello vecchio oppure parallelo ad esso?
- Che genere di ordine può produrre l’attività di molti e diversi network, pure finalizzati a governare i problemi collettivi? -> Ragionevolmente i network creano un collage, che è difficile però da concretizzare.
La Slaughter vuole proporre un modello che può influenzare il modo di organizzare e di fare le relazioni internazionali. Vuole una nuova realtà sociale e servono nuovi strumenti per farlo.
Le prime organizzazioni internazionali nascono a metà ‘800, istituite attraverso le conferenze permanenti, indette qualora ce ne fosse bisogno.
Power Transition Theory (PTT) – A.F.K. Organsky
Questa teoria venne formulata verso la fine degli anni ’70 e tornata in auge da chi pensa che la Cina e gli USA possano farsi la guerra. Giustificano il loro pessimismo attraverso questa teoria.
Questa teoria ipotizza che chi domina un ordine deve esser disponibile a garantire ai Paesi emergenti solo una piccola quota del mantenimento delle organizzazioni internazionali. Questi Paesi emergenti però, vogliono usufruire di più di quello che offre l’ordine, e per farlo serve la guerra.
Secondo Organsky il rischio di guerra è massimo quando il Paese dominante e quello emergente raggiungono lo stesso livello di potere. Es. Cina e USA attualmente. Es libro: China: fragile superpower, Susan Shirk.
Secondo la PTT lo Stato tiene tutto per sé e non redistribuisce i benefici che trae dalla sua posizione di potenza egemone. I presupposti della PTT sono un numero infinito -> SLIDE.
Ma quanto è valida questa interpretazione?
Ikenberry sostiene che le potenze emergenti oggi siano conservatrici (ad esempio la Cina), perché vogliono mantenere l’ordine attuale. Per loro è più vantaggioso inserirsi in questo ordine perché aperto, anziché rovesciarlo. Costerebbe molto crearne uno nuovo. Potenze emergenti oggi: India, Russia, Brasile, Sudafrica, Cina ecc.
Ordine aperto multilaterale
Aperto perché non discriminatorio, multilaterale perché più Paesi si aggregano per un obiettivo comune. In quest’ordine esiste la clausola della nazione più favorita, per la quale ogni trattamento più favorevole che viene negoziato tra due partner, viene automaticamente esteso anche agli altri Paesi membri -> nessun Paese viene perciò svantaggiato. Ecco perché non conviene rovesciare questo ordine per crearne uno nuovo.
Articolo: "Lost in transition"
Slide, critica la PTT.
Oggetto di analisi delle relazioni internazionali
L’oggetto di analisi delle relazioni internazionali è la politica. Esistono due discipline perché l’oggetto che studiano è diverso.
Ma che cos’è la politica?
Analizzata a livello dello Stato e a livello internazionale.
- A livello dello Stato (politica interna), la politica è il processo attraverso il quale l’autorità assume delle decisioni che sono vincolanti per la collettività relativamente a come distribuire beni materiali o immateriali. Ciò che l’autorità politica decide è chi riceverà cosa, quando e in che modo, prende decisioni vincolanti per la collettività -> PATTO DI OBBLIGAZIONE: il cittadino è protetto. L’autorità sul piano interno detiene il monopolio dei mezzi di coercizione legittimi -> solo lo Stato può imporre al cittadino sanzioni che arrivano sino alla restrizione della libertà individuale.
- A livello internazionale (politica internazionale), la politica = lotta per il potere. La politica internazionale è la specificità di questa sfera, è indispensabile per la disciplina delle relazioni internazionali.
All’interno dello Stato la lotta per il potere si sviluppa su regole che la disciplinano. Sul piano internazionale la lotta non è regolata, perché gli Stati sono autonomi e non riconoscono autorità superiore alla loro, nessuno li sanziona.
La lotta per il potere avviene in un altro contesto, il potere è lo scopo ultimo. Si ipotizza che a livello internazionale l’obiettivo primario degli Stati sia quello di garantire la sicurezza (PROTEGGO ERGO OBBLIGO). Attraverso la sicurezza i cittadini seguono le regole. Il potere è sicurezza, ecco perché l’acquisizione del potere è il fine ultimo.
Entrambi i livelli ad ogni modo, possono essere concepiti come lotta per il potere. Questo perché la lotta per il potere è di norma vista come il prodotto dell’interazione di Stati sovrani che sono tali in quanto non riconoscono autorità superiori.
Sovranità
Sostanziale autonomia sul piano interno, decide per sé nel rapporto con i cittadini, nella gestione delle risorse naturali e nella scelta del regime politico.
CONDIZIONALITÀ DEMOCRATICA: uno Stato viene finanziato da un altro per incrementare il suo sviluppo, a patto che inneschi un sistema democratico -> Stato vincolato.
Sul piano internazionale la sovranità comporta l’autonomia dello Stato.
Relazioni internazionali: lezione 3
Esistono 2 fonti del diritto internazionale:
- Norme consuetudinarie
- Norme pattizie -> discendono da trattati, che non tutti gli Stati decidono di firmare.
La sovranità rende impossibile a livello internazionale l’esistenza di un soggetto terzo che svolge le funzioni dell’autorità politica nello Stato (slide). Questo significa che la sfera della politica internazionale è ANARCHICA (pericoloso, conflittuale, insicuro, fiducia considerata ad un livello bassissimo). Manca per l’appunto il soggetto terzo che abbia istituzioni governative. Alcuni studiosi parlano di DECENTRALIZZAZIONE (termine più neutro per definire l’anarchia).
Reciprocità specifica
Baratto x baratto, la sua caratteristica è l’immediatezza.
La teoria di Kenneth Wolf
Wolf sostiene la decentralizzazione in ambito internazionale -> nessuno può comandare e nessuno deve obbedire. Gli Stati sono tutti sullo stesso piano.
Conseguenze di questa affermazione
Lo Stato è costretto ad agire in una sfera anarchica dove nessuno lo tutela, uno Stato razionale sarà votato all’autodifesa in funzione della propria sopravvivenza.
In questo ambiente si può essere più sicuri incrementando il proprio potere -> qui potere e sicurezza coincidono. In questo caso il potere è l’unico strumento che lo Stato possiede per perseguire il suo obiettivo primario: la sicurezza.
In questo contesto la fiducia (strategica) viene data se è possibile un monitoraggio politico costante -> questo sistema è il più presente in ambito internazionale.
Il potere permette allo Stato di tenere in piedi il patto di obbligazione con i cittadini. Quindi la politica internazionale è lotta per il potere per garantire la propria sicurezza. Questa è la concezione prevalente della politica internazionale anche perché consente alla disciplina di distinguere la sua natura dell’oggetto rispetto alla scienza politica.
1º opera riconosciuta frutto della politica internazionale è “Politica tra le nazioni”, di Hans Morgenthau, 1948.
Esiste una disciplina intermedia: la politica globale. La politica globale guarda alla politica interna e a quella internazionale come se fossero una cosa unitaria. C’è una continuità tra livello micro e macro, è una questione di scala, non di natura.
Se concepiamo la politica internazionale come lotta per il potere, che cosa sia effettivamente il potere qui risulta essere un concetto cruciale, e di per sé difficile da trattare.
Un tempo si definiva il potere confrontando gli armamenti, il territorio, la popolazione, le risorse naturali ecc. Gli internazionalisti ragionavano semplificando e focalizzandosi solo sul potere militare.
Il potere è la capacità di realizzare i propri scopi (visione inclusiva) indipendentemente da cosa rende tale capacità.
Due concezioni del potere rilevanti:
- Potere strumentale: il potere equivale al possesso di risorse materiali. Es. possono essere contate le testate nucleari, l’oro ecc.
Quale problema scaturisce questa concezione del potere? Es. io ho bombe atomiche e voglio firmare un trattato internazionale sul clima -> le bombe in questo caso non mi servono. Di cosa ho bisogno? Quali risorse? -> posso usare incentivi materiali o scienziati (conoscenza).
Questo esempio dimostra che le risorse materiali non sono fungibili come la moneta -> il potere non è una risorsa fungibile come il denaro. Questo può creare problemi. PROBLEMA LEGATO ALLA FUNGIBILITÀ (contabilizzazione) DELLE RISORSE.
Chi possiede le risorse di potere non è detto che voglia spendere -> gli serve un sostegno come i cittadini, gli elettori ecc. -> mancano soldi per l’investimento nel potere.
Questa concezione non raccoglie certi aspetti del potere.
- Potere relazionale (il potere sta nella relazione, non nelle risorse): c’è una relazione asimmetrica (uno Stato ha + potere rispetto all’altro che è più debole) in virtù della quale un attore è in grado di finalizzare le azioni altrui al raggiungimento dei propri obiettivi.
Questo tipo di potere può essere contingente -> un attore ha più potere di me, questo dipende dall’istituzione dei ruoli. Lo Stato che ha più potere orienta quello più debole in modo da perseguire il proprio obiettivo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.