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L’oggetto e la definizione di

filosofia prima nella Metafisica

aristotelica

Laura Pinato

Storia della filosofia antica; anno accademico 2013/14

1

1 Introduzione

Il problema che prenderò in considerazione in questo elaborato è quello della

definizione dell’oggetto della “filosofia prima” aristotelica. Aristotele defini-

sce la sua disciplina in almeno quattro diversi modi all’interno della Meta-

fisica. C’è chi ha sostenuto che sia necessaria un’interpretazione genetica

per rendere conto di queste differenze, perché le prospettive che comportano

sarebbero tra loro teoreticamente inconciliabili. Tuttavia si può dimostrare

che non è così. Il dibattito a cui farò riferimento è quello a cui dà avvio

l’Aristoteles di Jaeger, opera del 1923 che tenta una ricostruzione delle tap-

pe del pensiero aristotelico. A questo scritto risponde Reale con una lunga

analisi di tutti i libri della Metafisica con il saggio Il concetto di “filosofia

prima” e l’unità della Metafisica di Aristotele, la cui prima edizione è del

1961.

2 La filosofia prima: i riferimenti nel testo

2.1 Sapienza, filosofia, filosofia prima

Una questione da esaminare brevemente in via preliminare è l’uso del les-

sico aristotelico relativamente alla disciplina da lui stesso affrontata nella

Metafisica. Una buona analisi della questione è stata data da Mansion

in “Philosophie première, philosophie seconde et métaphisique chez Aristo-

te”, testo a cui farò qui parzialmente riferimento. I termini maggiormente

usati da Aristotele per individuare quella che tradizionalmente è diventa-

ta la “metafisica” sono e La questione

σοφία, φιλοσόφια πρώτη φιλοσοφία.

preliminare è la seguente: questi termini coincidono e si riferiscono al la-

voro che effettivamente svolge Aristotele nella sua Metafisica? Nel libro

Aristotele individua cinque livelli di conoscenza. Il primo è quello della

Α

diretta esperienza sensibile, l’ il secondo è quello della memoria,

αἴσθησις;

la che distingue gli animali più intelligenti da quelli che lo sono me-

μνήμη,

no; il terzo è quello della produzione artistica, la il quarto è quello

τήχνη;

della conoscenza certa che conosce in modo più astratto e studia le leggi

del comportamento generale, si tratta dell’ L’ultimo grado di

ἐπιστήμη.

conoscenza, quella suprema, è individuato dalla in italiano solita-

σοφία,

mente tradotto con “sapienza”, proprio per distinguere il termine da altri

come “sapere”, “scienza”, “conoscenza”, “saggezza”. Si trova già nel libro Α

il termine nel capitolo 10, ma non è da confondere con

πρώτη φιλοσοφία,

l’oggetto della presente indagine, perché si tratta di un riferimento tempo-

rale non valoriale: Aristotele si riferisce qui alla filosofia sviluppata prima

di lui. Interessante è comunque notare che utilizza già il termine φιλοσοφία

e che questo effettivamente non coincide perfettamente con quello di σοφία,

proprio perché si riferisce alle ricerche dei predecessori, che sono certamente

tenute in grande considerazione, ma delle quali sono fortemente sottolineati

i limiti che hanno impedito di raggiungere la Il primo uso esplicito

σοφία. b −

3, 1005 , 1 2,

del termine in senso assiologico è in dove si parla

πρώτη Γ,

2

di in contrapposizione alla conoscenza scientifica, la quale può

πρώτη σοφία

certo essere chiamata ma non è la In questo libro, come

σοφία πρώτη σοφία.

sottolineerò in seguito, abbiamo la prima esplicita dichiarazione del fatto che

l’oggetto della “metafisica” abbia priorità -benché resta da giudicare di che

tipo- rispetto all’oggetto della fisica. L’espressione viene

πρώτη φιλοσοφία

utilizzata, invece, per la prima volta esplicitamente nel libro contrappo-

Ε,

sta alle altre due scienze teoretiche, cioè la matematica e la fisica.

La precedente puntualizzazione è preliminare rispetto alla trattazione del-

l’oggetto della disciplina all’interno della quale Aristotele compie la sua

ricerca, in quanto si assume che i tre termini siano sinonimi tra loro o che

almeno presi nel loro senso più elevato -quando trattano quindi dell’oggetto

più alto, più generale e più importante di tutti- siano la medesima disciplina.

Si tratta di un’assunzione più che giustificata -anche dal testo aristotelico

stesso e da passi di altre opere che non ho citato in questa sede-, ma si trat-

ta pur sempre di un’assunzione che va sottolineata. Reale nell’analisi dei

primi libri della Metafisica, a mio avviso, non mette abbastanza in rilievo

la questione, se non con un breve accenno, parlando di fin

πρώτη φιλοσοφία

dall’analisi del libro Parlerò comunque per semplicità di

Α. πρώτη φιλοσο-

anche nel caso in cui questo termine non sia esplicitamente utilizzato,

φία

ma soltanto suggerito attraverso perifrasi o l’uso di altri espressioni che si-

gnifichino una scienza che ha come oggetto quello più alto, il primo, quello

fondamentale, quello più generale.

2.2 I significati della filosofia prima

Passo ora a elencare analiticamente i passi in cui si introducono o si espli-

citano i quattro significati della discussi con precisione da

πρώτη φιλοσοφία

Reale. Questa quadripartizione è senza dubbio fondata, perché ci sono passi

in cui il filosofo dà definizioni diverse della sua disciplina a seconda della

prospettiva in cui si pone. Il problema, che tratterò nella sezione successiva,

sarà quello di capire se questi significati sono in contrasto oppure no tra di

loro e, se lo sono, se e come questo si possa giustificare ed eventualmente

moderare.

Filosofia prima come aitiologia Il primo significato che assume nella

Metafisica la “filosofia prima” è certamente quello di aitiologia (o archeolo-

gia), cioè quello di studio delle cause (αἰτίαι) e dei principi (ἀρχαί). Questa

definizione si trova già all’inizio del libro Nel primo capitolo il filosofo,

Α.

infatti, giunge alla conclusione che la sapienza sia una scienza che riguarda

1

certi principi e certe cause. Ma affinché la scienza sia la prima, affinché

dia la conoscenza maggiore di tutte, queste cause che indaga devono essere

2

le prime a loro volta : si tratta di quelle che poi analizzerà nella filosofia

dei predecessori, ricerca che si concretizzerà nella conferma della dottrina

a

1 −

A, 1, 982 , 1 3.

b

2 −

A, 2, 982 , 9 10

In si legge: “essa deve speculare intorno ai principi primi e alle

cause” 3 3

delle quattro cause, già anticipata nella Fisica . Il senso della ricerca filo-

sofica come ricerca delle cause viene ribadito e ancor meglio specificato in

in cui la filosofia è definita scienza della verità (ἐπιστήμη

α, τῆς ἀληθείας),

perché è la verità come fine ultimo che contraddistingue propriamente le

scienze teoretiche da quelle pratiche. Ma noi non conosciamo il vero senza

4

conoscere la causa , pertanto la ricerca della verità coincide con la ricerca

delle cause e la ricerca della verità suprema coinciderà con la ricerca delle

cause ultime.

Ma cosa intende Aristotele con “studio delle cause e dei principi”? Anche se

5

ci sono opinioni divergenti , è generalmente accettato che Aristotele segua

una doppia linea nel considerare i principi causali del reale: dal punto di

vista metafisico le cause sono la ratio essendi degli oggetti mondani, dal

punto di vista gnoseologico sono, invece, la loro ratio conoscendi. Questa

doppia linea è pienamente giustificata all’interno della dottrina aristotelica,

per esempio nel passo di in cui si legge che il procedimento razionale che

Ε

porta alla conoscenza dell’essenza di una cosa è lo stesso che porta alla

6

conoscenza dell’esistenza di una cosa.

Filosofia prima come ontologia Il punto di vista ontologico è esplici-

tamente introdotto nel libro attraverso la nota definizione della filosofia

Γ

prima come scienza dell’ente in quanto ente (o dell’essere in quanto essere,

ı

᾿ ᾿

come solitamente l’espressione viene tradotta), la scienza del τὸ ὸν ᾖ ὸν κα`

7 . In questo caso la filosofia sarebbe “prima”

τὰ τοὺτῳ ὑπάρχοντα καθ΄ αὑτό

in quanto più generale possibile. La “filosofia prima” si pone l’obiettivo di

studiare le proprietà essenziali dell’ente soltanto in quanto è, non in quanto è

questa determinata cosa. Per questa definizione della “filosofia prima” si può

dire che Aristotele abbia dato nascita all’ontologia generalizzata. Se effetti-

vamente Aristotele, poi, intendesse la propria ontologia come un’ontologia

generalizzata nel senso contemporaneo, possono sorgere effettivamente mol-

ti dubbi a riguardo. Il contesto è, infatti, quello della filosofia accademica e

la grande rivoluzione di Aristotele è, semplificando, quella di porre l’essere

all’interno delle cose, di ricercarlo proprio nelle cose stesse, senza ipotizzare

dei gradi di essere che corrispondano a gradi di realtà. Non nega certo che

l’ontologia richieda il maggior grado di astrazione possibile e questo concilia

tale disciplina con l’idea di ontologia generalizzata, ma le proprietà generali

che individua mi sembra comunque che rimangano un modo di classificare

oggetti già di per sé esistenti, anche se nel solo rispetto della loro esistenza

e non secondo altri rispetti. A mio parere questa precisazione è fondata

sulla riduzione che si può fare dell’ontologia all’usiologia. Come fa notare

giustamente Natali, infatti, la filosofia prima non studia l’essere in genera-

3 Cfr. Fisica, II,3 e II,7

b

4 −

a, 1, 993 , 23 24.

5 Tra i nomi di spicco, Owens ritiene che si tratti solamente di un principio fisico,

mentre Mansion si concentra invece sul punto di vista gnoseologico

b

6 −

E, 1, 1025 , 17 18.

a

7 −

G, 1, 1003 , 20 21 4

le, in astratto, ma piuttosto l’essere di ogni ente. La generalità della sua

ontologia sta proprio nella sua applicabilità concreta a tutti gli enti.

Filosofia prima come usiologia Aristotele, ancora nel libro spiega

Γ,

che l’essere si dice in diversi modi, tanto che Jaeger ritiene che nel suo

sviluppo maturo la metafisica aristotelica sia una fenomenologia ontologica.

8

Nel libro ne individua quattro: l’essere come vero (ὦς l’essere

Ε ἀληθές),

come accidente (τὸ l’essere come categorie (τὰ

κατὰ συμβεβηκός), σχέματα

ı

e l’essere come atto e potenza (τὸ

τῆς κατηγορίας) δυνάμει κα` ἐνεργείᾳ)

9 . In questo contesto di distinzione del significato di essere si innesta il

terzo senso della filosofia prima, quello usiologico. Infatti, già nel libro Γ

si dice che l’unità della scienza che studia l’essere in quanto essere è data

da un senso specifico in cui i quattro significati dell’essere sono uno, quel

tipo di unità definita che consiste nell’unità data da un unico

πρὸς ἕν,

concetto chiave a cui in modi anche diversi sono collegati termini diversi.

Questo concetto chiave è proprio la sostanza, pertanto la scienza dell’essere

in quanto essere, proprio perché tutti i significati dell’essere sono tali in

virtù del loro legame con il concetto di sostanza, è primariamente scienza

della sostanza:

Così, dunque, l’essere si dice in molti sensi, ma tutti in ri-

ferimento ad un unico principio: alcune cose sono dette esseri

perché sono sostanza, altre perché affezioni della sostanza, altre

perché vie che portano alla sostanza, oppure perché corruzio-

ni o privazioni o qualità o cause produttrici o generatrici sia

della sostanza, sia di ciò che si riferisce alla sostanza, o perché

negazioni di qualcuna di queste, ovvero della sostanza medesi-

ma (Per questo anche il non-essere diciamo che “è” non essere).

. .

(. ) è evidente, dunque, che gli esseri saranno oggetto di un’u-

nica scienza, appunto in quanto esseri. Tuttavia, in ogni caso, la

scienza ha come oggetto, essenzialmente, ciò che è primo, ossia

ciò da cui dipende e in virtù di cui viene denominato tutto il

resto. Dunque, se questo primo è la sostanza, il filosofo dovrà

conoscere le cause e i principi della sostanza.

Come si evince dal testo riportato, conoscere la sostanza permette di co-

noscere anche tutto ciò che in qualche modo inerisce alla sostanza, perché

alla sostanza si riferiscono tutti gli esseri secondo diversi rispetti. Il vero si

riduce alla sostanza in quanto si dice vera una proposizione se dice che è ciò

che è e che non è ciò che non è, cioè se attribuisce a una sostanza quanto

effettivamente alla sostanza si riferisce oppure il contrario. Già nel libro il

α

filosofo aveva messo in relazione l’essere e la verità, sostenendo che qualcosa

ha tanto più di verità quanto ha più di essere, quindi ciò che è in massimo

grado è anche vero in massimo grado.

Le categorie si riducono alla sostanza in quanto, come spiegherà con più

8 Tralasciando l’elenco che dei significati dell’essere viene dato in Δ

a b

9 −

E, 1026 , 33 1026 , 2. 5

precisione nei libri centrali della Metafisica, tutte le cat

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alpin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Sassi Michela.
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