Corso di Logica, a.a. 2015-2016
Docente: L. Bellotti
Relazione di approfondimento
Gödel oltre l’incompletezza
La sfida fenomenologica contro il riduzionismo
Laura Pinato
Indice
Introduzione 2
1 La portata filosofica dell’incompletezza 3
2 La critica di Gödel ai programmi riduzionisti 7
3 Il ruolo della fenomenologia 9
4 Oltre, ma non contro, Leibniz 12
Conclusione 13
Bibliografia 14
Introduzione
A partire dagli anni Quaranta, Kurt Gödel (1906 - 1978) si dedicò allo
sviluppo di una visione filosofica che, sulla base dei suoi risultati in logica
matematica, combinasse e sviluppasse alcune parti del pensiero di Platone, di
Leibniz e, dalla fine degli anni Cinquanta, di Husserl. In Particolare lo sforzo
fu in direzione di un ripensamento della posizione platonica in filosofia della
matematica attraverso lo strumento della fenomenologia che Husserl forniva
nei suoi scritti. Il Nachlass, che consiste in una serie di appunti e note
di lezioni e manoscritti, contiene centinaia di pagine che trattano temi di
filosofia della matematica, oltre che riflessioni di più ampio respiro filosofico,
ma non fu mai pubblicato. Nonostante l’attenzione e il tempo impiegato per
la lettura dei testi di questi autori e per la riflessione filosofica, tuttavia le
effettive pubblicazioni di Gödel sull’argomento sono poche e lasciano grande
spazio all’interpretazione e forse anche al fraintendimento: quale Platone,
quale Leibniz, quale Husserl Gödel ha in mente? Qual è il rapporto tra i
suoi risultati sull’incompletezza e le sue intuizioni filosofiche?
Il mio obiettivo in queste pagine è quello di fornire una sintetica pre-
sentazione della posizione filosofica che Gödel esprime tra le pagine dei suoi
lavori. In particolare farò riferimento a due articoli: “Is Mathematics Syn-
1
tax of Language?” (vedi Gödel *1953/59) e “The Modern Development of
the Foundations of Mathematics in the Light of Philosophy” (vedi Gödel
*1961/?), oltre che alla preziosissima lettera a Leon Rappaport del 1962 (ve-
di Gödel 1962) e al classico “What is Cantor Continuum Problem?” (vedi
Gödel 1947). Per quanto riguarda la linea interpretativa farò riferimento
a Richard Tieszen (vedi in particolare Tieszen 2011), che forse più di altri
filosofi, negli ultimi anni, ha tentato una rivalutazione e uno sviluppo della
posizione gödeliana, anche (e soprattutto) sulla base della testimonianza di
Hao Wang, che, in particolare con il suo lavoro del 1996 A Logic Journey.
From Gödel to Philosophy (vedi Wang 1996), ha dato un sostanziale con-
1 Per la datazione e la catalogazione degli scritti di Gödel seguo l’edizione dell’opera
completa citata in bibliografia pubblicata dalla Oxford University Press in cinque volumi,
a cura di S. Feferman et al. (1986-2003). 2
tributo al chiarimento della posizione gödeliana certamente in filosofia della
matematica, ma forse anche in filosofia, in un senso più generico.
1 La portata filosofica dell’incompletezza
Nella Gibbs Lecture del 1951 (vedi Gödel *1951), dei teoremi di incomple-
tezza Gödel fornisce una riformulazione informale, utile per l’obiettivo che
qui mi pongo.
Primo teorema di incompletezza Qualunque sistema ben definito di as-
siomi e di regole di inferenza possa essere scelto, esistono sempre dei
problemi diofantei, che il sistema stesso può esprimere, che sono inde-
cidibili da quegli assiomi e da quelle regole, posto soltanto che nessuna
proposizione contraddittoria sia da essi derivabile.
Secondo teorema di incompletezza Per ogni sistema ben definito di as-
siomi e di regole di inferenza, la proposizione che asserisce la loro con-
sistenza è indimostrabile a partire da questi assiomi e regole, posto che
questi assiomi e regole siano consistenti e sufficienti per derivare una
certa porzione dell’aritmetica finitistica.
Questa riformulazione della tesi dei due teoremi aggiunge alla formulazione
standard almeno la possibilità della seguente considerazione: usando la no-
zione di sistema formale di Alan Turing, i teoremi di incompletezza mostrano
che se si formula la matematica nei termini di macchine di Turing, allora un
enunciato di Gödel non è in essa decidibile ed essa non può provare la propria
consistenza. Nel medesimo scritto Gödel riconosce che la dimostrazione di
questi due teoremi fornisce possibilità cruciali anche per la filosofia, almeno
per l’epistemologia e per la filosofia della mente. Infatti, a partire da questa
riformulazione, esplicita un’implicazione centrale dei due teoremi formula-
ta come una disgiunzione critica: o la mente umana supera infinitamente
le potenzialità di una macchina finita, oppure esistono problemi diofantei
assolutamente irrisolvibili. Gödel si augura di poter dimostrare il primo di-
sgiunto matematicamente, filosoficamente e anche psicologicamente, per non
dover ammettere il secondo: 3
Combining the proof of this result with Turing’s theory of computing ma-
chines, one arrives at the following conclusion: Either there exist infinitely
many number theoretic questions which the human mind is unable to answer
or the human mind contains an element totally different from a finite combi-
natorial mechanism (such as a nerve net acting like an electronic computer).
I hope to be able to prove on mathematical, philosophical, and psychological
[. . .]
grounds that the second alternative holds. It follows from my results
that a consistency proof for any part of mathematics containing number
theory is impossible if in this proof one confines himself to concrete (i.e.,
empirically meaningful) combinatorial properties and relations of formulae
considering formulae to be finite strings of symbols without meaning.(Atten
2
2006, p. 256–258)
Aver dimostrato che non si dà prova di consistenza per una qualsiasi parte
della matematica contenente teoria dei numeri, se nella dimostrazione ci si
limita a considerare le proprietà concrete combinatorie e le relazioni delle
formule, oltre che le formule stesse, come entità finite che corrispondono a
stringhe di simboli, non significa affatto aver dimostrato l’assoluta impossibi-
lità di fondare le teorie matematiche o di risolverne i problemi “attualmente”
non decidibili. Conscio proprio di questo facile fraintendimento, nella lettera
a Leon Rappaport del 1962, Gödel stesso sintetizza le principali implicazio-
ni “concettuali”, che possono a buon ragione essere ritenute filosofiche, dei
due teoremi, in perfetto accordo con quanto aveva già espresso nella Gibbs
Lecture:
My theorems only show that the mechanization of mathematics, i.e. the
elimination of the mind and of abstract entities, is impossible, if one wants to
have a satisfactory foundation and system of mathematics. I have not proved
that there are mathematical questions undecidable for the human mind, but
only that there is no machine (or blind formalism) that can decide all number
theoretical questions (even of a certain very special kind). Likewise it does
not follow from my theorems that there are no convincing consistency proofs
for the usual mathematical formalisms, notwithstanding that such proofs
must use modes of reasoning not contained in those formalisms. What is
practically certain is that there are, for the classical formalisms, no conclusive
combinatorial consistency proofs (such as Hilbert expected to give), i.e. no
consistency proofs that use only concepts referring to finite combinations of
2 Cfr.Tieszen (2011, p. 183). 4