Università degli studi di Trieste
A.A: 2015-2016
Studente: Andrea Aceti
Matricola numero: LE0400973
Dipartimento di: Studi umanistici
Indirizzo: Lingue e lettere straniere
Corso: Letterature comparate
Docente: Prof.ssa Sergia Adamo
Relazione scritta
Il fascino di Bartleby, un uomo senza volto
Data di pubblicazione: 1853
Edizione letta: Bartleby lo scrivano - Universale economica Feltrinelli - traduzione di Gianni Celati - 2015.
Introduzione
Lo scrittore Melville ci presenta la figura di uno scrivano, frutto della sua fantasia, che lascia letteralmente sbalordito il lettore, costretto a immedesimarsi in un uomo inesistente. La vicenda va letta e interpretata alla luce del contesto storico, del tracollo finanziario della famiglia dell'autore: la sua vita, costellata da diverse esperienze negative, lo fa vivere in un mare ora di calma piatta, ora in burrasca.
L'intrigo della vicenda
L'intrigo della vicenda dello scrivano dà luogo a un gran numero di ipotesi critiche: invano si tenta di ripercorrere il passato di questo misterioso personaggio per trovare analogie con esseri simili a lui, pertanto la trama avvince il lettore fin dalle prime battute. Il mistero della vita di Bartleby si estrinseca con mille sfaccettature, simile ad un labirinto nel quale si entra senza però possedere il filo di Arianna e ciò costringe lo sprovveduto lettore ad attingere a tutte le sue potenzialità intellettuali per dipanare una matassa intrisa di situazioni fantastiche, surreali e incomprensibili che lo lasciano incredulo, stupito e impotente a darsi la benché minima risposta.
L'abilità della narrazione
L'abilità della narrazione dell'avvocato suscita sentimenti di commiserazione verso il povero Bartleby, ma il lettore è all'oscuro di quali potenzialità si celino nell'animo dello scrivano, simbolo di emarginazione, di un uomo escluso dalla società, alla stregua di un alieno. L'avvocato, nonostante sia onnisciente, è incapace di tradurre in parole tutto ciò che si dibatte nella sua mente: in lui convivono due sentimenti: in certi casi l'odio, in altri una sorta di compassione amorevole.
Ambiguità dell'autore
L'umiltà dell'autore si fonde con l'ambiguità; non è in grado di fornirci notizie soddisfacenti sulla vita dello scrivano: tale ambiguità induce il lettore a parteggiare ora per l'autore, ora per Bartleby. L'arrivo di Bartleby è preceduto da tre personaggi, i cui nomi fanno riferimento alla loro connotazione fisica e ai rispettivi caratteri: essi abbandonano l'anonimato delle loro mansioni quando subentra una figura misteriosa, ma nel contempo affascinante, Bartleby. Egli mette decisamente in crisi il suo datore di lavoro con la sua celeberrima frase: "Preferirei di no".
L'effetto della frase celebre
Sembra quasi che la posizione dei due protagonisti venga ribaltata da questa espressione, paragonabile ad una litania. L'avvocato subisce talmente il fascino di Bartleby che gli consente una forma di ribellione ai suoi desideri; talora tenta di assecondarlo, talora mostra la sua fredda autorevolezza. In Bartleby la legge si cristallizza in un sistema coerente e chiuso: la risolutezza della norma giuridica e della figura dell'avvocato contrasta con l'indecisione permanente insita nella frase: "Preferirei di no".
Conclusioni
A questo punto è inevitabile chiedersi le motivazioni per cui solitamente le leggi ricorrono alla presenza dei soggetti letterari. Se le norme giuridiche sono rivestite da un'assoluta onnipotenza e autorità, con quale obiettivo si riferiscono al soggetto e dialogano con esso? Nella storia di Melville, ogni volta che l'avvocato desidera dare un ordine a Bartleby, deve chiamarlo, farlo comparire sulla scena. La legge cerca di stabilire una mediazione con il soggetto e l'unico modo che ha a disposizione è quello di sciogliersi dalla sua forma pura e univoca per interagire con un soggetto meta-letterario.