Tesina di economia degli intermediari finanziari
Il Relationship Lending: teorie ed evidenze prima e dopo la crisi
Di Matteo Barilari
Anno Accademico 2013/2014
Indice
- Introduzione
- Il fenomeno del Relationship Lending
- Definizioni e teorie
- Relationship Lending vs Multiaffidamento
- La situazione prima della crisi
- Studi empirici internazionali e la situazione italiana
- Alcune evidenze durante e dopo la crisi
- Relationship Lending durante la turbolenza finanziaria
- Strategia empirica
- Risultati della ricerca
- Comparazione al periodo pre-crisi
- Conclusioni paper “Relationship Lending in a financial turmoil”
- Effetti “Home Bias” e “Credit Crunch”
- Ricerca e risultati
- Conclusioni paper “The Home Bias and the Credit Crunch: A Regional Perspective”
- Strategia empirica
- Considerazioni personali e conclusioni
- Bibliografia
- Tabelle
Introduzione
Il rapporto tra banca e impresa è alla base del sistema economico ed è quindi giusto effettuare ricerche riguardanti gli aspetti di questa relazione. Il fenomeno del Relationship Lending è relativo a un rapporto di lunga durata tra la banca e il suo cliente, dal quale derivano dei benefici e dei costi. In questo lavoro cerco di esaminare brevemente gli aspetti più importanti della letteratura sul relationship lending e lo confronterò con il fenomeno opposto del multiaffidamento, sia a livello teorico che empirico. Dal punto di vista delle evidenze osserveremo l’eterogeneità dei lavori precedenti alla crisi del 2008 e vedremo due recenti papers che dimostrano come ha agito il relationship lending durante la crisi e come le banche preferiscano avere rapporti con imprese più vicine a loro.
Il fenomeno del Relationship Lending
Definizioni e teorie
In letteratura il fenomeno del Relationship Lending è ampiamente studiato ma non troviamo una definizione univoca sulla quale ci si possa appoggiare rigorosamente. A un primo contributo di Hodgman, nel quale si intendeva come Relationship Lending una relazione di credito continuata e ripetuta nel tempo, è seguita un’ampia letteratura a tal proposito. Boot (2000) definiva il fenomeno come una prestazione di servizi finanziari (quindi un concetto più ampio rispetto alla sola attività di lending) nel quale vengono soddisfatte due condizioni: da un lato l’intermediario è incentivato ad effettuare costosi investimenti, in modo da acquisire informazioni riservate relative ai clienti serviti e che queste diventino proprietà esclusiva dello stesso intermediario; questi investimenti definibili “informativi” sono redditizi quando è presente l’opportunità di ripeterli nel tempo, attraverso relazioni multiple e ripetute negli anni.
Perché si realizzi il fenomeno è necessario quindi che la banca si impegni in un investimento di tipo conoscitivo relativo alla propria clientela, analizzando meglio il proprio cliente, in quanto tutto quello che riesce ad acquisire rappresenta una sorta di ricchezza alla quale poter accedere nel momento in cui deve interagire nuovamente con quello stesso cliente. Questo tipo di Relationship Intermediation necessita di un sistema informativo efficace per estrapolare dati anche strettamente riservati. L’interazione con il cliente è quindi ripetuta più volte, la relazione deve durare nel tempo attraverso svariati contatti. La banca inoltre non offre solo un servizio: c’è occasione di conoscere vari aspetti del cliente non solo dal lending ma anche dalla gestione del patrimonio, dalla vendita di prodotti assicurativi, da operazioni di gestione della liquidità e tanti altri servizi che richiamano un’offerta decisamente più variegata.
Passando ad un’ottica relativamente più vicina alla finanza (parleremo di relationship finance) sono necessarie alcune condizioni. Le informazioni raccolte dalla banca devono essere il più articolate possibile, devono andare oltre a quelle più trasparenti ricavabili dai bilanci aziendali e altri tipi di informazioni che sono più comunemente disponibili. Relativamente ai rapporti con l’impresa, la banca deve avere contatti anche con tutti gli stakeholders (come proprietari, clienti, fornitori ecc) in modo da avere informazioni incrociate. Tutto ciò che riesce ad ottenere la banca a livello informativo diventa la base per le successive scelte del finanziatore nei confronti di quel cliente.
Freixas (2005) dà una definizione di Banca di Relazione (fenomeno del relationship banking), che non riguarda solo i prestiti ma un’intera offerta di servizi finanziari, che consentono di compiere operazioni contrattuali ripetute con il cliente. Anche qui abbiamo due condizioni necessarie: la banca deve offrire servizi a condizioni più favorevoli ai suoi clienti, la relazione si consolida se e solo se la banca tratta meglio il suo cliente esclusivo; i contratti di prestito sono incompleti in quanto ci sono asimmetrie informative tali per cui il contratto non può essere perfetto, non potrà cioè coprire ogni eventualità.
In questa breve disamina della letteratura notiamo che l’elemento in comune alle definizioni citate è quello della “relazione duratura e ripetuta nel tempo”. L’elemento chiave del relationship lending è quindi rappresentato dal rapporto di lunga durata tra banca e cliente che si instaura nel corso degli anni attraverso una serie ripetuta di interazioni.
Il fenomeno del Relationship Lending presenta molti benefici, ma ci sono anche costi e rischi a cui bisogna fare attenzione. Per quanto riguarda i benefici, sia la banca che l’impresa possono godere di alcuni vantaggi. È quasi scontato dire che ci si dovrebbe aspettare che la banca possa realizzare delle condizioni contrattuali migliori per i clienti con i quali ha una relazione di lunga durata: dovrebbe essere concesso più credito, dovrebbero essere richieste meno garanzie e il tasso d’interesse praticato dovrebbe essere più basso. Le variabili si escludono l’una con l’altra, la banca decide su quale agire.
Un altro beneficio dovrebbe riguardare la possibilità che la banca possa garantire al cliente una garanzia contro l’oscillazione dei tassi d’interesse, in modo da rendere piatto il loro andamento: si stabilisce un tasso d’interesse stabile nel corso del tempo con funzione anti-ciclica (tassi bassi quando quelli generali sono più alti e viceversa).
Una migliore rinegoziazione dei contratti è una caratteristica tipica derivante da relazioni durature, in quanto la banca sarà più flessibile riguardo a più aspetti del contratto, cercando di non minare il rapporto con il cliente. Infine, una volta passata la fase di screening, c’è un netto miglioramento, in quanto segnale di qualità, di ciò che pensa la banca riguardo all’impresa.
Dall’altro lato della medaglia, banca e impresa devono scontare anche costi e rischi derivanti dal Relationship Lending. Uno dei rischi più studiati in letteratura è quello dell’hold-up: la banca, una volta che conosce bene il cliente può “catturarlo”, definendo condizioni contrattuali più severe e molto più svantaggiose rispetto a quelle che avrebbe potuto avere da altre banche.
La strategia più comune per mettere in piedi questa trappola è quella di proporre tassi d’interesse molto bassi, in modo da attirare il cliente, la banca acquisisce informazioni e così effettua il ricatto. Il rischio di hold-up è un costo che ricade sul cliente. Il fenomeno può verificarsi anche dal lato della banca e prende il nome di Soft-Budget Constraint: l’istituzione finanziaria in questo caso si trova vittima del cliente ed è lei ad essere catturata. Con un cliente esclusivo, duraturo, nei cui confronti la banca è molto esposta, se la situazione di questo peggiora improvvisamente, la banca potrebbe essere obbligata a rinnovare il credito, anche in situazione di potenziale default: la banca così si trova ancora più esposta.
Un'ultima forma di costo è quella degli switching costs, ovvero costi di cambiamento: se sono molto alti o molto bassi agevolano la cattura del cliente da parte della banca. Nel caso (teorico) in cui i mercati fossero perfettamente concorrenziali, questi costi sarebbero inesistenti e non ci sarebbe ragione per i clienti di spostarsi ad un'altra banca, in quanto i prezzi sono tutti uguali, portando ad una relazione esclusiva tipica del Relationship Lending. Mano a mano che gli switching costs salgono, aumenta il fenomeno del multiaffidamento ma solo fino a un punto di massimo, oltre al quale si ridimensiona: per costi di cambiamento molto elevati si ripristinano le condizioni per le relazioni esclusive in quanto sarebbe troppo costoso spostarsi a una nuova banca.
Relationship Lending vs Multiaffidamento
Lo studio del Relationship Lending è incompleto se non si menziona il multiaffidamento, ovvero il fenomeno che prevede, per le imprese, finanziamenti e contatti non con una (o poche) banche ma con molte. È una strategia messa in atto dall’impresa per evitare il rischio di hold-up da parte delle banche. Le conseguenze di questo comportamento possono portare ad alcuni sostanziosi vantaggi per le imprese. Con un numero più alto di banche aumentano le probabilità che almeno una di queste sia disposta a un finanziamento successivamente alla fase di screening (molto utile in periodi di crisi) e si può distribuire la richiesta di credito su più banche, in modo che le stesse siano meno vincolate nei confronti del cliente: è meno probabile che una sola banca accetti di finanziare completamente e in questo modo si riducono anche le possibilità che sostenga molti costi di screening. Questa serie di risultati porta a pensare che la probabilità di razionamento del credito si riduca.
Un altro vantaggio è relativo al rischio di fallimento delle banche. Se l’impresa ha rapporti con più banche e una di queste fallisce, l’impresa non rimane senza finanziamenti: questo è uno dei grossi vantaggi del multiaffidamento rispetto al relationship lending, che soffre fortemente di questo aspetto, in quanto i clienti fanno più fatica a trovare altre banche in seguito a una situazione del genere.
Il multiaffidamento risulta ottimale per chi vuole limitare il rischio di razionamento dovuto a vincoli di varia natura della banca principale. Il monoaffidamento è invece una scelta ottimale per le imprese che appaiono così trasparenti e affidabili che sono le stesse banche ad andare a cercarle: per questo tipo di aziende è conveniente rimanere con una sola banca, anche perché se la società fallisse non avrebbe difficoltà a trovare un altro istituto di credito su cui appoggiarsi. Il multiaffidamento sembra associato a situazioni più critiche, mentre il monoaffidamento a situazioni più virtuose.
Multiaffidamento e relationship lending sono due fenomeni che vengono studiati sempre assieme in quanto sono due lati della stessa medaglia: quando uno è forte, l’altro è debole e viceversa.
Per studiare la relazione tra banca e impresa non esistono dati o informazioni dirette che ci possano dare una stima abbastanza precisa del fenomeno. Per questo motivo ci si affida a delle proxy riconducibili a tre fattori.
- La durata della relazione tra banca e impresa. È intuitivo pensare che tanto maggiore è la durata della relazione, maggiore è l’informazione che la banca accumula sul cliente, portando a una riduzione dei tassi d’interesse e a concessione di maggior credito. Alcuni risultati empirici però dimostrano che si può verificare il fenomeno opposto: all’aumentare della durata della relazione, i tassi d’interesse si alzano e la quantità di credito erogata è minore (coincidente con il rischio di hold-up da parte della banca).
- Il numero di relazioni bancarie di un’impresa. Tanto minori sono le banche a cui si rivolge l’impresa tanto più sarà forte il fenomeno del relationship lending. Una visione di questo tipo potrebbe creare i presupposti per una minore competitività nel settore bancario, un maggior monopolio informativo e una rinegoziazione dei contratti più facile. Anche qui i risultati empirici risultano controversi.
- La quota di debito finanziata dalla banca. Se un’impresa ha un debito...
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