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Redazione e revisione in lingua italiana - linguaggio della moda Appunti scolastici Premium

Appunti con tesina di 20 cartelle sull'analisi del linguaggio della moda, mettendo in luce i forestierismi e analisi di un testo preso da Vogue per l'esame di Redazione e revisione in lingua italiana della professoressa Pizzoli. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il ruolo dei prestiti in italiano, l'influsso francese, l'influsso dell'inglese.

Esame di Redazione e revisione in lingua italiana docente Prof. L. Pizzoli

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come voce forestiera o simili circolavano da tempo, il derivato forestierismo fu coniato, sulla scia di

formazioni analoghe (barbarismo, lombardismo, francesismo, gallicismo, etc.), alla fine del

Settecento, anche se ebbe successo soprattutto nel secolo successivo all’interno delle polemiche

puristiche contro le parole straniere, che allora erano per lo più parole influenzate dal francese. Con

il termine forestierismo ci si riferiva a ciò che era sentito provenire dalle lingue europee moderne, e

2

non da quelle classiche.

Le parole assunte da un sistema linguistico straniero sono sottoposte al sistema sintattico e

morfologico della lingua ricevente, così come all'inflessione o alla formazione di composizioni e di

derivati. D'altra parte, se i prestiti di una lingua sono numerosi, la loro forma può suscitare una

3

nuova regola grammaticale riguardante esclusivamente i prestiti di tale lingua.

I.2. Il prestito linguistico

Quando due lingue sono in contatto, hanno la tendenza ad influire l'una sull'altra. Una lingua può

integrare nel proprio sistema elementi di espressione e di contenuto provenienti dal sistema di

un'altra. La quantità, la natura e la direzione dello scambio degli elementi delle lingue vengono

determinate dai linguaggi dell'area, dai locutori e dall'ambiente del contatto. Attraverso un lungo

periodo di tempo questo ambiente è diventato sempre più esteso e complesso; prima con la

costruzione di vie e di reti di comunicazione fino alla rivoluzione dei mass media del nostro secolo.

Questo sviluppo ha generato la diffusione di certe lingue diventate influenti attraverso la loro

capacità di garantire l'intercomunicazione tra nazioni. Questi “superlinguaggi” sono entrati in

contatto e spesso in conflitto con i linguaggi locali. La manifestazione più chiara dell'interferenza

4

linguistica è il prestito linguistico.

Il prestito linguistico è in genere un prestito lessicale. Molto meno numerosi sono i prestiti di

elementi fonetici, grafici o morfologici. La maggior parte dei prestiti lessicali possono essere divisi

in quattro categorie: prestiti integrali non adattati, prestiti integrali adattati, calchi formali e calchi

semantici.

Sono chiamati prestiti integrali non adattati le parole straniere che conservano nella lingua ricevente

la forma identica alla lingua di partenza (esempio: boutique). Questi prestiti sono entrati nella

2 Massimo Fanfani, Forestierismi in Enciclopedia dell'Italiano, Treccani, 2010 (consultato il 3 Giugno 2014).

Disponibile all'indirizzo: http://www.treccani.it/enciclopedia/forestierismi_(Enciclopedia_dell'Italiano).

3 Leonard Bloomfield, Language, New York, Henry Holt and Company, 1945.

4 Marja Comu, Anglicismi nella stampa italiana, Tesi di Laurea in filologia romanza, anno accademico 1997-1998.

Disponibile all'indirizzo: https://jyx.jyu.fi/dspace/bitstream/handle/123456789/13687/894.pdf?sequence=1. 4

lingua italiana a partire dal Seicento e sono, pertanto, un fenomeno linguistico di recente

formazione. I prestiti integrali adattati invece rappresentano un fenomeno più antico. Questo tipo di

prestiti sono termini stranieri riprodotti nella lingua ricevente con un minimo di adattamento al suo

sistema fono-morfologico (Parigi, Vienna). I calchi formali sono la ricreazione mimetica della

conformazione interna di una parola per mezzo di elementi della propria lingua: la parola o la frase

straniera viene così “ricalcata” strutturalmente attraverso un nuovo elemento che combinando

5

materiali indigeni ne riproduce la forma e il significato (basketball > pallacanestro). Si parla

invece di calchi semantici quando si aggiunge un nuovo significato ad una parola preesistente in

6

una lingua per influsso del significato che ha la parola corrispondente in un'altra lingua (aperitivo ,

7 8

farmacia ) .

I.2.2. Cause del prestito linguistico

I prestiti linguistici risultano dal contatto tra diverse lingue. I rapporti tra le lingue sono

conseguenza dei rapporti extralinguistici come rapporti culturali o scambi economici tra due gruppi

linguistici. Accade, a volte, che persino una situazione di conflitto metta in relazione due gruppi

linguistici, attraverso, per esempio, una invasione militare. Si potrebbe quindi dire che i prestiti

sono spesso collegati a fattori sociali, culturali o politici.

Il motivo principale che provoca oggi il maggior numero di prestiti linguistici è l'esigenza di trovare

nuove parole per designare nuovi concetti. Lo sviluppo delle tecnologie più avanzate e delle scienze

creano la necessità di formare un nuovo vocabolario; appare quindi molto più semplice ricorrere a

prestiti linguistici piuttosto che inventare nuove parole. Prestiti linguistici possono essere causati

anche dalla mancanza di un determinato termine e concetto nella lingua di arrivo e quindi il bisogno

di ricorrere al termine della lingua di partenza. Infine risulta noto che il ricorrere ad elementi

stranieri aumenta l'effettività della lingua. Un fattore importante è il prestigio culturale e materiale

9

che gode il gruppo linguistico della lingua di partenza tra i locutori della lingua di arrivo.

I prestiti linguistici si possono suddividere in due categorie secondo la necessità che la lingua di

5 Massimo Fanfani, Calchi in Enciclopedia dell'Italiano, Treccani, 2010 (consultato il 3 Giugno 2014).

Disponibile all'indirizzo: http://www.treccani.it/enciclopedia/calchi_(Enciclopedia_dell'Italiano).

6 Termine usato in precedenza in italiano con il significato di “che apre, lassativo”; assume poi, nel XX secolo, il

significato di “bevanda per lo più lievemente alcoolica che eccita l'appetito”, per l'influsso del francese aperitif,che

8

aveva ambedue i significati.

7 Oltre il significato di “arte farmaceutica”, sotto l'influsso della lingua francese pharmacie, aveva assunto, dai primi

8

dell'Ottocento, il significato di “spezieria”.

8 Paolo Zolli, Le parole straniere, Bologna, Zanichelli, 1976.

9 Vedi nota 4. 5

arrivo ha per l'elemento prestato. Queste categorie sono rappresentate dai prestiti di necessità e

prestiti di lusso. La linguistica moderna tuttavia abbandona questa classificazione in favore

dell'opinione secondo la quale tutti i prestiti che si impongono sono causati dai bisogni della lingua,

quindi necessari. Si preferisce pertanto dividere i prestiti in prestiti definitivi e in prestiti non

riusciti. I prestiti definitivi sono forestierismi che diventano una parte della lingua ricevente; i

prestiti non riusciti invece sono prestiti che non diventano parte del sistema e sono “espulsi” in un

10

secondo tempo.

La lingua è un sistema che si trasforma e si rinnova continuamente. I prestiti partecipano a questo

rinnovamento della lingua. Una volta entrati nel sistema di una lingua, i prestiti vengono trasformati

dal sistema. Inversamente è anche possibile che i prestiti modifichino il sistema della lingua

ricevente attraverso il completamento di posti vuoti nel sistema fonetico o nel sistema di

distribuzione dei fonemi oppure attraverso la trasformazione delle regole sincroniche di variazione

11

fonologica.

I.3. Il ruolo dei prestiti in italiano

I.3.1. Condizioni del prestito

La lingua italiana si è arricchita con i prestiti attraverso la sua evoluzione, come tutte le lingue.

Come abbiamo già detto, il fenomeno di prestito, pur essendo un fenomeno linguistico, è sempre

legato a fattori sociali e culturali. Tenendo conto di questo, vediamo in seguito due delle lingue che

hanno avuto il maggior influsso sulla lingua italiana: il francese e l'inglese.

I.3.1.1. L'influsso francese 12

La maggior parte dei prestiti della lingua italiana sono di origine francese. I prestiti più antichi dal

francese furono trasmessi attraverso le letterature in lingua d'oc e d'oil che si svilupparono prima

della letteratura in lingua italiana. Gli italiani hanno apprezzato la vita mondana e i costumi

dell'oltralpe e per questo sono stati trasmessi in italiano molti termini relativi al mondo della caccia

e del cavallo. Il francese ha donato anche alcuni suffissi alla lingua italiana come -aggio, -iere,

-ardo che sono divenuti costituenti permanenti del sistema della lingua italiana. Nel Cinquecento e

nel Seicento, sono stati presi in prestito dal francese molti termini relativi al mondo militare, della

10 Zarko Muljacic, Introduzione allo studio della lingua italiana, Torino, G.Einaudi, 1971, pp. 300-310.

11 Per esempio, nella lingua latina, i prestiti come asinus o Caesar hanno permesso al fonema /S/ di riconquistare,

prima dell'epoca classica, la posizione intervocalica che questo fonema aveva perso attraverso un cambiamento

diacronico (il cosiddetto rotacismo). Vedi nota 4.

12 Claudio Marazzini, La lingua italiana. Profilo storico, Bologna, Il Mulino, 1994. 6

moda e della cucina. Il culmine dell'influsso francese nella lingua italiana si realizzò tra il

Settecento e l'Ottocento, quando il francese diventò la lingua di cultura di tutta Europa. Risultano,

in questo periodo, prestiti nel campo della politica, della pubblica amministrazione, della

diplomazia e della comunicazione internazionale. All'inizio dell'Ottocento, in seguito al movimento

del Purismo, si sviluppò in Italia una forte reazione contro i francesismi; tuttavia, l'influsso del

francese continuò ad essere molto forte in tutti i campi semantici e in tutti i livelli della lingua. Nel

13

Novecento, vennero introdotti termini del campo della televisione, del cinema e dello spettacolo.

I.3.1.2. L'influsso dell'inglese

L'influsso dell'inglese sulla lingua italiana è un fenomeno recente, relativo all'inizio del Settecento.

In questo periodo, l'Italia ebbe relazioni molto strette con l'Inghilterra e con la Francia e gli

anglicismi penetrarono spesso attraverso la lingua francese. Il francese fu mediatore di anglicismi

del campo politica, della moda e del commercio. Nell'Ottocento, il flusso degli anglicismi nella

lingua italiana divenne più ampio come conseguenza naturale del rinforzamento dei rapporti

culturali tra questi due paesi. Emersero nuovi settori nei quali i termini inglesi occuparono

immediatamente la posizione di rilievo, come il mondo dei mezzi di comunicazione e dello sport.

Dopo la seconda guerra mondiale, l'influsso dell'inglese nella lingua italiana è piano piano

aumentato e ha sorpassato l'influsso della lingua francese. Con lo sviluppo di diversi settori della

vita, l'organizzazione del lavoro anche nella società italiana ha subito mutamenti durante gli ultimi

decenni e sono state create professioni completamente nuove. Questo ha avuto conseguenze anche

per la lingua: sono state adottate denominazione di origine inglese di certe professioni. Il cinema ha

imposto in italiano molte espressioni tecniche e locuzioni relative ai film. Molti di questi anglicismi

hanno sorpassato l'ambiente cinematografico e sono diventati una parte della lingua di tutti i giorni

(thrilling, sex-appeal, sexy, etc.). Nelle traduzioni di opere letterarie, di testi di altro genere, di

fumetti, si possono trovare molti anglicismi. I traduttori lasciano persino nei testi parole inglesi

nella loro forma originale (killer, kidnapper, etc.). Per finire, si può menzionare anche il linguaggio

collegato al mondo dello sport e del tempo libero che continua ad adottare la terminologia inglese

14

(bowling, basketball, volleyball, etc.).

13 Vedi Nota 4.

14 Vedi Nota 4. 7

Secondo Capitolo

II. IL LINGUAGGIO DELLA MODA

Il linguaggio della moda differisce notevolmente dalla lingua comune. Il linguista Alberto Sobrero

riporta la definizione di Gaetano Berruto, riguardante i sottocodici: "varietà diafane che

caratterizzate da un lessico speciale, in relazione a particolari domini extra-linguistici e alle

corrispondenti aeree di significato". Secondo tale definizione, i sottocodici che Sobrero chiama

lingue speciali, sono le variazioni della lingua legate a particolari settori e discipline con un lessico

15

specialistico, per esempio la medicina, la fisica e lo sport.

Le lingue speciali possono essere divise in lingue specialistiche e lingue settoriali. La caratteristica

principale delle prime è quella di avere un lessico specifico con norme particolari di struttura

testuale e di formazione dei neologismi. Le lingue specialistiche, invece, riguardano le discipline ad

altro grado di specializzazione e servono ad un discorso o testo scientifico-tecnico che risponde ai

criteri di precisione, oggettività, esattezza, neutralità emotiva, assenza di ogni ambiguità e densità di

informazione. Le lingue specialistiche ricorrono spesso a prestiti non adattati o a calchi, formano

neologismi, sigle ed acronimi ed utilizzano unità lessicali della lingua comune però con un

significato diverso. Le lingue settoriali riguardano invece i settori non tanto specialistici. Si tratta ad

esempio della lingua della pubblicità, della politica e dei giornali. Le lingue settoriali non

dispongono di un lessico specifico e si diffondono per lo più tramite i mezzi di comunicazione di

massa; i testi e i discorsi, poi, sono destinati a un'utenza molto più ampia delle lingue

16

specialistiche. Pertanto, secondo la divisione proposta da Sobrero, il linguaggio della moda

apparterrebbe alla categoria delle lingue settoriali, perché si trova molto vicino alla lingua delle

pubblicità e dei giornali; è diffuso attraverso i mass media ed è destinato ad ampio pubblico, pur

17

avendo anche alcuni tratti delle lingue specialistiche.

II.1. Il campo di origine

Il perimetro del linguaggio della moda è difficile da definire. Il termine moda (dal fr. mode,

15 Alberto A. Sobrero, Introduzione all'italiano contemporaneo. La variazione e gli usi, Roma, Editori Laterza, 2008,

pp. 230-240.

16 Marta Schlemmerovà, L'interferenza linguistica: i francesismi nella lingua settoriale della moda, Tesi di laurea in

filologia romanza, anno accademico 2009-2010.

Disponibile all'indirizzo: http://is.muni.cz/th/180643/ff_b_b1/Bakalarska_prace.pdf.

17 8

connesso al lat. modus «maniera») è attestato per la prima volta in italiano nel trattato

moraleggiante “La carrozza da nolo, ovvero del vestire alla moda”(1648) di Agostino

18

Lampugnani. La formazione del linguaggio, tuttavia, è da ritenersi anteriore alla pubblicazione di

questa opera, dato che del lusso ornamentale si ha attestazione fin dalle origini dell'Italiano. Sia che

la necessità di vestirsi nasca dall'esigenza primaria di coprirsi dal freddo, o da un bisogno di

distinzione, oppure che si debba al pudore, in ogni caso, gli abiti accompagnano ab originis la vita

19

quotidiana degli uomini. Nella loro varietà ed evoluzione, riflettono sia l'assetto climatico-

ambientale, sia le caratteristiche economiche e socio-culturali delle civiltà che li adottano. Dunque,

la storia della moda si pone al crocevia tra ambiti disciplinari disparati ma fittamente interrelati,

come l'economia, la politica, la semiologia, la sociologia, l'archivistica, la letteratura, la linguistica,

20

la psicologia, l'etica e persino, secondo l'intuizione di Flügel, l'architettura e l'arredamento. Se in

italiano il francesismo moda è documentato a partire dalla metà del Seicento, la tradizione

storiografica del fenomeno è sostanzialmente concorde con il fissarne la nascita, per quanto

riguarda il mondo occidentale, verso la metà del Trecento, quando dall'abito ampio e drappeggiato

unisex e soggetto a scarsissime variazioni diacroniche, diastratiche e geografiche, si passa ad un tipo

di abbigliamento nettamente distinto in base al sesso: una differenziazione accolta da principio

soprattutto dai giovani e dalle donne e che aprirà la strada all'affermazione del principio di

distinzione individuale da raggiungersi attraverso il modo di vestire. Si è specificato che tale

periodizzazione riguarda il mondo occidentale: racconti di viaggi e studi storici documentano infatti

fin dall'età più antiche la dicotomia tra questo mondo, sovente descritto come ammorbato dalla

mania della moda, e quello orientale, che invece ne era quasi totalmente immune. Come rivela

Daniel Roche, « La moda sollecita chi desidera mettersi in mostra; futile ed irrequieta, da sempre

essa ha animato i commerci, ha incarnato il cambiamento. Per l'Occidente, la moda è stata una

21

maestra di civiltà». Al contrario, la staticità che deriva dalla sacralità della tradizione, considerata

esemplare e non ulteriormente perfettibile, comporta una riproposizione di modelli del passato e

22

quindi, di fatto, impedisce il sorgere di un sistema della moda.

II.2. Il linguaggio strutturale

La prima regola che governa l'uso delle forme verbali della moda è quella individuata dal sociologo

18 Maria Catricalà, Linguaggio della moda in Enciclopedia dell'Italiano, Treccani, 2011. Disponibile all'indirizzo:

http://www.treccani.it/enciclopedia/linguaggio-della-moda_(Enciclopedia-dell'Italiano).

19 Giuseppe Sergio, Parole di moda, Milano, FrancoAngeli, 2010, pp. 13-17.

20 John Carl Flügel, Psicologia dell'arredamento, Milano, FrancoAngeli, 1974, pp. 175-179.

21 Daniel Roche, Il linguaggio della moda, Torino, Einaudi, 1991, pp. 5-9.

22 Vedi Nota 19. 9

George Simmel ed è attiva nell'intero complesso del sistema di forme e fogge vestimentarie assurte

a strumenti d'identità sociale, di comunicazione e di rappresentazione simbolica delle culture

diverse. In base a tale norma, ogni fenomeno di moda rivela al contempo una tendenza collettiva

all'imitazione quanto un'arrestabile esigenza alla differenziazione, cerca insieme il consenso e il

disappunto sociali, l'omologazione e la singolarità dell'eccezione. Ciò favorisce, evidentemente, non

solo un'arrestabile pressione verso la neologia più sfrenata, ma anche la sua rapidissima diffusione,

una frequente obsolescenza ed imprevedibili recuperi. La seconda regola individuata, propria del

codice della moda, impone a modanti e modaioli, da una parte, uno spiccato gusto per gli

internazionalismi e l'abbattimento di molti confini geografici e di ogni soglia temporale, e dall'altra

la tendenza a mantenere tracce toponomastiche e cronologiche funzionali al riconoscimento della

origine esotica e stravagante d'abiti e accessori. Ugualmente avviene sull'asse della distrasia sociale

e delle varietà di registro, in cui le forme più tecniche, elaborate retoricamente o colte si mescolano

ad alcune di tradizione regionale, anche se mai dialettale o popolare, come invece avviene in altri

23

settori. Questo ulteriore aspetto ossimorico del linguaggio della moda ne rivela la terza e

fondamentale legge generale, quella che distingue l'uso del costume come puro artefatto utile a

riparare il corpo, per la sopravvivenza e per pudore, da quello indossato come orpello ludico,

24

funzionale a innovare per fini commerciali e a stupire per sedurre.

II.2.1 La struttura del lessico

L'attuale mappa lessicale della moda suggerisce una serie di itinerari diversi da quello storico-

etimologico. Ogni voce può essere collocata, per esempio, in uno specifico dominio iperonimico

(come abbigliamento femminile) o di base (come gonna, pantalone, calza, etc.) o iponimico (come

gonna a portafoglio, a tubino,etc.; pantalone jeans, short, palazzo, etc.; calza collant, autoreggente,

calzamaglia, etc.). Gli iponimi sono i più esposti al rinnovamento e alla obsolescenza.

Recentemente, i termini base sono usati in composti tipo gonna-pantalone o abito-sottoveste. Sul

piano funzionale, il fenomeno corrisponde alla strategia inventiva che cerca nell'incrocio nuove

soluzioni di vestibilità; rispetto alla struttura del lessico, la tendenza ha favorito l'apparizione di

25

forme prefissali nuovissime, come -panta (pantagonna e pantajazz, etc.).

23 Maria Catricalà, Il linguaggio della moda in Lingua ed identità. Una storia sociale dell'italiano, Roma, Carocci,

2006, pp. 2-8.

24 Giorgia Mavica, Processi di inclusione ed esclusione sociale attraverso la moda, dottorato di ricerca in scienze

umane, anno accademico 2010-2011. Disponibile all'indirizzo:

http://dspace.unict.it/bitstream/10761/1205/1/MVCGRG80D69C351B-Tesi%20Mavica%20Giorgia.pdf.

25 Vedi nota 18. 10

II.2.2 I forestierismi all'interno del linguaggio settoriale della moda

Parole straniere e forme esotiche, conservate nella loro forma originaria per enfatizzare l'idea di

ricercatezza e rarità, costituiscono una parte rilevante del lessico della moda. Il primato spetta al

francese; tale influenza è testimoniata da una serie di termini come haute couture, mannequin e

dèfilè che sono entrati nell'uso dell'italiano contemporaneo. Il trattamento del francesismo è stato

vario e continua ad essere alterno nelle forme di assimilazione grafica, fonetica e morfologica.

Tuttavia, per quanto il francese sia sempre stato diffuso nelle riviste di maggior prestigio, nella

pubblicistica dedicata a un pubblico più giovane, il processo di anglicizzazione si sta manifestando

con incidenza sempre maggiore. Molti anglicismi, infatti, presenti nel lessico di base, non hanno

una corrispondente forma italiana: baby doll, body, patchwork, pullover, slip, t-shirt e, quindi,

vengono presi in prestito. Di solito, l'aspetto grafico rimane invariato e il genere viene stabilito con

26

riferimento a quello della parola italiana approssimativamente o idealmente corrispondente.

26 Vedi Nota 18. 11

Terzo Capitolo

III LA SPECIFICITA' DEL LINGUAGGIO SETTORIALE

III.1. Descrizione del metodo di lavoro

Per lo scopo della presente tesina, è stato esaminato un articolo tratto dalla rivista di moda Vogue,

uscito nel Marzo 2014, numero 763. Si ė osservato il lessico e si sono analizzati i forestierismi e le

locuzioni utilizzati nel campo semantico della moda. Per effettuare tale procedimento, sono stati

consultati tre dizionari della lingua italiana: “Dizionario della lingua italiana” di Tullio De Mauro,

edito dalla casa editrice Paravia nell'anno 2007; “Lo Zingarelli. Vocabolario della lingua italiana”

di Nicola Zingarelli, edito dalla casa editrice Zanichelli nell'anno 2005 e “Il Devoto-Oli.

Vocabolario della lingua italiana” di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, edito dalla casa editrice Le

Monnier nell'anno 2012; il quale, pur non essendo un dizionario propriamente etimologico, contiene

l'origine delle parole anche nel caso di voci recentissime che non vengono ancora elencate nei due

dizionari precedenti. Inoltre, per affrontare l'analisi delle parole non presenti nei sopracitati

dizionari, si è fatto riferimento ad un dizionario della lingua inglese: “Il Ragazzini” di Giuseppe

Ragazzini, edito dalla casa editrice Zanichelli nell'anno 2014.

III.2. Analisi dei forestierismi

L'articolo analizzato è presentato all'interno della rivista senza ricorrere a particolari espedienti

grafici o glosse. In linea con il mondo della moda, basato sul gusto, sulla bellezza e quindi su una

dimensione prevalentemenre visiva, il testo è corredato da molte immagini. In seguito all'analisi

della terminologia, sono emersi elementi degni di nota. In primo luogo, si nota che, nonostante la

moda, nel corso degli anni, abbia avuto e ha ancora oggi il suo fulcro nelle principali città francesi,

la maggior parte dei termini incontrati sono, invece, di origine inglese, come brand, design e

texture. All'interno del testo sono stati individuati molti forestierismi; tra i quali, solamente i termini

jeans, denim, brand e texture risultano essere attestati e quindi presenti nei dizionari consultati.

Inoltre, tutti i forestierismi trovati nel testo sono prestiti non adattati; tra questi, denim e jeans sono

gli unici prestiti di necessità riscontrati nel testo. Il vocabolario della lingua italiana “Il Devoto-Oli”

precisa che il termine jeans sia un prestito adattato nella lingua inglese in quanto deriverebbe dal

francese bleu de Gênes. In secondo luogo, risulta particolarmente interessante notare che i restanti

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vevy9090

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in interpretariato e traduzione
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vevy9090 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Redazione e revisione in lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT Luspio o del prof Pizzoli Lucilla.

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