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ricevente e il testo stesso. Questi requisiti sono: intenzionalità ( mirare alla costituzione di un testo

coeso e coerente), accettabilità ( atteggiamento del destinatario, ben disposto se esaustivo e

chiaro), informatività( riguarda il testo,equilibrio da informazioni nuove e date),

situazionalità( testo, rilevanza in relazione a una determinata situazione comunicativa),

interstualità( rapporto che il testo ha con gli altri testi), coesione ( modo in cui le diversi parti del

testo sono collegate tra di loro tramite mezzi grammaticali e retorici)e coerenza ( filo-logico del

discorso).

Esistono due modelli di classificazione del testo. Il primo è offerto dagli studi tradizionali di retorica

ed ordina i testi in base al loro scopo comunicativo: descrittivi( guide all’uso, opere letterarie),

narrativi ( articoli di cronaca, biografie), informativi ( o espositivi,manuali,meteo, sms),

argomentativi ( testi pensati per persuadere, arringhe,articoli di fondo), prescrittivi( regolativi,testi

giuridici,testi di propaganda). Il secondo si basa non più sulla finalità comunicativa,ma

sull’interpretazione. Esso è collegato alla esplicitezza del testo stesso: un testo è esplicito quando

l’autore si preoccupa di fornire tutte le informazioni necessarie alla comprensione, senza dare

troppo per scontato e quasi conducendo per lano il lettore. Si divide in testi molto vincolanti: testi

scientifici, giuridici e tecnici; testi mediamente vincolanti: testi espositivi, divulgativi e informativi;

testi poco vincolanti: testi letterari.

La frase semplice è la massima unità sintattica e la minima unità informativa. Esistono quattro

diverse frasi: iussive( comando), ottative( desiderio), interrogative( domanda), enunciative ( si parla

di qualcosa). La frasi esclamativa non corrisponde ad un atto linguistico, ma può coincidere con

un’asserzione. Le frasi interrogative si distinguono in due tipi: interrogative reali e fittizie, a seconda

che chi formula la domanda lo faccia per colmare una carenza di informazione oppure no. Le

interrogative reali possono essere totali oppure parziali. Nel primo caso la carenza informativa

riguarda tutta la frase, cioè la connessione tra soggetto e predicato. Nel parziale, si sa già

qualcosa e si pone una domanda per ottenere una maggiore informazione. Un terzo tipo d frase è

quella alternativa che si ha quando nella domanda si presentano due possibilità, l’una esclude

l’altra.Le frasi enunciative sono dette anche assertive, consistono nell’affermare qualcosa di vero,

di probabile o possibile o presunto, di imposssibile o immaginario. Sono delle constatazione vere o

non vere e consistono nella grande maggioranza delle frasi quotidiane. La maggior parte di atti

linguistici sono forme comunicative che si hanno sosprattutto quando interagiamo con il mondo

esterno. In rapporto con l’altro, con lo scopo, variano i meccanismi linguistici e le circostanze

generali. Ogni enunciazione è soggetto a due ordini di variazione: il primo interno all’enunciato,

riguarda la forza dell’affermazione e l’atteggiamento del parlante nei confronti dell’altro.

Verbi modali = i principali sono dovere, potere e volere. Oltre al connotato deontico, dovere può

avere valore epistemico( esprime certezza od incertezza)

Verbi parentici e avverbi = hanno potere modalizzante, anche alcuni verbi di opinione e i verbi di

dire. Servono per esprimere l’atteggiamento del parlante nei confronti della propria enunciazione.

La comunicazione può essere diretta o indiretta. Le varie forme di comunicazione indiretta sono

tutte forme di comunicazione allusiva. Il verbo è l’elemento più importante della frase e può avere

fine a 4 argomenti: soggetto, complemento oggetto, uno o più complementi. Uno dei tratti

fondamentali che diversificano l’ordine di questi elementi. Ai fini della comunicazione, il mittente e il

destinatari devono attingere a delle conoscenze, questo insieme di conoscenze condivise è detto

enciclopedia. Nello scambio comunicativo, le informazioni vengono gerarchizzate, circolando su

due diversi livelli di importanza. Prima esplicitiamo il dato e poi aggiungiamo il nuovo. Ordine

marcato: svo; focalizzazione: ovs. Dislocazione: sv/vs e dal diverso profilo enunciativo. Un altro

modo per mettere in evidenza il tema è mettendo in sospeso. Altri costrutti invece hanno una

struttura simile a quella della frase scissa, benchè abbiano differenze pragmatiche. Uno di quesi è

costruito in questo modo: esserci+ sn+che ossia c'è un camion che non mi fa passare. Inoltre ci

sono dei verbi che richiedono, di norma, il soggetto(nuovo) posposto: per questi verbi l'ordine

basico non è sv ma vs. con i verbi intransitivi infatti l'ordine è vs. invertendo l'ordine, il soggetto non

si può più interpretare come nuovo ma come dato. Il valore interrogativo di una frase viene

generalmente segnalato da alcune proprietà morfosintattiche. Spesso indicato con il soggetto

posposto al verbo, altre volte è delineato dall'intonazione.

L'unione di due frasi o più frasi semplici forma una frase complessa.Si distingue il tipo di

collegamento tra le frasi. Alcuni connettivi stabiliscono tra le frasi un rapporto di dipendenza: una

frase sarà sovraordinata e un'altra ad essa collegata sarà subordinata; altri connettivi congiungono

le frasi in modo tale che questi condividono valori e funzioni. La cordinazione può aversi sia tra due

frasi principali sia tra due frasi subordinate.

Connettivi coordinativi: possono essere divisi in due gruppi. Il primo è formato dalle congiunzioni e,

né,ma,o,oppure mentre il secondo gruppo da avverbi. Il primo gruppo di connettivi è formato solo

da congiunzioni, che condividono una proprietà sintattica,cioè la posizione fissa e una proprietà

semantica, cioè un valore logico-semantico basilare e generico: congiungere, contrappore,

escludere. Due elementi collegati da una congiunzione coordinativa condividono obbligatoriamente

ruolo sintattico e funzione pragmatica. Avverbi: hanno una posizione libera all'interno della frase e

hano un contenuto semantico ricco: si classificano in copulativi( anche, pure), avversativi( limitativi

come però, tuttavia e avversativi-oppositivi: anzi, bensì, invece) ed esplicativi e conclusivi.

Connettivi subordinativi: nome+frase. Gli elementi che stabiliscono un rapporto di subordinazione

appartengono a più categorie grammaticali: innanzitutto congiunzioni e preposizioni ma anche

pronomi. Un'altra risorsa è il modo verbale: stabiliscono un rapporto subordinativo, eventualmente

con l'ausilio di connettivi, le frasi del gerundio, al participio e all'infinito. Nome +frase completiva:

se anche solo un argomento nominale regge un argomento verbale, la frase sarà complessa.

Nome +frase relativa/pseudorelativa: un nome può essere determinato, può cioè ricevere elementi

che ne specificano alcune proprietà semantiche- da un aggettivo oppure da un participio

presente.si considerano frasi argomentali, le soggettive e le oggettive, cioè soggetti e oggeti diretti

e indiretti composti non da nomi o da altre parti del discorso ma da verbi eventualmente seguiti da

relativi argomenti. Sono chiamate frasi non argomentali, quelle frasi che arricchiscono di dettagli

quanto è espresso dalla frase principale e dalle frasi argomentali. Si possono distinguere sette tipi

diversi di subordinata: ipotetica, causale e concessiva, consecutiva,finale, temporale, comparativa

e modale. Sono caratterizzate dalla posizione fissa del connettivo ( sempre inizio frase),

introducono frasi con qualsiasi tempo verbale e modo, posizione libera nella subordinata e l'ordine

connettivo è variabile.

Nelle frasi argomentali, con le frasi espliciti, l'omissione del connettivo è frequente dopo i verbi di

opinione e il congiuntivo è obbligatorio. Le frasi non argomentali dotate di introduttore lo

mantengono sempre ad inizio di frase. Rispetto alla principale e alle argomentali, le frasi non

argomentali hanno però una posizione più libera. Esse sono : frasi ipotetiche, frasi causali,frasi

finali, frasi comparative.

Il verbo è lo strumento principale per esprimere la modalità. Un modo verbale è il congiuntivo.

Esso esprime una certa modalità e segnalare la subordinazione. Nelle frasi subordinate, il

congiuntivo ricorre in contesti volitivi e dubitativi e in contesti fattivi. Esso è retto da verbi volitivi,


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vevy9090

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in interpretariato e traduzione
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vevy9090 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Redazione e revisione in lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT Luspio o del prof Pizzoli Lucilla.

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