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Il contenuto minimo previsto dal principio contabile nazionale 28 e quello previsto dallo IAS 1 sul prospetto di

variazione del patrimonio netto sono uguali e in particolare tale prospetto deve indicare:

l’utile o la perdita netta di periodo

• ciascuna voce di costo/ricavo imputata a patrimonio netto secondo previsioni IAS

• l’effetto di cambiamenti di principi contabili e di correzioni di errori determinanti

Vanno inoltre evidenziate le operazioni sul capitale con gli azionisti e le distribuzioni di capitale agli stessi;il saldo

degli utili e delle perdite accumulati all’inizio dell’esercizio e alla data di bilancio e i movimenti dell’esercizio. Va

anche presentata una riconciliazione tra valore di inizio e fine esercizio delle riserve,evidenziando ogni movimento.

RENDICONTO FINANZIARIO

Codice civile non prevede la presenza del rendiconto finanziario nel pacchetto di bilancio tuttavia

Principi nazionali:il

i principi contabili giudicano possibile l’assenza solo nelle imprese di minori dimensioni,infatti nelle maggiori

imprese già da molti anni tale prospetto viene presentato nella relazione sulla gestione.

Il principio contabile 12 individua due tipologie di rendiconto finanziario:

redatto in termini di liquidità:ossia vengono considerate le variazioni intervenute nella cassa e nei depositi di c/c

• redatto in termini di variazione di capitale circolante netto:vengono considerate le movimentazioni del capitale

• circolante netto(CNN=ATTIVITA’ CORRENTI-PASSIVITA’ CORRENTI)

Qualunque sia la configurazione di rendiconto adottata devono sempre essere indicati i seguenti flussi:

1. flussi generati dalla gestione reddituale

2. flussi derivanti da operazioni di investimento e disinvestimento

3. flussi derivanti da finanziamenti/rimborsi di finanziamenti a medio lungo termine

4. flussi rivenienti da incrementi e decrementi del capitale di rischio

5. flussi relativi al pagamento dei dividendi agli azionisti.

rendiconto finanziario è un documento che fa parte del bilancio e lo IAS 7 chiarisce quale

Principi internazionali:il

debba essere la funzione del rendiconto:da tale documento deve evidenziarsi il flusso finanziario dell’esercizio

distinguendo tra flusso dell’attività operativa ,di investimento e finanziaria.

Anche per gli IAS il rendiconto può essere redatto in termini di liquidità ed in termini di variazione del capitale

circolante netto anche se comunque la redazione secondo liquidità è preferita;si parla infatti di cash and cash

equivalent. In tale eccezione vengono considerati liquidità:

1. cassa (la cassa della gestione operativa “cash flow” è data C.F.= RO-CO±∆CR±∆DB)

2. depositi a vista

3. gli investimenti di breve termine

Secondo gli IAS esistono due metodologie di redazione del flusso finanziario:

metodo diretto:vengono indicate le principali categorie di incassi e pagamenti lordi(preferito dagli IAS)

• metodo indiretto:si parte dall’utile/perdita e si procede a rettificarlo dagli effetti delle operazioni non

• monetarie,dai differimenti o accantonamenti di precedenti o futuri incassi e pagamenti e da costi o ricavi connessi

ai flussi finanziari derivanti da attività di finanziarie e di investimento.

RELAZIONE SULLA GESTIONE

obbligatorio del bilancio previsto dall’art 2428 del Codice civile. Con tale documento gli

Principi nazionali:allegato

amministratori danno contezza dei piani e dei programmi futuri della gestione collegandosi a quanto fatto e

programmato nel precedente esercizio. Essa,oltre a fornire le linee evolutive dell’impresa,deve dare anche altre

precise indicazioni previste dal codice come per esempio l’indicazione dei costi di ricerca e sviluppo dei rapporti

infragruppo le sedi secondarie della società,i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio,la motivazione

del ricorso all’uso di strumenti finanziari,…ecc.

è un allegato obbligatorio ma solo un documento raccomandato ma nel caso in cui venga

Principi internazionali:non

redatto valgono le stesse regole della prassi nazionale con le eccezioni dei rapporti infragruppo e dei fatti intervenuti

dopo la chiusura dell’esercizio che per gli IAS vanno inseriti nelle note di commento.

CRITERI DI VALUTAZIONE

Principi nazionali: la valutazione delle voci di bilancio deve essere fatta secondo i criteri di valutazione indicati

nell’art 2426 che,salvo particolare eccezioni,risultano tutti ancorati al criterio del costo. In alcuni casi tale criterio può

essere sostituito dal valore di mercato,ma quest’ultimo è ammesso solo quando inferiore al costo e questo perché il

principio più importante nella redazione del bilancio nazionale è quello della prudenza.

riguardo alla valutazione delle voci di bilancio gli IAS prevedono due criteri di valutazione

Principi internazionali:

alternativi:il costo e il c.d. fair value o valore corrente.. tale criteri sono alternativi anche se vi è una propensione per

5

il costo,solo per alcune attività finanziarie vi è la valutazione al valore corrente(anche le immobilizzazioni possono

essere valutate al valore corrente). Per gli IAS comunque non tutte le poste di bilancio possono essere valutate al fir

value. Il fair value è un criterio ormai interiorizzato anche dal nostro legislatore(DLgs 394/2003),relativamente alle

attività finanziarie.

N.B.: sostenuto dall’impresa alla data di acquisizione o sottoscrizione

Costo storico:costo

• il corrispettivo al quale un’attività può essere scambiata o una passività estinta,in una libera

Fair value:è

• transazioni fra parti consapevoli e disponibili. Il corrispettivo può essere minore o maggiore rispetto al costo

storico ecco perché le valutazioni al fair value implicano nella maggior parte dei casi una minus/plus-valenza.

I criteri di valutazione nel nostro ordinamento e in quello internazionale possono essere derogati. Per quanto concerne

il nostro ordinamento esso ammette la facoltà di derogare ai criteri di valutazione solo in casi eccezionali ossia

quando l’applicazione dei criteri previsti dalla legge rischierebbe di compromettere la rappresentazione veritiera e

corretta della situazione patrimoniale,economica e finanziaria dell’impresa. la deroga deve però essere motivata e

giustificata in nota integrativa e gli eventuali utili rivenienti da essa debbono essere vincolati in una riserva non

distribuibile. Può essere derogato anche il principio della costanza di applicazione dei criteri di valutazione e quindi

da un esercizio all’altro può variare il criterio applicato e la motivazione del cambiamento deve essere fornita in NI.

Per quanto riguarda gli IAS la possibilità di derogare si ha quando l’applicazione degli standard previsti non

consentano di fornire un bilancio attendibile. Le ragioni della deroga e le informazioni quantitative del caso devono

essere indicate nelle note di commento. Per gli IAS vi sono due tipi di deroghe:

Deroghe esterne:quando vengono modificati i criteri di valutazione,

• Deroghe interne: in tale ambito gli IAS distinguono ulteriormente tra:

• 1. modifiche delle stime contabili→cambiamento nella modalità di applicazione di un criterio

2. modifica delle politiche contabili→cambiamento totale del criterio rispetto all’anno precedente

N.B Dal punto di vista fiscale a prescindere da quali principi contabili si applichino il D Lgs 38/2005 stabilisce che

devono essere applicate le disposizioni del Tuir.

IMMOBILIZZAZIONI

Le immobilizzazioni si trovano nell’attivo dello stato patrimoniale nella classe B. Tale classe si divide in tre

sottoclassi:

immobilizzazioni immateriali

• immobilizzazioni materiali

• immobilizzazioni finanziarie

• in generale le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione,tale costo deve poi

Codice civile

essere sistematicamente ammortizzato secondo la residua possibilità di utilizzo del bene;non possono essere

ammortizzate le immobilizzazioni finanziarie. Per poter essere ammortizzate le immobilizzazioni devono avere una

La vita di una immobilizzazione può essere fisica ed economica e si ammortizza in relazione

vita limitata nel tempo.

alla più breve tra le 2. L’ammortamento permette la recuperabilità di un costo attraverso il connesso ricavo.

Per ammortamento sistematico non s’intende un ammortamento a quote costanti (come addirittura previsto dai

principi contabili nazionali) ma s’intende la predisposizione di un preciso piano d’ammortamento di cui se ne ha una

dettagliata descrizione a nota integrativa. Richiamando quello che è un principio di redazione del bilancio ovvero

costanza nell’applicazione di criteri, in questo caso è possibile derogare al criterio di ammortamento purché i motivi

non siano di ordinaria amministrazione bensì siano motivi eccezionali.

Le immobilizzazioni sono valutate come già detto,al costo di acquisto(cui si computano anche i costi accessori)o

produzione(costi direttamente imputabili al prodotto)e devono poi essere sistematicamente ammortizzate per il

periodo di vita utile(periodo di tempo durante il quale l’impresa prevede di poter utilizzare l’immobilizzazione). Il

codice civile però stabilisce che se alla chiusura dell’esercizio il valore delle immobilizzazioni è inferiore al costo

iscrivibile a causa di perdite durevoli di valore(perdite non più recuperabili)l’immobilizzazione va iscritta a questo

minor valore,si ha cioè l’obbligo di operare delle svalutazioni delle stesse e di ripristinare poi il valore originario nel

caso in cui vengano a cessare i motivi delle svalutazioni;si parla in tal caso del c.d. ripristino di valore(non è una

rivalutazione)fino al massimo della soglia del costo storico. Non sono invece ammesse dal codice rivalutazioni delle

immobilizzazioni.

Una volta che l’ammortamento è stato terminato l’attività deve essere eliminata dallo stato patrimoniale. 6

N.B: decremento di valore di una attività immobilizzata, deve essere rilevato in conto economico classe B

Svalutazione:il

voce C e l’immobilizzazioni deve essere iscritta in stato patrimoniale al minor valore.

di valore di una attività immobilizzata deve essere accreditato a patrimonio netto sotto la

Rivalutazione:l’incremento

denominazione di riserva di rivalutazione(detto valore è disponibile solo quando i maggiori valori sono realizzati) e

l’immobilizzazione si iscrive al costo maggiorato. La riserva viene girata al conto utili portati a nuovo quando il

maggior valore viene realizzato.

Se la svalutazione è successiva ad una precedente rivalutazione,essa,fino a concorrenza,riduce il valore della riserva

di rivalutazione e per la differenza viene iscritta in conto economico. Se la rivalutazione è successiva ad una

svalutazione essa deve essere imputata a conto economico come provento fino a concorrenza dell’importo della

precedente svalutazione e per la differenza viene iscritta nella riserva di rivalutazione.

regolate dal codice nell’art 2426,dal TUIR nell’art. 103 e dagli IAS nell’art 38-22.

Immobilizzazioni immateriali:

Si dividono in:

diritti di brevetto industriale e di utilizzazione delle opere di ingegno

• concessioni,licenze,marchi e diritti simili

• immobilizzazioni in corso e acconti.

• costi di impianto e di ampliamento

• costi di ricerca e sviluppo e pubblicità

• avviamento

Fiscalmente il TUIR stabilisce che le immobilizzazioni immateriali ordinarie vanno ammortizzate in ragione di 1/5

del loro valore e cioè in 5 anni.

Discorso a parte va fatto per :

costi di impianto e di ampliamento: sono i costi di costituzione della società e/o di ampliamento (ad esempio

• da s.a.s. a s.r.l.) con relativo costo di perizia ;).

(per esempio la corsa al vaccino anti-aviaria, per la casa farmaceutica più veloce

costi di ricerca e sviluppo

• rappresenta un investimento in attesa di realizzo, in quanto dal momento in cui riesce a sfruttare e a produrre

industrialmente il vaccino, tutti i costi di ricerca e sviluppo divengono costi capitalizzati)e pubblicità.

l’avviamento economicamente è definito come la differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di

avviamento:

• patrimonio netto dell’azienda. Se viene iscritto l’avviamento nelle immobilizzazioni immateriali vuol dire che

possono essere successe due cose:

1) è stata acquistata un’altra azienda(iscrivo nelle immobilizzazioni l’avviamento della società acquistata) o

vi è stata una fusione con un’altra società (i plusvalori emersi sono l’avviamento di questa fusione).

2) il soggetto economico ha ceduto la sua parte ad un nuovo soggetto economico che iscriverà la quota

pagata

Tali costi furono inseriti nell’attivo dello SP dalla quarta direttiva CEE, e fu una grande novità in quanto fino al ’91

essi non vi potevano essere inseriti. Essi,secondo il codice,possono essere capitalizzati ed ammortizzati in un

massimo di 5 anni solo se ricorrono precise condizioni:

a) la capitalizzazione deve essere autorizzata dal collegio sindacale(se c’è),o dalla società di revisione

b) per i costi di impianto ed ampliamento,deve esistere la certezza che vengano totalmente recuperati in 5

anni

c) per i costi di ricerca e sviluppa la capitalizzazione implica la brevettabilità,ossia queste spese sono

fatte perché si è vicini a mettere in circolazione un nuovo brevetto/prodotto(es. tipico sono le imprese

farmaceutiche)

d) i costi di pubblicità sono capitalizzabili solo se fatti per il lancio di un nuovo prodotto o di una nuova

azienda

e) per l’avviamento i 5 anni massimi di ammortamento possono essere prolungati se si dimostra che ha

una vita utile maggiore,a patto però che sia stato acquistato a titolo oneroso(ossia se era iscritto nel

contratto di società che si sarebbe appunto pagato un tot. per l’avviamento).Il TUIR nell’art 103

stabilisce che l’ammortamento dell’avviamento deve avvenire in non meno di 10 esercizi.

N.B. Fin quando i costi di ampliamento, pubblicità,ricerca e sviluppo non sono stati completamente ammortizzati

non possono distribuirsi dividendi a meno che non vi siano apposite riserve sufficienti alla copertura dei costi non

ancora ammortizzati.

Non è mai inscrivibile nello stato patrimoniale l’avviamento generato internamente. Stesso discorso vale per gli IAS.

7

Immobilizzazioni materiali: beni a fecondità ripetuta,tangibili,con tempi di smobilizzo medio lunghi. Secondo la

disciplina nazionale una immobilizzazione materiale è iscrivibile in bilancio se c’è la probabilità che i benefici

economici futuri rivenienti siano goduti dall’impresa e che il costo del bene sia determinato o almeno determinabile.

Nella contabilità nazionale riguardo le immobilizzazioni materiali per l’iscrivibilità in bilancio deve essere rispettato

il principio della proprietà ossia si deve possedere la proprietà del bene immobilizzato.

Fiscalmente la deducibilità dell’ammortamento dei beni materiali è trattata dall’art 102 del tuir:

L’ammortamento può essere fatto a partire dal primo esercizio in cui il bene entra in funzione e quindi comincia a

perdere di valore. ogni tipo di cespite c’è una tabella ministeriale che stabilisce le aliquote ordinarie di

Ammortamento ordinario:per

ammortamento da applicare. Più è bassa la vita utile di bene più alte sono le aliquote di ammortamento e viceversa.

Durante il primo esercizio di entrata in funzione del cespite l’aliquota massima d’ammortamento da applicare è la

metà di quella prevista dalla tabella ministeriale. di politica fiscale introdotto negli anni ’80). Se si adotta tale tipo

Esiste anche un ammortamento anticipato:(manovra

di ammortamento,ai fini della dichiarazioni dei redditi,nel primo anno di funzionamento del cespite e nei successivi

due si può applicare una aliquota di ammortamento fino al doppio di quella ordinaria,a patto che al terzo anno il

cespite venga venduto. Se dopo il terzo anno il bene è ancora in utilizzo nell’azienda esso non può più essere

ammortizzato,ossia le quote di ammortamento iscritte in bilancio secondo quanto stabilito dalla normativa civilistica

non vengono più considerate dal fisco. Tale tipo di ammortamento è stato introdotto al fine di favorire gli investimenti

e la circolazione dei beni incentivando l’economia. Quindi normativa civilistica e fiscale in tal caso sono disallineate

tra loro. Questi disallineamenti danno origine alle c.d. imposte anticipate e differite.

Ammortamento accelerato:l’effetto sulle aliquote di tale ammortamento è lo stesso di quello anticipato ma la

motivazione è di tipo economico,infatti attraverso tale ammortamento si riconosce all’impresa una usura più veloce di

un cespite a causa di un utilizzo maggiore dello stesso rispetto ai concorrenti. Esso non implica la vendita al terzo

anno del cespite ma l’applicazione delle aliquote doppie per tutta la durata della vita del cespite. L’utilizzo di tale

ammortamento deve essere motivato al fisco.

motivandolo,può ammortizzare fino alla metà della aliquota ordinaria di

Ammortamento decelerato:azienda,

ammortamento. le immobilizzazioni possono essere valutate,dopo la rilevazione iniziale,al costo

Secondo i principi internazionali

d’acquisto al netto degli ammortamenti; in alternativa al criterio del costo è possibile la valutazione al fair value e

quindi si avranno svalutazioni e rivalutazioni(si parla di riserva da fair value) che implicheranno il cambiamento delle

quote di ammortamento.

Il valore da ammortizzare deve essere ripartito lungo il corso della migliore stima di vita utile. Il processo di

ammortamento ha inizio nel momento in cui l’attività è disponibile per l’uso per tutta la vita dell’asset

La prassi internazionale,come quella nazionale,inoltre prevede che se si verificano perdite durevoli di valore il bene

deve essere svalutato. E infatti lo IAS 36 stabilisce che ad ogni data di bilancio vanga fatto l’imparement test che

permette appunto di verificare una eventuale perdita di valore.

Immobilizzazioni immateriali:in primis le attività immateriali sono le “attività non monetarie identificabili prive di

consistenza fisica e possedute per essere utilizzate nella produzione o fornitura di beni e servizi,per affitto a terzi e

per fini amministrativi”.

Da tale definizione si evince che non sono capitalizzabili e perciò devono essere imputati a conto economico i costi:

a) di ricerca

b) di costituzione

c) di impianto e ampliamento

d) di pubblicità

La prassi internazionale però stabilisce che bisogna distinguere tra:

in tal caso si procede come finora detto

immobilizzazioni immateriali con vita utile definita:

• immobilizzazioni immateriali con vita utile indefinita:in tal caso si deve procedere con la valutazione iniziale e

• poi anziché fare l’ammortamento si deve procedere, almeno annualmente,all’imparment test:ossia si verifica se

l’attività,rispetto alla rilevazione iniziale,ha subito o meno una perdita durevole di valore.

Per quanto riguarda gli IAS l’avviamento rientra tra le immobilizzazioni immateriali con vita indeterminata anche se

esso non è espressamente previsto come immobilizzazione immateriale infatti di esso non ne parla lo IAS 38 ma lo

IAS 22. Nello IAS 22 viene definito il concetto di avviamento in relazione alle business combinations (aggregazione

tra imprese)e secondo tale principio può verificarsi: 8

goodwill:qualsiasi eccedenza del costo d’acquisto rispetto ai fair value delle attività e passività identificabili

• acquisite alla data di acquisizione

badwill:eventuale eccedenza alla data della compravendita dei fair value delle attività e passività identificabili

• rispetto al costo di acquisizione.

Il badwill deve essere iscritto con segno negativo tra le attività e attribuito a conto economico.Il goodwill è invece

considerato immobilizzazione immateriale e pertanto iscrivibile in stato patrimoniale;è soggetto annualmente,dopo la

valutazione iniziale,all’imparement test. Una volta che sia Stato rilevata una perdita durevole di valore per

l’avviamento essa non può più essere rettificata e ciò a meno che la precedente svalutazione non sia dovuta a fatti di

carattere eccezionale.

Immobilizzazioni materiali: Lo IAS 16 definisce immobilizzazioni materiali tutte le attività tangibili destinate ad

essere utilizzate durevolmente all’interno del ciclo produttivo. Secondo la disciplina internazionale una

immobilizzazione materiale è iscrivibile in bilancio se c’è la probabilità che i benefici economici futuri rivenienti

siano goduti dall’impresa e che il costo del bene sia determinato o almeno determinabile. Nella contabilità nazionale

riguardo le immobilizzazioni materiali per l’iscrivibilità in bilancio deve essere rispettato il principio della proprietà

titolo che non è necessario per i principi internazionali per essi,infatti è sufficiente che l’impresa ne disponga come se

ne fosse proprietaria.

Le immobilizzazioni materiali non strumentali all’attività d’impresa sono trattate nello IAS 40(esse sono valutate solo

al costo o al fair value e in questo caso l’eventuale maggior valore va iscritto in conto economico in una apposita voce

detta rivalutazione da fair value)

N.B Il d.lgs 38/2005 stabilisce che nel primo anno di applicazione degli IAS,se si decide di passare dalla valutazione

delle immobilizzazioni secondo il costo di acquisto al fair value,tutti i cambiamenti di valore,che di solito sono delle

rivalutazioni,vanno iscritti in un apposita riserva detta FTA(first time adoption). Tale riserva viene tassata dopo 3

anni,si ha cioè una sospensione di imposta,e l’aliquota d’imposta applicata anziché essere del 33% sarà del 12%. Nel

caso in cui però l’impresa decida di non volere una sospensione di imposta ma di affrancare tale riserva,essa gli verrà

tassata con un aliquota del 19%. La FTA riguarda solo la contabilità nazionale e le agevolazioni fiscali si hanno solo

nel primo anno di applicazione degli IAS.

Negli anni seguenti al primo di applicazione tutti le eventuali differenze di valore vanno inserite in un apposita riserva

detta da fair value che invece è tassata normalmente.

Lo stesso decreto ha stabilito inoltre che il reddito di Bilancio redatto secondo gli IAS non è tassabile in quanto

inficiato da valutazioni troppo volatili.

Quindi l’impresa deve,oltre al Bilancio,redigere un prospetto di EC(extra-contabile)dove le voci di CE vengono tutte

rivalutate secondo i principi fiscali imposti dal TUIR. Il risultato di tale prospetto sarà il reddito tassabile. Tutte le

differenze tra Bilancio e prospetto EC vengono gestite attraverso le imposte differite e anticipate

BENI IN LEASING

Il leasing è un contratto di locazione finanziaria,in virtù del quale un soggetto(locatore)trasferisce ad un altro

soggetto(locatario)il diritto all’utilizzo di un bene,dietro pagamento di un corrispettivo,per un certo periodo di tempo

al termine del quale il locatario ha la possibilità di riscattare il bene oggetto di diritto I leasing sono nati con lo scopo

di evitare un eccessivo appesantimento dei costi di struttura infatti oggetto di contratto sono beni con rapida

obsolescenza che solo eventualmente verranno riscattati. Tuttavia nel tempo tali contratti si sono evoluti fino a

divenire delle vere e proprie fonti di finanziamento. Ad oggi infatti si possono distinguere due tipi di leasing:

ossia tutti quei beni che non sono strumentali all’impresa per la produzione,questa li prende in locazione

operativo

• da una società di leasing pagando periodicamente un canone e a scadenza di contratto ha la possibilità di riscattare

il bene. non è altro che una modalità per acquistare a rate un bene:ossia l’aziende acquista beni strumentali per

finanziario

• la produzione e li cede immediatamente dopo ad una società di leasing che poi li locherà alla azienda che li aveva

acquistati originariamente. La stessa pagherà alla società di leasing un canone periodico più gli interessi pattuiti;a

scadenza di contratto,riscatterà il bene;quindi attraverso questo tipo di leasing l’impresa in realtà ha ottenuto un

finanziamento. Infatti attraverso i canoni restituisce la somma ricevuta(finanziamento)dalla vendita alla società DI

leasing e i beni sono effettivamente di proprietà dell’azienda anche se in realtà i beni non sono mai usciti dalla sua

proprietà. 9

Lo IAS 17 riguardo ai leasing stabilisce che chi redige il bilancio deve distinguere e contabilizzare l’operazione di

leasing a seconda della sostanza economica del contratto di leasing ossia a seconda che si trovi di fronte ad un leasing

operativo o finanziario:

Leasing finanziario→metodo finanziario:il locatario deve:

• 1. iscrivere il bene locato nelle attività dello stato patrimoniale

2. iscrivere per un importo corrispondente un debito nelle passività dello stato patrimoniale

Il valore del bene locato e del debito è dato dal valore corrente del bene all’inizio del leasing(costo acquisto

bene+oneri accessori),ma se il valore attuale dei pagamenti minimi dovuti per il leasing è inferiore al valore corrente il

bene va iscritto a tale minor valore.

Periodicamente il locatario paga i canoni di leasing che vanno .L’importo di tali canoni deve essere ripartito in due

componenti

1. oneri finanziari(iscritti in conto economico tra i costi)

2. riduzione di valore del debito

In conto economico dovrà essere iscritto anche l’ammortamento del bene secondo le modalità più opportune. In

particolare se si ritiene che si riscatterà il bene l’ammortamento può essere spalmato per il periodo di stima di vita

utile del bene;invece se non si è sicuri del riscatto il bene va ammortizzato entro il periodo di durata del leasing

Il locatore deve:

1. iscrive in stato patrimoniale il credito verso il locatario che deve essere uguale all’importo del debito iscritto

dal locatario

2. iscrivere come provento finanziario in conto economico la parte del canone ricevuto corrispondente agli

interesse e la parte corrispondente la quota capitale andrà a stornare il credito

Leasing operativo→metodo patrimoniale:la società di leasing è proprietaria dei beni e quindi sarà questa a

• iscrivere in SP il bene e ad ammortizzarlo in CE,dove iscriverà tra i proventi i canoni rievuti;la società utilizzatrice

del bene iscriverà in CE solo i canoni di leasing come costo(Db finanziari in SP)

In Italia tale distinzione non si fa ed indipendentemente dal tipo di leasing esso si contabilizza come previsto dagli IAS

per il leasing operativo. Nell’art 2427 del C.c. è stato stabilito però che la società utilizzatrice nella nota integrativa

deve dare,tutte le informazioni,anche contabili,riguardanti i contratti di leasing finanziario,che avrebbe dato se avesse

contabilizzato il leasing col metodo finanziario previsto dagli IAS.

PARTECIPAZIONI

Consistono nel possesso di azioni o quote emesse da una società. Il C.c. non da una definizione di partecipazione ma si

limita solo a classificarle in:

Partecipazioni in imprese controllate

• Partecipazione in imprese collegate

• Partecipazioni in imprese controllanti

• Partecipazioni in altre imprese.

Tali voci si trovano iscritte sia tra immobilizzazioni finanziarie sia nell’attivo circolante. L’articolo 2359 definisce il

concetto di imprese collegate e controllate.

Le partecipazioni che sono detenute da un impresa con intento gestorio vanno iscritte nelle immobilizzazioni

finanziarie,la partecipante è l’impresa che detiene tali partecipazioni;se invece sono detenute con il fine della

negoziazione vanno inserite nell’attivo circolante.

1)Le partecipazioni iscritte nell’attivo circolante vanno valutate al costo di acquisto o al valore di mercato se più basso

a causa di perdite durevoli di valore,in tal caso si deve svalutare la partecipazione e iscriverla al valore di mercato.

2)Le partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie possono essere valutate in due modi:

Al costo acquisto

• Con il criterio del PN.

Criterio del costo di acquisto:ossia la partecipazione è iscritta al costo di acquisto al netto di eventuali perdite durevoli

di valore (svalutazioni). Si guarda al PN della società controllata/collegata,in particolare:

se il costo di acquisto della partecipazione è inferiore(o uguale)alla quota di PN della partecipata allora la

• partecipazione si iscrive al costo di acquisto

se il costo di acquisto della partecipazione è più alto della quota di PN della partecipata allora bisogna verificare

• che la perdita sia durevole;per fare ciò si devono guardare i piani industriali della partecipata infatti se la perdita è

dovuta ad un evento straordinario ma comunque recuperabile in futuro allora iscrivo l’immobilizzazione al costo

di acquisto altrimenti se la perdita è durevole si svaluta la partecipazione e si diminuisce l’importo della stessa. 10

Criterio del PN:ossia si percepisce nel valore della partecipazione ogni variazione della frazione del valore del PN

dell’impresa partecipata.

I principi contabili indicano due modalità di applicazione del criterio del PN:

modalità consigliata

• modalità consentita.

In entrambe queste modalità nel caso in cui ci sia una diminuzione di valore del PN della partecipata si procede con la

svalutazione della partecipazione(svalutaz a partecipaz)

Nel caso in cui invece c’è un maggior valore del PN della partecipata bisogna distinguere:

1. maggior valore del PN della partecipata deve essere portato a CE attraverso una

modalità consigliata→il

rivalutazione della partecipazione(partecipaz. a rivalutazione partecip.),dopodichè a fine esercizio si deve guardare al

risultato del CE della partecipante:

se chiude in perdita la rivalutazione è stata totalmente assorbita dalla società partecipante

• se chiude in utile bisogna distinguere ulteriormente:

• a) se gli utili sono maggiori della rivalutazione gli utili da distribuire vanno considerati al netto

dell’importo della rivalutazione e tale importo va iscritto in una riserva non distribuibile che però può

essere utilizzata a copertura delle perdite degli anni precedenti.

b) se gli utili sono minori della rivalutazione essi non possono essere distribuiti e vanno accantonati in una

riserva non distribuibile.(utile a riserva non distrib.)

L’anno successivo può accadere che la partecipata distribuisca gli utili(ossia il maggior valore del PN che aveva avuto

l’anno prima) e la parte di utile spettante alla partecipante non è un ricavo iscrivibile in quanto già è stato considerato

l’anno prima con la rivalutazione ma si iscriverà come una svalutazione della partecipazione(banca c/c a

partecipazione) perché il PN della partecipata in conseguenza alla distribuzione degli utili è nuovamente diminuito. La

riserva precedentemente accantonata viene liberata per l’importo dei dividendi ricevuti(riserva non distrib.a altre

riserve)

2. si attua una rivalutazione della partecipazione ma si iscrive il maggior valore della

modalità consentita→non

stessa in una riserva non distribuibile del patrimonio netto(partecip. a riserva non distribuibile)la c.d riserva non

distribuibile da rivalutazione delle partecipazioni(altre riserve). L’anno successivo quando la partecipata distribuisce

gli utili (banca c/c a dividendi) si libera la riserva e si riallinea il valore della partecipazione(riserva non distr a

partecipaz).

Durante il corso della vita di un’impresa si può passare dal criterio di valutazione al costo a quello del PN e possono

di applicazione del criterio del PN

verificarsi in questo passaggio differenze di valori;in particolare nel primo anno

può verificarsi che:

il criterio del PN implica un’iscrizione della partecipazione ad un valore più basso rispetto al valore iscrivibile

• con l’applicazione del criterio del costo;in tal caso il minor valore non è considerato una svalutazione della

partecipazione ma bensì come avviamento su partecipazioni e come tale si può fare extra-

contabilmente(perché fiscalmente tale ammortamento non è deducibile)un piano di ammortamento annuale.

Negli anni successivi al primo nel caso in cui si debba svalutare la partecipazione tale svalutazione deve essere

aumentata dell’eventuale quota di ammortamento del suddetto avviamento. L’aumento delle eventuali

svalutazioni per l’ammontare delle quote dell’ammortamento avviene finché esso non è concluso. Il maggior

valore del costo rispetto al valore della frazione di PN può essere però anche un vero e proprio maggior costo

pagato per la partecipazione e in tal caso questo maggior valore è considerato un costo d’esercizio e come tale

va iscritto in CE.

il criterio del costo implicava un iscrizione ad un valore più basso rispetto a quello derivante dall’applicazione

• del criterio del PN in tal caso si crea una riserva su partecipazione per la differenza di valore(differenza di

solito dovuta a imprese che devono essere ristrutturate hanno bisogno di innovazioni..).

Il fisco si occupa di partecipazioni:

quando non considera deducibile l’ammortamento dell’avviamento su partecipazioni

• quando disciplina le plusvalenze,in tal caso però bisogna distinguere:

• 1. se le partecipazioni sono immobilizzazioni finanziarie e si detengono da più di tre esercizi la eventuale

plusvalenza derivante dalla vendita può essere rateizzata in 5 esercizi,rendendo così la base imponibile

più bassa.

2. se le partecipazioni non sono immobilizzazioni l’eventuale plusvalenza derivante dalla vendita non è

considerata tale ma bensì un costo d’esercizio e quindi verrà tassata regolarmente. 11

Per gli IAS in primis si distinguono: strumenti finanziari,titoli e partecipazioni

strumenti finanziari→tutti quei contratti che servono all’azienda per fare investimenti a basso rischio o per

• immunizzarsi dai rischi sui tassi d’ interesse o cambio(contratti derivanti). Essi secondo lo IAS 32 ma anche per il

C.c. devono essere valutati al fair value,e laddove il fair value da un esercizio all’altro cresca o diminuisca la

variazione deve obbligatoriamente essere rilevata in CE. Tale IAS non è omologato proprio perché fa incidere sul

reddito imponibile dei valori che in realtà non ho realizzato o subito.

Titoli che secondo lo IAS 39,anch’esso non omologato,si distinguono in:

• 1. detenuti per negoziazione sono valutati al fair value e tutte le eventuali variazioni di valore da un

esercizio all’altro vanno iscritte in CE

2. detenuti fino a scadenza,essi sono valutati al costo ammortizzato:valore iniziale dell’attività/passività al

netto dei rimborsi di capitale e delle eventuali svalutazioni a seguito di riduzione durevole di valore e di

insolvenza.

3. detenuti per vendita si applica il criterio del fair value

Partecipazioni vengono distinti i criteri di valutazione a seconda che si tratti di imprese

• 1. collegate→criteri del costo,patrimonio netto e fair value(IAS 27)

2. controllate→ criteri del costo,patrimonio netto e fair value(IAS 28)

3. joint venture→criteri del patrimonio netto,influenza notevole e investimento(IAS 29)

RIMANENZE DI MAGAZZINO

Il Codice civile prevede che le rimanenze siano evidenziate in:

conto economico sotto forma di variazione nelle voci:

• 1. valore della produzione al punto 2 variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione/semilavorati

e finiti: tale variazione ha segno positivo se le rimanenze finali di tali beni sono maggiori di quelle iniziali

altrimenti si iscrivono con segno negativo

2. costo della produzione al punto 11 variazioni delle rimanenze di materie prime,sussidiarie e di consumo

merci:si iscrivono con segno negativo se le rimanenze finali di tali beni sono maggiori di quelle finali

altrimenti con segno positivo

stato patrimoniale nell’attivo circolante.

Le rimanenze sono costituite da:

1. materie prime e sussidiarie e di consumo

2. prodotti in corso di lavorazione e semilavorati

3. prodotti finiti e merci

4. acconti

5. lavori in corso su ordinazione(non previsti dagli IAS come rimanenze)

stabiliscono che le rimanenze devono essere valutate al

Circa i criteri di valutazione i principi contabili nazionali

costo d’acquisto/produzione(comprende anche tutti gli oneri accessori come per esempio le spese di

trasporto,distribuzione…)o al valore di realizzo ossia il valore del bene desumibile dall’andamento del mercato se più

basso. In tal caso però si deve attuare una svalutazione che può essere fatta sia procedendo direttamente

all’attribuzione del minor valore alle rimanenze sia attraverso l’accantonamento ad apposito fondo. Se nell’esercizio

successivo il valore di realizzo risulterà nuovamente superiore al costo si dovrà attuare una rivalutazione ossia

accreditare in conto economico l’importo delle rivalutazioni al punto A2 o B11 mentre in stato patrimoniale si

iscriveranno le rimanenze al valore più alto

Questo criterio è facilmente applicabile al caso di rimanenze caratterizzate dall’essere beni infungibili ma le

rimanenze nella maggior parte dei casi però sono costituite da beni fungibili e quindi nella valutazione del costo

possono sorgere problemi su quando è stato acquistato il bene e a quale prezzo ecco perché esistono diversi metodi

per la determinazione del costo:

COSTO MEDIO PONDERATO:gli scarichi di magazzino vengono valorizzati in base ai costi medio

• ponderati che si formano progressivamente.

FIFO(first in first out):gli scarichi di magazzino vengono riferiti agli acquisti effettuati per primi

• LIFO(last in first out):gli scarichi vengono riferiti agli acquisti effettuati per ultimi

• non annoverano tra le rimanenze i lavori in corso su ordinazione ma per quando riguarda il

I principi internazionali

criterio di valutazione adottato esso è sempre il costo specifico con la differenza che le rimanenze si iscrivono al

valore minore tra costo e quello di mercato(market value). Inoltre per quanto riguarda i metodi di determinazione dei

costi nel caso di beni fungibili gli IAS considerano solo il costo medio ponderato e il FIFO. 12

Fiscalmente le rimanenze devono essere valutate con il LIFO a scatti annuale:ossia il primo anno in cui si hanno le

rimanenze si valutano con il metodo preferito,gli anni successivi si considerano le rimanenza dell’anno e la parte fino

ad ammontare concorrente a quello dell’anno precedente si iscrivono con lo stesso valore dell’anno scorso la restante

parte va calcolata secondo il metodo stabilito.

LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE

I lavori in corso su ordinazione sono contratti di durata normalmente ultrannuale per l’esecuzione di un opera

eseguita su ordinazione del committente secondo le specifiche tecniche indicate da quest’ultimo. Per il codice civile

sono delle rimanenze che sono valutate in base a due criteri:

consigliato:i costi e i ricavi e margine della commessa vengono

stato di avanzamento lavori(sal):criterio

• riconosciuti in funzione dell’avanzamento dei lavori e attribuiti agli esercizi in cui tale attività si esplica. Tale

metodo ha il pregio di evidenziare l’utile e la perdita derivanti dall’attività di esercizio in esercizio ma ha il difetto

che non può essere sempre applicato infatti per poter essere applicato si devono avere determinate condizioni

quali per esempio stime attendibili sia dei ricavi che dei costi,esistenza di un contratto vincolante tra le parti

consentito)ricavi e margine della commessa vengono riconosciuti solo quando il

commessa completata:(criterio

• contratto è completato e le opere risultano ultimate e consegnate. Tale criterio implica di rimandare i costi

sostenuti nell’esercizio(più quelle dell’esercizio precedente) fino all’esercizio in cui si avrà il ricavo ossia iscrive

tra il lavoro in corso tra le rimanenze per opere eseguite ma non ancora ultimate.

Per quanto concerne i principi internazionali circa i lavori in corso su ordinazioni essi non li considerano rimanenze

ma fanno parte delle attività correnti e come contropartita in conto economico. I criteri di valutazione sono gli stessi

stabiliti dai principi nazionali con l’unica differenza nel caso di stimi di commesse in perdita:

principi nazionali:la perdita può subito essere imputata nel momento in cui si verifica oppure subito anche se

• ancora non conseguita ma fiscalemente tali perdite sono deducibili solo nella misura del 2% per le commesse

nazionale e del 4% per quelle internazionali mentre il resto della perdita è interamente deducibile nel momento in

cui si verifica.

principi internazionali :la perdita va immediatamente rilevata come costo

CREDITI,DISPONIBILITA’ LIQUIDE,RATEI E RISCONTI

I crediti sono esposti nello schema di stato patrimoniale nelle attività alla voce A(crediti verso soci),alla voce

B2(immobilizzazioni finanziarie)e nella voce C(attivo circolante). Secondo il Codice civile i crediti devono essere

valutati al presumibile realizzo. L’esposizione dei crediti a tale valore può comportare una riduzione del valore

nominale degli stessi la c.d. perdita su crediti che può essere causata per esempio:

dall’inesigibilità

• inaffidabilità del soggetto debitore

• assoggettamento del debitore alle procedure concoirsuali

• altre cause di minor realizzo(inaffidabilità del soggetto debitore)

Ecco perché i crediti devono altresì essere esposti al netto delle svalutazioni eventualmente effettuate. I principi

contabili nazionali a riguardo suggeriscono di procedere alla svalutazione mediante accantonamento in apposito

fondo denominato”fondo rischi su crediti” che in sede di bilanci viene portato a rettifica crediti. In conto economico

la svalutazione crediti è una componente negativa che va inserita nella voce B.10.d o se i crediti sono

immobilizzazioni finanziarie nella voce D.19.b. .

Il fondo verrà utilizzato nei successivi esercizi a copertura delle perdite che si manifesteranno.

Il fisco considera totalmente deducibile la svalutazione crediti e in ammette in deduzione anche l’accantonamento a

fondo rischi su crediti in misura del 5% del valore totale dei crediti

Circa le disponibilità liquide esse sono iscritte nell’attivo circolante dello stato patrimoniale e si dividono in:

1. depositi bancari e postali:valutati secondo il principio del presumibile realizzo

2. assegni: valutati secondo il principio del presumibile realizzo

3. denaro e valori in cassa:valutati al valore nominale

Ratei e risconti vanno considerati al netto del disaggio su prestiti se attivi/(voce D stato patrimoniale)e dell’aggio su

prestiti se passivi(voce E stato patrimoniale).

Per quanto riguarda i crediti e disponibilità liquide i principi internazionali le considerano attività finanziarie e perciò

sono valutati al fair value eccetto il caso di crediti detenuti fina a scadenza in questo caso devono essere valutati al

costo ammortizzato. Anche in tal caso i crediti vanno iscritti al netto di eventuali svalutazioni.

Per gli IFRS infine i ratei e risconti vanno assimilati a poste attive liquidabili a breve 13

OPERAZIONI IN VALUTA

Il Codice civile stabilisce che le poste in valuta estera sia esse di lungo che di medio-lungo termine devono essere

iscritte in stato patrimoniale nella voce attività /passività in valuta al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura

dell’esercizio ed i relativi utili /perdite su cambi devono essere imputati a conto economico tra i proventi o gli oneri

finanziari.

Per lo IAS 21 le posizioni in valuta estera si deve distinguere:

le posizioni in valuta estera monetarie vanno valutate al tasso di cambio vigente alla data di redazione del bilancio

• le posizioni in valuta estera non monetaria devono essere mantenute al cambio storico ossia al tasso di cambio in

• essere alla data dell’operazione se l’operazione è valutata al costo storico. In caso di valutazione dell’operazione

al fair value il cambio è quello vigente al momento della determinazione dei valori(cambio corrente)

indipendentemente dal tipo di tasso applicato tutte le differenze positive/negative derivanti dal cambio,vanno iscritte

a conto economico

DEBITI

I debiti vanno iscritti nella voce D,che si articola poi in 14 sottovoci,del passivo dello stato patrimoniale . secondo i

principi contabili nazionali i debiti sono obbligazioni a pagare un ammontare determinato,di solito ad una data

prestabilita e vanno valutati al loro valore nominale.

Per gli IAS i debiti vanno iscritti in un'unica voce(sono tutti uguali) e rappresentano passività finanziarie e come tali

vanni valutati al fair value. Gli IAS circa gli aggi e disaggi su prestiti stabiliscono che vanno portati in decremento

incremento del prestito stesso.

COSTO DEL LAVORO

Secondo il Codice civile i costi del lavoro vanni iscritti in conto economico alla voce B.9. i debiti per trattamento di

fine rapporto e per quiescenza ed obblighi simili vanno invece iscritti nel passivo dell stato patrimoniale

rispettivamente alle voci Conto economico B.1

Il TFR è poi regolato dall’art.2120 del Codice civile.

Per quanto riguarda gli IAS è differente la modalità di determinazione del TFR e dividono il costo del lavoro in 5

tipologie di costi:

compensi a breve termine

• compensi successivi al rapporto di lavoro:TFR

• compensi a lungo termine

• compensi legati al patrimonio netto

I FONDI RISCHI ED ONERI

Secondo il Codice civile i fondi rischi ed oneri vanno iscritti alla voce B del passivo dello stato patrimoniale e si

dividono in:

fondi rischi ed oneri per quiescenza ed obblighi simili

• fondi rischi ed oneri per imposte,anche differite(accoglie il debito per imposte in contenzioso)

• altri.

I principi nazionali in merito distinguono le passività che danno luogo a tali fondi in:

1. passività certe,sono costi e spese di competenza dell’esercizio il cui ammontare o la cui data di

sopravvenienza è indeterminata

2. passività connesse a situazioni o fattispecie esistenti alla data di bilancio la cui esistenza è solo

probabile .

Le passività certe danno origine ai fondi per oneri o fondi spese i cui relativi accantonamenti vanno iscritti tra la voce

B.13 del conto economico “altri accantonamenti”.

Le passività potenziali danno origine ai fondi rischi i cui relativi accantonamenti vanno iscritti alla voce B.12 del

conto economico “accantonamenti per rischi”

I fondi non previsti dalle norme tributarie non sono deducibili.

Anche gli IAS prevedono i fondi ma con la differenza rispetto ai principi nazionali che non c’è distinzione tra fondi

oneri o spese e fondi rischi esistono solo i fondi oneri e questo perché gli IAS non ammettono l’iscrizione in bilancio

di passività potenziali ma se ne da notizia nelle note di commento 14

PATRIMONIO NETTO

Il Codice civile stabilisce che il patrimonio netto va iscritto nella voce A del passivo dello stato patrimoniale. Inoltre

il Codice civile stabilisce che ogni voce del patrimonio netto e relative variazioni devono essere spiegate

analiticamente in appositi prospetti.

Non esiste uno IAS che si occupa di tale voce di stato patrimoniale

INQUINAMENTO FISCALE

L’inserimento di poste di natura tributaria all’interno del bilancio d’esercizio era, fino a poco tempo fa, una prassi

ricorrente. Tale operazione determinava un inquinamento fiscale del bilancio, cioè pregiudicava la sua natura

civilistica. L’ordinamento tributario e quello civilistico rappresentano sistemi completamente distinti.

I criteri ed i principi di ciascun ambito giuridico rispondono ad esigenze proprie e, in particolare, i risultati che tali

differenti sistemi esprimono sono del tutto peculiari: il risultato civilistico, infatti, informa circa l’andamento

economico, finanziario e patrimoniale di un’impresa, mentre il risultato tributario rappresenta la base imponibile in

relazione alla quale un soggetto deve adempiere la propria obbligazione tributaria nei confronti dell’Amministrazione

Finanziaria.

Per questo motivo, i dati civilistici e quelli fiscali dovrebbero percorrere “binari” distinti e, dunque, essere

completamente indipendenti.

Nel nostro ordinamento tale separazione non ha mai incontrato i favori del Legislatore infatti fino al d.lgs del6/2003,

l’ordinamento italiano infatti,ha costantemente accettato il legame tra bilancio civile e dichiarazione del risultato

fiscale di società ed imprese, tanto che si è andato consolidando nel tempo un principio di dipendenza della

determinazione dell’imponibile fiscale dal bilancio d’esercizio.

In questa situazione veniva inevitabilmente compromessa la veridicità del dato risultante dal bilancio: infatti, il

risultato civilistico che emergeva appariva in qualche modo falsato dalla rilevanza di voci fiscali nel conto

economico.

Ciò, in particolare, conduceva ad un risultato di gestione minore rispetto a quello che l’impresa avrebbe conseguito

senza il transito nel conto economico di voci di natura esclusivamente fiscale, proprio perché tali poste

rappresentavano importi da sottrarre al valore della produzione, e determinavano una - più o meno - significativa

riduzione dell’utile societario o, viceversa, un aumento della perdita.

L’inopportunità di tale situazione, peraltro, aveva come conseguenza il pregiudizio all’immagine sul mercato

dell’impresa, che, per effetto della rilevanza nel conto economico di voci negative di natura non civilistica, ma

fiscale, realizzava risultati meno floridi; questo incideva irrimediabilmente sulle scelte degli investitori che, di norma,

nell’impostare le proprie strategie finanziarie danno notevole importanza ai risultati di gestione delle società.

Tutto ciò ha indotto il Legislatore a studiare efficaci rimedi contro le interferenze fiscali nel bilancio d’esercizio ed a

contrastare, quindi, il fenomeno dell’inquinamento fiscale.

Il Legislatore italiano in primis,ritenne opportuno risolvere questa delicata situazione creando un’apposita area fiscale

all’interno del conto economico del bilancio d’esercizio: la cosiddetta appendice fiscale.

L’area fiscale in esame era collocata nelle voci n. 24 e n. 25 del conto economico del bilancio: la voce n. 24 avrebbe

accolto le rettifiche di valore operate in applicazione di norme tributarie e la voce successiva – la n. 25 – avrebbe

riportato gli accantonamenti eseguiti in applicazione di norme tributarie.

L’area in tal modo ritagliata avrebbe dovuto accogliere tutte le poste di natura esclusivamente tributaria, il cui transito

al conto economico del bilancio fosse richiesto dal TUIR: in altri termini, si trattava di un ambito in cui far confluire

elementi che non avevano origine e natura propriamente civilistiche.

Gli inconvenienti prodotti dal meccanismo dell’appendice fiscale al conto economico convinsero il Legislatore a

disporre una serie di rimedi che però non eliminavano il problema dell’inquinamento fiscale.

Il problema è stato risolto con il combinato intervento del D.Lgs 17 gennaio 2003, n. 6(ha definitivamente il comma

secondo dell’articolo 2426 del Codice civile che, appunto, ammetteva la menzione delle rettifiche di valore e degli

accantonamenti di natura esclusivamente tributaria )e il D. Lgs. 12 dicembre 2003, n. 344 (decreto IRES).

finalmente svincolata la

Con tali provvedimenti,applicati per la prima volta con i bilanci riguardanti il 2004, si è

deducibilità dei costi fiscali d’Impresa dalla necessità di transitare nel Conto Economico, sancendo pertanto la

conseguente completa autonomia del reddito d’impresa (economico) da quello imponibile di carattere fiscale. Adesso,

non si deve più partire dal cosiddetto reddito civilistico per arrivare al reddito imponibile, attraverso la somma

algebrica delle variazioni in aumento (c.d. riprese fiscali) ed in diminuzione. Esisteranno un unico reddito, quello

legale di natura civilistica, ed un valore imponibile sul quale si calcoleranno le imposte, in sede di dichiarazione dei

redditi. Tra di essi non ci sarà più alcun legame e nessun rapporto di dipendenza. Per la nuova normativa, il Bilancio

che contiene voci quantificate con l’applicazione delle regole fiscali, è addirittura impugnabile, ovviamente quando

queste siano in contrasto (come spesso accade) con i principi contabili ed i presupposti economici. 15


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Ragioneria generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Cardillo Eleonora.

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