strettamente connessa ai processi di separazione e differenziazione e dunque alla nascita psicologica del
Sé e dell’oggetto. Questo complesso dinamico, insieme ai meccanismi e alle strategie per gestire i
bisogni, le emozioni e gli affetti che si producono al suo interno, definisce l’invariante come il livello
basico comune sia al nevrotico, sia al perverso che allo psicotico. Questa ipotesi rende possibile il loro
PREMESSA trattamento psicoterapeutico e sostiene la possibilità di cura. Tornando al tema del narcisismo e del
La presente ricerca prosegue dal punto di vista in cui era stato sospeso il precedente lavoro di dibattito tra le affermazione freudiane, quelle di Jung e le ipotesi di Federn, si può sostenere la proposta
esplorazione psicoanalitica. A conferma di questo, si partirà da alcune riflessioni che riguardano la che il termine narcisismo definisca un tipo di relazione in cui l’individuo funziona pretendendo
dimensione narcisistica. Tutta la psicopatologia riguarda l’esperienza della depressione e il successo o incondizionatamente che l’oggetto sia un riflesso di sé e dei propri bisogni, privo di qualsiasi fattore di
fallimento della sua elaborazione. Su questo punto possono convergere le teorie di kleniani e dissonanza, discontinuità e diversità. In questo senso il cosiddetto ritiro narcisistico si rivelerebbe come
winnicottiani, ma sarà difficile scoprire una base comune con il pensiero di Freud e Ferenczi. Il il sintomo di un’espansione nei confronti dell’oggetto e della realtà, a cui si accompagna il diniego della
problema della depressione rinvia a esperienze di distacco, della separazione e al processo di formazione dignità individuale e della diversità tra realtà psichica e oggettuale. Nel nevrotico dunque, questa
del sentimento di separatezza, del rapporto con la realtà, con il piacere e il benessere, col dispiacere e la contrapposizione dinamica tra il Sé e la diversità dell’oggetto, è un aspetto della resistenza che l’identità
sofferenza psichica. Se è vero che sono il distacco e la separazione che danno vita alla posizione del Sé oppone alla realtà nel tentativo di salvaguardare la propria conservazione. Ciò nonostante, essa è
depressiva, allora dobbiamo immaginare la parte di vita anteriore all’esperienza del distacco e della la testimonianza che un aspetto della relazione e della nevrosi narcisistica è presente anche
separazione, come una forma di esistenza dominata dall’omogeneità, dalla fusionalità, dalla non nell’individuo sano, e rappresenta una caratteristica dell’invariante. L’invariante dunque indicherebbe
differenziazione. Quando l’esperienza del distacco e della separazione fa il suo esordio nella vita una fondamentale incompatibilità della psiche individuale a riconoscere e accettare la diversità
psicofisica del bambino sappiamo che lo coglie di sorpresa, in quanto egli non è ancora preparato: il dell’identità oggettuale. La proposta di Stella dell’invariante potrebbe convivere con le riflessioni di
bambino è in uno stato di prematurità rispetto all’esperienza che viene imposta dall’esterno. Tale Canestri che suggerisce l’ipotesi di considerare il concetto di riconciliazione, come un principio
esperienza lo scuote, spingendolo fuori da uno stato di soggettiva omeostasi, resa possibile dalla fondamentale del funzionamento dell’apparato psichico nella sua complessità. Questo concetto di
complicità protettiva della madre-ambiente che avvolge il bambino nell’involucro prodotto riconciliazione. Intesa come principio neutro che spinge a ricercare la ricomposizione delle
dall’adattamento ai suoi bisogni. Si tratta di una nuova nascita che attualizza un trauma che era già perturbazioni e a costruire nuovi equilibri tra Sé e realtà, concorda con il concetto di invariante, che
avvenuto senza essere sperimentato per la totale assenza di differenziazione tra organismo e psiche. In evidenzia l’esistenza di un elemento essenziale della vita psichica che si conserva anche attraverso
questo modo la vita viene sperimentata come processo e compaiono per la prima volta nell’esperienza processi di trasformazione che coinvolgono l’individuo sia nel processo evolutivo sia nel processo
del bambino le direzioni avanti e indietro che corrispondono alle trasformazioni promosse dai desideri analitico. Questa ipotesi ha effetti sulla teorizzazione del narcisismo, dei principi di base delle pulsioni
di crescita e dalla nostalgia: il tempo si insedia come un senso psicofisico. Nessuno meglio di Winnicott di vita e di morte, sulla definizione dei concetti di regressione e costruzione. La prima osservazione
ha descritto questo momento, e lo ha fatto introducendo i concetti di area intermedia, di esperienza e riguarda il narcisismo. Una volta raggiunta una primitiva coesione di sé, definita narcisistica, l’apparato
oggetti transazionale. Ma fu Freud a inaugurare questa linea di ricerca attraverso lo scritto sul psichico protegge questa nuova condizione rapportandosi alla realtà in modo assimilatorio, ossia
narcisismo. Malgrado le difficoltà di quel lavoro, restano le scoperte di indubbio valore:
• incorporante-costruttivo. L’apparato psichico dunque tende a controllare la realtà, annettendola a sé
L’introduzione dello stadio del narcisismo primario, in una posizione evolutiva intermedia tra la attraverso la costruzione di rappresentazioni e schemi che possono assumere forme compatibili con gli
capacità relazionale e uno stadio primitivo pre-conflittuale e mancante di un’esperienza di sé
• stadi dello sviluppo psichico. Questa tendenza alla ricerca di nuovi livelli di equilibrio dinamico
L’idea che la formazione del sentimento di sé, che caratterizza il narcisismo primario, si associ a costituisce il nucleo della conoscenza e coincide con un moto espansivo del Sé. Queste osservazioni
un intensissimo vissuto di benessere le cui tracce sopravvivono nella psiche anche dopo il rafforzano l’idea che l’azione psichica contrapposta dall’apparato psichico alla separazione e alla
termine dello stadio narcisistico e la conseguente nascita della capacità di relazione oggettuale;
• presentazione della realtà consiste in uno sforzo di espansione dei confini dell’Io. Stando a questa
Queste tracce di eccezionale godimento sensoriale costituiscono i nucleoli narcisistici all’interno prospettiva, nel cui nucleo alloggia il principio suddetto, la questione si sposta sul piano delle
del Sé evoluto e costituiscono i punti a cui possono ancorarsi, i meccanismi di idealizzazione e i trasformazioni che l’apparato psichico mette in atto nel confronti della realtà per padroneggiarla. Le
processi narcisistici secondari, per cercare di compiere la via regressiva per mezzo della quale trasformazioni che dominando la vita del nevrotico sono dominate dal conflitto e dal lavoro di
l’individuo tenta di sottrarsi alla realtà e al dolore. adattamento, che passa attraverso il riconoscimento della realtà, della diversità e della dignità
dell’oggetto e impone il contenimento e l’elaborazione della frustrazione e dell’angoscia attraverso la
L’esperienza del distacco e della separazione quindi è vista come la nascita della capacità di percepire la ricerca di reciprocità, il lavoro di conquista, il negoziato, il compromesso e la formazione del sintomo.
diversità tra gli stati sensoriali narcisistici e gli stati di rapporto con la realtà. La scoperta di questa Nella psiche dello psicotico un profondo senso di impotenza e un ‘angoscia impensabile rispetto alla
diversità genera un profondo dolore, un’angoscia di morte che contraddistingue il vissuto depressivo. realtà hanno prodotto il collasso dell’apparato psichico. Io, Es e Super-Io sconfinano l’uno nell’altro. In
Ma tale vissuto è sostanzialmente di natura narcisistica, poiché riguarda il terrore di annientamento di questa condizione la spinta del principio di riconciliazione si appoggia ai meccanismi di scissione e
sé. Solo più tardi, con lo sviluppo della capacità di relazione oggettuale, la depressione assume un diniego e nell’illusione di un ripristino dello stauts quo, conduce al delirio e alla ricostruzione
connotato oggettuale, trasformandosi in dolore per la perdita dell’oggetto. In un caso o nell’altro, la allucinatoria della realtà. Tra questi due estremi si colloca la psiche del perverso o del feticista. Il
depressione nasce da un vissuto di distruzione, diffondendo una sofferenza e un’angoscia che tendono a feticista risolve il problema dell’incompatibilità dei diversi ricorrendo all’onnipotenza della
schiacciare l’individuo in una condizione di impotenza e agonia. Queste osservazioni spingono a corruzione,dell’impositura, del plagio, attirando il partner a sottoscrivere un patto perverso. Il perverso
considerare la patologia psichica grave, la psicosi, come una difesa nei confronti della minaccia di tende a realizzare la riconciliazione riducendo il desiderio del partner al proprio desiderio. Il sogno del
annientamento proveniente dalla depressione, cioè l’esperienza del distacco e separazione. La psicosi è feticista è quello di trasformarsi in un perfetto automa la cui onnipotenza consiste nell’annullare le
una reazione autarchica, è il nome dell’azione compiuta dalla psiche per sottrarsi a una sofferenza diversità e i conflitti. Da qui derivano due ulteriori conseguenze. La rima riguardala comprensione del
insopportabile, per fuggire alla ricerca dello stato pre-conflittuale, omogeneo, non differenziato e concetto di coazione a ripetere, la seconda riguarda i riflessi sulla concezione della regressione e sul
omeostatico. A tal proposito è necessario fare una precisazione per liberare il lettore dall’ipotesi di una significato delle costruzioni nell’esperienza analitica. Ferenczi interpreta la coazione a ripetere come
sorta di continuum tra nevrosi, perversione e psicosi. Tale ipotesi confligge con quella sostenuta da una manifestazione dell’insistente ricerca che l’apparato psichico compie per portare alla luce il trauma,
Freud che nella sua Introduzione al narcisismo, opponendosi alla proposta di Jung, affermava una per dargli forma e consentirne l’elaborazione attraverso il lavoro relazionale. In questo senso, è possibile
differenza qualitativa e relazionale tra nevrosi di transfert e nevrosi narcisistiche. Tale contrasto comprendere come il principio di piacere e coazione a ripetere cooperino alla costruzione della
dovrebbe essere rimosso qualora il termine continuum si sostituisca con quello di invariante. soluzione riconciliativa che possiamo scorgere all’interno dei processi di trasformazione nevrotici,
L’invariante, è costituito dall’area che caratterizza il rapporto dell’essere umano, sin dalle origini, con feticisti e psicotici. In questo senso, il principio di riconciliazione appare come la prova di una ricerca
ciò che, contrapponendosi alla percezione di sé, assume lo statuto di diverso. Tale atra dinamica è
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di diverse soluzioni che l’apparato psichico fornisce all’essere umano in rapporto al successo o al 2. Attribuì al senso di colpa un ruolo fondamentale nella formazione della fantasia masochistica e
fallimento dell’esperienza primaria. Allora il compito prioritario del processo analitico diventa quello di saldò all’idea del piacere sessuale incestuoso e all’erotismo sadico-anale. L’amore incestuoso,
facilitare una regressione costruttiva che renda possibile il superamento emozionale dello shock inerente inizialmente rimosso, ricompare nella fantasia di essere picchiato in forma mascherata e pervasa
al fallimento primario e promuova la costruzione del trauma. Un ultimo significato del presente lavoro dal vissuto masochistico residuato dal senso di colpa.
risponde al bisogno di restituire a Ferenczi la maternità di alcuni concetti e ipotesi teoriche che risultano 3. Avvicinò la struttura della fantasia sado-masochistica alla struttura del sogno. La fantasia
ingiustamente associate al pensiero di altri autori. Una parte dell’impegno contenuto in queste pagine è perversa è una formazione di compromesso, come il sogno, che riesce a far coesistere il
teso a riconoscere la ricchezza della sua opera e a restituirgli, insieme a Freud il ruolo genitoriali nei desiderio erotico, il senso di colpa e la punizione, in una scena deformata e mascherata, in cui
confronti della psicoanalisi. l’eccitamento si sviluppa attraverso la via pre-genitale. C’è una differenza tra il sognare del
nevrotico e il sognare del perverso, sia nella forma che nella funzione dei sogni. Il conflitto
interstrutturale che caratterizza il nevrotico, fa si che il sogno richieda un lavoro onirico di
deformazione e di mascheramento che renda possibile un parziale appagamento dei bisogni
CAPITOLO 1: FORBIDDEN SEA: IL RITORNO PROIBITO. NOTE SULL’ANALISI DEL SE’ compatibili e un limitato accesso del Sé rimosso dall’esperienza, senza che queste abbiano
PERVERSO accesso diretto alla coscienza. Non altrettanto accade nel perverso che , grazie a una parziale
Il titolo del presente capitolo vuole essere un esplicito richiamo alla teoria che prima Ferenczi e poi scissione dell’Io, si sottrae all’influsso del conflitto: a una parte dell’io compensata e integrata si
Balint hanno elaborato riguardo al naturale bisogno di regressione presente in ogni essere umano. Tale contrappone una parte scissa che non si differenzia dagli aspetti narcisistici del sogno, essa
bisogno risulta ristretto nel soggetto perverso il quale non può concedersi la possibilità di vivere desidera onnipotentemente, non differenzia realtà esterna e interna, non differenza Sé e non Sé,
un’esperienza regressiva. È necessario aggiungere due precisazioni che consentono di entrare nel vivo non riconosce i diritti, il valore dell’oggetto. I sogni del perverso sono sogni quasi privi di
della materia: deformazione e mascheramento, in essi gli affetti e le pulsioni distruttrice o perverse compaiono
- La cornice teorica all’interno della quale Stella ha cercato di sviluppare le sue riflessioni si in modo esplicito, senza vergogna, senza pudore e disgusto. In questo caso il paradosso sta nello
delimita attraverso il riferimento agli studi di Freud, Ferenczi, Winnicott, Balint, Greenacre, scoprire che non ci sono resistenze verso il contenuto dei sogni. Le resistenze, quando
Baranger. compaiono, sono rivolte verso il processo analitico: esso, non appena il perverso acquisisce
- Il ripetersi di casi in cui compare l’omosessualità non significa che si consideri l’omosessualità coscienza del proprio funzionamento viene vissuto come una minaccia. Per queste ragioni la
come una forma di perversione. L’esperienza clinica ha portato a ridimensionare il ruolo della resistenza nel perverso assume la forma di reazione terapeutica negativa e produce improvvisi
scelta oggettuale nella formazione della perversione, e a dare rilievo alla relazione, all’uso fenomeni di rovesciamento dei toni affettivi della relazione analitica, con bruschi abbandoni.
dell’oggetto e alla semantica inconscia dell’oggetto del perverso. In questo senso, nella relazione Queste osservazioni sembrano confermare la tesi freudiana della perversione come opposto della
che il perverso tenta di imporre al partner, ritroviamo alcuni aspetti del funzionamento nevrosi.
narcisistico. 4. Legò la perversione al narcisismo facendo discendere la formazione del masochismo, da un
meccanismo narcisistico di ritiro dell’Io sull’originario sadismo.
1. Premessa teorica
Merle, in un articolo del 1999, intitolato Perversioni: struttura, sintomo o meccanismo, si pone il Freud si chiese poi quale fosse l’origine del senso di colpa, soprattutto quello che determinava il
problema della definizione dei limiti concettuali e clinici della perversione. Per Freud, essa deve essere rivolgimento del sadismo in masochismo. La risposta fu molto interessante perché rinviava alla struttura
circoscritta a un disturbo riguardante la sfera della sessualità, delimitata da meccanismi di negazione, dell’Io e al suo rapporto con quello che era descritto come l’istanza critica nei confronti dell’Io: l’Io
scissione dell’Io, dall’angoscia di castrazione e dalle problematiche libidiche. Con gli sviluppi della ideale. Tra il 1924 3 il 1938 Freud ritornò più volte sul tema della perversione. I suoi scritti posero
psicoanalisi dei processi precoci di sviluppo, l’interesse degli studiosi si è rivolto al legame tra angoscia sempre più al centro del problema perversione il rapporto tra processo di strutturazione dell’Io e le
di castrazione e angosce più primitive dipendenti dai processi precoci di separazione e risoluzione della vicissitudini del complesso edipico, l’angoscia di castrazione e il processo di maturazione genitale. In
primitiva fusione madre-infante, con il risultato che la formazione della perversione ha assunto sempre questo senso il feticismo diventò sempre più il prototipo delle perversioni: l’angoscia di castrazione
più le caratteristiche di un processo difensivo postumo teso a sopperire a un primario difetto evolutivo viene intensificata dalla visione dei genitali femminili. L’individuo si sottrae a quest’angoscia attraverso
della relazione tra il bambino e l’ambiente e della funzione materna rispetto al delicato processo di una negazione accompagnata dall’allucinazione si un pene femminile. Ma subito sposta l’investimento
gestione del distacco e della soluzione della simbiosi. Freud ha posto le basi dello studio psicoanalitico su un’altra parte del corpo o su un indumento o oggetto della donna, il feticcio quindi nasce per svolgere
della perversione. Sin dal 1905 egli basò le proprie ipotesi sulle teorie pulsionali e dello sviluppo degli più funzioni simultanee: negare l’assenza del pene nella donna, negare l’angoscia di castrazione, e
stadi di organizzazione della libido. Dall’ipotesi del polimorfismo perverso del bambino derivò la rassicurare l’individuo per consentirgli una forma di appagamento genitale. Altri autori hanno
convinzione che la perversione dell’adulto andasse intesa come persiste
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