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Introduzione

Per valutare il carattere patogeno di un comportamento osservato in un bambino è necessaria un’approfondita conoscenza del suo sviluppo “normale”. La psichiatria infantile è una pratica clinica empirica, caratterizzata dall’eterogeneità dei suoi interventi, si divide in:

  • I primi sforzi della psichiatria infantile si sono indirizzati sui bambini ritenuti “non educabili” (sordi, ciechi, insufficienti mentali).
  • I primi psichiatri infantili si sono principalmente preoccupati di ritrovare nel bambino dei quadri nosografici già conosciuti nella psichiatria per adulti.

La psichiatria infantile si sviluppa da una pratica e non da un’elaborazione teorica, poi una riflessione su questa pratica ha condotto gli psichiatri infantili ad usare fonti teoriche molto diverse. Dal 1950: notevole moltiplicazione dei referenti teorici applicati alla psichiatria infantile (apporti teorici tradizionali della psicoanalisi e della psicologia dell’apprendimento + epistemologia genetica, teorie ecologiche, sistemiche, della comunicazione): il modo in cui essi studiano il loro oggetto attribuisce ad esso un significato sempre diverso.

La maturazione del bambino è un processo continuo e permanente: tutti gli autori che si sono accostati al suo studio hanno frammentato il processo in fasi, stadi, posizioni, punti nodali, organizzazioni, crisi. Lo studio del bambino è complesso e deve tener conto del contesto teorico dell’autore. Particolarità del bambino è neotenia: la prematurità fisiologica del piccolo uomo rispetto alla maggior parte dei neonati delle altre specie animali. Il neonato dell’uomo nasce con un equipaggiamento insufficiente per adattarsi attivamente all’ambiente (ruolo ricoperto dall’ambiente familiare nei primi anni, per cui è fondamentale la socializzazione).

  • Ontogenesi: sviluppo dell’individuo partendo dal suo patrimonio genetico.
  • Filogenesi: evoluzione specie.
  • Epigenesi: l’organizzazione progressiva somatica/comportamentale dell’individuo, essa è una costruzione che dipende dal programma genetico, dai materiali e informazioni messe a disposizione dall’ambiente (non si possono separare artificiosamente equipaggiamento genetico innato/apporto ambientale acquisito).

La psicopatologia dell’età evolutiva (distinta da quella dell’adulto) è recente. Il primo testo è di De Sanctis (1925), una prima sistematizzazione dell’argomento dal punto di vista descrittivo (descrizione dei possibili disturbi usando una terminologia tratta dalla patologia adulta). La psicologia del bambino e relativi disturbi sono qualcosa da studiare a parte perché sono soggetti diversi dagli adulti e continuano a cambiare. La neuropsichiatria ha preso spunto dalla pedagogia. Il soggetto in età evolutiva che cambia velocemente è un concetto pedagogico-giuridico (leggi sporadiche: i magistrati si rendono conto che nei confronti del reato, il soggetto è totalmente diverso dall’adulto, occorre un sistema di leggi e interventi diversi).

Si arriva poi alle prime osservazioni di De Sanctis su soggetti che sembravano insufficienti mentali (schizofrenia infantile) e poi psicoanalisi.

Capitolo 1. Principali fonti teoriche della psichiatria infantile clinica

Basi neuroanatomiche e neurofisiologiche dei comportamenti

Problema della maturazione. Rapida evoluzione delle strutture e funzioni cerebrali nel periodo perinatale, maturazione neurofisiologica collegata alla progressiva maturazione dei comportamenti umani. È necessario però distinguere:

  • Ciò che esiste in un determinato periodo dell’evoluzione e le modificazioni cronologiche che si producono poi.
  • Ciò che esiste, sparisce, riappare e ricompare in successioni più o meno lunghe.
  • Ciò che si evolve verso una progressione funzionale successiva e si elabora fino ad assumere una forma più o meno definitiva in modo che il processo si modifichi attraverso affinamenti.

All’interno del processo di maturazione bisogna distinguere: anatomia (morfologia), funzioni (sistemi potenziali), funzionamento (messa in atto di tali sistemi); si collocano a livelli d’organizzazione diversi, hanno rapporti diversi con dotazione innata e apporto ambientale. Concetto d’immaturità: solitamente concepito come mancanza, semplificazione, diminuzione delle proprietà e caratteristiche della maturità; ha invece delle sue leggi di funzionamento, 4 caratteristiche dell’immaturità funzionale di un sistema nervoso:

  • Scarsità numerica dei neuroni attivi e attivabili.
  • Lentezza di conduzione stimoli.
  • Debole liberazione degli impulsi neuronali e trasmissione sinaptica difficile.
  • Plasticità elettiva (particolare sensibilità dei neuroni all’ambiente in alcune fasi di sviluppo).

I diversi autori che si sono dedicati alla crescita hanno tentato di fissare il processo isolando tappe, livelli, stadi che meglio si prestavano ad uno studio statico. Il rischio è dimenticare la continuità della crescita a vantaggio di queste tappe isolate. Nella crescita l’importante è il passaggio da una tappa all’altra. Le strutture anatomiche dipendono in gran parte dalla dotazione congenita e condotte dall’ambiente in cui il bimbo evolve, perciò è difficile distinguere nell’organizzazione funzionale del bambino il non acquisito e l’acquisito.

Problema della localizzazione cerebrale

È difficile nell’uomo definire le basi neuroanatomiche del comportamento a causa del considerevole sviluppo del sistema nervoso centrale e della molteplicità di sistemi d’interazione che regolano questo comportamento (familiare, sociale, culturale). Studi: constatazione di disordini comportamentali dopo lesioni. Da questi studi si avanzano ipotesi sul collocamento filogenetico delle strutture e connessioni neuroanatomiche implicati in alcuni comportamenti umani:

  • Sistema limbico: cervello delle emozioni.
  • Strutture centrali: talamo, ipotalamo, epitalamo, area del setto, formazione ippocampica, complesso amigdaloideo, formazione olfattiva.
  • Vie afferenti: afferenze sensitive e sensoriali, olfattorie.
  • Connessioni efferenti: fascicolo mediano, connessioni con neocorteccia.

In base alle sperimentazioni animali è probabile che questo insieme funzionale intervenga nei comportamenti che traducono le emozioni, l’espressione dell’aggressività, condotte sessuali.

Teorie centrate sul comportamento e/o ambiente

Behaviorismo, etologia, teorie sistemiche

Teorie behavioriste e neobehavioriste. Il comportamentismo nasce come corrente psicologica con lo scopo di studiare il comportamento, in USA col termine behaviorismo (“avere quello che si è”). Mentre le teorie precedenti si erano basate su ragionamenti e correnti di pensiero filosofico, ora ha pretese di scientificità: sperimentazione obiettiva + rifiuto dell’introspezione perché non oggettiva. L’unico modo è l’osservazione dall’esterno senza chiedere il coinvolgimento del soggetto: comportamento osservabile e tangibile.

Spunti: 1911 Tordak e Pavlov. Parla di riflessi condizionati, studia le ghiandole salivari e gastriche (secrezione) in rapporto all’assunzione di cibo; casualmente osserva che i cani iniziavano ad avere secrezioni quando c’erano cambiamenti nell’ambiente (per es. rumore inservienti che portano il cibo); non è un fenomeno fisiologico. Fa precedere la portata del cibo con stimoli che non c’entrano nulla (per es. luce accesa), dopo queste associazioni, il cane alla presenza dello stimolo aveva una secrezione.

Una serie di comportamenti animali non sono innati, ma appresi perché premiati da un buon risultato o ricompensa. Watson 1913, psicologo americano. Ha voluto collocare lo studio del comportamento al di là della soggettività: ogni comportamento è il risultato di un apprendimento secondario ad un condizionamento perciò l’insieme del comportamento si riduce ad una serie di riflessi condizionati senza influenza reciproca tra soggetto/suo ambiente.

Perciò teoria detta S/R (stimolo/risposta). L’uomo è un animale e tutto il comportamento è appreso attraverso prove, errori, associazioni. Fa studi sui bambini appena nati: condizione ideale per studiare il comportamento nelle nurserie; tutti i bambini sono identici alla nascita, hanno comportamenti riflessi (per es. stringere mano su un oggetto) e innati (rispondere all’affetto che indica piacere), reazioni di paura (rumori improvvisi); sono pochi i comportamenti su cui si sviluppa la personalità, associando queste risposte a determinati stimoli si sviluppa la personalità.

Skinner 1937 parla di condizionamento operante: a differenza del condizionamento di risposta, dipende dalla volontà dell’animale, è un vero programma di realizzazione. I comportamentisti si occupano anche del comportamento sociale, per esempio, madre ha una funzione di rinforzo. Il bisogno di cibo è associato dal bimbo alla madre, poi diventa un rinforzo in sé indipendente dal cibo (sicurezza, protezione, affetto), fase della dipendenza dall’adulto; il desiderio del bambino di soddisfare l’adulto per non perderne l’affetto e presenza, acquisisce dei comportamenti che lo soddisfano poi la madre lo allontana da sé per renderlo indipendente, il bimbo vive la situazione come frustrante perché perde il rinforzo gratificante. Dall’altro lato però è consolato dal fatto che l’autonomia gli permette maggiore libertà (vere rapporti con altre persone, utilizzarle come rinforzi positivi, così si stabiliscono i rapporti sociali).

Sia per behaviorismo che neobehaviorismo, la personalità non è altro che un incastro di condizionamenti sempre più complessi, i problemi di immagine mentale e strutturazione dello psichismo sono considerati superflui, l’abitudine è la sola struttura di base che mantenga il legame S/R.

Teoria dell’apprendimento vista da scuola russa (Vigotski, Leontiev, Anokhin). Teoria dell’apprendimento che oltre al condizionamento riflesso considera anche il processo di sviluppo int dell’atto (concetto di afferentazione di ritorno = con funzione di segnale di passaggio all’anello comportamentale seguente in caso di successo o di ripetizione comportamentale in caso di scacco). Studiano il problema dell’interiorizzazione, trasformazione delle azioni ext in processo intellettuale interno. Per esempio, pointing del bambino: comune gesto del bimbo di indicare con mano/indice l’oggetto denominandolo. Per Vigotski ha funzione essenziale nello sviluppo del linguaggio del bimbo e sta alla base di tutte le forme superiori di sviluppo psicologico; il gesto è originariamente un tentativo infruttuoso per afferrare l’oggetto verso cui il bimbo è orientato; un nuovo significato nasce dal gesto quando il bimbo troppo distante, non può più afferrarlo, la mano resta in aria e le dita continuano il tentativo di prensione (all’inizio è gesto esclusivamente motorio), però è un anello intermedio proveniente dall’esperienza; la madre gli porge l’oggetto e il bimbo impara a indicare l’oggetto senza alcun tentativo di prensione, è divenuto un gesto per gli altri = un mezzo di comunicazione più dimostra l’importanza della socializzazione, il gesto principalmente motorio prende senso solo attraverso l’intervento sociale esterno. Il passaggio dall’atto motorio a simbolico è determinato dall’apporto esterno.

L'etologia e le sue applicazioni: Bowlby

L’etologia non studia l’animale in laboratorio, ma nel suo ambiente naturale, in un contesto il più possibile simile al suo habitat. Fondatori: Lorenz, Tinbergen, ma soprattutto Harlow e Bowlby. Scoperta fondamentale dell’imprinting: attraverso la vicinanza dell’adulto della sua specie, l’animale elabora determinati comportamenti che non avrebbe se non vi fosse a contatto.

I lavori di Harlow. Studi su scimmiette Rhesus: dimostra il bisogno di un legame di attaccamento tra piccolo e madre e le implicazioni dovute a mancanza dell’attaccamento; delle giovani scimmie sono alleviate in un isolamento sociale, senza madre fin dalla nascita; quando l’isolamento è totale nei primi 3 mesi si osservano lacune nello sviluppo sociale, ma sviluppo soddisfacente delle funzioni cognitive; quando l’isolamento dura 6-12 mesi incapacità di qualsiasi sviluppo sociale, per esempio giochi sessuali. Si propongono alle scimmie madri artificiali (pupazzo di stoffa con biberon), preferiscono le madri morbide = il confronto del contatto e attaccamento è una variabile maggiore nel legame con madre, superiore al nutrimento.

I lavori di Bowlby. Ritiene che l’attaccamento del piccolo alla madre e viceversa deriva da sistemi di comportamento propri della specie che si organizzano attorno alla madre. Cinque sistemi comportamentali: succhiare, aggrapparsi, seguire, piangere, sorridere (definiscono la condotta dell’attaccamento, che ha lo scopo di mantenere il bimbo nelle vicinanze della madre). Teoria che confuta la nozione della psicoanalisi dello stabilirsi della relazione con l’oggetto libidico per strutturazione sulla soddisfazione del bisogno orale. Descrive reazioni dei bimbi di fronte a separazione da madre, tre fasi (protesta, disperazione, distacco), sono alla base delle reazioni di paura e ansietà dell’uomo.

Teorie della comunicazione e teorie sistemiche

È uno studio centrato non tanto sull’individuo, ma su interazioni tra individui all’interno di un insieme. Teorie che non si propongono un modello di sviluppo e non si propongono di conoscere l’organizzazione psicopatologica, attenzione rivolta solo alle modalità comunicative. La teoria della comunicazione. Inizialmente elaborata da psichiatri dell’università di Palo Alto, passano da un modello lineare a uno circolare d’interazione (ogni termine è determinato dal precedente ma determina anche il seguente). Cinque principi della comunicazione:

  • È impossibile per un individuo messo in un’interazione non comunicare (anche il rifiuto è un tipo di comunicazione).
  • Ogni comunicazione presenta due aspetti: contenuto (livello implicito) e tipo di relazione stabilito (livello esplicito); per passare da livello implicito a esplicito è necessaria la capacità di comunicare sulla comunicazione (metacomunicazione).
  • La natura delle relazioni dipende per ciascuno dall’interazione delle sequenze comunicative (il messaggio emesso non coincide col recepito).
  • Due modi di comunicazione eterogenei: digitale (il linguaggio stesso) e analogico (tutto ciò che sta attorno al linguaggio).
  • Interazioni simmetriche (tende all’uguaglianza) o complementari.

È una teoria psicodinamica, ma non psicoanalitica (accetta l’inconscio, ma non la strutturazione di personalità in io/es/super-io). La comunicazione con l’altro crea l’immagine di me: io mi colgo come oggetto, ma solo attraverso l’immagine che mi rimanda l’altro. Tutte le patologie nascono da comunicazioni errate o paradossali. La parola non è l’unico modo per trasmettere messaggi, ci sono simboli analogici (mimica, gestualità) più comunicazione iconica. Il linguaggio può assumere alta ambiguità. Il bambino che cresce è soggetto a tutta una serie di comunicazioni che arrivano in modo molto incisivo, ma non ha la stessa capacità di ragionamento e si trova inserito in una serie di situazioni in cui è il soggetto più debole. Comunicazioni patogene:

  • Messaggi di conferma: il soggetto si propone, dice qualcosa che richiede una risposta, l’altro accetta ciò che è il suo modo di proporsi (prende il soggetto per quello che è, al limite ne critica l’operato).
  • Messaggi di rifiuto: si rifiuta il modo con cui l’altro si propone, non è necessariamente negativo.
  • Disconferma (= tu non esisti), è il più ambiguo.
  • Paradosso: situazione logica che non ha possibilità di soluzione, per esempio “tu dovresti volermi bene spontaneamente”, oppure madre che dice davanti alla figlia “per lei ho fatto sacrifici ma non voglio che lei lo sappia”, sono i messaggi più disturbanti per sviluppo della personalità.

È patologico se la comunicazione su disconferma e paradosso diventa il modo consueto di comunicare. Secondo questa teoria la comunicazione paradossale mette le basi per schizofrenia più la comunicazione è il mezzo per curare le situazioni patogene, rendere i comunicanti coscienti della scorrettezza della comunicazione.

Le teorie sistemiche

Principio di omeostasi = tutte le forze del sistema tendono a un equilibrio stabile, se cambia un membro è necessario cambiare le interazioni per un nuovo equilibrio. Il sistema è un insieme in cui ogni membro interagisce con altri componenti. Ci sono sistemi più rigidi o flessibili, il più rigido è la famiglia perché i ruoli restano sempre uguali, a volte si cristallizza in ruoli fissi (persecutore/vittima).

Psicologia del bambino e scienze della conoscenza

Lo sviluppo cognitivo secondo Piaget

Piaget si dedica a descrivere l’evoluzione della funzione cognitiva del bambino partendo dall’osservazione e studio delle strategie usate per risolvere un problema sperimentale; lo scopo è l’adattamento dell’individuo al suo ambiente. È una caratteristica di ogni essere vivente, l’intelligenza umana è considerata come la forma di adattamento più raffinata che, attraverso una serie di adattamenti successivi, permette di raggiungere uno stato di equilibrio tra soggetto e ambiente.

Oltre alla maturazione neurologica intervengono due serie di fattori: il ruolo dell’esperienza e dell’esperienza acquisita nell’azione effettuata sugli oggetti e interazioni con l’ambiente.

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Riassunto esame Psicopatologia, prof. Fagiani, libro consigliato Psicopatologia dell'età evolutiva, Marcelli Pag. 1
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

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