Il caso dell'uomo dei lupi
Dalla storia di una nevrosi infantile
1918 (1914)
Storia del caso
Storia: esposizione della storia e dei dati del caso
Sintomi: storia o descrizione dei sintomi del paziente
Interpretazione: fasi interpretative del materiale del caso
Problemi: osservazioni o problemi generali, sulla stesura del caso o emersi durante l'analisi
Teoria: esposizione di problemi teorici, teoria psicanalitica
Sintomi
Nei primi anni di vita soffre di una grave affezione nevrotica sotto forma di isteria d’angoscia (fobia per gli animali) instauratasi poco prima dei 4 anni, che si trasforma poi in nevrosi ossessiva a contenuto religioso, che perdura fino agli 8 anni. Per i dieci anni successivi conduce una vita normale e poi subisce un tracollo all’età di 18 anni in seguito a un'infezione blenorragica. Molti anni dopo va in analisi e risulta essere incapace di badare a se stesso, dipendente in tutto dagli altri. Nel frattempo era stato in alcune case di cura tedesche ed aveva avuto una diagnosi di psicosi maniaco-depressiva. Secondo Freud, invece, si tratta delle conseguenze di una nevrosi ossessiva conclusasi spontaneamente che ha comunque lasciato una minorazione permanente.
Problemi
- Si tratta di un caso di nevrosi infantile analizzata 15 anni dopo (dunque il paziente arriva da Freud intorno ai 23 anni). L’analisi condotta con un bambino sarebbe risultata più attendibile, non ci sono in questi casi stratificazioni nella vita psichica e la nevrosi si presenta chiaramente. Tale analisi tuttavia procurerebbe poco materiale, ci sarebbero troppi suggerimenti da parte del terapeuta. Il lavoro è più approfondito con un adulto, ma ci sono di contro i rimaneggiamenti subiti dai ricordi nel tempo.
- I primi anni di cura produssero scarsi risultati, il paziente mostrava una cortese apatia. Quando assunse un ruolo più indipendente nel rapporto, ai primi giovamenti smise di collaborare. Allora Freud attese che l’attaccamento nei suoi confronti si facesse sufficientemente forte, dopodiché stabilì di interrompere la cura a una data prefissata, ottenendo la piena e solerte collaborazione del paziente.
- È una storia così incredibile che Freud assicura il lettore di aver riportato fedelmente tutto ciò che aveva raccontato il paziente.
Storia e sintomi
Il paziente si rese conto presto della salute malferma della madre, che non riusciva ad occuparsi a dovere dei figli (ricorda mentre accompagnano il medico in stazione ed ella si lamenta del suo stato: "non posso più vivere così..."), mentre si rese conto solo più tardi della malattia del padre. Aveva una sorella precocemente maliziosa ed una bambinaia alla quale era molto affezionato.
Sembra che fosse sempre stato un bambino tranquillo, ma un giorno i genitori, di ritorno dalle vacanze estive, lo trovarono irritabile, aggressivo. Si collegò questo alla presenza di un’istitutrice inglese eccentrica e litigiosa, che aveva trattato male la bambinaia. Altri ricordi emersi tutti insieme riguardavano (al tempo della prima tenuta, dunque in campagna, prima del trasferimento in città) la paura di essere divorato da un lupo (raffigurato in piedi, su due zampe, in un libro illustrato), la paura e contemporaneamente il desiderio di tormentare scarabei e bruchi, l’essere stato estremamente pio e contemporaneamente il dover bestemmiare ed insultare Dio e la Santa Trinità, l’espirare di fronte a personaggi che lo impietosivano (per non diventare come loro).
Interpretazione e storia successiva
Gli anni successivi videro crescere la tensione verso il padre, il quale pian piano non poté più nascondere la propria depressione. Il vivo affetto che sempre ebbe verso il padre dovette poi tollerare la di lui crescente predilezione per la figlia. Presto ebbe addirittura paura del padre, finché, verso gli 8 anni sembrò guarito.
Partendo dall’ipotesi di una minaccia dell’istitutrice per spiegare l’aggressività del paziente, cominciano ad emergere ricordi riguardanti la sorella che lo aveva coinvolto in pratiche sessuali (inizialmente ricorda di aver cercato di denudare la sorella, poi ricorda che, al contrario, fu lei a prendere iniziative: fece la proposta di mostrarsi reciprocamente il sedere, gli prese in mano il pene raccontando che la nania faceva lo stesso con altri uomini: al giardiniere prendeva il pene in mano facendolo stare dritto sulla testa). Ciò accadeva la primavera precedente all’arrivo dell’istitutrice: il paziente aveva circa 3 anni e mezzo. Freud ipotizza che l’istitutrice potesse allora ricordargli la sorella, insultando la bambinaia.
Riguardo alla sorella, ella era più grande di due anni, lo superava in tutto, intelletto brillante, da piccola era un maschiaccio. Dai vent’anni cominciò a soffrire di depressione (non si trovava attraente) e durante un viaggio morì avvelenandosi (ipotesi di Freud di demenza precoce, che dimostra l’eredità patogena della famiglia). Egli naturalmente soffriva del confronto con la sorella (ella lo rimarcava, deridendolo spesso), e soffriva del padre che la ammirava. Dopo i 14 anni tuttavia i suoi rapporti con lei migliorarono, trovandosi in sintonia nella comune avversione per i genitori. Tentò allora un approccio sessuale con lei ma fu rifiutato, rivolgendo così la sua attenzione a domestiche e contadine (ipotesi: di istruzione ed intelligenza inferiori alle sue). Alla morte della sorella il dolore fu minimo, mentre si rallegrava di diventare l’unico erede. Tuttavia in seguito fece un viaggio nel posto dove ella morì e versò molte lacrime sulla tomba di un poeta all’epoca da lui amato (ricordandosi poi che la sorella scriveva versi e veniva paragonata proprio a questo poeta; e si aggiunga il lapsus della pistola).
Interpretazione degli effetti della seduzione
Riguardo agli effetti della seduzione, egli rifiutò la sorella, ma la cosa lo stimolò e lo spinse a sperimentare con la nania (anche incoraggiato dalle rivelazioni della sorella): decise di toccarsi il pene in sua presenza, ma lei disse che non stava bene e parlò della ferita che i bambini che fanno così ricevono in quel posto (tema della castrazione evocato in vari episodi: le bambine che hanno il sedere davanti; i bastoncelli di zucchero come serpenti tagliati a pezzi; il padre che fa a pezzi un serpente. Inoltre le favole cappuccetto rosso e il lupo e i sette caprettini, in cui i protagonisti escono dal ventre del lupo lo confondono sul ruolo dell’uomo o della donna all’origine dei bambini).
Alla ripulsa della nania smette di masturbarsi: dunque passa dal primato della zona genitale ad una organizzazione sadico-anale. Tormenta la nania, commette crudeltà sui piccoli animali, aveva anche fantasie di bambini percossi, in particolare sul pene: si riferiscono a lui stesso, che così trasforma il sadismo in masochismo, ed evidenzia un’ambivalenza che lo caratterizzerà sempre. Ma il masochismo puntava anche in direzione del padre. Dopo il rifiuto della sua proposta sessuale alla nania, il padre diventa il nuovo oggetto sessuale, persona che lui ammirava molto, richiamando così anche il ruolo passivo che la seduzione della sorella aveva destato (proseguito anche con la nania). Dunque i suoi scoppi d’ira, sadicamente diretti verso la nania, diretti verso il padre intendevano suscitare masochisticamente una punizione fisica (sostitutiva di una soddisfazione sessuale).
Storia del sogno e interpretazione
In quest’epoca l’aggressività e la perversità non si accompagnano ad alcuna angoscia, come invece succederà a partire da un sogno, dal quale si risveglia pieno d’angoscia, fatto all’età di quattro anni, che segna il passaggio ad una seconda fase caratterizzata dai segni della nevrosi. Di notte, mentre è a letto, d’inverno, la finestra si spalanca e rimane terrorizzato nel vedere sei o sette lupi bianchi, con grosse code, sui rami del noce, immobili, con le orecchie dritte, che lo guardano fisso. Terrorizzato, credendo di essere divorato da loro, grida e si sveglia.
Il paziente fa anche un disegno dell’albero con i lupi. Il lupo viene naturalmente collegato alla figura nel libro di fiabe, mentre, il bianco, alle greggi di pecore che si trovavano vicino alla tenuta, greggi che lui spesso andava a guardare insieme al padre. L’albero infine viene ricollegato a una fiaba che gli raccontava il nonno, quella del lupo e il sarto (lupo a cui il sarto strappa la coda, dunque il riferimento è alla castrazione; nel finale i lupi assediano il sarto che ripara su un albero e che riesce ad avere la meglio spaventando e facendo scappare il lupo senza coda, su cui gli altri erano saliti in groppa per raggiungerlo). Il numero sette sembrava invece provenire dalla favola dei sette caprettini, dove compare anche il bianco (il lupo si fa tingere una zampa per ingannarli) e l’albero.
Secondo il paziente, dietro il sogno si cela la spiegazione della sua nevrosi infantile. Viene colpito dall’immobilità dei lupi e dalla fissità del loro sguardo, infine dalla forte sensazione di realtà rimasta dopo il sogno (che per Freud vuol dire che parte del sogno fa riferimento ad eventi reali). I primi elementi emersi nelle associazioni fanno riferimento alla sessualità e alla paura della morte (i greggi di pecore, accoppiamento tra gli animali, epidemia), nonché alla paura della castrazione. Dunque ci si può riferire alla figura del lupo che sostituisce il padre, e alla paura del padre che avrebbe dominato la sua vita.
Successivamente il paziente stesso allude all’aprirsi della finestra come ad un aprire improvvisamente gli occhi. Il guardare dei lupi diventa il guardare del paziente (dall’alto di un albero, che diventa il simbolo del guardare, della scopofilia), questa inversione si accompagna a quella dell’immobilità che vuole tradurre, evidentemente, il movimento. Ancora, il paziente si ricorda di avere fatto il sogno poco prima di Natale (il noce era un albero di Natale), prima del suo quarto compleanno, dunque, quando egli aspettava i regali per il compleanno e per Natale, regali che diventano lupi e lo terrorizzano: ha paura di essere divorato. Il regalo probabilmente può essere il piacere sessuale che desiderava dal padre, che evidentemente richiamò alla memoria il tipo di piacere che poteva ricevere dal padre, che si connetteva in qualche modo all’idea della castrazione (la madre, con la sua 'ferita', era la prova dell’esistenza della castrazione).
Nel lavoro successivo, ripresentandosi anche il sogno in molte versioni, fu ricostruita l’ipotesi che all’età di un anno e mezzo il paziente assistette ad un coito tra i genitori. All’epoca soffriva di malaria e soffriva a una data ora del giorno (verso le cinque) di attacchi febbrili. Più avanti negli anni agli attacchi febbrili si sostituì la depressione. La ricostruzione è: risvegliandosi a causa di un attacco febbrile sorprende i genitori durante un coito a tergo (magari in mezzo al bianco delle lenzuola e della biancheria intima), riesce a vedere bene i genitali dei due e a comprendere... (continua)
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