Psicometria
I metodi qualitativi
I metodi qualitativi sono quei metodi che non fanno ricorso alla quantificazione, alla statistica e non hanno a che fare con numeri ma con dati "testuali" (verbali, visuali, …). Questi metodi non hanno l’obiettivo della verifica delle ipotesi e non tendono alla formulazione di leggi generali.
Tipologie di metodi qualitativi
Tra i metodi qualitativi rientrano:
- Interviste strutturate, semi strutturate e non strutturate
- Osservazione partecipante
- Osservazione a distanza
- Focus group
L'intervista strutturata
L'intervista è tra i più importanti strumenti del metodo qualitativo. Si dice che è "strutturata" quando l’intervistatore segue una traccia di domande predefinita senza dare possibilità all’intervistato di margine di manovra o intervento se non all’interno della struttura predefinita dal ricercatore a priori.
L'intervista semi-strutturata
In caso di intervista "semi-strutturata" l’intervistatore permette all'intervistato di muoversi, seppur in modo limitato, ovvero senza seguire in modo stringente una traccia. In questo caso esiste una traccia definita dal ricercatore, ma l’intervistatore offre all’intervistato un lieve margine di manovra.
L'intervista non-strutturata
Nell’intervista "non-strutturata" chi risponde ha ampio margine di libertà. L'intervistatore pone una o due domande ed evita di interrompere. L’intervista "non-strutturata" è anche detta intervista "narrativa". In questo caso l'intervistatore considera anche il linguaggio non verbale, la prossemica, le espressioni emotive, le storie di vita e molti altri aspetti comportamentali.
L'osservazione partecipante
L'osservazione partecipante ha origine nell'antropologia culturale, infatti il ricercatore è immerso nel contesto da lui studiato. L'osservatore partecipa attivamente alla vita quotidiana del fenomeno che sta studiando e/o del gruppo che sta indagando, fingendosi parte integrante di esso, e osservando le dinamiche dall'interno.
Individua e spiega i meccanismi comportamentali e le norme che determinano come i soggetti interagiscono tra di loro e nell’ambiente.
L'osservazione a distanza
Nell’osservazione a distanza non c’è sovrapposizione tra il ruolo di ricercatore e il membro effettivo del gruppo o della società oggetto di studio. Rientra tra le tecniche di osservazione ma in questo caso il ricercatore mantiene un distacco emotivo e cognitivo rispetto a ciò che studia.
Salvaguarda, per quanto possibile, l’oggettività che rappresenta in generale il punto debole dell'approccio qualitativo.
Focus group
In un focus group esiste un moderatore che propone uno specifico argomento da discutere ad un limitato gruppo di persone. Generalmente i focus group coinvolgono dai cinque ai dodici partecipanti scelti in base a caratteristiche salienti rispetto al tema di ricerca che si vuole approfondire.
La discussione viene ripresa con una telecamera, allo scopo di analizzare anche il non verbale e le dinamiche del gruppo stesso. Il ruolo del moderatore può anche essere attivo.
Critiche all'approccio qualitativo
L'approccio qualitativo è spesso criticato con riferimento alla "non oggettività" della tecnica, che la rende non ripetibile, non generalizzabile e non falsificabile (in senso popperiano). Nel caso dell'osservazione partecipante si viene ad esempio a creare una intersezione tra oggetto di studio e ricercatore.
Generalmente lo studio è svolto in modo molto approfondito, ma su gruppi non ampi di soggetti.
Specificità dei metodi qualitativi
Non contando la quantità dei partecipanti, ma la qualità delle informazioni raccolte e la profondità espressa e analizzata di tali informazioni, viene meno la significatività statistica. Non vi è interesse di definire o evidenziare regole, leggi universali o previsioni da generalizzare a un’intera società o gruppo di persone, e non è considerata la rappresentatività del campione selezionato.
Dunque, il metodo di ricerca nella ricerca qualitativa è strettamente legato all’interpretazione che il ricercatore ha della natura della realtà psico-sociale ed è dunque legato alla possibilità che la realtà ha di essere conosciuta.
I metodi qualitativi trovano largo impiego in psicologia per la natura della disciplina a essere difficilmente misurabile e per sua natura e specie tanto esperienziale quanto legata alla capacità di saperne cogliere gli aspetti più nascosti.
Ricerca qualitativa o quantitativa?
Nella ricerca quantitativa l’obiettivo generale è quello di verificare (o falsificare) ipotesi, generalizzando i risultati facendo stretto riferimento ad una qualche teoria. Nella ricerca qualitativa l’obiettivo è quello di esplorare e descrivere i fenomeni, comprendendoli nella loro più ampia profondità a prescindere da quanto questi siano generalizzabili o rapportabili a una specifica teoria.
Metodi misti
Spesso, nella pratica della ricerca, si usano approcci e metodi «misti», identificati come più efficaci e produttivi rispetto allo studio dei fenomeni psicologici e sociali. In tal caso la ricerca si svolge lungo un continuum qualitativo e quantitativo.
La misura
Il problema della misura in psicologia è discusso nel volume "Measurement in Psychology" da Michell, il quale argomenta che la misurazione in psicologia è fallita perché gli psicologi, invece di usare il concetto di misura comune a tutte le scienze, ne hanno inventato uno ad hoc.
In questo modo, sono stati del tutto dimenticati i due fattori fondamentali di un processo di misura: che lo specifico tratto o variabile in esame sia quantificabile; che esista una misura di questo tratto tale che i numeri che la contraddistinguono siano un'effettiva espressione della varietà del carattere.
Secondo Michell, la psicologia rimarrà una pseudoscienza fintanto che si limiterà a collegare i numeri agli eventi solo sulla base di convenzioni formali come quella dei livelli di scala di Stevens.
Statistiche e misure
La misurazione fondamentale
Una misura si dice fondamentale quando consente di compiere le operazioni di addizione e sottrazione. Addizione e sottrazione implicano una concatenazione degli oggetti misurati e quindi la concettualizzazione di un’unità di misura. Affinché ci possa essere una misura è necessario un sistema di riferimento almeno bidimensionale, ad esempio:
- Forza e massa
- Espansione di un liquido e temperatura
- Items e persone
Grandezze
Estensive:
- Sono divisibili in parti
- Sono sommabili
- Sono direttamente misurabili
- Sono dotate di un'unità campione sulla quale operare in termini additivi (peso, lunghezza, …)
Intensive:
- Non sono direttamente osservabili
- Non sono sommabili ma sono graduabili (bellezza, socievolezza, …)
Le variabili psicologiche, dette costrutti, sono dunque astrazioni teoriche. Sono variabili latenti che vengono inferite sulla base di qualche teoria dal comportamento dell'individuo o di un gruppo.
Il problema della misura in psicologia
Immaginiamo di volere indagare il rapporto tra intensità emotiva e ottimismo. Sappiamo dalla letteratura che l’intensità emotiva può essere misurata attraverso la dilatazione della pupilla e che l’ottimismo può essere misurato tramite un questionario che contiene una specifica scala «ottimismo» che rappresenta da 0 a 100 quanto una persona è ottimista.
La differenza sostanziale tra le due misurazioni è che nel primo caso avrò una misurazione di tipo metrico (la dilatazione della pupilla può essere espressa in millimetri), mentre nel secondo caso (la scala di un questionario), pur facendo riferimento a una misura (tra 0 e 100) non abbiamo una scala definita universalmente e ci dobbiamo preoccupare di definire cosa rappresenti un ipotetico valore ottenuto.
La prima misura esposta (dilatazione pupillare) è rappresentata in millimetri e abbiamo un sistema di riferimento che fa corrispondere all’unità (1 millimetro) una quantità ben definita, facilmente convertibile, e osservabile. La seconda misura esposta (ottimismo espresso da 0 a 100) è rappresentata in una qualche unità non universalmente definita. Tutti comprendiamo il significato di un valore tra 0 a 100, ma senza un qualche tipo di riferimento non abbiamo un’idea del significato del valore ottenuto.
Ci serve dunque un chiaro sistema di riferimento ad una popolazione specifica in uno specifico tempo e luogo: infatti variando la posizione geografica o il periodo storico, il nostro costrutto (ottimismo) potrebbe subire variazioni significative.
Il problema delle misure psicologiche non è dunque la misurazione di per sé, piuttosto il sistema di riferimento. Dando dei valori di riferimento, forniamo un’idea precisa di un punteggio che rappresenta una certa tipologia di individuo (ottimista, pessimista o realista).
Tuttavia questi valori non possono essere arbitrariamente stabiliti dal ricercatore sulla base del senso comune, ma sarà necessario riferire le caratteristiche summenzionate alla nostra popolazione di riferimento, e sarà anche necessario confrontare questa misura con altre misure già utilizzate per lo stesso costrutto (altri questionari sull’ottimismo).
Cosa significa misurare?
Misurare significa assegnare valori numerici ad oggetti o eventi secondo regole che consentono di rappresentare le proprietà degli oggetti e degli eventi tramite le proprietà del sistema numerico.
Sistema empirico
Per sistema empirico si fa riferimento all’insieme di «dati» raccolti e disponibili. Il processo di raccolta dati in psicologia è indispensabile perché permette di definire i costrutti psicologici sulla base (empirica) di specifici domini di conoscenza e indagine.
Se esaminiamo l’ottimismo lo facciamo empiricamente nel momento in cui raccogliamo dei dati per formare un sistema di riferimento rispetto alla realtà indagata. Questa realtà è relativa alla nostra indagine specifica e va dunque relazionata al luogo e al tempo storico che stiamo considerando.
Sistema numerico
Per sistema numerico si fa riferimento all’insieme di «valori» assegnati ai dati raccolti. A differenza del sistema empirico, fa riferimento a convenzioni matematiche e astrazioni numeriche. Ad esempio, il sistema di riferimento potrebbe essere: insieme dei numeri naturali compresi tra 0 e 100 (estremi inclusi) in questo caso sappiamo che i valori che fanno parte del nostro sistema saranno 101 numeri: 0, 1, 2, …, 100.
Misurazione
Con la misurazione facciamo corrispondere al sistema empirico un sistema numerico, tale per cui ad un valore empirico viene assegnato un valore numerico. Nel mettere in relazione il sistema empirico con il sistema numerico, la cosa difficile è stabilire una relazione tra i due sistemi che sia univoca. Il ricercatore deve scegliere, tra le proprietà dei numeri, quelle che teoricamente si accostano meglio alle caratteristiche del costrutto che vuole misurare.
Questa operazione richiede una conoscenza pregressa del costrutto di riferimento: per questo i ricercatori fanno sempre riferimento alle teorie preesistenti, anche quando ne costruiscono di nuove.
Misurare significa quantificare un qualche oggetto o un fenomeno di qualche tipo, mettendo in relazione un sistema relazionale empirico con un sistema relazionale numerico. Però esiste sempre un certo margine d’incertezza e discrezionalità. In tal senso è importante che la scienza sia additiva, ovvero fondata su teorie e metodi precedenti. Non avendo un riferimento a un sistema relazionale universale, un costrutto psicologico è per definizione teorico ma misurabile empiricamente tramite metodi scientifici validati e quanto più stabili e robusti possibile.
Mentre l’intensità emotiva può essere misurata attraverso la dilatazione della pupilla in millimetri, l’ottimismo può essere misurato tramite una specifica scala «ottimismo» che rappresenta da 0 a 100 quanto una persona è ottimista. La rappresentazione tra il sistema empirico e il sistema numerico nel primo caso (dilatazione della pupilla) è chiara, in quanto si fa riferimento a uno standard ben riconosciuto e utilizzato: il sistema metrico decimale. In questo caso la corrispondenza è con l’insieme dei numeri reali e i millimetri fanno riferimento a una specifica unità di misura: un millesimo di un metro (ovvero 1 millimetro).
La rappresentazione tra il sistema empirico e il sistema numerico nel secondo caso (ottimismo) è da definire su base specifica, in quanto non si fa riferimento a uno standard ben riconosciuto e utilizzato come il sistema metrico decimale, ma sarà bensì necessario definire un insieme di riferimento specifico. Per farlo si vagliaranno i possibili sottoinsiemi di un sistema numerico completo, come può essere quello dei numeri reali, dove poter trovare la giusta variabilità per la rappresentazione del sistema empirico relativo al nostro costrutto.
Nel caso dell’ottimismo usiamo una scala di un questionario e dunque vorremo definire un sistema numerico che sia dotato di un limite inferiore (ad esempio zero) e di un limite superiore (ad esempio 100). Con questa limitazione, facendo specifico riferimento a un minimo e un massimo, abbiamo la possibilità di costruire sperimentalmente una scala misurando le condizioni/individui in cui si verificano tali estremi (es. 0 più pessimista; 100 più ottimista).
Stabilire un massimo e un minimo può essere utile ma non è sufficiente; è necessario anche stabilire come si distribuiscono tutti gli altri valori inclusi tra i due estremi testé definiti. In psicometria si studiano una vasta serie di tecniche statistico-matematiche atte a definire le relazioni tra un sistema empirico e uno numerico.
Tuttavia non è necessario, seppur utile, avere approfondite conoscenze di statistica e matematica. Una volta definito un punteggio a un test è possibile calcolarlo facendo riferimento a specifiche procedure appositamente preparate dagli esperti di psicometria.
Misurare in psicologia
Quando si pensa alla misura in psicologia non bisogna pensare ai soli questionari. Infatti, questi sono solo uno degli strumenti a disposizione per la misurazione dei costrutti psicologici.
- Il sistema metrico è spesso usato come unità di misura di fenomeni strettamente legati o legabili ai costrutti psicologici di riferimento
- Spesso il sistema numerico è costituito da numeri reali e suoi sottoinsiemi (es. numeri interi o naturali)
- Spesso gli psicologi usano anche sistemi numerici non basati su «numeri» ma su semplici etichette che rappresentano le possibili variazioni del costrutto psicologico di riferimento
Misurazione e osservazione
Misurazione e osservazione in psicologia non implicano necessariamente l’uso di questionari. Infatti, vi sono situazioni osservabili anche in psicologia, anche se ciò non implica necessariamente una misurazione oggettiva dei fenomeni psicologici e dunque uno specifico uso di sistemi di riferimento fortemente standardizzati e universalmente riconosciuti, come il sistema metrico decimale.
Osservazione del comportamento
Quando si parla di osservazione in psicologia spesso si fa riferimento specifico all’osservazione del comportamento. L'obiettivo specifico è quello di cercare di quantificare le osservazioni del comportamento oggetto di studio.
Tutte le osservazioni del comportamento conducono a quattro tipi di misure: latenza, frequenza, durata e intensità.
Latenza
Latenza: intervallo di tempo che intercorre tra la presentazione di uno stimolo e il verificarsi di uno specifico evento (risposta).
Esempi:
- Tempi di reazione: in molti test neuropsicologici si registra il tempo che intercorre tra la presentazione di uno stimolo e la prima risposta del soggetto.
- Il tempo trascorso dalla presentazione di una decisione e una scelta ottimistica o pessimistica.
Frequenza
Frequenza: numero delle volte in cui si presenta un determinato evento.
Esempi:
- Il numero di risposte di un certo tipo ad un test; il numero di comportamenti di un certo genere.
- Il numero di volte che mi sono comportato in modo ottimista.
- Il numero di volte che mi sono comportato in modo pessimista.
Durata
Durata: quantità di tempo in cui un singolo comportamento viene mantenuto.
Esempi:
- L’ampiezza di un'onda cerebrale.
- Il comportamento di gioco.
- Il comportamento ottimistico o pessimistico e la sua durata.
Intensità
Intensità: più difficile da definire e misurare; spesso viene confusa con la frequenza, ovvero si assume la frequenza come indicatore di intensità della caratteristica da misurare.
Esempi:
- I "picchi" delle onde cerebrali.
- Le scale di atteggiamento.
- La percentuale di ottimismo in una determinata situazione.
Metodo
Se volessimo dunque misurare il comportamento ottimistico dovremmo innanzitutto definire cosa intendiamo per ottimismo (per esempio in base a qualche teoria). Poi dovremmo decidere cosa osservare del comportamento (definizione operativa). Infine sarà necessario stabilire come quantificare il comportamento.
Misurazione e osservazione in psicologia spesso implicano l’uso di strumenti, tecnologici e non. Non bisogna pensare che l’osservazione sia la mera valutazione del comportamento da parte dello psicologo, anche perché una valutazione non implica necessariamente una quantificazione del fenomeno, invece una misurazione è tale solo se quantifica o qualifica.
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