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Riassunto esame Psicologia, prof. Molina, libro consigliato Resilienza e vulnerabilità psicologica nel corso dello sviluppo, Inguglia, Lo Coco

Riassunto per l'esame di Psicologia dello sviluppo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: Resilienza e vulnerabilità psicologica nel corso dello sviluppo. Bologna (I), Inguglia, C. & Lo Coco, A. (2013), Il Mulino.
Il volume affronta il tema della resilienza intesa come adattamento positivo degli individui, con una particolare attenzione rivolta... Vedi di più

Esame di Psicologia dello sviluppo docente Prof. P. Molina

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- asset-focused programmi che vanno a far leva sulle risorse protettive (per esempio,

l’autostima); 

- process-oriented interventi finalizzati a migliorare i processi adattivi più importanti (per

esempio, la formazione di relazioni interpersonali positive).

Alcuni interventi possono essere inseriti all’interno di programmi complessi e, quindi, rientrare in

più di una delle categorie sopra elencate.

Fondamentale obiettivo della ricerca è quello di trovare una sempre migliore applicazione delle

conoscenze nuove e già acquisite nell’ambito pratico di questi interventi.

CAPITOLO 2 - LA RESILIENZA PSICOLOGICA

Definizioni generali

Negli anni ’80, il dibattito scientifico dovuto alla nascita della scienza della resilienza ha sottratto

questo costrutto al dominio del mito, differenziando la resilienza dall’invulnerabilità, a cui spesso

veniva equiparata. RESILIENZA INVULNERABILITA’

C’è una soglia soggettiva di resistenza E’ assoluta

allo stress

Fattori di rischio diversi richiedono E’ indipendente dalla situazione

diversi meccanismi protettivi

E’ un processo dinamico, derivante Costituisce una caratteristica interna

dall’interazione tra fattori individuali e all’individuo

contestuali

E’ soggetta a cambiamenti evolutivi Non muta nel tempo

La natura della resilienza: tra fattori individuali e ambientali

Persiste una certa confusione semantica circa il costrutto, dal momento che psicologi e psichiatri

utilizzano il termine “resilienza” per far riferimento a concetti diversi. Tuttavia, a partire dagli anni

’90, i ricercatori hanno cominciato a definirla unicamente in quanto processo dinamico. Per cui, per

parlare correttamente di resilienza, sono necessarie due condizioni: un’esposizione ad eventi avversi

ed un adattamento positivo.

Lo studio della resilienza si è focalizzato, inizialmente, sui fattori individuali: negli anni ’50, i

coniugi Block hanno introdotto il concetto di Ego-resiliency contrapposto a quello di Ego-

brittleness (fragilità dell’Io, intesa come scarse flessibilità ed adattabilità). Successivamente, sono

stati maggiormente presi in considerazione anche i fattori ambientali e Grotberg ha identificato tre

fattori che descrivono la resilienza: 1) I AM (risorse individuali); 2) I HAVE (fonti di supporto

esterne); 3) I CAN (abilità e competenze, inerenti la sfera delle relazioni interpersonali). In

particolare, lo studio delle risorse esterne che favoriscono o meno un adattamento positivo pone il

focus su tre tipi di contesti: la famiglia, la scuola e la comunità. In ognuno di essi, caratteristiche

che promuovono la resilienza sono:

- relazioni affettuose e supportive (in famiglia, è fondamentale la relazione di attaccamento,

mentre a scuola è importante la presenza di figure, come gli insegnanti, che possano anche

costituire un modello in cui identificarsi);

- alte aspettative circa lo sviluppo dei bambini , che determinano un aumento della loro

autostima;

- opportunità di partecipazione ed appartenenza , che contribuisce alla responsabilizzazione

dei bambini e li fa sentire maggiormente coinvolti.

Il modello organizzativo-evolutivo della resilienza

Sono stati elaborati diversi modelli che spiegano lo sviluppo della resilienza in condizioni

specifiche ed uno dei più importanti è il modello organizzativo-evolutivo della resilienza.

Il modello di Wyman descrive la resilienza come il prodotto delle transazioni evolutive tra i sistemi

biologici e psicosociali dell’esperienza di accudimento del bambino. Una grande importanza viene

attribuita al superamento di specifici compiti evolutivi della prima infanzia, che consistono nel

raggiungere un equilibrio biologico, nello sviluppare una buona capacità di regolazione emotivo-

affettiva e nell’instaurare una relazione di attaccamento caratterizzata da uno stile sicuro. La

relazione di attaccamento è influenzata tanto dalle caratteristiche del bambino quanto dal sistema di

caregiving ed una relazione positiva con la figura di attaccamento fin dalla prima infanzia è

associata con un aumento delle abilità cognitive e sociali, oltre che con la formazione di

un’Immagine di Sé positiva: tutto ciò può contribuire alla resilienza.

CAPITOLO 3 - VALUTARE LA RESILIENZA

Il mancato accordo circa il significato del costrutto di resilienza si riflette, anche, sull’uso degli

strumenti di valutazione, che variano a seconda dei modelli teorici di riferimento. Di base, la

resilienza può essere valutata attraverso un metodo diretto od indiretto.

Metodo diretto – utilizzo di strumenti specifici

Quasi tutti gli strumenti valutativi non sono disponibili in Italia, dal momento che non sono stati

tradotti e validati. Uno di quelli che, invece, vengono utilizzati anche qui, è la Resilience Scale, di

Wagnild e Young: ne esistono 25 versioni e considera la resilienza come una caratteristica innata ed

individuale, data da quattro componenti di base:

- serenità atteggiamento equilibrato nel guardare alla propria vita;

- significatività sensazione di avere uno scopo, che la propria vita abbia un senso;

- perseveranza capacità di non cedere a fronte di ostacoli;

- unicità esistenziale auto-accettazione e riconoscimento della propria unicità.

Esistono, poi, degli strumenti valutativi specificamente rivolti a bambini ed adolescenti.

Metodo indiretto – valutazione combinata delle due condizioni che definiscono la capacità di

resistere allo stress 

- Valutazione delle condizioni avverse non vi è accordo circa il tipo di indicatori da

utilizzare. Alcuni autori propendono per indicatori oggettivi, altri sostengono la necessità di

utilizzare indicatori soggettivi ed altri ancora propongono il ricorso a profili

multidimensionali di rischio, che si avvalgono di più indicatori.

Per quanto riguarda gli indicatori oggettivi, essi espongono al rischio di generalizzazioni

indebite, poiché valutano tutti i soggetti appartenenti ad una determinata categoria a rischio

come esposti allo stesso livello di stress, il che non è necessariamente vero.

Gli indicatori soggettivi, invece, si avvalgono di ratings, interviste e questionari, da

somministrare ai diretti interessati o, nel caso di bambini, ai caregivers. Bisogna, però,

tenere conto che, nel momento in cui si decide di ricorrere a più raters, i giudizi da loro

espressi vanno intesi come soggettivi e non generalizzabili.

I profili multidimensionali di rischio hanno il vantaggio di considerare la co-occorrenza di

diversi life events stressanti e si basano, per lo più, su questionari ed interviste. Tra questi vi

è la Life Events Checklist (LEC), in cui sono riportati 46 eventi significativi e vi sono degli

spazi vuoti affinché il soggetto possa aggiungerne altri: la richiesta è quella di elencare gli

eventi più significativi occorsi negli ultimi 6 mesi e di valutarli in quanto positivi/negativi.

Le indicazioni che emergono dalla letteratura recente enfatizzano la necessità di mettere a

punto strumenti complessi, in grado di valutare l’interazione tra più indicatori di rischio e di

servirsi di più di un rater. 

- Valutazione dell’adattamento positivo le prime ricerche consideravano l’adattamento in

quanto mera assenza di sintomi evidenti, motivo per cui anche gli strumenti di valutazione

erano in grado di identificare solo specifiche problematiche. Oggi è ormai diffusa la

concezione di adattamento come buon funzionamento e competenze ed il dibattito riguarda

quali e quanti dimensioni dovrebbero essere prese in considerazione per un assessment

dell’adattamento positivo (o competenza) di bambini ed adolescenti. Vi è accordo nel

considerare la competenza in quanto multidimensionale, inerente ambiti diversi come quello

sociale, scolastico, emotivo e comportamentale, ma i pareri sono discordanti circa

l’importanza da attribuire ad ognuno di questi ambiti. Alcuni studiosi ritengono che vi sia un

buon adattamento solo a fronte di un buon funzionamento in TUTTI i domini considerati,

mentre altri attribuiscono loro un’importanza differente. Un’altra questione aperta è inerente

il tipo di indicatore da utilizzare, ovvero se sia meglio un indicatore unico per esprimere il

livello di adattamento o, al contrario, se ce ne debba essere uno per ogni ambito valutato: la

prima soluzione offre una grande semplificazione ed immediatezza, ma la seconda consente

di non perdere informazioni più dettagliate e che potrebbero essere utili.

A proposito delle competenze da valutare, si possono distinguere due dimensioni:

1) DIMENSIONE ESTERNA è quella privilegiata in passato e si basa unicamente sul

funzionamento della persona nei suoi svariati ambienti di vita, sulla sua capacità di

rispondere alle richieste sociali;

2) DIMENSIONE INTERNA fa riferimento al benessere psicologico, alla qualità di vita

ed all’assenza/presenza di sintomi ansiosi e depressivi. E’ un oggetto di interesse recente,

che è emerso quando ci si è accorti che minori con una buona competenza esterna potevano

avere problemi di ansia e stati depressivi: è quel che viene definito “il prezzo della

resilienza”, ovvero il prezzo che si deve pagare per essere sopravvissuti, psicologicamente,

ad un evento avverso.

Si evince, quindi, la necessità di fare ordine tra le varie misure della resilienza, di studiarne meglio

le proprietà psicometriche e di adattarle e diffonderle, necessità preponderante rispetto a quella di

sviluppare nuovi ulteriori strumenti di misura del costrutto.

CAPTIOLO 4 - RESILIENZA E ADATTAMENTO PSICOSOCIALE

Resilienza, adattamento positivo, competenze

- Resilienza si ha SOLO nel momento in cui l’individuo affronta una serie di

CIRCOSTANZE AVVERSE.

- Adattamento positivo rappresenta un GENERALE buon funzionamento della persona su

dimensione interna ed esterna.

- Competenza accompagna il concetto di adattamento positivo ed indica la capacità di

funzionare in modo efficace in relazione ai propri compiti evolutivi.

- FATTORI DI RISCHIO possono essere GENERICI e comuni a più situazioni o

SPECIFICI e peculiari di una determinata circostanza.

Adattamento psicologico in situazioni difficili

1) BAMBINI CON GENITORI AFFETTI DA PSICOPATOLOGIA (tipicamente, schizofrenia e

depressione)

Sembra esserci una forte correlazione tra la psicopatologia dei genitori ed il rischio del figlio di

sviluppare, a sua volta, problemi di natura psichiatrica: la trasmissione intergenerazionale è una

delle cause prime di morbidità psichiatrica ed è molto spesso una trasmissione specifica, cioè della

stessa psicopatologia; ci può essere, tuttavia, una trasmissione così detta ad ampio spettro, quando il

bambino esibisce una vasta gamma di altri disturbi.

- Fattori di rischio specifici fattori di rischio genetici e biochimici e comportamenti di

modellamento e rinforzo di modalità di coping patologici del bambino da parte dei genitori;

- Fattori di rischio comuni esiti della malattia dei genitori ed altri fattori che possono

favorire la trasmissione intergenerazionale (per esempio, uso di sostanze).

Da molti studi è, comunque, emerso che una notevole percentuale di bambini figli di genitori affetti

da malattia mentale non esibisce alcuna forma di disadattamento.

MODELLO DI TRASMISSIONE INTERGENERAZIONALE DELLA PSICOPATOLOGIA

(MODELLO DI HOSMAN E COLLEGHI) si basa sul principio di multicausalità, ovvero prende

in considerazione l’interazione tra diversi meccanismi di trasmissione intergenerazionale del

rischio, che possono essere:


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia dello sviluppo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: Resilienza e vulnerabilità psicologica nel corso dello sviluppo. Bologna (I), Inguglia, C. & Lo Coco, A. (2013), Il Mulino.
Il volume affronta il tema della resilienza intesa come adattamento positivo degli individui, con una particolare attenzione rivolta ai minori considerati a rischio, a fronte di eventi avversi. Viene argomentato, anche, il costrutto di vulnerabilità. Si propongono, quindi, approfondimenti circa le modalità valutative della resilienza in Psicologia e la formulazione di programmi di intervento, particolarmente quelli improntati sui principi della Translational Research.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JennyJenny di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Molina Paola.

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