Parte prima.1. La competenza emotiva e la comprensione delle emozioni
Emozioni e competenza emotiva
La psicologia dello sviluppo studia le emozioni come elementi fondamentali per lo sviluppo dell'individuo e per il suo adattamento efficace all'ambiente. Si sono sviluppati diversi approcci allo studio delle emozioni che pongono l'attenzione sugli aspetti cognitivi (es. teoria dell'appraisal), aspetti neurobiologici (es. teorie psicoevoluzionistiche) o sugli aspetti socio-culturali (es. teoria costruttivistica). L'emozione è un fenomeno complesso che si può capire se si analizzano le sue componenti e le loro interazioni; con gli studi è emerso il concetto di “competenza emotiva”, cioè l'insieme delle abilità che consentono di riconoscere e rispondere alle emozioni altrui. Carolyn Saarni parla di vere e proprie skills (abilità) necessarie per essere emotivamente competenti:
- Prima abilità: consapevolezza del proprio stato emotivo. Al primo anno di vita il bambino prova diversi stati emotivi, al secondo anno inizia a svilupparsi il lessico emotivo e inizia ad usarlo in modo appropriato;
- Seconda: distinguere e comprendere le emozioni degli altri, attraverso indizi espressivi o situazioni, come tono della voce, mimica facciale, gestualità;
- Terza: capacità d'empatizzare, riconoscere e produrre segnali emotivi condividendo l'esperienza altrui;
- Quarta: imparare ad utilizzare certi atteggiamenti per far fronte a situazioni emotivamente negative o dolorose, utilizzando strategie come il problem solving, la ricerca d'aiuto, l'evitamento;
- Quinta: essere consapevoli che dalla qualità della comunicazione emotiva, dipende la natura delle relazioni.
Nel corso della crescita e dello sviluppo del bambino, egli elaborerà delle personali teorie sulle emozioni, che saranno il risultato della sua esperienza personale.
Lo sviluppo della comprensione delle emozioni e le sue componenti
Per comprensione delle emozioni si intende una conoscenza cosciente dei processi emotivi propri e altrui. Tale capacità può essere intesa come un'evoluzione naturale che inizia nel periodo preverbale, ma è con l'acquisizione del linguaggio che avviene una “rivoluzione psicologica” (Harris). Pons, Harris e de Rosnay hanno identificato 9 componenti che concorrono a definire la comprensione delle emozioni.
- Componente I: Riconoscimento. Intorno ai 2-3 anni, i bambini iniziano a riconoscere e nominare le emozioni in base ai segnali espressivi del viso (felicità, tristezza, paura, rabbia);
- Componente II: Causa esterna. Intorno ai 3-4 anni, i bambini cominciano a capire come le emozioni possono essere influenzate da cause esterne (es. anticipare la tristezza che un altro proverebbe perdendo il suo gioco);
- Componente III: Desiderio. Intorno ai 4 anni, i bambini iniziano a capire che le reazioni emotive dipendono dai propri desideri;
- Componente IV: Conoscenza. Tra i 5-6 anni, comprendono che le reazioni emotive ad una situazione dipendono dalle proprie credenze;
- Componente V: Ricordo. Tra i 3-6 anni, comprendono la relazione tra ricordo ed emozione, e capiscono che l'intensità di un'emozione decresce col tempo;
- Componente VI: Regolazione. Tra i 6-7 anni utilizzano varie strategie per controllare le emozioni, e dagli 8 anni capiscono che le strategie psicologiche possono essere più efficaci;
- Componente VII: Occultamento. Con la crescita, i bambini iniziano a mascherare, modulare l'intensità o sostituire un'emozione con un'altra;
- Componente VIII: Emozioni miste. Intorno agli 8 anni, iniziano a capire che una persona può avere tante o anche contraddittorie risposte emotive ad una situazione;
- Componente IX: Morale. Dagli 8 anni capiscono che ad un'azione moralmente sbagliata seguono sentimenti negativi (mentire, rubare), e che i sentimenti positivi derivano da un'azione moralmente meritevole.
La comprensione delle emozioni e le differenze individuali: modelli esplicativi
Dalle ricerche si è notato che vi sono differenze individuali nella comprensione delle emozioni. Gli studi ipotizzano almeno due modelli di lettura: affettivo e cognitivo. Entrambi riconoscono l'importanza delle caratteristiche proprie dei bambini e del loro ambiente naturale, ma differiscono nella loro concezione della natura di tali influenze.
Il modello affettivo: attaccamento, situazioni di disagio e comprensione delle emozioni
Il modello affettivo ipotizza che la qualità delle esperienze affettive del bambino siano importanti per lo sviluppo della sua comprensione delle emozioni. Alcuni studi hanno analizzato il legame tra attaccamento e comprensione delle emozioni, notando che i bambini con attaccamento sicuro hanno una miglior comprensione di esse e che influiscono anche le rappresentazioni di tale legame possedute dalla madre. Altri studi si sono concentrati sull'abuso e la deprivazione affettiva, sottolineandone l'influenza negativa sulla comprensione delle emozioni; in particolare i bambini abusati hanno più difficoltà nella gestione delle emozioni negative e una scarsa comprensione delle cause/conseguenze delle emozioni. Ulteriori studi hanno posto l'attenzione sui bambini adottati, rilevandone difficoltà nella comprensione e regolazione delle emozioni, quindi nel riconoscere emozioni e utilizzare appropriate espressioni facciali.
Il modello cognitivo: abilità e input linguistici
L'approccio cognitivo sostiene che per lo sviluppo della comprensione delle emozioni sia fondamentale la qualità delle capacità cognitive e simboliche del bambino e dei suoi familiari. I principali studi si sono focalizzati su: le competenze linguistiche dei bambini e l'input comunicativo a cui sono esposti. Numerosi studi hanno confermato che le prime siano collegate con la comprensione delle emozioni. Per quanto riguarda l'input linguistico, vari studi si sono concentrati su casi in cui esso fosse nullo, ad esempio per i non udenti: si è notato che i bambini sordi, con genitori che utilizzavano il linguaggio dei segni, hanno meno difficoltà nella comprensione degli stati mentali degli altri rispetto a sordi con genitori che non lo usavano. In generale, i discorsi sulle emozioni e stati mentali in famiglia contribuiscono allo sviluppo nella comprensione delle emozioni.
Relazioni tra fattori affettivi e cognitivi
I fattori affettivi e cognitivi, per la comprensione delle emozioni, sono strettamente connessi e reciprocamente influenzati: le ricerche hanno evidenziato che nelle famiglie in cui si fanno spesso riferimenti a stati mentali e alle emozioni, quando i bambini hanno 6 mesi, migliora la qualità dell'attaccamento quando il bambino ne avrà 12. Gli ultimi studi hanno evidenziato che gli aspetti cognitivi incidono più di quelli affettivi nello sviluppo della comprensione delle emozioni. Ad esempio, una ricerca di Pons, Doudin e Harris su ragazzi preadolescenti maltrattati e non, ha mostrato che quelli con difficoltà a scuola avevano più difficoltà nella comprensione delle emozioni.
La comprensione delle emozioni e la teoria della mente
Varie ricerche sulla Teoria della Mente (TOM) hanno prodotto differenti definizioni: una prima definizione descrive il fenomeno come gli stati mentali che un individuo attribuisce a sé e agli altri. La più grande discussione riguarda il fatto che essa sia innata o sia il prodotto delle influenze dell'ambiente. Si può vedere la Teoria della Mente collegata alla comprensione delle emozioni, poiché la prima descrive i fattori cognitivi e la seconda quelli affettivi; oltre che tra loro due, hanno una relazione con altri fattori come la memoria e il linguaggio, strumento culturale più potente per la strutturazione del pensiero.
Le competenze comunicative e la comprensione delle emozioni
Semantica, sintassi e pragmatica sono legate allo sviluppo delle abilità di comprensione degli stati mentali. Il possesso di buone competenze semantiche favorisce la partecipazione in interazioni verbali (condizione importante per lo sviluppo della TOM), e si possono ottenere con la comprensione dell'esistenza di una dimensione non osservabile costituita da pensieri, emozioni, intenzioni. Le competenze sintattiche permettono la rappresentazione di stati diversi da quelli direttamente provati, ovvero il riferimento verbale a stati mentali è possibile con una particolare struttura sintattica in cui vi è una frase principale legata ad una che funge da complemento (es. Paolo pensa che il cioccolato sia nella credenza). Gli studi che indagano il legame tra comprensione delle emozioni e competenze pragmatiche sono pochi, e concentrati soprattutto su bambini autistici.
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