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CAPITOLO 1: Lo sviluppo nel ciclo di vita

In questo libro si descrivono i processi di sviluppo e cambiamento della vita di un individuo, si analizzano tutti gli

elementi che permettono di comprendere i cambiamenti anche netti che avvengono durante la vita di una

persona e di distinguere lo sviluppo di individui moderni e tradizionali diverso in base alle varie culture.

Le differenze (culturali e materiali) tra società avanzate (tecnologiche e industriali) e tradizionali rendono

necessaria l’esigenza di comprendere l’intero sviluppo umano (dalla nascita alla morte) nei vari contesti culturali,

perciò si analizzano le varie connessioni delle fasi di sviluppo degli individui per creare una struttura di

comprensione e interpretazione dell’intero ciclo di vita (l’età non è considerata un “marker” adatto a distinguere

le varie fasi).

CAPITOLO 2: Teorie dello sviluppo

In questo capitolo si analizzano le varie teorie sullo sviluppo mostrando i punti in comune che hanno tra di loro.

Prime prospettive teoriche

Quasi tutte le teorie contengono un elemento di “sfida” che si manifesta nel momento in cui l’individuo cerca di

far fronte alle esigenze di vita e lo sviluppo avviene se questa sfida viene superata, in caso contrario nascono

problemi.

Freud (1905) descrive lo sviluppo come un attraversamento di fasi della vita in cui si scontravano i suoi bisogni e

le richieste sociali e queste fasi sono: fase orale (1 anno, conflitti legati all’alimentazione – ciucciare, mettere cose

in bocca), fase anale (1-3 anni, imparare ad usare il gabinetto), fase fallica (3-6 anni, conflitti di natura sessuale

con il genitore dello stesso sesso – conflitti di Edipo ed Elettra – che portano all’identificazione in esso), periodo di

latenza (6-11 anni, soppressione di stimoli sessuali e concentrazione su educazione e interesse per gli altri) e fase

genitale (raggiunge l’equilibrio dei bisogni sessuali e amore altruistico ed egoistico portando alla formazione di

relazioni mature). Nel superare queste fasi il bambino incontra degli elementi: “Es” (bisogni innati), “Io” (abilità

che consentono di gratificare i propri istinti) e “Super Io” (coscienza in cui sono interiorizzate le esigenze sociali)

mezzi che se padroneggiati portano ad uno sviluppo sano, in caso contrario si giunge a delle “fissazioni” che

attivano difese nevrotiche.

Erikson (1959) postulò una serie di crisi che l’individuo deve affrontare in diversi periodi della vita, degli “stadi

presociali” che servono a sviluppare abilità psicosociali e sono: l’infanzia (fino ad 1 anno per sviluppare fiducia

verso gli altri), la prima infanzia (da 1 a 3 anni per imparare autocontrollo ed autonomia), l’ età del gioco (da 3 a 6

anni per sviluppare iniziative mantenendo equilibrio trai propri bisogni e quelli altrui), l’età scolare (da 6 a 12 anni

per sviluppare laboriosità e sicurezza di sé), l’adolescenza (dai 12 ai 20 anni per affermare una propria identità

sociale,sessuale e professionale), la prima età adulta (dai 20 ai 40 anni per instaurare rapporti intimi e maturi con

gli altri), la media età adulta (dai 40 ai 65 anni per attivare una generatività delle creazioni con un’educazione

verso i figli e lasciando qualcosa ai posteri), la vecchiaia (oltre i 65 anni per conquistare integrità valutando

positivamente la propria vita). Secondo Erikson il successo dello sviluppo e quindi una vecchiaia felice consiste nel

superamento di questi stadi, così anche Levinson (1978) che affermava il concetto di “ere”.

Vygotskij (1930) pone invece l’accento sulle risorse dell’individuo nel suo ambiente, non solo sulle fasi e sulle

sfide, sottolineando l’importanza dell’insegnamento-apprendimento; vede quindi un’interazione dinamica tra

sviluppo intrinseco e cultura che formano fasi critiche che permettono di passare a periodi più stabili, perciò

anche lui ritiene che le sfide siano impo per avviare il processo di sviluppo.

Anche Piaget (1964) concentrandosi sullo sviluppo cognitivo, considera la vita come un processo di costruzione

attivo e dialettico che consente di costruire strutture cognitive sempre più dettagliate in alcune fasi: stadio

sensomotorio (fino a 2 anni dove il bambino esplora l’ambiente con i sensi scoprendo di essere diverso dagli ogg),

stadio preoperatorio (da 2 a 7 anni dove si usa il simbolismo per comprendere tempo e ambiente mantenendo

però un senso egocentrico), stadio operatorio concreto (7-11 anni in cui i bambini acquisiscono capacità cognitive

iniziando a ragionare in maniera deduttiva e comprendendo la visione del mondo degli altri), stadio operatorio

formale (oltre 11 anni dove c’è un’evoluzione cognitiva superiore che rende possibile una molteplice risoluzione

dei problemi). Se le strutture cognitive esistenti non sono sufficienti alla risoluzione di un compito bisogna crearne

di nuove per mantenere un equilibrio cognitivo, perciò queste strutture si evolvono attraverso l’ “assimilazione”

(assorbimento di nuove esperienze nello schema cognitivo esistente) e l’ “accomodamento” (incorporamento di

nuove esperienze che non si adattano agli schemi e che creano squilibrio, perciò vanno modificate le nostre

strutture).

Riegel (1979) affermava che il passaggio da una fase critica all’altra è causato da una mancata sintonia tra alcune

dimensioni, mentre il completamento di uno sviluppo si evidenzia nell’equilibrio, che però non arriverà mai.

Maslow (1970) invece aveva stabilito una scala in cui l’individuo doveva soddisfare i vari bisogni che partivano dal

basso (bisogni primari) fino alle più alte (realizzazione del sé) usando le varie risorse a disposizione ricavate dal

soddisfacimento degli obiettivi precedenti.

Skinner (1938) anche se comportamentista, condivide lo sviluppo come apprendimento in cui il comportamento

si modifica stabilmente, tutto tramite varie prove che l’individuo incontra nella vita che se supera con successo

porta a dei “rinforzi” che sono elementi di apprendimento; se una situazione viene riconosciuta simile ad una già

sperimentata in precedenza gli individui tendono a rispondere nello stesso modo in cui hanno risposto in

precedenza se la risposta aveva portato a risultati positivi, quindi c’è una generalizzazione, se invece la situazione

è diversa dalle precedenti si elaborano nuove risposte più appropriate con una discriminazione.

Il denominatore comune di queste teorie è il fatto che gli individui incontrano sfide che li costringono ad agire e il

successo nel superamento porta un rafforzamento delle risorse e quindi sviluppo.

Teorie attuali dello sviluppo

Bronfenbrenner (1979) considera l’insieme dell’ambiente sociale come il “contesto dello sviluppo” influenzato

dai microsistemi come la famiglia, la scuola e i gruppi sociali e dalle relazioni tra essi che formano mesosistemi; gli

stessi sogg facenti parte di microsistemi vengono influenzati dagli altri sogg con cui si relazionano creando

esosistemi ( ), infine un’altra influenza importante è data

influenze indirette sul sogg per il quale quel sistema è esterno

dai macrosistemi cioè le leggi e le norme della società di cui l’individuo fa parte. Queste influenze sono multi

direzionali perciò gli individui influenzano i sistemi che li circondano mentre a loro volta ne sono influenzati,

perciò entrambi si sviluppano progressivamente.

Su queste basi si fonda anche la teoria persona - contesto di Magnusson e Stattin (1998) in cui si indica una

prospettiva interattiva tra il processo d’interazione individ-ambiente e quello continuo tra fattori mentali e

biologici del sogg.

Anche Valsiner (1997) considera lo sviluppo come processo dinamico interattivo tra sogg e ambiente; inoltre egli

aggiunge gli eventi causati da elementi incontrollabili (come i disastri naturali) agli altri cambiamenti ambientali

che interagiscono sullo sviluppo (interazioni,azioni e gruppi sociali). Inoltre distingueva conflitti positivi (conflitti

tra 2 componenti di un sistema che conducono alla costituzione di nuovi stati) e conflitti negativi (il contrasto o la

guerra tra opposti che si distruggono a vicenda).

Però questi studi considerano solo lo sviluppo del bambino non di un individuo durante tutta la vita.

Approcci teorici allo sviluppo nel ciclo di vita

Glen Elder Jr (1974) nel suo testo “Children of the Great Depression” pone 4 principi della teoria nel corso di vita:

- Principio del tempo e del luogo nella storia (il corso della vita è radicato e formato nel tempo e luogo storico in

cui si sviluppa)

- Principio della tempestività nelle vite (l’impatto sullo sviluppo di alcuni eventi dipende dal particolare momento

in cui si verificano)

- Principio delle vite collegate (le vite sono vissute in maniera interdipendente e le influenze si esprimono in una

rete di rapporti)

- Principio dell’agire umano (la vita si costruisce con le azioni e le scelte tra possibilità offerte dalla situazione

storica).

Ogni sogg affronta ed interpreta le nuove esperienze in base a ciò che ha vissuto nel proprio passato.

Nello stesso periodo in Germania Baltes e colleghi (tra cui Smith e Goulet) pongono anch’essi 4 principi centrali:

fornire una base per la comprensione delle strutture e della successione dello sviluppo, ricercare connessioni tra

eventi e processi dello sviluppo nelle varie fasi della vita, identificare i meccanismi base delle traiettorie della vita,

specificare i fattori biologici e culturali che limitano o facilitano lo sviluppo.

La teoria del ciclo di vita suggerisce come lo sviluppo si estenda in tutto il corso della vita e tutti i cambiamenti

possano avere lo stesso forte impatto sullo sviluppo. Ogni età ha poi le proprie priorità di sviluppo e vedrà

verificarsi processi continui (cumulativi) e discontinui (innovativi). Anche Baltes come Elder afferma che lo

sviluppo è radicato in contesti storici e culturali più ampi e introduce i concetti di “multidirezionalità” (sviluppo

come binomio perdite-acquisizioni) e “plasticità” (potenzialità latenti nei diversi livelli di funzionamento), dunque

le risorse di ogni individuo vengono distribuite diversamente: nei primi anni sono volte alla crescita per

raggiungere livelli più alti di funzionamento, in età adulta sono volte al mantenimento, in età matura vengono

indirizzate a regolare le perdite quando il mantenimento e il recupero non sono possibili.

Il modello di sviluppo implica quindi una selezione, un’ottimizzazione ed una compensazione con lo sviluppo che

diviene il risultato di un confronto tra sfide del contesto di vita e mancanze/perdite. La natura delle sfide dipende

dal contesto, dall’età e dalla cultura e il successo dell’individuo da vari fattori tra cui l’adattamento; impo sempre

il processo dinamico d’interazione.

Conclusioni

I punti in comune delle varie teorie dunque sono riassunti in questi punti:

- lo sviluppo per essere stimolato ha bisogno di una sfida

- lo sviluppo avviene attraverso la capacità di risolvere con successo questa sfida

- l’insuccesso crea problemi nell’affrontare sfide successive

- risolvere le sfide è un processo dialettico e di interazione che provoca cambiamenti

- gli individui posseggono diversi livelli di risorse per affrontare le sfide.

CAPITOLO 3: Il modello di sfida dello sviluppo

In questo capitolo si presentano i vari elementi del &ldq

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eddyilgranata di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Calandri Emanuela.
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