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Psicologia della comunicazione

Argomenti trattati

  • Modelli teorici della comunicazione
  • La scuola di Palo Alto
  • Comunicare scrivendo: la costruzione della lingua nel bambino
  • La lingua dei segni
  • La comunicazione non verbale
  • La comunicazione persuasiva
  • La comunicazione commerciale e politica

Modelli teorici della comunicazione

L'uomo è un essere comunicante fin dalla nascita e addirittura già dal periodo prenatale nella relazione madre-bambino, dove le ricerche hanno dimostrato che vi è l'invio di continui segnali. Ci troviamo immersi in un ambiente dove si sviluppano continui input e dove in modo inconsapevole l'individuo apprende non solo il contenuto di ciò che viene comunicato, ma anche le regole di interazione che sottostanno alla produzione linguistica.

Definizione della comunicazione: essa è una trasmissione di pensieri e di condivisione di significati tra soggetti interagenti, qualunque siano gli scopi consapevoli o inconsapevoli del passaggio di informazioni e qualunque siano i mezzi che ne vincolano il significato.

Nell'ultimo secolo, quasi tutti i rami del sapere umano hanno fornito concetti riguardanti la comunicazione e da lì si sono sviluppate varie teorie sulla comunicazione, da quelle più elementari (passaggio di informazione da un emittente ed un destinatario) a quelle più complesse. Alla base dello sviluppo dei modelli lineari e circolari della comunicazione, vi è l'introduzione del concetto di contesto che rende la comunicazione complessa e articolata.

Modello della trasmissione delle informazioni

Alla base dello studio sulla comunicazione vi è il concetto di "informazione" inteso come la differenza sostanziale presente tra due o più dati; anche la matematica si interessò alla comunicazione e da lì prende vita il modello di Shannon e Weaver. Secondo questi autori il messaggio viene trasmesso da una fonte A (emittente) ad un'altra fonte B (ricevente). Tale messaggio viene codificato da un apparato trasmittente e viaggia attraverso un canale.

L'emittente può inviare qualunque tipo di informazione ma la cosa importante è la codifica che dovrà fare il destinatario senza errori. Tuttavia non vi devono essere né distorsioni del significato, né dispersioni di dati del passaggio da A verso B. La comunicazione diventava così un passaggio di informazione economica ed efficace.

Altro modello è quello di Schramm, che parte dal modello precedente ma lo amplia. È ancora un modello di tipo lineare ma supera l’approccio che vede l’informazione da A verso B solo in senso unidirezionale e sottolinea l’importanza del destinatario nel processo comunicativo. È quindi considerato un modello "semi-circolare". È più complesso rispetto al precedente perché prevede 10 elementi essenziali affinché avvenga la comunicazione:

  • Emittente e destinatario;
  • Canale e messaggio;
  • Codifica, decodifica, risposta e feedback;
  • Campo d’esperienza e rumore.

Ognuno di questi elementi svolge una funzione importate nel buon esito del processo comunicativo.

Feedback è il ritorno della comunicazione in modo esplicito, ovvero la quantità delle informazioni che dal ricevente torna all’emittente. Può avvenire attraverso canali verbali o non verbali, rendendo nell’atto comunicativo, protagonista il destinatario.

Elemento davvero innovativo è il campo esperenziale che l’autore distingue in 2 campi:

  • Virtuale: le conoscenze, le esperienze di vita, gli elementi culturali, le interpretazioni di questi elementi, che i soggetti comunicano o condividono anche quando non vengono esplicati.
  • D’esperienza reale: ovvero l’ambiente dove si svolge la comunicazione e la definizione che i soggetti ne danno.

In questo modello fonte e ricevente svolgono lo stesso processo, in quanto quando A manda un messaggio a B, questi lo elabora e lo rinvia ad A che ora non è più mittente ma è diventato destinatario. Molto importante è l’interpretazione, in quanto la fonte non solo codifica ma interpreta anche il messaggio sulla base del proprio campo d’esperienza. E ciò avviene anche per il destinatario. Ecco perché parliamo di semi-circolarità.

Modello di Jacobson

Altro modello è quello di Jacobson che introduce l’analisi degli elementi linguistici; l’emittente manda un messaggio organizzato secondo un codice linguistico comune al destinatario. Ad influenzare l’elaborazione del messaggio è il contesto, ovvero la realtà fisica, sociale e culturale alla quale si riferisce. Per l’autore i modelli precedenti erano troppo semplicistici; egli afferma che ciascun elemento del processo comunicativo, ha una specifica funzione:

  • Emotiva: è la capacità dell’emittente di esprimere sé stesso e le sue emozioni.
  • Conativa: ovvero la capacità di intervenire sul comportamento del destinatario.
  • Referenziale: permette al messaggio di mettersi in rapporto con il mondo.
  • Poetica: riguarda l’espressività e l’intento comunicativo del mittente.
  • Fatica: incrementa il valore poetico del messaggio; per garantire un messaggio chiaro è necessario un canale adeguato.
  • Metalinguistica: definisce il codice in uso fra gli interlocutori e mette in risalto il messaggio nella sua composizione.

Con questo modello si introducono due nuovi elementi: contesto e funzione metalinguistica.

Modello semiotico dell'informazione

Accanto a Jacobson, nel tentativo di evolvere ulteriormente il modello informazionale verso quello relazionale, interviene Eco, introducendo il modello semiotico dell’informazione. Al centro del modello vi è l’importanza del codice, della scelta e dell’attribuzione del significato al codice. Emittente e destinatario sono caratterizzati da competenze linguistiche, enciclopediche e comunicative differenti, per cui la comunicazione diventa un processo di negoziazione e cooperazione che può prevedere anche un rifiuto.

Eco parla di decodifica aberrante, quando vi è:

  • L’assenza di codici;
  • Disparità tra il codice dell’emittente e quello del destinatario;
  • Incomprensione del messaggio per interferenza;
  • Rifiuto ideologico del messaggio.

Per Eco anche questo modello si presentava troppo riduttivo e quindi decise di spostare l’attenzione sull’enunciato. Non avevamo più una fonte ed un destinatario ma un enunciatore ed un enunciatario. A questo punto l’enunciatore si pone il problema di come i suoi enunciati possono essere compresi dall’altra parte e quest’ultimo si pone il problema di quali significati volesse veicolare l’enunciatore. L’attenzione si focalizza sul significato. Tale processo di significazione viene compiuto da entrambe le parti. Ma Eco non si limita ai singoli enunciati bensì passa da un modello semiotico enunciatario ad un modello semiotico testuale, dove analizza il testo come insieme di enunciati.

L’emittente e il destinatario non sono più semplici macchine che codificano e decodificano un messaggio, ma sono attori fondamentali di un sistema relazionale. L’autore sviluppa allora il concetto di lettore modello ovvero il destinatario ideale di un processo comunicativo. L’analisi di Eco viene completata da Hall che introduce un altro modello: Encoding-Decoding, che pone il problema del rapporto codifica-decodifica. Abbiamo tre modelli di lettura:

  • Lettura preferita: il ricevente decodificherà il messaggio così come la fonte lo aveva codificato; il codice usato dall’emittente è di tipo egemonico che consente al ricevente di decodificare il messaggio in maniera consequenziale.
  • Lettura negoziata: nella decodifica il ricevente deve tener conto di come la fonte lo ha codificato ma anche delle proprie esigenze interpretative.
  • Lettura d’opposizione: la decodifica avviene secondo le esigenze interpretative del ricevente.

Modello semiotico della comunicazione

La semiotica attraverso lo studio dei segni vuole indagare i processi che permettono ai soggetti comunicanti di dare un significato ai loro messaggi. Fondatore di questa disciplina è stato De Saussure, che pone al centro delle sue ricerche non tanto il linguaggio ma la linguistica, ovvero la lingua come sistema di segni corrispondenti ad idee distinte. L’autore parla di segno linguistico che unisce un concetto ad un’immagine acustica. Il concetto è definito come significato mentre l’immagine acustica che ne deriva è il significante. Tuttavia il legame che unisce il significato al significante è arbitrario, in quanto alla base vi è sempre un accordo su ciò che una parola debba significare.

Secondo l’autore la lingua si presenta come una catena lineare e definisce come “sintagma” la combinazione di due o più elementi consecutivi all’interno della catena delle parole, ovvero un termine in una successione sintagmatica, determina le sue qualità ed il suo valore proprio perché è opposto ai termini che lo precedono e che lo seguono nella catena. Nella mente degli individui queste catene diventano rapporti associativi. Pertanto l’autore afferma che la lingua è un sistema articolato di segni che si influenzano reciprocamente.

Abbiamo altri autori che hanno approfondito la teoria strutturale di De Saussure; negli anni '40 interviene Hjelmslev, che definisce il segno come: “un’unità che consiste di forma del contenuto e di forma dell’espressione, ed è stabilita dalla solidarietà che chiamiamo funzione segnica”. Il segno quindi non è più caratterizzato solo dal piano dell’espressione e dal piano del contenuto, ma dalla differenza fra i due piani. Ovvero un concetto diventa immagine acustica solo quando assume una forma come quella linguistica; sarà poi la lingua a trasformarla in contenuto.

Ogden e Richards, per comprendere il funzionamento dei segni, un’altra distinzione da fare è quella fra referente e significato. Questi due autori prendano in esame il simbolo ed affermano che il referente è l’oggetto che viene comunicato mentre la referenza è la rappresentazione mentale dell’evento. Il simbolo in questo processo non ha un rapporto diretto con la realtà (il referente) ma con la rappresentazione mentale (la referenza).

Pierce afferma che il segno è qualcosa che per qualcuno sta al posto di qualcos’altro, sotto qualche aspetto o capacità. Il segno diviene la trasformazione di un oggetto concreto in un’immagine astratta, quindi costituisce all’interno di una comunicazione un indizio del quale trarre una deduzione. Secondo l’autore non è importante solo il rapporto tra il significato e il significante, ma anche che esista qualcuno a cui comunicare questa sostituzione: l’interprete ovvero il destinatario del processo comunicativo. L’interprete è a sua volta portatore di un “bagaglio segnino”. La comunicazione per Pierce è costituita da continui rimandi ad altri livelli, a altere altà astratte, che determinano l’universo linguistico ed il processo semiotico dei due poli di interazione.

La comunicazione in sociologia

Principale esponente è Goffman che considera l’interazione tra gli individui come il rapporto che intercorre tra gli attori a teatro. La personalità deriva dal termine persona che in latino significava “maschera” cioè le maschere usate all’epoca nelle rappresentazioni teatrali. L’autore focalizza la sua attenzione su come viene organizzata la conversazione, su come la sfera sociale possa influenzare la trasmissione del messaggio, e per fare ciò si rifà alle situazioni tipiche che l’essere umano vive quotidianamente e nelle quali l’azione è regolata e codificata da un frame, ovvero una cornice che stabilisce quali azioni è possibile compiere e quale significato attribuirvi. Uno dei concetti interessanti dell’autore nell’analisi della comunicazione riguarda il coinvolgimento degli autori durante la conversazione; tale coinvolgimento fornisce innumerevoli informazioni all’interlocutore insieme ad alcune caratteristiche personali, quali l’aspetto fisico, gli atteggiamenti verbali e non.

Altro aspetto importante è il territorio, visto come un palcoscenico dove sussiste la divisione fra ribalta e retroscena. Questa suddivisione riporta ad un’altra molto importante, ovvero quella fra attore e personaggio. L’individuo è dotato di un aspetto concreto che viene fuori solo dietro le quinte, mentre le rappresentazioni di sé che invia all’altro durante la conversazione, sono dovute all’effetto della ribalta. La comunicazione può essere allora considerata come un delicato equilibrio per preservare le diverse immagini che assumiamo in base alle diverse situazioni che viviamo.

La comunicazione in psicologia

In psicologia la comunicazione è fondamentale non solo come strumento teorico nello studio della mente, ma anche come strumento terapeutico, nelle psicoterapie, come psicodramma, musicoterapie e artiterapie in genere. Importante nell’approccio comunicativo è la funzione relazionale del linguaggio che fa da collante tra il mondo personale e quello sociale, tra soggettivo e oggettivo, tra universale e particolare. Quindi comunicare diventa un gioco di relazione dove ognuno mette in atto se stesso ed il proprio “essere con gli altri”. Essa è dunque vista come un mezzo per mantenere e co-definire sia la propria identità che i legami con le persone dei vari sistemi in cui vive.

La scuola di Palo Alto

Secondo gli esponenti della scuola di Palo Alto, comunicazione e realtà sono inscindibili; qui analizzeremo il pensiero di vari autori, Watzlawick, Bateson e Haley. Abbiamo due concetti cardine:

  • Il sistema: l’individuo vive in stretta relazione con l’ambiente che lo circonda e con esso costituisce un sistema aperto; proprio per la sua continua interazione con esso, si viene a creare un insieme inscindibile tra individuo e contesto. Ma gli individui che comunicano appartengono a contesti multipli e le relazioni che stabiliscono sono condizionate sia dal contesto che dalle relazioni dei diversi sistemi a cui appartengono. Per cui la comunicazione non può essere più intesa come una semplice addizione tra emittente e ricevente, ma come una compenetrazione di sistemi più ampi e di sottosistemi. Esempio una conversazione può essere influenzata dalla posizione sociale, dal contesto familiare, dalla cultura…
  • La realtà di primo livello e la realtà di secondo livello: la differenza fra i due livelli sta nella diversa interpretazione che diamo alla realtà. La prima è la realtà come viene vista, mentre la seconda è la realtà così come noi la interpretiamo.

Watzlawick ci parla dei cinque assiomi della comunicazione: Questo autore fece un passo importante nello studio della comunicazione, attraverso la pubblicazione di “Pragmatica della comunicazione umana”. Egli affermava che qualsiasi fenomeno non si può spiegare senza una cornice contestuale che lo comprenda; quindi non esiste comunicazione senza un comportamento, né un comportamento senza un significato. Questa modalità la possiamo ritrovare nella comunicazione verbale e non verbale, in quanto è all’interno di questi due canali che ritroviamo tutte quelle regole e principi del comunicare che, se violati, renderebbero la comunicazione disturbata.

I cinque assiomi formano queste regole e quindi devono essere tutti rispettati, in quanto se solo uno di essi fosse contravvenuto, allora la comunicazione potrebbe provocare comportamenti patologici.

  • Non si può non comunicare: non è possibile non farlo, in quanto ogni azione o parola umana sviluppa un comportamento e ci mette in comunicazione con l’altro. Anche il silenzio, senza dire nulla, ci fa inviare messaggi all’altra persona. E poi non è detto che per comunicare ci debba essere un testo razionale; ad esempio la comunicazione fra gli schizofrenici che avviene attraverso deliri e opposizioni, sono comunque atti comunicativi.
  • I messaggi possiedono un aspetto di contenuto ed uno di relazione: i messaggi scambiati tra gli esseri umani non sono mere trasmissioni di informazioni, ma proprio per la complessità delle interazioni che avvengono fra gli individui, ci porta a pensare che oltre ad un contenuto oggettivo del messaggio abbiamo anche un aspetto che definisce la relazione tra gli interagenti. Tuttavia non è sempre facile stabilire la natura delle relazioni che intercorrono tra noi e gli altri; tale aspetto è detto “metacomunicazione”, in quanto sincronicamente o addirittura prima di iniziare ad analizzare il contenuto verbale del messaggio, si tende a co-definire le regole del gioco, quindi una comunicazione sulla comunicazione.
  • Il flusso comunicativo è espresso secondo la punteggiatura degli eventi: la comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e si ristrutturano durante l’interazione tra più individui. Queste diverse verità dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi ossia dal modo in cui ognuno tende arbitrariamente ed in maniera unilaterale, a credere che l’unica interpretazione possibile della realtà sia la sua. La punteggiatura dirige il flusso comunicativo e le sue modalità di interpretazione. L’influenza della cultura su di essa ci permette di ottenere almeno la condivisione degli aspetti basilari.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jupax di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale o del prof Smiraglia Stanislao.
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