Che materia stai cercando?

Riassunto esame Psicologia sociale, prof. Smiraglia

Riassunto per l'esame di Psicologia sociale tenuto dal professor Smiraglia. Gli argomenti che vengono trattati nell'appunto sono i seguenti: la definizione della comunicazione: essa è una trasmissione di pensieri e di condivisione di significati tra soggetti interagenti, qualunque siano gli scopi consapevoli o inconsapevoli del passaggio di informazioni e qualunque... Vedi di più

Esame di Psicologia sociale docente Prof. S. Smiraglia

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

ovvero una cornice che stabilisce quali azioni è possibile compiere e quale significato

attribuirvi. Uno dei concetti interessanti dell’autore nell’analisi della comunicazione

riguarda il coinvolgimento degli autori durante la conversazione; tale coinvolgimento

fornisce innumerevoli informazioni all’interlocutore insieme ad alcune caratteristiche

personali, quali l’aspetto fisico, gli atteggiamenti verbali e non.

Altro aspetto importante è il territorio, visto come un palcoscenico dove sussiste la

divisione fra ribalta e retroscena. Questa suddivisione riporta ad un’altra molto

importante, ovvero quella fra attore e personaggio. L’individuo è dotato di un aspetto

concreto che viene fuori solo dietro le quinte , mentre le rappresentazioni di sé che

invia all’altro durante la conversazione, sono dovute all’effetto della ribalta.

La comunicazione può essere allora considerata come un delicato equilibrio per

preservare le diverse immagini che assumiamo in base alle diverse situazioni che

viviamo.

La comunicazione in psicologia:

In psicologia la comunicazione è fondamentale non solo come strumento teorico

nello studio della mente, ma anche come strumento terapeutico, nelle psicoterapie,

come psicodramma, musicoterapie e artiterapie in genere. Importante nell’approccio

comunicativo è la funzione relazionale del linguaggio che fa da collante tra il mondo

personale e quello sociale, tra soggettivo e oggettivo, tra universale e particolare.

Quindi comunicare diventa un gioco di relazione dove ognuno mette in atto se stesso

ed il proprio “essere con gli altri”. Essa è dunque vista come un mezzo per mantenere

e co-definire sia la propria identità che i legami con le persone dei vari sistemi in cui

vive. LA SCUOLA DI PALO ALTO

Secondo gli esponenti della scuola di Palo Alto, Comunicazione e Realtà sono

inscindibili; qui analizzeremo il pensiero di vari autori, Watzlawick, Bateson e Haley.

Abbiamo 2 concetti cardine:

1. Il sistema l’individuo vive in stretta relazione con l’ambiente che lo

circonda e con esso costituisce un sistema aperto; proprio per la sua continua

interazione con esso, si viene a creare un insieme inscindibile tra individuo e

contesto. Ma gli individui che comunicano appartengono a contesti multipli e

le relazioni che stabiliscono sono condizionate sia dal contesto che dalle

relazioni dei diversi sistemi a cui appartengono. Per cui la comunicazione non

può essere più intesa come una semplice addizione tra emittente e ricevente,

ma come una compenetrazione di sistemi più ampi e di sottosistemi. Esempio

una conversazione può essere influenzata dalla posizione sociale, dal contesto

familiare, dalla cultura…

2. La realtà di 1° livello e la realtà di 2° livello la differenza fra i due livelli

sta nella diversa interpretazione che diamo alla realtà. La 1° è la realtà così

come viene vista, mentre la 2° è la realtà così come noi la interpretiamo.

Watzlawick ci parla dei 5 assiomi della comunicazione:

Questo autore fece un passo importante nello studio della comunicazione, attraverso

la pubblicazione di “pragmatica della comunicazione umana”. Egli affermava che

qualsiasi fenomeno non si può spiegare senza una cornice contestuale che lo

comprenda; quindi non esiste comunicazione senza un comportamento , né un

comportamento senza un significato. Questa modalità la possiamo ritrovare nella

comunicazione verbale e non verbale, in quanto è all’interno di questi 2 canali che

ritroviamo tutte quelle regole e principi del comunicare che se violati renderebbero la

comunicazione disturbata.

I 5 assiomi formano queste regole e quindi devono essere tutti rispettati, in quanto se

solo uno di essi fosse contravvenuto, allora la comunicazione potrebbe provocare

comportamenti patologici.

1. Non si può non comunicare non è possibile non farlo, in quanto ogni azione

o parola umana sviluppa un comportamento e ci mette in comunicazione con

l’altro. Anche il silenzio, senza dire nulla, ci fa inviare messaggi all’altra

persona. E poi non è detto che per comunicare ci debba essere un testo

razionale; ad esempio la comunicazione fra gli schizofrenici che avviene

attraverso deliri e opposizioni, sono comunque atti comunicativi.

2. I messaggi possiedono un aspetto di contenuto ed uno di relazione i

messaggi scambiati tra gli esseri umani non sono mere trasmissioni di

informazioni, ma proprio per la complessità delle interazioni che avvengono

fra gli individui, ci porta a pensare che oltre ad un contenuto oggettivo del

messaggio abbiamo anche un aspetto che definisce la relazione tra gli

interagenti. Tuttavia non è sempre facile stabilire la natura delle relazioni che

intercorrono tra noi e gli altri; tale aspetto è detto “metacomunicazione”, in

quanto sincronicamente o addirittura prima di iniziare ad analizzare il

contenuto verbale del messaggio, si tende a co-definire le regole del gioco,

quindi una comunicazione sulla comunicazione.

3. Il flusso comunicativo è espresso secondo la punteggiature degli eventi la

comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e si

ristrutturano durante l’interazione tra più individui. Queste diverse verità

dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi ossia dal modo in

cui ognuno tende arbitrariamente ed in maniera unilaterale, a credere che

l’unica interpretazione possibile della realtà sia la sua. La punteggiatura dirige

il flusso comunicativo e le sue modalità di interpretazione. L’influenza della

cultura su di essa ci permette di ottenere almeno la condivisione degli aspetti

basilari che servono ad organizzare e codificare esperienze comunicative e

frequenti.

4. comunicazione analogica e digitale la comunicazione avviene attraverso 2

canali, verbali (digitale) e non verbali (analogica). L prima è caratterizzata

dall’arbitrarietà, per cui se diciamo la parola c-a-s-a , tutti sappiamo che ci

stiamo riferendo ad una casa. La seconda è caratterizzata dagli aspetti

relazionali e da una esatta corrispondenza tra il significato e il significante, e

tra loro non vi è arbitrarietà ma solo analogia. Ad esempio ridere di gioia non è

un’espressione arbitraria, ma riguarda un’emozione provata. Nella nostra realtà

quotidiana, noi utilizziamo continuamente msg analogici in digitali e viceversa.

Tuttavia una distorta interpretazione di questi porta a fraintendimenti durante l

comunicazione.

5. Relazioni simmetriche e complementari W. Suddivide due tipologie di

relazioni che si possono instaurare tra gli individui che comunicano e che

riguardano la posizione di leadership assunta durante l’interazione. Quindi

nelle relazioni simmetriche si h un rapporto paritario tra i due poli della

comunicazione, in quanto nessuno dei 2 attori accetta un ruolo di dipendenza,

mentre nelle relazioni complementari, uno dei due soggetti , in un momento

specifico dell’interazione riconosce di le posizioni e l’interdipendenza

dall’altro. Quindi i diversi comportamenti rispecchiano i ruoli che ognuno ha

nel contesto. L’autore prevede che vi sia una forma di relazione simmetrica

sana, dove l’aspetto dell’accettazione dei ruoli porta alla fiducia reciproca e

alla conferma delle aspettative che si hanno dell’altro. Mentre la

complementarietà diventa disfunzionale quando vi è una dipendenza emotiva e

intellettuale di un soggetto rispetto all’altro. Questo assioma afferma che non si

può comunicare efficacemente se si oscurano le caratteristiche dell’altro, ma è

necessario riconoscere di volta in volta i vari ruoli che non sono maschere che

restano sempre uguali, ma che variano da momento a momento e da contesto a

contesto.

Comunicazione patologica e doppi legami :

BATESON insieme ad HALEY si dedicò allo studio del linguaggio schizofrenico,

che sembrava non aver senso. Fu considerato il pioniere della teoria sistemica

applicata alle psicopatologie che egli considerava “come visioni della realtà distorte

dai processi comunicativi”. Inoltre per questo autore il messaggio era visto come

informazione relazionale, avente una propria struttura e determinato sia dall’ambiente

che dalla cultura. Questo determina che tra l’ambiente e il ricevente vi dovesse essere

una corrispondenza.

Anch’egli si dedicò allo studio delle differenze fra “Comunicazione Enunciativa” (ciò

che le parole dicono e descrivono e l loro relazione) e “Meta-comunicazione” (fa

l’esempio degli animali che durante il gioco mordono; esiste una

meta-comunicazione tra loro, in quanto il gesto di mordere, in questo contesto di

gioco, non è inteso come aggressività ma ha un contenuto diverso). Anche nella

comunicazione umana, gli individui spesso hanno difficoltà ad interpretare i segnali

meta-comunicativi e riescono più facilmente a capire quelli di contenuto; l’autore a

questo proposito utilizza l’esempio del sogno ed afferma che durante l’attività onirica

è più difficile dire “questo è un sogno”, ed inquadrare in contesto.

Il fulcro del suo lavoro sarà proprio “l’inquadramento contestuale” con i pazienti

schizofrenici. In questi pazienti la struttura astratta e metaforica del linguaggio non

viene compresa, in quanto la capacità di capire i segnali meta-comunicativi è molto

compromessa; (es: un paziente al centro di igiene mentale che tutte le mattine bussa

alla porta del direttore e poi va via. Potrebbe sembrare un comportamento senza

senso ma in realtà per tale paziente è normale, in quanto fuori la porta del direttore

c’è scritto: si prega di bussare. Quindi l’astrazione e la metafora, negli schizofrenici

è intesa come comunicazione reale e concreta).

Secondo Bateson, nello schizofrenico sono presenti 3 caratteristiche che distorcono

la comunicazione:

1. ha difficoltà nel percepire correttamente il messaggio.

2. non riesce a dare un vero significato a processi individuali come il pensiero, la

percezione, le sensazioni.

3. non riesce a dare una inquadratura contestuale ai segnali che lui stesso emette.

Dopo anni ed anni di attenta analisi a questi pazienti e alle loro famiglie, l’autore

elabora la TEORIA DEI DOPPI LEGAMI, dove egli prevede che il paziente è

esposto continuamente a vincoli comunicativi che non lasciano vie di fuga.

Il doppio legame può avvenire solo con le figure di primaria importanza e solo se

provano reciprocamente la consapevolezza di non poter far a meno l’uno dell’altro.

Esso è composto da 2 ingiunzioni (una primaria di NEGAZIONE , es: “non

comportarti così”, ed una secondaria , che avviene attraverso canali non verbali,

atteggiamenti, gesti, toni della voce ) che si escludono a vicenda e da un’ingiunzione

terziaria che tuttavia non permette agli individui di sottrarsi a questi vincoli senza

contravvenire a ciò che sente e che prova ( es: la madre che infastidita dal bambino

gli dice di andare a giocare in un’altra stanza; egli qualsiasi scelta prenderà, sarà

comunque costretto ad andare contro i suoi sentimenti). Queste situazioni di disagio,

riferite gli schizofrenici, li portano a cercare rifugio in altre realtà, credendosi persone

diverse. In tal modo la loro sofferenza è spostata su una persona diversa, non reale

attraverso l’inversione fantasia-metafora-realtà. Quindi la metafora e la fantasia non

riescono più ad assolvere la loro funzione metalinguistica e sopravvivono in forma

concreta di realtà. Tuttavia sono molti i fattori che possono portare a questa

condizione : genetici, contestuali, relazionali….

L’utilizzo del DOPPIO LEGAME, può anche avere uno scopo terapeutico, ovvero

imparare a reagire in maniera differente rispetto al passato; ciò vale a dire che il

procedimento terapeutico consiste essenzialmente nel modificare il modo di

apprendere le regole della comunicazione.

Infine possiamo dire che qualsiasi terapia che si voglia definire SISTEMICA deve

tener conto che si agisce ad un livello META-COMUNICATIVO più che sulla realtà

di 1°ordine. La terapia deve assumere le caratteristiche del GIOCO, che si svolge in

una struttura contestuale diversa dove i contro-paradossi sono uno strumento

necessario per cambiare la realtà di 2°ordine.

Haley : la comunicazione suggestiva:

Questo autore fu uno dei primi ad affermare che la psicologia induceva, attraverso

l’uso di termini obsoleti, a produrre categorie diagnostiche che creavano realtà

cliniche distorte e non rispecchianti le complessità dell’individuo. Quindi dichiarava

che prima di rifondare le teorie e le tecniche, era necessario rifondare la terminologia

che le diverse forme di psicoterapia utilizzavano per comunicare tra loro.

Secondo Haley, l’individuo è imbrigliato in contesti gerarchici fatti di rapporti di

dominio e di subordinazione; queste gerarchie di potere si ripresentano nella sua vita

quotidiana e la conseguenza è che l’individuo non ha abbastanza risorse per fermare

il fluire di queste relazioni. Per cui il compito del terapeuta è quello di aiutare

l’individuo ad acquisire il potere necessario (consapevole o inconsapevole) affinché

giunga alla riorganizzazione dei propri “pattern d’interazione”. Ciò avviene attraverso

l’influenza interpersonale e la suggestione comunicativa che riescono a modificare i

comportamenti patologici. Fondamentale, in questo tipo di terapia è il SINTOMO,

che viene inteso non come contenuto mentale, ma come una modalità di trattare le

altre persone.

Questa terapia di manipolazione dell’altro, non viene usata da Haley in maniera

estrema come forma di predominanza, ma solo come strumento di sostegno e presa in

carico dei problemi del paziente. Quindi anche se viene imposto un ordine, dall’altra

parte viene chiesto al paziente di esse spontaneo e di non rispondere come un automa.

Infine aiutare le persone a comunicare e a relazionarsi tra loro in maniera efficace,

significa aiutarli a spezzare quel circolo vizioso dei comportamenti appresi nel

passato. I concetti di Haley diverranno poi la base della nuova psicoterapia strategica.

COMUNICARE SCRIVENDO:

LA COSTRUZIONE DELLA LINGUA NEL BAMBINO

La lingua scritta non è diffusa in maniera universale; infatti rispetto alle 3000 lingue

parlate nel mondo solo 78 hanno una scrittura e una letteratura. Esiste una Oralità

primaria ( civiltà senza scrittura) e un’oralità secondari (civiltà con scrittura), che

viene analizzata proprio grazie alla scrittura ad un livello metalinguistica.

Tutto parte dallo sviluppo dell’alfabeto e poi della stampa che hanno reso possibile lo

sviluppo della filosofia, della storia, della moderna scienza empirica…

Quando noi conversiamo, il dialogo si basa sul contesto nel quale la comunicazione

avviene, mentre quando si scrive un testo bisogna disporre di un sistema di

produzione linguistica capace di funzionare autonomamente; infatti il linguaggio

scritto non può essere ambiguo poiché tra lo scrittore ed il lettore non c’è interazione

quindi il testo scritto deve essere “decontestualizzato” ovvero comprensibile

indipendentemente dal contesto. Tutto ciò produce delle sostanziali differenze con il

linguaggio orale, in quanto nel messaggio scritto viene conservata la forma del

messaggio che serve al lettore per ricostruire il messaggio stesso. Quindi possiamo

affermare che il linguaggio scritto è una forma di comunicazione autonoma.

A contatto con la lingua scritta si impara a separare le parole dalle cose, ad utilizzare

il pensiero anche al di fuori del contesto.

Nell’ultimo decennio gli studi sulla scrittura si sono intensificati gli studiosi si sono

interessati soprattutto della costruzione della scrittura usata dal bambino.

Nella nostra cultura che usa un sistema alfabetico, la scrittura è stata sempre

considerata come una transcodifica della lingua parlata. Oggi questa impostazione è

stata rivista, in quanto abbiamo avuto una notevole evoluzione dal punto di vista

psicologico della scrittura che considera il “sistema scrittura” completamente

autonomo da quello dell’oralità con il quale ha tuttavia rapporti di influenza

reciproca. Vale a dire che la scrittura risente del contesto nel quale avviene, che gli fa

da “cornice”. Ma scrivere implica la conoscenza di diversi aspetti della lingua orale,

quali morfosintattici, semantici…

La scrittura inoltre permette di creare una “distanza” tra il mittente e il destinatario e

quindi di separare il momento della produzione da quello della fruizione, ovvero

distinguere ciò che si è detto da ciò che si vuole dire, ritornare sul discorso,

pianificarlo e modificarlo.

Di conseguenza oralità e scrittura appaiono come due poli estremi; scrivere inoltre

significa sapersi cimentare con le norme e le convenzioni del sistema a cui si

appartiene.

Neuropsicologia della scrittura:

In questo campo è stato di fondamentale importanza il contributo fornito dal

cognitivismo che ha permesso di qualificare la natura dei disturbi legati al linguaggio

scritto : dislessia (deficit d’apprendimento della lettura) e disgafia (deficit

‘apprendimento legato alla scrittura). Per affrontare questi problemi è necessario

conoscere i vari sistemi di rappresentazione del linguaggio scritto. Abbiamo diversi

modi per rappresentare il linguaggio, ma tutti hanno in comune la caratteristica di

codificare i suoni che lo compongono. La scrittura italiana si basa su un sistema

alfabetico dove ad ogni segno (lettera:grafema) corrisponde un suono ( fonema).

Dalle regole della conversione scritto-suono abbiamo la fonologia o la corretta

ortografia.

Abbiamo una serie di modelli neurologici di scrittura:

• Charcot, fu l’ideatore di uno dei primi modelli. Egli postulò l’esistenza di una

specifica area per la rappresentazione della scrittura, che se lesionata produce

una “afasia motoria della mano”cioè la perdita dei movimenti necessari per

scrivere.

• Déjerine, si oppose a Charcot in quanto riteneva che la rappresentazione

grafica consisteva in una copia delle immagini visive che corrispondevano alle

parole e che erano depositate nel centro della memoria ottica.

• Wernicke, afferma che le lettere sono depositate nella memoria visiva e quindi

la scrittura avviene mediante l’attivazione della forma fonologica delle parole

seguita da un processo di transcodifica fonema-grafema.

• Modelli cognitivi, affermano che le operazioni cognitive coinvolte nei processi

di scrittura sono divise in :

1. processi centrali includono le operazioni sintattiche, semantiche,

ortografiche, e permette come esito finale la rappresentazione grafemica

delle lettere che poi vengono scritte. Qui il modello più accreditato è

“modello a due vie”che serve per scrivere sotto dettatura parole

familiari, che una volta riconosciute nel lessico uditivo di entrata, a

queste verrà attribuito un significato e poi sarà possibile scriverle.

Mentre per le parole non conosciute o prive di significato, allora si avrà

una conversione dei fonemi in grafemi.

2. processi periferici traducono le rappresentazioni grafemiche astratte

nelle varie rappresentazioni possibili, scrittura a mano, a macchina, lo

spelling. Essi si attuano dopo aver ottenuto la rappresentazione

grafemica astratta che poi viene convertita in movimento per scrivere

nella pagina.

Nei bambini in età scolare, sotto dettatura, è molto presente il disturbo della disgrafia

sia di tipo fonologico , che superficiale ed anche errori legati alle doppie e agli

accenti. Mentre nella “scrittura spontanea” al bambino vengono richieste maggiori

funzioni alcune legate alla produzione verbale, altre quella scritta. In questa fase il

bambino deve affidarsi esclusivamente alle sue conoscenze e deve recuperare dalla

memori tutte le informazioni necessarie alla stesura del testo.

Il bambino e la lingua scritta:

Esiste una preistoria della lingua scritta che si svolge nel bambino ancor prima

dell’entrata nella scuola. Tuttavia il bambino di oggi, che ive in centri ubani, entra a

contatto con la scrittura (sui cartelloni, negozi) ancor prima di imparare l’alfabeto.

Egli inizia così a lavorare attivamente su come funziona il sistema dello scrivere e del

leggere, e qualche volta riesce anche a comporre testi anticipando il significato dello

scritto. Il bambino inoltre si avvicina in maniera graduale alla comprensione che ad

ogni suono va attribuito un significato; tutto ciò st alla base del nostro sistema di

scrittura.

Partendo proprio dalle idee dell preistoria della lingua scritta, alcune ricercatrici

hanno evidenziato che nel bambino avviene una sorta di percorso a tappe nella

concettualizzazione della lingua. Ogni tappa è segnata da continue “crisi”e da

conflitti cognitivi che mettono in discussione le ipotesi già acquisite. In questo

processo abbiamo 3 momenti importanti:

• differenziazione tra disegno e scrittura: il bambino capisce che i segni scritti

non stanno al posto dell’oggetto bensì lo rappresentano.

• Periodo pre-convenzionale : il bambino capisce che per leggere o scrivere cose

differenti ci deve essere una differenza tra le scritture.

• Periodo della fonetizzazione : il bambino capisce che attraverso la scrittura può

rappresentare gli spetti sonori del linguaggio orale. Abbiamo 3 fasi:

A) Sillabica il bambino prende in considerazione come unità sonora la

sillaba;

B) Sillabico-alfabetica bambino capisce che alcuni segni rappresentano la

il

sillaba altri invece la parola;

C) Alfabetica il bambino scrive rappresentando con ogni segno una parola.

Nei bambini, in questa fase, si presentano varie ipotesi dette “infantili”, ad esempio

“la quantità minima”, i bambini infatti non usano mai un solo segno per

rappresentare la parola, ma preferiscono usarne di più. Altra ipotesi è quella della

“varietà interna”, ovvero i bambini non usano mai le “doppie” perché nell’ambito di

una sola parola preferiscono variare le lettere piuttosto che usare le stesse.

Tuttavia per i bambini, imparare a scrivere è un lavoro complesso, in quanto saper

scrivere implica la conoscenza di un sistema di scrittura, la conoscenza della lingua

scritta, della forma testuale; tutte competenze che il bambino acquisirà col tempo, con

la pratica e con l’entrata nel mondo scolastico. Il modo di scrivere dei bambini, nel

tempo si evolve; infatti all’inizio useranno la punteggiatura in modo non

convenzionale, ovvero per delimitare chi dice da ciò che viene detto o der distinguere

i diversi interlocutori. Anche la segmentazione da loro operata in un testo ci fa capire

come il bambino valuta lo spazio del foglio e che considerazione ha delle parole.

Inizialmente essi scriveranno in maniera continua, non badando ai confini tra le

parole, e la loro scrittura sarà simile al parlato. In seguito impareranno ad utilizzare la

punteggiatura e a distinguere i confini tra le parole.

Alcuni autori hanno evidenziato che certi tipi di Ripetizioni lessicali svolgono una

funzione importante nel testo in quanto rivelerebbero un meccanismo di coesione del

discorso e aiutano il bambino a memorizzare la storia.

Tutti questi studi sugli “errori” dei bambini nello scrivere, hanno evidenziato il modo

con cui essi si avvicino alla scrittura; se all’inizio del loro percorso sembra che

cerchino di conservare i tratti del parlato, poi man mano se ne distaccano e vengono

orientati verso nuove conoscenze.

Il bambino e la narrazione:

Il 1° testo, orale o scritto, con cui il bambino entra in contatto è la narrazione; essa

viene così posta al centro dell’interesse degli psicologi, proprio a partire da Bruner

che fa una distinzione fra pensiero narrativo e pensiero scientifico.

Viene dedicata una particolare attenzione alla produzione dei testi narrativi dei

bambini, all’inizio della scuola. In tali testi risulta molto importante l’introduzione ed

il mantenimento dei “referenti del discorso” cioè quelle procedure linguistiche (nomi,

sinonimi..) che danno continuità al testo. Anche per quanto riguarda l’uso dei verbi, si

è notato che mentre nelle prime produzioni narrative, i bambini usano sempre le

stesse forme verbali, in seguito imparano a distinguere i verbi tipici del racconto

scritto da quelli del racconto orale. Questa distinzione avviene dalla 4° e 5°

elementare in poi. Anche per quanto riguarda l’organizzazione degli episodi, vediamo

che i bambini piccoli si limitano a dare qualche informazione sull’ambiente, mentre

con la scolarizzazione, i loro testi usano una grammatica più articolata; riescono

specificare meglio gli eventi, gli stati d’animo dei protagonisti, il perchè delle loro

azioni…Col proseguire del percorso scolastico, infine, il bambino svilupperà al

meglio le sue potenzialità e riuscirà a fare dei testi sempre più complessi e articolati.

Costruire la lingua nel contesto sociale:

Lo sviluppo e l’apprendimento del bambino è un processo che avviene in specifici

contesti sociali caratterizzati dalla presenza di artefatti e pratiche storicamente e

culturalmente determinate.

Dobbiamo prendere in esame la “zona di sviluppo prossimale” di Vygotsky, ovvero

la distanza tra il livello attuale di sviluppo determinato dalle capacità individuali del

bambini di risolvere un problema e il livello di sviluppo potenziale determinato dalla

capacità di risolvere i problemi con l’aiuto dell’altro. Questa è l’area dove avviene

l’incontro tra lo sviluppo naturale e quello culturale. In quest’area si definisce il ruolo

della scuola.

A questo proposito è importante sottolineare l’importanza dell’interazione sociale nei

processi di scrittura, perché un vera abilità linguistica e comunicativa viene realizzata

con l’aiuto degli altri. Il bambino da solo può costruire dei testi scritti che hanno un

significato, ma non equivalgono alla padronanza della convenzionalità, infatti ha

bisogno del mondo esterno per sapere cosa è convenzionale nella società in cui vive e

per poter comunicare col mondo che lo circonda.

LA LINGUA DEI SEGNI

Il mondo dei sordi è spesso un mondo sconosciuto; in passato abbiamo avuto un

approccio di tipo medico, ma negli ultimi anni anche l’antropologia e la sociologia se

ne sono interessate. Dal punto di vista medico, la sordità è vista come un deficit

dell’udito, ovvero si valuta quanto la persona sorda si avvicina a quella udente.

Secondo quest’ottica , una vera integrazione si realizza se la persona sorda si riesce d

avvicinare al mondo degli udenti.

Dal punto di vista sociale e culturale, si guarda alla persona sorda come membro della

società, con una cultura speciale e con maggiori caratteristiche visive piuttosto che

uditive. Quindi la LIS è nata proprio per tramandare la funzione visiva di questi

soggetti. È di indiscussa importanza insegnare nelle scuole questo tipo di linguaggio;

infatti sia per il bambino che per l’adulto sordo è fondamentale conoscere entrambe le

lingue. Il solo conoscere la lingua vocale, infatti porterebbe ad una forte

emarginazione di questi soggetti ed impoverirebbe la società. Ecco perché il

Parlamento italiano si è espresso in favore del riconoscimento delle varie lingue dei

segni sul territorio nazionale.

La sordità:

In Italia circa un bambino su 1000 nasce con problemi di sordità grave; nei paesi in

via di sviluppo invece l’incidenza e 4 /1000 bambini nati, quindi le sordità

diminuiscono grazie alle migliori condizioni igenico-sanitarie. Le cause più frequenti

oltre a quelle genetiche ereditarie, sono quelle che intervengono durante la

gravidanza.

Purtroppo le sordità infantili, se non diagnosticate in tempo, diventano gravi e

irreversibili. Sono in aumento anche le sordità congenite di neonati prematuri e di

casi di sofferenza fetale.

Abbiamo vari tipi di sordità:

• Trasmissiva i soggetti sentono suoni abbassati e affievoliti e di solito

parlano a voce bassa. Non è molto grave e si può intervenire chirurgicamente.

• Neuro-sensoriale la lesione interessa l’orecchio interno, i soggetti sentono

in modo impreciso e non riconoscono i suoni.

• Mista sono presenti le caratteristiche di entrambe le precedenti sordità.

• Centrale si ha quando i suoni inviati all’orecchio, non vengono ben

interpretati dal cervello.

La sordità può sopraggiungere in vari momenti della nostra vita :

1. prima della nascita (prenatale), il linguaggio non si riesce a sviluppare se

non con una terapia protesico-riabilitativa;

2. nei primi mesi di vita (post-natale), il bambino perde il linguaggio se

non viene protesizzato;

3. nel corso degli anni (trauma cranico, intossicazioni..), la persona

conserva l parola ed il proprio patrimonio linguistico, ma è necessario

comunque prendere dei provvedimenti per evitare conseguenze sul piano

psicologico e sociale.

Tuttavia chi nasce sordo o lo diventa nei primi 2 anni di vita, allora non riesce ad

imparare il linguaggio parlato e quindi diventa Sordo-muto. C’è da dire che

l’apparato fonoarticolatorio e quindi la “facoltà di linguaggio”dei bambini è

comunque integro solo che non riesce a mettersi in funzione a causa del deficit

acustico. Tale facoltà è quella che permette ai bambini di imparare una qualsiasi

lingua purché messi a contatto con essa; quindi il problema del bambino sordo sta nel

fatto che non potendo udire la lingua parlata, non può imitare i suoni dell’ambiente,

non può avere uno scambio con esso, per cui la sua facoltà di linguaggio subisce un

arresto forzato.

Il vero problema è che la sordità tarda ad essere riscontrata, di solito avviene durante

il primo anno di vita, quando il bambino non riesce produrre le prime parole. Fino d

allora, il bambino pone attenzione non tanto a ciò che gli adulti gli dicono, ma al

contorno non verbale, quindi la vista sostituisce il deficit presente. Egli riceve solo

pochi messaggi e quindi si sente escluso dal mondo che lo circonda.

Il bambino sordo può allora imparare il linguaggio dei segni seguendo le stesse tappe

del linguaggio parlato e con la stessa facilità. La modalità visivo-gestuale sostituisce

quella acustico-vocale.

Spesso accade che quando questi bambini accedono alla scuola elementare, le stesse

difficoltà che hanno nella lingua parlata le presentano anche in quella scritta; ciò

porta inevitabilmente a situazioni di isolamento, dove a loro non viene data la

possibilità di interagire con altri bambini; talvolta vengono seguiti solo dalla famiglia

o da logopedisti e quindi non interagiscono nemmeno con altri bambini sordi. Viene

meno un fattore fondamentale per la loro crescita, ovvero i modelli di confronto, di

riferimento. Il bambino è portato a sentirsi come “unico e diverso”.

Alcuni psicologi hanno affermato quanto sia importante per questi bambini riuscire

ad apprendere la LIS, che permetterebbe loro di avere un mezzo di comunicazione

col mondo e quindi sostituire il linguaggio parlato.

LIS: Lingua italiana dei segni

Nel 1987, dopo una serie di ricerche fatte per valutare l’importanza della

comunicazione per le persone sorde, viene pubblicato il primo libro di LIS; fino ad

allora, tale forma di comunicazione (che tuttavia i sordi già utilizzavano come lingua

privata o mimica o gestuale), non aveva neppure un nome e nemmeno era

riconosciuta. Da quella data in poi, la LIS ha un proprio status e viene riconosciuta

come lingua dei segni a tutti gli effetti.

Una delle caratteristiche fondamentali di questa lingua è rappresentata dall’uso delle

MANI; i segni avvengono sia con una sola mano che con entrambe.

La LIS si basa su 4 parametri :

• il luogo e lo spazio dove si esegue il segno;

• la configurazione delle mani nell’eseguire il segno;

• l’orientamento del palmo della mano;

• il movimento della mano nell’eseguire il segno;

I segni utilizzano il corpo come luogo di esecuzione e lo spazio davanti al segnante

(spazio neutro). I segni eseguiti nella parte centrale del corpo indicano sentimenti ed

emozioni, mentre per indicare un verbo i segni si spostano nello spazio neutro. I segni

riferiti al passato si eseguono muovendo verso la spalla del segnante, quelli riferiti al

presente si muovono nello spazio neutro, mentre quelli riferiti al futuro si muovono

dallo spazio neutro in avanti. Il rapporto esistente tra segno e corpo è molto

importante, in quanto il segno sta ad indicare qualcosa in cui è coinvolta direttamente

quella parte: un segno vicino gli occhi indica vedere….

Anche sul piano sintattico, la LIS ha delle proprie regole, anche se l’ordine degli

elementi nel costruire una frase è diverso da quello italiano. I segni combinati tra loro

danno vita a veri e propri discorsi; anche qui la scelta di un segno al posto di un altro

è arbitraria.

Purtroppo l’importanza della LIS si è scoperto solo negli ultimi anni, in quanto

l’educazione dei sordomuti si è andata modificando nel corso della storia. Solo dagli

anni 80 in poi, si sono avuti i primi corsi per imparare questo linguaggio. Recenti

studi hanno infatti dimostrato che il segno non uccide la parola e che è possibile nei

bambini insegnare entrambe le lingue. Non esiste alcuna differenza sostanziale tra

bambini udenti e non udenti, anzi vi è una equipotenzialità tra modalità gestuale e

vocale nel primo stadio di sviluppo; inoltre i bambini udenti nati da genitori

sordomuti ricevono sia l’input vocale che quello dei segni e quindi possono imparare

entrambe le lingue. L’unica differenza sta nel fatto che mentre i bambini udenti

possono acquisire 2 lingue parlate o una parlata e l’altra dei segni in maniera

simultanea, ciò nei bambini non udenti non avviene in modo simultaneo, ma sempre

in due momenti diversi.

Tuttavia, vista l’importanza della LIS, ai fini dell’integrazione di questi soggetti, si

sta cercando di formare degli operatori esperti in campo per poter facilitare l’incontro

tra comunità di udenti e LIS.


PAGINE

28

PESO

144.00 KB

AUTORE

jupax

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia sociale tenuto dal professor Smiraglia. Gli argomenti che vengono trattati nell'appunto sono i seguenti: la definizione della comunicazione: essa è una trasmissione di pensieri e di condivisione di significati tra soggetti interagenti, qualunque siano gli scopi consapevoli o inconsapevoli del passaggio di informazioni e qualunque siano i mezzi che ne vincolano il significato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in servizio sociale (Facoltà di Giurisprudenza, di Lettere e Filosofia e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jupax di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Smiraglia Stanislao.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in servizio sociale (facoltà di giurisprudenza, di lettere e filosofia e di scienze matematiche, fisiche e naturali)

Psicologia dello sviluppo - le principali teorie
Appunto