INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA SOCIALE
CAPITOLO I
La psicologia sociale è la scienza che studia le interazioni umane e le relazioni interpersonali a
livello di individui, gruppi, istituzioni, nonché le varie tematiche evidenziate dalle situazioni sociali.
Studia le relazioni umane, le tematiche delle interazioni sociali, tutte le dinamiche che regolano la
vita dei gruppi e delle istituzioni. (quotidianità). teorie sulle relazioni dei neonati nei primi mesi di
vita, in cui già iniziano a socializzare. La psicologia sociale si occupa quindi di studiare e
comprendere quella particolare relazione che connette processi psicologici individuali e processi
sociali. La psicologia sociale ha origini lontane, e affonda le sue radici nella filosofia classica. Sin
dal suo esordio, la psicologia sociale è stata caratterizzata da due orientamenti, uno di carattere
più squisitamente psicologico e uno sociologico. Secondo il primo approccio, e istituzioni sociali sono
la manifestazione delle caratteristiche e dei bisogni individuali (radici in Platone e Aristotele). La tesi
alla base dell’orientamento sociologico, invece, è che il comportamento individuale sia determinato
dalle condizioni sociali, e anche questo pensiero ha origini assai lontane (Rousseau). Nel 1908,
vengono pubblicati i primi due volumi che costituiscono un’introduzione sistematica alla psicologia
sociale: Introduzione alla psicologia sociale dello psicologo W.Mcdougall: interpreta il
• comportamento sociale secondo una prospettiva istintualistica, in base alla quale gli istinti
sono delle tendenze innate che conducono l’individuo a percepire gli oggetti sociali e a
reagire ad essi in modo specifico. Il focus, in questo caso è concentrato sull’individuo, e i
fattori sociali sono ritenuti pressioni che intervengono sui processi intra-individuali,
influenzandoli.
La psicologia sociale del sociologo E.A.Ross: al contrario egli sostiene che si debbano prima di
• tutto comprendere i fenomeni sociali, e si concentra quindi sullo studio dei comportamenti nei
diversi aggregati umani. Ritiene che gli individui siano mossi da flussi sociali, ossia quei
prodotti che derivano da una sorta di mente sociale sovraordinata. (riferimento a Le Bon:
imitazione).
Questi due approcci costituiscono le due anime della psicologia sociale e ne hanno caratterizzato
sviluppo e evoluzione.
Paradigmi teorici
I tre più importanti orientamenti teorici che hanno influenzato la prima psicologia sociale sono: il
comportamentismo, la teoria della Gestalt e il cognitivismo.
Comportamentismo
Assunto fondamentale è che l’unico oggetto di studio per una psicologia scientifica e oggettiva è il
comportamento manifesto. Con questo termine si intende l’insieme delle relazioni dell’organismo
animale o umano, in interazione con il proprio ambiente, e completamente osservabili dall’esterno
dell’organismo stesso. Il comportamentismo nasce ufficialmente nel 1913 quando J.Watson pubblica
un articolo dal titolo “la psicologia così come la vede il comportamentismo”, considerato il manifesto
di questo orientamento. Watson rigetta qualsiasi metodo introspettivo e analizza il comportamento
suddividendo le risposte date agli stimoli in unità elementari. Questo orientamento è caratterizzato
da una impostazione periferalista, che non presta attenzione ai processi cerebrali, e anche dal fatto
che i processi emotivi e cognitivi vengono interpretati a livello di abitudini motorie, apprese dagli
apparati muscolari. Dagli studi condotti sull’apprendimento animale, il comportamento ha ricavato il
concetto di condizionamento classico (Pavlov) e, successivamente, ha introdotto quello di
condizionamento operante (Skinner). apprendimento da parte dei topi e dei piccioni nelle skinner
boxes. L’animale è messo in una situazione tale per cui tra le diverse risposte che può dare, il
ricercatore ne sceglie una a cui fa seguire uno stimolo rinforzante, ossia un premio. Ciò che
solitamente accade è che il comportamento a cui ha fatto seguito un rinforzo si presenta con una
frequenza sempre maggiore. Il condizionamento operante si differenzia da quello classico perché la
risposta precede lo stimolo, anziché seguirlo.
1
In seguito, la concezione comportamentista è stata approfondita e ampliata nell’ambito della
corrente neocomportamentista.
Neocomportamentismo
Si tratta di un orientamento che, pur avendo un impianto generale che prevede, il rifiuto
dell’introspezione come metodo di indagine e il comportamento osservabile come principale oggetto
di studio, riconosce che le condotte umane sono troppo articolate per essere spiegate esclusivamente
attraverso nessi associativi stimolo-risposta. Il modello quindi inizia a tenere conto di un’altra
variabile: l’organismo. Fra i rappresentanti del neocomportamentismo vi è lo psicologo E.Tolman che
si contrappone al comportamentismo radicale di Watson. L’organismo è in grado di collegare gli
obiettivi che intende raggiungere con i mezzi necessari per conseguirli, e attraverso questa relazione
mezzi-fini è in grado di formarsi della mappe cognitive. Queste sono cognizioni che consentono di
rappresentare l’ambiente come unità organizzata e non come insieme frammentato di stimoli.
Comportamentismo e neocomportamentismo hanno influenzato direttamente anche alcune teorie che
vengono considerate parte della psicologia sociale. Tra queste vi è la teoria dello scambio
(approccio microeconomico al comportamento umano). dilemmi sociali in cui interagiscono più
individui, i quali devono scegliere, se far prevalere i propri interessi individuali o quelli collettivi
Dilemma del prigioniero. Tale teoria considera l’essere umano come razionale e calcolatore, teso a
valutare costi e benefici.
La psicologia della Gestalt
La Gestalt è una corrente di pensiero, sviluppatisi nella Germania d’inizio novecento e si diffonde in
Europa e negli Stati uniti. Questo approccio ha profondamente influenzato tutti gli studiosi del
cognitivismo, e si caratterizza per il fatto di studiare la realtà utilizzando un approccio olistico. La
qualità propria di uno stimolo percettivo non è data dai singoli elementi che lo compongono, ma
dalla loro struttura, cioè dalle relazioni che intercorrono tra essi, così che il tutto è qualcosa di più e
di diverso della somma delle parti. L’oggetto di studio privilegiato della Gestalt è costituito dalla
realtà così come essa si manifesta, dai fatti così come sono percepiti dai nostri organi di senso.
Teoria anti-elementista che si oppone al comportamentismo secondo il quale l’esperienza percettiva
e l’esito dell’analisi dei singoli elementi. contributo importante di Lewin nella Gestalt: ebreo
tedesco è costretto a emigrare negli Stati Uniti dove prosegue gli studi sulle teorie della Gestalt.
Lewin dedica soprattutto la sua attenzione ai processi interpersonali e motivazionali, applicando lo
studio dell’emotività e del comportamento attivo dell’uomo.
Il cognitivismo
Si è sviluppato parallelamente al comportamentismo ma riporta caratteristiche opposte. Del
comportamentismo ha respinto il legame stimolo-risposta, sostenendo che l’organismo umano
seleziona e interpreta attivamente tutti gli stimoli e le informazioni che provengono dall’ambiente
(influenza della cibernetica e dell’informatica). Queste discipline forniscono un nuovo linguaggio e
offrono un modello che consente di pensare alla mente umana come un apparato complesso capace
di elaborare informazioni, effettuare scelte tra gli stimoli di ingresso, trasformarli e prendere
decisioni in uscita. All’interno del cognitivismo sono distinguibili due fasi alquanto diverse tra loro,
rispetto ai temi di ricerca considerati prioritari. Nel primo periodo al centro dell’interesse vi è lo
studio dei fattori motivazionali e dell’influenza che essi esercitano sui processi psichici; tra i
protagonisti vi sono Lewin, Asch e Heider, che sono considerati tra i fondatori della psicologia
sociale. Dalla metà degli anni sessanta l’interesse si sposta verso modelli teorici di tipo logico-
razionale che non descrivono il modo di ragionare reale e quotidiano della gente, ma si
preoccupano di illustrare come le informazioni dovrebbero essere elaborate. Tale prospettiva
prende il nome di social cognition (1965) e rappresenta attualmente il paradigma dominante in
psicologia sociale. Essa si caratterizza per l’attenzione dedicata all’elaborazione dell’informazione,
e per tale motivo, in letteratura i processi implicati vengono denominati freddi, in opposizione a
quelli caldi, che hanno caratterizzato il primo periodo del cognitivismo.
Psicologia sociale europea
La psicologia sociale è nata e si è sviluppata negli Stati Uniti per tutta la prima metà del novecento,
anche in conseguenza della fuga dall’Europa, indotta dall’avvento del nazismo, di molti importanti
ricercatori europei. Tuttavia, dopo la seconda guerra mondiale, la psicologia sociale europea ha
iniziato un percorso di crescita e sviluppo, contrapponendosi in alcuni punti centrali all’approccio
2
americano. concezione interazionista in cui le persone sono influenzate dal contesto sociale e
viceversa. Si deve studiare anche il contesto specifico e culturale in cui sono inseriti gli individui.
CAPITOLO II
Tra i diversi orientamenti teorici della psicologia sociale, la social cognition è quella che
maggiormente si è concentrata sullo studio della conoscenza sociale, attraverso l’analisi dei processi
mentali umani. L’assunto di base è che l’attività cognitiva dell’individuo è sempre motivata e rivolta a
uno scopo. Grazie alla conoscenza sociale, le persone possono controllare, prevedere e trasformare
la realtà; essa è quindi funzionale al raggiungimento degli scopi dell’individuo, siano essi di tipo
consapevole o automatico. Come costruiamo la conoscenza sociale?
Processi Botton-up (data-driven): sono i dati che non abbiamo già in mente, ma che traiamo dalla
situazione.
Processi Top Down (theory driven): si basano sulla conoscenza di concetti e di conoscenze che
permettono di elaborare stimoli attraverso informazioni già possedute. Possono essere processi
distorti, poiché non interpretiamo ciò che vediamo oggettivamente ma in base a delle teorie che
abbiamo già in mente.
I processi Theory driven sono utilizzati abitualmente e si suddividono in schemi, euristiche e categorie
(funzionamento cognitivo individuale).
1. Gli schemi
Gli schemi sono strutture di dati attraverso le quali i concetti immagazzinati in memoria vengono
rappresentati. Uno schema viene attivato in relazione a un oggetto o a una classe di oggetti
(categoria), e contiene le qualità, generali e specifiche, associate alla categoria stessa. In ogni
schema, infatti, vi è una parte fissa e una variabile: la prima contiene gli elementi comuni a tutti gli
esemplari che ricadono nella categoria, mentre la seconda è quella che ci consente di stabilire il
grado di prototipicità dell’esemplare rispetto alla categoria stessa. Le informazioni contenute negli
schemi vengono chiamate valori di default, e svolgono la funzione specifica di consentire di andare
oltre l’informazione data, permettendo all’individuo che li possiede di colmare vuoti di specificazione
che possono essere presenti nelle informazioni fornite da varie fonti. Altra caratteristica degli schemi
è data dal fatto che essi rappresentano l’esperienza con diversi gradi di astrazione. Solitamente
vengono rappresentati come strutture gerarchiche organizzate in modo piramidale, al cui vertice si
trovano le informazioni astratte e generali, mentre man mano che si procede verso la base, le
informazioni avranno contenuti sempre più specifici fino ad arrivare agli esempi riferiti a oggetti
particolari. (es. schema mentale di docente universitario).
Gli schemi svolgono diverse funzioni, tra le quali ricordiamo:
La funzione concettuale che consente la rapida identificazione di uno stimolo.
• La funzione rappresentazionale per cui lo stimolo, concettualizzato viene poi inserito in una
• unità conoscitiva più ampia.
La funzione interpretazionale attraverso la quale ci è possibile riempire i vuoti di
• informazione, laddove è necessario.
La funzione performativa, che consente di orientare l’azione e selezionare la strategia più
• adatta per raggiungere un certo obiettivo, per far fronte a un problema o per acquisire
nuove informazioni.
2. Le euristiche
Sono le strategie cognitive particolari, che vengono messe in atto quando ci si trova ad affrontare
alcuni specifici problemi sociali. Sono delle scorciatoie di pensiero che ci consentono di emettere
giudizi e valutazioni sociali, con un notevole risparmio di energie cognitive.
3
Euristica della rappresentatività
•
La impieghiamo quando ci troviamo a dover compiere inferenze sulla probabilità del verificarsi di
un certo evento. Non ci si affida a un criterio razionale in quanto non è calcolabile, ma ci si affida a
elementi rappresentativi di un evento o di una persona. Es. secondo gli aggettivi caratteriali
attribuiamo una persona a una professione. L’impiego di questa strategia cognitiva può
evidentemente portare a giudizi errati in quanto ci spinge a focalizzarci su alcune particolari
informazioni, ignorantone altre che ci porterebbero a formulare valutazioni più corrette.
Euristica della disponibilità
•
Questa strategia viene adottata quando le persone devono emettere un giudizio sulla frequenza o
la probabilità che un certo evento si verifichi, come ad esempio nel caso in cui si debba valutare la
frequenza con cui avvengono gli incidenti aerei o ferroviari. Quando ci si trova a esprimere queste
valutazioni, le persone solitamente cercano di ricordare degli esempi relativi agli episodi di cui
devono stimare la frequenza: tanto più gli esempi vengono in mente con facilità tanto più sono
portate a concludere che quella sia una categoria numerosa e quindi a ritenere elevata la
frequenza con cui quel tipo di evento accade. Anche questo processo ci porta a emettere valutazioni
non precise. Inoltre si tende solitamente a sovrastimare tutte le informazioni che riguardano il
proprio sé (es. contributo domestico al giorno).
Euristica dell’ancoraggio e dell’accomodamento
•
Si attiva quando le persone devono emettere giudizi in situazioni di incertezza, si ancora a un punto
di riferimento stabile, sulla base del quale vengono compiuti degli aggiustamenti che poi conducono
alla decisione finale. L’affermazione iniziale usata come punto di partenza, esercita una notevole
influenza sugli aggiustamenti successivi che non si discostano mai tanto da essa. Le persone tendono
spesso ad assumere i propri standard personali come punti di ancoraggio. Es. chi all’esame è
passato prima di noi condiziona il nostro voto.
Euristica della simulazione
•
Spesso capita di doverci immaginare l’evolversi di un certo evento: cerchiamo di prevedere le
reazioni degli altri o il verificarsi di situazioni, oppure torniamo sui nostri passi e immaginiamo come i
fatti avrebbero potuto svolgersi se quel dato evento non si fosse verificato, o se quella certa
persona non fosse stata presente. Il ragionamento controfattuale avviene tanto più facilmente
quanto più lo svolgimento dell’evento in questione si discosta dalle sue modalità normali. Tanto più è
ampio lo scarto tra l’evento reale e l’evento normale, tanto più l’evento reale sarà considerato
anormale e la reazione emotiva sarà maggiore. Gli effetti che il ragionamento contro fattuale
esercita sulle emozioni sono diversi a seconda dello scenario che viene ipotizzato, se positivo o
negativo rispetto alla realtà accaduta.
3. Le categorie
Il processo cognitivo di semplificazione che facciamo quotidianamente viene chiamato
categorizzazione, che nel contesto sociale, prende il nome di categorizzazione sociale. La presenza
di categorie e di schemi ad esse collegati, rende possibile la comunicazione. La nozione di categoria
implica quali sono gli attributi necessari e sufficienti che stabiliscono l’appartenenza di un oggetto a
una categoria, anche una minima deviazione da questi determina l’esclusione dell’esemplare dalla
categoria stessa. Per stabilire l’appartenenza di un esemplare a una specifica categoria, le persone
confrontano l’esemplare in questione con quello che considerano il prototipo della stessa, ovvero
l’esemplare che possiede numerosi attributi comuni a molti membri della categoria. Una funzione
importante delle categorie sociali è quella di aiutarci a discriminare con chiarezza fra chi vi
appartiene e chi no, poiché questo ci aiuta a orientarci nella realtà sociale. L’inserimento nella
categoria comporta l’attivazione degli schemi associati alla stessa. Tajfel: studio di Campbell i
membri dei diversi gruppi sono percepiti come più diversi tra loro di quanto siano in realtà, e i
membri dello stesso gruppo sono percepiti più simili tra loro di quanto in verità non siano. Con i suoi
lavori egli ha dimostrato che la categorizzazione sociale è alla base della discriminazione che le
persone compiono tra i gruppi sociali a cui partecipano e quelli di cui non fanno parte.
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Stereotipi e pregiudizio
Lo stereotipo ci porta a inferire qualità profonde sulla base di elementi superficiali, e il quadro che
ne deriva corrisponde alla rappresentazione che possediamo della categoria stessa. Gli stereotipi
sono dunque i contenuti dei quadri categoriali a cui riconduciamo le persone, nel tentativo di dare un
senso a una particolare situazione sociale.
W.Lippmann impiegò il termine stereotipo per riferisti agli stampi c
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