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Psicologia sociale e storia della psicologia Appunti scolastici Premium

Appunti inerenti l'esame di Psicologia sociale del prof. Attili riguardanti Psicoanalisi e la Psicologia Sociale, libere associazioni , struttura delle personalità, sviluppo psicosessuale: libido e aggressività, Individuo e società, Condizionamento Classico e altro ancora.

Esame di Psicologia sociale docente Prof. G. Attili

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ESTRATTO DOCUMENTO

giudizio e a stereotipi per valutare la societa’ ( cio’ fa parte della selezione naturale ed e’ una

strategia cognitiva che fa parte del nostro assetto biologico ).

L’ essere umano tende a risparmiare le proprie capacita’ cognitive e non da conto alla

sovrabbondanza delle informazioni che ogni giorno gli vengono somministrate, tende invece a

cogliere quelle che sono per lui piu’ importanti, si incorre cosi’ ad errori di giudizio.

Queste strategie che dal punto di vista evoluzionistico salvavano la specie, ora sono inadeguate.

La Social Cognition si preoccupa di rintracciare le modalita’ con le quali le persone giungono a

costruire il mondo sociale. Questa Social Cognition si occupa quindi della percezione che gli

individui hanno di se stessi e degli altri sia delle “ teorie ingenue “ che essi usano per giustificare le

loro percezioni.

Le persone vengono viste da questa teoria:

1 ) semplici elaboratori di dati

2 ) sostengono che l’individuo e’ uno scienziato ingenuo che cerca di comprendere gli eventi ma le

sue capacita’ sono compromesse dai limiti che ogni uomo possiede.

3 ) l’ uomo e’ coerente e razionale, tende a mantenere una coerenza cognitiva ( teorie dell’

equilibrio di Heider )

4 ) le informazioni passano per un processo di categorizzazione, l’individuo cerca di elaborare l’

informazione data attraverso le informazioni che gia’ possiede.

5 ) si parte quindi dalle conoscenze gia’ in possesso per arrivare al significato dei dati.

Le impressioni di personalita’ tra percezione e cognizione

Il modello configurazionale di Asch

Come gli individui formano le loro impressioni sulla personalita’ degli altri ? ( nasce da qui la

Social Cognition con Asch ).

Quando ascoltiamo la descrizione di una persona non ci limitiamo ai dati che ci hanno appena

fornito ma cerchiamo di formare una rappresentazione coerente ai nostri schemi.

Le persone costruiscono quindi il proprio mondo senza attenersi esclusivamente a quei tratti della

persona che esistono realmente.

Questo concetto riprende quello della Gestalt ( la legge della formazione non additiva della realtà ,

legge del destino comune ), cioe’ il regolare la percezioni visiva del mondo.

Esperimento di Asch: divide due gruppi e presenta un signor X, da ad ogni gruppo una lista di

aggettivi che caratterizzano questo signor X.

Al primo gruppo vengono proposti le seguenti caratteristiche: intelligente, industrioso, caldo,

risoluto, pratico prudente.

Nella seconda lista gli aggettivi sono identici ma il termine “ caldo “ viene sostituito con la parola “

freddo “.

Se si chiede ai due gruppi di attribuire ad ognuno altre coppie di aggettivi a loro scelta, i soggetti

cercano di formare un immagine coerente del signor X, e si nota che un solo aggettivo ha cambiato

l’intera personalita’ del signor X e influenzera’ le scelte successive.

Si crea cosi’ il senso di “ buona forma “.

* Ci sono dei tratti centrali come ad esempio il termine “ caldo “ usato in precedenza che possono

cambiare la percezione della persona descritta mentre dei termini periferici che se cambiati non

danno lo stesso risultato.

• anche l’ordine temporale, sostiene Asch puo’ influenzare la percezione dell’ individuo. ( intende

l’ordine in cui vengono ricevute le informazioni ). Le prime impressioni guidano quelle

successive ( effetto Primacy ).

Le teorie dell’ attribuzione ( pag 120 ) di Heider

Come suggerisce Asch le nostre impressioni sugli altri sono regolate da quello che ci aspettiamo da

lui. 11

Si chiedono come si fa a fare delle inferenze sulle disposizioni stabili degli individui ( quelle che

secondo Heider tendiamo a vedere sempre costanti ).

Della teoria dell’ attribuzione fa parte Heider, lo studioso cerca di analizzare il modo in cui le

persone interpretano le ragioni degli avvenimenti che accadono nel loro mondo sociale.

• Heider usa una prospettiva gestaltista

• Tendiamo a vedere nelle persone dei tratti mutevoli che rimangono costanti nonostante il

cambiamento del comportamento del soggetto preso in considerazione. ( sono considerate

queste disposizioni personali stabili ).

• Per capire una persona dobbiamo considerare anche il contesto in cui si trova

Secondo Heider i soggetti per padroneggiare la realta’ cercano di inferire le cause ( cioe’ di dare

una spiegazione dietro le condotte che osservano e dietro le loro condotte stesse ).

Per individuare queste cause che stanno dietro i comportamenti degli altri di ricorrerebbe spesso al

locus della casualita’ ( si cerca di capire se la causa di quel comportamento sta’ nella persona che

lo ha messo in atto e fa quindi parte delle sue caratteristiche ( in questo caso di parla di causa

interna ) o se e’ rintracciabile nella situazione ( causa esterna ).

La teoria dell’ inferenza corrispondente di Jones e Davis

• sostengono che le persone sono molto attente nel giudicare gli altri, tenendo conto se le azioni

sono messe in atto spontaneamente o no.

• Se sono messe in atto spontaneamente , questi comportamenti risalgono a tratti stabili

dell’individuo.

• Cercano di studiare i percorsi che portano ad individuare le intenzioni che spingono gli altri ad

agire in un determinato modo e i processi attraverso i quali riusciamo a capire ,dal

comportamento di un soggetto le sue disposizioni interne

• Dobbiamo quindi individuare se un atto corrisponde alle disposizioni interne di un soggetto e

quindi alle sue caratteristiche stabili di personalita’.

• 1 ) Se i soggetti si comportano secondo i modi non desiderabili dalla societa’, tanto piu’ quegli

atteggiamenti fanno parte dei tratti stabili dell’ individuo.

• 2 ) Cercare di capire se il comportamento e’ dovuto da una libera scelta o e’ da ricondurre alla

situazione.

Il modello della covariazione di Kelley

Secondo Kelley per spiegare una situazione ( cosa causa cosa ) dobbiamo analizzare a fondo in che

modo le cause covariano con gli effetti.

1 ) ci si chiede se quello stimolo e’ l’unico a produrre quell’evento e valutiamo la distintivita’ ( la

ragazza sorride solo a quell’amico o a tutti quelli che conosce ?

2 ) ci chiediamo se quello stimolo produce sempre gli stessi effetti in quella persona e ne valutiamo

la coerenza ( quella ragazza sorride a quell’amico tutte le volte che lo vede o si e’comportata cosi’

solo in quella situazione?

3 ) quello stimolo produce lo stesso effetto anche negli altri? E analizziamo il consenso ( anche le

altre ragazze sorridono a quell’amico nella stessa maniera ogni volta che lui gli presta un libro ? )

Errori e giudizi tendenziosi nelle spiegazioni casuali

Per capire il modo in cui le cause dei comportamenti covariano con gli effetti gli individui usano

strategie cognitive razionali, si osserva per prima cosa se i comportamenti messi in atto sono

risposte spontanee per individuare se fanno parte dei tratti stabili del soggetto o se sono da cercare

nella situazione.

Davvero pero’ il cosa causa cosa e’ da ricercarsi nei tratti stabili? Come puo’ accadere cio’ se prima

abbiamo invece detto che il soggetto si comporta in una data maniera per risparmiare risorse

cognitive? 12

Le divergenze se’_altro nelle attribuzioni causali e l’errore fondamentale di attribuzione

Cosa porta ad attribuire le cause agli eventi ?

• Jones e Nisbett sostengono che c’e’ una tendenza ad attribuire il proprio comportamento a

fattori situazionali mentre il comportamento degli altri a fattori disposizionali.

• Ross chiama questo fenomeno errore fondamentale di attribuzione .

• Questo errore e’ messo in atto dal soggetto in modo inconsapevole e in situazione dove forse

anche lui, al posto dell’ interlocutore si sarebbe comportato allo stesso modo.

La percezione del self: distorsioni cognitive

Perche’ attribuiamo il nostro comportamento a cause esterne?

• si puo’ spiegare con il fattore salienza ( i comportamenti dell’ altro, i gesti ,i suoi atteggiamenti

vengono messi in primo piano mentre lo sfondo e la situazione passano in secondo piano. ( e’

proprio questo che porta all’errore fondamentale di attribuzione )

La percezione del self: distorsioni motivazionali

L’ errore di giudizio non sta’ pero’ solamente nel nostro limite cognitivo e alla sua incapacita’ di

elaborare informazioni in maniera adeguata. Ci sono invece degli errori sistematici di giudizio per

spinte motivazionali. Si distorce sistematicamente la realta’ per considerare noi stessi in modo

positivo e a ricorrere a un attribuzione pregiudiziale che sia al servizio della nostra immagine ( cio’

viene detto self serving bias di attribuzione ). Interpretiamo gli eventi in modo di mantenere alto il

nostro livello di autostima. ( cause positive attribuite a fattori interni, positive a fattori interni )

Le attribuzioni pregiudiziali non sono pero’ attribuibili solo a noi stessi come abbiamo appena visto

ma anche agli altri. ( quando in una coppia una relazione e’ conflittuale l’uno tende ad attribuire le

colpe all’altro attribuendo a questi eventi caratteristiche stabili del compagno/a e ad attribuire a se

stesso gli eventi positivi )

Group serving bias

E’ un attribuzione pregiudiziale verso i gruppi.

I membri di un gruppo riconducono a cause interne i comportamenti positivi dell’ ingroup e a cause

interne i comportamenti negativi dei membri del proprio gruppo ( outgrup )

Schemi e categorizzazioni ( pag 138 )

Nell’ emettere giudizi siamo guidati da conoscenze precedenti relative a quello che dobbiamo

valutare.

Neisser ci parla di schemi, una volta che uno stimolo viene classificato all’interno di una categoria

che abbiamo, questo schema si arricchisce di altre conoscenze.

Possediamo anche degli schemi di persone che fanno si che degli altri soggetti ricordiamo i dettagli

congruenti con le aspettative che abbiamo nei loro riguardi.

Abbiamo anche schemi del self che ci portano ad organizzare la descrizione di noi stessi.

Esistono ancora degli schemi di ruolo ci aspettiamo che una persona si comporti in un dato modo

perche’ ricopre un certo ruolo sociale. Zimbardo ha dimostrato come gli schemi di ruolo hanno il

potere di determinare il comportamento, si chiede nel suo esperimento se sono i ruoli a rendere

brutale il contesto o e’ il contesto a rendere brutale i ruoli.

Lo studioso divise alcuni studenti in due gruppi e gli assegno o il ruolo di detenuto o quello di

guardia carceraria. Si evidenzio’ che i soggetti si calarono nei ruoli.

Schemi di gruppo: le basi cognitive degli stereotipi

Questi schemi fanno si che vengano attribuiti ad altri gruppi delle idee preconcette ( es: donne

sensibili, anziani deboli ecc ). Quando questi schemi divengono rigidi e non si riescono a cambiare

anche se le esperienze dirette ci dimostrano che stiamo sbagliando, nascono gli stereotipi. 13

Si usa mettere in atto un meccanismo di semplificazione attribuendo ad un individuo una

configurazione specifica, una volta accaduto questo subentra una rigidita’ percettiva che ci

impedisce di veder oltre.

Molti tratti verranno poi attribuiti al singolo individuo semplicemente perche’ fa parte di quel

gruppo. Gli stereotipi non si possono cambiare nemmeno vedendo una prova contraria che

disconferma cio’ che noi pensiamo. Chi vediamo migliore fara’ parte di un sottogruppo.

L’ attivazione degli schemi

Spieghiamo qui cosa ci porta ad usare uno schema piuttosto che un altro.

• La salienza

Il principio della figura_sfondo.

Cogliamo cio’ che e’ in rilievo rispetto allo sfondo ( rumori, movimento, colore ).

Attiviamo questi schemi quando vediamo qualcuno che ha caratteristiche inusuali rispetto lo

sfondo, si tratta di caratteristiche che richiamano l’attenzione.

• effetto primacy

Sono le prime informazioni che riceviamo su qualcuno che ci permettono di far attivare uno schema

piuttosto che un altro ( es: prima di conoscere una persona ci viene detto che e’ avvocato si attivera’

in noi uno schema con tutte le qualita’ che ha un presunto avvocato.Viene quindi utilizzato uno

schema del quale siamo gia’ in possesso.

• effetto priming

esperimento condotto da Rholes e Jons.

_ abbiamo a disposizione dei gruppi

_al primo gruppo vengono fatti vedere degli aggettivi positivi

_al secondo gruppo vengono fatti vedere degli aggettivi negativi

_ viene successivamente descritta dallo sperimentatore una persona ipotetica in modo positivo e si

chiede loro di esprimere un parere

_ il primo gruppo esprimera’ parere positivo perche’ in lui si era precedentemente attivato uno

schema di giudizio positivo.

• le profezie autoavveratesi e la conferma delle ipotesi

L’ uomo stesso puo’ far si che una profezia si autoavversi, se si ha paura del crollo della borsa la

borsa crollera’ davvero perche’ chi possiede le azioni le vendera’. Cio’ puo’ avvenire anche tra le

persone ( esperimento di Snyder, Tanke, Berscheid ).

_ vengono mostrate a degli studenti le foto di una donna brutta e le foto di una donna bella

_ viene chiesto loro di parlare al telefono con queste due ragazze

_ i ragazzi erano dolci e carini se pensavano di parlare con la donna bella mostrata in foto ( le donne

erano scelte casualmente ), i ragazzi erano acidi e scostanti con le ragazze che credevano brutte.

_ di conseguenza le ragazze considerate belle erano dolci e quelle considerate brutte erano acide

perche’ si comportavano in risposta ai ragazzi

Capitolo quarto

Gli atteggiamenti

Quello che noi pensiamo di qualcuno influenzera’ il modo in cui reagiremo alle conoscenze ulteriori

di cui vediamo in possesso di quella persona.

La teoria dell’ equilibrio cognitivo: la coerenza tra le valutazioni affettive ( pag 150 )

Teoria di Heider

• le persone sono spinte da forse interne a tenere in equilibrio i propri affetti , le proprie

percezioni e i propri sentimenti

• Quando questo equilibrio si rompere i soggetti cercano di ripristinarlo facendo in modo di non

avere contraddizioni tra quello che sostengono e quello che accade . 14

• Heider riprende la teoria della Gestalt e della buona forma, le persone cercano un immagine

coerente e armonica anche nelle relazioni sociali.

• quando non ci piace qualcuno o semplicemente non ci piace la situazione cerchiamo di

eliminare il disagio riequilibrando il sistema cambiando un atteggiamento ( cambio in alcuna

delle valutazioni che riguardano l’altro ) ( cerchiamo di cambiare l’atteggiamento dell’altro

oppure cerchiamo di farci piacere cio’ che piace a lui/lei oppure interrompiamo quel rapporto ).

• per riequilibrare una situazione squilibrata ci si serve del principio dello sforzo minore ( si segue

cioe’ un percorso che con il minimo sforzo porta al massimo risultato ).

La coerenza tra cognizioni, affetti e comportamenti: la teoria della dissonanza cognitiva di

Festinger

Si crea dissonanza quando una persona mette in atto un comportamento che e’ in contrasto

con le sue convinzioni.

Le nostre valutazioni emotive devono essere congruenti con le nostre cognizioni e cio’ ci fa mettere

in atto comportamenti consoni con quello che pensiamo e con quello che proviamo.

Quando mettiamo in atto un comportamento e mostriamo atteggiamenti contraddittori o opinioni

che non sono coerenti l’una con l’altra si crea dentro di noi una dissonanza ( dissonanza = squilibrio

cognitivo che procura tensione ed eccitamento spiacevole ).

Se non e’ possibile cambiare i nostri comportamenti modificheremo i nostri atteggiamenti

distorcendo le nostre opinioni razionali pur di abbassare questa tensione.

Festinger riprende quindi il concetto di Hinder sull’ equilibrio.

1 ) la dissonanza e’ post_decisionale ( quando ci si trova di fronte ad un bivio da scegliere: lavoro

piacevole ma poco remunerativo o lavoro meno piacevole ma piu’ remunerativo ? ).

Soluzione: ci si autoconvince che la scelta fatta e’ quella giusta, ci si convince che cio’ che abbiamo

lasciato non era poi di gran valore

2 ) la dissonanza contro abitudinale ( quando si mettono in atto comportamenti contrari ai nostri

atteggiamenti )

Soluzione: si cerca di raccogliere delle informazioni che siano consonanti con uno dei due elementi

che ha creato la dissonanza ( se si fuma e non si vuole smettere diciamo che preferiamo morire

anziché smettere di fumare ). Si cercano cosi’ informazioni che giustificano il nostro atteggiamento.

La giustificazione insufficiente: 20 dollari per una menzogna ( pag 157 )

Festinger ha notato che il mutamento delle proprie convinzioni avviene piu’ facilmente se si riceve

una ricompensa piccola anziche’ grande. ( accordo forzato ).

Furono divisi in due gruppi degli studenti universitari, al primo gruppo promisero come ricompensa

20 dollari, al secondo gruppo un dollaro, l’esperimento consisteva nell’ avvolgere gomitoli di lana e

ogni individuo avrebbe dovuto convincere altri soggetti che erano in attesa che quel compito era

molto divertente.

Chi ricevette un dollaro riusci’ a mentire dicendo che il compito era gradevole mentre chi aveva

ricevuto 20 dollari continuo’ a valutare il lavoro in termini negativi.

Soluzione:

• per Festinger aver ricevuto 20 dollari giustificava la menzogna e riduceva la dissonanza tra il

dire che il compito era piacevole e pensare che era noioso.

• 1 dollaro rendeva invece la dissonanza cognitiva molto spiacevole perche’ non era ritenuta una

giustificazione sufficiente per mentire ( quando si mette in atto un comportamento che va contro

le nostre attitudini si abbassa la dissonanza solamente giustificando quel comportamento ).

Aroson e Carlsmith conducono un esperimento. A un gruppo di bambini hanno mostrato dei

giocattoli ed hanno chiesto loro quale preferivano. In una seconda fase hanno proibito alla meta’ dei

bambini di giocare con il gioco che piu’ gli piaceva ricorrendo a una minaccia lieve ( se toccate quel

gioco mi arrabbio ) con alla seconda meta’ dei bambini usarono una minaccia forte ( se toccato quei

giochi non giocherete mai piu’ ) 15

Lasciati soli i bambini non hanno utilizzato i giocattoli proibiti e quando si e’ chiesto di valutare di

nuovo i giochi i soggetti che avevano avuto una minaccia lieve trovarono i giocattoli vietati meno

attraenti e li valutavano in termini negativi mentre per chi era stato minacciato in termini pesanti il

gioco preferito restava il medesimo.

La minaccia pesante: fa si che le punizioni severe non facciano fare agli altri cio’ che non

vogliamo che facciamo ma essi continuano comunque ad essere tentati da quello che e’ proibito

La minaccia leggera: non implica una punizione , fa si che il comportamento inaccettabile non

venga messo in atto ma elimina la tentazione di trasgredire.

Quando delle persone fanno qualcosa senza ricevere ricompense attribuiscono quel comportamento

alla loro attrazione per quell’attivita’ mentre le ricompense comportano degli incentivi impedendo

la comparsa di motivazioni intrinseche.

La funzione psicologica degli atteggiamenti

• hanno funzione di adattamento sociale

• hanno funzione di definire il Self e di rafforzarlo ( dato dalla concezione che abbiamo di noi

stessi e che gli altri hanno di noi )

• con i nostri atteggiamenti difendiamo i valori

• possono controllare ansia e conflitti interni

Il modello della comunicazione persuasiva della scuola di Yale

E’ un modello messo a punto da Hovland presso l’universita’ di Yale che cerca di individuare

quello che influenza la persuasione e creano cosi’ la comunicazione persuasiva.

• bisogna tener conto degli stimoli esterni cioe’ la fonte ( la fonte e’ colui che emette il

messaggio, tanto piu’ e’ ritenuto esperto , tanto piu’ e’ in grado di persuadere. Puo’ accadere

pero’ che si crede anche a una fonte non attendibile ( questo accade quando ci si dimentica della

fonte del messaggio ).

• La comunicazione e’ piu’ persuasiva se la fonte viene ritenuta simile a se stessi

• Un messaggio che esprime una posizione diversa dalla nostra crea tensione

• Le prime argomentazioni hanno peso maggiore ( effetto primacy )

I media come strumento bellico

Grobel sulla base degli elementi individuati nella scuola di Yale studia il filo che collega la guerra

( quella del Golfo ) alla televisione.

Quando i media e i governi vogliono costruire l’ immagine di un nemico si servono di un messaggio

Specifico ( musica drammatica , effetti speciali ecc ). L’altro gruppo viene denigrato e

deumanizzato al fine di allontanare il popolo da questo.

Lo scopo bellico non solo:

• incita ad entrare in guerra

ma

• giustifica la violenza

Atteggiamenti di massa: alcuni prodotti vengono presentati associando una situazione rilassante

oppure dando un omaggio a chi acquista, con questo metodo gli individui vengono condizionati a

trovare gradevole l’oggetto ( biscotti consumati sui prati, bucato sapone per bucato usato da

rilassanti mamme ).

Effetto esposizione: tanto piu’ siamo sottoposti ad uno spot e tanto piu’ lo vediamo piacevole.

( Zajanoc mostra a degli individui delle foto, chi aveva osservato queste foto piu’ volte le riteneva

piu’ piacevoli ).

La sovraesposizione ad uno spot lo rende invece noioso e nagativo.

Capitolo Quinto 16

Influenza sociale e conformismo

Per conformismo s’ intende comportarsi come si comportano gli altri ed assumere atteggiamenti che

non si avrebbero da soli.

Per conformismo si puo’ intendere anche l’essere d’accordo con le regole del nostro gruppo e

quindi uniformarsi ad esso.( internalizzazione delle norme del gruppo ).

Si puo’ essere conformisti anche non essendone convinti ( conformismo pubblico ) e il

cambiamento sara’ solo superficiale! Si accettano le norme del gruppo per non essere isolati o

puniti in qualche modo.

L’ influenza sociale e’ allora davvero molto importante per quanto riguarda il conformismo e la sua

attuazione.

L’ influenza sociale sulla prestazione

• facilitazione sociale

Guarda nel primo capitolo la ricerca di Triplett e l’esperimento sui ciclisti e quello dell’

arrotolamento dei fili da pesca.

• molti migliorano le proprie prestazioni se si trovano davanti a un pubblico

• altri imparavano liste di nomi senza senso meglio da soli che in compagnia

Zajonoc per spiegare queste contraddizioni si serve della teoria delle pulsioni di Spence che in

modo riassuntivo afferma:

_ quando si e’ in uno stato di eccitazione si tende a dare la risposta che appare per prima, quella che

predomina

_ nei compiti semplici si sa il modo per affrontarli e le risposte dominanti sono corrette perche’ ci

troviamo di fronte a cose che conosciamo bene e delle quali siamo molto sicuri.

_ quando si e’ in ansia si riesce meglio a risolvere quiz facili o fare attivita’ pratiche come correre in

bicicletta

_ nei compiti difficili ci vuole tempo per trovare la soluzione giusta, la risposta corretta non e’

quella dominante e quella che ci viene subito in mente e l’eccitazione porta a dare risposte

sbagliate.

_ il pubblico crea AROUSAL secondo Zajonoc, i conspecifici quindi eccitano, tendono ad indurre

al soggetto la prontezza per rispondere anche per il solo fatto di esser presenti.

_ la facilitazione sociale avviene in compiti semplici, l’effetto inibizione sociale in compiti senza

senso o difficili.

_ Zajanoc afferma comunque che la presenza degli altri aiuta chi e’ preparato perche’ la risposta

dominante sara’ quella giusta.

L’ opinione di Cottrell su questo argomento si contrappone a quella di Zajonoc, secondo lui il

pubblico renderebbe il soggetto apprensivo perche’ ci si chiede come gli altri ci stiano valutando.

La deindividuazione e l’indolenza sociale

Il gruppo da la possibilita’ di non rendere identificabile il singolo, in questo modo in gruppo si

mettono in atto comportamenti che da soli non si produrrebbero.

In un gruppo c’e’ una diffusione di responsabilita’, ognuno pensa che il suo comportamento e’

attribuibile al gruppo stesso e non a lui in particolare.

Ecco cosa succede nel gruppo:

• perdita del senso della propria resposabilita’ ( ad esempio se si lavora in gruppo dove gli sforzi

individuali vengono sottovalutati i lavoratori tenderanno a lavorare di meno )

Ringelmann ed esperimento della corda ( fenomeno di inerzia sociale ) il risultato porta che nei

compiti additivi ovvero quelli in cui l’efficienza del gruppo dipende dalla somma degli sforzi

individuali il singolo si applica di meno.

• bisogna tener conto di un effetto free rider che e’ dovuto alla perdita di motivazione ( Frey ),

l’individuo sapendo che il proprio contenuto non e’ rintracciabile perde motivazione ed e’

quindi meno produttivo. 17

Influenza della maggioranza

La voglia di appartenere a un gruppo ci fa uniformare a loro consentendo il nascere di norme

sociali.

La formazione delle norme sociali: Sherif e L’ effetto autocinetico

• Quando gli individui si trovano in un gruppo e interagiscono tra loro diventano piu’ simili

• Ogni giudizio influenza quello dell’altro e si creano norme sociali

Esperimento di Sherif:

1 ) dei soggetti furono fatti sedere individualmente in una stanza buia e dovevano individuare il

movimento compiuto da una luce. Il compito appari’ molto difficile , la luce secondo i soggetti si

muoveva a velocita’ varia ma poi ognuno arrivo’ ad una norma personale, ad una valutazione.

2 ) gli sperimentatori non modificavano la posizione di questa luce ma utilizzavano l’effetto

autocinetico ( illusione ottica che fa si che una luce in un campo scuro sembra muoversi ).

2 ) vennero poi introdotti nella stanza i soggetti a gruppetti di due alla volta sempre ignari di essere

vittime di illusione ottica, ognuno cerco’ di esprimere a voce alta la propria valutazione, benche’ le

opinioni erano tutte diverse ben presto si trovo’ una norma di gruppo.

La norma comune e’ quindi frutto dell’ influenza sociale, uniformarsi ad una norma sociale ci fa

affrontare la vita senza rischi eccessivi.

Il conformismo e il paradigma di Asch

Asch negli anni 50 conduce degli esperimenti sul conformismo.

Ecco il suo esperimento:

• si deve scegliere tra tre linee di lunghezza diversa quella uguale alla linea di riferimento che e’

posta li’ davanti ai soggetti che prendono parte all’esperimento

• in ogni prova sette persone venivano fatte sedere e dovevano scegliere la linea esatta

• dopo le prime prove dove la valutazione era stata per tutti la stessa, alcuni soggetti, complici

dello sperimentatore sbagliarono volontariamente

• l’ unico soggetto non complice che si trovava all’ interno del gruppo da 7 doveva esprimrere la

sua valutazione dopo aver ascoltato gli altri

• emerse che i soggetti veri pur sapendo quale era la linea giusta scelsero la strada della

maggioranza

• emerse in oltre che la gente si conforma con la maggioranza anche se quello che pensano gli

altri e’ palesemente errato

Ragioni del conformismo

Quando siamo di fronte agli altri ci chiediamo se la nostra opinione e’ corretta e che crei negli altri

una buona impressione su noi. ( ecco le ragioni del conformismo ).

_bisogno di piacere

Conformismo e caratteristiche del gruppo

• piu’ il gruppo e’ coeso piu’ i componenti si sentono di rispettare i valori normativi che lo

caratterizzano

• la grandezza del gruppo: un gruppo che ha componenti inferiori a tre non ha abbastanza impatto

sugli altri, dai 5 ai 15 la situazione cambia molto

L’ influenza della minoranza e la conversione

1 ) e’ sufficiente che ci sia un solo individuo in disaccordo perche’ una persona resista alla

pressione omologante degli altri

2 ) secondo Moscovici le innovazioni importanti sono da ricondurre alle minoranze ( Galileo per le

scienze, Picasso per la pittura )

3 ) ancora secondo Moscovici la minoranza puo’ cambiare le idee della maggioranza e questo si

puo’ rintracciare nello stile di comportamento che essa utilizza ( lo stile si basa sulla coerenza ). 18

4 ) i membri devono mostrarsi coerenti a livello intraindividuale ( ognuno deve mantenere le

proprie posizioni nel tempo, coerenza diacronica ) e interindividuale ( devono mostrarsi coerenti tra

loro, coerenza sincronica )

Esperimento di Moscovici:

_ crea gruppi composti da 4 soggetti ingenui e due complici dello sperimentatore

_ viene chiesto di identificare ad alta voce il colore di 36 diapositive ( palesemente blu ma d’

intensita’ variabile )

_i complici rispondevano sempre coerentemente che le diapositive erano verdi

_ i soggetti veri diedero come risposta “ verde “

la minoranza provoca un cambiamento di opinione, si puo’ parlare addirittura di conversione. La

minoranza produce cambiamenti che si prolungano nel tempo.

_ quando si segue la maggioranza si tiene in considerazione cio’ che gli altri dicono fino a far

coincidere i propri giudizi con quelli degli altri ma quando la maggioranza si estingue i soggetti

tornano a riflettere sul problema e rivedono le loro idee ( processo di confronto sociale )

_ la minoranza segue invece un processo di validazione, si cerca di capire le ragioni per le quali la

minoranza mantiene le sue posizioni nel tempo ed indice a una vera e propria conversione.

Lo spostamento verso il rischio ( pag 210 ) Stoner

Esperimenti condotti da Stoner

Esperimento:

Propone a dei campioni di persone due alternative di scelta:

• alternativa sicura e poco gradevole

• alternativa poco sicura ma con molti vantaggi

Il gioco implicava la messa in gioco di qualcosa di sicuro, rischiando di perderlo per ottenere

qualcosa di piu’ allettante ma di incerto.

• i soggetti venivano poi invitati a discutere sul dilemma per raggiungere una decisione unanime,

si evidenzio’ uno spostamento verso il rischio

La polarizzazione di gruppo

_ se le opinioni di iniziali dei membri di un gruppo sono moderate la discussione del gruppo porta

ad uno spostamento verso un conservatorismo estremo.

_ le dinamiche di gruppo hanno un effetto piu’ di base

_ qualsiasi sono i temi il gruppo tende a spostarsi all’estremo

_ la polarizzazione avviene nella direzione nella quale i membri sono gia’ orientati ( la

polarizzazione di gruppo possiamo trovarla negli stereotipi, nei giochi d’azzardo ecc ).

_ la polarizzazione di gruppo quindi rafforza la posizione dove gia’ ora orientato il gruppo ( questo

avviene con le discussioni di gruppo )

_ Secondo Festinger in una discussione di gruppo troviamo soggetti con idee piu’ estreme degli altri

e per dare un impressione positiva spinge verso posizioni ancora piu’ estreme

L’ influenza sociale dell’ autorita’ e l’obbedienza distruttiva ( MILGRAM )

Perche’ i gruppi funzionino le persone devono eseguire gli ordini di chi detiene il potere.Gli esseri

umani sin da piccoli imparano ad obbedire a chi ha autorita’. L’obbedienza ha la consapevolezza

che chi detiene il potere legittimamente ha il diritto di chiederci obbedienza.

Milgram si occupa di studiare l’obbedienza distruttiva con una serie di esperimenti molto

drammatici.

Esperimento:

_ vengono convocati 40 volontari per l’esperimento

_ viene presentato loro uno sperimentatore e un allievo ( che in realta’ e’ uno sperimentatore

anch’esso )

_ viene spiegato il senso dell’ esperimento: capire gli effetti delle punizioni sull’apprendimento 19

_ il presunto allievo veniva legato e gli venivano applicati degli elettrodi

_ a quel punto lo sperimentatore dava ordine ai volontari , dicendogli che a ogni risposta errata

dell’allievo dovevano dare una scossa elettrica

_ le scariche da parte dei volontari iniziarono, l’allievo in un certo punto arrivo’ anche a supplicare

ma i soggetti non si fermarono e continuavano ad eseguire gli ordini dello sperimentatore

_ i soggetti se incitati continuavano nel loro ruolo a somministrare scosse, con questo esperimento

Milgram prova che l’autorita’ legittima puo’ indurre qualsiasi persona normale a mettere in atto

crimini distruttivi.

I soggetti arrivavano ad essere distruttivi gradualmente, la propensione ad obbedire all’autorita’ e’ a

base innata e selezionatasi per selezione naturale. ( si obbedisce per mantenere il gruppo coeso ).

Cosa puo’ portare a delle variazioni nell’ impatto dell’ obbedienza sul comportamento degli

individui? La distanza sia fisica che emotiva dalla vittima.

_ non vedere la vittima faceva aumentare la disponibilita’ ad obbedire

_ la presenza fisica dello sperimentatore e percepirlo come autorita’ legittima faceva variare il modo

di obbedire dei soggetti.

_ il comportamento degli altri puo’ incidere sull’ essere piu’ o meno obbedienti

_ la percezione della propria responsabilità ( non sono il responsabile perche’ mi e’ stato ordinato di

fare cosi’ es: ufficiali Nazisti al Processo di Norimberga.

Capitolo sesto

L’ interazione nei gruppi

Si parla di gruppo quando gli individui che ne fanno parte hanno tra loro delle interazioni e quando

c’e’ interdipendenza ( definizione della gestalt )

• il gruppo e’ entita’ collettiva

• unisce persone che si sentono di avere un destino comune.

Secondo Levine e Moreland in quasi tutti i gruppi possiamo rintracciare ruoli fissi:

1 ) il ruolo del nuovo arrivato ( da cui ci si aspetta che sia passivo, conformista e ansioso per essere

accettato )

2 ) il ruolo del capro espiatorio: ( sul quale gli altri membri proiettano le parti negative di cio’ che

accade )

3 ) il leader :che deve svolgere due tipi di funzione:

• deve saper essere un leader socio emozionale: cioe’ deve far procedere il gruppo in un

atmosfera di armonia tenendo conto dei sentimenti del singolo individuo

• deve saper essere un leader centrato sul compito: deve cioe’ avere una costante

preoccupazione sul raggiungimento da parte del gruppo dei suoi scopi.

La leadership

Secondo Bales e Slater perche’ un gruppo funzioni ha bisogno di un leader centrato sul compito ma

nello stesso tempo socioemozionale, difficilmente un individuo puo’ avere entrambe le

caratteristiche quindi in un gruppo ci sono spesso due persone che svolgono questi due ruoli

differenti.

Le donne sanno essere leader adottando entrambi gli stili di leadership mentre gli uomini sono

maggiormente orientati verso il compito.

Le caratteristiche del leader

Barbara Hold ha notato che gia’ nei bambini piccoli c’e’ l’emergere di un leader ( che aiuta, che

protegge gli altri, che prende iniziative organizzando giochi ).

Non ci sono tratti specifici che fanno diventare leader una persona piuttosto che un'altra ma hanno

piu’ probabilita’:

• coloro che hanno status elevato

• i piu’ intelligenti per far raggiungere a un gruppo il proprio scopo 20

• i piu’ sensibili ai bisogni degli altri e piu’ cooperativi

• i piu’ ambiziosi, orientati verso il successo

Queste caratteristiche determinano la dominanza anche nei primati non umani.

Chi riesce a riscuotere la fiducia degli altri in base al proprio carisma diventa un leader carismatico

( il leader carismatico ha chiari obiettivi,capacita’ di comunicarli, ottimismo e fiducia nelle proprie

abilita’, le sue caratteristiche sono tali da indurre i membri del gruppo a seguirlo ).

Il modello della contingenza ( di Fiedler )

Per diventare leader non bastano specifiche caratteristiche ma e’ importante anche la situazione in

cui ci si trova. Situazioni diverse richiedono leader diversi e le abilita’ richieste variano ancora a

secondo della situazione.

In questo modello Fiedler afferma che la leadership efficiente e’ il risultato dell’ incrocio tra stile

del leader e il controllo che questi ha sulla situazione.

Il controllo e’ determinato dal grado di sicurezza che il leader ha di riuscire a svolgere il suo

compito sulla base delle:

• qualita’ di relazione con gli altri del gruppo ( lealta’ )

• la strutturazione del compito in modo preciso e chiaro

• il potere che ha di controllare gli altri e di distribuire premi e punizioni

Il modello della contingenza e’ quindi il risultato dell’ incorcio tra caratteristiche dell’individuo e

caratteristiche della situazione

La teoria transazionale ( di Hollander )

Non solo il leader ha il potere di influenzare il gruppo, anche il gruppo ha il potere di influenzare

l’individuo con le proprie richieste e aspettative. Un leader puo’ anche essere non accettato se non

si adatta alle norme.

Questa teoria e’ della transazionale perche’ enfatizza la bilaterita’ dell’ influenza leader _ membri

del gruppo.

Hollander afferma che un leader e’ legittimato a far uso del suo potere

1 ) e’ scelto dal gruppo e non viene imposto con forza dall’esterno

2 ) se sa conformarsi nella fasi iniziali alle norme del gruppo

3 ) se mostra di avere le abilita’ per raggiungere gli obiettivi del gruppo

4 ) se sa identificarsi con il gruppo

le reti di comunicazione

La comunicazione di gruppo avviene attraverso una rete di comunicazione, non sempre queste reti

usano canali formali per dialogare ( Bavelas e Leavitt ne descrivono i modelli ) .

Queste reti possono influenzare la produttivita’ di gruppo. Le reti possono essere:

1 ) a ruota: qui troviamo il massimo della centralizzazione, una persona che si trova al centro

riceve messaggi e li invia a persone che si collocano rispetto a lui come i raggi di una ruota, ciascun

membro puo’ comunicare SOLO attraverso lui

* piu’ la rete e’ centrata piu’ e’ efficiente la prestazione del gruppo ( specie in compiti semplici ), la

soddisfazione del gruppo e’ pero’ minore

2 ) struttura a cerchio: massima apertura , nessuno controlla lo smistamento dei messaggi, ognuno

comunica con chi vuole

Shaw sostiene che se ci troviamo davanti a compiti difficili i cerchi sono molto piu’ efficienti

rispetto alle ruote, scambiandosi le impressioni le persone trovano piu’ facilmente la soluzione.

Secondo Steiner non ci si puo’ limitare a queste riflessioni: 21

• nei compiti complessi le reti d comunicazione a cerchio facilitano il raggiungimento di un

obiettivo solo nella prima fase poi si dovrebbe passare ad utilizzare una struttura a ruota dove un

soggetto coordina tutte le informazioni.

Lavoro di gruppo

Meglio lavoro di gruppo o individuale?

Steiner individua tre quesiti per capire di fronte a quale tipo di compito ci troviamo.

• la prima domanda sta’ nel chiedersi se un compito puo’ essere divisibile ovvero se si puo’

ripartire tra piu’ persone ( si puo’ infatti scindere un lavoro dando ad ognuno una parte ed un

compito diverso )

_ il compito puo’ essere anche unitario ( in un compito di matematica e’ impossibile che ciascuno

dia una soluzione diversa )

• la seconda domanda si occupa dell’ importanza della quantita’ di lavoro prodotto rispetto alla

qualita’ di produzione , i compiti possono infatti essere:

_ massimalizzati ( cio’ che conta e’ la quantita’ che e’ la somma degli sforzi individuali , tanto piu’

l’individuo lavora, tanto piu’ si avvantaggia l’intero gruppo )

Ottimizzati: ( importante e’ la qualita ‘ ) si deve produrre un determinato risultato che non e’

necessariamente il risultato dell’impegno di tutti ( ad esempio ad un quiz potrebbe essere il piu’

preparato di tutti a rispondere per la sua squadra, si producono idee. Si cercano risposte )

• rapporto tra input individuali e prodotto del gruppo

Compito additivo = frutto della somma dei contributi individuali ( tirare la corda e’ un compito

additivo perche’ e’ la somma degli input individuali )

In questi compiti additivi puo’ intervenite il principio dell’indolenza sociale ( Ringelmann ) che

crea perdita di coordinazione e di motivazione ( effetto free rider )

Steiner parla inoltre di compiti congiunti dove tutti i membri del gruppo devono agire di comune

accordo per ottenere risultati, e’ necessario che il piu’ debole faccia un passo falso per perdere.

Esistono poi compiti disgiunti dove la produttivita’ del gruppo punta sull’abilita’ del soggetto piu’

competente ( si sceglie ad esempio in un compito la soluzione proposta dall’ individuo piu’ bravo )

L’ identita’ sociale: dall’ ingroup all’ outgroup

Il gruppo ha una sua identita’ sociale complessiva, ogni membro del gruppo si aspetta un certo

comportamento dai suoi compagni, aspettativa che non si ha verso altri gruppi.

Proprio con i gruppi sociali noi ci identifichiamo e possiamo dire chi siamo ( sono studentessa, sono

italiana, sono donna…sono caratteristiche che fanno parte di determinati gruppi sociali e non a

caratteristiche individuali )

• se appartenenti a gruppi dominanti ci descriveremo e verremmo percepiti per le nostre

caratteristiche individuali ( mora, bionda, alta ecc )

• se apparteniamo a gruppi dominati ci descriveremo e verremo percepiti nei termini della nostra

appartenenza di gruppo

Tajfel sottolinea che proprio attraverso il gruppo si acquisisce un identita’ sociale, quando le

persone definiscono il loro se’ attraverso l’appartenenza ad un gruppo questo ha implicazioni anche

per i rapporti con altri gruppi.

Lo studioso non condivide pienamente le affermazioni di Lewin ( destino comune e rapporti di

interdipendenza ), secondo Tajfel:

• non necessariamente si devono avere in condivisione particolari scopi per appartenere a un

gruppo, questi emergono successivamente, quando ci si sente parte di quel gruppo.

• Afferma che gli individui hanno propensione a base innata a raggruppare le persone in

categorie sociali ( per sesso, razza, eta’, professione ecc ) sono questi i processi di

categorizzazione ( processi cognitivi piu’ di base )che portano ad identificarsi con un gruppo 22

Il self e’ quindi costituito non solo dall’ identita’ personale ma anche dall’ identita’ sociale ( sono

italiana ecc che fa parte dei gruppi secondari )

• l’ io si trasforma in noi

• attraverso la categorizzazione sociale percepiamo chi appartiene a gruppi diversi dal nostro,

questi processi ci portano a vedere cio’ che ci rende simili agli altri che fanno parte del nostro

gruppo e le differenze con i membri degli altri gruppi

L’ effetto omogeneita’ del gruppo esterno

I gruppi esterni vengono percepiti come omogenei e piu’ o meno con individui tutti uguali.

• consideriamo gli altri gruppi come massa anonima perche’ noi conosciamo meglio chi

appartiene al nostro gruppo e possiamo riscontrare solo all’interno di esso le differenze che

invece in un altro gruppo non vedremmo

• possiamo invece considerarli omogenei perche’ prestiamo poca attenzione a loro

• possiamo considerarli tutti uguali perche’ interagiamo poco con loro

L’ effetto assunzione di similarità

Questo effetto di similarita’ ci fa credere che condividiamo molte opinioni e gusti con chi

appartiene al nostro gruppo. I membri del proprio gruppo vengono visti con caratteristiche piu’

gradevoli rispetto al gruppo estraneo, i comportamenti errati da parte del gruppo d’appartenenza

sono da ricercarsi nella situazione mentre quelli commessi dall’ outgoup sono da cercarsi nei tratti

stabili dei membri.

• un pregiudizio funzionale mirerebbe quindi al mantenimento della buona immagine del nostro

gruppo Capitolo settimo

Relazioni e discriminazione tra i gruppi

Tajefel afferma che basta rendersi conto di appartenere ad un gruppo per vedere i soggetti di un

altro gruppo individui negativi.

Tajefel ha creato la condizione del paradigma dei gruppi minimi

• degli studenti vengono assegnati a due gruppi diversi attraverso il lancio di una moneta

• viene loro comunicato a quale gruppo appartengono ma non gli viene detto a che gruppo

appartengono i propri compagni

• fu data la possibilita’ di assegnare 15 punti

• i ragazzi tendevano a favorire il loro gruppo a scapito dell’altro anche se cercavano di non

eccedere nei favoritismi ( ne diedero 8,08 al proprio e 6,92 all’altro gruppo )

• si creo’ quindi l’effetto di ingroup bias ( assegnati piu’ punti a chi ritenevano membro del

proprio gruppo )

Tajefel dopo vari esperimenti pensa pero’ che i favoritismi verso il gruppo d’appartenenza non sono

riconducibili solo alla voglia di assicurare risorse al proprio gruppo. Si cercava infatti che il proprio

gruppo fosse superiore all’altro anche se questo portava perdita di risorse.

11 punti a un membro del proprio gruppo e 7 a quello di un altro gruppo oppure 17 punti ad

entrambe i gruppi ? la maggior parte dei soggetti sceglieva la prima soluzione, rinunciava ad avere

maggiori risorse ma con questa scelta impediva al proprio gruppo di esser dominato.

• tanto piu’ e’ forte il senso d’identita’ di gruppo tanto piu’ aumenta la competivita’ verso gruppi

esterni.

( esperimento di Rehm , se fatta indossare una maglia arancione ai componenti di una squadra il

senso di appartenenza aumentava e questi divenivano piu’ violenti verso l’ outgroup )

La teoria della deprivazione relativa ( Turner e Tajfer ) 23

_ gli individui continuano a competere anche se hanno risorse adeguate perche’ vogliono trovarsi

nelle condizioni migliori

_ quando disponiamo di ogni risorsa utilizziamo il confrontarci con gli altri per valutare cio’ che

possediamo ( sia in termini morali che sociali e materiali ).

_quando possediamo meno risorse a livello individuale ci troviamo di fronte a una deprivazione

relativa egoistica.

_quando il nostro gruppo invece non raggiunge i traguardi che ci aspettiamo ci troviamo di fronte a

una deprivazione relativa fraterna ( la Lazio ha battuto l’ Inter per 3 a 1 e la Roma ( nostra squadra

solo per due a zero ?

La teoria del conflitto realistico e l’esperimento di Robbers Cave ( di Sherif )

Sostiene che la scarsita’ di risorse determina i conflitti tra gruppi

Sherif crede che se i gruppi hanno uno scopo competitivo ognuno assume un atteggiamento di

rivalsa mentre se hanno scopi diversi si aiutano anche alla cooperazione.

Il suo esperimento di svolge in un campo estivo ( Robbers Cave )in Oklahoma

• soggetti selezionati: individui di 12 anni, razza bianca, provenienti da famiglie benestanti

• osservarono le simpatie dei ragazzi e dopo una settimana formarono due gruppi ponendo gli

individui che erano gia’ diventati amici in gruppi diversi

• in ogni gruppo emerse un leader, nacquero le norme e si diedero un nome: gruppo delle aquile e

gruppo dei serpenti.

• Gli sperimentatori cercarono di creare competizione, proposero una gara, la vincita sarebbe stata

un coltellino per ogni membro del gruppo vincitore

• Nascono qui le bande rivali, gli atti di violenza e il teppismo verso l’ outgroup

• Gli sperimentatori in questa fase cercarono di ridurre il conflitto ( cinema, pranzi insieme ) ma

cio’ non fece superare le ostilita’.

• Gli sperimentatori proposero allora degli scopi superordinati, scopi che per raggiungerli si

doveva cooperare insieme ( camion che si rompe all’ora di pranzo, entrambe i gruppi lo riparano

)

• Le tensioni si abbassarono

Stereotipi e pregiudizi: processi di categorizzazione e dinamiche relazionali

Lo stereotipo nasce dai processi di semplificazione nella percezione degli altri gruppi.

La parola stereotipo nasce dal greco e significa rigida impronta ( parola suggerita dai calchi di

stampa ).

Gli stereotipi sono categorizzazioni sociali approssimative e danno una visione distorta delle

persone che appartengono ad un diverso gruppo, cosi’ da portare alla nascita di pregiudizi

( atteggiamenti che sono sfavorevoli verso chi appartiene ad altri gruppi. Sono atteggiamenti

ingiustificati )

La discriminazione sociale

Gli stereotipi portano a un processo di discriminazione:

• comportamenti discriminatori verso un gruppo esterno al nostro

• comportamenti discriminatori a favore nel proprio gruppo che ha il potere di emarginare l’altro

gruppo.

L’ etnocentrismo porta per esempio a vedere migliore la propria cultura rispetto a quella di altri

popoli.

I processi di formazione degli stereotipi

Gli stereotipi nascono dalle esperienze che abbiamo avuto nella nostra vita con gruppi sociali

diversi dal nostro ( gli ebrei sono ad esempio considerati avari perche’ nel medio evo una delle

poche occupazioni alle quali potevano accedere era quella di prestare denaro ) ( Smith ). 24


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche del servizio sociale
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Attili Grazia.

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