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DEFINIZIONE DI PSICOLOGIA SOCIALE

La psicologia sociale si occupa dello studio delle modalità e delle motivazioni secondo

cui i nostri comportamenti pensieri, sentimenti vengono modellati dall’ambiente

sociale. Comunque se si vuole capire come l’ambiente sociale influenzi una persona,

risulta più importante capire come essa percepisca o interpreti tale ambiente; gli

psicologi sociale attraverso diversi esperimenti cercano di dare risposte a domande

quali la causa dell’aggressività, del pregiudizio, dell’attrazione e via dicendo….

La psicologia sociale è una scienza sociale molto affine sia alla sociologia che alla

psicologia della personalità ma allo stesso tempo se ne differenzia, in quanto con la

prima perché la sociologia non tiene conto dell’aspetto psicologico di un determinato

comportamento; con la seconda perché essa si sofferma troppo sui tratti di

personalità come spiegazioni del comportamento sociale, invece la p.s. sottolinea

come l’influenza sociale possa modificare la personalità di individuo.

LA COGNIZIONE SOCIALE

Le persone hanno bisogno di conoscere la realtà che le circonda, quindi anche le altre

persone, per orientare il proprio comportamento in base all’ambiente in cui vivono.

Questo problema ha contraddistinto la psicologia sociale sin dalle origini tanto che uno

dei suoi approcci più importanti è proprio la social cognition. Questa corrente

affonda le sue radici nella filosofia di Kant, secondo il quale i processi di conoscenza

sono soggettivi: è la mente che organizza i dati che raccogliamo attraverso i sensi

costruendo una realtà che va al di là dell’informazione data.

I principi di base della cognizione sociale sono 2:

1- l’approccio olistico: esso è alla base della psicologia della Gestalt e si contrappone a

quello elementari stico secondo il quale l’esperienza percettiva è il frutto dell’analisi

dei singoli elementi.

2- una concezione della persona come individuo attivo, in grado di elaborare le

informazioni che gli provengono dall’ambiente così da orientare il proprio

comportamento sulla base del rapporto tra elementi cognitivi e motivazionali.

Secondo LEWIN il campo psicologico di una persona dipende dall’interpretazione

soggettiva che la persona costruisce sul proprio ambiente sociale; Questa concezione

dell’uomo come individuo attivo ha avuto nel corso degli anni diverse

rappresentazioni, quali:

-il ricercatore di coerenza

-lo scienziato ingenuo

-il tattico motivato (fine anni 80) : cioè tutta l’attività di conoscenza è un processo

motivato.

Il modello attuale è quello del conoscitore motivato: l’individuo ha bisogno di

ottenere una risposta chiara e definitiva ad un certo oggetto di conoscenza. ( la

motivazione è il motore che guida il comportamento).

A COSA SERVE LA CONOSCENZA SOCIALE?

L’attività cognitiva è sempre motivata perché le persone hanno la necessità di

conoscere la realtà in cui vivono per poterla controllare, prevedere e trasformare.

La conoscenza sociale è un’attività motivata frutto dell’azione sociale e guida di essa;

c’è infatti un legame fra pensiero e azione, così come sostenne Fiske: THINKING IS

FOR DOING, pensare è per agire, quindi la cognizione sociale è al servizio

dell’interazione sociale.

Gli oggetti della cognizione sociale sono le persone che possono assumere due

posizioni sociali fondamentali nel loro mondo sociale:

quella di attori del comportamento sociale;

- quella di osservatori del proprio comportamento e di quello degli altri.

-

COME FACCIAMO A CONOSCERE LA REALTA’ SOCIALE

La conoscenza si organizza attraverso gli schemi e le categorie sociali.

Infatti la conoscenza sulla realtà sociale deriva da due fonti di informazioni:

la realtà oggettivamente data (che sta fuori di noi);

1- il nostro modo di percepire la realtà.

2-

Il ruolo degli schemi nella ricostruzione della realtà è molto importante: gli schemi,

infatti, sono strutture cognitive che contengono informazioni su un particolare oggetto

di conoscenza (stimolo).

Gli schemi facilitano i processi di conoscenza top-down (dall’alto in basso) cioè

basati su concetti, conoscenze e teorie già depositate nella memoria delle persone.

I processi di conoscenza di tipo schematico hanno il vantaggio di accorciare il lavoro

cognitivo, ma possono originare una serie di errori dovuti al fatto che le persone

possono negare l’evidenza della realtà per conservare le proprie opinioni e credenze.

I processi top-down si contrappongono a quelli bottom-up (dal basso verso l’alto), i

quali sono invece basati sui dati appena raccolti attraverso la percezione, ed hanno lo

svantaggio di essere abbastanza dispendiosi sul piano temporale in quanto le persone

centrano la loro attenzione su ogni singolo elemento d’informazione attinente l’oggetto

da conoscere.

Come utilizziamo gli schemi quando incontriamo un nuovo stimolo di

:

conoscenza dobbiamo prima di tutto riconoscerlo, tramite la classificazione all’interno

di una categoria familiare sulla base delle caratteristiche che possiede. In questa fase

si possono commettere errori per il fatto che alcune caratteristiche degli oggetti sociali

possono essere condivise da esemplari di altre categorie.

Perciò la questione fondamentale al riguardo della categorizzazione sociale è quella

di identificare dei criteri di classificazione che permettano di percepire le somiglianze

fra i membri della stessa categoria sociale e le differenze tra categorie differenti,

tenendo conto che esistono attributi comuni a più categorie.

Secondo la concezione aristotelica le categorie sono definite da un numero ridotto di

criteri necessari e sufficienti, soddisfatti i quali ogni membro ha la piena appartenenza

alla categoria in questione. Queste norme si applicano bene ad oggetti con una

struttura semplificata mentre invece la realtà sociale risulta più difficile da classificare

in basi a criteri così rigidi.

Esistono diversi tipi di schemi sociali a seconda del tipo di informazioni contenute in

essi (però tutti funzionano allo stesso modo):

 Gli SCHEMI DI PERSONA contengono le informazioni che ci aiutano a descrivere

le persone in base ai loro tratti di personalità (socievole, aggressivo, simpatico) o ad

altre caratteristiche che le contraddistinguono (scopi, finalità). L’attivazione di schemi

relativi ad una persona facilita il ricordo e la comprensione delle nuove informazioni.

 Gli SCHEMI DI SE’ sono insiemi di strutture schematiche in cui sono contenute le

informazioni che ci contraddistinguono. Il Sé costituisce un filtro di conoscenza per

molti altri oggetti sociali, nel senso che siamo particolarmente attenti a quegli aspetti

della realtà sociale che rimandano a noi stessi.

 Gli SCHEMI DI RUOLO sono importanti perché definiscono le aspettative

comportamentali in relazione alle posizioni che le persone occupano in una data realtà

sociale. I ruoli possono essere:

acquisiti, cioè ottenuti tramite intenzione ed impegno (quelli professionali);

- ascritti, cioè acquisiti per nascita o per via automatica (età, appartenenza etnica,

- genere sessuale) possono funzionare come stereotipi sociali, delle facilitazioni che

però possono condurre ad una serie di errori.

 Gli SCHEMI DI EVENTI includono le conoscenze relative al modo in cui ci si

comporta nelle diverse situazioni sociali, e le aspettative che abbiamo sul modo in cui

si comporteranno gli altri (che dipendono dai vari ruoli sociali).

Ovviamente i contenuti di alcuni schemi di eventi cambiano in base alle diverse

culture, ma il loro funzionamento rimane abbastanza stabile.

LE EURISTICHE

Le euristiche sono strategie di pensiero semplificate, strategie cognitive che

accorciano il tempo dei percorsi cognitivi che permettono di arrivare alla soluzione dei

problemi.

Presentano il vantaggio di guadagnare tempo e risparmiare energia mentale, ma il

rischio è di giungere a giudizi grossolani, poco attendibili o errati.

Ce ne sono di diverse:

euristica della rappresentatività: riguarda nello specifico quei giudizi in cui

 le persone devono decidere se un certo esemplare appartiene ad una

determinata categoria.

euristica della disponibilità: si basa sulla frequenza o probabilità che un

 evento si verifichi.

euristica della simulazione: viene utilizzata nella costruzione di scenari

 ipotetici, cioè quando immaginiamo come potrebbero evolvere certi eventi o

come sarebbero potuti evolvere diversamente da come si sono verificati nella

realtà.

Ancoraggio e accomodamento

Quando le persone si trovano a dover emettere giudizi sulla base di informazioni

incerte o ambigue cercano dei punti di riferimento (una conoscenza nota) a cui

ancorarsi e accomodare il giudizio sulla base di altre informazioni pertinenti.

La base per l’ancoraggio è fornita dall’esperienza personale: infatti, i propri tratti, le

proprie credenze e i propri comportamenti rappresentano frequentemente punti di

ancoraggio per il giudizio sociale.

L’ATTRIBUZIONE CAUSALE

Le persone hanno bisogno di trovare un significato per le esperienze che vivono o di

cui sono spettatrici, di interpretare e spiegare gli eventi sociali che le circondano.

Uno degli scopi fondamentali dei processi di attribuzione causale è dato dal bisogno di

spiegare gli eventi sociali al fine di controllare e prevedere il modo in cui si verificano

per poter attuare azioni ad essi congruenti. Infatti, se siamo consapevoli del modo in

cui le cose accadono possiamo creare le condizioni perché esse accadano o per

evitarle.

IL GIUDIZIO SOCIALE

Le persone, oltre a conoscere il proprio mondo lo valutano per cui gli atteggiamenti, le

impressioni che ci si forma circa le altre persone, la reputazione di cui esse godono

sono elementi che possono aiutare a capire il giudizio sociale e quindi i comportamenti

dell’attore sociale.

GLI ATTEGGIAMENTI

Il termine atteggiamento è stato utilizzato per la prima volta nella ricerca di due

sociologi, Thomas e Znaniecki, nel 1918, i quali lo definirono come un processo

della coscienza individuale che determina l’azione.

Gli atteggiamenti possono essere inclusi nei valori sociali: infatti, gli atteggiamenti

vengono concepiti come relativi ad un singolo oggetto mentre i sistemi di valore sono

degli orientamenti verso intere classi di oggetti.

Gli atteggiamenti individuali sono spesso organizzati entro un sistema di valori.

La prima definizione di atteggiamento (piuttosto generica) fu quella di Gordon

Allport, il quale lo considerava uno stato mentale o neurologico di prontezza,

organizzata attraverso l’esperienza, che esercita un’influenza sulla risposta

dell’individuo nei confronti di ogni oggetto o situazione con cui entra in relazione.

Il modello tripartito degli atteggiamenti

l’atteggiamento è costituito da 3 componenti diverse:

componente cognitiva (le informazioni e le credenze che gli individui

1-

possiedono a proposito dell’oggetto a cui si volge l’attenzione);

componente affettiva (la reazione emotiva che l’oggetto suscita);

2- componente comportamentale (l’azione di avvicinamento o esitamento

3-

rispetto all’oggetto).

La componente più studiata è stata sicuramente quella affettiva.

Come si formano gli atteggiamenti?

Esperienza diretta

1. Osservazione del comportamento altrui (associazione debole)

2. Comunicazione (associazione molto debole)

3.

Come si misurano gli atteggiamenti

SCALA LIKERT

-

La misurazione di gran lunga più utilizzata oggi è quella che si serve delle scala

Likert : vengono presentate delle affermazioni, ciascuna delle quali è seguita da una

risposta a scelta multipla fra opzioni che vanno da “fortemente d’accordo” a

“fortemente in disaccordo”; ad ognuna di queste opzioni viene attribuito un codice

numerico (da 5 a 1) che consente di effettuare varie operazioni.

1 La mia famiglia dovrebbe eliminare la carne dalla nostra dieta

Totale 1 2 3 4 5 6 7 Pieno

disaccor accordo

do

METODO DEL DIFFERENZIALE SEMANTICO

-

è costituito da un insieme di coppie di aggettivi opposti separati da (in genere) 7 spazi

che rappresentano una gradazione da uno all’altro cosicché si possa scegliere lo spazio

che rappresenta meglio la propria valutazione dell’oggetto in questione.

Esempio di differenziale semantico - conformismo

Come giudica il conformismo?

Cerchi di rispondere rapidamente sulla base delle sue impressioni immediate, utilizzando gli

aggettivi che seguono…

buono - - - - - - - cattivo

bello - - - - - - - Brutto

Gradevol - - - - - - - Sgradev

e ole

Pregevol - - - - - - - Spregev

e ole

Giusto - - - - - - - Ingiusto

desidera - - - - - - - indesider

bile abile

Queste scale per la misurazione degli atteggiamenti possono essere considerate

tecniche indirette in quanto il soggetto riporta il proprio punto di vista rispondendo a

delle domande che rimangono totalmente sotto il suo controllo quindi il rischio è

quello di raccogliere dati frutto della desiderabilità sociale piuttosto che della realtà del

fenomeno. Per queste ragioni a volte gli studiosi impiegano tecniche meno dirette di

misurazione, come le reazioni fisiologiche (la risposta elettrogalvanica della pelle o

l’attività dei muscoli del viso) che l’oggetto di atteggiamento induce nel soggetto.

Questo genere di misure però sono molto intrusive (richiedono molta collaborazione

da parte del soggetto) e complicate. Recentemente si ricorre sempre più spesso alla

misura del tempo di latenza nell’espressione della risposta stessa perché la velocità di

risposta indica un alto livello di accessibilità dell’atteggiamento e anche un forte grado

di coinvolgimento del soggetto rispetto alla tematica.

Il cambiamento degli atteggiamenti

Gli atteggiamenti possono subire cambiamenti nel corso del tempo:

a causa dell’esposizione alla comunicazione persuasiva (un messaggio in cui si

- sostiene la validità di un’opinione oppure l’opportunità di adottare un certo

comportamento, metodo applicato soprattutto nel campo della propaganda politica

e della pubblicità);

attraverso processi individuali, come la ripetuta esposizione allo stimolo;

-

Un processo di natura motivazionale che porta al cambiamento è stato individuato da

Festinger (1957).

La teoria della dissonanza cognitiva (Festinger, 1957)

secondo la quale l’individuo ha la necessità di mantenere la coerenza fra le cognizioni

che possiede circa se stesso, il proprio comportamento e l’ambiente; se due cognizioni

sono attinenti ma non coerenti (es. indossare il casco) la dissonanza che ne deriva

provoca disagio emotivo che l’individuo desidera rimuovere e riportare in equilibrio

attraverso diverse strategie. La prima strategia utile consiste nel modificar

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Castelli Luigi.
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