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Psicologia sociale della famiglia - Psicologia sociale Appunti scolastici Premium

Appunti di Psicologia sociale della famiglia - Psicologia sociale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Definizione di psicologia sociale, La cognizione sociale, A cosa serve la conoscenza sociale, Come facciamo a conoscere la realta’ sociale, ecc.

Esame di Psicologia sociale della famiglia docente Prof. L. Castelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

Un processo di natura motivazionale che porta al cambiamento è stato individuato da

Festinger (1957).

La teoria della dissonanza cognitiva (Festinger, 1957)

secondo la quale l’individuo ha la necessità di mantenere la coerenza fra le cognizioni

che possiede circa se stesso, il proprio comportamento e l’ambiente; se due cognizioni

sono attinenti ma non coerenti (es. indossare il casco) la dissonanza che ne deriva

provoca disagio emotivo che l’individuo desidera rimuovere e riportare in equilibrio

attraverso diverse strategie. La prima strategia utile consiste nel modificare l’elemento

dissonante meno resistente (cambiare il comportamento indossando il casco oppure

modificare la credenza sulla sua utilità ricorrendo a tutti gli esempi in cui questo non è

servito ad evitare disastri.

ESPERIMENTO DEI 20 DOLLARI PER UNA MENZOGNA:

gli sperimentatori chiedevano ai soggetti sperimentali, che partecipavano uno

 alla volta, di svolgere un compito molto noioso.

In seguito, lo sperimentatore chiedeva a ciascun partecipante di collaborare,

 riferendo a un altro presunto studente che il compito era molto interessante e

stimolante per indurlo a partecipare allo studio.

A metà dei partecipanti veniva promessa una ricompensa di 20 dollari per la

 propria menzogna, mentre all’altra metà veniva promesso 1 dollaro

Successivamente chiedevano ai partecipanti di valutare il compito: I

 partecipanti ricompensati con 20 dollari giudicavano le prove meno interessanti

di quelli ricompensati con un dollaro; PERCHÉ?

Nell’esperimento chi veniva ricompensato con 20 dollari per aver raccontato una

bugia si sentiva meno incoerente, trovandosi in una situazione meno disagevole di

chi veniva ricompensato con 1 dollaro; Erano soprattutto questi ultimi a cercare di

ridurre il proprio disagio modificando la propria valutazione delle prove. Proviamo

dissonanza dopo che abbiamo preso una decisione e la dissonanza funge da

motivazione per il cambiamento.

RUOLO DEL SENTIMENTO DI LIBERA SCELTA: solo quando l’individuo ha la

sensazione di aver attuato liberamente il comportamento dissonante con

l’atteggiamento sarà motivato a modificare quest’ultimo.

La formazione delle impressioni sulle persone

Ipotesi di Ash

Solomon Asch afferma che le persone si formano prima un’impressione globale entro

la quale fanno poi rientrare le ulteriori informazioni che li descrivono. Concepiamo cioè

le persone come unità psicologiche: è questa l’idea alla base del suo modello

configurazionale, basato su un approccio di tipo olistico che rimanda all’impostazione

gestaltista.

Secondo l’effetto primacy, i primi tratti servono a formare la prima impressione ed

hanno un effetto molto superiore rispetto a quelli successivi; vengono quindi utilizzati

per interpretare i tratti seguenti. Infatti, i tratti negativi non sembrano poi tanto tali

quando devono essere interpretati alla luce di una serie di qualità positive gia

considerate, e viceversa.

Secondo Anderson (1965) invece, l’effetto primacy è dovuto semplicemente ad un

calo di attenzione. Per questo propone un modello algebrico secondo il quale

l’impressione che ci formiamo di una persona è costituita dalla media ponderata delle

informazioni a disposizione su quella persona.

Stadi nella formazione delle impressioni secondo Fiske e Neuberg:

Formulazione di una impressione a partire dalle appartenenze categoriali

 evidenti

Se questa risulta conforme, il soggetto si fermerà a utilizzare la

 categorizzazione confermativa

Se percepisce incongruenza, procederà alla ricategorizzazione

 Se nessuna informazione coincide con quelle in suo possesso, procederà a una

 elaborazione dei singoli elementi informativi su base individuale.

LA FORMAZIONE DELLA REPUTAZIONE

Le fonti delle informazioni sugli altri, cioè le modalità per conoscere gli altri sono 3:

l’osservazione diretta del comportamento

1- l’ascolto di ciò che gli altri vogliono rivelare di sé;

2- la ricezione di informazioni da terzi (che forma la reputazione).

3-

Nicholas Emler definisce la reputazione come un giudizio formulato da una comunità

su un individuo in particolare.

Infatti, perchè un individuo abbia una reputazione sono necessarie 3 condizioni:

che faccia parte di una comunità con membri relativamente stabili;

1- che questi parlino fra loro del comportamento e delle qualità altrui;

2- che le persone siano legate tra di loro in una rete di conoscenze anche indirette

3-

La reputazione, inoltre, è specifica dei contesti, e questo è dovuto non solo al fatto che

ci si comporta in modo diverso a seconda del contesto in cui ci troviamo, ma anche

alle aspettative diverse e ai sistemi di norme e valori differenti per ogni gruppo

sociale.

Il singolo individuo, attraverso i suoi comportamenti, cerca di controllare e in qualche

modo gestire la sua reputazione. Ma l’individuo non può controllare interamente l’esito

finale di questo processo perché la reputazione, una volta stabilizzatasi, diventa

difficilmente modificabile ETICHETTAMENTO È la connotazione negativa

della reputazione da parte della comunità ed esprime un giudizio morale, che produce

una sorta di circolo vizioso cioè l’individuo finirà per soddisfare le aspettative che gli

altri nutrono nei suoi confronti.

LE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI

la Rappresentazione sociale è un modo specifico, particolare di esprimere la

conoscenza in una società e nei gruppi che la compongono. Esse possono essere

condivise da tutti i membri di un gruppo, un’etnia, una classe sociale o un partito

anche se non sono state elaborate dal gruppo stesso.

Sono, dunque, “elaborazioni di un oggetto sociale da parte di una comunità che

permette ai suoi membri di comportarsi e di comunicare in modo comprensibile”

(Moscovici, 1963)

A CHE COSA SERVONO LE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI

Le rappresentazioni sociali sono elementi costituenti dell’ambiente psicologico in cui

vivono individui e gruppi che li utilizzano per dare senso comune a fenomeni che

appaiono, in un primo momento, come estranei alla mentalità corrente.

Per Moscovici, la funzione di tutte le rappresentazioni sociali è prima di tutto quella di

rendere familiare ciò che è estraneo, distante rispetto all’esperienza delle persone che

costituiscono il gruppo coinvolto nel rapporto con la realtà.

Le rappresentazioni sociali sono stabili e allo stesso tempo flessibili.

Esse sono:

• stabili nel senso che durano nel tempo e sono un riferimento per singoli e gruppi;

• flessibili nel senso che sono modificabili e sostituibili da altri modello dopo

“revisione e rielaborazione” da parte del gruppo.

I due processi da cui prendono origine le rappresentazioni sociali sono:

ANCORAGGIO: Questo processo consente di incorporare qualcosa che non ci è

1. familiare e ci crea problemi nella rete di categorie che sono a noi proprie. Il

termine equivale a “porre un oggetto sconosciuto in un quadro di riferimento

ben noto per poterlo interpretare. È un meccanismo finalizzato alla riduzione

della paura verso il non familiare.

Oggettivazione: Esso fa entrare la realtà percepibile, concreta, figurata nei

2. concetti e nei fenomeni che non sono familiari; Moscovici definisce

“naturalizzazione” il processo che trasforma i concetti in categorie sociali sicure,

da concetti astratti a entità obiettive.

SISTEMI DI COMUNICAZIONE

Moscovici individua 3 modalità di comunicazione:

diffusione. Un sistema di comunicazione che non si pone il problema di fornire

1. à

elementi perché i lettori possano porsi in modo informato e coerente;

opinione

propagazione. Chi scrive tende a fornire elementi che portino alla formazione

2. à

di una posizione interessata e critica atteggiamento

propaganda. Chi scrive tende a produrre una presa di posizione netta,

3. à

definitiva, priva di sfumature stereotipo

Esiste un ultimo tipo di comunicazione, orientato a stimolare un atteggiamento

4. à

positivo proposta

CAPITOLO 4 – IL SÉ E L’IDENTITÀ

L’attore sociale è una persona che entra in contatto con la realtà, se la rappresenta,

la conosce, agisce in modi diversi su di essa, riflette su se stessa, si rappresenta i

cambiamenti provocati su di sé dall’incontro con la realtà, da come essa si modifica,

anche per il suo intervento.

L’attore sociale è il protagonista che vive ed opera ad un momento dato nella realtà

fisica, psicologica, sociale e culturale. È in grado non solo di conoscere ma anche di

riflettere su se stesso e di prendere l’iniziativa nel contesto in cui è inserito.

L’attore sociale è quindi quella persona che:

entra in contatto con la realtà;

- se la rappresenta;

- conosce;

- agisce in modi diversi su di essa;

- nello stesso tempo riflettendo su se stessa;

- rappresentandosi i cambiamenti provocati su di sé dall’incontro con la realtà,

-

dalle rappresentazioni di essa, da come si modifica, anche per il suo intervento.

All’interno del Sé bisogna distinguere due componenti:

l’Io, che coincide con il soggetto consapevole, capace di conoscere ed

1-

intraprendere iniziative nei confronti della realtà esterna, oltre che di riflettere su di

sé; il Me è quanto del Sé è conosciuto dall’Io, cioè quello che vedo di me,

2-

percepisco di me, il modo in cui mi vedo: include le caratteristiche materiali (il

corpo così com’è percepito), quelle sociali (come il soggetto si vede nel rapporto

con gli altri) e quelle spirituali (il sapersi capace di pensare e riflettere su di sé).

Le relazioni sociali hanno un ruolo importantissimo nella definizione del Sé. Soltanto

attraverso l’interazione sociale l’individuo sviluppa la conoscenza di sé e il sentimento

della propria identità.

L’interazione fra l’Io e il Me (riflesso della società) produce il Sé in quanto non

potrebbe esistere un’esperienza di sé semplicemente fornita da se stesso, quindi

implica sempre la presenza di un altro.

FORME DELLA CONOSCENZA DI SE’

Neisser (1988) uno dei padri fondatori del cognitivismo, presenta una lista di cinque

tipi di conoscenza di sé.

Il Sé ecologico: riguarda come il Sé è percepito in rapporto all’ambiente fisico.

1. Compare molto precocemente, fin già a partire dai 3 mesi di età. La percezione

ecologica di sé è in genere cosciente, essa è definita dall’esistenza di un corpo,

anche spesso esso comprende tutto ciò che si muove insieme al corpo.

Ha un esistenza oggettiva.

Il Sé interpersonale: è il Sé coinvolto in una interazione immediata e non

2) riflessa con un’altra persona.Se le azioni di un’altra persona si incontrano con

qualità appropriate dell’azione dell’altro si crea un caso di intersoggettività.

E’ definito dall’orientamento e dallo svolgersi dei gesti espressivi dell’altro.

Il Sé esteso: è come era il Sé nel passato e come ci aspettiamo sia in futuro,

3) basato quindi su quanto ricordiamo e quanto anticipiamo. L’amnesia è una

patologia del Sé esteso.

Il Sé privato: verso i 4 anni il bambino diviene consapevole che sua vita

4) mentale è esclusivamente sua. Abbiamo esperienze private (sogni, pensieri,…)

che arricchiscono il Sé esteso.

Il Sé concettuale: chiamato anche concetto di sé, concerne i ruoli sociali. Esso

5) tende a guidare quello che ciascuno rivela su sé stesso. Si costruisce su idee

elaborate nel sociale e comunicate verbalmente.

Gli schemi di sé

il concetto di sé è costituito da un insieme si schemi si sé, fine di recuperare

rapidamente le informazioni dalla memoria grazie alle quali identificare ciò che è e ciò

che non è, nonché prevedere ed orientare il proprio comportamento.

Gli schemi di sé variano profondamente da persona a persona, possono essere sia

positivi che negativi e non sono facilmente modificabili poiché collegati al sentimento

d’identità.

Discrepanze del Sé

Secondo Higgins (1987) l’individuo ha una rappresentazione:

- di come è (Sé reale)

- di come gli piacerebbe essere (Sé ideale)

- di come dovrebbe essere (Sé normativo).

à

Se c’è discrepanza tra Sé reale e Sé ideale scoraggiamento, insoddisfazione.

à

Se c’è discrepanza tra Sé reale e Sé normativo agitazione, paura, ansia.

A seconda del tipo di cultura, i giudizi su di sé e sugli altri sono formulati in riferimento

a diversi standard:

per le culture individualiste è il raggiungimento del successo personale,

-

quindi esse tendono a valorizzare caratteristiche come l’intelligenza e la

competenza personale; le culture individualiste sono per lo più centrate sull’idea

dell’indipendenza e dell’autonomia (la timidezza viene vista come un handicap);

per le culture collettiviste è l’appartenenza ad un determinato gruppo (o

-

famiglia) e il posto che questo occupa nel tessuto sociale, cosicché queste

valorizzano maggiormente la costanza, la persistenza nel compito, lo sforzo; le

culture collettiviste sono più protese verso interdipendenza (è la solitudine ad

essere vissuta come un handicap).

CAPITOLO 5

Tipologia delle relazioni

Kelley propone una definizione di relazione significativa affermando che una

relazione è tale se si basa su una forte interdipendenza fra i partner (influenzano i

comportamenti reciproci) non solo in qualche ambito ma in molti contesti e per lungo

tempo.

Le scale di rilevazione dei sentimenti hanno l’obiettivo di quantificare i diversi tipi di

sentimenti. Uno dei primi tentativi in questo senso è stato quello di Rubin il quale ha

messo a punto due scale:

la Liking scale, che si propone di cogliere il grado di piacevolezza attribuito al

1-

partner, in termini di affetto e rispetto;

la Love scale, che intende mettere in luce tre aspetti: l’attaccamento, il

2-

prendersi cura e l’intimità.

Una delle classificazioni che ha conosciuto maggiore considerazione è quella chiamata

Triangolo dell’amore, formato da tre componenti:

intimità (implica la comprensione reciproca, la complicità e il sostegno

1-

emotivo);

passione (comprende l’attrazione fisica, il desiderio sessuale, la sensazione di

2-

essere innamorati);

livello di impegno/decisione nei riguardi del partner.

3-

Queste tre componenti entrano in varia misura nei vari tipi di relazioni, combinandosi

dando origine a 7 classi di sentimenti:

attrazione;

1- infatuazione;

2- amore abitudinario;

3- amore romantico;

4- amicizia profonda;

5- amore fatuo;

6- amore completo.

7-

Gli stili di relazione sono il prodotto del tipo di legame di attaccamento che i bambini

formano con gli adulti (in primo luogo con i genitori).

La formazione delle relazioni

I fattori che favoriscono la nascita delle relazioni sono:

- la prossimità: non si tratta banalmente di un problema di distanza fisica, quanto

piuttosto di distanza funzionale, cioè di probabilità di avere contatti.

la percezione di somiglianza, considerato il fattore principale di attrazione

- (somiglianza di opinioni, non di personalità, che minaccia il senso di unicità

dell’individuo!);

l’aspetto fisico, secondo lo stereotipo che associa la bellezza ad altre qualità

- positive;

la rivelazione di sé, cioè l’apertura all’altro (self-disclosure): infatti, non solo le

- persone tendono ad aprirsi maggiormente con coloro dai quali sono più attratte, ma

questa apertura viene anche recepita dall’altro come segno di apprezzamento.

Riguardo alla soddisfazione, la teoria dello scambio di Homans formula un principio

applicabile a qualsiasi tipo di relazione sociale: un individuo rimane in una relazione

finché il partner gli assicura il massimo dei benefici al minimo costo (si tratta di un

modello economico del comportamento umano). Finché è soddisfatto rimane nella

relazione, altrimenti ne esce.

Le critiche fatte alla teoria dello scambio si riferiscono soprattutto al fatto che un

principio economico venga applicato ad un fenomeno così complesso come il

mantenimento di una relazione fra persone.

La considerazione del ruolo dell’equità fra i benefici propri ed altrui deriva da uno

sviluppo della teoria dello scambio e afferma che un individuo valuta soddisfacente

una relazione se ricava benefici (di natura simbolica oltre che materiale) pari ai costi

che essa comporta: infatti, se in una relazione uno dei due membri riceve più di

quanto offre, la stabilità è fortemente a rischio.

Il principio dello scambio si applica solo alle relazioni di scambio (di lavoro e fra

estranei), mentre nelle relazioni di condivisione (quelle intime) prevale l’interesse per

il benessere dell’altro (il prototipo è quello della relazione madre-figlio).

Inoltre, il principio dell’equità è tipico delle società individualiste (quelle occidentali)

mentre spesso non vale per le società collettiviste (orientali).

Queste teorie, per di più, sottovalutano il ruolo delle abitudini consolidate, la

resistenza al cambiamento, il senso di incertezza riguardo al futuro e le pressioni

sociali e culturali a mantenere relazioni di coppia anche quando queste diventano

svantaggiose.

LA COMUNICAZIONE

La comunicazione è un processo dinamico e circolare che richiede la condivisione di

codici astratti (il linguaggio e i significati dei segnali non verbali): non si tratta di un

comportamento intenzionale in quanto non si può non comunicare.

I sistemi della comunicazione verbale sono:

- fonemi;

- morfemi;

- parole;

- frasi, ecc.

I sistemi della comunicazione non verbale sono:

- segnali paralinguistici (intonazione, volume di voce, vocalizzazioni per la

regolazione dell’avvicendarsi dei turni di parola);

- le espressioni del volto (tra cui il contatto visivo, cioè gli sguardi), che forniscono

anche informazioni sull’attività de decodifica del messaggio da parte dell’ascoltatore;

- il comportamento spaziale [posizione del corpo, gesti, la distanza e il contatto

fisico fra i parlanti (per il quale vanno distinte le culture da contatto dalle culture di

non contatto)].

Le espressioni non verbali variano da persona a persona ma soprattutto da cultura a

cultura.

LA COMUNICAZIONE COOPERATIVA

Partecipare ad una conversazione comporta un’azione cooperativa nella quale gli attori

sociali riconoscono almeno uno scopo comune o un insieme di scopi comuni.

La conversazione come azione sociale di tipo cooperativo è governata da regole

implicitamente riconosciute dai partecipanti. Se uno degli interlocutore viola una di

queste massime può venir meno il principio di cooperazione e può quindi esserci

l’interruzione dello scambio.

CAPITOLO 6 – L’AGGRESSIVITÀ E L’ALTRUISMO

GLI ESSERI UMANI SONO “NATURALMENTE” BUONI O CATTIVI?

Per Hobbes, le persone sarebbero inclini all’aggressività verso i propri simili, quindi

necessitano di istituzioni sociali in grado di reprimere le tendenze antisociali in

funzione delle esigenze della convivenza civile.

Al contrario, Rousseau sostiene la concezione di una natura fondamentalmente

buona, corrotta proprio dalle esigenze della civiltà.

Secondo Freud, invece, l’aggressività umana è inevitabile e frutto della tensione fra

due istinti primari, quello di autoconservazione (Eros) e quello di autodistruzione

(Thanatos), che emana un’energia distruttiva che dev’essere indirizzata verso

l’esterno, ad esempio attraverso il comportamento aggressivo.

L’approccio etologico condivide con quello freudiano l’idea della naturalità

dell’aggressività umana, in quanto funzionale alla conservazione della specie.

Perciò dovrebbe essere la società ad indirizzare le energie negative dei singoli verso

forme di scaricamento socialmente accettabili (come le competizioni sportive) anche

se non sempre dare la possibilità di manifestare comportamenti aggressivi diminuisce

la carica di aggressività.

E anzi, essere esposti a comportamenti violenti aumenta la probabilità di una risposta

di tipo aggressivo da parte dell’individuo.

Spiegazioni del comportamento antisociale

La frustrazione

La frustrazione può essere la causa di un comportamento aggressivo, cioè quando

degli ostacoli si frappongono fra l’individuo e il raggiungimento dei suoi fini.

Le critiche all’approccio frustrazione-aggressività si appoggia sul fatto che ci sono casi

in cui la frustrazione trova sfogo in forme di risposta non aggressive, come il pianto, la

fuga, l’apatia.

Perciò Berkowitz propone la teoria dell’apprendimento sociale, secondo la quale

ogni sentimento negativo può produrre aggressività, ma questa diventa la risposta

dominante solo a determinate condizioni.

L’imitazione

All’inizio del ‘900 la psicologia delle folle introduce l’idea che l’aggressività prenda il via

dall’imitazione, all’interno di vasti gruppi sociali: infatti le persone sarebbero

facilmente manipolabili da qualcuno dotato di particolare carisma e prestigio.

Secondo la teoria dell’apprendimento sociale (formulata negli anni ‘60) l’aggressività

sarebbe un comportamento sociale come gli altri, che viene acquisito e mantenuto a

determinate condizioni.

Le condizioni per l’apprendimento di comportamenti aggressivi sono:

l’esperienza diretta;

- l’osservazione di qualcuno che attua un comportamento in una determinata

- situazione e delle conseguenze che ne ricava

C’è sicuramente una relazione fra programmi televisivi a contenuto violento e livello di

aggressività manifesto, però non si sa se sono le persone violente a preferire quel

tipo di programmi oppure sono i programmi violenti a causare comportamenti

imitativi.

Le norme sociali

anche le norme sociali e l’obbedienza all’autorità hanno dimostrato di svolgere

importanti funzioni nell’aggressività L’esperimento di Milgram.

mirava, oggi come allora, a misurare la volontà di un partecipante ad obbedire

(L’esperimento

a un autorità anche qualora questa lo istruisse a fare qualcosa che fosse palesemente in

conflitto con la sua coscienza e la sua moralità. Gli studi di Milgram vennero effettuati per

rispondere a una domanda precisa: i milioni di persone normalissime che si resero responsabili

e complici dell’olocausto, avevano semplicemente obbedito a un ordine?

Nel 1961 Stanley Milgram cercò di spiegare questo fenomeno attraverso un esperimento:

attraverso i giornali convocò 40 volontari, spiegando che voleva effettuare uno studio sugli

effetti della punizione per una prestigiosa università. A questi spiegò che essi svolgevano il

ruolo di "maestri" e che erano incaricati di punire gli "allievi"(già in precedenza istruiti dallo

sperimentatore).Mise i maestri davanti a dei pulsanti che producevano delle scariche elettriche

fino a 450 volt. L'allievo era invece collocato su una sedia nella sala affianco a quella dei

maestri. Milgram spiegò che le scariche erano fondamentali per la riuscita dell'esperimento e

che se non avessero seguito le sue direttivo l'esperimento non avrebbe avuto senso. Così si

videro persone normalissime inviare scariche elettriche anche fino a 300 volt(anche se questo

era simulato)e questo perchè i maestri eseguivano tutte le direttive di Milgram. Da questo

esperimento si dedusse che persone normali, sotto dei precisi comandi rispetto alle autorità,

riescono a compiere atti inumani: basti pensare ai comportamenti all'interno di organizzazioni

militari o di polizia.

I fattori che ne danno origine sono:

-La legittima autorità, cioè che l'esperimento è avvenuto da una persona di una certa autorità

e sotto un prestigiosa università.

-La distanza dalla vittima, infatti secondo altri esperimenti si constatò che quando il maestro

era seduto vicino all'allievo o si trovava nella stessa stanza le scariche diminuivano.

-La vicinanza all'autorità: quando lo sperimentatore sedeva accanto al maestro la

sottomissione aumentava, se invece lo sperimentatore stava in un'altra stanza o i comandi

venivano imposti telefonicamente la sottomissione era di gran lunga inferiore e le scosse

diminuivano.)

Livelli di spiegazione dei comportamenti pro sociali

L’altruismo

Così come alcuni etologi hanno sostenuto che l’aggressività è funzionale alla

conservazione della specie, altri hanno messo in evidenza che i comportamenti

prosociali servono allo stesso scopo (basti pensare alle formiche e alle api, specie

nelle quali gli individui sterili spendono la loro vita nell’aiuto e nella protezione di quelli


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Castelli Luigi.

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