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ad una dimensione di forza, di pienezza e di consapevolezza di sé che la famiglia può

possedere e che la espone meno ai fattori stressanti e al rischio di patologia.

- Il potere rigenerativo indica la capacità del sistema familiare di ristabilirsi dalla

disgregazione causata da un evento stressante. È quel potere che, dopo una fase di

crisi dovuta ad un evento stressante, permette alla famiglia stessa di innescare lo

specifico meccanismo per riadattarsi.

Antonovsky definisce il paradigma “salutogenico” in opposizione al “paradigma

patogenico”.

Egli sottolinea come la crisi non è assolutamente negativa perché, al contrario, da

essa la famiglia può uscirne con forze maggiori utilizzando le sue capacità di ricreare

benessere.

Olson ha cercato di saldare la prospettiva del Family Stress con quello dello

sviluppo. Olson ha costruito un modello integrato definito MASH. L’aspetto centrale

del modello risiede nel tentativo di collegare la ricerca sullo stress a quella sul

funzionamento della famiglia.

Quanto più un individuo, una coppia, una famiglia, un gruppo di lavoro privilegia nei

momenti di stress gli aspetti di vicinanza emotiva (coesione) e di flessibilità

(adattabilità) e sviluppa una buona comunicazione, tanto più l’evento stressante ha

la possibilità di essere superato. Dal lavoro di Olson è emerso come l’impatto degli

eventi stressanti sulle relazioni familiari sia in buona misura determinato dallo

specifico funzionamento della famiglia e come la coesione e l’adattabilità influenzino

il grado di attivazione delle risorse che hanno una funzione di cuscinetto rispetto agli

eventi stressanti.

Dalla fine degli anni ’70, l’interesse maggiore della Family Stress and Coping

Theory si sposta più sul coping familiare che sugli eventi stressanti.

McCubbin e Patterson propongono il modello FAAR secondo il quale ogni famiglia

attraversa nel tempo dei cicli ripetuti caratterizzati dalle seguenti tre fasi: il

funzionamento, la crisi e l’adattamento.

La fase di funzionamento è un periodo della vita familiare relativamente

 stabile e prevedibile durante il quale la famiglia riesce a far fronte alle richieste

interne ed esterne utilizzando le capacità di cui dispone. È caratterizzato da una

relativa serenità e fluidità.

La fase di crisi emerge quando la famiglia è sottoposta ad una serie di sfide

 che superano le risorse che possiede e che creano uno squilibrio che richiede

dei profondi cambiamenti nell’organizzazione familiare.

4

La fase di adattamento è un processo fisiologico che porta il nucleo familiare

 a riattivarsi per “fare fronte a”, rivedendo l’intero sistema familiare al fine di

riadattarlo. È la fase più importante per la ricerca perché da essa emergono le

risorse che la famiglia ha a disposizione e che utilizza per fronteggiare gli

eventi destrutturanti.

Coping: termine inglese non traducibile in italiano che indica strategie messe in atto

dalla famiglia per ridurre gli effetti negativi degli eventi stressanti

Fattori di mediazione dello stress (i modulatori dello stress)

Negli ultimi anni l’attenzione è stata rivolta al legame tra:

- coping e senso di coerenza

- coping e sostegno sociale

Per quanto riguarda il legame tra coping e senso di coerenza, Antonovsky ritiene che

le abilità di coping di una famiglia dipendono dal suo senso di coerenza. Il senso di

coerenza è un costrutto che viene indagato per scoprire quanto un soggetto crede che

esista un senso nel mondo e quanto crede di poter trovare la strategia di adattamento

di fronte ad ogni evento stressante destrutturante perché ritiene che nel mondo ci sia

coerenza e tutto abbia un senso.

Le ricerche condotte suggeriscono che le abilità di coping di una famiglia sono

maggiori se i suoi membri hanno una visione ottimistica e realistica della vita ed

hanno fiducia nel mondo esterno.

Per quanto riguarda il legame tra coping e sostegno sociale, numerose ricerche hanno

dimostrato come il sostegno sociale contribuisce a diminuire gli effetti negativi di una

situazione stressante e favorisce l’attivazione delle risorse che la famiglia possiede.

Questo perché maggiore è il contesto sociale in cui un soggetto interagisce e

maggiore è il suo sentimento di essere supportato e di conseguenza maggiore sarà la

sua apertura nella richiesta di aiuto sociale.

L’APPROCCIO DELLO SVILUPPO

4

L’Approccio dello Sviluppo rappresenta storicamente il primo tentativo sistematico

di spiegare il cambiamento familiare.

Nasce alla fine degli anni Quaranta (periodo storico di grandi sconvolgimenti sociali

ed economici) e basa il suo concetto di cambiamento familiare sull’idea che la

famiglia è una realtà sociale che evolve attraverso il superamento di stadi precisi e

definiti lungo il suo ciclo vitale.

A differenza di quanto sostenuto dalla Family Stress and Coping Theory, l’Approccio

dello Sviluppo considera il cambiamento come qualcosa di automatico perché è

inserito all’interno di un percorso prevedibile e per nulla traumatico che è formato da

stadi precisi e definiti.

La famiglia viene intesa come un’organizzazione di persone in continua crescita e

cambiamento, impegnate reciprocamente a portare a termine diversi compiti di

sviluppo nel corso del suo ciclo di vita. È proprio l’assunzione di precisi compiti di

sviluppo che consente alla famiglia di far fronte ai cambiamenti che si presentano

insieme alla riorganizzazione dei ruoli di ciascun membro.

In ogni famiglia ciascuno ha un ruolo legato all’età e al tipo di relazione che

intrattiene con gli altri membri del gruppo familiare.

Al seguito degli inevitabili cambiamenti cronologici e del mutare dell’ampiezza della

struttura familiare per nuove acquisizioni o per perdite dei suoi membri, la famiglia

deve riorganizzare le caratteristiche dei ruoli di ciascuno dei suoi membri e far fronte

a questi cambiamenti costituisce il compito di sviluppo della famiglia.

La Duvall (1948), autrice della Teoria dello Sviluppo, propone per la prima volta la

suddivisione del ciclo di vita familiare in otto stadi indicando per ognuno di essi i

relativi compiti di sviluppo.

I tre criteri da lei proposti per suddividere il ciclo di vita in stadi e per individuare i

cambiamenti lungo il ciclo di vita sono:

- i cambiamenti nelle dimensioni della famiglia dovuti all’acquisizione o alla

perdita di componenti della famiglia stessa, ad esempio le nascite, i matrimoni dei

figli che portano all’ingresso in famiglia di generi o nuore, le adozioni, la morte,

l’allontanamento del figlio da casa e l’adolescenza;

- il cambiamento di età del figlio maggiore perché si ritiene che il figlio maggiore

costringe la famiglia ad aprirsi, a cambiare e a riadattarsi mentre con il secondo

figlio la famiglia tende a comportarsi come aveva già fatto con il primo;

4

- i cambiamenti nello status lavorativo di chi contribuisce al sostentamento della

famiglia. Questo criterio è meno marcato nella nostra cultura e più tipico della

cultura americana.

Questi tre criteri portano ad evidenziare che il CICLO DI VITA FAMILIARE è,

per forza, INTERGENERAZIONALE perché comprende sempre almeno tre

generazioni ed è formato dall’intreccio dei compiti evolutivi che le caratterizzano.

È proprio tale intreccio che permette alla famiglia di crescere.

La generazione di mezzo può essere descritta come il ponte tra gli anziani e i giovani

e come quella generazione che “da in avanti per ricevere indietro” ossia per ricevere

dopo nel tempo. Si tratta della dimensione intermedia all’interno della famiglia su cui

gravano delle aspettative di cura da parte dei figli e che gioca il ruolo di regia.

Tuttavia il suo ruolo di regia è centrale fino a quando i figli giocano, a loro volta, il

ruolo di “figli” ma nel momento in cui essi crescono la “generazione di mezzo”

diventa la “generazione di anziani”.

Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 appaiono con chiarezza i limiti dell’Approccio dello

Sviluppo:

- difficoltà a spiegare il cambiamento tra uno stadio e l’altro perché

l’attenzione è concentrata sugli eventi e sui ruoli che si verificano all’interno di

ciascun stadio mentre i processi che si realizzano nel passaggio tra uno stadio e

l’altro non vengono presi in esame;

- dal fatto che il cambiamento sembra un passaggio automatico, generato

dalla presenza di un evento critico.

Il ciclo di vita della famiglia viene inteso come una specie di percorso obbligato

formato da una serie di fasi predeterminate per cui l’Approccio dello Sviluppo

sembra analizzare più la fase statica che la fase di cambiamento. Il paradosso che ne

risulta è che il modello dell’Approccio dello Sviluppo spiega meglio la stabilità

strutturale piuttosto che i periodi di cambiamento.

I limiti di schematismo e di rigidità nel concepire il cambiamento all’interno della

famiglia vengono poi superati grazie alla possibilità di ampliare la prospettiva

originariamente formulata attraverso:

a) il confronto con la Teoria Generale dei Sistemi che porta all’apertura, al posto

della chiusura, dei confini familiari nei confronti del sistema sociale.

4

b) La collaborazione con professionisti impegnati nell’intervento sociale e clinico

che porta alla creazione di un approccio temporale multigenerazionale.

c) Il confronto con la Family Stress and Coping Theory che favorisce lo

spostamento dell’attenzione dagli elementi strutturali della famiglia a quelli di

“processo” evidenziano la discontinuità che caratterizza il passaggio da uno

stadio all’altro del ciclo di vita.

Da tutto ciò emerge come la convergenza tra l’Approccio dello Sviluppo e la Family

Stress and Coping Theory ha portato a rivolgere l’attenzione non solo agli elementi

descrittivo/strutturali della famiglia ma anche agli elementi del processo familiare e ai

processi di adattamento attivo.

In particolare ci si interroga sui fattori che facilitano o ostacolano il passaggio da una

fase all’altra del ciclo di vita familiare e si avviano delle specifiche ricerche per

individuare tali fattori. Inoltre ci si interroga sul perché alcune famiglie gestiscono

adeguatamente il passaggio e altre, invece, producono il sintomo.

Un esempio dell’evoluzione della prospettiva del ciclo di vita è rappresentato dal

modello sistemico dello sviluppo umano proposto da Carter e McGoldrick.

Il punto di partenza di questo modello è la definizione della famiglia come sistema

emozionale plurigenerazionale e la considerazione che il movimento della famiglia

nel proprio ciclo di vita non è lineare perché bisogna sempre tenere in considerazione

l’incrocio dei desideri e delle aspettative delle tre generazioni che vivono in

contemporanea.

Nel modello di Carter e McGoldrick l’interazione che esiste tra i tre livelli sistemici

individuale, familiare e culturale viene rappresentata lungo due dimensioni temporali

diverse:

- la dimensione verticale costituita dal tempo storico;

- la dimensione orizzontale costituita dal tempo che si svolge nel presente.

La famiglia è collocata in uno spazio intermedio tra l’individuo e la cultura per

sottolineare la sua funzione di regolatore dei rapporti che intercorrono tra l’individuo

e il contesto socioculturale. Infatti l’individuo, che ha un proprio ciclo di vita, è

collocato all’interno di una famiglia d’origine che, a sua volta, ha un suo ciclo di vita

familiare e che è inserita in un contesto sociale più ampio che è costituito sia dagli

eventi attuali o “dimensione orizzontale”, sia dalla storia culturale o “dimensione

verticale”. 4

Alla luce dei due approcci e rispondendo alle domande fondamentali sull’identità e

sul mutamento della famiglia possiamo dire che:

1) la famiglia è un “Microsistema sociale e plurigenerazionale in evoluzione” con

delle proprie caratteristiche che non sono date dalla semplice somma dei suoi

membri;

2) la famiglia è ritenuta capace, grazie alla sua capacità di coping, di reagire agli

stress, prevedibili e imprevedibili che può incontrare nel suo percorso;

3) l’entrata, l’uscita e lo sviluppo dei membri della famiglia costituiscono degli

eventi critici prevedibili in base ai quali è possibile periodizzare il tempo

familiare;

4) la crescita della famiglia, intesa come riorganizzazione del sistema familiare, è

legata al suo effettivo superamento di tali eventi critici.

L’attenzione quindi è rivolta ad individuare i compiti di sviluppo importanti che

caratterizzano le singole fasi e i processi utilizzati dalla famiglia nei momenti di

transizione per effettuare una sua riorganizzazione efficace.

Cap. 3

4

L’identità della famiglia

Dagli anni ’50 la famiglia è stata definita un piccolo gruppo.

Molto importante per la definizione della famiglia come piccolo gruppo è il

contributo di Kurt Lewin.

Lewin affermava che il gruppo:

 È qualcosa di diverso dalla somma dei suoi membri

 Ha struttura e fini peculiari e relazioni particolari con gli altri gruppi

 È l’interdipendenza tra i suoi membri che ne definisce l’essenza

 Può definirsi come totalità dinamica

La sua definizione di gruppo si adatta perfettamente alle caratteristiche sia strutturali

sia di funzionamento della famiglia. Tali concetti introducono un punto di vista

relazionale centrato sull’interdipendenza dei membri del gruppo che risulta

innovativo per quei tempi dominati dalla tendenza a ridurre i fatti sociali alla

semplice somma dei comportamenti individuali.

Tuttavia una particolare attenzione al punto di vista relazionale viene manifestata più

da parte dei terapeuti e meno da parte degli psicologi sociali i quali erano

prevalentemente concentrati sugli studi sui gruppi artificiali che presentano alcune

caratteristiche simili alla famiglia e altre no.

La famiglia come sistema

Walsh definisce la famiglia un sistema aperto dotato di determinate caratteristiche:

1) La NON SOMMATIVITÀ.

La famiglia costituisce un sistema diverso dalla somma delle sue parti/individui

che deriva dall’interconnessione dei suoi membri.

2) La CAUSALITÀ CIRCOLARE.

Le azioni comunicative dei familiari si influenzano reciprocamente.

Ogni azione è anche, a sua volta, un effetto o una reazione di un’altra azione.

3) La EQUIFINALITÀ intesa come imprevedibilità.

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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia sociale della famiglia - Psicologia. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La psicologia sociale della famiglia studia lo sviluppo dei legami familiari alla luce delle trasformazioni sociali. La famiglia è un organismo di straordinaria vitalità, capace di definire e modificare continuamente i suoi rapporti con il contesto sociale circostante...


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Castelli Luigi.

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