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Per rimediare a ciò Morin individua 3 sfide: culturale, sociologica e civica.

la sfida culturale. Perché la cultura è ormai divisa in due grandi blocchi, da una parte il

1. sapere umanistico (che affronta la riflessione sui fondamentali problemi umani e favorisce

l’integrazione delle conoscenze), dall’altra la cultura tecnico-scientifico (che separa i

campi, suscita straordinarie scoperte ma non una riflessione sul destino umano e sul divenire

della scienza stessa).

la sfida sociologica: in quanto l’informazione è una materia prima che la conoscenza deve

2. integrare e padroneggiare; la conoscenza deve essere costantemente rivisitata e riveduta dal

pensiero; il pensiero è oggi più che mai il capitale più prezioso per l’individuo e la società.

la sfida civica, perché l’indebolimento di una visione globale conduce all’indebolimento del

3. senso di responsabilità (poiché ciascuno tende ad essere responsabile solo del proprio

compito specializzato) ed all’indebolimento della solidarietà (poiché ciascuno percepisce

solo il legame organico con la propria città e i propri concittadini). La conoscenza tecnica e

riservata agli esperti, e il cittadino perde così il diritto alla conoscenza. Siamo cioè di fronte

ad un deficit democratico.

LA SFIDA DELLE SFIDE: Alla fine, secondo Morin, si può rispondere a queste sfide solo

attraverso una riforma dell’insegnamento e una riforma del pensiero.

Solo “la riforma di pensiero consentirebbe il pieno impiego dell’intelligenza…e permetterebbe il

legame delle due culture disgiunte.

Si tratta di una riforma non programmatica ma paradigmatica, poiché concerne la nostra

attitudine a organizzare la conoscenza" (p.13).

CAP. 2 LA TESTA BEN FATTA

Ma che cosa significa "una testa ben fatta", definzione mutuata da Montaigne?

'Una testa ben piena': è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato e non dispone

di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso.

Una 'testa ben fatta' significa che invece di accumulare il sapere è molto più importante disporre

allo stesso tempo di:

- un'attitudine generale a porre e a trattare i problemi;

-e di principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso.

E' dunque, in definitiva, una spinta verso il pensiero complesso, che non de-finisce gli in-definibili

confini di ogni sapere, in quanto non tutti i saperi sono conclusi in se stessi; ma un pensiero che

consente di attraversare i saperi, di dipanare la matassa e la rete di nodi di cui è costituita la

conoscenza ("cum-plexo", richiama le idee di nodo, maglia a rete, fili intrecciati o che si incrociano,

insomma ciò che è tessuto insieme). 2

Al centro è l'organizzazione del sapere che, da sapere cumulativo e sprofondato nell'erudizione,

deve farsi sapere trasversale, multicentrico, contestulizzato, inter-disciplinare e multi-disciplinare,

integrato, messo in relazione e nel contesto delle informazioni.

L'ATTITUDINE GENERALE.

Secondo Morin, un aspetto importante dell'educazione, che va sempre alimentato, è quello

dell'attitudine generale della mente a porre e a risolvere i problemi.

Affinché venga impiegata pienamente l’intelligenza generale, la scuola ha il dovere di stimolare la

curiosità nel bambino, nell'adolescente per permettergli di indagare e di scoprire, si tratta in effetti

di alimentare una attitudine indagatrice che la scuola troppo spesso spegne.

Per lo sviluppo dell'intelligenza generale Morin suggerisce di alimentare il dubbio che è l'unica

possibilità che abbiamo di "ripensare il pensato" e allo stesso tempo può portarci ad avere "il

dubbio del suo stesso dubbio".

Morin suggerisce agli insegnanti e agli educatori che è importante sviluppare quello che i greci

chiamavano métis, ossia un "insieme di attitudini mentali che combinano l’intuizione, la sagacia, la

previsione, l’elasticità mentale, la capacità di cavarsela, l’attenzione vigile, il senso

dell’opportunità" . p.17

E poi ancora suggerisce di educare alla serendipità, ossia l’arte di trasformare dettagli insignificanti

in indizi che consentono di ricostruire tutta una storia.

Un buon uso dell’intelligenza generale è necessario sia nella cultura umanistica che in quella

scientifica che nella vita.

L'ORGANIZZAZIONE DELLE CONOSCENZE

Una "testa ben fatta" è, quella che permette, di organizzare le conoscenze

 evitandone la sterile accumulazione e superandone la frammentazione attraverso la loro

interconnessione (delle conoscenze);

 superandone la frammentazione e ricostruendo un pensiero globale.

Tra l’altro, la capacità di interconnettere i saperi rendendoli inseparabili dal contesto culturale,

sociale, economico, e politico favorisce la nascita di un "pensiero ecologizzante, che è appunto

pensiero del complesso

Ecco perché "lo sviluppo dell'attitudine a contestualizzare e a globalizzare i saperi diventa oggi un

imperativo dell'educazione"

Pascal aveva già considerato l’imperativo della interconnessione suggerendone l’insegnamento

a partire dalle scuole elementari. "Poiché tutte le cose sono causate e causanti, aiutate e adiuvanti,

3

mediate e immediate, e tutte sono legate da un vincolo naturale che unisce le più lontane e le più

disparate, ritengo che sia impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto, così come è

impossibile conoscere il tutto senza conoscere le parti". P.20/90

Quindi, per pensare localmente si deve pensare globalmente e viceversa (lo scopriremo nel cap 8)

E poi, la psicologia cognitiva ha già dimostrato che la conoscenza progredisce con difficoltà se

manca l’attitudine a integrare le conoscenze nel loro contesto

L’auspicio è quindi quello di superare quanto prima la frammentazione delle conoscenze per

privilegiare la loro interconnessione.

Solo così può nascere “un nuovo spirito scientifico” (pag. 6/21)

infatti, per es., le nuove scienze come l’ecologia, le scienze della terra e la cosmologia, sono

trans-disciplinari in quanto hanno x oggetto NON un settore, ma un sistema e proprio per

questo le possiamo chiamare scienze sistemiche.

Anche la geografia è una scienza “multidimensionale” poiché abbraccia dalla geologia ai

fenomeni economici e sociali.

Ma anche la storia tende a diventare scienza multidimensionale integrando in se le dimensioni

economiche e antropologiche.

L'IMPERATIVO

L’imperativo attuale allora è quello di ripristinare la finalità della “testa ben fatta” alle condizioni

del nostro tempo, mettendo fine alla separazione tra la cultura scientifica e umanistica cosa, che

“consentirebbe di rispondere alle formidabili sfide della globalità e della complessità della vita

quotidiana, sociale, politica, nazionale mondiale”

CAP. 3 LA CONDIZIONE UMANA p.31

Bisogna tener presente che l'essere umano ha la sua origine nella natura vivente e fisica, ma ne

emerge e se ne distingue attraverso la cultura, il pensiero e la coscienza.

Ecco perchè la relazione dell'uomo con la natura non può essere concepita in maniera

riduzionista né in maniera disgiunta.

L’APPORTO DELLE SCIENZE UMANE

Oggi proprio le scienze umane portano il contributo più debole allo studio della condizione umana,

in quanto sono disgiunte, frazionate e compartimentate.

Difatti, mentre il frazionamento delle scienze biologiche, sminuisce la nozione di vita, così il

frazionamento delle scienze umane, sminuisce la nozione di uomo. 4

Eppure tutte le discipline, sia delle scienze naturali sia delle scienze umane, possono e devono

convergere nello studio della condizione umana.

Perciò si devono recuperare come conoscenze non minori, anche la letteratura, il cinema e la poesia

che si possono considerare vere e proprie scuole di vita, in quanto sono scuole delle lingue,

della qualità poetica della vita,

della scoperta di sé e della complessità

e ci rivelano l’essenza dell’uomo che la scienza da sola non ci può dare,

(e quindi ci fanno comprendere l’umano che è complesso).

A ben guardare il romanzo,ma anche il cinema ci offrono ciò che è invisibile alle scienze umane.

 Il romanzo si è riempito della complessità della vita degli individui e ci fa vedere che

l'essere più comune ha molte vite e interpreta diversi ruoli.

 La poesia ci introduce alla dimensione poetica dell'esistenza umana e ci rivela che abitiamo

la terra non solo prosaicamente ma anche politicamente.

 Le arti ci schiudono la dimensione estetica dell'esistenza, ci insegnano a guardare il mondo

esteticamente.

 In ogni grande opera della letteratura, del cinema, della poesia, della musica, della pittura,

della scultura c'è un pensiero profondo sulla condizione umana.

Ogni insegnante di letteratura, di poesia, di musica dovrebbe prendere coscienza del fatto che a

partire dal XIX secolo si opera una divisione culturale nella storia europea

L'insegnamento invece, può efficacemente tentare di “far convergere (sull’uomo) le

scienze naturali, le scienze umane, la cultura umanistica e la filosofia, nello studio della

condizione umana. Solo così si potrebbe giungere una presa di coscienza della comunità di destino,

in cui tutti gli umani sono messi a confronto con gli stessi problemi vitali e mortali”.

CAP. 4 APPRENDERE A VIVERE p. 45

Apprendere a vivere significa apprendere a trasformare le informazioni in conoscenza e la

conoscenza in sapienza, significa affrontare l'incertezza, sforzarsi di pensare bene.

Secondo Durkheim, l’oggetto dell’educazione non è dare all’allievo una quantità sempre maggiore

di conoscenze ma insegnargli a trasformare quelle stesse conoscenze in sapienza.

Apprendere a vivere, infine, è apprendere a diventare cittadini, cittadini "glo-cali": cittadini del

proprio villaggio ma anche, contemporaneamente, del mondo fattosi villaggio globale.

Per arrivare a ciò e per affrontare le difficoltà della comprensione umana Morin suggerisce una

“pedagogia congiunta”.

Letteratura, poesia, cinema, psicologia, filosofia, dice Morin, dovrebbero convergere per divenire 5

scuole di comprensione.

E infatti è proprio partendo dalla comprensione che si può iniziare a lottare contro l’odio e

l’esclusione.

CAP. 5 AFFRONTARE L’INCERTEZZA p.55

Per Morin, il contributo più importante, del sapere del XX secolo, è stato la conoscenza dai limiti

della conoscenza e quindi, di conseguenza la scoperta dell’impossibilità di eliminare l’incertezza

nelle azioni e nella conoscenza.

Sembrano sconfitte, in realtà sono vere conquiste della mente umana che ci mettono in condizione

di affrontare le incertezze.

Per imparare ad affrontare le incertezze sarebbe conveniente far convergere più insegnamenti, più

scienze e discipline.

Ma perché questa incertezza nella conoscenza?

Secondo Morin, con il XX secolo si è innescata una sorta di rivoluzione quando nelle scienze è

entrato il concetto di incertezza,

cioè, una conoscenza scientifica, con il 2°principio della termodinamica e non solo, non è + certa e

dunque c’è incertezza anche nella conoscenza classica e viene inoltre a decadere anche la validità

assoluta del principio deterministico.

Secondo Morin, la condizione umana è caratterizzata da una Incertezza Cognitiva (che si divide, a

sua volta in tre tipi) e da una Incertezza Storica.

INCERTEZZA COGNITIVA:

1. Cerebrale: la conoscenza comporta rischi ed errori, in quanto non è mai come si rappresenta

la realtà, ma è sempre traduzione e ricostruzione.

2. Cerebrale: Fisica: la conoscenza dei fatti è sempre debitrice dell'interpretazione.

3. Epistemologica: è legata alla crisi dei fondamenti di incertezza nella filosofia e nella

scienza.

INCERTEZZA STORICA è legata al carattere caotico della storia umana stessa.

Una storia,quella dell’uomo, iniziata 10mila anni fa e segnata da creazioni e scoperte favolose ma

anche dalla distruzione di intere civiltà.

Conoscere la storia, del resto, ci serve non solo a riconoscere la fragilità del destino umano ma

anche ad accettare l’incertezza del futuro. 6

Per imparare a vivere nell'incertezza Morin suggerisce 3 viatici, (o strumenti)

1. Il primo viatico suggerisce di dare vita ad un pensiero che si sforzi di contestualizzaree

globalizzare le informazioni e le conoscenze.

2. Il secondo viatico è la Strategia. La strategia si oppone al programma anche se essa stessa

prevede una programmazione. Inoltre la strategia prevede più possibilità di azione in vista di

un obiettivo e può essere ulteriormente modificata strada facendo in seguito a nuove

informazioni raccolte. Il programma invece non può essere modificato in

corso d’opera ma anzi davanti a un intoppo si blocca.

1. Il terzo viatico: Scommessa. Una strategia che porta dentro dei sé la consapevolezza delle

incertezze che dovrà affrontare comporta sempre una scommessa.

CAP. 6 APPRENDERE A DIVENTARE CITTADINI

In questa sua elaborazione Morin propone anche una sorta di educazione alla mondialità, cioè una

educazione che non solo contribuisce all’autoformazione, ma insegni anche diventare cittadini, e

non solo del proprio paese, al quale, evidentemente, si è legati da vincoli affettivi, culturali, storici,

politici, ma allarga il concetto di cittadino al di fuori dei confini del proprio territorio, quindi

all’Italia tutta, (o alla Francia, o alla Germania) ma anche all’Europa e alla Terra. Non a caso Morin

parla di comunità di destino poiché tutti gli uomini sono messi a confronto con gli stessi

problemi.

Dunque “dobbiamoe estendere la nozione di cittadino” all’Europa e allo stesso pianeta terra. Del

resto “Si è veramente cittadini quando ci si sente solidali e responsabili. Solidarietà e

responsabilità che non possono arrivare da pie esortazioni o da discorsi civici, ma da un

sentimento profondo di affiliazione,un sentimento che dovrebbe essere coltivato in ogni singolo

Stato, in Europa, sulla terra” p.75.

CAP. 7: I TRE GRADI p.77

La scuola deve tradurre in insegnamenti quanto finora affermato.

Morin definisce le finalità dell'insegnamento nei 3 gradi di istruzione scolastica.

Scuola primaria: Morin suggerisce che è importante incoraggiare sempre la curiosità nel bambino,

a partire da un programma di domande esistenziali sull'essere umano, solo così si potrà tendere a

raggiungere il fine della “testa ben fatta”.

Partendo dall'analisi dell'evoluzione dell'uomo, a partire dalla scuola primaria si potrebbe innescare

un processo che legherebbe le domande sulla condizione umana alle domande sul mondo.

Si dovrebbero impartire lezioni sulle connessioni bio-antropologiche che mostrino come l'uomo sia,

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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Castelli Luigi.

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